EPISODE · Jun 14, 2024 · 3 MIN
Europa: cercasi leadership disperatamente | 14/06/2024 | Il Corsivo
from Il Corsivo di Daniele Biacchessi · host Giornale Radio
A cura di Ferruccio Bovio L’Europa che esce dalla consultazione elettorale dello scorso week end si trova adesso a dover affrontare una situazione particolarmente impegnativa, a causa del suo già ben noto declino demografico, economico e industriale, al quale, da due anni a questa parte, si sono aggiunte anche minacce serissime alla sua stessa sicurezza. Riemerso dalle devastazioni e dalle tragedie del secondo conflitto mondiale anche grazie (o, forse, soprattutto) al sacrificio di tanti soldati americani, venuti a morire sui suoi territori per sconfiggere la barbarie nazista (basti pensare agli oltre venticinquemila che persero la vita nel solo D-Day), il nostro caro e vecchio Continente - militarmente ben riparato sotto l’ombrello protettivo della NATO - ha potuto fruire di una lunga stagione di sviluppo e benessere, fino ad allora neanche immaginabili. Certo, il peso politico e strategico delle singole potenze europee non era più quello dei bei tempi andati, ma in fondo il gioco valeva ampiamente la candela, visto che l’economia cresceva a ritmi talmente sorprendenti da poter consentire l’affermazione di un welfare assolutamente sconosciuto in ogni altra parte del Pianeta. Chiusa nel dimenticatoio una logorante storia di sterili guerre intestine e partendo dall’istituzione della CECA fino ad arrivare all’attuazione del Trattato di Maastricht, mezzo secolo di cooperazione europea aveva indicato, ai Paesi coinvolti nel progetto, la strada più rapida e sicura verso un futuro di pace, di ricchezza e di democrazia. E probabilmente, è in questa sorta di stato di grazia inebriante, che gli Europei hanno perso almeno una parte della loro capacità di comprendere i grandi cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi trent’anni, cullandosi nell’illusione culturale che ogni conquista sociale e politica, da loro felicemente raggiunta, fosse ormai destinata a durare in eterno. Nel sentirsi i “primi della classe” che portavano avanti i programmi più ambiziosi (vedi Green Deal), si sono dimenticati, ad esempio, che la libertà non può mai essere data per scontata e che, purtroppo, talvolta bisogna anche farsi trovare pronti a difenderla ricorrendo all’uso delle armi. E neanche hanno prestato la dovuta attenzione ai timori montanti – specialmente tra le classi sociali meno agiate e protette – dinanzi ad una globalizzazione lanciata un po’ troppo a briglia sciolta ed ad flussi migratori inquietanti e non ancora adeguatamente governati. Un certa dose di responsabilità riguardo al momento di disorientamento in cui l’Europa si viene oggi a trovare, noi tendiamo ad attribuirla all’incauto prevalere - a livello di istituzioni comunitarie - di un filone legislativo ispirato da un estremismo ambientalista, dietro il quale non è del tutto sbagliato intravedere i colpi di coda delle vecchie posizioni anti industriali ed anti capitaliste. Temiamo, quindi, sia in gioco la sopravvivenza stessa dell’Unione Europea e non ci pare di scorgere in giro leadership e chiarezza di intenti in grado di guidarci fuori dal tunnel. Anzi, forse – a dire il vero - una leadership universalmente riconosciuta ci sarebbe anche... ed è pure italiana...ma poiché non è espressione di alcun partito, vedrete che se ne resterà a casa ad occuparsi dei suoi nipotini... ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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A cura di Ferruccio Bovio L’Europa che esce dalla consultazione elettorale dello scorso week end si trova adesso a dover affrontare una situazione particolarmente impegnativa, a causa del suo già ben noto declino demografico, economico e industriale, al quale, da due anni a questa parte, si sono aggiunte anche minacce serissime alla sua stessa sicurezza. Riemerso dalle devastazioni e dalle tragedie del secondo conflitto mondiale anche grazie (o, forse, soprattutto) al sacrificio di tanti soldati americani, venuti a morire sui suoi territori per sconfiggere la barbarie nazista (basti pensare agli oltre venticinquemila che persero la vita nel solo D-Day), il nostro caro e vecchio Continente - militarmente ben riparato sotto l’ombrello protettivo della NATO - ha potuto fruire di una lunga stagione di sviluppo e benessere, fino ad allora neanche immaginabili. Certo, il peso politico e strategico delle singole potenze europee non era più quello dei bei tempi andati, ma in fondo il gioco valeva ampiamente la candela, visto che l’economia cresceva a ritmi talmente sorprendenti da poter consentire l’affermazione di un welfare assolutamente sconosciuto in ogni altra parte del Pianeta. Chiusa nel dimenticatoio una logorante storia di sterili guerre intestine e partendo dall’istituzione della CECA fino ad arrivare all’attuazione del Trattato di Maastricht, mezzo secolo di cooperazione europea aveva indicato, ai Paesi coinvolti nel progetto, la strada più rapida e sicura verso un futuro di pace, di ricchezza e di democrazia. E probabilmente, è in questa sorta di stato di grazia inebriante, che gli Europei hanno perso almeno una parte della loro capacità di comprendere i grandi cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi trent’anni, cullandosi nell’illusione culturale che ogni conquista sociale e politica, da loro felicemente raggiunta, fosse ormai destinata a durare in eterno. Nel sentirsi i “primi della classe” che portavano avanti i programmi più ambiziosi (vedi Green Deal), si sono dimenticati, ad esempio, che la libertà non può mai essere data per scontata e che, purtroppo, talvolta bisogna anche farsi trovare pronti a difenderla ricorrendo all’uso delle armi. E neanche hanno prestato la dovuta attenzione ai timori montanti – specialmente tra le classi sociali meno agiate e protette – dinanzi ad una globalizzazione lanciata un po’ troppo a briglia sciolta ed ad flussi migratori inquietanti e non ancora adeguatamente governati. Un certa dose di responsabilità riguardo al momento di disorientamento in cui l’Europa si viene oggi a trovare, noi tendiamo ad attribuirla all’incauto prevalere - a livello di istituzioni comunitarie - di un filone legislativo ispirato da un estremismo ambientalista, dietro il quale non è del tutto sbagliato intravedere i colpi di coda delle vecchie posizioni anti industriali ed anti capitaliste. Temiamo, quindi, sia in gioco la sopravvivenza stessa dell’Unione Europea e non ci pare di scorgere in giro leadership e chiarezza di intenti in grado di guidarci fuori dal tunnel. Anzi, forse – a dire il vero - una leadership universalmente riconosciuta ci sarebbe anche... ed è pure italiana...ma poiché non è espressione di alcun partito, vedrete che se ne resterà a casa ad occuparsi dei suoi nipotini... ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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