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La Sveglia di Giulio Cavalli

Dal lunedì' al venerdì, ogni mattina, la sveglia per il quotidiano La Notizia. E poi le letture. E tutto quello che ci viene in mente.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

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  1. 1000

    Occhi su Gaza, diario di bordo #284

    Porta la data di lunedì 31 agosto il comunicato con cui il ministero della Difesa israeliano annuncia la firma di Achilles Shield: tre miliardi di euro, il più grande contratto militare mai concluso con la Grecia e, scrive il ministero, uno dei maggiori di sempre. Ad Atene andranno il David's Sling e lo SPYDER di Rafael, il BARAK MX di Israel Aerospace Industries e i radar di Elta, e nel testo si legge che l'intera architettura poggia su sistemi israeliani e "sull'ampia esperienza operativa maturata dall'apparato di difesa israeliano", mentre il direttore generale Amir Baram parla di "comprovata efficacia sul campo". Quell'esperienza ha un luogo. E ha una data, perché lunedì 31 agosto, nel giorno stesso della firma, due attacchi su Gaza City hanno ucciso cinque persone, due all'ingresso di un palazzo vicino al parco comunale e tre dentro un'auto a Tal al-Hawa, secondo l'ospedale Shifa. L'Idf ha comunicato di aver eliminato Omar Mohammed Roshdy Saraj, mentre il ministero della Salute di Gaza conta 73.456 morti dal 7 ottobre 2023 e l'Associated Press ne contava 1.318 dalla tregua di ottobre già prima di lunedì. La Grecia è uno Stato dell'Unione europea, che nel 2025 ha assorbito il 36 per cento dell'export militare israeliano, 6,9 miliardi di dollari su 19,2. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha giudicato illegale la presenza israeliana nei Territori palestinesi occupati e ha fissato per ogni Stato l'obbligo di non fornire aiuto o assistenza al mantenimento di quella situazione, e Amnesty International registra che Italia e Germania bloccano perfino la sospensione parziale dell'accordo commerciale fra Unione europea e Israele. Achilles Shield sarà operativo entro trentacinque mesi. L'esperienza che lo garantisce è ancora in corso. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  2. 999

    Occhi su Gaza, diario di bordo #283

    L'elenco dei provvedimenti presi dalle autorità israeliane dopo il fine settimana di violenze in Cisgiordania contiene un nome solo, e appartiene a un aggredito: sabato 29 agosto, a Umm al-Kheir, nel Masafer Yatta, coloni armati hanno preso l'attivista britannico Finn Joughin, arrivato per proteggere il villaggio, lo hanno rinchiuso in un capanno e consegnato alla polizia, che lo ha arrestato per sospetto atto osceno su un minore. Domenica la polizia ha ritirato la richiesta di proroga e disposto l'espulsione immediata, e l'avvocata Inbar Shaked Vardi ha detto a Haaretz che gli aggressori non risultano interrogati. Lo stesso sabato, a Qusra, decine di coloni hanno occupato una casa in costruzione con la famiglia dentro, e a Jalud coloni a volto coperto hanno colpito con bastoni Aida Ahmed Abdullah, 51 anni, e la troupe di NBC News che la intervistava sulla casa da cui era stata cacciata. In serata è arrivata la condanna. Benjamin Netanyahu ha rotto settimane di silenzio e chiesto l'arresto dei responsabili. Lunedì 31 agosto il Times of Israel scriveva che nessun arresto era stato effettuato, benché nei video compaiano volti riconoscibili. La scheda dati di Yesh Din del dicembre 2025 misura la costante: dei 1.701 fascicoli aperti dalla polizia israeliana dal 2005 per reati ideologici di israeliani contro palestinesi in Cisgiordania, il 93,6 per cento si è chiuso senza incriminazione, il 3 per cento con una condanna. In 16 delle quasi trenta aggressioni di massa censite dal 2023 c'erano soldati o agenti. Nella dichiarazione di sabato Netanyahu elenca chi la violenza danneggia: "la comunità ebraica rispettosa della legge", l'esercito nelle sue missioni, "la posizione di Israele nel mondo". La famiglia rimasta dentro casa a Qusra mentre i coloni salivano sul balcone da quell'elenco manca. Il 29 giugno la Knesset ha respinto per 41 voti a 36 una legge che avrebbe riscritto quel divieto. Il divieto è rimasto. Il 16 agosto la Commissione per gli affari dei detenuti ha contato mille giorni di isolamento, e il 23 agosto, mentre portava sei detenuti liberati da Kerem Shalom all'ospedale Nasser, il Comitato ha ripetuto di non avere accesso ai luoghi di detenzione israeliani da ottobre 2023. L'articolo 143 della Quarta Convenzione di Ginevra dà ai suoi delegati il diritto di entrare in ogni luogo dove si trovino persone protette e di parlarci senza testimoni, personalmente o per mezzo di un interprete. A Damon l'interprete c'era, e i testimoni erano il ministro e la sua telecamera. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  3. 998

    Occhi su Gaza, diario di bordo #282

    Una detenuta palestinese nel carcere di Damon, nel nord di Israele, parla attraverso un interprete e mette in fila le sue giornate: le perquisizioni nelle celle, l'assenza di docce normali, l'acqua che manca, le cure mediche negate. Itamar Ben Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale, le risponde che nelle prigioni israeliane i campi estivi sono finiti, e aggiunge «sono io il responsabile». Il video esce sul suo profilo X il 30 agosto, le donne allineate contro un muro, i volti oscurati. Le cifre le fornisce il Servizio penitenziario israeliano a HaMoked. Ad agosto 2026 Israele trattiene 7.965 detenuti "di sicurezza", di cui 3.198 in detenzione amministrativa senza processo, più 1.358 registrati come "combattenti illegali", e fuori dal conteggio restano i detenuti di Gaza in mano ai militari. Il 3 giugno 2026 la Corte suprema israeliana ha annullato all'unanimità il divieto di visita imposto al Comitato internazionale della Croce Rossa, e la giudice Daphne Barak-Erez ha scritto che lo Stato, in più di due anni, una base giuridica non l'aveva mai prodotta. Il 29 giugno la Knesset ha respinto per 41 voti a 36 una legge che avrebbe riscritto quel divieto. Il divieto è rimasto. Il 16 agosto la Commissione per gli affari dei detenuti ha contato mille giorni di isolamento, e il 23 agosto, mentre portava sei detenuti liberati da Kerem Shalom all'ospedale Nasser, il Comitato ha ripetuto di non avere accesso ai luoghi di detenzione israeliani da ottobre 2023. L'articolo 143 della Quarta Convenzione di Ginevra dà ai suoi delegati il diritto di entrare in ogni luogo dove si trovino persone protette e di parlarci senza testimoni, personalmente o per mezzo di un interprete. A Damon l'interprete c'era, e i testimoni erano il ministro e la sua telecamera. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  4. 997

