EPISODE · May 20, 2024
Patrimonio immateriale UNESCO in Germania
from Cultureland Germany - Storie di arte, design e musica
La Germania è una terra ricchissima di patrimoni UNESCO, molti di questi tesori, tra l’altro, nascosti o sconosciuti ai molti. I suoi beni materiali, al momento arrivati a 52, possono risultare verdi, monumentali, sorprendenti o visivamente spettacolari, ma rimangono pazienti, statici, immobili nella loro eccezionale sedentarietà. Monumenti, paesaggi, architetture e piazze che attendono d’essere ammirate. Ad arricchire questo patrimonio ci sono anche i beni immateriali. Rappresentazioni, espressioni di sapere e capacità, strumenti, artigianato, prodotti e spazi culturali che mirano a garantire un senso di identità, incoraggiando il rispetto per la diversità culturale, la creatività umana e lo sviluppo sostenibile. Uno spirito, il loro, che rimane nomade, segreto, verace nella sua abilità di presentarsi in punta di piedi, aleggiando nelle stanze di signori e contadini, a loro insaputa mezzi, avatar in carne e ossa di una diversità culturale che, fino solo a qualche decennio fa, sopravviveva grazie a racconti e pettegolezzi, canti e serate di comunità. Proviamo ad immaginare, quindi, di ritrovare tutti questi beni immateriali nella dimora che è la Germania, immaginiamo questo grande museo dove, appena oltre l’entrata, sulla destra, si vedrebbe subito lo Zwiefacher, il ballo di radici boeme che saltella tra i tre quarti del valzer e i due quarti del dreher, noto soprattutto in Baviera e anima di quelle serate, le cui melodie dal carattere identitario fondano sull’esplorazione creativa dei partecipanti. Sui tavoli, prima delle danze, il frutto di creatività e ingegno di secoli di panettieri tedeschi, che hanno dovuto adattarsi a scarsi raccolti, epidemie e guerre, tornando poi anche a lavorare su grani antichi come Einkorn, farro e spelta. Accanto al pane, in pinte da birra dalla copertura in metallo, il frutto di luppolo, malto e lievito, una tradizione che risale a primi secoli dell’epoca comune, quando i monasteri, per primi, cominciarono a prendere note e appunti sui vari processi di fermentazione e produzione di birra. Dall’altro lato della stanza, attraversando gambe saltellanti e fronti madide, su un mobile incastrato tra due perfetti esempi di porcellana dipinta a mano, una di Meissen e l’altra di Berlino, si trovano diversi decanter, calici appesi a testa in giù e una collezione di bottiglie le cui etichette risultano ordinate, quasi regali, mentre enunciano la loro provenienza: da Pfalz a Bahen, da Rehingau a Nahe, una cultura e una cura del vigneto con pochi pari al mondo. Proprio nella cantina, poi, ci sono le bottiglie antiche, quelle coccolate a cui è dedicata una zona della dimora; quindi, per i palati più delicati si scende dalle scale in legno, un piano e poi un altro. Nel ritorno, si passa davanti alla porta chiusa a chiave, al momento quieta, se non per il sovrapporsi dei ticchettii che scivola sotto l’uscio e che accarezza quella zona di corridoio: all’interno, il patrimonio di migliaia di aziende orologiere la cui specialità sono lancette e ingranaggi, fogli che documentano l’invenzione della molla e i complicati display dei movimenti planetari. Qui, si trovano anche le visioni di Franz Ketterer, inventore del primo orologio a cucù secondo la credenza popolare, nel cuore della Foresta Nera, che dal quel momento divenne punto di riferimento mondiale di queste creazioni, oggetti senza tempo, e che arrivò ad ospitare, dal 1997, l’Eber Clock, il più grande orologio a cucù del mondo, sei tonnellate incastonate in una graziosa casetta dell’Eble Uhren Park. Mastri di un’arte delicata. Qui conviene entrare sobri. Tornando su, un altro ritmo attrae, un’altra stanza, le porte che si aprono e l’avanguardia del XX secolo che tende la mano, accompagnata dai ritmi della danza moderna mitteleuropea in continua evoluzione, le cui basi rimangono però solide e ancorate a quel periodo, grazie a personaggi come Mary Wigman, Kurt Jooss e molti altri. E, parlando di personaggi, come non citare, guardando il giardino al di fuori di quella finestra, Sebastian Kneipp e i suoi seguaci, divenuti celebri per lidroterapia, un metodo terapeutico basato sull'alternanza tra acqua calda e fredda e sull’esercizio fisico, con lo scopo di armonizzare corpo, mente e anima. Un’associazione, la sua, fondata a fine ‘800 a Bad Wörishofen, e che attraverso il volontariato ha dato vita a oltre 600 organizzazioni che, insieme a terme e centri benessere, praticano, trasmettono e sviluppano i suoi insegnamenti. Un luogo, questo, che rifiuta le regole dello spazio e le cui stanze si protraggono, sembra, all’infinito, custodi di tradizioni millenarie, saperi olistici e danze comunitarie, di donne e uomini che non possono morire finché rimarranno ospiti danzanti della dimora.
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