EPISODE · Oct 19, 2025 · 5 MIN
Non Mollare, smetti di litigare per nulla… e combatti le battaglie che contano! - Don Flavio Maganuco - SmartPray
from Don Flavio Maganuco · host SmartPray
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)Es 17,8-13; Sal 121; 2Tm 3,14-4,2; Lc 18,1-8 NON MOLLARE, smetti di litigare per nulla… e combatti le battaglie che contano!Ci sono momenti in cui nella vita ci ritroviamo impantanati in discussioni chediventano delle vere e proprie matasse. Non si capisce più da dove sia partitotutto: chi ha ragione, chi ha torto, chi ha cominciato. E allora si comincia asoppesare ogni parola, ogni gesto, ogni intenzione. Ci si perde nei “perché” enei “ma”, e non ci si accorge che più si cerca di districare quella matassa, più siannoda.Capita nelle famiglie, nelle parrocchie, nei gruppi, persino nei nostri pensieri. Espesso ciò che ci guida non è più il desiderio di verità, ma l’orgoglio ferito, ouna sete di giustizia che, a ben vedere, ha più il sapore della prevaricazione, opeggio, della vendetta, piuttosto che quello dell’amore.È proprio qui che la Parola di Dio oggi ci viene incontro. San Paolo lo dice conchiarezza: la Scrittura è utile per insegnare, per correggere, per educare allagiustizia. È come una voce che ci riporta all’essenziale, che non ci fa vacillare,che ci invita a scegliere quali battaglie vale la pena combattere, e soprattuttocome combatterle: non per vincerle, ma per viverle nella pace dell’anima.Perché non tutte le battaglie vanno combattute. E non tutte vanno vinte.Alcune vanno solo attraversate con fiducia, sapendo che Dio le abita.👉 Come quando ti rendi conto che discutere ancora con quella persona nonserve, ma amarli in silenzio sì. O quando smetti di pretendere di cambiare tutto,e scegli solo di restare fedele nel piccolo, dove Dio ti chiama.Eppure, anche quando scegliamo le battaglie giuste, arriva putroppo quelmomento in cui sentiamo di non farcela più. Le braccia si stancano, come quelledi Mosè sul monte. Vorresti solo mollare, sederti e dire: “Basta, non serve aniente”.👉 Come quando ti impegni per anni nel bene, ma non vedi frutti; o quando tisforzi di perdonare, ma dentro senti solo stanchezza. Lì capisci che la fede nonè una prestazione occasionale, ma una resilienza nell’amore.È in quei momenti che può accadere qualcosa di veramente straordinario; comenella scena meravigliosa della prima lettura, dove Mosè, stanco, con le bracciache cadono, viene soccorso da questi due fratelli – Aronne e Cur – che glielesostengono… così anche noi, possiamo trovare sostegno gli uni negli altri. Èquesto il segno più bello della fraternità: non necessariamente per vincere, maper restare in piedi insieme; per nutrire la consapevolezza che non siamo solinel combattimento, che la fede non è una maratona individuale, ma uncammino dove ci si tiene per mano.👉 Come quando qualcuno ti manda un messaggio proprio nel momento in cuipensavi che nessuno ti capisse. O quando in parrocchia, in famiglia, in ungruppo, scopri che la tua fatica è anche la fatica di altri, e che non sei il solo aportarla; che l’aiuto, che “l’ombra che ti copre”, può venire anche dal volto diun fratello o di una sorella che ci sostiene nel momento in cui stiamo percadere. Dio ci custodisce anche attraverso di loro.Ma come sappiamo bene, c’è un’altra forza, che è più grande di tutte: quellache nasce dall’Eucaristia. È lì che il Signore diventa il nostro custode, il nostronutrimento, la nostra ombra, il nostro riposo. È lì che ci insegna la vera giustizia,che non è punire il male, ma rispondere al male con il bene. È lì che ci educaalla perseveranza, come quella vedova del Vangelo che non smette di bussare,di chiedere, di credere.La fede non è questione di risultati, ma di perseveranza. E perseverare non èresistere a oltranza, ma rimanere affidati.Penso a Carlo Acutis, un ragazzo che nella malattia non ha smesso di fidarsi.Non ha chiesto “perché proprio a me?”, ma ha continuato a bussare al cuore diDio con la fiducia semplice di un figlio. Diceva: “L’Eucaristia è la mia autostradaper il Cielo”. È questo il segreto della perseveranza: sapere dove si guarda, aChi si guarda. “Alzare gli occhi”, non per scappare dalla realtà, ma per ritrovarela direzione.👉 Come quando smetti di fissarti sul problema e inizi a guardare chi ti amaancora. O quando, in mezzo alla confusione, torni davanti al Tabernacolo eriscopri che sì, magari tu stai cercando di custodire qualcosa, o qualcuno… mase puoi farlo davvero, è solo perché tu, per primo, sei Custodito da Lui.E allora, con questa consapevolezza, potremo dire “Sì, Signore”; perché, anchequando il male sembra vincere, anche quando le ingiustizie si moltiplicano,anche quando le nostre debolezze ci umiliano… finché ci sosterremo a vicenda,finché ci lasceremo custodire dalla Parola e nutrire dall’Eucaristia, tu, Signore,troverai ancora accesa la fiamma della nostra fede.
