Ventottesima puntata - Parashat Mishpatim, non seguire la maggioranza per fare il male episode artwork

EPISODE · Feb 13, 2026 · 8 MIN

Ventottesima puntata - Parashat Mishpatim, non seguire la maggioranza per fare il male

from SONO SIONISTA · host ARIEL SHIMONA EDITH

Riflessione su Shemòt / Esodo 23:1–5 “Non porre la tua mano con il malvagio” (Shemòt 23:1). La Torah non parla solo di un gesto fisico. Parla di alleanze invisibili. Non unire la propria mano al male significa non diventare complici, nemmeno nel silenzio. Subito dopo ammonisce: “Non seguire la maggioranza per fare il male” (23:2). La verità non si misura con la maggioranza. Anche se molti scelgono una strada, ciascuno resta responsabile della propria scelta. Hillel insegna in Pirkei Avot 2:5: “B’makom she-ein anashim, hishtadel lihyot ish” — “In un luogo dove non ci sono uomini degni, sforzati di essere un uomo.” Essere “ish” non significa dominare, ma assumersi responsabilità morale. Avere il coraggio dell’integrità quando l’ambiente la smarrisce. Infatti il versetto prosegue dicendo nè fare falsa testimoniana in una causa appoggiandoti alla maggioranza che secondo te pronuncia giudizio ingiusto, in modo da torcere il giudizio. E poi in maniera sorprendente : Non essere parziale a favore del povero nel giudizio. Quante volte ci capita di vedere questo comportamento? Se incontri l’asino del tuo nemico smarrito, restituiscilo. Se vedi l’animale di chi ti odia crollare sotto il peso, aiutalo a rialzarsi (23:4–5). Non è solo una legge sulla proprietà. È una disciplina del cuore. Nachmanide insegna che questi precetti educano l’anima: aiutare il nemico spezza l’odio, restituisce equilibrio, ricostruisce umanità. L’azione esteriore modella l’interiorità. La Torah non chiede soltanto di evitare l’ingiustizia. Chiede di diventare persone che non si lasciano trascinare, che non si piegano al gruppo, che trasformano il risentimento in responsabilità. La giustizia, allora, non è solo un verdetto. È una forma di santità. È il coraggio silenzioso di scegliere il bene, anche quando siamo in pochi a farlo.

Riflessione su Shemòt / Esodo 23:1–5 “Non porre la tua mano con il malvagio” (Shemòt 23:1). La Torah non parla solo di un gesto fisico. Parla di alleanze invisibili. Non unire la propria mano al male significa non diventare complici, nemmeno nel silenzio. Subito dopo ammonisce: “Non seguire la maggioranza per fare il male” (23:2). La verità non si misura con la maggioranza. Anche se molti scelgono una strada, ciascuno resta responsabile della propria scelta. Hillel insegna in Pirkei Avot 2:5: “B’makom she-ein anashim, hishtadel lihyot ish” — “In un luogo dove non ci sono uomini degni, sforzati di essere un uomo.” Essere “ish” non significa dominare, ma assumersi responsabilità morale. Avere il coraggio dell’integrità quando l’ambiente la smarrisce. Infatti il versetto prosegue dicendo nè fare falsa testimoniana in una causa appoggiandoti alla maggioranza che secondo te pronuncia giudizio ingiusto, in modo da torcere il giudizio. E poi in maniera sorprendente : Non essere parziale a favore del povero nel giudizio. Quante volte ci capita di vedere questo comportamento? Se incontri l’asino del tuo nemico smarrito, restituiscilo. Se vedi l’animale di chi ti odia crollare sotto il peso, aiutalo a rialzarsi (23:4–5). Non è solo una legge sulla proprietà. È una disciplina del cuore. Nachmanide insegna che questi precetti educano l’anima: aiutare il nemico spezza l’odio, restituisce equilibrio, ricostruisce umanità. L’azione esteriore modella l’interiorità. La Torah non chiede soltanto di evitare l’ingiustizia. Chiede di diventare persone che non si lasciano trascinare, che non si piegano al gruppo, che trasformano il risentimento in responsabilità. La giustizia, allora, non è solo un verdetto. È una forma di santità. È il coraggio silenzioso di scegliere il bene, anche quando siamo in pochi a farlo.

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Riflessione su Shemòt / Esodo 23:1–5 “Non porre la tua mano con il malvagio” (Shemòt 23:1). La Torah non parla solo di un gesto fisico. Parla di alleanze invisibili. Non unire la propria mano al male significa non diventare complici, nemmeno nel...

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