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I ricordi della valigia
by radioabm
Una raccolta di storie di vita che attraversano nazioni, oceani, continenti, vicende storiche, mestieri e sentimenti. Un unico comune denominatore: l’esperienza migratoria dalla terra bellunese.In questo programma Radio ABM metterà insieme una serie di racconti lasciati negli anni dai “propri” emigranti. Racconti commoventi, divertenti, carichi di nostalgia o di avventura. Racconti di girovaghi e vagabondi, di pionieri e angeli custodi. Dal minatore maltrattato che si prende la rivincita quando Bartali vince il Tour de France, all’aspirante giornalista che incontra Indro Montanelli per sentirsi augurare di non fare mai il suo lavoro. Dal gelatiere che inventa a New York il cono gelato, al giovane meccanico in Canada che un giorno decide di viaggiare in macchina verso il West, «fino a dove terminava la strada».Piccole testimonianze di vita vissuta, tra passeur che si fanno pagare per varcare clandestinamente il confine sulle Alpi, matrimoni per procura, cuori divisi e
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Leonardo Boff
Figura influente e controversa. Esponente di spicco della teologia della liberazione, corrente cattolica nata nel 1968 che pone al centro l’emancipazione sociale e politica. Molto noto in Brasile, ma le sue origini sono bellunesi. È Leonardo Boff, nato il 14 dicembre 1938 a Concórdia, nello stato di Santa Catarina, nipote di immigrati partiti da Seren del Grappa.
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Il re delle penne a sfera
In qualche modo, la sua vita ruota tutta intorno alle penne. Quelle a sfera, per scrivere, e quelle delle rondini. In Argentina, infatti, il suo nome è legato a una delle più importanti fabbriche del Paese: la Sylvapen, da lui fondata nel 1959 e così denominata in omaggio alla moglie Silvia. Nella nazione sudamericana, inoltre, ha preparato il luogo di nidificazione per rondini più alto del mondo, in un appartamentino al diciottesimo piano di un palazzo a Olivos.
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Giulio Maresio: un frate vittima dell’Inquisizione
La storia di Giulio Maresio, frate francescano bellunese del XVI secolo, è poco conosciuta, persino nella sua terra natale. Eppure, la sua vicenda si inserisce in uno dei periodi più turbolenti della storia europea: l’epoca della Riforma Protestante.La frattura causata dal movimento riformatore spezzò l’unità religiosa dell’Europa, dividendo il gregge sotto l’autorità del Papa.
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Sebastiano Bellegante
Sebastiano Giovanni Bellegante, che nacque ai Giaroni di Fonzaso il 13 dicembre 1879, fu uno dei tanti fonzasini che intrapresero la via dell’America agli inizi del Novecento, consapevoli del grande sacrificio che sarebbe stato richiesto loro per le fatiche del mestiere che andavano a fare, oltre che per la lontananza dalla famiglia.
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Una vita nella ristorazione
Sono l’ottavo di tredici fratelli e sorelle. Ecco i loro nomi, dal primogenito: Silvano, Armida, Vincenzo, Rita, Mario, Mara, Luciano, Loris, Nadia, Rosanna, Annalisa, Mauro e Fabio.Mio padre, Severino Doriguzzi, era camionista, trasportava tronchi e in inverno faceva il servizio neve in zona. Mia mamma, Maria, nata Pomarè, naturalmente badava alla casa e ai figli, anche con l’aiuto di parenti e conoscenti...
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Il coraggio di un sogno
Marcello De Zordo nacque nel 1912 ad Alleghe, un piccolo paese incastonato tra le Dolomiti bellunesi. Fin da giovane, la vita di Marcello era scandita dai ritmi delle stagioni e dalle fatiche del lavoro nei campi, dove aiutava i genitori a coltivare patate e allevare qualche animale.
