EPISODE · Oct 18, 2024
Treviri & Völklingen - Il diavolo e la rosa
from Cultureland Germany - Storie di arte, design e musica
Ingannai il diavolo e fui benedetta dalla rosa. Nacqui come Augusta Treverorum, prima della crocifissione, prima di tutte le altre città tedesche, al centro della media valle della Mosella, che dopo aver attraversato Francia e Lussemburgo si acquieta tra i vigneti delle mie colline. Oggi mi chiamano Treviri, figlia del divino e madre di una cattedrale che si divise, col tempo, nel Duomo e nella Chiesa di Nostra Signora. Ma cominciò, appunto, con il diavolo, il diavolo e un architetto, che promise la più grande locanda al mondo in cambio di quattro grandi colonne che avrebbero supportato la struttura, le Pietre della cattedrale, alte 12 metri. Si dice che il diavolo le estrasse dalla cava del Felsberg, nell’Odenwald, per poi portarle lungo tutto il fiume fin qui da me. Al suo arrivo il vescovo stava già benedicendo la chiesa. Per la rabbia scagliò l’ultima colonna contro la chiesa, mancandola di poco. Rimangono le basi, di quelle prime strutture, cadute ma visibili ancora oggi. La cattedrale venne costruita con i fondi dell’Imperatore Costantino e la moglie Elena, per festeggiare i vent’anni del loro regno, poi ci furono diverse vicissitudini, alcune distruzioni e molti arcivescovi. Uno di loro, Theoderich von Wied, si ritrovò la chiesa degradata. Non sapendo che fare, chiamò i francesi. O meglio, capomastri di Champagne, culla del gotico. Loro vennero, guardarono, l’arcivescovo probabilmente non imparò mai i loro nomi, ma gli piacque l’idea della Rosa Mystica dai dodici petali, una struttura usata come base per il nuovo progetto. Una chiesa intrecciata con la croce, scintillante, grandi finestre e dodici esili pilastri a sostenere la volta. 33 anni furono impiegati per finire il progetto, il gotico nella sua forma più pura, bellezza e armonia progettata e costruita da ignoti. Nei secoli ci furono poi i pellegrinaggi, e qui omaggio Sant’Elena, madre dell’imperatore, che donò la Sacra Tunica di Cristo, il corpo dell’apostolo Mattia e un dente di San Pietro, uno dei Santi Chiodi della crocifissione, custodito nel reliquiario, e il sandalo di Sant’Andrea, nascosto nell’altare. Centinaia di migliaia furono i visitatori, durante gli anni. Stracci e corone si mischiavano tra le mie vie. Poi, a inizio ’800, diversi cambiamenti, qui a Treviri: passai dalla guida di Napoleone a quella prussiana, nacque Karl Marx, la grande costruzione si divise tra cattedrale e chiesa, e proprio in quest’ultima il grande Breidenfeld vi costruì un magnifico organo a 32 registri. Durò fino alla prima grande guerra, e in quel momento temetti non solo per la cattedrale, ma anche per tutte le altre opere lasciate dai romani: l’anfiteatro, intrattenimento di mercanti e delle truppe sul Reno; le terme di Barbara e quelle imperiali, la basilica di Costantino e la Porta Nigra, probabilmente il mio edificio più antico, per la cui conservazione bisogna ringraziare il monaco eremita Simeone, che si stabilì nella sua torre orientale fino alla morte. In quel periodo osservavo il sud, prima del confine con la Francia, nella città di Völklingen, là dove si lavorava ferro e acciaio, là dove, probabilmente, si producevano gli stessi strumenti che stavano distruggendo il mio centro. Mi consola, oggi, vedere come quelle stesse fabbriche siano diventati centri culturali: la sala dei soffianti, le gigantesche macchine, il parco dell’altoforno e l’elevatore, capolavori d’ingegneria tecnica che oggi ospitano rassegne, concerti, film e conversazioni. Un luogo dove la cultura, come qui da me a Treviri, prende il sopravvento e consola dalle intemperie della storia, ci nasconde dal diavolo e ci permette di rifiorire, come una rosa. Treviri si trova all’interno dellITINERARIO FAMILY presente sul sito ufficiale dellente turistico tedesco. Consultalo per idee di viaggio alla scoperta dei siti UNESCO della Germania
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