PODCAST · music
Jazz Anthology
by Radio Popolare
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 29/06/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 22/06/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 15/06/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 08/06/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 01/06/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 25/05/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 18/05/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 11/05/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 04/05/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 27/04/2026
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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McCoy Tyner: The Seeker. Live at Umbria Jazz Festival. Special guest Bobby Hutcherson
Mezzo secolo fa, nel 1976, nasceva a Milano, fondata da Sergio Veschi, la Red Records, che è stata in quell'epoca, e continua ad essere oggi, una delle più importanti etichette italiane di jazz. Della Red, della sua storia e della sua attualità, abbiamo parlato l'anno scorso (la puntata la potete trovare in podcast, 26 maggio 2025) con Marco Pennisi, che alcuni anni fa ha rilevato l'etichetta e l'ha rilanciata. Qualche settimana fa (podcast del 23 marzo scorso) abbiamo salutato i cinquant'anni della Red con una prima trasmissione, in cui nel nostro auditorium abbiamo avuto un piano solo con intervista di Hakan Basar, ventunenne pianista turco che la red sta valorizzando. In questa puntata continuiamo a festeggiare la Red con uno splendido live inedito, molto prestigioso per l'etichetta, di McCoy Tyner col suo trio e Bobby Hutcherson come ospite, al Teatro Morlacchi di Perugia nell'ambito di Umbria Jazz 1993. E' McCoy Tyner il mattatore di questo live, impreziosito dalla presenza di Hutcherson: fra i musicisti più grandi della loro generazione (del '38 Tyner e del '41 Hutcherson), a partire dall'album Stick-Up! ('66) di Hutcherson per la Blue Note, il pianista e il vibrafonista sono apparsi assieme in parecchie occasioni, in dischi dell'uno, dell'altro o di entrambi. Qualche mese dopo questa esibizione, nel dicembre del '93 a New York, la loro sintonia si sarebbe rinnovata nell'incisione del loro unico album in duo, Manhattan Moods, per la Blue Note. A cura di Marcello Lorrai.
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Byard Lancaster: Le ristampe Souffle Continu degli album parigini (2)
Nella seconda puntata che dedichiamo ai quattro album con Byard Lancaster pubblicati dalla parigina Palm negli anni settanta e ristampati dalla Souffle Continu, riprendiamo ascoltando ancora due brani da Exactement. Consideriamo poi Mother Africa, inciso e pubblicato nel '74, in quintetto, senza un vero e proprio intestatario, ma più che di Lancaster probabilmente album del giovane e brillante trombettista texano Clint Jackson III, e con la suite da cui il disco ha preso il nome firmata dal creatore della Palm Jef Gilson. Infine ci occupiamo di Funny Funky Rib Grib, intestato a Lancaster, registrato nel '74 ma pubblicato nel '79, con una formazione comprendente Clint Jackson, Steve McCall, e musicisti francesi o operanti in Francia, fra cui una figura di punta del jazz francese d'avanguardia, Francois Tusques. Queste ristampe della Palm sono preziose per mettere a fuoco un musicista come Lancaster, sassofonista interessante forse soprattutto al tenore ma che padroneggiava anche l'alto, il soprano e il baritono, eccellente flautista, ma anche trombettista e pianista, influenzato da Coltrane e da Ayler, e con ampi interessi estetici, il free ma anche soul e funk (Lancaster è mancato nel 2012, a settant'anni). E rappresentano un tassello importante per ricostruire il ruolo di Parigi - che già da decenni accoglieva musicisti americani espatriati - nel suo rapporto con l'avanguardia d'oltreoceano: gli album della Palm fanno parte dell'onda lunga dell'estate parigina del '69 e dell'effervescenza discografica della Byg Actuel, che nel '73-74 aveva intanto già cessato l'attività, lasciando il campo ad altri attori, come appunto la Palm. A cura di Marcello Lorrai.
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Byard Lancaster: Le ristampe Souffle Continu degli album parigini (1)
Proiezione dell'omonimo negozio di dischi parigino (si veda la puntata di Jazz Anthology del 2 febbraio scorso, disponibile in podcast), la Souffle Continu sta rieditando in Cd e Lp il catalogo della Palm, etichetta creata nel '73 nella capitale francese dal musicista Jef Gilson. Fra i più importanti titoli ristampati di recente, i quattro album della Palm in cui figura il sassofonista e polistrumentista Byard Lancaster, uno dei protagonisti afroamericani dell'avanguardia d'oltre Atlantico che a partire dal '69, per un certo arco di anni, trovarono a Parigi l'attenzione e le occasioni discografiche di cui pativano la mancanza in patria. Nato nel '42 a Philadelphia, negli anni sessanta Lancaster si sposta a New York, dove gravita nell'ambiente del free jazz e partecipa all'incisione di album importanti (Sunny Murray, Marzette Watts, Bill Dixon...), e nel '69 è appunto alla bollente estate parigina del free, e a Parigi torna nel '73, in cerca di migliore fortuna rispetto agli Usa. Tre dei quattro album furono pubblicati nel '74: in questa puntata consideriamo Us, inciso nel '73 in trio, con il formidabile batterista chicagoano Steve McCall, e il doppio album Exactement, inciso nel '74 e cointestato a Lancaster e al percussionista Keno Speller, ma in cui Lancaster è con Speller unicamente in due brani e per il resto è da solo, alternandosi brillantemente a vari strumenti: flauto, sax alto, sax soprano, clarinetto basso, piano. A cura di Marcello Lorrai.