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I minatori di Valle Imperina: una storia dal basso
A pochi chilometri da Agordo si estende una Valle, denominata Imperina, nel comune di Rivamonte Agordino, con una storia affascinante e di lunga data. Solcata da un torrente, detto Imperina, che dà il nome alla Valle e termina nel Cordevole, essa si inserisce in un filone di studi che analizza la storia delle miniere, dei minatori e dell’estrazione dei minerali...
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Tra Lamon e la valle della Roia
Mia nonna, Giovanna Paoletto, nacque a Lamon l’8 gennaio 1887, in un’epoca in cui il mondo era ben diverso da quello che conosciamo oggi. Mio nonno, Ferdinando Brochetto, vide la luce anche lui a Lamon, il 2 giugno 1884. Il loro amore, nato contro il volere della famiglia di lei, li portò a unirsi in matrimonio il 9 aprile 1908. Da quell’unione, destinata a fronteggiare prove durissime, nacquero cinque figli maschi, tutti nel piccolo paese che fu la culla della loro storia.
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Dalle radici italiane al sogno americano
Mia madre nacque a Belluno nel 1920. In città ancora oggi vivono tre dei miei cugini. Quando era bambina, i miei nonni materni decisero di emigrare dall’Italia a Monterey, in California, a bordo della nave “Dante Alighieri”. Mio nonno, Sabino Toscan, nel 1918 aveva prestato servizio nel 7° reggimento Alpini.
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Un tragico ricordo
Arrivai a Mattmark, con mio marito, nel 1962. Ogni giorno seguiva la stessa routine. Noi donne, cariche di cibo caldo, ci radunavamo di buon mattino nella cucina del cantiere, pronte a distribuire i pasti agli operai che lavoravano ai piedi del ghiacciaio.
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Tra Belgio e California
La storia siamo noi, l’incipit di una famosa canzone ci offre lo spunto per una riflessione: la Storia del nostro passato è il risultato delle tante piccole storie minori di persone comuni che, con le loro esperienze di vita, i sacrifici, la resilienza, le delusioni, i successi, i sogni, compongono il disegno finale di un paesaggio complesso e articolato.Una di queste ci porta a Gosaldo, il 4 giugno del 1931.
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Storia di un sognatore – seconda parte
Non ci sono giornali, non ci sono stamperie, però le pasquinate scritte a mano si affiggono sulle pareti di questa o quell’osteria con il beneplacito del padrone. Capraro non si scompone; non reagisce come Marforio. Usa mezzi più drastici: compera l’osteria e assiste, con un sorriso sardonico, allo sfratto. Certo, non sono operazioni gentili, però non c’è tempo per incertezze o tentennamenti.
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Storia di un sognatore - prima parte
12 marzo 1873. Siamo a Castion, frazione di Belluno. Nella casa dei Capraro un vispo bimbetto apre gli occhietti alla vita. È il primogenito e, filosoficamente, il padre lo chiamerà Primo.
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Un sorriso che illumina il mondo
La sua vita racconta di ostacoli superati, di coraggio per intraprendere nuove strade e di amore per il lavoro. Lui è Gianluigi Sebben, meccanico nato nel 1932 a Fonzaso.Unico figlio maschio in una famiglia con altre tre sorelle, fin da giovane ha assunto una grande responsabilità e ha vissuto da vicino la guerra quando era adolescente. Le esperienze di quel periodo lo hanno segnato restando ancora oggi indelebili...
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Una proposta promettente – seconda parte
La gentile signora fu molto ospitale, facendomi dormire a casa sua. Dopo una buonissima colazione, ci salutammo un po’ emozionate, senza sapere che non ci saremmo incontrate mai più.Con la corriera Buzatti diretta ad Arabba, giunsi all’Albergo “Alle Alpi”, dove mi aspettavano i miei padroni. Dovevo riprendere il mio lavoro di cameriera, che sarebbe durato ancora alcune settimane. La cameriera dell’albergo centrale, Clorinda, divenne un’amica per me e qualche volta, per poter scambiare le nostre storie, lei veniva a passare la serata nella mia cameretta sotto il tetto. Alla fine della stagione, l’ultima sera mangiammo una torta e bevemmo un bicchiere di Albana, promettendoci di incontrarci ancora.