    Occhi su Gaza, diario di bordo #281

    A Shujaiyeh l'esercito israeliano ha spianato un grande cimitero palestinese e ci ha costruito un campo di addestramento, che serve alla milizia armata palestinese la cui base sta lì accanto. Lo scrive Haaretz. L'inchiesta è del 26 agosto, su testimonianze di soldati israeliani, dati delle Nazioni Unite e immagini satellitari. I gruppi armati sono cinque, a Beit Hanoun, Deir al-Balah, Khan Younis, Rafah e Shujaiyeh, ciascuno in un'area che l'esercito israeliano controlla. Hanno un nominativo sulla rete radio militare, compaiono sulle mappe di briefing, i loro uomini sono segnati nei sistemi di comando e controllo, e quando escono in operazione l'esercito che ha costruito i loro presìdi li copre con artiglieria e droni. Poi c'è quello che fanno ai civili. Un ufficiale dell'Aeronautica ha raccontato a Haaretz i pick-up che arrivano, gli uomini che sparano sulla gente, le case svuotate e poi bruciate, mentre un altro militare ha riassunto così il compito che gli tocca: lo Stato, l'esercito e lo Shin Bet mandano «milizie addestrate a commettere crimini di guerra, e io sono quello che deve proteggerle durante le operazioni perché non si facciano male». Il 27 agosto quattro palestinesi sono morti sotto i colpi israeliani, secondo i sanitari di Shifa e Nasser citati dall'Associated Press. Lo stesso giorno Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno smentito per iscritto ogni ordine di riaprire il valico di Erez alle merci: "Non ci sarà alcuna ricostruzione prima dello smantellamento dell'organizzazione terroristica Hamas e della completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza". Fonti di Hamas hanno intanto detto a Haaretz che le armi non verranno consegnate finché quelle milizie restano armate e protette. Il campo di addestramento sul cimitero di Shujaiyeh sta dentro quella Striscia. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  5. 996

    Occhi su Gaza, diario di bordo #280

    Restare seduti al tavolo di Kiryat Gat è la pagella dei rapporti con Israele. Il Financial Times ha scritto il 27 agosto che Israele ha discusso nelle ultime settimane l'espulsione dei funzionari britannici dall'International Gaza Support Center, l'ex Civil-Military Coordination Center dove siedono con gli statunitensi una cinquantina fra Paesi e organizzazioni, e che la stessa misura è stata valutata per Italia e Germania. L'Italia quel posto lo conserva. Il criterio l'aveva scritto due giorni prima Gideon Sa'ar, ministro degli Esteri israeliano, quando ha annunciato l'espulsione immediata dei due rappresentanti olandesi, con una settimana per lasciare il Paese, perché l'Aja ha approvato una legge che dal 22 settembre vieta il commercio dei prodotti delle colonie in Cisgiordania, a Gerusalemme est e sul Golan. "Chi agisce contro Israele non avrà appigli nella regione", ha scritto. È il secondo Paese cacciato dopo la Spagna ad aprile, e Londra, che a quella legge si prepara, è la prossima in discussione. Il 20 agosto l'Italia aveva firmato la dichiarazione congiunta dei leader sul piano E1, dove si legge che "Il diritto internazionale è chiaro, gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali", e sei giorni dopo, al Meeting di Rimini, Antonio Tajani ha ripetuto «siamo contro gli insediamenti» e ha detto che l'Italia «vuole essere presente». La firma è rimasta una firma. Il 26 agosto il ministero della Sanità di Gaza ha contato cinque morti in ventiquattro ore, 1.303 dal cessate il fuoco e 73.438 dal 7 ottobre 2023, e la mattina dopo la Farnesina ha diffuso la sua notizia, che Israele non intende espellere i funzionari italiani. Al Financial Times un funzionario israeliano ha spiegato il metro dell'elenco: "Israele ha buoni rapporti con la Germania e l'Italia". #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  6. 995

    Occhi su Gaza, diario di bordo #279

    "Oggi facciamo la storia. Questa mattina cominciamo il lavoro per rimuovere l'Unrwa da Kafr Aqab", ha scritto su Telegram il 25 agosto il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, arrivato al centro di formazione dell'Unrwa a Qalandiya, Gerusalemme est. Il centro sta a Kafr Aqab dal 1952, per un accordo col governo giordano che l'Unrwa dice ancora in vigore, e ogni anno forma 340 studenti rifugiati della Cisgiordania. All'arrivo della polizia le iscrizioni per l'anno scolastico che comincia il 1° settembre erano aperte. Nel pomeriggio Benjamin Netanyahu ha rivendicato l'ordine: "In conformità con la mia direttiva e in applicazione della legge che abbiamo approvato, oggi è cominciato lo sgombero del complesso dell'Unrwa". António Guterres, nella nota del portavoce Stéphane Dujarric, ha fatto il conto: quinto ingresso non autorizzato nello stesso edificio da maggio, dopo il sequestro e la demolizione del complesso Unrwa di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, e ha ricordato che il parere della Corte internazionale di giustizia del 22 ottobre 2025 obbliga Israele a rispettare l'inviolabilità dei locali ONU nei territori occupati. Il coordinatore ONU ad interim Ramiz Alakbarov ha scritto che il sequestro priva quei 340 studenti del diritto all'istruzione. Sullo stesso terreno, che il ministero degli Esteri israeliano dice del Fondo nazionale ebraico dal 1937, il Comune di Gerusalemme ha aperto il cantiere di un complesso di scuole e servizi da oltre 40 milioni di shekel. Il Jerusalem Post scrive che la prima tappa è una scuola superiore maschile del Comune, che apre la settimana prossima col programma israeliano. "Mentre l'Unrwa fa politica, il Comune di Gerusalemme migliora la vita quotidiana di tutti i suoi residenti, ebrei e arabi", chiude la nota. Stesso anno scolastico, altri studenti. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  7. 994

