Il grande gioco

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Il grande gioco

In un mondo di notizie frammentate e contraddittorie e opinioni sempre più polarizzate, è diventato difficile, se non impossibile, capire davvero cosa succede dentro i palazzi del potere. La geopolitica è quella disciplina che può aiutarci a scendere sotto la pelle delle dichiarazioni ufficiali dei leader del mondo e comprendere la realtà dei conflitti fra potenze; perché certe cose accadono e perché a volte non accadono proprio mai. Greta Cristini è una giornalista, analista e reporter di guerra e in questo podcast ogni settimana ci aiuterà a leggere i più importanti fatti internazionali attraverso gli occhi delle tre maggiori potenze: Stati Uniti, Russia e Cina. Lo farà seguendo le mosse di burocrati, strateghi, politici, diplomatici e funzionari di intelligence. Uomini e donne, le cui parole spesso in forma anonima stampate in un articolo di qualche giornale straniero, ci aiutano a capire "Il grande gioco".

  1. 33

    Ep. 32: Cosa non riuscirà a fare Trump

    Tante le promesse e le traiettorie «eccezionali» delineate da Donald Trump nel suo discorso inaugurale. Per lui «il declino è finito». Improbabile però che in 4 anni il 47esimo presidente riesca a risolvere la crisi strutturale della nazione. In questa puntata vi racconto perché.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  2. 32

    Ep. 31: Da TikTok al friendshoring: la sicurezza nazionale americana blocca rivali e alleati

    Negli ultimi giorni dell’amministrazione Biden, da Washington arrivano una serie di decisioni forti, tutte motivate dalla necessità di difendere la “sicurezza nazionale”. Il presidente impedisce l’acquisizione da parte di Nippon Steel, colosso giapponese dell’acciaio, del produttore statunitense in forte crisi US Steel, col rischio di compromettere i rapporti con uno stretto alleato anti-cinese come il Giappone. Il Pentagono stila una blacklist di aziende cinesi che non possono fare affari in USA perché presumibilmente legate all’esercito cinese. Il Tesoro emana le sanzioni più pesanti al settore energetico russo mai imposte finora e la Corte Suprema sta per convalidare la legge del Congresso che mette al bando il social media cinese TikTok in America, a meno che la casa madre non lo venda. È l’escalation, l’espansionismo della sicurezza nazionale che travolge tutto, anche una delle iniziative più importanti promesse da Biden in questi anni, ovvero il “friendshoring”, l’approvvigionamento strategico attraverso catene del valore costruite fra alleati.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  3. 31

    Ep. 30: Musk, il missionario globalista della Casa Bianca

    Alla Casa Bianca stanno arrivando, letteralmente, due mitomani: Donald Trump vuole salvare l’America, Elon Musk vuole salvare il mondo. Concordano entrambi che alla guida deve restare Washington e che le fondamenta di Washington, ovvero gli apparati dello Stato, devono trasformarsi. Al di là della retorica incendiaria dei due, poi, l’interesse privato e globalista di Musk e l’interesse ordinatore, pragmatico e negoziale di Trump dovrebbero intrecciarsi. Così in Cina, ad esempio. Così in Ucraina. All’inizio probabilmente funzionerà un meccanismo di interdipendenza. Se il meccanismo poi dovesse incepparsi, Trump sa già come contenere il potere di Musk.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  4. 30

    Ep. 29: La via italiana passa per i rapporti bilaterali

    L’attenzione ricevuta dalla stampa internazionale e l’occasione degli ultimi summit europei prima della fine dell’anno impongono una riflessione sull’Italia. Oltre la fragilità di Francia e Germania, oltre i governi e le leadership, l’interesse nazionale italiano è riconducibile a poche priorità strutturali e tutte partono dalla stabilità del Mediterraneo e del nostro estero vicino. Posta la nostra appartenenza a un’Alleanza ben definita, il nostro è un interesse nazionale unico, non sovrapponibile a quello americano. Richiede pertanto un’arte del negoziato bilaterale prima con Washington, poi, necessariamente, anche con Mosca e Pechino.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  5. 29