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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)Es 17,8-13; Sal 121; 2Tm 3,14-4,2; Lc 18,1-8 NON MOLLARE, smetti di litigare per nulla… e combatti le battaglie che contano!Ci sono momenti in cui nella vita ci ritroviamo impantanati in discussioni chediventano delle vere e proprie matasse. Non si capisce più da dove sia partitotutto: chi ha ragione, chi ha torto, chi ha cominciato. E allora si comincia asoppesare ogni parola, ogni gesto, ogni intenzione. Ci si perde nei “perché” enei “ma”, e non ci si accorge che più si cerca di districare quella matassa, più siannoda.Capita nelle famiglie, nelle parrocchie, nei gruppi, persino nei nostri pensieri. Espesso ciò che ci guida non è più il desiderio di verità, ma l’orgoglio ferito, ouna sete di giustizia che, a ben vedere, ha più il sapore della prevaricazione, opeggio, della vendetta, piuttosto che quello dell’amore.È proprio qui che la Parola di Dio oggi ci viene incontro. San Paolo lo dice conchiarezza: la Scrittura è utile per insegnare, per correggere, per educare allagiustizia. È come una voce che ci riporta all’essenziale, che non ci fa vacillare,che ci invita a scegliere quali battaglie vale la pena combattere, e soprattuttocome combatterle: non per vincerle, ma per viverle nella pace dell’anima.Perché non tutte le battaglie vanno combattute. E non tutte vanno vinte.Alcune vanno solo attraversate con fiducia, sapendo che Dio le abita.👉 Come quando ti rendi conto che discutere ancora con quella persona nonserve, ma amarli in silenzio sì. O quando smetti di pretendere di cambiare tutto,e scegli solo di restare fedele nel piccolo, dove Dio ti chiama.Eppure, anche quando scegliamo le battaglie giuste, arriva putroppo quelmomento in cui sentiamo di non farcela più. Le braccia si stancano, come quelledi Mosè sul monte. Vorresti solo mollare, sederti e dire: “Basta, non serve aniente”.👉 Come quando ti impegni per anni nel bene, ma non vedi frutti; o quando tisforzi di perdonare, ma dentro senti solo stanchezza. Lì capisci che la fede nonè una prestazione occasionale, ma una resilienza nell’amore.È in quei momenti che può accadere qualcosa di veramente straordinario; comenella scena meravigliosa della prima lettura, dove Mosè, stanco, con le bracciache cadono, viene soccorso da questi due fratelli – Aronne e Cur – che glielesostengono… così anche noi, possiamo trovare sostegno gli uni negli altri. Èquesto il segno più bello della fraternità: non necessariamente per vincere, maper restare in piedi insieme; per nutrire la consapevolezza che non siamo solinel combattimento, che la fede non è una maratona individuale, ma uncammino dove ci si tiene per mano.👉 Come quando qualcuno ti manda un messaggio proprio nel momento in cuipensavi che nessuno ti capisse. O quando in parrocchia, in famiglia, in ungruppo, scopri che la tua fatica è anche la fatica di altri, e che non sei il solo aportarla; che l’aiuto, che “l’ombra che ti copre”, può venire anche dal volto diun fratello o di una sorella che ci sostiene nel momento in cui stiamo percadere. Dio ci custodisce anche attraverso di loro.Ma come sappiamo bene, c’è un’altra forza, che è più grande di tutte: quellache nasce dall’Eucaristia. È lì che il Signore diventa il nostro custode, il nostronutrimento, la nostra ombra, il nostro riposo. È lì che ci insegna la vera giustizia,che non è punire il male, ma rispondere al male con il bene. È lì che ci educaalla perseveranza, come quella vedova del Vangelo che non smette di bussare,di chiedere, di credere.La fede non è questione di risultati, ma di perseveranza. E perseverare non èresistere a oltranza, ma rimanere affidati.Penso a Carlo Acutis, un ragazzo che nella malattia non...
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