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Charlot

Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.

  1. 100

    Inseguendo quel suono

    ®Non è semplicemente la musica composta per accompagnare le immagini, la colonna sonora di un film orienta le emozioni, aiuta e il senso di una scena, la trasforma in qualcosa d’indimenticabile. Da qualche anno, però, quel lavoro quasi invisibile sta diventando sempre più visibile. E lo diventano, letteralmente, le orchestre.Il fenomeno del cineconcerto — la proiezione di un film con la colonna sonora eseguita dal vivo in perfetto sincrono — ha conosciuto negli ultimi anni una diffusione sorprendente, fino a rappresentare una vera tendenza culturale. A Milano e Roma di recente è andato in scena Il ritorno dello Jedi con l’Orchestra Italiana del Cinema. Profondo Rosso ha aperto l’edizione 2025 del Roma Film Music Festival con Claudio Simonetti e i Goblin, ed è stato successivamente riproposto al festival Tutti i colori del giallo di Massagno. Psycho e Nosferatu hanno animato il LAC. Dal blockbuster alla riscoperta del cinema muto, il pubblico risponde ogni volta con un crescente entusiasmo.Ma perché sedersi in sala con un’orchestra davanti allo schermo, quando si potrebbe rivedere lo stesso film comodamente a casa? La risposta è forse nella natura stessa dell’esperienza. Come insegnano Ennio Morricone e John Williams, la musica non accompagna semplicemente le immagini, le trasforma. Ospiti di Charlot, Alessandro De Rosa, compositore e coautore dell’autobiografia di Ennio Morricone Inseguendo quel suono (Mondadori, 2016); Annalisa Canfora, direttrice artistica e project manager della Fondazione Ennio Morricone e, infine, il compositore e presidente dell’Associazione Compositori Musiche per Film, Roberto Pischiutta, noto con lo pseudonimo di Pivio.Prima emissione: 17 maggio 2026.

  2. 99

    Location Fantastiche e dove trovarle

    ®Dalla Nuova Zelanda del Signore degli Anelli alle isole irlandesi di Guerre Stellari. Dalla Sicilia del Commissario Montalbano alla città medievale di Dubrovnik, in Croazia, che ha visto aumentare di 130 milioni di euro il proprio indotto turistico dopo aver ospitato il set di Game of Thrones, tanto che la città ha dovuto introdurre misure per limitare i danni all’ambiente e gestire le masse. Il film-induced tourism o cineturismo non è che una delle ricadute economiche positive che oggi spingono sempre più nazioni e regioni a promuovere i propri territori attraverso Film commission e incentivi finanziari, affinché questi vengano scelti come set per le riprese di film. Un fenomeno globale, che coinvolge anche l’Europa e la Svizzera, Ticino incluso, che sta ridefinendo le dinamiche e la geografia della produzione cinematografica. Ne parliamo con Marco Cucco, professore di culture della produzione cinematografica dell’Università di Bologna e co-autore del saggio Il mercato delle location cinematografiche (Marsilio, 2013), e Lisa Barzaghi, direttrice operativa della Ticino Film Commission e co-presidente della Switzerland Film Commission.Prima emissione: 21 settembre 2025

  3. 98
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    Il mio nome è Orson Welles