    Ep. 28: La spartizione del potere in Siria

    La Siria post-Assad è un paese frammentato tra attori locali e occupato da potenze straniere, tutti armati e interessati a partecipare al negoziato per i nuovi assetti territoriali. Hayat Tahrir Al-Sham (HTS) di Al Jolani guida la transizione a Damasco, ma al di là dei dubbi tentativi di accreditamento internazionale, un processo politico inclusivo e indipendente sembra difficile. Le minoranze etniche religiose (alawiti, cristiani, sciiti, ismailiti, drusi, curdi) sono gelose della propria autonomia rispetto alla maggioranza sunnita e il rischio che le tensioni sfocino in conflitto aperto resta alto. In un momento così fluido, l’influenza della Turchia è massima. Oltre alle sue specifiche mire anti-curde, Ankara conduce il negoziato regionale e fa da intermediario fra HTS e gli Stati Uniti (presenti a sostegno dei curdi e contro l’ISIS, chissà ancora per quanto con Trump) e fra HTS e la Russia per il futuro delle sue basi militari nel Mediterraneo. Intanto Israele, dopo aver provocato l’uscita dell’Iran, si costruisce da solo la sua zona cuscinetto.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  6. 28

    Ep. 27: Perché la Siria è la terra del disordine mondiale?

    Forti dell’indebolimento della presenza militare delle forze filo-iraniane (dai pasdaran a Hezbollah) a causa della guerra contro Israele, i ribelli siriani antigovernativi sostenuti dalla Turchia hanno dato fuoco alle polveri, riaccendendo il conflitto civile nel nord-ovest della Siria. Un paese che è microcosmo di un Grande Gioco in cui si scontrano gli interessi delle maggiori potenze al mondo e di due ex imperi. La presa di Aleppo insieme all’offensiva territoriale verso sud e verso est da parte dei ribelli sunniti jihadisti probabilmente non riuscirà a scardinare il regime di Bashar al-Assad sostenuto da Russia e Iran, ma dimostra come i due sponsor non siano più in grado di assicurare protezione al dittatore siriano perché distratti da altre priorità, fra Ucraina e Medio Oriente. Un pericolo per la sopravvivenza al potere di Assad che potrebbe finalmente accettare il negoziato che il presidente turco Erdogan gli propone da mesi e che riguarda l’allontanamento delle forze siriane del Partito dei lavoratori curdi (Pkk) dal confine fra nord-est siriano e Turchia, area di giacimenti petroliferi dove permangono ancora soldati americani come spina nel fianco di Teheran.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  7. 27

    Ep. 26: Iran, l’obiettivo dell’atomica alla prova di Trump

    “Concentrarsi sulla minaccia iraniana” è la prima ragione con cui Netanyahu ha motivato al popolo israeliano il raggiunto cessate il fuoco nel sud del Libano. “Farò di tutto per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari, è la mia massima priorità” ha aggiunto. La corsa all’atomica e i negoziati sul programma nucleare dell’Iran sono infatti ripresi di pari passo, dopo che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha scoperto che Teheran ha superato di oltre 32 volte il limite di uranio arricchito stabilito dall’accordo sul nucleare promosso da Obama nel 2015. Un accordo oggi considerato defunto da tutte le parti. La Repubblica Islamica prova quindi a mantenere un margine negoziale in preparazione all’arrivo di Donald Trump, il quale premerà sull’attuale fragilità del regime iraniano (al suo interno e nella regione) per spingere Teheran, forse, a un nuovo accordo. Mentre Cina e Russia si stringono in sua difesa, ma non così tantocomepensiamo.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  8. 26

    Ep. 25: Lo smarrimento della Germania che ci riguarda

    Più che un vuoto di potere, in Germania c’è un vuoto di potenza. La stagnazione economica combinata alla crisi di governo in corso porterà a elezioni il paese un tempo più stabile d’Europa, col rischio di trascinare l’intero continente con sé. Com’è stato possibile? La logica economica guida Berlino dalla fine della guerra fredda, ma oggi le fondamenta su cui è stato costruito il modello tedesco sono venute meno. Il gas russo non c’è più, il mercato cinese dove esportare il surplus tedesco ha rallentato e la sicurezza militare garantita dagli americani vacilla. Ma la leadership di Berlino manca ancora degli strumenti culturali per comprendere che nel nuovo disordine globale la difesa prevale sul mercato e sul pareggio di bilancio. Al punto che, in un vortice di contraddizioni, Scholz che è prossimo a essere sfiduciato, chiama Putin. Dopo due anni di silenzio, con Trump in arrivo alla Casa Bianca e Biden che dà il via libera a Kiev per l’uso di missili americani a lungo raggio per colpire il territorio russo.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  9. 25

