EPISODE · Oct 16, 2024
Bamberga e Würzburg - Una partita a dadi
from Cultureland Germany - Storie di arte, design e musica
Due ragazzi giocavano a dadi. Avevano deciso che il vincente sarebbe diventato un giardiniere, mentre al perdente non sarebbe aspettato nulla, o meglio, una qualche libertà di scelta futura, vaga. Erano nati nei miei quartieri, a Bamberga, e fin da piccoli erano inseparabili, uno a destra e l’altro a sinistra, orizzontali, mai verticali. Uno nato nel quartiere di Bergstadt, l’altro nell’Inselstadt. Per completare il centro storico mancava solo la zona di Gärtnerstadt che, per l’appunto, era quella dei giardinieri. Avvertivo il ticchettio dei cubetti numerati che rimbalzavano sul marmo della piazza, nello stesso punto in cui Enrico II, attorno all’anno 1000, decise, passeggiando con la consorte imperatrice Cunegonde, che sì, sarei diventata una città vescovile, lo meritavo. Lo stesso identico punto dove, negli anni, le punte delle scarpe delle grandi signore, in visita nella città, inciampavano puntualmente (maledetto scalino), e a forza d’inciampi e raschiature, quando le mani cercavano appigli improvvisati e ogni tanto i nasi finivano sul muro, lasciando addirittura, in rari casi, qualche o molte gocce color vermiglio, a forza di incespicare si era creato un leggero solco, dove ora rimbalzavano quei piccoli cubi intagliati nell’astragalo di pecore e bovini, un osso compatto e regolare, ideale per essere trasformato in dado. I due ragazzi le guardavano, queste grandi signore, mentre facevano il giro dei 1300 monumenti risalenti ai secoli precedenti, con ciceroni a fianco, in posizione di segugi, che mi definivano la Roma Francone, costruita su sette colli come la vecchia italiana. Le guardavano arrivare dalla Cattedrale Imperiale di San Pietro e San Giorgio, imponente con le sue quattro torri, passare dal quartiere dei Pescatori, chiamato la Piccola Venezia, dove tutte, ma proprio tutte, si tappavano il naso, e spesso si appoggiavano ai segugi per paura di scivolare, sia mai che si caschi nell’olezzo. Poi le guardavano passeggiare nel Gärtnerstadt, proprio là, dove tutte le famiglie si dedicavano alla terra e l'odore non era tanto migliore, però dovevano passarci per forza, perché solo al di là del quartiere potevano essere prelevate dalla carrozza che le avrebbe poi portate al Castello di Altenburg, la casa dei vescovi fuori dalla città, dove prima di cena si sarebbero cambiate d’abito. Il primo ragazzo, padrone della capra da cui vennero ricavati i dadi, perse. Uomo e animale non avevano mai avuto un buon rapporto in passato, e la cosa proseguiva. Così rimase in città, aspettando una qualche libertà di scelta futura. L’altro, il vincitore, mi lasciò, la sua città natale, Bamberga, per finire alla Residenza di Würzburg, dove cercavano anche giardinieri. Stavano completando l’edificio, dev’essere stato intorno al 1780, costruito sorprendentemente nell’arco di una sola generazione, ispirato a città che il ragazzo conosceva solo come parole trasportate da un vento lontano, che passava da Vienna, Genova, Amsterdam, Venezia e Parigi. L’architetto, il dotato Balthasar Neumann, gestiva il tutto come un’orchestra, ammaestrando e curando artisti del calibro di von Hildebrandt, Guthmann, de Cotte, oltre agli italiani Antonio Bossi, genio dell’ornamento, e il più grande pittore veneziano del Settecento, Giovanni Battista Tiepolo. Risultato ne fu il rococò di Würzburg, versione tra le più esuberanti di tutto il paese. Il ragazzo venne poi affidato e sottoposto all’artista di giardini, il boemo Mayer, che divise abilmente le aree esterne in tre parti uguali: giardino orientale, meridionale e vivaio. Tutte abbondavano di topiati, siepi, graticci, piante in vaso e passeggiate a pergolato. Il Giardino dell’est iniziò con una grande parterre circolare di broderie, quello del sud era caratterizzato da otto grandi tassi su un bacino d’acqua circolare, mentre le figure decorative del giardino di corte provenivano dal laboratorio dello scultore Wagner. Il ragazzo rimase lì per anni, completò il giardino, un dado nella tasca, mentre l’altro era rimasto all’amico, e ci mise molto a tornare a casa da me, a Bamberga, troppo, perché l’amico aveva infine scelto di andare a lavorare fuori città, e così ora toccava a lui aspettare l’altro, per tornare insieme a tirare dadi nel solco della piazza, sotto lo sguardo di signore arrossate e segugi ben disposti. Bamberga si trova all'interno dellITINERARIO CULTURALE presente sul sito ufficiale dellente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
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Bamberga e Würzburg - Una partita a dadi
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