    A quarant’anni dalla morte, avvenuta il 10 ottobre 1985, Orson Welles continua a sfuggire a qualsiasi definizione. Non è soltanto il regista di Quarto potere, il film che, ancora oggi, molti critici considerano come il miglior film di tutti i tempi. Non è neppure il mago della radio che, nel 1938, scatenò il panico nella costa orientale degli Stati Uniti con la sua trasposizione de La guerra dei mondi di H. G. Wells. Ecco forse spiegato il motivo per cui il suo genio poliedrico continua a incuriosirci ed è al centro di una mostra in corso (fino al 5 ottobre 2026) al Museo Nazionale del Cinema di Torino. Intitolata My name is Orson Welles ripercorre la storia del regista visionario e interprete di mestiere, dell’uomo di teatro e radio, autore di capolavori assoluti come L’infernale Quinlan e Rapporto confidenziale ma anche di progetti incompiuti, di film rimontati contro la sua volontà e sceneggiature dimenticate in un cassetto. Il final cut sottratto a L’orgoglio degli Amberson, i quarantotto minuti tagliati dalla Universal a L’infernale Quinlan, la lunga odissea europea del Don Chisciotte mai portato a termine, sono tutte ferite che ci raccontano la stessa storia, quella di un artista tenace e ostinato. Il corpus dei film che ci ha lasciato — tra opere portate a termine, frammenti, versioni trafugate dalla produzione e lavori distribuiti postumi come The Other Side of the Wind — resta uno dei più fecondi e preziosi della storia del cinema. Da sempre considerato il più europeo dei cineasti americani, Welles era però convinto di essere, prima di tutto, un americano. “Io sono, sono stato e sempre sarò una sola cosa: un americano”, dichiara il protagonista di Quarto potere, Charles Foster Kane.Ospiti di Charlot, Gabriele Gimmelli, docente di Caratteri del cinema muto all’Università di Bari, autore di American. Orson Welles, il mito, la letteratura (Quodlibet, 2024), ed Emiliano Morreale, professore ordinario di Storia del cinema alla Sapienza di Roma e curatore del volume fotografico I mille volti di Orson Welles (Edizioni Sabinae, 2015).

  6. 95

    Un teatro di incontri e tradizione

    Noi non cesseremo l’esplorazioneE la fine di tutto il nostro esplorareSarà arrivare dove iniziammoE conoscere il luogo per la prima voltaSul modello dei versi di T.S. Eliot il 54. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia è un lungo viaggio di esplorazione dell’arcipelago teatrale mondiale, un viaggio nel quale riecheggiano memorie antiche e saperi ancestrali, ma anche ansie comuni e condivise per le grandi tematiche universali della nostra contemporaneità: i conflitti, le migrazioni, il precario equilibrio ecologico del pianeta.Il titolo di questa edizione- suggestivo ed evocativo -è ALTER native, a suggerire da un lato il cambiamento, la possibilità che un incontro ci trasformi, mentre dall’altra native si richiama a ciò che è radicato nella propria cultura. Un richiamo voluto dal direttore artistico Willem Dafoe e dal suo team, all’incontro e allo scambio tra culture. Ed è a tutti gli effetti una Biennale di incontri con drammaturgie e spettacoli inusuali quella che accoglie il pubblico di quest’anno. “Charlot” la racconta attraverso le voci e il lavoro di alcuni dei protagonisti che dall’Africa, alla Grecia, all’Albania arrivano in laguna per presentare le loro storie. Con Emma Dante, Dorcy Rugamba, Christos Stergioglou, Alex Drakos Ktistakis, Alberto Colombo Sormani, Mario Banushi, Davide Iodice.

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    La costumista e la designer 3D

    Partire dal Piano di Magadino per andare a studiare all’Accademia del Costume e di Moda a Roma e ritrovarsi, qualche decennio più tardi, su uno dei set più prestigiosi al mondo. È la storia della costumista Cecilia Tognetti, appena rientrata in Ticino dopo dieci mesi a Budapest, dove ha fatto parte del colossale team di oltre sarte, artigiani e maestranze della nuova serie HBO Dune: Prophecy (prequel dell’omonima saga di Denis Villeneuve), trionfatrice agli ultimi “Costume Designers Guild Awards”.Oppure, la passione per i videogiochi di un’adolescente del Luganese che si trasforma in una vera e propria professione – la creazione di mondi virtuali per il cinema – e in una permanenza di quasi 10 anni a Londra, polo mondiale per l’industria degli effetti visivi. È l’avventura della designer 3D Eleonora D’Onofrio, che ha partecipato a produzioni del calibro di Avatar, The Mandalorian, Batman e Jurassic World, e che ora è tornata in Ticino con l’idea di cambiare vita, per colpa di un nuovo player che sta stravolgendo (in peggio) le regole del lavoro: l’Intelligenza Artificiale.Oggi, protagoniste di Charlot, saranno proprio Cecilia ed Eleonora: due artiste che, grazie a uno straordinario talento, sono partite dal piccolo Ticino fino ad accedere ad alti livelli dell’industria cinematografica internazionale. Una via privilegiata per conoscere due professioni poco note, fra le tante che si muovono dietro le quinte di un artigianato cinematografico in via di ridefinizione.