    Occhi su Gaza, diario di bordo #278

    Il secondo colpo è arrivato sulla scala esterna dell'ospedale Nasser di Khan Younis, il 25 agosto 2025, mentre soccorritori e cronisti salivano a documentare il primo. Ventidue morti, cinque giornalisti: Hussam al-Masri di Reuters, Mohammed Salama di Al Jazeera, Ahmed Abu Aziz, Moaz Abu Taha e Mariam Dagga, trentatré anni, dell'Associated Press. L'inchiesta preliminare dell'esercito israeliano spiegò che l'obiettivo era una telecamera di Hamas ed elencò sei uccisi definiti terroristi. Nessuno dei cinque giornalisti. Benjamin Netanyahu parlò di un tragico incidente e il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ordinò di colmare le lacune, a partire dalla catena di comando che autorizzò i colpi. Un anno dopo il padre Riyad Dagga dice a LaPresse che aspetta ancora i risultati dell'indagine. Il Committee to Protect Journalists conta duecentonove giornalisti e operatori dei media uccisi da Israele dal 7 ottobre 2023, almeno settantacinque uccisi deliberatamente per il loro lavoro, e la direttrice Jodie Ginsberg ricorda che in ventiquattro anni in Israele nessuno è mai stato ritenuto responsabile dell'uccisione di un giornalista. Il 12 novembre 2025 Fnsi e Ordine dei giornalisti hanno chiesto al governo italiano e alla Commissione europea di far entrare la stampa internazionale a Gaza, e il 5 gennaio 2026 il governo israeliano ha comunicato alla Corte suprema che il divieto resta per ragioni di sicurezza. L'unico obiettivo aperto sulla Striscia resta quello dei palestinesi che la raccontano da dentro. E Freedom Flotilla ha presentato a Livorno il concerto del 31 agosto per l'ospedale Al-Awda. Il 24 agosto, al Meeting di Rimini, padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza City, ha detto: «Nella Striscia di Gaza la realtà è terribile, dai media è sparita ma la catastrofe non è sparita per niente». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  8. 993

    Occhi su Gaza, diario di bordo #277

    Un aquilone di carta è atterrato venerdì 21 agosto in un campo di avocado del kibbutz Nahal Oz, a meno di un chilometro dalla Striscia, e il giorno dopo ne sono stati raccolti altri tre, poi un quinto a Kfar Aza. Almeno sette in pochi giorni. Il portavoce dell'esercito israeliano ha messo per iscritto che sugli oggetti "non sono stati individuati reperti sospetti" e che in nessun momento la popolazione ha corso un pericolo. Domenica 23 agosto il ministro della Difesa Israel Katz ha diffuso un comunicato che scavalca la perizia dei suoi militari: ogni lancio è "un atto di guerra sotto ogni punto di vista", un pallone equivale a un aquilone e l'aquilone a un drone, con o senza esplosivo dentro, e vanno preparati gli sfollamenti dei quartieri da cui partono i lanci. Alle 18 e 40, dopo la riunione con il premier Benjamin Netanyahu e il capo di Stato maggiore, l'ufficio del primo ministro ha annunciato che l'esercito procederà "all'evacuazione della popolazione dalle aree da cui avvengono i lanci", e ha dato tre giorni di tempo. Settantadue ore. Il portavoce di Hamas Hazem Qassem parla di giocattoli dei bambini dei campi profughi, mentre nelle stesse ore un raid israeliano uccide a Zawaida Mohammed Taha, quattro anni, e il ministero della Salute di Gaza conta 1.286 palestinesi uccisi e 4.257 feriti dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025. L'articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta le pene collettive contro le persone protette e "ogni misura d'intimidazione o di terrorismo", e il titolo giuridico dello sfollamento annunciato resta un aquilone che, per certificazione scritta dell'esercito chiamato a eseguirlo, non conteneva niente. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  9. 992

    Occhi su Gaza, diario di bordo #276

    Costruire in E1 significa tagliare in due la Cisgiordania. È la fascia di dodici chilometri quadrati fra Gerusalemme e la colonia di Ma'ale Adumim, e chi la riempie di case separa il nord palestinese dal sud. Martedì 18 agosto il ministero israeliano delle Costruzioni ha aperto la gara per 1.234 alloggi, parte dei 3.401 approvati un anno fa, con offerte che si chiudono il 19 ottobre, otto giorni prima delle elezioni israeliane. Due giorni dopo i leader di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia e Canada hanno firmato una dichiarazione che sta sul sito di Palazzo Chigi e che definisce "inaccettabile" la decisione israeliana, perché "il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali". Poi il documento passa alle conseguenze e le indirizza alle imprese edili: meglio non presentarsi alle gare, per il rischio di concorrere a gravi violazioni di quel diritto. Quel diritto però obbliga prima di tutto chi ha firmato, perché il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che ogni Stato deve astenersi dal riconoscere come legittima la situazione creata dalla presenza israeliana nel territorio palestinese occupato e dal prestarle aiuto. Nella dichiarazione dei sette l'unica misura che compare riguarda i costruttori privati. La stessa raccomandazione alle imprese stava già sul sito del governo il 22 maggio. In mezzo c'è il bando. Intanto Wael Naouar, del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, è al sesto mese di carcere in Tunisia, dove dal 16 agosto è in sciopero della fame. Alla richiesta dei sette di ritirare i piani il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha risposto rivendicando il diritto storico del popolo ebraico sulla Terra d'Israele, come riferisce l'Associated Press, "compresa l'area in questione". #LaSvegliaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  10. 991

