PODCAST · education
Augmenta. Podcast
by Formazione continua SUPSI
Ogni anno migliaia di professionisti decidono di intraprendere un percorso di formazione continua. Chi vuole affinare le proprie capacità di conduzione o le cosiddette soft skills; chi si affaccia a nuovi aspetti e strumenti del proprio lavoro; o ancora chi vuole aprirsi ad altri mondi. Tutte queste storie personali sono accomunate dalla traduzione nel quotidiano delle competenze acquisite in aula. Augmenta.Podcast esplora corsi, tendenze e progetti di un mondo del lavoro che cambia, con un tono semplice ma non semplicistico e con la licenza di non prendersi sempre troppo sul serio.Augmenta.Podcast è realizzato da Andrea Ramani, responsabile dell’Ufficio stampa SUPSI, e Federica Cameroni, responsabile dell’area marketing del mandato della Formazione continua della SUPSI.
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Matemati…che? - S03E08
La matematica continua a essere percepita come una delle materie più temute. Da anni però il mondo della scuola sta cercando nuovi modi per insegnarla. Attività ludiche ed esperienziali, sin dalla scuola dell’infanzia, aiutano a sviluppare capacità di astrazione e passione per una disciplina tanto importante quanto affascinante.Il senso comune tende ancora a rappresentare la matematica come uno scoglio che non tutti riescono a sormontare, con tutte le frustrazioni che ne possono derivare. Da questa percezione nasce la volontà di riappacificare studenti e docenti con la matematica, cercando nuove vie per insegnarla. Perché un nodo fondamentale riguarda proprio il modo in cui viene trasmessa.In quasi due decenni in Ticino si è costituita una comunità di insegnanti e docenti universitari che si incontrano per scambiarsi idee, progettare attività, creare materiali didattici e organizzare eventi. In aula queste idee si traducono in attività ludiche ed esperienze concrete legate alla vita quotidiana. Da qui gli allievi sviluppano gradualmente le capacità di astrazione necessarie per comprendere la matematica.Logica, scoperta e creatività sono le chiavi per stimolare gli allievi. Per i docenti, invece, la parola d’ordine è spesso collaborazione e condivisione, anche a tavola. Ascoltare per credere.Ne parliamo con:Silvia Sbaragli, professoressa in Didattica della matematica e responsabile del Centro competenze didattica della matematica al DFA/ASP della SUPSI;Laura Battaini, docente di scuola dell’infanzia;Matteo Morandi, docente di scuola elementare.
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Dal lineare al circolare - S03E07
Misurare gli impatti delle proprie attività e tracciare il ciclo di vita dei prodotti sta diventando un requisito imprescindibile per le aziende. Oltre a rispondere al contesto normativo, questi orientamenti possono rivelarsi delle nuove e interessanti leve strategiche.Il paradigma del prodotto di consumo a basso costo e dalla durata di vita limitata sta facendo il suo tempo. In Europa si spinge affinché la loro concezione cambi, attraverso una progettazione che garantisca più vite una volta esaurita la sua funzione principale.Parallelamente, molte aziende stanno abbandonando il sentiero dell’economia lineare per imboccare quello dell’economia circolare. Un vero e proprio riorientamento strategico e un investimento per il futuro.Il primo passo di questa transizione passa dal monitoraggio dei propri consumi, della supply chain e dei prodotti di scarto. In questo modo si possono iniziare ad immaginare nuovi metodi, collaborazioni e nuovi modi per valorizzare quello che fino a ieri era considerato un rifiuto o un costo inevitabile.E in questo senso la conoscenza è potere.Ne parliamo con:Rosario Pirrotta, collaboratore scientifico presso il Laboratorio di sistemi di produzione sostenibili e responsabile del SAS Lifecycle Assessment e del SAS Economia Circolare;Alessandro Fontana, docente-ricercatore senior all’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile della SUPSI.
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I tuoi occhi non si fanno più pesanti S03E06
Attraverso la voce, il ritmo e altre tecniche la comunicazione ipnotica può aiutare una persona a trovare uno stato di maggior focalizzazione, facendo capo a risorse proprie. In cosa diverge dall’ipnosi clinica o da spettacolo? Ne parliamo in questa nuova puntata di Augmenta.Podcast.Bisogna sgomberare subito il tavolo dai vari pendoli, dalle palpebre calanti o dalle frasi ad effetto come “quando schioccherò le dita, ti risveglierai”. La comunicazione ipnotica nulla ha a che vedere con l’ipnosi da spettacolo, né per finalità né per gli strumenti che utilizza. Piuttosto, questo particolare tipo di comunicazione consente al curante di supportare il proprio paziente nell’entrare autonomamente in un particolare stato: più calmo, più concentrato, meno suscettibile agli stimoli esterni.Gli strumenti a disposizione del terapista sono, fra gli altri, la parola e la relazione; strumenti e terreno su cui costruire un’alleanza terapeutica che possa portare un beneficio per l’attività del curante e, di riflesso, al suo paziente.Gli ambiti in cui si può utilizzare la comunicazione ipnotica sono molti: riabilitazione, salute mentale, cure palliative ma anche nel proprio quotidiano.Ne parliamo con:Veronica Paggi, infermiera specializzata in oncologia e cure palliative, docente professionista e responsabile del SAS Basi di comunicazione ipnotica;Yuri Maritan, ergoterapista, consulente sessuologico, docente professionista alla SUPSI e partecipante al SAS Basi di comunicazione ipnotica.