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    La Perla: 100 heures aux urgences

    Ce qu’il se passe vraiment aux urgences - RTS

  12. 89

    Il metodo del candore

    Era certamente una donna bellissima. E aveva un passato e un’infanzia difficili. Essere diventata un sex symbol globale e un’icona pop assoluta l’ha resa anche un fenomeno di costume e, insieme ai tanti misteri della sua vita, resta ancora da approfondire anche il ruolo che ha giocato nella nostra società nel superamento di tanti pregiudizi di genere.Per capire però davvero il fenomeno Marilyn Monroe e la fascinazione che ancora esercita grazie a quell’adorabile miscela di candore, ironia e seduzione, è fondamentale studiarla attraverso la sua tecnica di attrice. Una tecnica affinata nel tempo con lo studio incessante, la ricerca costante dei più grandi maestri e un profondo, spesso doloroso, lavoro introspettivo. Quella di Marilyn era una recitazione apparentemente spontanea e leggera, che implicava invece un’enorme consapevolezza e la capacità di decostruire dall’interno gli stereotipi di Hollywood. In occasione del centenario dalla sua nascita - era nata a Los Angeles il 1. giugno 1926 – e mentre si celebra il suo mito un po’ ovunque nel mondo con mostre e nuove pubblicazioni, “Charlot” la ricorda con Cristina Jandelli autrice per Marsilio di Breve storia del divismo (2007) e con Francesco Costa di cui è appena uscito per Giulio Perrone editore A Los Angeles con Marilyn Monroe.Ce qu’il se passe vraiment aux urgences - RTS

  13. 88

    Partorire, a teatro

    L’esperienza del parto e della nascita del proprio bebè, per una donna, può essere molte cose. Un viaggio ai confini dell’umana sopportabilità. Un passaggio trasformativo a cui si guarda con preoccupazione, paura, grandissima emozione. Il parto, ancora per tante e troppe donne, anche in Svizzera, è un’esperienza traumatica o addirittura violenta… ma può anche essere qualcosa di bello e che infonde forza e potenza alla donna, soprattutto quando riesce a sentirsene protagonista, protetta e rispettata nei suoi ritmi e nelle sue volontà.  La puntata odierna di “Charlot” esplora due progetti teatrali ticinesi in scena in questi mesi, incentrati su parto e salute femminile. Il primo è il collettivo teatrale lediecilune dell’omonima Associazione Casa Maternità e Nascita, nato da un laboratorio composto da levatrici, mamme e papà e guidato dalla regista Egidia Bruno, che dal 2023 gira il Canton Ticino con due produzioni: Alla luce, sulla bellezza del parto naturale e Benedette mestruazioni!, sulla ciclicità femminile, che sarà in scena lunedì 25 maggio al Teatro Foce di Lugano e prossimamente nelle scuole. Ne parliamo con la regista Egidia Bruno e con le levatrici e attrici-autrici de Lediecilune Anna Fossati e Jenny Gariglio. L’altro invece, destinato a un pubblico maggiore di 16 anni, usa gli strumenti del teatro documentario e del teatro fisico per spezzare uno dei grandi tabù della maternità: la violenza ostetrica, ovvero gli abusi fisici, emotivi o relazioni che la donna partoriente può subire da parte del personale medico-sanitario. Si intitola Schlagerparadies,20 Herzensbrecher ed è stato presentato al pubblico come produzione di fine Master dell’Accademia Teatro Dimitri della SUPSI dalla scrittrice, drammaturga e attrice teatrale Narayana Sieber.

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    Orizzonti di scena

    Per lungo tempo la scrittura per la scena è stata messa in ombra dal primato della regia. Oggi, quell’equilibrio si sta ricomponendo: la parola torna a rivendicare il suo spazio vitale, facendosi corpo e indagine del presente.Questa settimana “Charlot” si trasforma in un osservatorio sulla nuova drammaturgia svizzera, e ha preso spunto dall’inversione di paradigma operata da LAC edu, che con il progetto “Drammaturgie per il Futuro”, è entrata nei licei luganesi senza aspettare i giovani in platea.Al centro della puntata la vetrina di Prismi, il laboratorio di scrittura drammaturgica di Luminanza che ogni anno accompagna alcuni giovani autori svizzeri nell’elaborazione di un progetto destinato alla scena. Un percorso sfociato quest’anno in un dialogo interlinguistico che ha toccato anche ChiassoLetteraria e la piattaforma zurighese Play Suisse. Attraverso un parterre di ospiti tutto al femminile — da Nina Negri a Fabiana Iacozzilli, fino a Giulia Rumasuglia —, scopriremo come testi nati nel corso del laboratorio possano in sole quarantotto ore di lavoro frenetico tra registe e interpreti farsi “corpo” e interpellare il presente. Dalla maternità caustica di Josephine Bohr alle visioni post-fossili di Sarah Calörtscher, fino alla Venere millenaria di Olivia Csiky Trnka: una puntata densa di visioni per capire dove sta andando la scena svizzera.

