PODCAST · arts
10 novelle del Decameron allo specchio
by Fondazione Casa Cardinal Maffi
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10 novelle del Decameron allo specchio - puntata zero
Nella puntata zero Cecilia Sarti racconta come è nato il progetto "10 Novelle allo Specchio" nella struttura psichiatrica della Casa Maffi a Fivizzano. Un'idea che è un omaggio a Giovanni Boccaccio e un percorso terapeuitico e di riflessione per tutti coloro che hanno scelto di farsi coinvolgere.
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Le corna di Cristo
In questa puntata Simone Galiani racconta la novella "Masetto da Lamporecchio", che fa parte della terza giornata del Decameron. Questa novella è spesso associata all'espressione "le corna di Cristo" a causa di un episodio chiave. Un giovane contadino di nome Masetto finge di essere un sordomuto per poter entrare in un convento di monache e soddisfare i suoi desideri carnali. Le monache, nonostante la loro vocazione religiosa, cedono alle avances di Masetto, dimostrando che la passione può superare anche i più ferventi voti.
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Le mutande del giudice
Cesare Poggi racconta uno scherzo ben riuscito. Questa novella, ambientata nella Firenze del Trecento, racconta di uno scherzo giocato ai danni di un giudice marchigiano, noto per la sua presunzione e la sua goffaggine. Durante una seduta in tribunale, tre giovani fiorentini decidono di prendere in giro il giudice. Approfittando del fatto che il giudice è seduto su una panca con un'asse rotta, uno dei giovani infila la mano sotto la panca e, in un attimo di distrazione, gli toglie le braghe (mutande).Il giudice, ignaro di ciò che sta accadendo, continua a tenere la sua arringa, completamente nudo di sotto. I giovani, nascosti tra la folla, non riescono a trattenere le risate. Il giudice, sentendo il freddo e non capendo cosa stia succedendo, cerca invano di coprirsi con la toga, provocando le risate di tutti i presenti.
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In punta di lingua
Antonella Innocenti racconta la storia di una giovane donzella, recentemente maritata, che sa rispondere per le rime alle frasi di due provocatori. La storia è ambientata a Firenze dove giunge dalla catalogna don Diego della Ratta, che è a capo dell'esercito di re Roberto. Don Diego, donnaiolo di bell'aspetto, convince il fratello del vescovo a "cedergli" per una notte la sua sposa in cambio di 500 fiorini, che lui in realtà camuffa colorando d'oro altrettanti popolini d'argento, simili nell'aspetto ma molto meno preziosi. La truffa si viene a risapere e quando don Diego incontra una giovanne donna avvenente, di larghe vedute e appena maritata, e le chiede se lei sarà in grado di resistere alla sua corte, la donna risponde pronta che sarà lui che dovrà saper resistere a lei, ma solo se le avesse dato dei soldi buoni. Morale: aguzzate la lingua se volete mordere nel vivo quelli che vi mordicchiano a parole.
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Gino di Tacco, brigante gentiluomo
Nico Salvini ci racconta, allo specchio, la storia del brigante gentiluomo. Nel Decameron di Boccaccio, Ghino di Tacco viene presentato come un personaggio affascinante e complesso, un brigante che si distingue per la sua generosità e il suo senso dell'onore. La novella che lo vede protagonista racconta di come Ghino rapisca l'abate di Cluny, un importante prelato diretto alle terme per curare un grave mal di stomaco.Invece di uccidere o torturare il suo prigioniero, Ghino si prende cura dell'abate, facendogli avere le migliori cure mediche. Una volta guarito, l'abate viene liberato e, riconoscente per l'umanità di Ghino, intercede presso il Papa per ottenere la sua grazia.
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Chichibio e la gru
Marco Mazzanti, oltre a illustrare la sua passione per la geografia, racconta la novella forse più famosa di ttto il Decameron. La novella racconta la storia di Chichibio, un cuoco veneziano al servizio di un ricco cavaliere fiorentino di nome Currado Gianfigliazzi. Durante una battuta di caccia, Currado cattura una gru e la affida a Chichibio con l'ordine di prepararla per cena.Mentre Chichibio sta cucinando la gru, la sua amata, Brunetta, lo importuna per avere una coscia. Inizialmente restio, il cuoco cede alle insistenze della donna e le dona una parte della preda.Quando Currado si accorge che manca una zampa alla gru, si arrabbia moltissimo e chiede spiegazioni a Chichibio. Il cuoco, messo alle strette, inventa una scusa improbabile: afferma che le gru hanno una sola zampa e che solo quando sentono un forte rumore si affrettano a posare anche l'altra.Currado, inizialmente incredulo, finisce per scoppiare a ridere di fronte all'ingenua spiegazione di Chichibio. La sua rabbia si trasforma in divertimento e decide di perdonare il cuoco per la sua furbizia.
