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EPISODE · Mar 24, 2025 · 9 MIN

“Afrodite”, intervista al regista Stefano Lorenzi

from FRED Film Radio - Italian Channel

Alla 16 edizione del Bari International Film&Tv Festival, FRED Film radio ha incontrato il regista Stefano Lorenzi per parlare di “Afrodite”, film con protagoniste Ambra Angiolini e Giulia Michelini presentato della sezione Meridiana. Una storia vera “Afrodite” è ispirato a una storia vera. Ma cosa ha spinto il regista a volerla raccontare? “Stavo realizzando una serie tv con Claudio Santamaria, L'Ora, che racconta le vicissitudini del giornale omonimo di Palermo. Durante le ricerche ho letto un piccolo articolo che parlava di una stessa natura di matrice di tritolo per tutti gli attentati della guerra Stato/mafia. Ne rimasi incuriosito”, ricorda il regista. “Questa storia mi sembrava una unica perché raccontava un piccolo pezzo di una storia enorme che conosciamo. Mi sembrava una chiave di lettura interessante e diversa rispetto ai racconti di mafia che abbiamo avuto”. La storia sullo sfondo Un aspetto interessante di “Afrodite” è lasciare che la storia politica e sociale di quegli anni, quella che conosciamo tutti, restasse sullo sfondo grazie alla presenza di dettagli. “Volevo ci fosse una chiave di lettura più personale ed intima”, spiega Stefano Lorenzi. “Tanto che anche il personaggio di Rocco, interpretato da Gaetano Bruno, oltre ad essere il carceriere delle due protagoniste è prigioniero a sua volta di una mentalità. Mi interessava raccontare la mafia come una prigione. Ho cercato di ridurre al minimo quello che era il racconto storico, perché il film non aveva la presunzione di essere un racconto d'inchiesta. Mi sono soffermato sul rapporto umano tra i tre protagonisti”. La valenza narrativa delle sequenze subacquee Le immagini subacquee di “Afrodite” non sono solo un'espressione tecnica complessa e ben realizzata. Hanno anche una forte valenza narrativa nel rappresentare lo sviluppo del rapporto tra le due protagoniste. “Per me il relitto era la parte più intima e nascosta di noi, quindi la parte più inconscia”, ammette Stefano Lorenzi. “Nasciamo dal mare e quindi per me la storia nasceva tutta lì dentro. Le cose più importanti fra Sabrina e Ludovica accadono all'interno di quel relitto. La storia si evolve ogni volta che accadono delle cose a loro internamente, come accade a noi nella quotidianità”.

Alla 16 edizione del Bari International Film&Tv Festival, FRED Film radio ha incontrato il regista Stefano Lorenzi per parlare di “Afrodite”, film con protagoniste Ambra Angiolini e Giulia Michelini presentato della sezione Meridiana. Una storia vera “Afrodite” è ispirato a una storia vera. Ma cosa ha spinto il regista a volerla raccontare? “Stavo realizzando una serie tv con Claudio Santamaria, L'Ora, che racconta le vicissitudini del giornale omonimo di Palermo. Durante le ricerche ho letto un piccolo articolo che parlava di una stessa natura di matrice di tritolo per tutti gli attentati della guerra Stato/mafia. Ne rimasi incuriosito”, ricorda il regista. “Questa storia mi sembrava una unica perché raccontava un piccolo pezzo di una storia enorme che conosciamo. Mi sembrava una chiave di lettura interessante e diversa rispetto ai racconti di mafia che abbiamo avuto”. La storia sullo sfondo Un aspetto interessante di “Afrodite” è lasciare che la storia politica e sociale di quegli anni, quella che conosciamo tutti, restasse sullo sfondo grazie alla presenza di dettagli. “Volevo ci fosse una chiave di lettura più personale ed intima”, spiega Stefano Lorenzi. “Tanto che anche il personaggio di Rocco, interpretato da Gaetano Bruno, oltre ad essere il carceriere delle due protagoniste è prigioniero a sua volta di una mentalità. Mi interessava raccontare la mafia come una prigione. Ho cercato di ridurre al minimo quello che era il racconto storico, perché il film non aveva la presunzione di essere un racconto d'inchiesta. Mi sono soffermato sul rapporto umano tra i tre protagonisti”. La valenza narrativa delle sequenze subacquee Le immagini subacquee di “Afrodite” non sono solo un'espressione tecnica complessa e ben realizzata. Hanno anche una forte valenza narrativa nel rappresentare lo sviluppo del rapporto tra le due protagoniste. “Per me il relitto era la parte più intima e nascosta di noi, quindi la parte più inconscia”, ammette Stefano Lorenzi. “Nasciamo dal mare e quindi per me la storia nasceva tutta lì dentro. Le cose più importanti fra Sabrina e Ludovica accadono all'interno di quel relitto. La storia si evolve ogni volta che accadono delle cose a loro internamente, come accade a noi nella quotidianità”.

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