  18. 83

    La Lisistrata al LAC

    Le donne storicamente non facevano guerra, in quanto escluse sia dai combattimenti sia dai ruoli di potere e decisionali, ma la accettavano, lasciavano partire al fronte i propri mariti e figli maschi e subendone le ripercussioni.Una catena di accettazione della violenza che venne spezzata per la prima volta – teatralmente – da Lisistrata: personaggia di finzione, nata dalla penna del commediografo greco Aristofane, che nel V secolo a. C., nell’omonima commedia, convinse le donne – non solo quelle ateniesi ma anche quelle della città antagoniste, Sparta– a indire uno sciopero del sesso e ad occupare l’Acropoli, fino a quando i maschi guerrieri e guerrafondai non avessero deposto le armi.“Charlot” propone una puntata tutta dedicata alla Lisistrata, in occasione del nuovo adattamento teatrale approdato al LAC di Lugano, nato da una collaborazione del Teatro Carcano di Milano con l’INDA – l’Istituto nazionale del dramma antico, promotore del meraviglio Teatro Greco di Siracusa e della sua prestigiosa rassegna. A firmare la regia è una delle più importanti registe del panorama italiano contemporaneo, Serena Sinigaglia, mentre al centro del palco, nelle vesti di Lisistrata, la grande attrice e autrice Lella Costa le quali immaginano, come espediente drammaturgico, che le e i protagonisti della commedia di Aristofane siano condannati all’immortalità e all’obbligo di rievocare ogni anno la vicenda fino a quando al mondo non ci saranno più guerre. Sono trascorsi 2500 anni: Lella Costa-Lisistrata e – come tradizione greca vuole – il suo Coro, ormai senile e munito di deambulatori, sono ancora qui. La commedia è servita, il dramma pure. Serena Sinigaglia e Lella Costa sono entrambe ospiti di questa puntata, insieme anche alla giornalista e critica teatrale Valentina Grignoli, che tornerà sulla potenza e sul magistero comico del testo originale di Aristofane.

  19. 82
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    Memorie dei ghiacci

    C’è qualcosa di più antico della nostra civiltà che sta pian piano scomparendo. I ghiacciai e i ghiacci polari non sono solo acqua che si scioglie. Sono archivi, testimoni silenziosi di centinaia di migliaia di anni di storia del nostro pianeta e si stanno sciogliendo a causa dell’aumento delle temperature a livello globale. Un fenomeno principalmente legato alle emissioni dell’uomo di gas serra, che stanno alterando l’equilibrio climatico.Il loro progressivo ritiro è all’origine di un innalzamento del livello del mare e dello stravolgimento degli ecosistemi terrestri, ma soprattutto della scomparsa di una banca dati che nessuno ci potrà mai restituire. Una memoria che non ha parole e che, forse, l’arte può ancora contribuire a tenere viva.Ma come si testimonia la fine di un mondo? Come lo si fa senza cadere nella rassegnazione o peggio nel catastrofismo? Come si elabora una perdita lenta e irreversibile, documentata e misurata scientificamente, in una storia che smuova qualcosa in ognuno di noi? C’è chi ha provato a farlo attraverso la danza, il teatro e il cinema. Tre linguaggi diversi, ma con una stessa urgenza. Perché raccontare della sparizione di un ghiacciaio sul palcoscenico, o in una sala cinematografica, non è solo un gesto artistico, ma un atto poetico e politico insieme. Ospiti di “Charlot”, Filippo Porro, danzatore e coreografo, cofondatore insieme a Silvia Dezulian della compagnia AZIONIfuoriPOSTO e coautore di Rimaye — un disvelamento materico, uno spettacolo sullo scioglimento dei ghiacciai; Andrea Della Neve, attore ed educatore, cofondatore dell’associazione Pop Economix CH che ci parlerà de Il Respiro del Mondo, un monologo semiserio sul cambiamento climatico e, infine, la giornalista e divulgatrice scientifica Clara Caverzasio, curatrice della rassegna Cinema e Clima, cuore della prima edizione del festival diffuso L’Uomo e il Clima.