    Ep. 24: Per l’Ucraina si prepara la pax trumpiana

    Mentre da Mar-a-Lago la prossima amministrazione sforna nomine di peso sugli esteri e sulla sicurezza nazionale e s’inventa un dipartimento ad hoc per Elon Musk, il primo dossier su cui Donald Trump prova già a mettere le mani è la fine della guerra in Ucraina. Ben poco si conosce del suo piano di pace, ma il negoziato per un cessate il fuoco durevole non coinciderà con la “pace giusta” che Kiev si auspica. Di certo le trattative saranno lunghe e complicate: chi garantirà militarmente per l’Ucraina se Trump vuole riportare i soldati americani a casa e i governi europei non hanno difese adeguate nemmeno per proteggere i propri territori? Al Cremlino Putin attende le proposte di Washington con sentimenti contrastanti: a Mosca il timore è che se con un cessate il fuoco si distendono i rapporti con l’Occidente, Pechino potrebbe non prenderla molto bene.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  10. 24

    Ep. 23: Cosa dobbiamo aspettarci da Trump

    Trump stravince il voto popolare intercettando la rabbia e le paure della classe media statunitense. Quella che adesso gli chiede di salvare il sogno americano da un declino percepito come inesorabile. Il realismo del presidente neo-eletto dovrà però ricucire le ferite di un’America spaccata che chiede benessere, protezione e sicurezza, mentre fuori il mondo impazza e tende a trascinare gli Stati Uniti in un vortice più eccezionale di loro. Ma può Trump vincere le sfide interne ed esterne che lo attendono, restando fedele alla promessa di far tornare l’America grande? E come?See omnystudio.com/listener for privacy information.

  11. 23

    Ep. 22: Dietro il voto c’è l’America che non funziona

    Il prossimo presidente americano avrà metà America contro e non riuscirà a riportarla all’unità. La polarizzazione fra le anime degli Stati Uniti (che non è solo politica fra democratici e repubblicani) riflette concezioni contrapposte dell’American way of life che si disprezzano fra loro. Questo malessere in America dura da anni ed è, fra le altre cose, figlio del ruolo di egemone che gli USA hanno assunto da più di 30 anni – con la fatica, gli errori, l’ideologia e le sbagliate convinzioni che hanno accompagnato la sua missione universalistica. Disfunzionalità che oggi limitano la formulazione di una strategia americana coerente nei dossier di politica estera, un’impasse che diventa inaffidabilità per gli alleati e i partner e opportunità per i rivali che insidiano il primato americano nei suoi punti più deboli.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  12. 22

    Ep. 21: Spie, disinformazione, BRICS: prove per sovvertire l’ordine americano

    Nel momento più fragile per il potere americano, ovvero a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, si moltiplicano i tentativi di interferenze. Alcune sono interne, come la fuga di notizie di documenti top secret del Pentagono (difficilmente voluta da Washington) sui piani di attacco israeliano all’Iran che mostrano un apparato statale permeabile a spie, hacker o potenze ostili. Altre sono esterne e di più ampio respiro, come il summit dei BRICS in corso a Kazan, in Russia. Qui Mosca e Pechino provano a convincere anche paesi alleati o amici di Washington che il sistema internazionale guidato dagli Stati Uniti sta fallendo e che, soprattutto, va eroso, a partire dalla riduzione della dipendenza dal dollaro. E talvolta ci riescono pure.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  13. 21

    Ep. 20: UNIFIL: ma l’ONU funziona ancora?

