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Quaderno Rosso: Ubik

Ubik è un blogger, scrive da tanto. Da quando a furia di leggere un giorno si disse, e adesso con tutti questi saperi cosa ci faccio? Decise d'impugnare la penna e d'allora non ha più smesso. Scrive per Una città, rivista d'interviste, approfondimenti...

An episode of the Radio Fuori Onda podcast, hosted by Radio Fuori Onda, titled "Quaderno Rosso: Ubik" was published on January 19, 2014 and runs 9 minutes.

January 19, 2014 ·9m · Radio Fuori Onda

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Ubik è un blogger, scrive da tanto. Da quando a furia di leggere un giorno si disse, e adesso con tutti questi saperi cosa ci faccio? Decise d'impugnare la penna e d'allora non ha più smesso. Scrive per Una città, rivista d'interviste, approfondimenti che aiutano a leggere una società complessa come la nostra. Non che lo faccia di mestiere, lui è un ingegnere ambientale, fa progetti europei, il fisso mensile però glielo garantisce un lavoro di portierato. Quaranta ore settimanali, ore da riempire con tante letture; ogni volta che decide d'intervistare qualcuno, è “costretto” a saperne un bel po'. Ora Ubik si sta concentrando sulla scienza, da giornalista onnivoro di scienze ambientali e relativo dibattito delle idee. Ma da cattolico praticante non disdegna la saggistica su fede e cristianesimo, pur avendo a cuore la laicità. Fra lui e sua moglie con tre figli piccoli, riescono a mettere insieme duemilatrecento euro al mese. Messi da parte i mille per il mutuo, non resta molto, anzi pochino. Un mutuo di trent'anni, per una casa che Ubik non si sarebbe mai potuto permettere se i genitori non avessero dato un anticipo consistente. Il Welfare familiare funziona, lui può testimoniarlo: i genitori fanno da rete di protezione ai figli, se perdono il lavoro, se si separano, se si ammalano. E mentre i figli, imbevuti di diritti peraltro mai goduti, sono incapaci di costruire relazioni e mutualità fra loro, i genitori, nel corso del tempo, hanno tessuto legami che in assenza di uno Stato credibile hanno permesso loro di affrontare la vita. Avesse più soldi, Ubik comprerebbe ai figli le costruzioni Lego, che costano. Figli tanto più amati quanto voluti, tre fratellini brasiliani, un'adozione internazionale il cui iter è andato avanti tre anni. All'inizio Ubik non capiva, a posteriori però riconosce una ragion d'essere all'operato dei servizi: s'è creata un'alchimia strana, e alla fine esigenze e personalità hanno combaciato perfettamente. Figli d'andare a prendere lontano, restare con loro il tanto per annusarsi, conoscersi, magari affezionarsi, quanto basta per tornare tutti insieme in Italia. Italia Brasile, agli occhi di Ubik è una partita persa: se la prima, s'è ridotta ad essere un parco a tema che presto chiuderà, il secondo è in crescita tumultuosa, società dinamica e altrettanto violenta. Lui per due mesi ha vissuto in una zona rurale, ma l'impressione non era di povertà, semmai di autosufficienza e semplicità. Ha visto anche le grandi città, s'è reso conto delle enormi distanze e con ironia può raccontare di efficienza e innovazione: nonostante o grazie alla sinistra del Partito dei Lavoratori. Racconta di un liberalismo economico che fa correre aziende e migliora scuole, sanità, servizi, tutto funziona davvero. E per darti un'idea ricorda i disegni che si facevano da piccoli, le casette con i recinti e le mucche, ma anche l'ospedale, il mercato, la chiesa, la biblioteca, i negozi: ogni città, anche la più piccola, ha tutto. Qui, in attesa di uno Stato di diritto realmente tale, Ubik paga tutte le tasse ma pur credendo nel voto elettorale, non vota. Forse è colpa della realtà, tanta miseria e povertà lo feriscono. Come pure l'arroganza e la viltà. Autodafè di coerenza, Ubik, che aveva vent'anni nell'ottantotto, alla dignità fa dire come non sia giusto offendere l'altro per la sua pelle, i suoi handicap, il suo lavoro, lo status, le opinioni, il suo credo, anche se questo impiccia con il proprio. Lui, che non sopporta la lotta di classe, forse solo sopita, e aggiunge, purtroppo. Lui che a un certo punto, per ben tre volte, s'è trovato a ricominciare tutto da capo. Ricomincio da tre, si dev'esser detto, tre figli che Ubik ritiene il suo capolavoro, tanto li ama. La più grande, stellina, usufruisce della legge centoquattro, una fragilità da coccolare ancora di più: se avesse più soldi Ubik li porterebbe tutti in viaggio, rinuncia obbligata visto il bilancio familiare. Ma il lamento non gli appartiene, impegnato su mille...

