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EPISODE · Mar 27, 2025 · 6 MIN

“La guerra di Cesare”, intervista con il regista Sergio Scavio

from FRED Film Radio - Italian Channel

Alla 16 edizione del Bari International Film&Tv Festival, FRED Film radio ha incontrato il regista Sergio Scavio parlare de “La guerra di Cesare”, il film con Fabrizio Ferracane, Alessandro Gazale e Luciano Curreli presentato della sezione Meridiana. Un'amicizia maschile Al centro de “La guerra di Cesare” c'è il rapporto di amicizia tra i due protagonisti. Un focus narrativo originale e poco battuto dal nostro cinema. “Un po' è una nota autobiografica. Ho coltivato tantissime amicizie maschili che mi hanno fatto soffrire, ma che nascondono legami solidissimi. Ho cercato di costruire una relazione intensa, generosa fra due figure agli antipodi”, racconta Sergio Scavio. “Una persona molto più volitiva, rabbiosa, umorale e un'altra più passiva, assecondante. Ho pensato fosse una miscela esplosiva. E di esplosioni di parla del film, quindi anche la loro relazione doveva esserlo”. Un tentativo di recupero Cesare, il personaggio interpretato da Fabrizio Ferracane asserisce con convinzione che il mondo è finito nel 1983. Sergio Scavio la pensa nello stesso modo o ha una visione più morbida sul nostro presente? “Ho sentimenti ambivalenti rispetto a questa cosa perché un mondo che si avvicinava alla giustizia è finito in quell'epoca là. Tutti possono fare riferimento alla morte di Enrico Berlinguer che chiudeva l'epoca gloriosa del partito comunista italiano”, sottolinea il regista. “Però da un lato sono molto ottimista, credo nell'essere umano. E anche questi tempi vale la pena viverli. Recuperare i sentimenti e le intenzioni di quel periodo sarebbe la cosa più giusta. E credo il film contribuisca a questo tentativo di recupero”. La scelta del cast Per mettere in scena l'evoluzione dell'arco narrativo del suo protagonista, il regista ha chiamato all'appello Fabrizio Ferracane. “È da sempre uno degli attori che considero più talentuosi della sua generazione. Lo definirei un corpo del popolo perché ha la capacità di lavorare su una classe sociale che non sempre è facile rappresentare al cinema”, spiega Sergio Scavio. “Nel cast ci sono anche molti amici. Volevo fosse un film di comunità che raccontasse tutta la mia vita e si condensasse dentro un unico film. Credo sia l'obiettivo che un'opera prima dovrebbe avere: essere densa di tutto il percorso che l'autore ha fatto fino a quel momento”.

Alla 16 edizione del Bari International Film&Tv Festival, FRED Film radio ha incontrato il regista Sergio Scavio parlare de “La guerra di Cesare”, il film con Fabrizio Ferracane, Alessandro Gazale e Luciano Curreli presentato della sezione Meridiana. Un'amicizia maschile Al centro de “La guerra di Cesare” c'è il rapporto di amicizia tra i due protagonisti. Un focus narrativo originale e poco battuto dal nostro cinema. “Un po' è una nota autobiografica. Ho coltivato tantissime amicizie maschili che mi hanno fatto soffrire, ma che nascondono legami solidissimi. Ho cercato di costruire una relazione intensa, generosa fra due figure agli antipodi”, racconta Sergio Scavio. “Una persona molto più volitiva, rabbiosa, umorale e un'altra più passiva, assecondante. Ho pensato fosse una miscela esplosiva. E di esplosioni di parla del film, quindi anche la loro relazione doveva esserlo”. Un tentativo di recupero Cesare, il personaggio interpretato da Fabrizio Ferracane asserisce con convinzione che il mondo è finito nel 1983. Sergio Scavio la pensa nello stesso modo o ha una visione più morbida sul nostro presente? “Ho sentimenti ambivalenti rispetto a questa cosa perché un mondo che si avvicinava alla giustizia è finito in quell'epoca là. Tutti possono fare riferimento alla morte di Enrico Berlinguer che chiudeva l'epoca gloriosa del partito comunista italiano”, sottolinea il regista. “Però da un lato sono molto ottimista, credo nell'essere umano. E anche questi tempi vale la pena viverli. Recuperare i sentimenti e le intenzioni di quel periodo sarebbe la cosa più giusta. E credo il film contribuisca a questo tentativo di recupero”. La scelta del cast Per mettere in scena l'evoluzione dell'arco narrativo del suo protagonista, il regista ha chiamato all'appello Fabrizio Ferracane. “È da sempre uno degli attori che considero più talentuosi della sua generazione. Lo definirei un corpo del popolo perché ha la capacità di lavorare su una classe sociale che non sempre è facile rappresentare al cinema”, spiega Sergio Scavio. “Nel cast ci sono anche molti amici. Volevo fosse un film di comunità che raccontasse tutta la mia vita e si condensasse dentro un unico film. Credo sia l'obiettivo che un'opera prima dovrebbe avere: essere densa di tutto il percorso che l'autore ha fatto fino a quel momento”.

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