    10 mila caschi blu (tra cui oltre 1000 soldati italiani della Brigata Sassari) si trovano ora in un’area del Sud del Libano dove il cessate il fuoco ha ceduto il passo allo scontro aperto. In questione è il mandato che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato per la missione Unifil: le attività dei peacekeepers sono legate al debole esercito libanese e non possono usare la forza se non per autodifesa. Ma la guerra fra Hezbollah e lo Stato Ebraico già impervia: le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro basi Unifil, Netanyahu ci chiede di toglierci di mezzo, il Segretario dell’ONU Guterres si rifiuta e Meloni vola in Libano in cerca di garanzie di sicurezza. Intanto tutti i delegati delle 49 nazioni coinvolte nella missione protestano al Consiglio di Sicurezza, l’unico organo che potrebbe cambiare le regole di ingaggio, ma che difficilmente lo farà perché è in un’impasse. Vi raccontoperché.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  14. 20

    Ep. 19: Israele vuole un “nuovo ordine“ in Medio Oriente

    A un anno dal 7 ottobre, la guerra per l’esistenza di Israele ha tanti volti, tutti reali e tutti contraddittori. Per lo Stato ebraico è ancora una guerra difensiva ed esistenziale che secondo il premier israeliano Netanyahu è un po’ la stessa cosa (“dalle nostre parti, se non ti puoi difendere non puoi esistere” ha detto all’Onu). Nel concreto, però, i piani militari prevedono offensive a sud (Gaza), a nord (Libano) e a est (Cisgiordania) per ampliare i confini di Israele ed eliminare l’accerchiamento di attori e milizie ostili – Hamas, Hezbollah, Houthi – parte di quell’Asse della Resistenza costruito dall’Iran negli ultimi 40 anni. È una scommessa pericolosa. Certo del sostegno degli Stati Uniti, Israele rischia di precipitare in una guerra senza fine contro la Repubblica Islamica, potenza regionale sempre più vicina a Russia e Cina. E senza avere in mente come fare la pace.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  15. 19

    Ep. 18: NATO, a cosa e a chi serve oggi?

    La NATO com’è oggi non basta più. 75 anni fa era nata per “tenere gli americani dentro, i russi fuori e i tedeschi sotto” secondo le parole di Lord Ismay, primo Segretario Generale. Ma oggi gli Stati Uniti pensano a espandere la difesa comune agli alleati dell’Indopacifico per bloccare la Cina. Mentre i paesi europei vedono allontanarsi la copertura americana senza essere pronti a proteggersi da soli. La soluzione, allora, più che l’allargamento – col rischio di quinte colonne interne (vedi l’Ungheria di Orbán che si defila dall’aiuto all’Ucraina) – potrebbe essere la ripartizione delle aree di competenza nel contenimento della massa euroasiatica, riorientando il futuro dell’Alleanza verso i nostri interessi.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  16. 18

    Ep. 17: Che succede in Francia dopo il fallimento di Macron?

    Da studentessa in Sorbona ho visto sorgere il sogno macroniano. Oggi assistiamo al tramonto della sua formula centrista. La Francia è un paese sempre più polarizzato fra estrema destra ed estrema sinistra e il rischio di scontri e proteste di piazza è alto. Per due vie opposte, la crisi sociale ed economica è entrata nelle istituzioni e le sta conducendo allo stallo. Con un parlamento appeso e un presidente indebolito, considerato voce arrogante di quella élite non in contatto con la gente comune. Cittadini che si sentono declassati, sfiduciati, e che in parte temono un attacco alla propria identità nazionale. E quando lo Stato è debole, il protagonismo internazionale, la “grandeur” francese soffre.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  17. 17

    Ep. 16: Chi vuole e chi può cambiare l’Unione Europea

    Il nuovo volto dell’Unione Europea non verrà deciso questi giorni a Bruxelles. Anche perché se tradizionalmente politici e funzionari sono ben capaci di giocare al risiko dei nomi per la prossima Commissione, non lo sono affatto alla definizione di una strategia europea. Ma cos’è nel nostro interesse? Gli Stati Uniti, nostro principale alleato, pare lo sappiano bene: per la prima volta ci vogliono più autonomi, armati e pronti a difenderci da soli. E pure ostili a Russia e Cina. Due potenze che con la guerra in Ucraina, la penetrazione nel mercato europeo e l’intrattenimento di legami speciali con singoli Stati membri, invece, attentano alla coesione interna perché certi che un interesse comune europeo, in realtà, non potrà mai esistere. ÂSee omnystudio.com/listener for privacy information.