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Una proposta promettente – prima parte
Autunno 1945, Brunico. Della guerra rimaneva soltanto un orrendo ricordo. I liberatori erano arrivati, tutto stava trasformandosi. Il sorriso sul viso della gente, il cielo sembrava più azzurro, il sole riscaldava di nuovo l’anima e il cuore di tutti coloro che vivevano ancora. I soldati americani erano postati ad Alleghe, facevano bollire una grande quantità di caffè il cui aroma si diffondeva nell’aria, sopra il magnifico lago...
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Il parroco, il seggiolaio e la perpetua
I giorni festivi andavano rispettati. E il seggiolaio era solito farlo rigorosamente. La domenica tardava ad alzarsi per gustare qualche minuto in più di sano riposo. Rimaneva sdraiato a occhi chiusi, lasciando che i pensieri corressero veloci. Pensava con malinconia agli affetti lasciati a casa: innanzitutto i famigliari, che avrebbe rivisto solo a fine stagione, poi gli animali domestici, anch’essi parte della famiglia e rispettati al pari degli umani, tanto che tutti avevano il proprio nome. Rifletteva inoltre su come organizzare la giornata lontano dagli utensili da lavoro.
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I bambini e l'emigrazione
Sono passati novant’anni, ma lei lo racconta come fosse successo ieri. Elsa, infatti, rievoca situazioni, nomi, emozioni con tale lucidità ed esattezza di particolari che solo le sue esatte parole possono restituire al lettore ciò che ha vissuto.
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Saldatore in Medio Oriente e in Svizzera
Saldatore in Medio Oriente e attivo anche nella comunità italiana in Svizzera. È questa la storia del longaronese Albino Sacchet. Nato nel 1932 nella frazione di Podenzoi e mancato nel 2018, è una figura che ha dato tanto all’emigrazione bellunese.
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Vita nomade – seconda parte
Assuefarsi a una vita nomade non è cosa di poco conto, ma io devo ammettere di essere stato doppiamente fortunato nella prima esperienza perché trovai comprensione sia da parte del padrone che da parte della gente. Mio padre aveva saputo consegnarmi a mani fidate: quel compaesano era un vero signore nell’animo e mi trattò come un suo figlio. Mi insegnava con grande passione mettendo sempre in risalto i miei piccoli miglioramenti: diceva che il seggiolaio non deve ridursi a bestia da soma ma che deve concedersi anche qualche ora di riposo. Si dimostrò sempre soddisfatto del mio rendimento.
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Vita nomade – prima parte
Nacqui nel comune di Gosaldo il 25 dicembre 1906 e durante tutta la vita esercitai il mestiere di seggiolaio, continuando così una tradizione che era stata di mio padre e di mio nonno. Mio nonno non lo conobbi in quanto morì piuttosto giovane, ma riguardo alla sua attività di seggiolaio mi furono riferiti alcuni fatti che forse meritano un po’ di attenzione ai fini di una comprensione più ampia dell’attività dei seggiolai durante il secolo scorso.
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Un futuro roseo
«Condizioni particolarmente vantaggiose vi sono offerte per il lavoro sotterraneo nelle miniere belghe. Approfittate degli speciali vantaggi che il Belgio accorda ai suoi minatori». Ad affabulare gli operai italiani non era uno scaltro commerciante deciso ad appioppare mercanzia di dubbia qualità, erano le parole stampate su un manifesto della Federazione Carbonifera Belga diventato famoso per il suo colore rosa. Un brigante di carta incollato sui muri di tutte le città e zeppo di slogan e promesse da far stropicciare gli occhi: «Carbone gratuito», «Biglietti ferroviari gratuiti», «Premio di natalità», «Ferie», «Alloggio»...