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Seguendo una nuova bussola - S03E05
Il contesto globale e le scelte politiche stanno portando a una riduzione massiccia del sostegno pubblico ai progetti di cooperazione e sviluppo. Una situazione che impone un ripensamento e un riposizionamento delle attività e delle strategie di chi opera nel settore.Il taglio più radicale, e ampiamente contestato dalle più importanti ONG, è stato la riduzione del 92% dei contributi a USAID, operato a inizio 2025 dall’amministrazione Trump. Lo stop immediato all’erogazione dei finanziamenti ha decretato la fine dell’agenzia statunitense per lo sviluppo che da sola gestiva il 42% degli aiuti umanitari mondiali. Seppur non con la medesima intensità, molti altri governi stanno riducendo il proprio impegno nei programmi di cooperazione e sviluppo, modificando profondamente il quotidiano di associazioni e organizzazioni.Per garantire una continuità nelle attività, per queste realtà diventa sempre più necessario riorientare i propri interventi, focalizzandosi su gruppi e problematiche più prossime.Un discorso analogo vale anche per la ricerca di finanziamenti: non potendo più fare capo (o in maniera ridotta) al sostegno pubblico, associazioni e ONG devono sviluppare e aprire nuovi canali di finanziamento. La generosità dei cittadini e di organizzazioni filantropiche non è venuta meno, ma occorre sapere come muoversi in un terreno che per molti finora è stato poco, se non per nulla, esplorato.Ne parliamo con:Anna Jaquinta, ricercatrice presso il Centro Competenze in Cooperazione e sviluppo della SUPSI, responsabile del CAS in Cooperazione e sviluppo;Federica Giudici, direttrice della Cooperativa Baobab;Giampiero Giacomel, consulente e docente in ambito di fundraising in Svizzera, Italia e Regno Unito e docente SUPSI dei SAS in fundraising.
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La versione migliore di te - S03E04
La diffusione delle intelligenze artificiali generative rende ancora più rilevanti le competenze umane e sociali. La crescita personale va però accompagnata da azioni concrete e osservabili.Una promessa, e una traiettoria evidente, insita nella diffusione degli strumenti d’intelligenza artificiale generativa riguarda la riduzione significativa di molte attività operative. In cosa si tradurrà l’aumento della produttività è tanto un tema di società, quanto delle singole realtà che vieppiù integreranno questi strumenti nel loro quotidiano. La direzione che verrà data a questo cambiamento tecnologico rimarrà un affare prettamente umano. Come squisitamente non-digitali resteranno i nostri rapporti professionali e personali.Saper gestire sé stessi nei rapporti con gli altri è un tema sempre più sentito in molte realtà aziendali: un team coeso è in grado di affrontare i repentini cambiamenti che stiamo vivendo. Per arrivarci occorre lavorare sulle proprie competenze. Non basta raccontarsi di essere migliori, occorre piuttosto tradurre la consapevolezza di sé in comportamenti osservabili, che incidano sulla realtà. Nel passaggio fra il dire e il fare – fra il vorrei e il riesco – si collocano le cosiddette empowering skills.Ne parliamo con:Rossana Andreotti, psicologa, coach e docente del CAS Empowering skills, con un passato manageriale alle spalle;Eliana Stefanoni, psicologa, counselor e coach, e docente senior dell’Area management, risorse umane e economia della Formazione continua della SUPSI.
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Quanto è intelligente la tua città? - S03E03
I grandi agglomerati urbani stanno compiendo un percorso di trasformazione per diventare smart cities. In Svizzera si ragiona soprattutto sull’utilizzo delle tecnologie per migliorare i servizi e coinvolgere la popolazione.Il concetto di smart city può richiamare alla mente scenari immaginati dalla fantascienza: il robot che raccoglie i rifiuti e pulisce le strade; schermi luminosi sulle facciate dei palazzi e nelle metropolitane; nuovi e rapidissimi sistemi di spostamento urbano. Il solo limite è la fantasia. Sebbene le metropoli high tech vadano anche in queste direzioni, in Svizzera una città intelligente è soprattutto una città più sostenibile e in grado di affrontare meglio le complessità.Che si tratti di consumi energetici o idrici, partecipazione della popolazione, di facilitare l’accesso della cittadinanza a documenti utili o a snellire le pratiche, le città elvetiche stanno compiendo uno sforzo per migliorare e rendere più efficienti i propri servizi. Il digitale non è la finalità, piuttosto il vettore di questo cambiamento, in cui le necessità della popolazione sono la bussola che guida l’operato degli enti locali.Ne parliamo con:Paolo Camponovo, IT manager della città di Mendrisio;Albedo Bettini, ricercatore all’Istituto sostenibilità applicata all'ambiente costruito della SUPSI e responsabile del CAS Smart City.