  18. 16

    Ep. 15: Cuba 2.0, americani di nuovo sotto assedio?

    Nei rapporti fra potenze esiste un canale di dialogo noto come «diplomazia della violenza». Non è esattamente quello che sta avvenendo fra i tre grandi della Terra in questi giorni, ma quasi. Le dimostrazioni sulla disponibilità all’uso della forza sono aumentate. È successo ad esempio con l’attracco di un gruppo navale russo, incluso un sottomarino a propulsione nucleare, a Cuba, cortile di casa e storico tallone d’Achille degli americani perché fuori dalla sfera di influenza a stelle e strisce. Russi e cinesi si sentono insidiati da Washington rispettivamente in Ucraina e a Taiwan, spazi che Mosca e Pechino considerano casa loro. Presentandosi a Cuba - i primi con navi da guerra e i secondi, forse, con spie - restituiscono le attenzioni ricevute.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  19. 15

    Ep. 14: L’Europa giocata a calcio

    Cominciano gli Europei 2024 in Germania. E noi tutti tiferemo gli azzurri che proveranno a difendere il titolo conquistato nel 2021. Perché appassionati o no, il calcio resta un fattore identitario, specialmente nei paesi europei, ma con una forza di proiezione universale. Forse uno dei pochi strumenti di soft power mai davvero «made in USA». Uno sport che solletica i cuori, le tasche, i mercati e pure le ambizioni delle superpotenze. Al punto che la Cina, forse credendoci un po’ troppo, ha adottato una strategia ben precisa per scalarne la vetta. Così la Russia, che fra oligarchi e Mondiali ha pensato di fare del campo da gioco un terreno di incontro diplomatico, guerra in Ucraina a parte.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  20. 14

    Ep.13: Abbiamo perso il Mare Nostrum?

    A Roma le redazioni dei giornali, le tv e i palazzi del potere sono in fermento. Tutti aspettano i risultati del voto europeo per capire quale testa salterà e quali saranno le nuove nomine. In pochi si chiedono se cambierà davvero qualcosa per il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Anche perché a leggere i programmi elettorali, le idee sembrano scarse e confuse. Se c’è una cosa però che non cambierà è la base fondamentale che dovrebbe essere all’origine di qualsiasi strategia italiana: il Mar Mediterraneo. Conteso fra russi, cinesi e non solo. Abbiamo perso anche il Mare Nostrum?See omnystudio.com/listener for privacy information.

  21. 13

    Ep.12: La schizofrenia delle linee rosse in Ucraina

    Jons Stoltenberg non decide niente dentro la Nato, gli americani sì. E a Washington di quel che ha detto il Segretario NATO se ne sta discutendo: è ora di permettere agli ucraini di attaccare obiettivi militari in Russia anche con le nostre armi? Finora è stata una linea rossa dell’amministrazione Biden, ma quella in Ucraina è la guerra delle linee rosse abbattute (impazzite?). Nelle ultime ore, poi, dietro ai timori di un’escalation inevitabile, dello scontro diretto fra NATO e Russia, molti cominciano a discutere di piani di pace, di negoziati. Qualcosa che fa meno rumore, ma che serve di più. Putin con una proposta arrivata attraverso fonti della Reuters (e non per canali diplomatici, così da poterla poi smentire ufficialmente), Pechino con un piano concordato col Brasile, Zelensky col prossimo summit sulla pace in Svizzera. Il problema è che tutti vogliono finire questa guerra alle proprie condizioni.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  22. 12

    Ep.11: Papa Francesco, stratega della pace

    Qualche giorno fa ho incontrato Bergoglio. Per la prima volta, il Capo della Chiesa Cattolica ha deciso di presenziare all’Arena di Pace storicamente organizzata a Verona con centinaia di movimenti popolari e oltre 12 mila persone. E a me è stato chiesto di presentare l’evento. Non è un caso né una circostanza che Francesco decida adesso di esporsi apertamente a sostegno della diplomazia e del negoziato contro l’idea delle guerre inevitabili. È la strategia del suo pontificato ai tempi della “terza guerra mondiale a pezzi”, espressione da lui coniata nel 2014. Una visione, la sua, che allontana il pontefice da quella di “Cappellano dell’Occidente”, intestazione che ha rifiutato categoricamente imprimendo al futuro della Chiesa una svolta nuova. Al prezzo di venire accusato di essere filorusso, antiamericano e pure filocinese. Cosa c’è di vero?See omnystudio.com/listener for privacy information.