  22. 79

    La scrittura si fa corpo

    Un romanzo contemporaneo di grande successo che diventa spettacolo teatrale. Una storia in cui i protagonisti sono animali, ma che ha poco del clima rassicurante delle favole e possiede invece la forza espressiva e rivelatrice di una metafora universale. I miei stupidi intenti era già questo quando Bernardo Zannoni, venticinquenne al suo esordio letterario, vinse con questo romanzo il Premio Campiello nel 2022.Ora VicoQuartoMazzini – una delle realtà più interessanti del teatro contemporaneo italiano per la capacità di rileggere la letteratura con gli occhiali del presente – ne ha tratto uno spettacolo prodotto dal LAC di Lugano. Una sfida audace, perché non era semplice restituire l’umanità di queste creature senza tradirne l’istinto primordiale. Una sfida che i registi hanno affrontato con la collaborazione della drammaturga Linda Dalisi — firma tra le più prestigiose della scena italiana, celebre per la capacità di sezionare e ricomporre i classici per il teatro — e a un cast di primo piano su cui spicca l’esperienza di Giuseppe Cederna. Per “Charlot” è l’occasione di parlare con tutti loro, compreso l’autore Bernardo Zannoni, e di interrogarsi sul potere della narrazione, catalizzatrice di memoria tra le macerie del presente, in un confronto serrato tra la dannazione della conoscenza e la salvezza della parola.

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    La rivincita dell’horror

    La legittimazione definitiva del genere horror è uno dei fenomeni culturali più sorprendenti degli ultimi anni. Ormai protagonista tanto al cinema quanto nelle serie televisive, ad averla sancita è Sinners — I peccatori, il film diretto da Ryan Coogler, che ha segnato la storia recente degli Oscar con un record di 16 nomination e la conquista di 4 statuette, tra cui quella per il miglior attore a Michael B. Jordan. Un risultato che conferma come l’horror stia attraversando una vera e propria epoca d’oro.Il caso di Sinners è emblematico, e non solo per i numeri. Il film fonde horror soprannaturale, dramma storico e riflessione politica, dimostrando come il genere sia capace di raccontare il presente e il passato con una profondità nuova. Non è più solo paura, ma metafora e specchio delle inquietudini collettive. Un modo per affrontare temi come l’identità, il trauma, la memoria storica e le tensioni sociali.Ma perché l’horror funziona così bene? La ragione va cercata nella capacità di fare propria una delle emozioni primarie dell’essere umano, la paura, intesa non solo come reazione istintiva al pericolo, ma come dispositivo cognitivo legato alla sopravvivenza e alla comprensione dell’ignoto. In altre parole, l’horror ci permette di sperimentare il rischio in un ambiente controllato, trasformando l’angoscia in esperienza condivisa e — paradossalmente — in piacere. Ospiti di “Charlot”, per riflettere sulle ragioni di questo successo, Chiara Fanetti, giornalista, critica cinematografica e responsabile di Cult+, il magazine culturale online della RSI e Cristian Micheletti, sceneggiatore per la fiction, consulente creativo in ambito video, attivo sui social con lo pseudonimo TheNextLine, con oltre 100.000 follower tra Instagram e TikTok.