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«Gravissime difficoltà» a trovare impiego. Emigrazione sconsigliata
Tempi duri per emigrare. Motivo? Le scarse opportunità di lavoro. Lo segnalava nel 1909, con la Circolare nr. 206 del 15 luglio1 diretta a prefetti, sottoprefetti, sindaci del Regno e Comitati mandamentali e comunali per l’emigrazione, il Commissariato dell’Emigrazione, ufficio speciale del Ministero degli Affari Esteri istituito nel 1901 (e attivo fino al 1927) con la “prima legge organica sull’emigrazione”.La Circolare avvertiva quanti fossero in procinto di partire che era preferibile non recarsi in alcuni Paesi. Gli Stati Uniti, per esempio, dove Il Labor Information Office for Italians (Ufficio gratuito di collocamento per gli emigranti italiani a New York), avvisava di «gravissime difficoltà» per i muratori stranieri «nella ricerca di lavoro in New York, come pure negli altri centri della Confederazione Nord Americana».Colpa, spiegava il Commissariato, della «trasformazione del sistema tecnico di costruzione avvenuta negli ultimi anni» (la Circolare sottolineava che «l’enorme sviluppo verificatosi nell’uso del cemento ha determinato in questi ultimi anni una sensibilissima diminuzione nella ricerca di mano d’opera per l’arte edilizia»), così come del «monopolio assicurato dalle unioni locali dei muratori per la fornitura della mano d’opera».Ecco perché, veniva messo in luce, «col recente risveglio dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti sono arrivati colà anche quest’anno moltissimi muratori, i quali non riescono a trovar lavoro».
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«Condizioni tristissime» e «operai trattati come schiavi»
«Gli operai italiani non devono lasciarsi lusingare dalle false promesse di questi agenti segreti e non devono assolutamente emigrare verso il Brasile».L’appello era riportato nel “Bollettino dell’emigrante italiano”1 del 1° novembre 1909, in un approfondimento riguardante “Il mercato del lavoro negli altri paesi”.La pubblicazione periodica, a cura del Regio Addetto dell’emigrazione italiana a Colonia, in Germania, annunciava di essere venuta a conoscenza «che agenti di emigrazione stranieri hanno fatto e continuano a fare un’attiva propaganda in Westfalia e fra l’altro nelle località di Dorstfeld, Recklinghausen e Dülken, centri importanti di emigrazione italiana, per attirare al Brasile famiglie italiane», promettendo il viaggio gratuito da Amsterdam ai porti brasiliani...
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Una chiacchierata tra nonna e nipote
Per molto tempo, le partenze dal Bellunese verso paesi esteri sono state una strada che i giovani, quasi inevitabilmente, erano costretti a percorrere. Una strada, quella che porta a lasciare la propria terra natia, che ancora oggi è intrapresa da tanti giovani italiani, per trovare lavoro...
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La Società Veneta di Mutuo Soccorso di Manor
Manor, Pennsylvania, Stati Uniti d’America. Numerosi gli emigranti veneti giunti dall’altra parte dell’oceano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, tanto da dar vita a una “Società Veneta di Mutuo Soccorso”1.Veneta ma aperta a «Qualunque lavoratore che parli la lingua Italiana», come si evince dall’articolo 7 dello Statuto approvato il 31 maggio del 1908.