    Occhi su Gaza, diario di bordo #275

    Prima di archiviare l'attacco al convoglio di World Central Kitchen, la giustizia militare ha risolto un problema di conoscenze: l'avvocato generale Itai Ofir si è astenuto perché conosceva uno degli ufficiali, e ha passato il fascicolo al capo della procura militare Eli Levertov, che mercoledì l'ha chiuso. Il 1° aprile 2024 i droni avevano colpito tre veicoli uno dopo l'altro, e uccisero sette operatori umanitari. Nessuna ipotesi di reato. Con la stessa firma escono i quattro operatori di Medici Senza Frontiere, e conviene guardare le proporzioni: il Meccanismo di accertamento dello Stato maggiore ha esaminato circa centocinquanta incidenti, ne ha portati cinque in pubblico e su due indagherà, cioè esattamente i due che il mondo ha già ascoltato e visto. Hind Rajab restò ore al telefono con i soccorritori, dentro l'auto dove il 29 gennaio 2024 erano stati uccisi sei suoi familiari, e morirono anche i due paramedici mandati a prenderla. I quindici di Tel al-Sultan furono ripresi da un loro telefono, prima che il 23 marzo 2025 i militari schiacciassero i mezzi e coprissero i corpi con una rete di ferro. Il calendario non ha aiutato la messinscena. Mercoledì, quando sono uscite, era la Giornata mondiale umanitaria, e l'OCHA contava 350 operatori umanitari uccisi nel 2025, 186 a Gaza, terzo anno di fila il posto più letale. Tom Fletcher, sottosegretario generale dell'ONU, chiedeva "conseguenze reali" per chi infrange le regole. Le conseguenze reali, quel giorno, sono due su cinque. Un accertamento esterno porta quasi lo stesso nome: la Commissione internazionale umanitaria di accertamento dei fatti, l'organo dell'articolo 90 del Protocollo I, che la Polonia ha attivato il 20 giugno 2024 perché uno dei sette era polacco, e da allora sta a Varsavia, riservato. Israele al Protocollo I non ha mai aderito. #LaSvegliaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  11. 990

    Occhi su Gaza, diario di bordo #274

    Due nomi sono comparsi martedì nella lista dell'ufficio sanzioni del Tesoro americano: Tomoko Akane, giudice giapponese e presidente della Corte penale internazionale, e Abdoulaye Seye, avvocato senegalese dell'accusa. Beni congelati, esclusione dal sistema finanziario statunitense, tempo fino al 17 settembre. Seye, ricorda l'agenzia Reuters, è nel team che ha chiesto il mandato d'arresto per Benjamin Netanyahu, il procedimento in cui la Corte ha respinto le obiezioni israeliane sulla giurisdizione. Il criterio sta nel comunicato del segretario di Stato Marco Rubio: i due hanno preso parte alle iniziative della Corte "volte a indagare, arrestare, detenere o perseguire funzionari il cui governo non ha acconsentito alla giurisdizione". Il metro è il consenso del governo dell'imputato. Rubio chiama il tribunale "corrotto e fatalmente politicizzato". Il mandato porta la data del 21 novembre 2024. La Camera preliminare I aveva trovato motivi ragionevoli per ritenere che la mancanza di cibo, acqua, elettricità e carburante a Gaza avesse creato "condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione di una parte della popolazione civile". Fra i civili morti, dice il documento, ci sono bambini uccisi "per malnutrizione e disidratazione". Mercoledì mattina Netanyahu ha elogiato Rubio e ha definito la Corte, riferisce l'AGI, un tribunale farsa che maschera abusi di potere. L'Italia è fra i 125 Stati che hanno accettato la giurisdizione della Corte. Il 17 ottobre 2025 quella stessa Camera ha accertato che il governo italiano aveva violato l'obbligo di cooperazione dell'articolo 87, dopo avere rimpatriato Osama Almasri Njeem invece di consegnarlo. Il 26 gennaio 2026 la Corte ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati parte. Dall'Aia, martedì: "Quando gli attori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è l'ordine giuridico internazionale stesso a essere messo a rischio." #LaSvegliaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  12. 989

    Occhi su Gaza, diario di bordo #273

    «Ci sono persone che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone.» Lo dice Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, nel primo episodio del podcast "October 8" di Rom Braslavski, ex ostaggio tenuto a Gaza, uscito sabato 15 agosto. Nello stesso passaggio il ministro chiede assassinii mirati nella Striscia, «trenta o quaranta ogni notte», e non soltanto contro chi in quel momento è una minaccia. Poi c'è l'aritmetica del ministero della Sanità di Gaza, ripresa il 17 agosto dall'agenzia palestinese Wafa: 1.265 palestinesi uccisi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco dell'11 ottobre 2025. Sono trecentodieci giorni, poco più di quattro morti al giorno. Il ministro ne chiede fra sette e dieci volte tanti. Della donna che gli portava il cibo durante la prigionia, riferisce il Jerusalem Post, Braslavski si sente rispondere che «è una terrorista a tutti gli effetti». Ben-Gvir chiede insediamenti in tutta Gaza e emigrazione di massa dei palestinesi, una proposta che secondo l'Associated Press i giuristi internazionali collocano nella pulizia etnica. Dichiarazioni analoghe di ministri israeliani, ricorda l'Associated Press, sono già depositate davanti alla Corte internazionale di giustizia come prova dell'intento genocidario. Il 10 giugno 2025 i ministri degli Esteri di Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno congelato i beni di Ben-Gvir e vietato il suo ingresso. Il testo comune parla di "retorica estremista che invoca il trasferimento forzato dei palestinesi e la creazione di nuovi insediamenti israeliani", e la definisce "aberrante e pericolosa". L'Italia non ha firmato. A fine luglio Antonio Tajani, sulle violenze dei coloni, indicava i mandanti: «Alcuni ministri estremisti di Netanyahu li sostengono: pensate a Ben Gvir». Sabato uno di loro ha spiegato che a Gaza ci sono persone che non sono persone. #LaSvegliaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  13. 988