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Un supporto alla medicina legale - S03E02
Il CAS in infermieristica forense forma professionisti della salute in grado di produrre documentazione rilevante ai fini di inchieste e procedimenti. Queste nuove figure fungono anche da antenne sul territorio per identificare situazioni di violenza domestica.Nel 2024 in Svizzera 26 persone sono morte per violenza domestica, in gran parte donne. Un numero che interpella tutta la società e che si inserisce in una altrettanto drammatica statistica che, sempre nel 2024, riferiva di 21mila casi di violenza domestica registrati in tutta la Svizzera, in cui il 70% delle vittime erano donne.Il fenomeno della violenza domestica è affrontato con grande serietà dall’autorità politica. In Ticino, il Cantone sta attuando un Piano d’azione con un’articolata serie di misure, in cui si inserisce il CAS in Infermieristica forense, proposto dalla SUPSI in collaborazione con l’Istituto di medicina legale.L’obiettivo è formare infermiere e infermieri che siano in grado, nei casi evidenti o di fronte a lesioni sospette, di produrre una documentazione adeguata alle eventuali necessità del medico legale e alle inchieste giudiziarie. Ma non solo. Queste figure sviluppano competenze di accoglienza, ascolto e indirizzamento verso una rete di supporto le vittime non dichiarate di violenza domestica.Ne parliamo con:Cinzia Campello, docente-ricercatrice senior presso il Centro competenze psicologia applicata della SUPSI e responsabile del CAS in Infermieristica forense;Lorenzo Pezzoli, professore in psicologia applicata, responsabile del Centro competenze psicologia applicata della SUPSI e responsabile del CAS in Infermieristica forense.
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Smettere di fumare s’impara - S03E01
Spegnere definitivamente la sigaretta non è un processo lineare, ma un percorso fatto di ricadute. I fumatori possono però contare su una rete di professionisti della salute pronti ad aiutarli a liberarsi dalla dipendenza alla nicotina.Il 23.9% della popolazione svizzera dai 15 anni in su fuma. Una cifra che sale al 25.7% in Ticino. Dati che nel tempo non riescono a diminuire: malgrado le campagne di prevenzione e una diffusa consapevolezza sui danni del tabacco, un marketing aggressivo e nuovi prodotti non riescono a far scendere il numero di tabagisti.Abbandonare la sigaretta è un percorso complesso, anche perché la nicotina è una sostanza che crea rapidamente un’elevata assuefazione. Non esistono ricette miracolose, piuttosto percorsi fatti anche di frustranti ricadute, in cui il tabagista deve trovare le proprie risorse e le proprie motivazioni per smettere.A supporto di chi vuole buttare la sigaretta, esiste una rete di specialisti in tabaccologia. Medici e consulenti che possono accompagnare nel percorso di cessazione di questa dipendenza. Una rete che si è consolidata nel 2022 con il primo CAS in Tabaccologia, formazione lanciata dalla SUPSI come una prima a livello svizzero e pronta ad essere riproposta ai professionisti della salute.Ne parliamo con:Dea Degabriel, dottoressa specialista in medicina interna generale e responsabile del centro competenza tabaccologia all’Ospedale regionale di Lugano (EOC);Elena Haechler, consulente di tabaccologia alla Lega Polmonare Ticinese;Mauro Realini, docente senior SUPSI e responsabile del CAS in Tabaccologia.
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È un mondo piccolo - In pratica #9
La globalizzazione ha reso il mondo più piccolo. Il telefono che avete in tasca ne è un buon esempio: disegnato negli Stati Uniti o in Corea, assemblato in Cina con componenti fabbricate con materie prime da tutto il mondo, al suo interno app sviluppate chissà dove. Un lungo giro per arrivare fin qui ed essere usato per un selfie o, perché no, per ascoltare un podcast che parla di formazione continua…Con le merci si sono spostate sempre di più anche le persone: chi spinto dalle opportunità, chi costretto dalle necessità, rendendo sempre più multiculturale la nostra società. La situazione è evidente soprattutto in contesti di socializzazione secondaria come la scuola. Se in passato in Svizzera si parlava di secondos e anni dopo di immigrazione dai Balcani, oggi si è ampliata notevolmente l’origine degli allievi, che ormai provengono dai quattro angoli del globo.Culture d'origine tanto diverse confrontano i docenti con nuove esigenze e prospettive e si prestano come occasione per immaginare nuove attività didattiche, ma non solo. Riflettere sulle diversità culturali, può fornire spunti per affinare l’approccio alle individualità di una classe, valorizzando le peculiarità di ogni suo singolo membro.In quest’ultima puntata di “In pratica” vi portiamo in giro per il mondo insieme a:Lorenza Rusconi-Kyburz: docente-ricercatrice al Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica SUPSI e responsabile del CAS Interculturalità e plurilinguismo nella scuolaAlessia Masnari e Giulia Ferdani: docenti titolari presso le Scuole elementari di Molino Nuovo.