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1955-56: Sarah Vaughan - In Hi-Fi; In the Land of Hi-Fi
I titoli di due album di Sarah Vaughan del '55-56 ci danno tutto il sapore di un'epoca, con l'enfasi sulla nuova qualità di rirpoduzione e di ascolto della musica. Alla metà degli anni cinquanta Sarah Vaughan ha una ricca visibilità discografica, con diversi album. Ci siamo già occupati (nella puntata del 4 novembre 2024, che potete trovare in podcast) del suo album Sarah Vaughan, uscito nel '55 (e poi negli anni novanta riproposto in Cd col titolo Sarah Vaughan and Clifford Brown). Ma nel '55 Sarah Vaughan è presente anche con altri album: fra questi Sarah Vaughan In Hi-Fi, con cui la Columbia ripropone i brani compresi nel 10 pollici Sarah Vaughan, album di debutto della grande cantante pubblicato nel '50 (fra gli accompagnatori c'è Miles Davis), con l'aggiunta di quattro brani supplementari che la Columbia aveva nel cassetto - nel frattempo, nel '53, la Vaughan era passata alla Mercury - e con un nuovo titolo, che con quel "Hi-Fi" è molto al passo coi tempi e à la page per l'epoca. Nel '56 la Emarcy, sussidiaria della Mercury, risponde alla Columbia con un Sarah Vaughan In the Land of Hi-Fi, registrato nel '55, molto brillante e non solo musicalmente più attuale del precedente album quasi con lo stesso titolo, ma con un suono certamente più hi-fi di quello del disco, già datato come incisioni, pubblicato dalla Columbia. A cura di Marcello Lorrai.
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Hakan Basar dal vivo a Jazz Anthology
Negli ultimi anni, e anche molto recentemente, Jazz Anthology ha avuto parecchi ospiti che si sono seduti al pianoforte dell'auditorium di Radio Popolare: Franco D'Andrea, Gaetano Liguori, Stefano Battaglia, Antonio Zambrini, e anche Rob Mazurek in un solo - diventato un album - in cui ha impiegato anche il piano. Musicisti di varie generazioni ma comunque tutti con all'attivo un percorso molto lungo. Questa sera abbiamo nostro ospite un pianista di gran lunga più giovane, Hakan Basar, turco, che ha solo ventun anni, ne compirà ventidue in agosto. Di Basar lo scorso anno la Red Records ha pubblicato l'album Mayden Voyage, in trio con Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria. La Red Records è stata creata nel 1976 a Milano da Sergio Veschi: rilevata qualche anno fa e rilanciata da Marco Pennisi (ospite di Jazz Anthology lo scorso anno, la puntata la trovate in podcast), festeggia quest'anno mezzo secolo di attività: la rassegna Jazz a Bollate, in corso dal 9 marzo, consacra interamente la sua 28a edizione ai 50 anni della Red, e Hakan Basar è a Jazz Anthology in occasione del suo concerto a Bollate in trio appunto con Scandroglio e Guerra. Qui a Jazz Anthology abbiamo invece il piacere di avere un'idea, attraverso alcuni brani live, di un'altra sua dimensione, quella in solo; e di farci raccontare da Hakan - con Scandroglio in veste di interprete - i suoi primi passi, i pianisti che lo hanno ispirato, il suo incontro da ragazzo con Chick Corea, e appunto la differenza per lui fra la dimensione del trio piano/basso/batteria e quella del solo. A cura di Marcello Lorrai.
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Ospite di Jazz Anthology Franco D'Andrea presenta il suo nuovo album in trio: Live
Gli anni volano e senza neanche accorgercene Franco D'Andrea, grande amico e habitué di Jazz Anthology, non era ospite della nostra trasmissione dall'ottobre 2022. L'occasione per il suo graditissimo ritorno è Live, suo secondo album - un Cd doppio pubblicato da Parco della Musica Records - in trio con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, e anche primo album della lunga carriera di D'Andrea registrato in un club - un vecchio sogno di Franco - nello specifico il Torrione Jazz Club di Ferrara nel dicembre del 2024. Grande protagonista del pianismo contemporaneo, inesausto nella sua originale ricerca musicale, D'Andrea è a Jazz Anthology a ridosso di alcuni appuntamenti importanti, a Bergamo Jazz il 19 marzo, a Jazz a Bollate (nell'ambito di una rassegna interamente consacrata ai cinquant'anni della Red Records) il 20 aprile, al Torino Jazz Festival il 29 aprile, tutti in trio con Evangelista e Gatto. Oltre a presentare una scelta di brani da Live (c'è anche una interpretazione di Norwegian Wood di Lennon McCartney), Franco D'Andrea approfitta del pianoforte dell'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare (un suo live in solo nel nostro auditorium diventò un album) per illustrare alcune soluzioni "intervallari" utilizzate nei brani, e per improvvisare due brani a mo' di sigla di chiusura della trasmissione. A cura di Marcello Lorrai.
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1955: Billie Holiday - At Jazz at the Philarmonic; Music for Torching
Nell'annata discografica '55 le grandi cantanti di jazz sono ottimamente rappresentate; le uscite intestate a Sarah Vaughan sono parecchie, e ci sono album di Ella Fitzgerald e di Dinah Washington, e anche Billie Holiday si difende molto bene: i suoi due album sono fra i più caratterizzanti dell'anno. Billie Holiday At Jazz at the Philarmonic, pubblicato come 10 pollici dalla Clef di Norman Granz, raccoglie materiale dal vivo del '45-46, registrato in due o forse anche tre sedi diverse, nel corso delle serate allestite da Granz con la fortunata formula appunto di Jazz at the Philarmonic, pacchetti assortiti con popolari protagonisti del jazz di stili e generazioni differenti, bianchi e neri, presentati in grandi sale in una dimensione concertistica spontanea e spettacolare, stile jam session: si tratta di registrazioni di una decina di anni prima, ma - come sottolinea lo stesso Granz nelle note di copertina - l'espressione di Billie Holiday non ne esce affatto datata, perché è senza tempo; fra i brani un toccante Strange Fruit. Nel '55 la Clef pubblica anche Music for Torching, primo album di Billie Holiday che l'etichetta realizza direttamente nel formato di Lp a 12 pollici che sta nel frattempo prendendo piede: i brani, registrati nell'estate del '55, sono torch songs, come sono chiamate le canzoni sentimentali in cui ci si strugge per un amore: oltre ad offrire interpretazioni di grande livello dei brani, il disco è anche da considerare un riferimento - non solo in ambito jazzistico - in quanto album esplicitamente dedicato, e addirittura intitolato, a questo tipo di repertorio. A cura di Marcello Lorrai.
