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Assaggi di Letteratura
by Gianmaria Guida
Assaggi di Letteratura. Senza pretese, a più riprese... sintesi, concetti chiave e spiegazioni di tutta la letteratura italiana. Per studenti, appassionati, curiosi e volenterosi.A cura di Gianmaria Guida, professore di Lingua e Letteratura Italiana.La musica della sigla si intitola Follow your heart di A.T.M. (Open Source)
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Saggio sulla Vita Nova di C. Singleton
ep. 35 st. 2Il critico statunitense Charles Singleton si è occupato della ricorrenza del numero nove in relazione a Beatrice e delle simmetrie strutturali della "Vita Nova". La sua pubblicazione "Saggio sulla Vita Nova" è una pietra miliare della critica dantesca del secolo scorso.-Musica: "Enanchement" by Dan Barracuda
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Conclusione della Vita Nova (capp. XLI e XLII)
ep. 34 st. 2Il sonetto "Oltre la spera che più larga gira" potrebbe suggellare definitivamente la celebrazione di Beatrice; potrebbe essere l'apice in suo onore. Ma nel capitolo XLII, il successivo, Dante dice esplicitamente che non è finita qui. E' l'annuncio di ciò che vedremo e udiremo di Beatrice nella "Divina Commedia".Oltre la spera che più larga girapassa ’l sospiro ch’esce del mio core:intelligenza nova, che l’Amorepiangendo mette in lui, pur su lo tira.Quand’elli è giunto là dove disira,vede una donna, che riceve onore,e luce sì, che per lo suo splendorelo peregrino spirito la mira.Vedela tal, che quando ’l mi ridice,io no lo intendo, sì parla sottileal cor dolente, che lo fa parlare.So io che parla di quella gentile,però che spesso ricorda Beatrice,sì ch’io lo ’ntendo ben, donne mie care.-Musica "Distant skies" by Peter Lainson
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Donna pietosa e gentile (Vita Nova, capp. XXXV-XXXIX)
ep. 33 st. 2Il lungo episodio della donna pietosa rappresenta un momento di smarrimento e di inquietudine. Vi è il comprensibile desiderio di cedere ad un nuovo amore terreno e concreto. Questo amore prende forma ed è così forte da scatenare un conflitto interiore, drammatico e angoscioso. Dante viene messo alla prova esattamente come accadeva all'interno delle agiografie. Ha bisogno di cadere nell'errore per vivere il traviamento e lo smarrimento. Soltanto superando il conflitto potrà raggiungere la redenzione e il rinnovamento interiore.-Musica: "Distant skies" by Peter Lainson
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Era venuta ne la mente mia (Vita Nova, cap. XXXIV)
ep.32 st. 2Il cap.XXXIV chiude la prima parte dell'epilogo, il quale non fa più parte dello stile della lode, ma di quello dell'"amore doloroso".-Musica "Over the sea" by Peter Lainson
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Vede perfettamente onne salute (Vita Nova, cap. XXVI)
ep. 31 st.2In questo sonetto, Beatrice viene sublimata in una serie di virtù che avvolgono le donne che le stanno intorno, coloro che la accompagnano e che sono in suo favore.L'attenzione del Poeta è tutta rivolta alla perfezione morale che si doffonde intorno a Beatrice e che da lei viene originata.Vede perfettamente onne salutechi la mia donna tra le donne vede;quelle che vanno con lei son tenutedi bella grazia a Dio render merzede.E sua bieltate è di tanta vertute,che nulla invidia a l’altre ne procede,anzi la face andar seco vestutedi gentilezza, d’amore e di fede.La vista sua fa onne cosa umile;e non fa sola sé parer piacente,ma ciascuna per lei riceve onore.Ed è ne li atti suoi tanto gentile,che nessun la si può recare a mente,che non sospiri in dolcezza d’amore.-Musica: "The campfire sogn" by Peter Lainson
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Tanto gentile e tanto onesta pare (commento di G. Contini)
ep. 30 st. 2Quello di Gianfranco Contini è un commento diventato ormai un classico della critica letteraria.Contenuto in "Un'idea di Dante", Einaudi, Torino 1970, il saggio è intitolato "Esercizio d'interpretazione sopra un sonetto di Dante" (1947).-Musica: "The campfire sogn" by Peter Lainson
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Tanto gentile e tanto onesta pare (Vita Nova, cap. XXVI)
ep. 29 st. 3In questo sonetto, che rappresenta l'apice della poesia dantesca, viene mostrata, con lo stile compiuto delle cosiddette "nuove rime", la dimensione universale di Beatrice, la quale compie sulla Terra una missione di salvezza, non per il singolo, ma per l'umanità intera.-Musica: "More than words" by Christopher Galovan
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Io mi senti' svegliar dentro a lo core (Vita Nova, cap. XXIV)
ep. 28 st. 2Nel capitolo XXIV della "Vita Nova", Dante riflette sulla propria attività poetica. Apparentemente il tema è estraneo alla poesia della lode; invece siamo proprio nel cuore pulsante dell'opera. Beatrice viene presentata come figura Christi.-Musica: "Love story" by Kite Flight
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Donna pietosa di novella etade (Vita Nova, cap. XXIII)
ep. 27 st. 2In preda ad un delirio durante una malattia durata ben 9 giorni, Dante ha una visione. Gli viene preannunciata la morte di Beatrice. Le immagini e la simbologia evangelica sono evidenti. La morte di lei segna uno stravolgimento degli eventi; la storia ora ha un "prima" e un "dopo".-Musica: "The Calm" by Brock Hewitt: Stories in Sound
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Ne li occhi porta la mia donna amore (Vita Nova, cap. XXI)
