EPISODE · Mar 8, 2024 · 16 MIN
8 marzo - Giornata internazionale della donna
from Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento · host Fondazione Gramsci Emilia-Roma
Il corpo delle donne e la sua rappresentazione mediatica di Roberta Sassatelli, Università di Bologna8 marzo | Giornata internazionale della donnaCalendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna ---L'intervento parte dalla considerazione che fin dall'antichità greco-romana, quello femminile è stato immaginato come la variante particolare, tipicamente subordinata e accessoria, del corpo umano per eccellenza, come il suo «altro da». Gli studi di genere hanno mostrato che il corpo e la sua rappresentazione sono stati uno dei luoghi fondamentali dell'oppressione delle donne. Il corpo femminile è stato a lungo oggettivato nella rappresentazione mediatica: le donne sono state definite dal loro guardare se stesse essere guardate e sono spesso state rappresentate come il polo passivo di una dicotomia che le vedeva oppose agli uomini come polo attivo e dominante.Un'analisi delle pubblicità dagli anni Sessanta del Novecento ad oggi ci mostra come si sono andati mescolando i codici di genere: oggi le immagini pubblicitarie affiancano a codici di genere tradizionali nuove modalità di rappresentazione del femminile che strizzano l'occhio a sensibilità post-femministe e arrivano a proporre ibridazioni tra i codici maschili e femminili, accogliendo tensioni verso il superamento dei binarismi. Nel così detto femvertising il discorso sull'empowerment, l'autonomia e la scelta è dominante, ma altrettanto lo è l'individualizzazione e il trionfo del consumo che spesso dimenticano le condizioni strutturali della diseguaglianza di genere.
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Il corpo delle donne e la sua rappresentazione mediatica di Roberta Sassatelli, Università di Bologna8 marzo | Giornata internazionale della donnaCalendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna ---L'intervento parte dalla considerazione che fin dall'antichità greco-romana, quello femminile è stato immaginato come la variante particolare, tipicamente subordinata e accessoria, del corpo umano per eccellenza, come il suo «altro da». Gli studi di genere hanno mostrato che il corpo e la sua rappresentazione sono stati uno dei luoghi fondamentali dell'oppressione delle donne. Il corpo femminile è stato a lungo oggettivato nella rappresentazione mediatica: le donne sono state definite dal loro guardare se stesse essere guardate e sono spesso state rappresentate come il polo passivo di una dicotomia che le vedeva oppose agli uomini come polo attivo e dominante.Un'analisi delle pubblicità dagli anni Sessanta del Novecento ad oggi ci mostra come si sono andati mescolando i codici di genere: oggi le immagini pubblicitarie affiancano a codici di genere tradizionali nuove modalità di rappresentazione del femminile che strizzano l'occhio a sensibilità post-femministe e arrivano a proporre ibridazioni tra i codici maschili e femminili, accogliendo tensioni verso il superamento dei binarismi. Nel così detto femvertising il discorso sull'empowerment, l'autonomia e la scelta è dominante, ma altrettanto lo è l'individualizzazione e il trionfo del consumo che spesso dimenticano le condizioni strutturali della diseguaglianza di genere.
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