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Charles Lloyd: Figure in Blue
Uno dei concerti più attesi dell'estate del jazz sarà senz'altro quello del quartetto di Charles Lloyd il 6 luglio a Perugia per Umbria Jazz: aspettando di ritrovare il grande sassofonista dal vivo, ascoltiamo il suo ultimo album, Figure in Blue, in trio con Jason Moran al pianoforte e Marvin Sewell alla chitarra, pubblicato in autunno dalla Blue Note, in doppio Cd o doppio vinile. Il 15 marzo Lloyd compirà 88 anni: uno dei fenomeni caratteristici della più recente fase del jazz, del jazz del nuovo millennio, è quello della presenza sulle scena di musicisti di grande longevità, non come semplici sopravvivenze, ma come artisti che contribuiscono ad animare il jazz contemporaneo con percorsi di luminosa creatività, continuando ad essere figure carismatiche e a costituire una preziosa sollecitazione anche per i musicisti delle generazioni più giovani. E' il caso di Lloyd, uno dei personaggi emblematici del jazz degli anni sessanta, che poi, defilatosi nei settanta, è tornato in auge negli ottanta, attraversando gli ultimi decenni del jazz con uno status molto alto. La dimensione del trio stimola Lloyd, che con varie combinazioni strumenatli negli ultimi anni l'ha praticata molto: in Figure in Blue la scelta di evitare la ritmica appare azzeccata, e dà alla musica una morbidezza in cui il sax di Lloyd si inserisce come un distillato di suoni e di espressione, di lirismo e di poesia. A cura di Marcello Lorrai.
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Gregg Belisle Chi: Slow Crawl; Alexis Marcelo: Solo PIano; Angelika Niescier: Chicago Tapes (tutti album Intakt)
Tre brillanti uscite recenti della dinamica etichetta svizzera Intakt. Negli ultimi anni la intakt ha pubblicato diversi album del sassofonista newyorkese Tim Berne - dagli anni ottanta figura cruciale dell'avanguardia - fra cui un suo duo con il chitarrista Gregg Belisle Chi: del quale adesso la Intakt propone un album di interpretazioni in solo di musiche di Tim Berne, alcune già sperimentate da Berne e Belisle Chi in vari organici, altre composte dal sassofonista appositamente per questo album. Se si è avuta l'occasione di ascoltare Alexis Marcelo - newyorkese, afrolatino, con un background musicale molto interessante e articolato - per esempio accanto a James Brandon Lewis, si è rimasti con il desiderio di approfondire la conoscenza del suo pianismo: complimenti alla Intakt che gli ha offerto una bella vetrina dandogli l'opportunità di un piano solo. La sassofonista tedesca Angelika Niescier, che già aveva robusti rapporti con la scena newyorkese, negli ultimi anni ha intensificato quelli con la scena chicagoana: assieme a figure molto rappresentative dell'avanguardia della Windy City, Nicole Mitchell al flauto, Dave Rempis al sax alto e tenore, Jason Adasiewicz al vibrafono, Mike Reed alla batteria, e a Luke Stewart, bassista degli Irreversible Entanglements, Angelika Niescier crea una musica con una grande coesione di gruppo e di rimarchevole densità e slancio. A cura di Marcello Lorrai.
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Grandi inediti: Horace Silver - Silver in Seattle: Live at the Penthouse
La Blue Note sta puntando su live inediti di grandi protagonisti del jazz pescando in un'epoca ricca di grande musica dal vivo, la metà degli anni sessanta: come il travolgente live del gruppo di McCoy Tyner e Joe Henderson allo Slugs nel '66 portato alla luce nel 2024 e di cui ci siamo a suo tempo occupati (puntata del 30 dicembre 2024). Adesso - con un album disponibile in Cd e Lp - è la volta di Horace Silver, dal vivo nel '65 al Penthouse di Seattle con un quintetto in cui ritroviamo al sax tenore appunto Joe Henderson, e completato dal grande Woody Shaw alla tromba, e da Teddy Smith al contrabbasso e Roger Humphries alla batteria. Sinonimo di hard bop, il genere di cui con Art Blakey alla metà degli anni cinquanta è stato all'origine, emblema della Blue Note, per la quale tra i cinquanta e i settanta incide una trentina di album, all'epoca di questo live Silver è all'apice della popolarità: all'inizio del '65 è uscito l'album Song for My Father, che prende il titolo da uno dei suoi brani più fortunati, e che resterà il suo album di maggiore successo. In questo live Silver interpreta Song for My Father, ma anticipa anche un altro fortunato brano, The Cape Verdean Blues, che darà il titolo al suo album successivo, inciso un paio di mesi dopo l'ingaggio al Penthouse. Un genere - l'hard bop - accattivante, brani di grande presa, e musicisti eccellenti come Henderson e Shaw: senza dimenticare che - come si può ben cogliere da questo inedito - Silver è stato anche uno dei pianisti più importanti e coinvolgenti degli anni cinquanta e sessanta.