ep. 26 st. 2Sonetto che rientra a pieno titolo nelle "rime della lode" e che ha forti ed evidenti richiami sia a Guinizzelli ("Io voglio del ver la mia donna laudare") che a Cavalcanti ("Chi è questa che vèn ch'ogn'om la mia"). Naturalmente, Dante, ancora una volta, va oltre i propri maestri e porta il sentimento amoroso verso una luce spirituale.Ne li occhi porta la mia donna Amore,per che si fa gentil ciò ch’ella mira;ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,e cui saluta fa tremar lo core,sì che, bassando il viso, tutto smore,e d’ogni suo difetto allor sospira:fugge dinanzi a lei superbia ed ira.Aiutatemi, donne, farle onore.Ogne dolcezza, ogne pensero umilenasce nel core a chi parlar la sente,ond’è laudato chi prima la vide.Quel ch’ella par quando un poco sorride,non si pò dicer né tenere a mente,sì è novo miracolo e gentile.-Musica: "Soft Landing" by Peter Lainson
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Amor e 'l cor gentil sono una cosa (Vita Nova, cap. XX)
ep. 25 st. 2Dopo "Donne ch'avete intelletto d'amore", Dante viene interrogato sulla natura dell'amore. Dà la propria risposta citando Guido Guinizzelli e segna ancora una volta una nuova tappa evolutiva della poesia d'amore.Amore e ’l cor gentil sono una cosa,sì come il saggio in suo dittare pone,e così esser l’un sanza l’altro osacom’alma razional sanza ragione.Falli natura quand’è amorosa,Amor per sire e ’l cor per sua magione,dentro la qual dormendo si riposatal volta poca e tal lunga stagione.Bieltate appare in saggia donna pui,che piace a gli occhi sì, che dentro al corenasce un disio de la cosa piacente;e tanto dura talora in costui,che fa svegliar lo spirito d’Amore.E simil face in donna omo valente.-Musica: "Soft Landing" by Peter Lainson
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La superiorità dello Stilnovo detta da Bonagiunta Orbicciani
ep. 24 st. 2Nel canto XXIV del Purgatorio, Bonagiunta Orbicciani, che in vita era stato un guittoniano avverso alla cerchia dello Stilnovo, riconosce la superiorità della maniera stilnovistica. "Donne ch'avete intelletto d'amore" è l'esempio massimo di cui parlare.-Musica: "Bella vista by the sea" by Daniel Robinson
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Donne ch'avete intelletto d'amore (Vita Nova, cap. XIX)
ep. 23 st. 2Questa canzone è il manifesto della nuova poetica della lode. Il nuovo fine dell'amore risiede ora nel puro piacere disinteressato di contemplazione della bellezza della donna amata.La novità non risiede tanto nei contenuti, ma nel modo e nelle intenzioni con le quali Dante affronta ora l'empasse dell'amor cortese. Si fondono qui i vari modelli e cambia lo stampo della canzone d'amore.-Musica: "Bella vista by the sea" by Daniel Robinson
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Il superamento dell'amore cortese (Vita Nova, cap. XVIII)
ep. 22 st. 2Dopo aver perso il saluto di Beatrice, Dante vive un periodo di forte crisi, sia fisica che spirituale. E' la cosiddetta "fase cavalcantiana" della Vita Nova... Nel capitolo XVIII, Dante giunge al superamento dell'amore cortese; la sua concezione dell'amore va oltre e dichiara l'avvento del nuovo stile della lode.-Musica: "Firm Foundation" by Brock Hewitt: Stories in Sound
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Il saluto negato (Vita Nova, capp. X e XI)
ep. 21 st. 3La menzogna portata avanti da Dante per proteggere Beatrice dalle maldicenze ha provocato una reazione molto forte. La "gentilissima" nega il saluto al Poeta. Dante è costretto a riflettere su di sé e sul significato dell'amore.Inizia così un nuovo percorso interiore e poetico che ha già lo sguardo verso il nuovo approdo della poesia della lode.-Musica: "Someone I know" by Peter Lainson
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La donna schermo (Vita Nova, capp. IV-IX)
ep. 20 st. 2Nei capitoli successivi al terzo, Dante, grazie ad una fortuita occasione, riesce a celare agli altri il proprio interesse nei confronti di Beatrice. L'equivoco che nasce per mezzo di un'altra donna, dà al Poeta l'occasione di tutelare l'onore della gentilissima. Volontariamente, Dante finge interesse per una donna definita "schermo", perché utile per celare appunto la verità dei propri sentimenti.-Musica: "Avant la pluie" by Arnito
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Vedeste al mio parere onne valore (G. Cavalcanti)
ep. 19 st. 2In questo sonetto, in risposta ad "A ciascun' alma presa", Guido Cavalcanti, in nome dell'amicizia, si mette da parte e riconosce a Dante una maggiore capacità di resilienza nel rapporto con il sentimento amoroso.-Musica: "Wind in the trees" by Peter Lainson
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A ciascun' alma presa (Vita Nova, cap. III)
ep. 18 st. 2Nove anni dopo il primo incontro, Dante incontra di nuovo Beatrice; entrambi hanno 18 anni. In questa occasione, lei gli concede il salute per la prima volta. Più tardi, ancora estasiato, Dante ha una visione: Amore tiene tra le braccia una donna alla quale offre il cuore del Poeta come nutrimento. Nasce da questa esperienza il sonetto "A ciascun' alma presa e gentil core".-Musica: "Scarlet" by Realizer
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L'apparizione di Beatrice (J.A. Scott)
ep. 17 st. 2Commento di John Alfred Scott sull'apparizione di Beatrice nel capitolo II della "Vita Nova". La lettura è tratta dalla sua opera "Perché Dante?", Aracne, Roma 2010.-Musica: "Someone I know" by Peter Lainson
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Il primo incontro con Beatrice (Vita Nova, cap. II)