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Un emigrante bellunese che ha onorato pienamente la sua provincia di origine
Domenico De Demo, per gli amici “Meno”, nacque il 24 maggio 1934. È stato uno dei tanti bellunesi dell’Alpago emigrati all’estero per la povertà della montagna bellunese negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
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In ricordo di Lena
Mi chiamo Maddalena, detta Lena. Ho tredici anni e sono seduta al buio nel cassone di questo camion che, dicono, mi porterà a Milano. Io non so dove sia Milano. Parto da Vellai… sono appena rientrata dal Belgio. II mio papà è morto di possiera… faceva il minatore, ed io con la mamma, mio fratello e mia sorella siamo tornati a casa, in campagna, alla periferia di Feltre. Non ho neppure avuto il tempo di godermi le corse nei prati. II caldo della piccola stalla. Le nascite dei coniglietti. Mia mamma ha parlato con la perpetua e mi hanno caricata qui. In questo cassone buio, freddo. In mezzo ad altre persone che non conosco. So solo che vanno tutte a Milano...
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Una famiglia dell’Alpago – seconda parte
Mio nonno, Pietro D’Alpaos, nacque a Tignes nel 1915, il più giovane di cinque fratelli e sorelle. Suo padre era Natale D’Alpaos e la madre era Elena Bortoluzzi. Elena era la sorella di Pieretto Bianco, il celebre pittore dell’Alpago. Era nata a Trieste, dove la sua famiglia era emigrata per lavoro. Poi tornò e visse a Tignes.
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Una famiglia dell’Alpago
Il mio bisnonno Giovanni Bortoluzzi (nato a Tignes nel 1875) andò in Germania prima della Grande Guerra per lavorare alla costruzione della ferrovia a Dieringhausen (vicino a Gummersbach), uno snodo ferroviario importante nella parte Nord-Ovest della Germania, oggi parte del “Nordrhein-Westfalen”, vicino al fiume Reno e alle grandi industrie e miniere di carbone presenti in quella zona. Emigrò con suo fratello Domenico e altri compaesani.
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Un cadorino pioniere di Loretto, Michigan
Giuseppe Andrea Marinello, i cui genitori Antonio e Maria Antonia Agnoli erano originari di Valle di Cadore, nacque a Fiume nel 1868, proprio nell’anno in cui venne firmato l’accordo croato-ungherese secondo il quale la città istriana tornava sotto il controllo dell’Ungheria, divenendone così il principale emporio marittimo e portuale.
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Fiamme nella notte
Nella storia del lavoro negli Stati Uniti, pochi eventi hanno avuto un impatto significativo quanto l’incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist, avvenuto il 25 marzo 1911 a New York. Da un lato la tragedia colpì duramente la comunità italiana immigrata, evidenziando le difficili condizioni di lavoro e le sfide che gli italiani affrontavano nell’America del tempo.Dall’altro, segnò un momento cruciale, generando un’immediata risposta sociale e politica e portando a cambiamenti legislativi che avrebbero plasmato il futuro del lavoro nel Paese.
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Un giardiniere alla Cornell University di Ithaca
Molto spesso dimentichiamo che la storia non è fatta solo da importanti personaggi o grandi eventi, ma anche dalle innumerevoli piccole esistenze che hanno costellato ogni epoca, non lasciando, a volte, alcuna traccia riconoscibile del loro passaggio. Quante persone, costrette dalle circostanze a scelte drastiche, a dolorose separazioni, sono state dimenticate non appena parenti e conoscenti sono a loro volta scomparsi? Ecco, la ricerca storica serve anche a questo: a dare voce all’inascoltato, per restituire dignità e spazio a coloro che, purtroppo, sono caduti nell’oblio.
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L'emigrante bellunese più longeva
Con i suoi 109 anni di età, buona parte dei quali vissuti negli Stati Uniti, Teresa Santa De Donà Cesarol può essere considerata tra le più longeve emigranti del Bellunese. Nata a Lorenzago il 10 marzo 1890, figlia di Ettore e di Giovanna De Lorenzo Nodare, si è spenta nella sua casa di Vassar, nel Michigan, il 18 novembre 1999.
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La vita dell'emigrante
Guido Battiston nacque a Belluno il 18 gennaio 1936, in una famiglia modesta e semplice. Il papà faceva il boscaiolo. Purtroppo, durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, Guido e il fratello Arduino rimasero orfani di padre. Guido aveva solo otto anni. La sua infanzia sarà segnata dal sacrificio.