  23. 11

    Ep.10: La China Girl che manda in overdose gli Usa

    Nell’ultimo anno quando Joe Biden e Xi Jinping dialogano dal vivo o al telefono, parlano sempre di Fentanyl. Un oppioide sintetico, piaga numero uno della società americana (uccide 200-300 americani per overdose al giorno), sbarcato anche in Europa e, come dimostrano gli ultimi casi di cronaca, anche da noi in Italia. I cosiddetti “precursori chimici”, i componenti, provengono tutti in gran parte dalla Cina. Lo sanno bene i cartelli del narcotraffico messicano che - è notizia recente - per anni hanno imparato dai produttori cinesi come sintetizzare illegalmente il farmaco in Messico che poi contrabbandano in Usa dal confine sud. Ma c’è chi pensa che Pechino voglia ora cambiare passo e usare la lotta comune al fentanyl per trovare un terreno comune con Washington e abbassare la conflittualità, almeno per ora. Per altri, invece, la crisi resta un potente strumento di destabilizzazione della società americana, tutto in mano al suo nemico principale.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  24. 10

    Ep.9: Quale pace? In Europa è guerra o tregua

    Venti di guerra sempre più forti soffiano sul Vecchio Continente, ricostruito da quasi 80 anni per occuparsi solo di pace e benessere. In un giorno di festa in Europa e in Russia come il 9 maggio, e a un mese dalle elezioni per il Parlamento europeo incentrate sul riarmo dei popoli, è possibile immaginare una coesistenza fra Occidente e Mondo Russo? Oppure, stante le difficili prospettive del fronte ucraino, anche una tregua non potrebbe che rallentare uno scontro divenuto oramai inevitabile? L’Europa, lo sappiamo, non è più il teatro prioritario per gli americani. Ma in caso di necessità, sarebbero in grado di proteggerci? E la Cina vuole davvero la pace in Ucraina o da questi oltre due anni di conflitto si è rafforzata più dei suoi amici e rivali?See omnystudio.com/listener for privacy information.

  25. 9

    Ep.8: A chi fa gioco la discordia fra i giovani americani

    L’ondata di proteste pro-Palestina che sta dilagando nei campus universitari americani ci racconta più cose dell’America di oggi. Non solo il suo legame storico, “sentimentale” con Israele è rimesso in discussione. Ma nella rabbia dei giovani studenti Gaza c’entra solo fino a un certo punto. La battaglia interna all’America è fra la cultura woke e anti-woke, due ideologie sempre più estremiste e polarizzate. Così gli americani non parlano più con altri americani che la pensano diversamente. Una discordia profonda che attraverso la disinformazione Cina e Russia sono pronte a sfruttare per aumentare tensioni e disordini, sognando l’implosione dal di dentro della società americana.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  26. 8

    Ep.7: Cosa significa distruggere Hamas

    Dopo un incontro con la leadership politica di Hamas, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato che i funzionari di Hamas gli hanno confermato quanto già comunicato in passato: non ci sarà più bisogno di un braccio armato a Gaza se si crea uno Stato palestinese. Torna così nel puzzle mediorientale un rompicapo senza soluzione: si può o non si può, effettivamente, distruggere Hamas? E cosa pensano davvero gli Stati Uniti degli obiettivi militari israeliani a Gaza? E cosa c’entrano Russia e Cina nel recente scontro fra Iran e Israele?See omnystudio.com/listener for privacy information.

  27. 7

    Ep.6: Oltre il voto, dove va l’India?