ep. 16 st. 2Inizia la narrazione della Vita Nova, cioè della vita rinnovata. Si potrebbe intendere rinnovata dall'amore. La renovatio ha sì un senso religioso, cioè di nuova dimensione spirituale in una vita libera dal peccato e illuminata dalla Grazia divina, ma qui non è tanto Dio a guidare il Poeta, quanto Beatrice stessa. Comunque, l'amore per lei conduce proprio a Dio padre.-Musica: "Someone I know" by Peter Lainson
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Proemio Vita Nova (cap. I)
ep. 15 st. 2L'intento dell'Opera è quello di trascrivere una parte della vita che è rimasta viva nella memoria del Poeta; lo fa per dare un senso agli eventi che intende "assemplare". Attenzione però, non si tratta di un diario personale; questi eventi assumono un significato simbolico ed allegorico che va interpretato attraverso allusioni e visioni.-Musica: "Birds in flight" by Peter Lainson
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Vita Nova (D. Alighieri)
ep. 14 st. 3La "Vita Nova" è la prima opera organica di Dante. Molti testi poetici, composti per circa quindici anni, sono stati raccolti per fungere da racconto dell'esperienza d'amore nei confronti di Beatrice. Ad unire tutto è una narrazione in prosa che funge anche da commento ai testi poetici.Quale sia la corretta interpretazione dell'opera è ancora oggi controverso.-Musica "Love Story" by Kite Flight
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Tre donne intorno al cor mi son venute (D. Alighieri)
ep. 13 st. 2Nei primi anni dell'esilio Dante ha composto delle rime cariche di temi civili; sono le cosiddette "Rime dell'esilio". In questi testi Dante canta la giustizia, la liberalità e la pace. Possiamo finalmente cogliere la vicinanza con la produzione civile di Guittone d'Arezzo.Queste rime interpretano in chiave politica l'esperienza privata del poeta.Tre donne intorno al cor mi son venute,e seggonsi di fore;ché dentro siede Amore,lo quale è in segnoria de la mia vita.Tanto son belle e di tanta vertute,che ’l possente segnore,dico quel ch’è nel core,a pena del parlar di lor s’aita.Ciascuna par dolente e sbigottita,come persona discacciata e stanca,cui tutta gente mancae cui vertute né belta non vale.Tempo fu già nel quale,secondo il lor parlar, furon dilette;or sono a tutti in ira ed in non cale.Queste così solettevenute son come a casa d’amico;ché sanno ben che dentro è quel ch’io dico.Dolesi l’una con parole molto,e ’n su la man si posacome succisa rosa:il nudo braccio, di dolor colonna,sente l’oraggio che cade dal volto;l’altra man tiene ascosala faccia lagrimosa:discinta e scalza, e sol di sé par donna.Come Amor prima per la rotta gonnala vide in parte che il tacere è bello,egli, pietoso e fello,di lei e del dolor fece dimanda."Oh di pochi vivanda",rispose in voce con sospiri mista,"nostra natura qui a te ci manda:io, che son la più trista,son suora a la tua madre, e son Drittura;povera, vedi, a panni ed a cintura".Poi che fatta si fu palese e conta,doglia e vergogna preselo mio segnore, e chiesechi fosser l’altre due ch’eran con lei.E questa, ch’era sì di piacer pronta,tosto che lui intese,più nel dolor s’accese,dicendo: "A te non duol de li occhi miei?".Poi cominciò: "Sì come saper dei,di fonte nasce il Nilo picciol fiumequivi dove ’l gran lumetoglie a la terra del vinco la fronda:sovra la vergin ondagenerai io costei che m’è da latoe che s’asciuga con la treccia bionda.Questo mio bel portato,mirando sé ne la chiara fontana,generò questa che m’è più lontana".Fenno i sospiri Amore un poco tardo;e poi con gli occhi molli,che prima furon folli,salutò le germane sconsolate.E poi che prese l’uno e l’altro dardo,disse: "Drizzate i colli:ecco l’armi ch’io volli;per non usar, vedete, son turbate.Larghezza e Temperanza e l’altre natedel nostro sangue mendicando vanno.Però, se questo è danno,piangano gli occhi e dolgasi la boccade li uomini a cui tocca,che sono a’ raggi di cotal ciel giunti;non noi, che semo de l’etterna rocca:ché, se noi siamo or punti,noi pur saremo, e pur tornerà genteche questo dardo farà star lucente".E io, che ascolto nel parlar divinoconsolarsi e dolersicosì alti dispersi,l’essilio che m’è dato, onor mi tegno:ché, se giudizio o forza di destinovuol pur che il mondo versii bianchi fiori in persi,cader co’ buoni è pur di lode degno.E se non che de li occhi miei ’l bel segnoper lontananza m’è tolto dal viso,che m’have in foco miso,lieve mi conterei ciò che m’è grave.Ma questo foco m’havegià consumato sì l’ossa e la polpa,che Morte al petto m’ha posto la chiave.Onde, s’io ebbi colpa,più lune ha volto il sol poi che fu spenta,se colpa muore perché l’uom si penta.Canzone, a’ panni tuoi non ponga uom mano,per veder quel che bella donna chiude:bastin le parti nude;lo dolce pome a tutta gente niega,per cui ciascun man piega.Ma s’elli avvien che tu alcun mai truoviamico di virtù, ed e’ ti priega,fatti di color novi,poi li ti mostra; e ’l fior, ch’è bel di fori,fa disiar ne li amorosi cori.Canzone, uccella con le bianche penne;canzone, caccia con li neri veltri,che fuggir mi convenne,ma far mi poterian di pace dono.Però nol fan che non san quel che sono:camera di perdon savio uom non serra,ché ’l perdonare è bel vincer di guerra.-Musica: "Home" by Peter Lainson
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Così nel mio parlar voglio esser aspro (D. Alighieri)