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L'Unione dei minatori di Bingham
«Qualunque fratello, stato membro di quest’Unione per tre mesi ed in regola nel pagamento, il quale, per disgrazia o malattia sia reso incapace di attendere alle sue ordinarie occupazioni, riceverà dai fondi di quest’Unione la somma di sette dollari alla settimana per un periodo non eccedente dieci settimane in ciascun anno, purché la sua malattia o disgrazia non sia stata causata da intemperanza o condotta immorale, né sia preesistita all’ammissione del membro nell’Unione; nel quali casi nessun sussidio potrà essere concesso».
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Diciassette morti
Io e il Bonetti siamo entrati in galleria da Stabiascio poco prima di mezzanotte. Il Bonetti era venuto a chiamarmi dicendo che avevano telefonato da Locarno per dire che in tre non erano usciti da Robiei. Il Bonetti mi ha anche detto che gli era stato chiesto se avevamo delle maschere antigas. “Come mai?”, gli ho chiesto, ma non mi ha saputo rispondere. Insomma siamo entrati...
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Brevi accenni tratti dal libro “È la mia vita”
Mi chiamo Milena Tison, sono nata il 13 febbraio 1927 e questa è la mia storia.Tutto ebbe inizio l’anno 1927 quando nacqui in un luogo immerso nel bel verde della campagna, nominato “Le Volpere”, vicino a un paesino veneto di nome Cavessago, a pochi chilometri da Belluno. La mia famiglia viveva nella semplicità, essi erano dei contadini che lavoravano la terra duramente ottenendone solo lo stretto necessario per vivere abbastanza serenamente.Avevo un fratello qualche anno più giovane di me di nome Luigi e una sorella cinque anni più vecchia di me che si chiamava Dorina.
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I De Toffol in Brasile
La famiglia De Toffol (che con le variazioni intervenute nel corso del tempo si può trovare scritta anche come Detofol o Detoffol), ha le proprie origini nel Comune di Sedico, ed è radicata in Brasile da oltre centotrent’anni.
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Di qua e di là dell'oceano
Giacomo Cassol nacque a Pullir di Cesiomaggiore il 18 giugno 1879, figlio di Felice e Teresa Perenzin. Verso la fine dell’Ottocento, la famiglia Cassol si trasferì nel paese di Rasai di Seren del Grappa, dove erano mezzadri; qui Giacomo conobbe Maria Domenica Corso, che sposò nel 1900. Maria era nata a Rasai il 24 febbraio 1882 e, avendo perso ambedue i genitori quando ancora era piccolissima, era stata cresciuta da una zia...
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La traiettoria della famiglia De Bona Sartor
Questo articolo propone una contestualizzazione storica dell’immigrazione italiana a Urussanga attraverso l’analisi della traiettoria della famiglia De Bona Sartor. Il periodo di riferimento va dalla seconda metà del XIX secolo, al tempo della Grande Emigrazione italiana, alla prima metà del XX secolo, con il cambiamento dei costumi di Matteo e Domenica De Bona Sartor a Urussanga. Per ricostruire questa storia sono state utilizzate diverse fonti: atti di nascita, di matrimonio e di morte, storie di famiglia, alberi genealogici, fotografie, interviste e dati antropologici. Come ogni narrazione storica, il recupero di una traiettoria familiare sarà sempre incompleto. Tuttavia, riscoprire la storia di vita degli antenati può essere una strategia per comprendere la nostra evoluzione come soggetti sociali. Gli studi genealogici e riguardanti le abitudini del passato rivelano adattamenti e innovazioni nelle dinamiche familiari, e possono lasciare in eredità l’ispirazione per cercare migliori condizioni di vita.