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1955: Erroll Garner - Concert by the Sea
Uscito a tamburo battente nell'ottobre '55 - il mese dopo l'esibizione da cui fu ricavato - Concert by the Sea di Erroll Garner è stato uno dei successi più clamorosi del jazz degli anni cinquanta e di tutta la vicenda di questa musica, e continua ancora oggi ad essere uno dei dischi di jazz più popolari. Autentico fenomeno - un virtuoso dello strumento che non imparò mai a leggere la musica - il pianista afroamericano era in ascesa sulla scena del jazz dalla metà degli anni quaranta, ma il vero decollo della sua carriera avviene proprio a partire dalla metà degli anni cinquanta. Nell'estate del '54 Garner registra per la prima volta una sua composizione, Misty, che esce poi nel '55 nel suo album Contrasts, e che avrà un successo enorme. Ma è proprio con Concert by the Sea che Garner consolida definitivamente la sua popolarità. Guidato da uno straordinario fiuto, George Avakian, produttore della Columbia, decise di pubblicare l'album benché la registrazione, effettuata da un militare che lavorava per il network radiofonico delle forze armate, fosse tecnicamente tutt'altro che impeccabile: ma il pubblico fu conquistato dalla freschezza, dalla verve, dalla comunicativa del pianismo di Garner e del suo trio, e prima della fine dell'anno il disco aveva venduto già 225mila copie. L'esibizione di Garner era uno degli appuntamenti jazzistici organizzati a Carmel, in California, dall'animatore radiofonico e produttore Jimmy Lyons: concerti che rappresentano le premesse del festival di Monterey che Lyons avrebbe poi varato nel '58. A cura di Marcello Lorrai.
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Khan Jamal: Give The Vibes Some; Kristen Noguès, John Surman: Diriaou
Souffle Continu è un negozio di dischi parigino, specializzato in jazz d'avanguardia e musica improvvisata. Ma Souffle Continu ha anche una proiezione discografica, l'etichetta dallo stesso nome, con una vivace attività di uscite, sia album nuovi che ristampe. Per quanto riguarda le ristampe Souffle Continu sta rieditando album del catalogo della gloriosa Palm, fondata nel 1973 da Jef Gilson: tra gli ultimi titoli Give the Vibes Some, singolare album registrato a Parigi nel '74 dal vibrafonista afroamericano di Philadelphia Khan Jamal, che nella sua città aveva inciso un disco (riscoperto poi nel nuovo millennio) con il gruppo Sounds of Liberation, fondato assieme al sassofonista Byard Lancaster. Inedito è invece Diriaou, un album di grande prestigio per la Souffle Continu, perché ci propone, in registrazioni dal vivo dell'estate del '98, il sassofonista britannico John Surman - per una volta in libera uscita dalla Ecm - in duo con Kristen Noguès, virtuosa dell'arpa celtica, che dagli anni settanta è stata una figura cruciale del movimento di rinnovamento della musica e della cultura popolare bretone: Noguès, che è mancata prematuramente nel 2007, ebbe occasione di suonare con Surman in vari formati, ma non risultano altri album in comune dei due musicisti. A cura di Marcello Lorrai.
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Grandi inediti - Bill Evans: Haunted Heart. The Legendary Riverside Studio Recordings / Libri - Enrico Pieranunzi: Bill Evans. Ritratto d'artista con pianoforte
Se il pianismo di Bill Evans ha avuto dalla fine degli anni cinquanta una enorme influenza sul pianismo jazz successivo, i suoi trii sono stati fondamentali per il rinnovamento della logica dell'interplay del trio piano-basso-batteria, e su questo il trio con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria ha avuto una importanza decisiva. Portrait in Jazz e Explorations sono i due album di studio realizzati da Evans con LaFaro e Motian, usciti rispettivamente nel '60 e nel '61: che ci permettono di entrare nel laboratorio - nel momento in cui è allo stato nascente - della nuova dimensione del piano trio. Delle sedute da cui nacquero i due album, in occasione delle successive ripubblicazioni in Cd erano emerse diverse tracce inedite: ma la raccolta recentemente pubblicata dalla Craft (triplo Cd, quintuplo vinile o digitale) porta alla luce ben diciassette altre tracce inedite, che oltre a darci nuove occasioni di piacere incrementano le possibilità di confronto fra diverse interpretazioni degli stessi brani nel corso di una seduta, portandoci dunque ancora più all'interno del laboratorio del trio. E sono proprio le tracce inedite prima di questa raccolta che privilegiamo in questa puntata. Per ricordare che cosa rappresentano i due straordinari album di Bill Evans ci facciamo aiutare dal libro di Enrico Pieranunzi - da decenni uno dei maggiori pianisti italiani e assai considerato anche oltre Atlantico - pubblicato negli anni novanta e ora opportunamente riproposto dal Saggiatore (Bill Evans. Ritratto d'artista con pianoforte, 220 pp. circa, 18 euro). Pieranunzi, che ha profondamente meditato la lezione di Evans, è nella migliore posizione per illuminare i procedimenti "tecnici" del pianista, ma, in un libro scritto con finezza, accurato e allo stesso tempo agile, dedica molto spazio al "senso" più profondo della sua musica. A cura di Marcello Lorrai.
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Il marziano del Jazz. Vita e musica di Eric Dolphy: un libro di Claudio Sessa
Fra la seconda metà degli anni cinquanta e il 1964, quando muore prematuramente a soli 36 anni, Eric Dolphy ha attraversato il firmamento del jazz come una luminosa e stupefacente meteora. Claudio Sessa, ospite in studio, ci presenta la nuova edizione, largamente rielaborata e ampliata, del suo libro su Dolphy, adesso riproposto da Quodlibet nella autorevole collana Chorus (che Jazz Anthology ha costantemente seguito: le puntate sono rintracciabili in podcast): Il marziano del jazz. Vita e musica di Eric Dolphy (con contributi introduttivi di Roscoe Mitchell e di Paul Steinbeck, 232 pp., 22 euro). Estremamente approfondito - ma anche di scorrevole lettura - il lavoro di Sessa ha un notevole rilievo in un panorama internazionale in cui, a oltre sessant'anni dalla scomparsa di Dolphy, sulla figura unica e difficilmente incasellabile del polistrumentista californiano i volumi prodotti non abbondano. Col corredo di una scelta di brani, con Sessa parliamo di alcune fondamentali collaborazioni di Dolphy, quelle con Mingus, Coleman e Coltrane, di come collocare Dolphy rispetto al free jazz, del suo ruolo di battistrada di importanti aspetti del post-free, e insomma del perché Eric Dolphy può essere considerato "il marziano del jazz". A cura di Marcello Lorrai.
