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EPISODE · Feb 4, 2022 · 34 MIN

Dalla vittoria della guerra civile alla Nep

from Accademia Rebelde. Formazione politica, conoscenza storica, controffensiva culturale. · host Accademia Rebelde

>con Massimiliano Piccolo< Primo incontro del ciclo "Il futuro ha un cuore antico. A 100 anni dalla fondazione dell'Unione Sovietica". La rivoluzione aveva già dimostrato la possibilità dell’inversione storica, l’Ottobre aveva infatti spazzato via un passato feudale e premoderno, ponendo le basi del primo stato socialista della storia e – contemporaneamente – di una teoria della storia e di una pratica rivoluzionaria non ingenuamente storiciste. Pochi mesi dopo, dalle colonne della Pravda, Lenin sostenne la superiorità del principio democratico di una repubblica fondata sui soviet rispetto al modello liberale. Scongiurato così il rischio che l’Assemblea Costituente, dopo la vittoria elettorale (soprattutto nelle campagne) dei socialrivoluzionari, potesse revocare i decreti dei soviet, i bolscevichi poterono firmare la pace col trattato di Brest-Litovsk. Ma il processo rivoluzionario non si esaurisce con la presa del Palazzo d’Inverno così come le forze controrivoluzionarie non erano annichilite d’un tratto: nell’estate del 1918, la cosiddetta ‘Armata bianca’, guidata dagli ex generali di Nicola II con il sostegno di numerose potenze straniere, si adoperò per tentare di riportare il Paese alla monarchia. Contro il contagio delle idee rivoluzionarie, governi e classi dominanti appoggiarono così apertamente le armate reazionarie. Sconfitto pure il tentativo di far fallire la rivoluzione attraverso la guerra civile, la nuova costruzione politica, statale e istituzionale può essere avviata con tutte le difficoltà ma anche la ricchezza di un grande sforzo nel comprendere e nel praticare la svolta rappresentata da una fase di transizione così epocale, come aveva colto bene J. Reed nei 10 giorni che fecero tremare il mondo. In questo modo, il marxismo, grazie a Lenin e agli altri dirigenti rivoluzionari, può mostrare a generazioni intere l’importanza di un approccio dialettico e non dogmatico che trova le soluzioni adatte nel confronto con la singolarità di un caso specifico, con l’irruzione di un evento irripetibile per definizione. Il comunismo di guerra prima e la NEP dopo ne sono una dimostrazione.

>con Massimiliano Piccolo< Primo incontro del ciclo "Il futuro ha un cuore antico. A 100 anni dalla fondazione dell'Unione Sovietica". La rivoluzione aveva già dimostrato la possibilità dell’inversione storica, l’Ottobre aveva infatti spazzato via un passato feudale e premoderno, ponendo le basi del primo stato socialista della storia e – contemporaneamente – di una teoria della storia e di una pratica rivoluzionaria non ingenuamente storiciste. Pochi mesi dopo, dalle colonne della Pravda, Lenin sostenne la superiorità del principio democratico di una repubblica fondata sui soviet rispetto al modello liberale. Scongiurato così il rischio che l’Assemblea Costituente, dopo la vittoria elettorale (soprattutto nelle campagne) dei socialrivoluzionari, potesse revocare i decreti dei soviet, i bolscevichi poterono firmare la pace col trattato di Brest-Litovsk. Ma il processo rivoluzionario non si esaurisce con la presa del Palazzo d’Inverno così come le forze controrivoluzionarie non erano annichilite d’un tratto: nell’estate del 1918, la cosiddetta ‘Armata bianca’, guidata dagli ex generali di Nicola II con il sostegno di numerose potenze straniere, si adoperò per tentare di riportare il Paese alla monarchia. Contro il contagio delle idee rivoluzionarie, governi e classi dominanti appoggiarono così apertamente le armate reazionarie. Sconfitto pure il tentativo di far fallire la rivoluzione attraverso la guerra civile, la nuova costruzione politica, statale e istituzionale può essere avviata con tutte le difficoltà ma anche la ricchezza di un grande sforzo nel comprendere e nel praticare la svolta rappresentata da una fase di transizione così epocale, come aveva colto bene J. Reed nei 10 giorni che fecero tremare il mondo. In questo modo, il marxismo, grazie a Lenin e agli altri dirigenti rivoluzionari, può mostrare a generazioni intere l’importanza di un approccio dialettico e non dogmatico che trova le soluzioni adatte nel confronto con la singolarità di un caso specifico, con l’irruzione di un evento irripetibile per definizione. Il comunismo di guerra prima e la NEP dopo ne sono una dimostrazione.

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