    La politica estera dell’India resterà la stessa dopo le elezioni parlamentari che si aprono venerdì 19 aprile e si chiuderanno il prossimo 1 giugno. Con o senza Narendra Modi – leader al potere da 10 anni e la cui riconferma è già data per scontato – l’interesse nazionale indiano impone a Nuova Dehli di mantenere buoni rapporti con due potenze fra loro sempre più ostili: Stati Uniti e Russia. E paradossalmente la necessità di giocare su entrambi i tavoli, quello di Washington e quello di Mosca, nasce per lo stesso identico motivo: contenere la Cina, minaccia strategica dell’India.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  28. 6

    Ep.5: Wagner 2.0, ritorno alle origini

    Siamo nel Sahel, terra di golpe, jihadisti e ribelli, e cuore africano da cui pulsano i flussi migratori verso l’Europa. Qui il gruppo mercenario della Wagner (oggi Afrikanskiy Korpus) longa manus degli interessi della Russia all’estero, riparte dal Mali per la sua campagna di reclutamento in Africa più grande di sempre. La giunta militare al potere dell’ex colonia francese affida la propria sicurezza e tenuta dello Stato a Mosca in cambio di influenza ed estrazione di risorse minerarie e materie prime. Uno schema che sembra funzionare sempre meglio. Soprattutto per via del voltafaccia dei paesi della regione (Mali, Niger, Burkina Faso) al supporto di Francia e Stati Uniti, colpevoli di un passato coloniale che nelle menti e nei cuori delle popolazioni locali non è mai davvero passato. Un sentimento anti-occidentale che anche la Cina riesce a sfruttare a suon di investimenti economici e non ingerenza politica (almeno per ora). I paesi africani del Sahel vogliono decidere da sé.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  29. 5

    Ep.4: Lo Spazio di Elon Musk è americano?

    Non c’è dubbio che l’ossessione alla costruzione di Elon Musk incarni lo spirito profondo dell’America, un paese che si fonda sull’innovazione e sulla tecnologia. E non c’è dubbio che il sogno di Musk di trasformarci in una civiltà multi-planetaria si sia finora intrecciato con l’interesse e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Lo dimostra l’intesa con la NASA e lo conferma l’indiscrezione trapelata su un contratto firmato fra Difesa americana e SpaceX, l’azienda aerospaziale di Musk, per la costruzione di centinaia di satelliti spia militari. Insomma, per ora almeno, lo Spazio di Musk resta americano. Ma quanto durerà prima che l’universalità del suo impero privato non inneschi dissapori con la Casa madrepatria del suo business? Con il suo “continuo, irrefrenabile cazzeggio”, Musk si è infilato in questioni geopolitiche enormi. Per via di Tesla, si è detto “pro-Cina”, Taiwan non si fida di lui e vuole affrancarsene. E l’Ucraina in questi giorni lo sta accusando di dare accesso a Starlink anche alla Russia.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  30. 4

    Ep.3: Isis-K contro tutti

    L’attentato al Crocus City Hall, a nord-ovest di Mosca, attribuito allo Stato Islamico della provincia del Khorasan (Isis-K) risveglia gli incubi di mezzo mondo. Anzitutto quelli russi e del presidente Putin che nel 1999 è salito al potere occupandosi proprio del terrorismo dei fondamentalisti islamici nella periferia sud della Federazione, dal Caucaso all’Asia Centrale. Al Cremlino, oltre alle riflessioni sui buchi nell’intelligence, su chi sia stato il reale mandante e se e come Putin vorrà sfruttare l’accaduto per prendersela con Kiev, si fa sempre più chiaro un fatto: anche per la Russia, non solo per gli Stati Uniti, le risorse sono limitate. Due anni di impegno militare in Ucraina, hanno sottratto risorse alla sicurezza del territorio nazionale più grande del mondo. Ma l’Isis-K, ramo afgano dello Stato Islamico, ha conti aperti con tutti. Con gli americani, a cui non perdonano l’accordo coi talebani e il ritiro da Kabul nel 2021. E con i cinesi, che da allora con i taliban ci fanno affari tutti i giorni.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  31. 3