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Stefano Battaglia dal vivo a Jazz Anthology
Graditissimo ritorno a Jazz Anthology di Stefano Battaglia, e questa volta con a disposizione il pianoforte del nostro auditorium Demetrio Stratos. Battaglia ci presenta il suo doppio cd in solo Musica Salva, pubblicato in autunno da Centripeta: diretta da Battaglia, l'etichetta ha debuttato lo scorso anno con Kum! del Tabula Rasa Ensemble, formazione pure diretta da Battaglia nata dalla collaborazione fra due istituzioni del prestigio della Accademia Musicale Chigiana e di Siena Jazz. Battaglia ci parla inoltre dell'importanza dell'improvvisazione nel suo pianismo e nella sua concezione della musica, del suo consolidato rapporto con la Ecm - per la quale ha inciso recentemente un nuovo album, dedicato al popolo palestinese, di cui ci anticipa al pianoforte un brano - e di cosa hanno rappresentato per lui Keith Jarrett e Manfred Eicher, ai quali rende omaggio in Musica Salva con Keyman; e oltre a raccontarci i suoi progetti e impegni per il nuovo anno, ci propone alcuni brani nella dimensione a lui tanto cara del solo. Stefano è cresciuto e si è formato a Milano, e della sua esperienza giovanile milanese ha vivo il ricordo del riferimento che era rappresentato da Radio Popolare: e fra i brani che ci regala in questo live, uno è "per Radio Popolare". A cura di Marcello Lorrai.
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1956: Julie London - Lonely Girl; Calendar Girl
Nel nostro gioco sulle annate discografiche del jazz di settant'anni fa, ci pare appropriato per la prima puntata del 2026 un album sui mesi dell'anno, Calendar Girl della cantante Julie London, uscito nel '56. Tra anni cinquanta e sessanta Julie London, nata nel '26, negli Stati Uniti ha avuto un notevole successo come cantante, ma già prima, e poi anche molto oltre la fine della sua presenza sulle scene musicali, ha avuto una fortunata carriera come attrice. Nel '55 il suo primo singolo, Cry Me a River, diventò un hit: nel dicembre del '55 seguì il suo primo album, Julie Is Her Name, e poi nel '56 Lonely Girl, e il suo terzo Lp, Calendar Girl. Con queste prime credenziali, nel '55 e nel '56 (e poi anche nel '57) Julie London viene proclamata da Billboard la cantante donna più popolare. Intanto fin dagli anni della seconda guerra mondiale Julie London si è affermata come una delle pin up dell'epoca: e con il titolo e la copertina di Calendar Girl la casa discografica gioca sulla sua bellezza da calendario sexy. Ma, benché non dotata di clamorose risorse vocali, cosa di cui è consapevole, Julie London non è solo look: è una cantante elegante, sicura, con una bella dizione, il cui fascino risiede in una voce "fumosa" e nel rapporto molto personale, intimo, ravvicinato che pare instaurare con l'ascoltatore. Purtroppo il carattere "oversmoked" della sua vocalità è anche il risultato di un accanito tabagismo e degli eccessi nel bere, che comprometteranno le sue capacità vocali già verso i quarantacinque anni: alla fine degli anni sessanta Julie London deciderà così di abbandonare l'attività di cantante. A cura di Marcello Lorrai.
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Jazz Anthology di lunedì 29/12/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 22/12/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Vijay Iyer - Wadada Leo Smith: Defiant Life (Ecm); Joe Fonda Quartet with Wadada Leo Smith, Satoko Fujii, Tiziano Tononi: Eyes On The Horizon (Long Song Records)
Seconda delle due puntate che dedichiamo a Wadada Leo Smith in occasione del suo 84esimo compleanno (18 dicembre), prendendo in considerazione quattro uscite, fra le più significative, ma che solo alcune fra le numerose con cui fra l'anno scorso e quest'anno Wadada, attivissimo, ha ulteriormente allungato la sua già consistente discografia. Defiant Life (uscito quest'anno), è il secondo duo di Wadada con Vijay Iyer - pianista e tastierista (e bandleader) di grande reputazione sulla scena del jazz di oggi - pubblicato come già il primo, uscito nel 2016, dalla Ecm. In Eyes On The Horizon (pubblicato lo scorso anno), Wadada contribuisce ad un album che vuole essere proprio un omaggio nei suoi confronti da parte di Joe Fonda, contrabbassista con una grande curriculum nell'avanguardia (per esempio accanto ad Anthony Braxton per molti anni), per il quale Wadada è stato decenni fa un maestro e ha continuato poi ad essere fino ad oggi una grande fonte di ispirazione. A cura di Marcello Lorrai.
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408
Wadada Leo Smith - Amina Claudine Myers: Central Park (Red Hook Records); Sylvie Courvoisier - Wadada Leo Smith: Angel Falls (Intakt)
Reduce da una tournée europea densa di date fra ottobre e novembre, il 18 dicembre Wadada Leo Smith compie 84 anni: gli rendiamo omaggio con due puntate dedicate ad album usciti fra lo scorso anno e il 2025. Nella puntata di questa sera accostiamo due suoi duo con pianiste: Central Park (uscito nel 2024), con Amina Claudine Myers, sua antica conoscenza, fin dalla seconda metà degli anni sessanta, quando entrambi gravitarono nell'ambiente della chicagoana AACM; e Angel Falls (uscito quest'anno), con Sylvie Courvoisier, svizzera e newyorkese di adozione ed esponente di una generazione assai più giovane: dal 2017, quando hanno suonato per la prima volta assieme, Wadada e Courvoisier hanno sviluppato una notevole consuetudine, con collaborazioni reciproche. Wadada ama molto la dimensione del duo tromba-pianoforte, che gli è molto congeniale e nella quale lo ritroveremo con Vijay Iyer nella prossima puntata. A cura di Marcello Lorrai.