    Occhi su Gaza, diario di bordo #272

    A fine luglio un litro di olio motore a Gaza costava più di 1.300 dollari, venti volte il prezzo di sei mesi prima. Lo scrive Medici Senza Frontiere in un comunicato del 12 agosto: da quel litro dipendono i generatori degli ospedali, le ambulanze, le pompe dell'acqua, le autocisterne. Le autorità israeliane continuano a limitarne l'ingresso, insieme ai pezzi di ricambio. Il 5 agosto un generatore dell'ospedale da campo di MSF a Deir al Balah si è guastato. Con il generatore di riserva la sala operatoria è rimasta accesa solo per i casi critici, e gli ustionati sono rimasti nel caldo senza aria condizionata. Da giugno il polo di desalinizzazione di MSF gira sette ore al giorno invece di dodici, e l'acqua potabile è scesa da 600.000 a 350.000 litri, oltre 40.000 persone in meno servite ogni giorno. «Oggi si tratta di olio motore e pezzi di ricambio. Domani sarà qualcos'altro», dice Filipe Ribeiro, capo missione di MSF in Palestina. L'11 agosto l'ufficio ONU per gli affari umanitari contava a Gaza oltre 1,3 milioni di persone sotto i sei litri d'acqua al giorno a testa, contro uno standard di emergenza di quindici. Nello stesso testo l'OCHA chiede "più permessi per portare dentro pezzi di ricambio", l'identica richiesta di MSF, che quel blocco lo colloca "nel contesto del genocidio perpetrato da Israele". A luglio la Commissione europea ha lanciato la Team Gaza Initiative, 883,6 milioni di euro per la ripresa di Gaza, con l'Italia fra i governi partecipanti, e la commissaria Dubravka Šuica ha annunciato progressi su due progetti idrici concordati con le autorità israeliane. Le sanzioni a Israele tornano sul tavolo dei ministri degli Esteri europei il primo settembre, e secondo Politico l'intesa resta improbabile prima del voto israeliano del 27 ottobre. Bruxelles conta in milioni di euro. A Gaza si conta al litro. #LaSvegliaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  14. 987

    Occhi su Gaza, diario di bordo #272

    A fine luglio un litro di olio motore a Gaza costava più di 1.300 dollari, venti volte il prezzo di sei mesi prima. Lo scrive Medici Senza Frontiere in un comunicato del 12 agosto: da quel litro dipendono i generatori degli ospedali, le ambulanze, le pompe dell'acqua, le autocisterne. Le autorità israeliane continuano a limitarne l'ingresso, insieme ai pezzi di ricambio. Il 5 agosto un generatore dell'ospedale da campo di MSF a Deir al Balah si è guastato. Con il generatore di riserva la sala operatoria è rimasta accesa solo per i casi critici, e gli ustionati sono rimasti nel caldo senza aria condizionata. Da giugno il polo di desalinizzazione di MSF gira sette ore al giorno invece di dodici, e l'acqua potabile è scesa da 600.000 a 350.000 litri, oltre 40.000 persone in meno servite ogni giorno. «Oggi si tratta di olio motore e pezzi di ricambio. Domani sarà qualcos'altro», dice Filipe Ribeiro, capo missione di MSF in Palestina. L'11 agosto l'ufficio ONU per gli affari umanitari contava a Gaza oltre 1,3 milioni di persone sotto i sei litri d'acqua al giorno a testa, contro uno standard di emergenza di quindici. Nello stesso testo l'OCHA chiede "più permessi per portare dentro pezzi di ricambio", l'identica richiesta di MSF, che quel blocco lo colloca "nel contesto del genocidio perpetrato da Israele". A luglio la Commissione europea ha lanciato la Team Gaza Initiative, 883,6 milioni di euro per la ripresa di Gaza, con l'Italia fra i governi partecipanti, e la commissaria Dubravka Šuica ha annunciato progressi su due progetti idrici concordati con le autorità israeliane. Le sanzioni a Israele tornano sul tavolo dei ministri degli Esteri europei il primo settembre, e secondo Politico l'intesa resta improbabile prima del voto israeliano del 27 ottobre. Bruxelles conta in milioni di euro. A Gaza si conta al litro. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  15. 986

    Occhi su Gaza, diario di bordo #270

    Un ordine firmato dal capo del Comando centrale israeliano ha chiuso Taybeh, ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania occupata. Al municipio non è mai arrivato: il sindaco Suleiman Khouria ha raccontato all'agenzia palestinese WAFA di averne saputo dai giornali. L'esercito lo ha confermato il 9 agosto, zona militare chiusa con ingresso vietato a israeliani e stranieri, esclusi i residenti palestinesi. Il portavoce militare l'ha motivata "a causa di alcuni attacchi violenti di israeliani nella regione". I giornalisti restano ammessi salvo che i soldati giudichino la loro presenza una minaccia. Khouria ha definito l'ordine «un tentativo di stringere ulteriormente il cappio attorno agli abitanti più che una misura per proteggerli», e ha ricordato che un villaggio si protegge fermando chi lo attacca. Nel 2026 il ministero della Salute di Ramallah conta 87 palestinesi uccisi da coloni o soldati. Il 24 luglio a Tell, a sud-ovest di Nablus, quattro uomini della stessa famiglia sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco. In un solo fine settimana gli esperti delle Procedure speciali dell'ONU hanno registrato oltre venti pogrom in Cisgiordania, e il 10 agosto hanno scritto che "il terrore dei coloni non è spontaneo: opera con la protezione, e spesso con la partecipazione, delle forze di occupazione israeliane". Srinivasan Muralidhar, presidente della Commissione d'inchiesta dell'ONU sui territori palestinesi occupati, ha contato davanti al Consiglio dei diritti umani quindici palestinesi uccisi e 1.296 feriti dai coloni fra il primo gennaio 2025 e il 30 aprile 2026. Il rapporto parla della scomparsa di fatto della distinzione fra coloni e soldati. Il 10 giugno Amnesty International ha chiamato lo sfollamento dei palestinesi in Cisgiordania una campagna di pulizia etnica autorizzata dallo Stato. L'ordine che chiude Taybeh porta la firma del comando che quei soldati dispiega. A Taybeh non è arrivato. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  16. 985