ep. 17 st. 2"Così nel mio parlar voglio esser aspro" è l'esempio più completo che dimostra la complessità delle rime petrose. E' particolarmente significativa la rivendicazione (già nei primi versi) del legame tra forma e contenuto; emerge chiaramente la consapevolezza della valenza delle scelte lessicali, stilistiche, tematiche e metriche. La lingua come strumento di conoscenza.Così nel mio parlar voglio esser asprocom’è ne li atti questa bella petra,la quale ognora impetramaggior durezza e più natura cruda,e veste sua persona d’un diasprotal, che per lui, o perch’ella s’arretra,non esce di faretrasaetta che già mai la colga ignuda:ed ella ancide, e non val ch’om si chiudané si dilunghi da’ colpi mortali,che, com’avesser ali,giuncono altrui e spezzan ciascun’arme;sì ch’io non so da lei né posso atarme.Non trovo scudo ch’ella non mi spezziné loco che dal suo viso m’asconda;ché, come fior di fronda,così de la mia mente tien la cima:cotanto del mio mal par che si prezzi,quanto legno di mar che non lieva onda;e ’l peso che m’affondaè tal che non potrebbe adequar rima.Ahi angosciosa e dispietata limache sordamente la mia vita scemi,perché non ti ritemisì di rodermi il core a scorza a scorza,com’io di dire altrui chi ti dà forza?Ché più mi triema il cor qualora io pensodi lei in parte ov’altri li occhi induca,per tema non tralucalo mio penser di fuor sì che si scopra,ch’io non fo de la morte, che ogni sensoco li denti d’Amor già mi manduca;ciò è che ’l pensier brucala lor vertù sì che n’allenta l’opra.E’ m’ha percosso in terra, e stammi sopracon quella spada ond’elli ancise Dido,Amore, a cui io gridomerzé chiamando, e umilmente il priego;ed el d’ogni merzé par messo al niego.Egli alza ad ora ad or la mano, e sfidala debole mia vita, esto perverso,che disteso a riversomi tiene in terra d’ogni guizzo stanco:allor mi surgon ne la mente strida;e ’l sangue, ch’è per le vene disperso,fuggendo corre versolo cor, che ’l chiama; ond’io rimango bianco.Elli mi fiede sotto il braccio mancosì forte, che ’l dolor nel cor rimbalza:allor dico: "S’elli alzaun’altra volta, Morte m’avrà chiusoprima che ’l colpo sia disceso giuso".Così vedess’io lui fender per mezzolo core a la crudele che ’l mio squatra!poi non mi sarebb’atrala morte, ov’io per sua bellezza corro:ché tanto dà nel sol quanto nel rezzoquesta scherana micidiale e latra.Ohmè, perché non latraper me, com’io per lei, nel caldo borro?ché tosto griderei: "Io vi soccorro".e fare’l volentier, sì come quelliche ne’ biondi capellich’Amor per consumarmi increspa e dorametterei mano, e piacere’le allora.S’io avessi le belle trecce prese,che fatte son per me scudiscio e ferza,pigliandole anzi terza,con esse passerei vespero e squille:e non sarei pietoso né cortese,anzi farei com’orso quando scherza;e se Amor me ne sferza,io mi vendicherei di più di mille.Ancor ne li occhi, ond’escon le favilleche m’infiammano il cor, ch’io porto anciso,guarderei presso e fiso,per vendicar lo fuggir che mi face;e poi le renderei con amor pace.Canzon, vattene dritto a quella donnache m’ha ferito il core e che m’involaquello ond’io ho più gola,e dàlle per lo cor d’una saetta;ché bell’onor s’acquista in far vendetta.-Musica: "Home" by Peter Lainson
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Le rime petrose
ep. 11 st. 2Va sotto la denominazione di "rime petrose" una breve serie di componimenti ispirati dall'amore per una donna crudele, chiamata con il senhal di Petra, a simboleggiare il suo carattere duro come la pietra. E' un momento difficile della vita di Dante, che i critici hanno interpretato in varie maniere. La novità di queste rime sta nella forte aderenza tra forma/stile e contenuto.Ma questi componimenti non sono un mero esercizio stilistico...Lettura di un estratto da G. Bàrberi Squarotti, "Intenzioni e struttura della poesia minore di Dante", introd. a Dante, "Rime", Fogola, TO 1966.-Musica: "Home" by Peter Lainson
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La tenzione tra Dante e Forese Donati
ep. 10 st. 2Rientrano nell "Rime" sei sonetti di botta e risposta tra Dante e Forese Donati, fratello di Piccarda e di Corso. Troviamo un Dante diverso rispetto a quello al quale siamo abituati; pur sperimentando lo stile comico-realista, egli sa mantenere alto il livello di composizione.Chi udisse tossir la mal fatatamoglie di Bicci vocato Forese,potrebbe dir ch’ell’ha forse vernataove si fa ’l cristallo in quel paese.Di mezzo agosto la truovi infreddata;or sappi che de’ far d’ogni altro mese!E non le val perché dorma calzata,merzé del copertoio c’ha cortonese.La tosse, ’l freddo e l’altra mala vogliano l’addovien per omor ch’abbia vecchima per difetto ch’ella sente al nido.Piange la madre, c’ha più d’una doglia,dicendo: "Lassa, che per fichi secchimessa l’avre’ ’n casa del conte Guido!".-L’altra notte mi venne una gran tosse,perch’i’ non avea che tener a dosso;ma incontanente che fu dì, fui mossoper gir a guadagnar ove che fosse.Udite la fortuna ove m’addosse:ch’i’ credetti trovar perle in un bossoe be’ fiorin coniati d’oro rosso;ed i’ trovai Alaghier tra le fosse,legato a nodo ch’i’ non saccio ’l nome,se fu di Salamone o d’altro saggio.Allora mi segna’ verso ’l levante:e que’ mi disse: "Per amor di Dante,scio’mi ". Ed i’ non potti veder come:tornai a dietro, e compie’ mi’ viaggio.-Musica: "Enfantine" by Arnito
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I' mi son pargoletta bella e nova (D. Alighieri)