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    Processo al Mito

    “Preferirei stare tre volte dietro uno scudo in battaglia, che partorire una volta sola”. In questa affermazione di Euripide si cela tutto l’orrore per l’infanticidio, ma anche il conflittuale intreccio tra ruolo e identità che rende Medea uno dei miti più stratificati della cultura occidentale.La puntata di Charlot del 22 marzo prende le mosse da un evento teatrale di rilievo: il ritorno al LAC di Lugano del celebre regista svizzero Milo Rau con Medea’s Children, un’opera interpretata da una compagnia di attori bambini che torna a interrogarci sulla violenza del mito.Medea è un’”alterità vivente”: straniera proveniente dalla Colchide, simbolo dell’irrazionale che irrompe nell’ordine logico, ma anche donna sapiente, maga ed esperta di veleni. È l’unica eroina che distrugge la propria stirpe privilegiando un legame acquisito a quello di nascita. Nel corso della puntata, approfondiremo queste sfumature con il Professor Federico Condello, autore di una rilettura della tragedia dal titolo “Feroce Medea”, che ci aiuterà a esplorare quel monologo euripideo dove la protagonista alterna rabbia, passione e una lucida, quasi gelida, analisi razionale; con il Giudice federale Roy Garré e la regista Kami Manns presenteremo poi in anteprima il loro inedito progetto tra cinema e teatro che in scena un vero e proprio “processo a Medea”. Un viaggio tra diritto, psicanalisi e palcoscenico per sviscerare i misteri di una donna che non smette di interrogarci.

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    Vent’anni di Steps

    Dal 1988, ogni due anni, il Percento culturale Migros organizza il più grande festival di danza contemporanea di tutta la Svizzera. In occasione della 20esima edizione di Steps, in programma dal 5 al 29 marzo 2026, 74 spettacoli di 12 compagnie di danza nazionali e internazionali sono in tournée in 34 città e comuni. Nella Svizzera italiana, il festival farà tappa a Lugano, Bellinzona e Poschiavo.Anche in questa occasione Steps propone spazi di incontro e di riflessione, invitando gli spettatori a scoprire la danza contemporanea da prospettive diverse. Introduzioni e discussioni al termine degli spettacoli invitano il pubblico a comprendere meglio i processi creativi di quest’arte. Accanto agli spettacoli, il festival offre workshop e masterclass, che sono una fonte d’ispirazione e di crescita per chi in Svizzera è attivo professionalmente nel mondo della danza. Con il programma NEXT STEPS, il festival sostiene inoltre la creazione coreografica contemporanea in Svizzera. Nel 2026 quest’iniziativa ha dato vita alla serata Twi/light, che riunisce la St.Gallen Dance Company e il Bern Ballett con le coreografie di Rachelle Anaïs Scott e Marioenrico D’Angelo. Ospiti di “Charlot”, Selina Beghetto, drammaturga, curatrice e autrice, attiva nel settore della danza e della promozione culturale, membro del gruppo di programmazione di Steps; e Marioenrico D’Angelo, coreografo, danzatore e fotografo, autore di Night Shining Clouds, secondo tempo di Twi/light in programma al Teatro Sociale di Bellinzona.

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    Oltre il silenzio

    Il teatro ha il compito di illuminare gli angoli dove la società preferisce non guardare. Ma come si racconta la violenza di genere senza cadere nella retorica o nel voyeurismo? È possibile dare corpo a un abuso che spesso non lascia segni visibili, ma si consuma tra le pieghe sottili di un linguaggio manipolatorio? In un’epoca satura di immagini brutali, la scena rischia l’assuefazione o può ancora essere il luogo della vera catarsi e del cambiamento?Questi alcuni degli interrogativi al centro della puntata di “Charlot” per l’8 marzo. Ospiti della puntata sono il regista Daniele Finzi Pasca e l’attrice Melissa Vettore, che portano in scena “Prima Facie”. Il pluripremiato testo di Suzie Miller mette a nudo le contraddizioni di un sistema giuridico che troppo spesso trasforma la vittima in imputata.Oltre alla loro anche una testimonianza di Emma Dante che nel suo Angelo del focolare ha offerto una riflessione cruda e potente sul femminicidio e sulle radici arcaiche del possesso.