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Il valore di un sorriso - In pratica #8
Quanto può far bene un sorriso? Nella vita di tutti i giorni già aiuta, pensate al suo valore all’interno delle mura di un ospedale, dove capita che la sofferenza fisica ed emotiva si intrecci con il tempo che rallenta o sembra non passare mai. Luoghi in cui la socialità indossa camici bianchi. Ora provate a immaginare come un bambino possa vivere tutto questo e, a seconda dell’età, essere consapevole di quello che gli sta capitando.In una simile situazione, una pausa di colore e leggerezza assume un grande valore, come una parentesi in cui l’attenzione si sposta sulla sorpresa, sulla fantasia e sull’incanto, non più sulla malattia e sul dolore. Quanto può dunque valere un sorriso? Anche per chi vede gli occhi del proprio figlio illuminarsi di un sincero stupore, quando dal corridoio non arriva, o non arriva solo, un medico o un infermiere, ma un Dottor Sogni, con il suo buffo e colorato travestimento.In Svizzera la Fondazione Theodora si occupa di formare artisti professionisti per diventare dottori e dottoresse Sogni, per poi organizzare visite settimanali negli ospedali e negli istituti per bambini con disabilità.Al microfono oggi abbiamo una di loro: la Dottoressa Principessa Wilma, al secolo Brita Kleindienst, attrice e regista.Con lei, Daniel Bausch, responsabile della Formazione continua all’Accademia Teatro Dimitri.
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Ci vuole energia - In pratica #7
Complice la situazione geopolitica internazionale, negli ultimi anni ci siamo un po’ tutti interessati alle questioni energetiche, appurando che capirci qualcosa non era sempre evidente. Certo è che il tema dell’approvvigionamento, dell’autoproduzione e della sostenibilità si sono fatti più familiari e molti proprietari di immobili, dal piccolo proprietario ai grandi gruppi immobiliari, sicuramente si sono posti la domanda se valesse la pena perlomeno interessarsi alla posa di qualche pannello fotovoltaico sul proprio tetto.L’iniziativa privata è uno dei tasselli che compongono un mosaico più ampio, in cui gli enti locali giocano un doppio ruolo. Quello di primi consulenti per chi è interessato a sfruttare nuovi vettori energetici, beneficiare di incentivi e favorire delle buone pratiche; ma anche quello di promotori e committenti di opere infrastrutturali e iniziative nei quartieri, all’interno dei propri confini e a livello regionale nella collaborazione intercomunale.In Ticino non mancano esempi virtuosi sia di progetti che di comuni che si spendono nel fornire informazioni in materia energetica alla propria cittadinanza.Oggi vi porteremo due esempi, interrogandoci anche sul contributo che può dare il mondo della formazione e della ricerca nella transizione energetica.Lo facciamo con:Viola Ferdani: responsabile dell’Ufficio energia e sostenibilità del Comune di StabioGabriele Martinenghi: capo Settore Ambiente e clima della Città di MendrisioMarco Belliardi: ricercatore per il Settore Energia e Territorio dell’Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito della SUPSI.
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Si cura la persona, non i sintomi - In pratica #6
Ancora troppo spesso associate al fine vita, le cure palliative oggi affiancano le terapie con l’obiettivo di aumentare il benessere dei pazienti. In questa puntata di Augmenta.Podcast scopriamo un progetto nato nella formazione continua e implementato in due ospedali.Entriamo in un ambito delicato che va trattato con un certo tatto, ad immagine del lavoro quotidiano di chi opera nell’ambito delle cure palliative. Questa branca della medicina ancora oggi viene spesso associata alle malattie terminali, quando invece il suo campo di intervento da tempo si è ampliato alle malattie croniche, non dimenticando tuttavia le sue origini. Le cure palliative si prefiggono di migliorare la qualità di vita del paziente. Non si tratta di un’alternativa alle cure mirate al controllo della malattia, quanto piuttosto un complemento a beneficio del benessere di un individuo confrontato con una condizione che può generare dolore, rabbia, paure e ansie.In questo contesto, curare non significa più solo intervenire sulla malattia, ma anche accompagnare la persona. Cura come gesto, come presenza, come forma di riconoscimento dell’altro.Un ambito che coinvolge tante figure professionali quante sono le esigenze di un paziente che decide di affiancare le terapie a questo tipo di cure.Ne parliamo con:Flavia Maffioli, dal 2023 è infermiera specializzata in cure palliative. Alle spalle ha un lungo percorso di formazione continua e anni di esperienza in cure intense e in ambito geriatrico.Ilaria Bernardi-Zucca, responsabile dei percorsi di formazione in cure palliative, oncologia e psico-oncologia direttive anticipate e Advance care planning.
