EPISODE · Jun 25, 2024
Bayreuth - Rococò tedesco, Wagner, e la prima mondiale
from Cultureland Germany - Storie di arte, design e musica
Il compositore sedeva al tavolo del cocchiere. Entrava nella taverna Angermann, di cui era assiduo frequentatore, insieme al cane, ordinava, rifiutava inviti e tendeva a non salutare. Poi, solitario, sedeva. Il corpo sporto sul tavolo, l’occhio vigile e le mani intrecciate davanti la bocca. Qualche minuto e si accendeva un sigaro, sottovoce mormorava il mio nome, gli occhi fissi sulla parete opposta: Bayreuth Bayreuth, diceva, quasi volesse chiedermi consiglio. Era arrivato pochi mesi prima dalla Svizzera, insoddisfatto, e da un po’ l’osservavo muoversi tra le mie vie, i favoriti che arrivavano al mento, la mascella pronunciata e uno sguardo rigido ma curioso. Richard Wagner mi conosceva, e soprattutto conosceva il mio Teatro dell’Opera, quello voluto e concepito dalla Margravina Guglielmina per il matrimonio della figlia Elisabeth Friederike Sophie. Che angelo, la Margravina: sorella di Federico “il Grande”, versata nelle arti, compositrice, donna di cultura che, sull’impostazione di Versailles, mi mostrò cosa volesse dire essere una grande città, trasformandomi. Una figura vellutata, a volte tagliente, che mi trasmise tutto il suo potere femminile. E proprio per il matrimonio di sua figlia, avvenuto poi nel 1748, incaricò l’italiano Giuseppe Galli da Bibiena, che da anni bazzicava le corti tedesche, di disegnare gli interni di quel teatro. Lui, Giuseppe, figlio d’arte, si lasciò ispirare da Vienna, Venezia, Parigi e Dresda per creare il capolavoro rococò: un interno a logge, tre ordini di gallerie riccamente decorate, il sacrificio della pietra a favore del legno, la ricerca dell’acustica perfetta. A Wagner questo non bastava. Si era già esibito in quel teatro, lo amava e rimaneva sempre affascinato dalla danza delle duemila fiammelle necessarie ad illuminare gli spettacoli. Ma al tavolo del cocchiere, Wagner progettava altro. Bayreuth, Bayreuth, continuava a sussurrare, e io ancora cercavo le risposte. Rifletteva, metteva da parte le sue posate dal manico d’avorio (buongustaio, lo chiamava la moglie), prendeva qualche appunto, il sigaro ormai spento. Era lì, circondato da centinaia di persone, all’interno di quell’Angermann posto sulle catacombe della città, dove i barili della birra locale riposavano soavi nel fresco sotterraneo. L’idea era quella di un festival, ispirato esclusivamente alla sua musica. I soldi mancavano, ma per l’arte, quella vera, quella di Wagner, i mecenati si trovano, in questo caso proprio il re Ludovico II. E nello stile colossale che pareggiava le sue opere, gli venne concesso di costruire il suo teatro, la Festspielhaus, proprio qui da me, a Bayreuth, e nel 1876 si portarono a termine le costruzioni, supervisionate da quei lunghi favoriti che si aggiravano per il cantiere, meticolosi. Mai percepii un’energia tanto vigorosa come in quella sala, la notte del debutto de L’Anello dei Nibelunghi. Nietzsche, Tolstoj, l’imperatore Guglielmo I e quello del Brasile Dom Pedro II, Hermann Levi, Tchaikovsky. Tutti erano presenti, duemila figure anacronistiche, immortali, a vedere lui, lui e il golfo mistico, la buca in cui risiedeva l’orchestra, buia, tra il palco e il pubblico, costruita a favore del canto. Tutti i direttori, negli anni successivi, alla fine dello spettacolo si ritrovavano dietro le quinte, alcuni appoggiati a un muro, stremati dalla difficoltà di condurre in quelle condizioni. E lui, Wagner, negli anni a seguire, nelle esibizioni europee alla ricerca di capitale tra ricevimenti e contesse, sussurrava comunque il mio nome: Bayreuth Bayreuth; cercava di tornare a quella notte, in quell’inaugurazione del fenomeno socio-culturale del secolo che così tanto mi ha lasciato. Ancora oggi, il festival attira ogni anno migliaia di persone, con liste d’attesa che possono durare anni; nel frattempo il Teatro dei Margravi è stato riconosciuto patrimonio UNESCO, grazie al suo valore e incanto. Le persone, tra lo spettacolo d’un teatro e l’altro, si ritrovano per camminare nelle aranciere dell’Eremitage, la residenza estiva di Guglielmina di Prussia, tra i suoi meravigliosi giardini, il Palazzo Vecchio , il Palazzo Nuovo e il Tempio del Sole. Alcune, prima di godersi una cena locale, fatta di arrosto Schäufele (sciofele), salsicce e una tra le mille birre offerte dai produttori, passano davanti al fantasma dell’Angermann, cercano, immaginano, tutto inutile. Non sono rimaste tracce né delle code che coprivano il marciapiede né del rumore dei barili fatti rotolare. Le tracce di Wagner e di quell’epoca, però, rimangono in tutta la città, i loro discorsi rimbalzano tra le mura, le idee vengono trascinate con la pioggia, e la musica, la musica non se ne andrà mai. Bayreuth si trova all'interno dell'TINERARIO CULTURALE presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
NOW PLAYING
Bayreuth - Rococò tedesco, Wagner, e la prima mondiale
No transcript for this episode yet
Similar Episodes
No similar episodes found.