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407
Antonio Zambrini dal vivo a Jazz Anthology
In un live al piano dal nostro auditorium Demetrio Stratos, Antonio Zambrini, attivo da decenni sulla scena del jazz, racconta e interpreta brani che sono stati particolarmente significativi nella sua carriera o a cui è particolarmente affezionato: fra questi Antonia, uno delle sue composizioni più fortunate, incisa anche da Stefano Bollani in un suo importante album per la Ecm, Garrincha, dedicato al indimenticato calciatore brasiliano, Bluesness, inciso in uno degli album realizzati in duo con Lee Konitz, e non ultimo Crevalcore, che, registrato in trio, fu una sigla di Popolare Network, e nel 2001 fu poi inserita in una delle compilation in Cd di Radio Popolare, Raccolta Differenziata 3. A cura di Marcello Lorrai.
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406
Silvia Bolognesi: Jungle Duke; Silvia Bolognesi e Eric Mingus: Celebrating Gil Scott Heron
Recentemente nominata direttrice artistica e didattica di Siena Jazz, di cui era già insegnante (e di cui è stata allieva), la contrabbassista Silvia Bolognesi è una delle figure di punta e più dinamiche della nostra scena jazzistica, e con significativi rapporti a livello internazionale (che già diversi anni fa l'hanno portata per esempio ad essere cooptata nella versione allargata e rinnovata dell'Art Ensemble of Chicago). Con l'etichetta Caligola, Silvia Bolognesi quest'anno ha pubblicato un bel lavoro su Ellington, una grande ispirazione che ha sempre tenuto presente: Jungle Duke vuole essere un omaggio al momento in cui Ellington inventa un suono unico, uno dei momenti più "avanguardistici" del Duca, e quello in cui Ellington si afferma come un bandleader-compositore di assoluta e imprescindibile originalità. Con il suo settetto Silvia Bolognesi riesce a creare una rimarchevole dimensione orchestrale, al tempo stesso rispettosa degli originali di Ellington e contemporanea, e con un sensibile impiego di campionamenti dell'inconfondibile, affascinante parlato del Duca. Anche il cantante e poeta afroamericano Gil Scott Heron è stato ed è una grande ispirazione per Silvia Bolognesi: Gil Scott Heron è in questi ultimi anni oggetto di una meritata riscoperta e di rivisitazioni e omaggi, fra i quali si inserisce degnamento l'album - su cui chiudiamo la puntata - Is That Jazz?, pubblicato da Fonterossa e cointestato a Silvia Bolognesi e a Eric Mingus, voce e poetry. A cura di Marcello Lorrai.
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Jazz Anthology di lunedì 17/11/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 10/11/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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403
Larry Stabbins, Keith Tippett, Louis Moholo: Live in Foggia; Sarost (Mark Sanders, Paul Rogers, Larry Stabbins): Aurora
Due album, uno che ci riporta agli anni ottanta, e uno inciso quest'anno, entrambi con protagonista un trio, e con in comune la presenza di un grande sassofonista britannico, Larry Stabbins. Negli anni ottanta Stabbins raggiunse una ampia notorietà internazionale in quanto membro di un gruppo della nuova scena britannica di allora, i Working Week, che ebbe molto successo grazie ad una brillante miscela di jazz, soul e musica latina, e a voci come quelle di Tracy Thorn e di Juliet Roberts. Ma prima, dopo, e anche durante questa fase di successo dei Working Week, Stabbins, classe 1949, è stato ed è un protagonista della scena improvvisativa inglese: e infatti nel primo album, un live in Italia pubblicato dalla glorioisa Ogun, lo troviamo nell'85, proprio il periodo di maggiore successo dei Working Week, in compagnia di due esponenti di primo piano della scena d'avanguardia e radicale d'oltre Manica come il pianista Keith Tippett e il batterista sudafricano in esilio Louis Moholo: un trio che per Stabbins era un po' la sua "combinazione da sogno" dell'epoca. In Sarost Stabbins unisce le forze con due formidabili veterani della scena free britannica: il trio vuole tesaurizzare le esperienze che i tre musicisti hanno maturato assieme nel corso di una lunga consuetudine e in varie situazioni, fin dagli anni settanta, inizialmente Stabbins con Rogers, più giovane di lui, e Rogers con Sanders, ancora più giovane. Sarost è un trio recente, ha fatto molto effetto nei primi giorni di quest'anno al Bath Jazz Weekend, subito dopo il quale ha inciso Aurora: l'album è pubblicato da Jazz Now Records, e rientra nel progetto Jazz in Britain che ha lo scopo di valorizzare la grande storia e tradizione del jazz britannico.