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Come ti riorganizzo l’azienda - In pratica #5
Il periodo segnato dall’incertezza sta spingendo molte aziende a rivedere le proprie strutture, a profitto di modelli più agili, flessibili, antifragili. In una parola: adattivi. In questa puntata di Augmenta.Podcast, scopriremo l’esempio delle AIL.Dazi introdotti e poi ritirati. Borse che crollano. Contesti turbolenti e convulsi. E ci limitiamo alla cronaca delle ultime settimane. Chi avrebbe potuto prevedere che gli anni ’20 del secondo millennio si sarebbero rivelati tanto frizzantini, per usare un amaro e ironico eufemismo.I battiti d’ali della famosa farfalla sembrano diventati sempre più frequenti, quasi nevrotici, indirizzando il corso degli eventi lungo un percorso accidentato, fatto di tornanti, repentini cambi di direzione, buche e dossi. In un simile quadro più di un’azienda si interroga non solo su come uscire indenne dal mare in tempesta, ma anche e soprattutto come tentare di evolvere in risposta al cambiamento.Si questionano il funzionamento e i metodi delle organizzazioni per così dire tradizionali, che nel loro essere rigide, in passato, traevano forza, come i frangiflutti che proteggono i porti dalle mareggiate. Un modello che oggi sente il peso del tempo e che sta venendo superato da sistemi più flessibili, agili e rispondenti agli imprevisti e perché no capaci anche di anticiparli. Le organizzazioni si fanno adattive sfruttando le tecnologie sul mercato, fra tutte l’intelligenza artificiale.Ne parliamo con:Michela Manini: digital transformation enabler e docente SUPSIMichael Nyffeler: project manager nel team innovazione delle Aziende industriali di Lugano (AIL)
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Per gli amici BIM - In pratica #4
Building Information Modeling, BIM. Una sigla che non sarà famigliare a chi non è avvezzo al mondo della progettazione e delle costruzioni, per cui invece rappresenta non solo il futuro ma un concreto presente.Immaginate di avere un modello in tre dimensioni di una costruzione, non solo navigabile ma che contenga tutte le informazioni necessarie per le varie fasi di vita di questo edificio, manufatto, infrastruttura. Quello che vedrete non è il BIM di per sé, ma il risultato di un processo che ottimizza la pianificazione, la realizzazione e la gestione di costruzioni.Per spiegarla meglio: il BIM è quella metodologia collaborativa che permette a tutte le figure professionali che ruotano attorno alla realizzazione di un’opera di condividere le proprie informazioni con gli altri professionisti, grazie all’ausilio di specifici software. Si potrebbe paragonare a una sinfonia suonata da un’orchestra. Il risultato dell’interpretazione di ogni musicista, lungo il dipanarsi di uno spartito. Battuta dopo battuta.A fronte della sempre più crescente popolarità, emergono nuove figure come il BIM manager e il BIM coordinator, chiamati a mettere ordine nella moltitudine di informazioni e dati che convergono verso il modello 3D.Ne parliamo con:Daniel Caruso: ha alle spalle una lunga esperienza come progettista e BIM Specialist in importanti studi di ingegneria come PINI e AFRY. Oggi lavora come BIM coordinato e BIM designer per la città di Zurigo, che si è data come obiettivo di digitalizzare tutti i suoi cantieri.Stefano Colangelo: BIM manager coordinator presso IM Maggia Engineering, azienda che si sta occupando di grossi progetti sul suolo ticinese come la nuova centrale idroelettrica del RITOM e il progetto dell’innalzamento della diga del sambuco.Davide Tamborini: docente-ricercatore Istituto sostenibilità applicata all'ambiente costruito SUPSI, di cui è Responsabile Area Formazione Continua ISAAC e BIM.
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Raccontami la tua storia - In pratica #3
Spesso la narrazione che facciamo della nostra vita e delle nostre relazioni ha un impatto negativo su di esse. Il counseling aiuta a ritessere la trama di una storia sfilacciata. Ne parliamo in questa nuova puntata di Augmenta.Podcast.L’essere umano ha il grande dono di creare storie per trovare un senso in quello che fa; un modo per ordinare una serie di eventi che accadono e dargli un significato. La narrazione però può essere influenzata da stati d’animo, da contingenze e risultare non solo sfilacciata, ma anche nociva sia per l’individuo che per il suo intorno sociale, la sua rete personale o professionale.Non sempre le storie che ci raccontiamo fanno bene e fanno bene a chi ci sta attorno.Facciamo un esempio: vi sarà capitato di avere un collega con cui le cose proprio non ingranano e da quella difficoltà costruite un universo di negatività, mettete in dubbio le sue qualità professionali e magari anche umane. Un po’ meschino, certo, ma estremamente umano. Più che chiedersi cos’ha questa persona che non va, magari sarebbe opportuno chiedersi cosa suscita in noi, cosa fa scattare dentro?Questo è uno fra gli innumerevoli esempi in cui si può inserire il counseling. Anche conosciuto come consulenza psicosociale, in cui dunque emerge una dimensione relazione, il counseling offre un aiuto e un sostegno, affinché l’individuo possa sviluppare competenze per affrontare situazioni di conflitto e disorientamento.Parlavamo di narrazione… se volete, il counseling aiuta a ritessere la trama di un racconto sfilacciato, ma anche di riscrivere il racconto che facciamo su noi stessi e a noi stessi. Si tratta anzitutto di ascoltarsi, per poter aiutare l’altro a vedersi in un’altra prospettiva.Oggi partiamo per un viaggio fatto anche di introspezione insieme a:Isabel Piazza: referente partenariati e relazioni esterne, produzione e redazione Musica ed Eventi RSI - Dipartimento Cultura e SocietàSimona Mazzagatti: infermiera alla Croce Rossa - Sezione del Sottoceneri., coordinatrice del Progetto Amico e referente per le Direttive anticipate per Croce Rossa Ticino.Annaguya Fanfani: responsabile del CAS Counsellor supervisore ad approccio integrato