    Occhi su Gaza, diario di bordo #269

    Le case mobili restano fuori da Gaza almeno fino a novembre 2026. Cioè dopo le elezioni israeliane. Lo ha riferito il 9 agosto la radio dell'esercito, nel servizio che ha rivelato il cantiere: due settimane fa Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno autorizzato senza annuncio i lavori infrastrutturali di "Rafah verde", a est di Rafah, dentro la Linea Gialla. È stata spianata e bonificata, e adesso è vuota. L'ufficio del primo ministro ha replicato che il servizio "distorce i fatti e ricicla informazioni vecchie" e che si tratta di un progetto pilota emiratino per alloggi temporanei "liberi" dal dominio di Hamas. Le reti di elettricità, acqua e fognature non saranno posate da imprese di Gaza e resteranno sotto supervisione militare israeliana. Gli operai sarebbero palestinesi di Gaza sotto vaglio dello Shin Bet, e serve un nulla osta dei servizi israeliani per scavare le fondamenta delle case in cui altri palestinesi andranno ad abitare. A gennaio Netanyahu aveva insistito sul fatto che la ricostruzione sarebbe stata consentita solo dopo il disarmo di Hamas. Il disarmo non è cominciato e il cantiere sì. Lo stesso 9 agosto il premier ha respinto in consiglio dei ministri il documento in 15 punti del Board of Peace, il cui punto 15 affida la ricostruzione al Board e al comitato palestinese di amministrazione. L'8 e il 9 agosto, mentre la notizia del cantiere usciva, l'artiglieria israeliana bombardava il campo profughi di Bureij e i carri armati colpivano al-Shakush, a nord di Rafah. Lo riferiscono l'agenzia palestinese Palinfo e Al Jazeera, riprese da ANSA e AGI. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che la presenza israeliana nei territori palestinesi occupati è illecita e va fatta cessare al più presto. Dentro la linea tracciata da quella presenza si costruiscono case su un terreno che l'emittente militare definisce bonificato. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  17. 984

    Occhi su Gaza, diario di bordo #268

    Cento metri per centoventi. Sono le misure del primo cantiere aperto dal Board of Peace nella Striscia di Gaza, un avamposto militare per centocinquanta soldati marocchini che ruoterebbero da una base dentro Israele. Il contratto, ancora da finalizzare, è andato ad Arkel International, società della Louisiana che ha già lavorato per il governo statunitense in Iraq, riferisce il Guardian del 6 agosto. L'avamposto sorgerebbe dentro il 60 per cento della Striscia che l'esercito israeliano controlla in modo diretto, a un chilometro e mezzo dal confine, e avrebbe una "via di estrazione rapida" in caso di attacco. È la prima tappa di una base da cinquemila uomini. Nei piani visti dal giornale la fase iniziale sono tende, brande, bagni chimici e lavamani, qualificati così: "questo è quanto considereremmo abitabile". A gennaio Jared Kushner aveva presentato il piano per la "New Gaza", una città di torri sul lungomare. Sette mesi dopo il primo contratto edilizio della ricostruzione è una caserma con la via di fuga già disegnata, mentre l'80 per cento degli edifici resta danneggiato o distrutto. Lo stesso 6 agosto l'Unicef ha diffuso da Amman un altro conto. Almeno 300 bambini uccisi nei 300 giorni dall'annuncio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, uno al giorno di media, con le famiglie ridotte a un terzo della superficie fra macerie e rifiuti. «Un cessate il fuoco che lascia in media un bambino morto ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione», ha detto il direttore regionale Edouard Beigbeder. Nelle stesse ore il Consiglio dell'Unione europea ha accolto con favore l'accordo sul "ritiro completo delle forze israeliane da Gaza". Due giorni prima Benjamin Netanyahu aveva detto in video che le truppe resteranno sulle linee attuali finché Hamas non sarà disarmato. Di abitabile, a Gaza, c'è un accampamento di tende per soldati stranieri con l'uscita di sicurezza già prevista. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  18. 983

    Occhi su Gaza, diario di bordo #266

    «Ci hanno inviato una bozza, non eravamo d'accordo. Non era la nostra bozza.» Benjamin Netanyahu lo ha detto in un video del 4 agosto, e il testo che disconosce è quello statunitense sul disarmo di Hamas, annunciato da Donald Trump come sblocco della tregua di ottobre. Le forze israeliane resteranno sulle linee attuali finché il disarmo non sarà completo, ha aggiunto. Quelle linee coprono circa il 60 per cento della Striscia, secondo l'Associated Press. Il giorno prima Nikolay Mladenov, alto rappresentante per Gaza del Board of Peace, gli aveva chiesto di fermare i raid, secondo due persone informate citate dall'agenzia. La risposta è arrivata in ventiquattro ore, ed è una condizione sospensiva: prima le armi, poi il ritiro. Dal cessate il fuoco di ottobre l'agenzia conta 1.252 palestinesi uccisi, dato del ministero della Salute di Gaza, e cinque soldati israeliani caduti. Il 19 luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che Israele deve porre fine alla propria presenza illegale nei Territori palestinesi occupati "il più rapidamente possibile". Nel parere quell'obbligo arriva senza condizioni. Nel video del 4 agosto ne ha una, e la deve soddisfare qualcun altro. Nelle stesse ore la Farnesina diffondeva la nota del colloquio fra Antonio Tajani e Hakan Fidan. Il ministro italiano "ha sottolineato come sia ora essenziale che entrambe le parti approvino formalmente il percorso concordato", compreso il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione "a seguito del ritiro israeliano". La nota indica poi il ruolo di Ankara "nell'incoraggiare Hamas a rispettare gli impegni". Entrambe le parti, scrive la Farnesina. Poi il documento ne incoraggia una sola, e non è quella che ha appena disconosciuto la bozza. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  19. 982

    Occhi su Gaza, diario di bordo #265

    Centotrentasei ore di scavo, per lo più a mani nude, per centododici corpi. È il conto della Protezione civile di Gaza per l'operazione chiusa sabato 1 agosto a Sabra, quartiere a sud di Gaza City: quaranta bambini, sette persone con disabilità. Sotto le stesse macerie restano centocinquantasette persone che le squadre non hanno raggiunto, dice il colonnello Mohammed Abu Dan. Secondo l'Associated Press erano parte degli oltre trecento uccisi il 22 novembre 2023, quando l'aviazione israeliana rase al suolo l'isolato. Il funerale collettivo era fissato per martedì 4 agosto. A mani nude è una descrizione tecnica. L'Ufficio Onu per gli affari umanitari ha registrato il 1 maggio il crollo della rimozione dei detriti, da venticinquemila a cinquemila tonnellate al giorno, per macchinari fermi e ricambi bloccati all'ingresso. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha detto al Guardian che le richieste di far entrare escavatori sono state respinte. Chi ha prodotto le macerie tiene la chiave dei mezzi che potrebbero sollevarle. Martedì il Board of Peace ha messo per iscritto che "il ritiro delle Forze di difesa israeliane oltre la Linea gialla avverrà solo al termine del disarmo", e le macerie di Sabra restano così dentro un'area sotto controllo militare per un tempo che nessuno ha fissato. L'Italia ha un inviato speciale per la ricostruzione di Gaza, l'ambasciatore Bruno Archi, e un piano nazionale su sanità, istruzione e sicurezza alimentare. La prima operazione di ricostruzione possibile si fa con le mani. «Per più di due anni e mezzo migliaia di famiglie a Gaza hanno vissuto nel dolore e nell'incertezza», dice Amani Al Naouq, portavoce della Croce Rossa nella Striscia. Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha ordinato a Israele di prevenire atti di genocidio. Due anni dopo, restituire un corpo alla sua famiglia dipende da un permesso di transito per un escavatore. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  20. 981