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Otherlands Trio: Star Mountain (Intakt); Fred Frith - Maria Portugal: Matter (Intakt)
Stephan Crump e Eric McPherson hanno suonato in trio con la pianista canadese Kris Davis fra il 2017 e il 2024: trio molto interessante, che in una forma molto avanzata stirava fino al limite della dissoluzione la classica formula piano-contrabbasso-batteria tanto popolare nel jazz. Poi quel trio ha preso una pausa ma il contrabbassista e il batterista non volevano interrompere il feeling che si era stabilito fra loro, e Crump, che già da anni era colpito dal modo di suonare del sassofonista Darius Jones, lo ha invitato a suonare in trio con loro: sax alto e compositore afroamericano quarantasettenne, Jones è impegnato nell'ambito del jazz di ricerca ma anche in altre forme di musica contemporanea; come sassofonista Jones ha una certa propensione al lirismo, e nelle sue improvvisazioni è abbondante la presenza di elementi melodici. Dagli anni sessanta figura emblematica dell'avanguardia, Fred Frith non ha bisogno di particolari presentazioni: nell'agosto 2024 gli abbiamo dedicato due puntate in omaggio ai suoi settantacinque anni, presentando un triplo Cd pubblicato dalla Intakt nel 2019 con un florilegio di sue esibizioni allo Stone di New York (e altri suoi album pubblicati dalla Intakt avevamo presentato in precedenza); In Matter Frith, chitarra elettrica e voce, è in duo con Maria Portugal, batterista, vocalist, compositrice brasiliana attiva da una ventina d'anni e di base in Germania: prima di questo album registrato nel 2023, Frith e Portugal avevano suonato in duo al festival Unerhoert di Zurigo, e assieme avevano fatto poco altro, ma trovando subito una grande sintonia. A cura di Marcello Lorrai.
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Jazz Anthology di lunedì 13/10/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 06/10/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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The Sleep of Reason Produces Monsters; Patricia Brennan: Breaking Stretch
Due live di Jazz em Agosto, il festival che si è svolto a Lisbona fra il primo e il 10 del mese scorso, ci hanno sollecitato nella scelta dei due album che Jazz Anthology presenta questa sera. A Jazz em Agosto si è esibita con giradischi ed elettronica Mariam Rezaei, britannica di origini iraniane, che nel suo set ha fatto fra l'altro emergere dei bei passaggi di musica improvvisata presi da The Sleep of Reason Produces Monsters, quartetto formato da lei stessa, dall'italiano Gabriele Mitelli, trombino, elettronica e voce, dalla danese Mette Rasmussen, sax alto, e dall'austriaco Lukas Koenig, batteria, percussioni e synth: The Sleep of Reason Produces Monsters è anche il titolo del loro esordio discografico, uscito in maggio, molto convincente per la coesione del quartetto, l'equilibrio fra rumorismo, elettronica e improvvisazione radicale, e la verve delle situazioni. E a Jazz em Agosto, assicurando una coinvolgente chiusura alla rassegna, si è esibita, in settetto, la vibrafonista Patricia Brennan, messicana da vent'anni negli Stati Uniti: il suo Breaking Stretch, pure in settetto, pubblicato dalla Pyroclastic Records, considerato uno dei migliori album di jazz usciti lo scorso anno, coniuga felicemente il senso di un jazz di oggi con l'entusiasmo e la comunicativa. Patricia Brennan sarà a Padova il 24 e 25 ottobre prossimi nell'ambito del Mary Halvorson Special Project proposto dal Centro d'Arte dell'Università, e il primo novembre si esibirà col suo sestetto al Jazzfest di Berlino.
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La Cantata Rossa per Tall El Zaatar - dal vivo a All You Need Is Pop, la festa di Radio Popolare
In una giornata come quella di oggi di sciopero e di manifestazioni per la Palestina, e mentre di Palestina si sta discutendo all'Onu, ci pare appropriato nella puntata di questa sera di Jazz Anthology far ascoltare la registrazione della riproposizione dal vivo, il 7 giugno scorso nell'ambito della festa 2025 di Radio Popolare, della Cantata Rossa per Tall El Zaatar di Gaetano Liguori e Giulio Stocchi. Fra gli emblemi dell'impegno politico in musica degli anni settanta, la Cantata ha attraversato i decenni acquistando il rango di un classico, per la sua forza emotiva, e per la felice e innovativa intuizione dell'incontro di "generi" diversi: jazz, richiami classici, tradizione popolare, sperimentalismo, poesia, registri del recitato. Con Gaza nel cuore, ci auguriamo invece che un giorno la Cantata non abbia più la tragica attualità che le conferisce la tremenda condizione dei palestinesi. Con Gaetano Liguori, pianoforte, Silvano Piccardi, voce recitante, Roberto Del Piano, basso elettrico, Filippo Monico, batteria, e le voci registrate di Demetrio Stratos e Concetta Busacca. A cura di Marcello Lorrai.
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Claudio Fasoli ospite di Jazz Anthology
Distintosi negli anni sessanta fra i più brillanti giovani del jazz della penisola, negli anni settanta Claudio Fasoli è stato il sax di una innovativa esperienza di jazz elettrico come Perigeo, per poi sviluppare, con esiti tra i più originali, una carriera personale in cui ha avuto accanto molti protagonisti tra i più notevoli del jazz italiano, europeo e d'oltre Atlantico. Sempre in piena attività, Fasoli torna a Jazz Anthology per presentare il concerto di sabato 20 settembre con il suo Next Quartet alla Camera del Lavoro di Milano (h. 17.30, in apertura della 31esima stagione dell'Atelier Musicale dell'Associazione Culturale Secondo Maggio), l'album A Long Trip 22 inciso nel 2022 con il suo Samadhi Quartet (pubblicato dalla Parco della Musica Records) e il suo libro Jazz, architetture di un azzardo, a cura di Marc Tibaldi (il Saggiatore, 200 pp. circa, 18 euro). A cura di Marcello Lorrai.