    Ep.2: Poliziotti cinesi in Ungheria

    Sulle strade ungheresi presto sfileranno volontari dell’esercito cinese. Non sarebbe - come molti giornali hanno erroneamente scritto - il primo paese europeo e della Nato a permetterlo. L’Italia l’ha fatto per 4 anni di fila dal 2016 al 2019. Ma ordine di precedenza a parte, il punto qui è l’obiettivo: Pechino vuole spiare i dissidenti cinesi all’estero o farsi un avamposto dentro l’Unione Europea sul solco delle Vie della Seta? Probabilmente entrambe le cose. La ricetta equilibrista del presidente ungherese Orbán, del resto, prevede di giocare la stessa partita su più tavoli. In Occidente la sua apertura verso Est lo rende un attore negoziale difficile, quindi da ascoltare, talvolta da temere, a cui fare concessioni. Oltreoceano, però, il rapporto di forza s’inverte: dopo anni di gelo con Washington (che Budapest non può permettersi a lungo) Orbán fa campagna per il ritorno di Trump. Nella speranza di ritrovare una sponda rispetto al suo rapporto privilegiato con la Russia, magari dando una svolta alla guerra in Ucraina.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  32. 2

    Ep.1: L’Occidente minacciato sott’acqua

    Il Mar Rosso è in fiamme, sopra e sotto il livello dell’acqua. Sui cieli, droni e missili iraniani lanciati dagli Houthi dalle coste dello Yemen mettono in ginocchio la libera navigazione mondiale e l’economia dei porti ad essa connessa. Sui fondali, i cavi sottomarini che ci permettono di restare online e che trasmettono i nostri dati, rischiano di finire nel bersaglio (e forse già lo sono). Gli Stati Uniti corrono ai ripari facendo tuonare i cannoni, ma per la prima volta dalla seconda guerra mondiale non sono attrezzati come ci si aspettava. Ma Washington non fa davvero più così paura in Medio Oriente? Intanto, Cina e Russia ne approfittano, complice l’Iran e quella costellazione di milizie che formano “l’Asse della Resistenza” e che sul Golfo di Aden garantiscono immunità a Mosca e Pechino. Occhio: il brand cinese, in quelle acque, comincia ad attrarre più di quello americano.See omnystudio.com/listener for privacy information.

  33. 1

    Trailer

    In un mondo di notizie frammentate e contraddittorie e opinioni sempre più polarizzate, è diventato difficile, se non impossibile, capire davvero cosa succede dentro i palazzi del potere. La geopolitica è quella disciplina che può aiutarci a scendere sotto la pelle delle dichiarazioni ufficiali dei leader del mondo e comprendere la realtà dei conflitti fra potenze; perché certe cose accadono e perché a volte non accadono proprio mai. Greta Cristini è una giornalista, analista e reporter di guerra e in questo podcast ogni settimana ci aiuterà a leggere i più importanti fatti internazionali attraverso gli occhi delle tre maggiori potenze: Stati Uniti, Russia e Cina. Lo farà seguendo le mosse di burocrati, strateghi, politici, diplomatici e funzionari di intelligence. Uomini e donne, le cui parole spesso in forma anonima stampate in un articolo di qualche giornale straniero, ci aiutano a capire “Il grande gioco”.See omnystudio.com/listener for privacy information.

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In un mondo di notizie frammentate e contraddittorie e opinioni sempre più polarizzate, è diventato difficile, se non impossibile, capire davvero cosa succede dentro i palazzi del potere. La geopolitica è quella disciplina che può aiutarci a scendere sotto la pelle delle dichiarazioni ufficiali dei leader del mondo e comprendere la realtà dei conflitti fra potenze; perché certe cose accadono e perché a volte non accadono proprio mai. Greta Cristini è una giornalista, analista e reporter di guerra e in questo podcast ogni settimana ci aiuterà a leggere i più importanti fatti internazionali attraverso gli occhi delle tre maggiori potenze: Stati Uniti, Russia e Cina. Lo farà seguendo le mosse di burocrati, strateghi, politici, diplomatici e funzionari di intelligence. Uomini e donne, le cui parole spesso in forma anonima stampate in un articolo di qualche giornale straniero, ci aiutano a capire "Il grande gioco".

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