ep. 9 st. 2In questa ballata, che propone, sullo stile cortese e stilnovistico, l'immagine della donna-angelo, ci sono aspetti interessanti che deviano dal modello definitivo dal tradizionale cerchio degli stilnovisti (di cui Cino da Pistoia è un ottimo esempio).La donna non lascia che sia il poeta a parlare di lei, ma lo fa in prima persona; emerge poi un'eco cavalcantiana che lascia un'ombra sul sentimento amoroso.I’ mi son pargoletta bella e nova,che son venuta per mostrare altruide le bellezze del loco ond’io fui.I’ fui del cielo, e tornerovvi ancoraper dar de la mia luce altrui diletto;e chi mi vede e non se ne innamorad’amor non averà mai intelletto,ché non mi fu in piacer alcun disdettoquando natura mi chiese a coluiche volle, donne, accompagnarmi a vui.Ciascuna stella ne li occhi mi piovedel lume suo e de la sua vertute;le mie bellezze sono al mondo nove,però che di là su mi son venute:le quai non posson esser canosciutese non da canoscenza d’omo in cuiAmor si metta per piacer altrui. -Queste parole si leggon nel visod’un’angioletta che ci è apparita:e io che per veder lei mirai fiso,ne sono a rischio di perder la vita;però ch’io ricevetti tal feritada un ch’io vidi dentro a li occhi sui,ch’i’ vo’ piangendo e non m’acchetai pui.-Musica: "Yildiz Memories" by Arnito
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Sonar bracchetti e cacciatori aizzare (D. Alighieri)
ep. 8 st. 2In questo sonetto delle "Rime", Dante descrive i motivi della vita cavalleresca del suo tempo, nello specifico quello della caccia. Compaiono però, in modo preponderante, seppur con poche parole, i temi della vergogna e del dolore.Sonar bracchetti, e cacciatori aizzare,lepri levare, ed isgridar le genti,e di guinzagli uscir veltri correnti,per belle piagge volgere e imboccareassai credo che deggia dilettarelibero core e van d’intendimenti!Ed io, fra gli amorosi pensamenti,d’uno sono schernito in tale affare,e dicemi esto motto per usanza:"Or ecco leggiadria di gentil core,per una sì selvaggia dilettanzalasciar le donne e lor gaia sembianza!".Allor, temendo non che senta Amore,prendo vergogna, onde mi ven pesanza.-Musica "Adrift"by Theo Gerard
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Guido i' vorrei che tu e Lapo ed io (D. Alighieri)
ep. 7 st. 2Dante immagina un misterioso viaggio su un vascello incatato in compagnia dei suoi amici Guido Cavalcanti e Lapo Gianni e le rispettive donne. Questo desiderio che si spande in una dimensione onirica non è però scevro da ombre malinconiche.Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed iofossimo presi per incantamentoe messi in un vasel, ch’ad ogni ventoper mare andasse al voler vostro e mio;sì che fortuna od altro tempo rionon ci potesse dare impedimento,anzi, vivendo sempre in un talento,di stare insieme crescesse ’l disio.E monna Vanna e monna Lagia poicon quella ch’è sul numer de le trentacon noi ponesse il buono incantatore:e quivi ragionar sempre d’amore,e ciascuna di lor fosse contenta,sì come i’ credo che saremmo noi.-Musica: "Near you" by Kite Flight
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Le Rime di Dante Alighieri
ep. 6 st. 2La raccolta delle "Rime" non nasce per espressa volontà di Dante. Sono rime sparse, pervenuteci per mezzi e percorsi altri, magari perché frammiste ai lavori di altri poeti. Naturalmente non appartengono a questa raccolta tutti quei componimenti poetici che invece sono inseriti nella "Vita Nova" e nel "Convivio".Sono testi preziosi, prodotti da Dante per oltre un ventennio; sono un esempio ed una testimonianza del noviziato poetico di Dante che lo ha portato a realizzare l'assoluto capolavoro della "Divina Commedia".
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Approfondimenti biografici su Dante pt. 2
ep. 5 st. 2Prosecuzione della puntata precedente.Fonte: "Dante", saggio contenuto in "Le origini e il Duecento" in "Storia della letteratura italiana" a cura di E. Malato, Salerno Editrice, Roma 1995.Lettura dell'"Epistola XII".-Musica: "Piece by Piece" by Nothwestern
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Approfondimenti biografici su Dante pt. 1
ep. 4 st. 2Il lavoro di ricostruzione della biografia di Dante è stato molto faticoso ed incerto. Buona parte di ciò che sappiamo lo possiamo ricavare proprio dalle opere dantesche...-Musica: "Piece by Piece" by Nothwestern
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Breve biografia di Dante
ep. 3 st. 2 Di Dante Alighieri non abbiamo molte notizie certe. Forse è l'autore di cui possediamo il minor numero di notizie certe.Ci soffermeremo su aspetti particolari e più precisi della vita dell'autore ogni volte che ne avremo l'occasione durante l'analisi delle sue opere.-Musica: "Piece by Piece" by Nothwestern
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Ritratti di Dante (Villani e Boccaccio)
ep. 2 st. 2Prendiamo in considerazione due resoconti sulla vita di Dante fatti da due autori importanti, Giovanni Villani e Giovanni Boccaccio. Villani, com'è nel suo stile e nelle sue intenzioni, fa un resoconto oggettivo della sua figura e ne parla con i toni tipici del cronachista. Boccaccio invece, da abile narratore, racconta sia i tratti fisici che psicologici, facendo leva in particolare sugli aspetti artistici e letterari.Musica: "Enchantment" by Dan Barracuda
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Dante Alighieri (anteprima)
ep. 1 st. 2Dante è sicuramente il più importante autore della civiltà comunale; non soltanto per la "Divina Commedia"... inestimabile è il suo contributo all'umanità. Questa considerazione sarà sempre presente nell'arco della seconda stagione del podcast.Dante ha vissuto la crisi e con tenacia e solidità ha dato al mondo una direzione morale da perseguire per provare a salvare gli uomini dalla infimità del loro essere.