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Madama Beritola
Monina Cutre racconta una soria di separazioni e riunioni. La novella di Madama Beritola, presente nella Seconda Giornata del Decameron, è una toccante storia di separazioni, perdite e, infine, di ritrovamenti. Beritola, una nobildonna, vive un periodo turbolento a causa delle guerre che sconvolgono la Sicilia. Separata dal marito e dai figli, subisce un naufragio che la porta su un'isola deserta. Qui, disperata e sola, si prende cura di due caprioli, trovando in loro un conforto inaspettato.Nel frattempo, i suoi figli vengono catturati da pirati e venduti come schiavi in diverse città. Uno dei due, Giuffredi, finisce in Lunigiana, dove viene allevato da una famiglia che ignora le sue vere origini. L'altro figlio, più piccolo, viene separato dal fratello.Gli anni passano e le sorti dei personaggi si intrecciano in modo sorprendente. Giuffredi, cresciuto, si innamora della figlia del suo signore e, per poterla sposare, compie un'azione eroica che gli vale la libertà. Durante una rivolta popolare, viene riconosciuto da Beritola, che nel frattempo si era recata in Lunigiana alla ricerca dei suoi figli.La novella si conclude con una serie di fortunate coincidenze: i fratelli vengono riuniti, Giuffredi sposa la donna amata e Beritola ritrova la felicità, dopo anni di sofferenza.
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Federico degli Alberighi e il falcone
Maurizio che vive nella casa Maffi di Fivizzano, dedicata alle persone con patologia psichiatrica, ha scelto di raccontare la novella di Federigo degli Alberighi. La novella narra di Federigo, nobile signore, innamorato della nobildonna Giovanna, che, caduto in povertà, sacrifica il suo amato falcone per offrire un pranzo alla Signora. Quando Giovanna gli chiede in dono il falcone, Federigo si vede costretto a dire che l'ha arrostito per offrirle un degno pranzo. Giovanna commossa da tanta generosità esclamerà "meglio un vero uomo con le tasche vuote che una testa vuota con le tasche piene".
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La Racchia Impertinente
Simona racconta la novella della Racchia Impertinente, dedicata alle risposte pronte.
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Elisabetta da Messina e la pianta di basilico
Nathali che vive nella casa Maffi di Fivizzano, ha scelto di raccontare la novella di Elisabetta da Messina. La novella narra di Elisabetta, innamorata di Lorenzo. I fratelli di lei sono contrari al suo amore per un garzone e lo uccidono. Elisabetta piange a lungo l'amato fino a che lui le compare in sonno rivelandole di essere stato ucciso e sotterrato in un luogo preciso. Elisabetta il giorno dopo si reca sul posto e trova il cadavere, gli taglia la testa e la mette in un vaso che semina con basilico, per averlo vicino. I fratelli scoprono il teschio nel vaso e lo fanno sparire. Elisabetta muore di crepacuore. Per ricordare la vicenda qualcuno compose una canzone che dice: "A chi fu mai, malefico cristiano, che mi rubò quel vaso di basilico, amato siciliano".
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Andreuccio da Perugia
Maurizio Ronconi racconta la storia di Andreuccio da Perugia, un giovane mercante ingenuo e inesperto, che si reca a Napoli per acquistare dei cavalli. Con sé porta una borsa piena di fiorini d'oro, che mostra con vanità, attirando l'attenzione di persone poco oneste. A Napoli, Andreuccio viene adescato da una donna che si finge sua sorella e lo conduce in una casa di malaffare. Qui viene derubato della sua borsa e rinchiuso in un pozzo. Per puro caso, due ladri scavano proprio sotto il pozzo dove è rinchiuso Andreuccio, con l'intento di rubare le spoglie di un arcivescovo sepolto nella cattedrale. I ladri, spaventati dal giovane che emerge dal pozzo, fuggono, ma Andreuccio li segue fino al cimitero. Qui viene nuovamente tradito e rinchiuso nella tomba dell'arcivescovo. Tuttavia, un altro gruppo di ladri, credendo di aver a che fare con il fantasma dell'arcivescovo, fugge terrorizzato, lasciando Andreuccio libero. Approfittando della situazione, Andreuccio ruba un prezioso anello dal dito del cadavere dell'arcivescovo e fugge da Napoli, tornando a Perugia più ricco di quando era partito.
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