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La figlia di Festus
Ogni tanto riguardo le fotografie dei posti dove ho vissuto nel mio peregrinare per lavoro. Una in particolare mi riporta alla mente tanti ricordi: la foto di una bambina nigeriana, la figlia di Festus Parlamonte... (di Giacomo Alpagotti).
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Giovanni e Angela, tenacia e coraggio
Giovanni Andreani nacque nel 1870 a Valmorel. Era figlio di Angelo e Antonia De Bona.Angela Prade – in Brasile chiamata “nonna Andoleta” – nacque invece a Castion il 18 ottobre 1873, figlia di Francesco e Maria De Dea.
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Un uomo colto a difesa dell’italianità in Brasile
Costante Giovanni Battocchio, detto Gino, nacque a Feltre il 15 novembre 1872, ultimo dei sedici figli di Bernardo e Giovanna Masi, ambedue originari di Cimadolmo. Dopo aver conseguito presso l’Università di Padova il diploma di laurea in Filosofia e Lettere e, a distanza di qualche mese, anche quello in Lettere, egli ricoprì per undici anni l’incarico di insegnante presso il ginnasio comunale della sua città natale.
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Centodue anni dopo
Ho sempre avuto un profondo interesse a scoprire le radici dei miei antenati della famiglia Demenech di Sananduva (Rio Grande do Sul). La storia della famiglia inizia il 1° aprile 1842, con la nascita, a Sedico, del mio bisnonno, Francesco Antonio De Menech...
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Quattro generazioni di emigranti – Parte due
L'emigrazione è nel destino di tutta la famiglia: un fratello di mio nonno Fiorino morì in Belgio alla fine degli anni Trenta, folgorato sul lavoro; un altro fratello si “accontentò” di andare in Piemonte. Dei quattro figli di Fiorino: Alfonso si stabilì nella zona di Düsseldorf (Germania), Mario lavorò a Kariba, nell’ex Rhodesia, ora Zimbabwe, per partecipare alla costruzione della diga sul fiume Zambesi; la figlia minore emigrò prima in Svizzera, poi in Germania.
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Quattro generazioni di emigranti – Parte uno
Seguendo le migrazioni di tanti popoli che fuggono da guerre e povertà, penso a quando anche la mia famiglia materna dovette emigrare per la grande miseria che regnava nelle nostre montagne.Iniziò mio bisnonno Domenico Mazzocco, che andò in Svizzera all’inizio del secolo scorso, dove lo raggiunse il figlio quattordicenne Fiorino, mio nonno (Quero 1899 – 1949). Rientrarono prima dello scoppio della Grande Guerra e Fiorino fu tra i “Ragazzi del ‘99” che vi parteciparono.
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In memoria di Antonio D’Incau
Mai come quest’anno, nel programmare le mie vacanze a Zorzoi, ho sentito il desiderio di trovare una collocazione nel territorio di Sovramonte – al fine di evitare che le stesse possano essere dimenticate o addirittura smarrite – di alcune lettere inviate dall’America tra il 1910 e il 1918 da mio nonno Antonio D’Incau, morto sotto il crollo di una miniera di carbone.
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Da Rocca Pietore al Sudafrica
Nel marzo del 1947, dopo aver lavorato per circa due anni all’ospedale di Feltre, sono andata in Svizzera. Avevo 18 anni. Lo stesso anno ho conosciuto Adelio De Vallier. Nel 1948 ci siamo sposati e nel 1949 è nata la nostra prima figlia, Diana. Dopo due anni è nato Walter. Poi, visto che la famiglia contava già quattro persone, avevamo deciso di fermarci.
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Roberto il giramondo
Nel giugno del 1973 Roberto Dall’Asen giunse nell’umida e piovosa Formosa, per partecipare ai lavori di costruzione di una diga, a circa novanta chilometri da Tai-Chang. Qui trovò moltissimi militari: l’isola era allora una base per l’intervento americano in Vietnam. Erano giorni di intensa umidità e piogge continue.
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