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Jazz Anthology di lunedì 08/09/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 01/09/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 25/08/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 18/08/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 28/07/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Jazz Anthology di lunedì 21/07/2025
"Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
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Silke Eberhard's Potsa Lotsa XL: Amoeba's Dance
La sassofonista e clarinettista Silke Eberhard si è fatta notare sulla scena berlinese a cominciare dai primi anni duemila, e ha ricevuto poi importanti riscontri anche a livello internazionale per la sua attività. Potsa Lotsa è una formazione nata più o meno una quindicina di anni fa, inizialmente come quintetto di fiati per un lavoro su composizioni di Eric Dolphy. Poi la compagine si è allargata, anche nella versione XL che si ascolta in questo album. Nel novembre 2023 il Jazzfest Berlin ha presentato una composizione di Henry Threadgill, una delle figure più autorevoli del jazz contemporaneo: sotto la direzione di Threadgill, il lavoro è stato eseguito da una formazione mista, comprendente musicisti che sono degli habitué della musica di Threadgill, assieme con componenti di Potsa Lotsa in versione appunto extralarge. Elegante, non ovvio, con il pregio di una certa, e a volte vivace, comunicativa, Amoeba's Dance è stato in gran parte composto da Silke Eberhard, e si basa sulla dialettica fra il massimo possibile di libertà e una scrittura anche piuttosto complessa. Silke Eberhard è realmente affascinata dalle amebe, e negli ultimi anni ha coltivato questo interesse, utilizzandolo come ispirazione compositiva. A cura di Marcello Lorrai.
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Alexander Hawkins: Song Unconditional; Marie Kruttli: Scoria; Anna Webber, simpletrio2000; Stemeseder - Lillinger: Umbra III; The Mayfield: The Mayfield (tutti album Intakt)
Una puntata densa di novità della etichetta svizzera Intakt: cominciamo dal nuovo piano solo del pianista inglese Alexander Hawkins; passiamo poi al trio piano, basso e batteria della pianista svizzera Merie Kruttli, berlinese di adozione; proseguiamo con il trio (con piano e batteria) della sassofonista e flautista canadese, e newyorkese di adozione, Anna Webber; poi con il trio dell'austriaco Elias Stemeseder, qui alla spinetta e all'elettronica, e del batterista tedesco Christian Lillinger, con il pianista statunitense Craig Taborn. E chiudiamo con i primi dei 74 minuti senza soluzione di continuità di The Mayfield, compagine nata per un lavoro teatrale del 2018 di Heiner Goebbels, che iniziò la sua carriera negli anni settanta come improvvisdatore, prima di diventare un autorevole compositore e creatore di opere ambiziose; ai musicisti - l'italiano Gianni Gebbia, sassofoni, Camille Emaille, percussioni, Cecile Lartigau, onde martenot, Nicolas Perrin, chitarra, Willi Bopp, sound design - venne l'idea di farne un gruppo, a prescindere dal lavoro che li aveva visti riuniti, nel quale ha poi voluto essere, al piano preparato, anche lo stesso Goebbels, che non ha perso la passione per l'improvvisazione: e il livello dell'improvvisazione di The Mayfield, la capacità di creare e gestire in maniera non banale delle situazioni, la qualità dei suoni, sono straordinari. A cura di Marcello Lorrai.
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Grandi inediti - Kenny Burrell with Art Blakey: On View at the Five Spot Café (2)
Completiamo la perlustrazione della riproposizione in doppio cd o triplo vinile, con abbondanza di tracce inedite, di On View at the Five Spot Café. La ristampa è corredata da una intervista di un famoso produttore, Don Was, con Burrell, che, classe 1931, a fine luglio 2025 compirà 94 anni. Burrell ha parole di grande considerazione per Art Blakey, e ricorda di avere apprezzato molto di suonare con il sax tenore Tina Brooks. con cui aveva fatto anche degli altri ingaggi: purtroppo l'attività di Tina Brooks fu brevissima, per via degli stupefacenti, e l'importanza degli inediti proposti da questa ristampa è anche di aggiungere del materiale alle non moltissime registrazioni che documentano l'arte di Tina Brooks. In questa seconda puntata ricordiamo anche l'importanza del Five Spot per il jazz nella seconda metà degli anni cinquanta; inaugurato nell'agosto del '56, il locale si distingue per la sua programmazione: Cecil Taylor a cavallo fra '56 e '57, dall'estate del '57 sei mesi di ingaggio del quartetto di Thelonious Monk con John Coltrane, di nuovo Monk fra giugno '58 e gennaio del '59, alcune apparizioni non ufficiali di Billie Holiday prima della morte nel '59, e qualche mese dopo la registrazione dell'album di Kenny Burrell con Art Blakey, alla fine del '59 sarà al Five Spot che Ornette Coleman sbarcherà per la prima volta a New York, e che esploderà la bomba del free jazz. Completiamo la perlustrazione della riproposizione in doppio cd o triplo vinile, con abbondanza di tracce inedite, di On View at the Five Spot Café. La ristampa è corredata da una intervista di un famoso produttore, Don Was, con Burrell, che, classe 1931, a fine luglio 2025 compirà 94 anni. Burrell ha parole di grande considerazione per Art Blakey, e ricorda di avere apprezzato molto di suonare con il sax tenore Tina Brooks. con cui aveva fatto anche degli altri ingaggi: purtroppo l'attività di Tina Brooks fu brevissima, per via degli stupefacenti, e l'importanza degli inediti proposti da questa ristampa è anche di aggiungere del materiale alle non moltissime registrazioni che documentano l'arte di Tina Brooks. In questa seconda puntata ricordiamo anche l'importanza del Five Spot per il jazz nella seconda metà degli anni cinquanta; inaugurato nell'agosto del '56, il locale si distingue per la sua programmazione: Cecil Taylor a cavallo fra '56 e '57, dall'estate del '57 sei mesi di ingaggio del quartetto di Thelonious Monk con John Coltrane, di nuovo Monk fra giugno '58 e gennaio del '59, alcune apparizioni non ufficiali di Billie Holiday prima della morte nel '59, e qualche mese dopo la registrazione dell'album di Kenny Burrell con Art Blakey, alla fine del '59 sarà al Five Spot che Ornette Coleman sbarcherà per la prima volta a New York, e che esploderà la bomba del free jazz.
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