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Nella tana del bianconiglio - In pratica #2
A chi non sarà capitato nella vita di dover organizzare qualcosa? Dalla settimana di vacanza, all’aperitivo con gli amici, un trasloco magari, o la festa di compleanno dei figli. Uscendo dall’ambito strettamente privato, la domanda può porsi per tutti coloro che professionalmente sono chiamati a raggiungere un obiettivo specifico in un tempo e con dei mezzi definiti e in genere limitati.I progetti sono all’ordine del giorno nelle aziende, nelle istituzioni e nelle organizzazioni e contemplano la realizzazione di iniziative come, per esempio, un evento o una campagna, la creazione di prodotti o la trasformazione dei processi e delle strutture. Spesso queste iniziative sono affidate a un project manager.Cosa distingue questa figura professionale da altre che si occupano di un medesimo obiettivo? Dove si collocano i capi progetto all’interno di una struttura aziendale?Domande lecite che in molti si saranno posti con l’emergere sempre più frequente dei project manager. In questa puntata di Augmenta.Podcast tenteremo di darne risposta, anche attraverso una serie di curiose, ma efficaci, metafore e addentrandoci nella “tana del bianconiglio”.Lo facciamo con:Virginie Pasquon: docente per la Formazione continua e per la Formazione di base della SUPSIMalcolm Tunzi: Business Program Manager
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I bambini non sono adulti in miniatura - In pratica #1
Bentornati ad Augmenta.Podcast!In questa prima puntata entriamo nel mondo della fisioterapia pediatrica, un ambito che mobilita competenze specifiche e in cui il terapista non può limitarsi a riabilitare.Vale la pena ripetersi e in questa prima puntata del podcast della Formazione continua della SUPSI lo faremo: i bambini non sono adulti in miniatura o in scala. È un concetto su cui si deve insistere soprattutto per le implicazioni insite in questa evidenza.Un bambino attraversa un percorso evolutivo fisico e cognitivo che il terapista deve tenere sempre bene in mente. A differenza dell’adulto che ha già imparato a fare, con il bambino va considerato il suo momento di vita e quello che deve ancora imparare, attraverso l’esperienza.Per questo in fisioterapia pediatrica si parla spesso di abilitare, più che di riabilitare. Significa aiutare i bambini a conquistare movimenti nuovi, a scoprire possibilità motorie che ancora non conoscono. Ed è un compito che coinvolge tutto il loro mondo.Il lavoro della rete di specialisti non si limita al solo paziente, ma alla famiglia, agli insegnanti e a tutti coloro che nel loro quotidiano possono contribuire al successo di una terapia. Legittimamente, tuttavia, questi preziosi sostegni possono anche trovarsi nella difficoltà, nello sconforto o disorientati; un altro aspetto che non può essere sottovalutato dal terapista, chiamato a supportare e fornire strumenti anche a chi circonda il bambino.Ne parliamo con:Laura Delucchi: fisioterapista specializzata in neurologia, pediatria e ippoterapia-KBrigitte Wehrli: responsabile del CAS in fisioterapia pediatrica e aggiunta responsabile della Formazione di base al Dipartimento economia aziendale sanità e sociale della SUPSIGianpiero Capra: responsabile dell’Area riabilitazione della formazione continua della SUPSI.
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Augmenta.Podcast - Teaser stagione 2
Si riaccendono i microfoni del podcast della Formazione continua SUPSI. In questa seconda stagione parola ai e alle partecipanti dei corsi, alle loro esperienze e al trasferimento delle competenze nei loro ambiti professionali.Con la serie dedicata alle pratiche di sostenibilità, abbiamo iniziato a grattare la superficie del mondo della Formazione continua della SUPSI. Un piccolo universo abitato da docenti, professionisti attivi sul territorio, da aziende, istituzioni e organizzazioni orientati al costante aggiornamento delle proprie competenze, per rispondere a contesti cangianti e sempre più sfidanti.L’esperienza dei primi 8 episodi (recuperabili qui) ci ha permesso di scoprire alcune fra le migliaia di storie professionali e personali dei e delle partecipanti ai corsi di formazione continua; testimonianze dirette degli impatti generati e del cambiamento di cui queste persone si sono fatte portatrici.Storie di vita che abbiamo voluto approfondire in questa seconda stagione di Augmenta.Podcast che ruota attorno a una domanda: “come sono state messe In pratica le competenze acquisite durante la formazione?”Nei nove episodi che ci accompagneranno a scadenza settimanale a partire dal 6 maggio, andremo a scavare nel solido, portando alla luce iniziative, progetti e attività che meritano di essere raccontati, anche per capire quanto fermento ci sia attorno a noi. Spoiler: ce n’è parecchio in tutti gli ambiti, dal mondo delle costruzioni a quello della scuola, dalla sanità alle nuove forme di organizzazione aziendale.Augmenta.Podcast – In pratica è realizzato da Andrea Ramani, responsabile dell’Ufficio stampa SUPSI, e Federica Cameroni, responsabile dell’area marketing del mandato della Formazione continua della SUPSI.Se non l’hai ancora fatto recupera la prima stagione, altrimenti ci ascoltiamo a partire dal 6 maggio sulle principali piattaforme.