Ubik è un blogger, scrive da tanto. Da quando a furia di leggere un giorno si disse, e adesso con tutti questi saperi cosa ci faccio? Decise d'impugnare la penna e d'allora non ha più smesso. Scrive per Una città, rivista d'interviste, approfondimenti che aiutano a leggere una società complessa come la nostra. Non che lo faccia di mestiere, lui è un ingegnere ambientale, fa progetti europei, il fisso mensile però glielo garantisce un lavoro di portierato. Quaranta ore settimanali, ore da riempire con tante letture; ogni volta che decide d'intervistare qualcuno, è “costretto” a saperne un bel po'. Ora Ubik si sta concentrando sulla scienza, da giornalista onnivoro di scienze ambientali e relativo dibattito delle idee. Ma da cattolico praticante non disdegna la saggistica su fede e cristianesimo, pur avendo a cuore la laicità. Fra lui e sua moglie con tre figli piccoli, riescono a mettere insieme duemilatrecento euro al mese. Messi da parte i mille per il mutuo, non resta molto, anzi pochino. Un mutuo di trent'anni, per una casa che Ubik non si sarebbe mai potuto permettere se i genitori non avessero dato un anticipo consistente. Il Welfare familiare funziona, lui può testimoniarlo: i genitori fanno da rete di protezione ai figli, se perdono il lavoro, se si separano, se si ammalano. E mentre i figli, imbevuti di diritti peraltro mai goduti, sono incapaci di costruire relazioni e mutualità fra loro, i genitori, nel corso del tempo, hanno tessuto legami che in assenza di uno Stato credibile hanno permesso loro di affrontare la vita. Avesse più soldi, Ubik comprerebbe ai figli le costruzioni Lego, che costano. Figli tanto più amati quanto voluti, tre fratellini brasiliani, un'adozione internazionale il cui iter è andato avanti tre anni. All'inizio Ubik non capiva, a posteriori però riconosce una ragion d'essere all'operato dei servizi: s'è creata un'alchimia strana, e alla fine esigenze e personalità hanno combaciato perfettamente. Figli d'andare a prendere lontano, restare con loro il tanto per annusarsi, conoscersi, magari affezionarsi, quanto basta per tornare tutti insieme in Italia. Italia Brasile, agli occhi di Ubik è una partita persa: se la prima, s'è ridotta ad essere un parco a tema che presto chiuderà, il secondo è in crescita tumultuosa, società dinamica e altrettanto violenta. Lui per due mesi ha vissuto in una zona rurale, ma l'impressione non era di povertà, semmai di autosufficienza e semplicità. Ha visto anche le grandi città, s'è reso conto delle enormi distanze e con ironia può raccontare di efficienza e innovazione: nonostante o grazie alla sinistra del Partito dei Lavoratori. Racconta di un liberalismo economico che fa correre aziende e migliora scuole, sanità, servizi, tutto funziona davvero. E per darti un'idea ricorda i disegni che si facevano da piccoli, le casette con i recinti e le mucche, ma anche l'ospedale, il mercato, la chiesa, la biblioteca, i negozi: ogni città, anche la più piccola, ha tutto. Qui, in attesa di uno Stato di diritto realmente tale, Ubik paga tutte le tasse ma pur credendo nel voto elettorale, non vota. Forse è colpa della realtà, tanta miseria e povertà lo feriscono. Come pure l'arroganza e la viltà. Autodafè di coerenza, Ubik, che aveva vent'anni nell'ottantotto, alla dignità fa dire come non sia giusto offendere l'altro per la sua pelle, i suoi handicap, il suo lavoro, lo status, le opinioni, il suo credo, anche se questo impiccia con il proprio. Lui, che non sopporta la lotta di classe, forse solo sopita, e aggiunge, purtroppo. Lui che a un certo punto, per ben tre volte, s'è trovato a ricominciare tutto da capo. Ricomincio da tre, si dev'esser detto, tre figli che Ubik ritiene il suo capolavoro, tanto li ama. La più grande, stellina, usufruisce della legge centoquattro, una fragilità da coccolare ancora di più: se avesse più soldi Ubik li porterebbe tutti in viaggio, rinuncia obbligata visto il bilancio familiare. Ma il lamento non gli appartiene, impegnato su mille fronti, investe le energie al meglio, in una sorta di vivere evangelico comunque non conforme, tanto che se gli chiedi cosa s'augura per sé, con candore, spiazzandoti, risponde, molto sesso.
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