EPISODE · Nov 24, 2024 · 7 MIN
“Il mestiere di vivere”: intervista alla regista Giovanna Gagliardo
from FRED Film Radio - Italian Channel
Al 42° Torino Film Festival FRED Film Radio ha incontrato Giovanna Gagliardo, regista del “Il mestiere di vivere”. Il documentario presentato in Concorso dedicato alla figura di Cesare Pavese partendo dalla notte tra il 26 e 27 agosto 1950. Il suo ultimo, frenetico giorno di vita. Un ritratto lontano dei cliché “Il mestiere di vivere” inizia dalla fine. Quattro minuti in cui Giovanna Gagliardo racconta il suicidio di Cesare Pavese per poi riavvolgere il nastro della sua vita. “Volevo togliermi il problema e anche un cliché per raccontare, invece, la straordinaria vita di uno scrittore, di un artista, di un intellettuale che ha segnato il Novecento. In genere ci si ricorda di Pavese perché si è suicidato per amor. È una fetta della verità, però mi premeva raccontare tutto il resto. Mi premeva raccontare cosa era stato in grado di fare, quanti mestieri si è inventato e quanti regali ci ha fatto”. Cesare Pavese e il rapporto con il cinema Ne “Il mestiere di vivere” Giovanna Gagliardo accenna anche all'attenzione al femminile di Cesare Pavese e al suo rapporto con il cinema. Un rapporto che sarebbe proseguito se quella notte di agosto del 1950 le cosa fossero andate diversamente? “Penso che Pavese sarebbe stato un grande cineasta. Se si leggono o suoi romanzi, ma ancora di più alcune delle sue poesie, si vedono le strade, si sentono le pause e i rumori. Si sente persino il freddo. Amava moltissimo il cinema. Nel dopoguerra, dopo il fascismo, quando finalmente in Italia sono arrivati i film americani la maggior parte venivano da libri tradotti da Pavese anni prima. Penso che se non fosse successo quello che è successo ne1950, Pavese sarebbe diventato uno scrittore anche di cinema”.
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Al 42° Torino Film Festival FRED Film Radio ha incontrato Giovanna Gagliardo, regista del “Il mestiere di vivere”. Il documentario presentato in Concorso dedicato alla figura di Cesare Pavese partendo dalla notte tra il 26 e 27 agosto 1950. Il suo ultimo, frenetico giorno di vita. Un ritratto lontano dei cliché “Il mestiere di vivere” inizia dalla fine. Quattro minuti in cui Giovanna Gagliardo racconta il suicidio di Cesare Pavese per poi riavvolgere il nastro della sua vita. “Volevo togliermi il problema e anche un cliché per raccontare, invece, la straordinaria vita di uno scrittore, di un artista, di un intellettuale che ha segnato il Novecento. In genere ci si ricorda di Pavese perché si è suicidato per amor. È una fetta della verità, però mi premeva raccontare tutto il resto. Mi premeva raccontare cosa era stato in grado di fare, quanti mestieri si è inventato e quanti regali ci ha fatto”. Cesare Pavese e il rapporto con il cinema Ne “Il mestiere di vivere” Giovanna Gagliardo accenna anche all'attenzione al femminile di Cesare Pavese e al suo rapporto con il cinema. Un rapporto che sarebbe proseguito se quella notte di agosto del 1950 le cosa fossero andate diversamente? “Penso che Pavese sarebbe stato un grande cineasta. Se si leggono o suoi romanzi, ma ancora di più alcune delle sue poesie, si vedono le strade, si sentono le pause e i rumori. Si sente persino il freddo. Amava moltissimo il cinema. Nel dopoguerra, dopo il fascismo, quando finalmente in Italia sono arrivati i film americani la maggior parte venivano da libri tradotti da Pavese anni prima. Penso che se non fosse successo quello che è successo ne1950, Pavese sarebbe diventato uno scrittore anche di cinema”.
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