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Pratiche di sostenibilità - L'inclusione attraverso la pratica teatrale
La vita è fatta di gesti, scambi, interazioni e ruoli che ci troviamo ad interpretare perlopiù inconsapevolmente, adattando il nostro copione secondo il contesto in cui ci troviamo. Si potrebbe dire che mettiamo in scena noi stessi, o meglio, parti di noi stessi, sul grande palco della vita sociale.Ora… portiamo all’estremo questa idea tanto cara a una corrente sociologica, usciamo dalla metafora e concentriamoci su chi assume il ruolo dell’attore. Ribaltando lo sguardo, magari in modo un po’ astruso, possiamo domandarci in che modo le arti performative, con la loro capacità di mettere in scena personaggi, emozioni e situazioni, posso dare gli strumenti per avvicinarci agli altri?L’attore, interpretando una parte, compie un processo di consapevolezza: sa dove si trova e quali movimenti compirà nello spazio, cosa vuole esprimere attraverso i gesti, le parole e le intonazioni. Perché non mettere a disposizione queste competenze non solo per fini drammaturgici ma per capire, coinvolgere e fornire gli strumenti espressivi a quei gruppi che per caratteristiche sono maggiormente a rischio di fenomeni di esclusione?In quest’ottica l’arte performativa può diventare un vettore d’inclusione sociale, utile anche a chi non ha fatto della recitazione la propria professione.Ne parliamo con Daniel Bausch responsabile della Formazione continua dell’Accademia Teatro Dimitri.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - La medicina di genere
Uomini e donne non si ammalano allo stesso modo. L’effetto delle terapie e persino la percezione e la gestione del dolore sono differenti a seconda del genere.Oggi lo diamo quasi per scontato, ma solo negli ultimi anni si è profilata una medicina di genere. Un approccio che va oltre gli aspetti specifici legati alla riproduzione, ma che tiene conto anche dell’influenza delle differenze socioeconomiche e culturali sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.Crescono i dati epidemiologici, quelli clinici e sperimentali. La medicina di genere sta colmando uno storico divario di conoscenza, figlio di un’impostazione legata ad un passato in cui per contingenza e poca attenzione alle questioni di genere, la scienza si concentrava solo sull’uomo.In gioco ci sono la salute, la qualità di vita e il benessere con implicazioni sociali, lavorative ed economiche. Anche questa è sostenibilità.Ne parliamo con Gianpiero Capra, responsabile dell’Area riabilitazione della Formazione continua SUPSI e Lia Sartor, fisioterapista specializzata in riabilitazione pelvica.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - La gestione degli immobili
Si stima che il parco immobiliare svizzero sia composto per circa il 60% da edifici costruiti prima del 1980. Case e palazzi, sicuramente solidi, ma che non rispondono più alle attuali esigenze, in particolare dal profilo energetico, con il puntuale mal di testa (se non peggio) quando nella buca delle lettere arriva la fattura della corrente, dell’olio combustibile o di qualsiasi altro vettore energetico venga utilizzato per scaldare il proprio focolare. Stare al passo, che in questo caso significa risanare e ammodernare, non è mai uno scherzo sia in termini di organizzazione che di investimento e il già citato mal di testa è sempre dietro l’angolo. In questa puntata parliamo della gestione degli immobili, con un percorso che corre su due binari: quello della sostenibilità ambientale, declinato al tema dei consumi e dell’efficienza energetica, e ovviamente quello della sostenibilità economica. Al microfono Ivan Curto, responsabile del MAS in Real Estate Management della SUPSI. Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - Gli spazi di lavoro (fisici, virtuali e mentali)
Se doveste descrivere il vostro luogo di lavoro che termine usereste? La scrivania del vostro computer, invece, com’è messa? Ordinatissima oppure piena di file al punto tale che avete dovuto rendere più piccole le icone per vedere tutto?I luoghi in cui lavoriamo sono fisici, virtuali, ma anche mentali: vi sarà certamente capitato di dire “devo mettere ordine ai pensieri”. Ed è l’ordine degli spazi nelle loro declinazioni la chiave di tutto, o un certo confort, una comodità passa anche da altro? C’è chi lavora meglio a casa, in smart working, e chi non può fare a meno di varcare ogni giorno la soglia del proprio ufficio. Siamo tutti diversi, ma una sintesi ci vuole e se viene fatta nel modo migliore per tutti, i benefici saranno evidenti in termini di benessere, quantità e qualità del lavoro.Parliamo di progettazione di spazi mentali, fisici e virtuali con Andrea Guida, co-responsabile del CAS Workspace Specialist della SUPSI.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - La metodologia agile