    Occhi su Gaza, diario di bordo #263

    Duemilacinquecentonovantasei spedizioni fra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025. È il registro che Amnesty International ha pubblicato il 30 luglio nel rapporto "Made in India": almeno 390.516 parti per armi leggere e 564.970 parti di ordigni esplosivi partite da aziende indiane verso i fornitori diretti dell'esercito israeliano. Fra le forniture, testate per i droni SkyStriker simili a quelle trovate fra le macerie di Khan Younis. Nelle stesse ore Donald Trump ha annunciato l'accordo per il disarmo completo di Hamas. Il conteggio delle armi arrivate all'altra parte è uscito insieme all'annuncio. Il criterio con cui Amnesty misura la responsabilità va letto con calma. La Convenzione sul genocidio obbliga a prevenire, e l'obbligo scatta quando uno Stato sa. Dopo le misure cautelari della Corte internazionale di giustizia, scrive la segretaria generale Agnès Callamard, le autorità indiane "non possono credibilmente affermare di ignorare" il rischio di contribuire a quello che Amnesty definisce genocidio. Il registro italiano dice la stessa cosa con altri numeri. Nel 2025 Israele resta fuori dalle nuove autorizzazioni individuali, perché l'Uama le ha sospese. Intanto, secondo la Relazione dell'Agenzia delle Dogane letta dalla Rete italiana pace e disarmo, verso Israele sono partiti 228 trasferimenti definitivi e 296 riesportazioni. Oltre 22,6 milioni di euro di materiale militare, tutto su licenze rilasciate prima dello stop. Il 30 luglio, question time al Senato, Antonio Tajani ha risposto al senatore Peppe De Cristofaro che la sospensione anche parziale dell'accordo di associazione Ue-Israele «non sia per il momento la scelta giusta». Nella stessa seduta il ministro ha esibito l'altro registro: 95 civili evacuati da Gaza dal 28 febbraio, 89 dei quali studenti. Dopo fine febbraio, nessuna evacuazione sanitaria. I due registri li tiene lo stesso ministero. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  21. 980

    Occhi su Gaza, diario di bordo #262

    «Ci sono soldati ora che si trovano a Gaza e in Libano affinché noi possiamo giocare qui. Ci sono persone che sono morte affinché noi potessimo giocare qui». Lo ha detto Nadav Zilberstein, allenatore della nazionale israeliana under 18, ai suoi giocatori minorenni, prima dell'esordio all'Europeo di categoria in corso fra Trento e Rovereto. Il video lo ha diffuso la Federazione cestistica israeliana. Nessuno gliel'ha rubato. Il conto dell'altra metà del campo il Comitato olimpico palestinese lo ha depositato alla Camera dei deputati il 13 febbraio 2026: 684 sportivi uccisi dall'ottobre 2023, di cui 178 fra i sei e i vent'anni, circa 290 impianti distrutti fra Gaza e Cisgiordania. Il primo marzo 2022 la Fiba ha escluso squadre e dirigenti russi da ogni competizione per la violazione della tregua olimpica. La stessa Fiba, il 29 giugno 2025 ai Mondiali under 19 di Losanna, ha assegnato a Israele la vittoria a tavolino sulla Giordania, che si era rifiutata di giocare. Nel rapporto del 16 settembre 2025 la Commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha qualificato come genocidio la condotta israeliana nella Striscia. Prima del torneo i sindaci di Trento e Rovereto, Franco Ianeselli e Giulia Robol, avevano scritto alla federazione israeliana che "il campo da gioco non è un mondo a parte e non è mai neutrale". Il 29 luglio Alleanza verdi e sinistra del Trentino ha chiamato quelle parole "un atto ignobile" che legittima il genocidio di un popolo. Quel giorno il ministero della Salute di Gaza contava 73.335 uccisi dall'ottobre 2023. La finale si gioca domenica 2 agosto. Fino ad allora resta agli atti la frase con cui una federazione europea ha spiegato a dei diciassettenni che il loro diritto di giocare in Italia si regge su chi muore a Gaza. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  22. 979

    Occhi su Gaza, diario di bordo #261

    Diciottomila e cinquecento pazienti di Gaza aspettano cure che nella Striscia non esistono più, e circa quattromila sono bambini. Uno si chiamava Hussein, dieci anni, leucemia, morto mentre aspettava l'autorizzazione a raggiungere un ospedale a un'ora di strada. Lo ha ricordato in udienza l'avvocata Adi Lustigman, per Physicians for Human Rights Israel e altre quattro organizzazioni. La Corte suprema ha respinto il ricorso per riaprire il corridoio sanitario verso gli ospedali palestinesi di Cisgiordania e Gerusalemme Est. Michele Giorgio ne ha dato conto sul manifesto il 22 luglio. In aula lo Stato ha riconosciuto che le evacuazioni mediche sono scese a circa il dieci per cento del livello precedente l'ottobre 2023, e i giudici hanno suggerito di mandare i malati in paesi terzi. Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva dichiarato illegale l'occupazione israeliana dei territori palestinesi. A Londra la stessa parola cambia lingua. Il ministero dell'Interno blocca l'uscita di decine di donne e bambini mentre il Foreign Office si dichiara pronto a farli passare dalla Giordania. Ai legali del dottorando Bassem Abudagga, che descrivevano tende infestate e bombardamenti, il 15 luglio l'Home Office ha risposto che quelle condizioni "non sono considerate tali da costituire circostanze cogenti". In alcuni fascicoli i bambini risultano un rischio per la sicurezza perché vengono da un territorio "in cui operano terroristi". E l'Italia è il terzo capitolo. Il 28 luglio Autismo Abruzzo ha scritto alla Farnesina e al ministero per le Disabilità chiedendo un corridoio sanitario per Kenan, sei anni, autistico, famiglia registrata all'Unrwa. L'associazione segnala la disponibilità del sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi ad accoglierla. La domanda è depositata. Hussein è morto aspettando e Kenan aspetta. Nel linguaggio degli atti che decidono chi esce da Gaza, morire di attesa resta una circostanza che non è considerata cogente. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  23. 978