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Autunno del Medioevo: Il conflitto fra Papato e Impero
ep. 102 st. 1Il Medioevo europeo è stato un'epoca segnata in profondità da un dualismo di potere senza precedenti, che vedeva contrapposti due poteri definiti "universali" per la loro pretesa di autorità su tutta la cristianità: il Papato e l'Impero. Se l'Imperatore incarnava l'autorità politica e temporale, il Papa rappresentava il potere spirituale della Chiesa. Questo rapporto, complesso e spesso conflittuale, costituì uno dei temi centrali della storia politica e religiosa del periodo, con tensioni sulla legittimità e sulla supremazia che si protrassero con diversa intensità dal 1075 al 1313.
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Autunno del Medioevo: il dibattito filosofico del XIII secolo
ep. 101 st. 1Il XIII secolo può rappresentare l'apice della dinamicità culturale del periodo medievale. Il motore di questa rivoluzione fu la riscoperta, dopo secoli di oblio, del sapere filosofico e scientifico dell'antichità greca.Questa conoscenza non arrivò direttamente da Bisanzio, ma fu mediata, e in alcuni casi profondamente rielaborata, dalle tradizioni intellettuali araba e giudaica.Riferimenti al saggio "L'autunno del Medioevo" di G. Stabile, contenuto in "Storia della letteratura italiana", voll II "Le origini e il Duecento", Salerno Editrice, Roma 1995.-Musica: "Skylight" by Corals
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Il volto delle donne dei poeti stilnovisti (D. Pirovano)
ep. 100 st. 1Lettura tratta da "Il dolce Si lnovo" di D. Pirovano, Salerno editrice, Roma 2014. Ci si sofferma su una questione interessante: i poeti stilnovisti, maestri impareggiabili nell'elogio dell'amore, non hanno mai effettivamente descritto il volto delle loro amate.-Musica: "Piece by Piece" by Northwestern
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Un pensiero di Calvino su Cavalcanti
ep. 99 st. 1"In Cavalcanti tutto si muove così rapidamente che non possiamo renderci conto della sua consistenza ma solo dei suoi effetti [..]. Alle origini della letteratura italiana – e europea – queste due vie sono aperte da Cavalcanti e da Dante. L’opposizione vale naturalmente nelle sue linee generali, ma richiederebbe innumerevoli specificazioni, data l’enorme ricchezza di risorse di Dante e la sua straordinaria versatilità. Non è un caso che il sonetto di Dante ispirato alla più felice leggerezza («Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io») sia dedicato a Cavalcanti."Tratto da I. Calvino, "Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio.", Garzanti, MI 1988.-Musica: "Nowhere To Be" by Cory Alstad
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Donna me prega (commento di E. Pasquini)
ep. 98 st. 1Lettura del commento di Emilio Pasquini della canzone di Guido Cavalcanti "Donna me prega perch'io voglio dire".Donna mi prega perch’io voglio dired’un accidente che sovente è feroed è sì altero - ch’è chiamato amore.Sì chi lo nega possa ’l ver sentire.Ed, a presente, canoscente chero,perch’io no spero - ch’om di basso corea tal ragione porti canoscenza:che senza - natural dimostramentonon ò talento - di voler provarelà ove posa e chi lo fa creare,e qual è sua vertute e sua potenza,l’essenza, - poi ciascun suo movimento,e ’l piacimento - che ’l fa dire amaree s’omo per veder lo po’ mostrare. In quella parte dove sta memoraprende suo stato, sì formato comediaffan da lume, - d’una scuritatela qual da Marte vene e fa dimora.Elli è creato ed à sensato nome,d’alma costume - e di cor volontate.Ven da veduta forma che s’intende,che prende - nel possibile intellettocome ’n subietto - loco e dimoranza.In quella parte mai non à pesanzaperchè da qualitate non descende:resplende - in sè perpetuale effetto;non à diletto, - ma consideranza;sì che non potè là gir simiglianza. Non è vertute, ma da quella venech’è perfezione, che si pone talenon razionale -, ma che sente dico.For di salute giudicar mantene,chè la ’ntenzione per ragione vale.Discerne male - in cui è vizio amico.Di sua potenza segue spesso mortese forte - la vertù fosse impedita,la quale aita - la contraria via,non perchè oppost’a naturale sia;ma quanto che da buon perfetto tort’èper sorte - non po’ dire om c’aggia vitache stabilita - non à segnoria:a simel po’ valer quand’om l’oblia. L’esser è quando lo voler è tantoch’oltra misura di natura torna:poi non s’adorna - di riposo mai.Move cangiando color riso e piantoe la figura con paura storna:poco soggiorna: - ancor di lui vedraiche ’n gente di valor lo più si trova.La nova - qualità move sospirie vol ch’om miri - in non fermato locodestandos’ira, la qual manda foco.Imaginar non pote om che no ’l prova.Nè mova - già però ch’a lui si tirie non si giri - per trovarvi gioconè certamente gran saver nè poco. De simil trage complexione sguardoche fa parere lo piacere certo:non po’ coverto - star quand’è sì giunto.Non già selvaggio le beltà son dardo,chè tal volere per temer è sperto:consegue merto - spirito ch’è punto.E non si po’ conoscer per lo viso:c’om priso - bianco in tale obietto cade,e chi ben aude - forma non si vede.Dunqu’elli meno che da lui procede:for di colore d’esser è diviso,assiso - mezzo scuro luce rade:for d’onne fraude - dice, degno in fede,che solo di costui nasce mercede. Tu poi sicuramente gir, canzone,là ’ve ti piace, ch’io t’ò sì adornatach’assai laudata - sarà tua ragioneda le persone - ch’anno intendimento:di star con l’altre tu non ài talento.-Musica: "Velvet morning" by Tobias Voigt