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    Altri corpi

    C’è una salamandra al centro di MOFO, il debutto teatrale come autore di Rocco Schira. Una salamandra velenosa che vive nella sua vasca da bagno, compone canzoni, soffre di dismorfia corporea — ossia ha una percezione distorta di sé e del proprio corpo — e scorre app d’incontri in cerca di una connessione con il mondo. È un anfibio che vive tra due mondi senza appartenere del tutto a nessuno. Un animale, sì. Ma anche una maschera. E sotto la maschera, un corpo umano che fatica ad abitarsi.MOFO attraversa la solitudine digitale, la mascolinità tossica, il corpo trasformato in merce dal capitalismo digitale. E trova nella tenerezza della vergogna l’unica possibile via d’uscita. Un racconto scritto e interpretato da dentro, che usa la maschera dell’animale per guardare in faccia qualcosa di molto umano.Common land, il nuovo spettacolo della compagnia Trickster-p, va oltre. Non più il corpo umano e le sue ferite, ma il corpo della Terra. La sua genesi, il suo tempo lunghissimo, il flusso incessante di cui noi siamo solo un aspetto marginalissimo. Pur senza muoversi fisicamente nello spazio, il pubblico è invitato a esplorare un paesaggio in continua trasformazione. Ogni sguardo apre nuove traiettorie, ogni prospettiva genera una narrazione diversa. L’umano non è più al centro, ma è una particella in un cosmo che esisteva prima di noi e continuerà senza di noi.Altri corpi, appunto. Il corpo umano che c’è e soffre. Il corpo celeste che ci contiene e ci precede. Due spettacoli che sembrano partire da luoghi lontanissimi — uno intimo e carnale, l’altro cosmico e silenzioso — e finiscono per farci la stessa domanda. Cosa rimane di noi quando usciamo dalla forma che credevamo di avere? Ospiti di “Charlot”, Rocco Schira, performer, costumista e scenografo; Raissa Avilés, cantante, performer e autrice – per l’occasione vocal coach di MOFO – e Cristina Galbiati artista e cofondatrice della compagnia Trickster-p.

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    L’Olimpo in scena

    ®In piena atmosfera olimpica, mentre i riflettori sono puntati sulle nevi di Milano Cortina, “Charlot” dedica una puntata speciale al binomio tra sport e teatro. Se il cinema ha spesso celebrato l’epica atletica, il palcoscenico offre oggi prospettive inedite e profonde, capaci di trasformare il gesto sportivo in pura narrazione drammaturgica.Un viaggio che parte dagli sci per arrivare alle bracciate della memoria. Ospite della puntata il coreografo Marco D’Agostin, che con il suo First Love porta al Piccolo di Milano un’originale rilettura dello sci di fondo, dove il movimento atletico si fonde con una raffinata ricerca teatrale. Dal ghiaccio si passa all’acqua con il regista Luca De Bei, che presenta Il Nuotatore di Auschwitz: un racconto potente e inusuale ambientato nell’oscurità dei campi di concentramento, approdato recentemente a Chiasso.Non manca lo sguardo sul digitale con la rubrica Cliccultura di Michele Serra, che analizzerà il fenomeno virale di una serie canadese ambientata nel mondo dell’hockey: Heated Rivalry.Prima emissione: 15 febbraio 2026.

  41. 60

    La perla: La Grazia di Paolo Sorrentino

    ®Prima emissione: 15 febbraio 2026.

  42. 59

    L’eterno splendore di Barry Lyndon

    ®Quando uscì nelle sale il 18 dicembre del 1975, la sua accoglienza fu tutt’altro che calorosa. Alcuni critici lo giudicarono noioso, altri eccessivamente freddo, mentre il pubblico lo ignorò decretandone il flop al botteghino. Eppure Kubrick aveva ben chiaro ciò che voleva ottenere: «Mi ha sempre attirato un film in cui il destino del protagonista è già segnato fin dal primo fotogramma, e non ne avevo ancora fatti, quindi quale occasione migliore di questa».Per la realizzazione del film il regista adattò il romanzo di William Makepeace Thackeray intitolato Le memorie di Barry Lyndon, raccontando l’ascesa e la caduta di Redmond Barry, un giovane irlandese ambizioso e opportunista che tenta di scalare la società aristocratica attraverso duelli, guerre e matrimoni di convenienza. Per farlo utilizzò costumi realizzati a mano con tecniche d’epoca, acconciature filologicamente accurate, scenografie e un uso della luce naturale studiati per ricreare l’atmosfera del tempo. Le inquadrature, ispirate alla pittura del Settecento — Gainsborough, Hogarth, Reynolds, Constable — trasformano ogni scena in un tableau vivant, in un quadro in movimento.Kubrick osserva così il percorso del protagonista con uno sguardo distante e implacabile, trasformando l’epopea individuale in una meditazione sul destino e sulla vanità delle ambizioni umane. A cinquant’anni di distanza, Barry Lyndon resta un vero e proprio trattato cinematografico sul tempo e sulla funzione dell’arte come strumento critico. Un’opera insuperata per eleganza formale, capace di restituire l’anima del Settecento inglese e di raccontare, con la stessa lucidità, le ambizioni e le cadute che segnano ogni vita, compreso le nostre.Ospiti di “Charlot”, Davide Magnisi, critico cinematografico, docente di Italiano e Storia, autore del volume Barry Lyndon di Stanley Kubrick (Gremese Editore, 2022) e Filippo Ulivieri, fra i massimi esperti italiani di Stanley Kubrick e autore del saggio Sulla luna con Stanley Kubrick. Miti, leggende e verità sul mostro sacro del cinema (StreetLib, 2024).Prima emissione: 08 febbraio 2026.

