EPISODE · Oct 17, 2024
Complesso ebraico di Erfurt & Wartburg – Lettere dal passato
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Si trovarono delle lettere, conservate quasi per errore, sicuramente per caso, in una piccola cassa di quercia nella parte più alta del mio castello, qui da me a Wartburg, vicino Eisenach. Lettere di un commerciante di sale, che ogni tanto riusciva a mettere le mani anche su qualche spezia o stoffa pregiata; erano composte da numeri, conti, stralci di biografia, commerci con Erfurt e altre lettere di mano differente, altra scrittura e ritmo. In una di queste lettere si raccontava del rapimento di Martin Lutero da parte di Federico III di Sassonia: una farsa, seppur a fin di bene, quando il salvacondotto del monaco non gli garantiva più la sicurezza, minacciata dall’editto di Worms e la conseguente taglia sulla sua testa. Il commerciante, sembra, fu testimone dell’evento, guardò gli emissari su cavalli dal manto lucido che lo presero, gentilmente, un invito, e lo accompagnarono da me, a Wartburg, nel mio castello; lo stesso luogo dove la sfortunata e in seguito canonizzata Elisabetta di Turingia passò la maggior parte della sua corta vita da vedova. Lo sistemarono in una cella, racconta la lettera, o per meglio dire in una piccola stanza, diventata poi celebre come la Lutherstube, dove in quel periodo d’esilio Lutero si dedicò alla prima traduzione in tedesco del Nuovo Testamento, dalla versione greca. Fu un dicembre freddo ma produttivo. Così produttivo che, si legge in un’altra lettera, la stanza divenne meta di pellegrinaggio di diversi fedeli protestanti, felici di ritrovare il mio castello nelle vesti di casa della loro nuova guida spirituale, dopo averne ascoltato le lodi in taverne illuminate da candele, quando strumenti improvvisati accompagnavano opere e leggende dei grandi poeti Walther von der Vogelweide e Wolfram von Eschenbach. Le stesse opere venivano descritte anche in un’altra lettera, accennate, riprese durante il resoconto di una serata a Erfurt, diventata, secoli dopo, capitale della Turingia. Una serata trascorsa con la comunità ebrea, che dopo aver concluso baratti e affari per la prima volta assieme, l’aveva invitato a passare del tempo con loro. Erano rimasti in pochi in città, dopo i pogrom degli anni precedenti, e i loro luoghi sacri erano ora abbandonati, travestiti, sommersi o nascosti. Il commerciante non conosceva nulla di loro, e in tutti i suoi viaggi, fino a quel momento, non se n’era interessato. Così fece domande e s’incuriosì. Diverso di questo materiale si ritrova sia nei resoconti che negli stralci biografici, dove approfondisce il suo punto di vista sui fatti che perseguitarono quegli ebrei, e che lascerò giudicare a voi, in privato. Qui riporto le piccole e a volte toccanti descrizioni che fa di quei luoghi, e della gente che glieli illustrò. Prima la Vecchia Sinagoga, utilizzata come magazzino, ristorante e sala da ballo. La più antica dell’Europa centrale, le cui parti più antiche risalgono all’XI secolo, dove la cantina ha rappresentato l’ultima speranza di salvezza per i grandi tesori di un ebreo disperato e ucciso durante il pogrom del 1349. Con la sinagoga anche la Mikvah di Erfurt era caduta nell’oblio. Spiegarono al commerciante dei rituali che lì avvenivano: un bacino d’acqua utilizzato specialmente dalle donne per purificarsi dopo aver toccato i morti, il sangue o altri oggetti religiosamente impuri. Dopo l'emigrazione forzata nel 1453, fu riempito e trasformato in una cantina. C’era poi un edificio chiamato la Casa di Pietra, quello nel complesso d’edifici del Benediktsplatz, con i suoi portali, il soffitto a travi, il timpano della scala principale e le travi del tetto. Un edificio eretto nel 1200 che testimonia la convivenza tra cristiani ed ebrei già a quell’epoca. I resoconti vanno avanti, descrivendo la vita quotidiana e i nomi di chi ne faceva parte. Ci sono poi altre lettere, sempre nello scrigno di quercia, scritte su carta più recente, alcune a macchina addirittura. Una parla della Piccola Sinagoga costruita nel XIX secolo, degli sforzi del dottor Ephraim Salomon Unger per dare un luogo rituale alle famiglie della città, e della costruzione, pochi decenni più tardi, della Grande Sinagoga a Kartäuserring, aggiungendo come quella piccola fosse stata trasformata in deposito di botti e liquori, fatto che la salvò dalla distruzione durante la grande guerra. Un’altra ancora cita il Vecchio Cimitero Ebraico, di quello Nuovo vicino all'attuale Thüringenhalle e parla di come il riposo dei morti duri per sempre. Null’altro. Lettere scritte per non dimenticare, un resoconto cominciato con un commerciante di sale, continuata dai suoi discendenti e portata avanti dalla storia, tanto qui da me, a Wartburg, quanto in tutto il resto dei luoghi nel mondo. Erfurt e Wartburg si trovano all'interno dell'ITINERARIO DELLA FEDE presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
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Complesso ebraico di Erfurt & Wartburg – Lettere dal passato
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