EPISODE · May 21, 2024
La rivoluzionaria di Weimar
from Cultureland Germany - Storie di arte, design e musica
Al principio era la palude, il freddo, il limo e nulla più, avevo poco. Ero poco. Fin dall’inizio mi battezzarono Weimar, ma il mio esistere era piatto, le caviglie degli abitanti affondavano nel fango, si muovevano lenti. Poi ci fu una disputa, una battaglia tra famiglie, tra chi credeva e chi protestava, e i primi, per punizione, mandarono i secondi qui, sconfitti, condannati al ritiro nelle terre più povere. Francesca Müller-Fabbri: “La famiglia praticamente in questa situazione non ha più sbocchi commerciali, non ha più sbocchi importanti, non ha mercati, e quindi questa famiglia, che a questo punto si chiama Sachsen-Weimar, di Sassonia e Weimar, questo ducato, in qualche modo decide di cambiare politica e decide di investire in cultura, questa è la cosa importante, investe in cultura a partire dalla metà del ‘500, in cultura, musica, teatro, e siccome non possono neanche più avere un’università, perché anche questo è stato bloccato dall’imperatore, dato che a Wittenberg Lutero aveva unito teologia e politica, quindi viene tolta questa possibilità di avere l’università a Weimar, la famiglia crea la propria classe intellettuale all’interno del castello”. Passarono i secoli e io maturavo, l’animo si abbelliva, il mio nome, Weimar, usciva nelle conversazioni delle sale da tè e un giorno, sposa ricercata per il giovane duca, arrivò da me la giovane principessa Anna Amalia. Era l’anno 1756, lo ricordo bene, ricordo com’era bella, parlava lingue che non conoscevo, danzava, suonava il piano e, nonostante l’età, si muoveva sinuosa tra conversazioni di politica e religione. A 19 anni si ritrovò con due figli e nessun marito, morto precocemente, e il mio futuro pendeva appeso a quelle candide e giovani dita. Non saprei spiegarvelo, ma non mi preoccupai, mai, anzi, in lei vedevo lo stesso tipo di tenacia e abilità del grande musicista, quel Bach che era stato da me per qualche tempo, anni prima, lavorando come organista, e con cui condivideva una smodata fiducia nelle arti. Si diede da fare Anna Amalia, dirigendo dal suo Wittumspalais, il palazzo della Vedova, e trasformando il palazzo ducale delle dame in una biblioteca aperta al pubblico, attirando così intellettuali da tutta Europa; fondò poi la Gazzetta di Weimar, assunse bibliotecari che condividevano con lei la passione per la lingua italiana, e che contribuirono a tradurre e diffondere in Germania grandi scrittori, con nomi come Dante, Ariosto e Tasso. Prima lei e poi il primogenito, Carlo Augusto, diedero nuova vita ai castelli della città, come quello cittadino, ristrutturato a nuovo e trasformato in un palazzo a tre ali, oppure quello di Belvedere, con la sua aranciera, i cui parchi, lasciati in rovina, ripresero vita grazie ai soggiorni della principessa, oppure ancora quello di Tiefurt, ravvivato dagli incontri di studiosi e letterati che animavano le serate estive. Proprio il figlio, poi, mi portò qualcun altro, una figura romantica, che arrivò da me già con fama di scrittore, e che insieme a un altro poeta, in seguito, rivoluzionò il teatro. Il primo, Goethe, andava a trovare il secondo, Schiller, e i due all’inizio non si piacevano, anzi, li sentivo borbottare nelle strade, criticandosi a vicenda. Poi però qualcosa è cambiato, sono entrati in sintonia, si scambiavano idee e il tempo non sembrava mai abbastanza, bisognava trarne il massimo: si vedevano ogni giorno, e quando non si vedevano si mandavano bigliettini, da casa a casa, come due innamorati. Francesca Müller-Fabbri: “Goethe vuole vedere il teatro come un teatro all’antica, un teatro etico, un teatro in cui i testi, che a questo punto sono soprattutto testi tedeschi, possano portare un pubblico, un pubblico più vasto del pubblico di corte a una trasformazione morale e etica, come era nell’antico. Quindi, non è più un teatro di divertissement, non è più un teatro di clownerie , di acrobati, di commedia dell’arte. […] Non è più un teatro di intrattenimento o di gioco o di spasso, è un teatro per pensare, è un teatro per riflettere, è un teatro con dei testi difficili, molto difficili, e con dei testi di valore politico. E Goethe realizza questo teatro attraverso l’amicizia con Schiller". Insieme, trasformarono il teatro, da intrattenimento a luogo di riflessione, a mezzo politico, invertendo anche la dinamica che voleva una compagnia nomade e vagabonda: ora erano gli altri a spostarsi, a venire qui, ad ammirare quegli attori e quelle attrici che avevano dato vita al nuovo. Una nuova epoca, dicono, sia nata in quegli anni, quella del Classicismo, un’epoca smossa e condotta da questi due geni del sovvertimento. Io, però, Weimar, non dimentico i pomeriggi pensierosi, le notti fonde e l’impegno dietro quegli incontri letterari, il terreno fertile preparato e curato da Anna Amalia a cui, se potessi dedicare un pensiero, mi piacerebbe sentisse gli applausi che echeggiano sul palco del teatro, e che sapesse che sono, in gran parte, dedicati anche a lei. Weimar si trova all'interno dell'ITINERARIO CULTURALE presente sul sito ufficiale dell'ente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania.
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