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Perch'i' no spero di tornar giammai (G. Cavalcanti)
ep. 97 st. 1La tragicità tipica di Cavalcanti, in questa ballata risulta piuttosto attenuata; è più corretto, in questo caso, parlare di malinconia e di rassegnazione della propria condizione devastata dall'amore.Il poeta è lontano dalla donna amata e sente su di sé un presentimento di morte. Scrive dunque un messaggio di addio affidato alla poesia.Perch'i’ non spero di tornar giammai,ballatetta, in Toscana,va tu, leggera e piana,dritt’ a la donna miache per sua cortesiati farà molto onore.Tu porterai novelle di sospiri,piene di doglia e di molta paura;ma guarda che persona non ti miriche sia nemica di gentil natura,tu saresti contesa,tanto da lei ripresa,che mi sarebbe angoscia,dopo la morte posciapianto e novel dolore.Tu senti, ballatetta, che la mortemi stringe sì che vita m’abbandona,e senti come ’l cor si sbatte forteper quel che ciascun spirito ragiona.tanto è distrutta già la mia personach’i’ non posso soffrire:se tu mi vuo’ serviremena l’anima teco,molto di ciò ti preco,quando uscirà del core.Deh ballatetta, alla tua amistatequest’anima che trema raccomando:menala teco nella sua pïetatea quella bella donna a cui ti mando.Deh! ballatetta, dille sospirandoquando le se’ presente:questa vostra serventeviene per star con vui,partita da coluiche fu servo d’Amore.’Tu, voce sbigottita e deboletta,ch’esci piangendo de lo cor dolente,coll’anima e con questa ballatettava ragionando della strutta mente.Voi troverete una donna piacentedi sì dolce intellettoche vi sarà dilettodavanti starle ognora. Anima, e tu l’adorasempre nel su’ valore.-Musica: "Another chapter" by Brock Hewitt
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Voi che per li occhi mi passaste 'l core (G. Cavalcanti)
ep. 96 st. 1Se in "Chi è questa che vèn..." domina la lode alla dama, in "Voi che per li occhi mi passaste 'l core" prevalgono gli effetti dell'amore sull'amante, che ne è vittima. La mente e i sensi del poeta vengono sconvolti dalla forza irrazionale dell'amore...Voi che per li occhi mi passaste ’l coree destaste la mente che dormia,guardate a l’angosciosa vita mia,chè sospirando la distrugge amore.E ven tagliando di sì gran valoreche’ deboletti spiriti van via;riman figura sol’ en signoriae voce alquanta che parla dolore.Questa virtù d’amor, che m’à disfatto,da’ vostr’occhi gentil presta si mosse:un dardo mi gittò dentro da ’l fianco.Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,che l’anima tremando si riscosseveggendo morto ’l cor nel lato manco.Musica: "Mist" by Giulio Fazio
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Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira (G. Cavalcanti)
ep. 95 st. 1In questo sonetto si come il punto di partenza provenga da Guinizzelli e al tempo stesso vi sia già un superamento del modello guinizzelliano. La lode sfocia nell'ineffabilità. Qui abbiamo infatti un assaggio della tragicità di Cavalcanti; egli è sbigottito perché il mistero della donna è insuperabile ed è incomprensibile attraverso i mezzi umani. Non possiamo dire che la donna che qui appare sia propriamente la donna-angelo di Guinizzelli o di Cino da Pistoia; è sì un'apparizione miracolosa, ma è avvolta nel dramma e nell'angoscia.Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,che fa tremar di chiaritate l’âree mena seco Amor, sì che parlarenull’omo pote, ma ciascun sospira?O Deo, che sembra quando li occhi gira!dical’ Amor, ch’i’ nol savria contare:cotanto d’umiltà donna mi pare,ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira.Non si poria contar la sua piagenza,ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute,e la beltate per sua dea la mostra.Non fu sì alta già la mente nostrae non si pose ’n noi tanta salute,che propiamente n’aviàn canoscenza.
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La drammaticità di Guido Cavalcanti
ep. 94 st. 1Guido Cavalcanti si distingue dagli altri stilnovisti perché mette il discorso amoroso su un piano fortemente drammatico. Il tema del saluto e della lode risultano compromessi; in lui l'amore non salva ma distrugge!
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Tre amici poeti dello Stilnovo
ep. 93 st. 1Quando si pensa al Dolce Stilnovo, la mente viene immediatamente catturata dalla grandezza di giganti come Dante Alighieri, Guido Cavalcanti e Guido Guinizzelli. Essi sono giustamente le stelle polari di quella rivoluzione lirica che ha forgiato la nostra lingua e la nostra sensibilità. Tuttavia, per comprendere appieno la ricchezza e la complessità di questo movimento, è essenziale spostare lo sguardo e illuminare le figure meno note, gli "amici" poeti che, pur non avendo lasciato opere di pari monumentalità, hanno contribuito in maniera determinante a tessere la trama di quel capolavoro corale.Lapo Gianni, Dino Frescobaldi e Gianni Alfani.
