EPISODE · Oct 21, 2024 · 10 MIN
“Come quando eravamo piccoli”, intervista alla regista Camilla Filippi
from FRED Film Radio - Italian Channel
Camilla Filippi debutta alla regia di un documentario autobiografico, "Come quando eravamo piccoli", presentato ad Alice nella Città 2024. L’attrice parte dal “pretesto” della pensione di suo Zio Gigio, dopo 42 anni agli Spedali Civili da lavoratore di categoria protetta, poiché è stato uno d quei tanti bambini con lesione cerebrale da forcipe alla nascita, per raccontare “quel che regia d una famiglia”. Ci sono lei, suo fratello Michele e lo zio, anche se il campo inevitabilmente si allarga, per un viaggio nel tempo su cosa è stata questa famiglia e come è cambiata. “Ho capito che questo film era un modo per indagare la famiglia, qualcosa con cui dobbiamo fare i conti” racconta la neo-regista Camilla Filippi che si è messa in gioco, mettendosi sia dietro che inevitabilmente davanti la macchina da presa, raccontando anche se stessa. “Dobbiamo fare i conti con quella parte di noi che è quella di quando eravamo piccoli, in quegli anni sviluppi tutte quelle cose che contribuiscono a costruire il palazzo che abiti da adulto” conclude Filippi a sostegno della sua indagine cinematografica. Camilla è quella che è fuggita a Roma per inseguire il suo sogno di cinema. Suo fratello Michele è invece rimasto, guidato forse da un senso del dovere. Dalla particolarità di questa famiglia che si racconta e si mostra, nasce l’universalità di temi e riflessioni su cosa significhino veramente i legami di sangue. Grazie alla storia di suo Zio Gigio, Camilla Filippi aggiunge anche un tassello importante dentro la narrazione delle disabilità. La regista riesce nel suo intento di mostrare la verità dietro il quotidiano di chi vive e percepisce il mondo in maniera diversa.
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Camilla Filippi debutta alla regia di un documentario autobiografico, "Come quando eravamo piccoli", presentato ad Alice nella Città 2024. L’attrice parte dal “pretesto” della pensione di suo Zio Gigio, dopo 42 anni agli Spedali Civili da lavoratore di categoria protetta, poiché è stato uno d quei tanti bambini con lesione cerebrale da forcipe alla nascita, per raccontare “quel che regia d una famiglia”. Ci sono lei, suo fratello Michele e lo zio, anche se il campo inevitabilmente si allarga, per un viaggio nel tempo su cosa è stata questa famiglia e come è cambiata. “Ho capito che questo film era un modo per indagare la famiglia, qualcosa con cui dobbiamo fare i conti” racconta la neo-regista Camilla Filippi che si è messa in gioco, mettendosi sia dietro che inevitabilmente davanti la macchina da presa, raccontando anche se stessa. “Dobbiamo fare i conti con quella parte di noi che è quella di quando eravamo piccoli, in quegli anni sviluppi tutte quelle cose che contribuiscono a costruire il palazzo che abiti da adulto” conclude Filippi a sostegno della sua indagine cinematografica. Camilla è quella che è fuggita a Roma per inseguire il suo sogno di cinema. Suo fratello Michele è invece rimasto, guidato forse da un senso del dovere. Dalla particolarità di questa famiglia che si racconta e si mostra, nasce l’universalità di temi e riflessioni su cosa significhino veramente i legami di sangue. Grazie alla storia di suo Zio Gigio, Camilla Filippi aggiunge anche un tassello importante dentro la narrazione delle disabilità. La regista riesce nel suo intento di mostrare la verità dietro il quotidiano di chi vive e percepisce il mondo in maniera diversa.
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