EPISODE · Oct 22, 2024 · 15 MIN
"Il complottista", intervista al regista Valerio Ferrara e all'attrice Antonella Attili
from FRED Film Radio - Italian Channel
"Il complottista", opera prima di Valerio Ferrara, presentata nella sezione Panorama Italia della 22esima edizione di Alice nella Città, arriverà prossimamente nella sale con PiperFilm. Il giovane regista, diplomato al Csc di Roma, dove aveva portato come saggio di fine anno il cortometraggio di commedia "Il barbiere complottista", si è appassionato negli ultimi anni a questo tema. "In ogni famiglia c'è un complottista e può avere qualsiasi età, dal giovane all'anziano. Non c'è distinzione di sesso, nazionalità, contesto sociale. Chiunque di noi potrebbe lasciarsi ossessionare da un'idea. Per questo è una storia con una dimensione universale", racconta Ferrara. Dal corto al lungometraggio Rispetto al corto, "per questo film siamo partitI da zero - aggiunge il regista, che ha scritto il film con Alessandro Logli e Matteo Petecca - Lì non eravamo riusciti a esplorare un mondo enorme in soli venti minuti. Qui c'è molto più realismo e psicologia dei personaggi. Il film lo abbiamo concepito durante l'isolamento per via del Covid e quando il rapporto con il telefonino e internet era al centro della vita. Per questo abbiamo voluto sottolineare anche questo senso di comunità, che abbiamo ricercato una volta finiti i lockdown". La moglie del complottista Il protagonista del film è Fabrizio Rongione, nei panni del complottista Antonio Calabrò, mentre Antonella Attili è la moglie Susanna. "È una donna come tante, che deve andare avanti la famiglia - spiega l'attrice - Ama quest'uomo, lo difende di fronte a tutti, ma questo la porta a vivere una sofferenza d'amore. Purtroppo con persone così puoi ascoltare, ma non condividere. Nella vita ne ho incontrate anche di insospettabili così, intellettuali, manager, medici". I nuovi mostri Ferrara, mentre scriveva il film, ha capito che i complottisti di oggi in qualche modo sono diventati "i nuovi mostri". "Sono personaggi negativi come quelli che interpretavano Sordi, Gassman, Tognazzi - dice il regista - Anche se noi qui abbiamo puntato sul naturalismo della recitazione. Ma se ci fossero ancora quegli attori avrebbero potuto fare questo film".
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"Il complottista", opera prima di Valerio Ferrara, presentata nella sezione Panorama Italia della 22esima edizione di Alice nella Città, arriverà prossimamente nella sale con PiperFilm. Il giovane regista, diplomato al Csc di Roma, dove aveva portato come saggio di fine anno il cortometraggio di commedia "Il barbiere complottista", si è appassionato negli ultimi anni a questo tema. "In ogni famiglia c'è un complottista e può avere qualsiasi età, dal giovane all'anziano. Non c'è distinzione di sesso, nazionalità, contesto sociale. Chiunque di noi potrebbe lasciarsi ossessionare da un'idea. Per questo è una storia con una dimensione universale", racconta Ferrara. Dal corto al lungometraggio Rispetto al corto, "per questo film siamo partitI da zero - aggiunge il regista, che ha scritto il film con Alessandro Logli e Matteo Petecca - Lì non eravamo riusciti a esplorare un mondo enorme in soli venti minuti. Qui c'è molto più realismo e psicologia dei personaggi. Il film lo abbiamo concepito durante l'isolamento per via del Covid e quando il rapporto con il telefonino e internet era al centro della vita. Per questo abbiamo voluto sottolineare anche questo senso di comunità, che abbiamo ricercato una volta finiti i lockdown". La moglie del complottista Il protagonista del film è Fabrizio Rongione, nei panni del complottista Antonio Calabrò, mentre Antonella Attili è la moglie Susanna. "È una donna come tante, che deve andare avanti la famiglia - spiega l'attrice - Ama quest'uomo, lo difende di fronte a tutti, ma questo la porta a vivere una sofferenza d'amore. Purtroppo con persone così puoi ascoltare, ma non condividere. Nella vita ne ho incontrate anche di insospettabili così, intellettuali, manager, medici". I nuovi mostri Ferrara, mentre scriveva il film, ha capito che i complottisti di oggi in qualche modo sono diventati "i nuovi mostri". "Sono personaggi negativi come quelli che interpretavano Sordi, Gassman, Tognazzi - dice il regista - Anche se noi qui abbiamo puntato sul naturalismo della recitazione. Ma se ci fossero ancora quegli attori avrebbero potuto fare questo film".
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