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Angel di Deo simiglia in ciascun atto (Cino da Pistoia)
ep. 92 st. 1Cino da Pistoia è fra tutti gli stilnovisti quello che è rimasto fermo nell'aderenza all'ideologia del Dolce Stilnovo. Si può dire che ha esplorato con massima profondità e varietà i temi e i motivi tipici dello Stilnovo; è infatti una fonte preziosa per comprendere appieno le sfumature di questa corrente.La sua produzione letteraria è molto vasta; il suo Canzoniere è il più ampio del fruppo degli stilnovisti.Angel di Dio simiglia in ciascun attoQuesta giovine bella,Che m’ha con gli occhi suoi il cor disfatto. E di tanta virtù si vede adorna,Che chi la vuol mirare,Sospirando, convielli il cor lasciare.Ogni parola sua sì dolce pare,Che là ove posa tornaLo spirito che meco non soggiorna;Però che forza di sospir lo storna,Sì angoscioso è fattoQuel loco dello quale Amor l’ha tratto. Io non m’accorsi, quando la mirai,Ch’Amore assaltò gli occhi, onde disfattoFuor dell’alma trovaiLa mia virtù che per forza lasciai;E non sperando di campar già mai.Di ciò più non combatto:Dio mandi il punto di finir pur ratto. Ballata, a chi del tuo fattor dimanda,Dilli che tu lo lasciasti piangendoE comiato pigliasti,Che vederlo morir non aspettasti:Però lui che ti mandaA ciascun gentil cor lo raccomanda;Ch’io per me non accatto,Com’più viver mi possa a nessun patto.
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Al cor gentil rempaira sempre amore (G. Guinizzelli)
ep. 91 st. 1Questa canzone costituisce un vero e proprio manifesto di poetica: è la dischiarazione della poetica del Dolce Stilnovo.Lettura, commento, parafrasi e riflessione.Al cor gentil rempaira sempre amorecome l’ausello in selva a la verdura; né fe’ amor anti che gentil core,né gentil core anti ch’amor, natura: ch’adesso con’ fu ’l sole,sì tosto lo splendore fu lucente,né fu davanti ’l sole;e prende amore in gentilezza lococosì propïamentecome calore in clarità di foco.Foco d’amore in gentil cor s’aprendecome vertute in petra prezïosa, che da la stella valor no i discendeanti che ’l sol la faccia gentil cosa; poi che n’ha tratto fòreper sua forza lo sol ciò che li è vile,stella li dà valore:così lo cor ch’è fatto da naturaasletto, pur, gentile,donna a guisa di stella lo ’nnamora.Amor per tal ragion sta ’n cor gentileper qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su’ diletto, clar, sottile;no li stari’ altra guisa, tant’è fero. Così prava naturarecontra amor come fa l’aigua il fococaldo, per la freddura.Amore in gentil cor prende riveraper suo consimel lococom’ adamàs del ferro in la minera.Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:vile reman, né ’l sol perde calore; dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»;lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om féche gentilezza sia fòr di coraggioin degnità d’ere’sed a vertute non ha gentil core,com’aigua porta raggioe ’l ciel riten le stelle e lo splendore.Splende ’n la ’ntelligenzïa del cieloDeo crïator più che [’n] nostr’occhi ’l sole: ella intende suo fattor oltra ’l cielo,e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con’ segue, al primero,del giusto Deo beato compimento,così dar dovria, al vero,la bella donna, poi che [’n] gli occhi splendedel suo gentil, talentoche mai di lei obedir non si disprende.Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,sïando l’alma mia a lui davanti. «Lo ciel passasti e ’nfin a Me venistie desti in vano amor Me per semblanti: ch’a Me conven le laudee a la reina del regname degno,per cui cessa onne fraude».Dir Li porò: «Tenne d’angel sembianzache fosse del Tuo regno;non me fu fallo, s’in lei posi amanza».
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Io voglio del ver la mia donna laudare (G. Guinizzelli)
ep. 90 st. 1Come ha detto Gianfranco Contini, "Io voglio del ver la mia donna laudare" è un repertorio di topoi stilnovistici. Qui compaiono tutti insieme; e da ora in poi torneranno e verranno ripresi dagli altri poeti. Dante stesso definità il dolce stile partendo proprio da questo sonetto. In qualche modo, questo è l'antecedente più vicino al trattamento che Dante riserverà a Beatrice.Io vogliọ del ver la mia donna laudareed asembrarli la rosa e lo giglio:più che stella dïana splende e pare,e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.Verde river’ a lei rasembro e l’âre,tutti color di fior’, giano e vermiglio,oro ed azzurro e ricche gioi per dare:medesmo Amor per lei rafina meglio.Passa per via adorna, e sì gentilech’abassa orgoglio a cui dona salute,e fa ’l de nostra fé se non la crede;e no·lle pò apressare om che sia vile;ancor ve dirò c’ha maggior vertute:null’ om pò mal pensar fin che la vede.
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L'amore nella novità di Guido Guinizzelli
ep. 89 st. 1Con lo Stilnovo, complice anche il nuovo vigore che la Chiesa manifesta, passando attraverso la lotta contro le eresie, il pensiero di San Tommaso d'Aquino e la mistica francecana, l'elogio alla donna, all'amore, ruota intorno al sistema delle virtù cristiane. Addirittura, Dio rimprovererà il poeta per amare la donna di un amore che solo a lui può spettare...
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Il Dolce Stilnovo (introduzione)
ep. 88 st. 1Guido Guinizzelli supera la lirica siciliana e la siculo-toscana, proponendo una novità inedita: la fedeltà incondizionata all'ispirazione d'Amore...Per capire meglio questo discorso, vi incito a recuperare le puntate precedenti alla prosa novellistica, dalla 60 alla 75. Ripartiamo da qui e riprendiamo il discorso sulla poesia del Duecento.
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ABOUT THIS SHOW
Assaggi di Letteratura. Senza pretese, a più riprese... sintesi, concetti chiave e spiegazioni di tutta la letteratura italiana. Per studenti, appassionati, curiosi e volenterosi.A cura di Gianmaria Guida, professore di Lingua e Letteratura Italiana.La musica della sigla si intitola Follow your heart di A.T.M. (Open Source)
HOSTED BY
Gianmaria Guida
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