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Era un invisibile

Mario Fantin non era un uomo di montagna ma lo divenne, sperimentando l’alta quota con la sua macchina da presa. Volle documentare, conservare e valorizzare la memoria ma, per ironia della sorte, rimase nell’ombra. Con questa serie podcast accendiamo una luce che speriamo possa ispirare ulteriore approfondimento verso la sua figura.Scritto e registrato da:Sebastiano Frollo e Saverio MarianiIl libro di Saverio Mariani - "La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954"Il podcast è disponibile anche in "Andata e Ritorno - Storie di Montagna"Una produzione <a href="https://www.storiedimontagna.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"

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    4 - Il fantasma

    Mario Fantin si dedicò all’esplorazione del pianeta e dei suoi luoghi più ostili. Fondò il CISDAE, si barricò in uno studio, catalogò e iniziò quello che definì “alpinismo da scrivania”. Fece di tutto per la memoria rimanendo nell’ombra fin quando, ad uno dei ritrovi con i compagni del K2, alcuni notarono un atteggiamento diverso dal solito. Era spento, taciturno, silenzioso, immerso nei pensieri e in un male che lo aveva cominciato a divorare dall’interno. La depressione lo aveva preso in ostaggio e, a causa di un furto subito tra le mura del suo studio, precipitò sempre più a fondo. Nel 1980 decise di mettere fine alla sua esistenza. Se ne andò in silenzio. Aveva fatto il lavoro sporco, dedicando il suo presente al passato di altri. Come un fantasma non fece rumore. Come un fantasma era e rimase per anni un invisibile. Scritto e registrato da:Sebastiano Frollo e Saverio MarianiIl libro di Saverio Mariani - "La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954"Il podcast è disponibile anche in "Andata e Ritorno - Storie di Montagna"Una produzione storiedimontagna.com

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    3 - La grande marcia

    L’alpinismo estremo, così estremo, doveva essere raccontato.Con appunti e disegni prima. Fotografie poi. Infine il cinema che riuscì a conquistare il grande pubblico. Vittorio Sella e Ansel Adams con le loro fotografie avevano rivoluzionato la percezione delle montagne e dei loro ecosistemi. Chi invece cominciò a utilizzare le videocamere per documentare le catene montuose fomentò  quella “voglia di ignoto” indotta al grande pubblico dai primi scatti. Ai tempi di Mario Fantin l’Himalaya e il Karakorum erano terre “lunari”, il K2 era stato tentato solamente cinque volte e l’avvicinamento era già di per sé un lungo, lunghissimo viaggio. Più di duecento chilometri per raggiungere il campo base, posizionato su una lingua di ghiaccio che si spinge fino alle pendici della montagna.E poi quel gigante. Quella sfida alla “Grande Montagna” che, nonostante l’organizzazione di Ardito Desio, sembrava inarrivabile.Scritto e registrato da:Sebastiano Frollo e Saverio MarianiIl libro di Saverio Mariani - "La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954"Il podcast è disponibile anche in "Andata e Ritorno - Storie di Montagna"Una produzione storiedimontagna.com

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    2 - Chogori

    «Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio».Mario Rigoni Stern ha lasciato in eredità un patrimonio letterario, uno spaccato di storia e una raccolta di memorie che confluiscono in questa frase. Annota pensieri e fatti in un taccuino, nel pieno della seconda guerra mondiale, sulle sponde ghiacciate del fiume Don. Tempeste d’acciaio, freddo, fame, pidocchi, sangue e cadaveri affollavano trincee e campi di battaglia. Immagini vivide, crude e brutali che lasciarono profonde cicatrici e ancor più logoranti ricordi a chi ebbe sorte fortunata. Stern tornò sull’Altipiano e vi rimase, mai nessuno lo schiodò da lassù. Nelle sue montagne, nel suo paese, nelle sue genti, nella scrittura a tutela della memoria, trovò il modo di proseguire. Nel 1944, a più di 2.000 chilometri a sud-ovest del Don, un altro soldato italiano, coetaneo e omonimo di Stern, è armato. Mario Fantin sta per tornare a casa dopo mesi trascorsi a far la guerra. Anche lui trovò il modo di sopravvivere e ricominciare, nonostante tutto. Dieci anni dopo, nel 1954, la desolazione del conflitto gli era rimasta impressa, tatuata dentro. I traumi non si dimenticano, piuttosto si tenta di trovar loro un nascondiglio in un groviglio di eventi, situazioni ed esperienze.Scritto e registrato da:Sebastiano Frollo e Saverio MarianiIl libro di Saverio Mariani - "La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954"Il podcast è disponibile anche in "Andata e Ritorno - Storie di Montagna"Una produzione storiedimontagna.com

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    1 - Bisogna scendere

    In ambito militare gli ordini non si discutono, si eseguono. Mario Fantin lo sa: il suo animo è segnato proprio dall’invadente pesantezza di una vita militare. Nato nel 1921 a Bologna, in una terra piatta, ha un’attrazione sognante per le montagne e le loro vertigini. Nel 1940, giovane diciannovenne, Fantin partì per la leva militare, la naja. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale combatté sul fronte est, nei Balcani; dopo l’8 settembre ‘43 si legò, insieme alla sua brigata, alle forze partigiane slave e finì, ferito, all’ospedale militare di Bari, dove rimase chiuso un anno in attesa di giudizio. Dieci anni dopo - il 22 luglio 1954 - mentre si trova al campo cinque del K2, Mario Fantin è costretto ad abbandonare la parete della seconda montagna più alta del pianeta.Scritto e registrato da:Sebastiano Frollo e Saverio MarianiIl libro di Saverio Mariani - "La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954"Il podcast è disponibile anche in "Andata e Ritorno - Storie di Montagna"Una produzione storiedimontagna.com

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    Chi era Mario Fantin? Presentazione della serie

    Mario Fantin non era un uomo di montagna ma lo divenne, sperimentando l’alta quota con la sua macchina da presa. Volle documentare, conservare e valorizzare la memoria ma, per ironia della sorte, rimase nell’ombra. Con questa serie podcast accendiamo una luce che speriamo possa ispirare ulteriore approfondimento verso la sua figura.Scritto e registrato da:Sebastiano Frollo e Saverio MarianiIl libro di Saverio Mariani - "La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954"Il podcast è disponibile anche in "Andata e Ritorno - Storie di Montagna"Una produzione storiedimontagna.com

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