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    Dal Ticino a Londra, via teatro

    ®Non solo la California e New York. Anche Londra è da sempre una destinazione importante dell’emigrazione ticinese, di ieri e di oggi.Arriva in Canton Ticino lo spettacolo teatrale Valchera’s della drammaturga ticinese Lea Ferrari, con la regia di Alan Alpenfelt, scritto in occasione dei 150 anni di vita dell’Unione Ticinese di Londra, fondata nel 1874 dall’imprenditore e ristoratore bleniese Stefano Gatti per offrire un punto di riferimento per i Ticinesi e le Ticinesi che arrivavano nel sud del Regno Unito.Valchera’s è ambientato nel passato, racconta la vicenda dello storico ristorante – il Valchera’s appunto – gestito da emigranti ticinesi presso la stazione di Richmond, attraverso lo sguardo di due donne… ma è stato realizzato da un collettivo di giovani artisti (le attrici Nabila Dolfini e Martina Greenwood, l’assistente alla regia Vittorio Parri) che oggi vivono tra Ticino e Londra, rendendo i temi della migrazione, della nostalgia, della ricerca artistica e identitaria più attuali che mai.Con Lea Ferrari, Alan Alpenfelt, Vittorio Parri e Sofia Reggiani.Prima emissione: 1 febbraio 2026.

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    La perla: La GGG – Grazie Gardi Giovanna

    ®Prima emissione: 1 febbraio 2026.

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    Che Giornate!

    Una produzione audiovisiva che negli ultimi vent’anni è triplicata. Il nostro Paese produce una quantità sempre maggiore di film, lungometraggi, corti, documentari e fiction. Le scuole di cinema sono nate in tutte le regioni linguistiche e attraggono frotte di studenti, i festival cinematografici ormai non si contano più, senza dimenticare le varie rassegne. Il cinema è uscito dalle sale e ha invaso le case, gli schermi dei telefonini e delle televisioni. I registi e i produttori come vivono questo cambiamento epocale? Durante le Giornate cinematografiche di Soletta, “Charlot”, in diretta dalla capitale del Cantone, cercherà di capire a che punto siamo e come si sono attrezzati color che lavorano nel settore. I registi Erik Bernasconi, Michael Beltrami, Dino Hodic e i produttori Elena Tatti e Frank Matter si confronteranno raccontandoci le loro esperienze.

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ABOUT THIS SHOW

Versatile, curioso e con l’ambizione di regalare qualche sorriso con una pensosa leggerezza. Charlot da Charlie Chaplin prende il nome ma vorrebbe rifletterne anche lo spirito, per diventare un programma che guarda al mondo dello spettacolo come da una scala a chiocciola: con una prospettiva a 360 gradi ma anche qualcuno in più. Perché passare e ripassare da un certo luogo - fisico o mentale - affrontare tematiche e problematiche vicine da punti di vista differenti, alla fine ci regala piccole illuminazioni, impreziosite da accostamenti inediti. Charlot si occuperà di cinema, di teatro, di opera lirica, di serie TV, di musical o di stand-up comedy... Facendoli dialogare tra loro a volte. Altre sfruttando quello che i linguaggi più moderni insegnano a quelli tradizionali. Due ore settimanali per scoprire, riflettere, interrogarsi sul mondo dello spettacolo e le sue prospettive.

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RSI - Radiotelevisione svizzera

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