Basta sfogliare un giornale o aprire qualsiasi portale di notizie per capire che i tempi sono incerti e la situazione estremamente fluida e complessa. È difficile fare previsioni, ma sia come sia, bisogna navigare in questo mare tempestoso, cercando di trarre il meglio possibile dalla situazione.I periodi di grandi cambiamenti portano con sé riflessioni e ripensamenti su aspetti dati per acquisiti. In ambito aziendale da tempo ci s’interroga se, ma anche come, le organizzazioni "classiche" siano le strutture e gli assetti più adeguati al contesto attuale.Abbiamo già parlato di cambi di paradigma, ma anche di mentalità a differenti livelli. Oggi ci concentriamo sulla gestione dei processi di un’azienda, con tutto ciò che ne consegue e con una particolare attenzione, ovviamente, alle pratiche di sostenibilità.Parliamo di metodologia agile insieme a Michela Manini digital transformation enabler, agile coach e docente senior per la Formazione continua SUPSI e Christian Burkhalter global head of human resources del gruppo Casale e presidente dell'Agile Lab Ticino.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - La leadership responsabile
Se doveste pensare al leader di un’azienda quale sarebbe la prima immagine che vi viene in mente?Per molti sarà quella di un uomo, possibilmente di bell’aspetto, sopra i 50, non un capello fuori posto. Solido nelle sue posizioni. Figura autorevole e anche un po’ autoritaria.Le big tech hanno scompaginato questa immagine da seconda metà del Novecento, con ragazzi diventati amministratori delegati di aziende miliardarie, vestiti in abiti casual, con atteggiamenti e uscite talvolta eccentriche.Grattando questa immagine e tolte le geniali intuizioni, si è scoperto che non sempre era facile averci a che fare.È possibile uscire da un modello in cui il leader incarna necessariamente una figura autoritaria che deve dar conto delle proprie azioni, unicamente ai suoi azionisti? La domanda è retorica. Negli anni si è fatto strada un modello in cui la leadership è orientata alla creazione di valore per tutti i portatori d’interesse che ruotano attorno ad un’azienda.Ne parliamo con Ivan Ureta, già responsabile dell'area economica della Formazione continua SUPSI e con Patrizia Cattaneo Moresi, board member di Arvi, Chief Operating Officer di Moresi.Com e direttrice di Artrust.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - La responsabilità sociale d'impresa
Quante volte vi sarà capitato di sentir evocare un “rapporto di sostenibilità”: quel documento che fotografa le varie dimensioni e il cammino compiuto da un’organizzazione verso la sostenibilità. Uno strumento che s’inserisce nel più ampio tema della responsabilità sociale delle imprese, intesa come la capacità oggi di non compromettere il domani: un investimento per garantire e garantirsi un futuro; interrogare le proprie abitudini con lungimiranza, per guadagnarne in seguito.Sono molte le aziende che stanno compiendo questo cammino, migliorando il proprio impatto ambientale, il clima di lavoro, le condizioni dei propri dipendenti e selezionando con cura i propri fornitori.Una trasformazione che non è scevra da complicazioni soprattutto per quelle strutture aziendali che si confrontano con nuovi compiti.Al microfono di questa puntata di Augmenta. Podcast troviamo Jenny Assi, docente-ricercatrice senior al Centro competenze management e imprenditorialità della SUPSI e responsabile del CAS Responsabilità sociale delle imprese.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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Pratiche di sostenibilità - L’educazione allo sviluppo sostenibile
In questa prima puntata partiamo dalle basi: dall’educazione allo sviluppo sostenibile. Non solo perché le allieve e gli allievi di oggi sono i professionisti di domani, ma anche perché il pensiero su cui poggia la sostenibilità è utile, e probabilmente anche urgente, nell’ambito professionale. Prima di entrare nelle aule, il concetto di un mondo VUCA, non a caso, è stato adottato nelle aziende.Al microfono Luana Monti Jermini, docente di Didattica della geografia al Dipartimento formazione apprendimento / Alta scuola pedagogica della SUPSI e Fabio Guarneri, collaboratore scientifico del settore scuole della fondazione éducation21, centro nazionale di competenza e prestazioni per l’educazione allo sviluppo sostenibile.Per scoprire i contenuti della Formazione continua SUPSI visita Augmenta. Blog.
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ABOUT THIS SHOW
Ogni anno migliaia di professionisti decidono di intraprendere un percorso di formazione continua. Chi vuole affinare le proprie capacità di conduzione o le cosiddette soft skills; chi si affaccia a nuovi aspetti e strumenti del proprio lavoro; o ancora chi vuole aprirsi ad altri mondi. Tutte queste storie personali sono accomunate dalla traduzione nel quotidiano delle competenze acquisite in aula. Augmenta.Podcast esplora corsi, tendenze e progetti di un mondo del lavoro che cambia, con un tono semplice ma non semplicistico e con la licenza di non prendersi sempre troppo sul serio.Augmenta.Podcast è realizzato da Andrea Ramani, responsabile dell’Ufficio stampa SUPSI, e Federica Cameroni, responsabile dell’area marketing del mandato della Formazione continua della SUPSI.
HOSTED BY
Formazione continua SUPSI
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