    Occhi su Gaza, diario di bordo #260

    Dalla base aerea di Nevatim, senza orario annunciato e senza giornalisti a bordo, il 27 luglio è decollato il Wing of Zion con Benjamin Netanyahu diretto a Washington. Poche ore dopo l'aereo era sopra l'Italia. Ynet, con la firma di Itamar Eichner, aggiunge la riga che sposta la vicenda: la rotta era stata concordata con Roma e Parigi, e i due governi avevano assicurato a Israele il passaggio sicuro. Sul primo ministro israeliano pende dal 21 novembre 2024 un mandato d'arresto della Corte penale internazionale che gli attribuisce anche il crimine di "affamamento come metodo di guerra", e nel dicembre 2025 la Camera d'appello ha respinto il ricorso con cui Israele chiedeva di cancellarlo. L'Italia è Stato parte dello Statuto di Roma. Quando un gruppo di legali chiese gli atti dei sorvoli precedenti, nell'ottobre 2025, la presidenza del Consiglio rispose per iscritto di "non avere agli atti la documentazione richiesta". Nelle stesse ore alla Farnesina si aprivano le sessioni tecniche dell'Alleanza globale per la soluzione a due Stati, con una trentina di delegazioni. Per il 29 luglio è previsto il segmento di alto livello copresieduto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal saudita Faisal bin Farhan. A Rainews, il 28 luglio, Tajani ha chiesto che «il governo israeliano dopo la campagna elettorale abbia il coraggio di dire basta e fermare queste persone», i coloni. Il voto israeliano è il 27 ottobre, con tre mesi di attesa. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, nel rapporto del 23 luglio, conta 59 palestinesi uccisi e oltre centonovanta feriti fra il 15 e il 22 luglio. Dall'annuncio del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, i morti sono 1.180. «Roma è capitale di pace», ha detto Tajani nella stessa intervista, «siamo stati scelti perché siamo in grado di interloquire con tutti». Il 27 luglio l'interlocuzione con Gerusalemme c'è stata, e ha riguardato un corridoio aereo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  24. 977

    Occhi su Gaza, diario di bordo #259

    Si chiama legge israeliana sulle immunità delle organizzazioni internazionali. È il testo che da domenica dà esistenza giuridica alla Forza internazionale di stabilizzazione, il contingente che nel piano in venti punti dovrebbe subentrare all'esercito israeliano dentro la Striscia. Il gabinetto di sicurezza l'ha approvata il 26 luglio, con il voto contrario del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. Il resto della delibera è un elenco di permessi. Parteciperanno soltanto i Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele e che non agiscono contro Israele nelle sedi internazionali, e il filtro esclude in partenza gli Stati intervenuti nel procedimento per genocidio aperto davanti alla Corte internazionale di giustizia. Ogni contingente resta soggetto all'approvazione personale del premier e dei ministri della Difesa e degli Esteri. Duecento uomini, per ora, da «Paesi amici come Uganda e Marocco». La stessa fonte che li ha contati al Times of Israel precisa che l'esercito resterà sulla Linea Gialla finché Hamas non sarà disarmato: circa il sessanta per cento della Striscia continua a stare sotto controllo militare. E nel progetto pilota di Rafah i palestinesi che vorranno abitare negli alloggi temporanei dovranno superare uno screening di sicurezza per entrare in una città palestinese. Lunedì mattina un drone ha ferito tre pescatori davanti al porto di Gaza City, riferisce l'Unione dei comitati dei pescatori. Quell'acqua la delibera di domenica la classifica come area fuori dal controllo israeliano. Torniamo al 17 novembre 2025, risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza: "man mano che la Isf stabilisce il controllo e la stabilità, le forze di difesa israeliane si ritireranno dalla Striscia di Gaza". Il punto sedici del piano è una riga sola: "Israele non occuperà né annetterà Gaza". Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Consiglio di pace, ha salutato la decisione come presa "in conformità con la risoluzione 2803". #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  25. 976

    Occhi su Gaza, diario di bordo #258

    Le ricostruzioni di Gaza dopo le offensive del 2008-09, del 2014 e del 2021 sono costate insieme dieci miliardi di dollari a valori attuali. Il conto della quarta, presentato il 23 luglio da Oxfam con il Palestine Economic Policy Research Institute e il Palestine Trade Centre, è di 71,4 miliardi in dieci anni. Sette volte le tre precedenti sommate. Quel salto misura vent'anni di ricostruzioni impedite. Ogni piano è rimasto soffocato dal blocco e dall'offensiva successiva, arrivata prima della fine dei lavori. Chi aspettava di rientrare in casa dopo il 2014 non ci è mai tornato: quelle case sono andate in cenere nel 2023. Il rapporto, costruito su stime di Nazioni Unite, Unione europea e Banca mondiale, calcola 57,9 miliardi di danni e perdite e stima lo sviluppo umano arretrato di 77 anni in meno di tre. Prima che apra un cantiere vanno rimossi 66 milioni di tonnellate di macerie. Lo stesso giorno l'IPC ha diffuso la nuova analisi alimentare, rilanciata da FAO, UNICEF e Programma alimentare mondiale. Il titolo che ha fatto il giro del mondo dice che la carestia è finita. Le pagine sotto contano 1,4 milioni di persone in crisi alimentare o peggio, il 67% della popolazione, e 74 mila bambini che entro l'aprile 2027 avranno bisogno di cure per malnutrizione acuta. Il programma che li nutre non raggiunge tutti e i fondi finiscono. Un solo valico aperto, Kerem Shalom. Oltre il 70% dei terreni agricoli resta inaccessibile, e il documento precisa che lo è a prescindere dai danni. Utilizzabile il 3%. Il mare resta vietato. Quanto si mangia a Gaza e quanto costerà rialzarla dipendono dalla stessa variabile: il permesso. Nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che Israele ha commesso un genocidio. Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, nomina gli Stati che hanno armato o coperto quella distruzione, Italia compresa: «devono contribuire alla riparazione dei danni». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  26. 975

    Occhi su Gaza, diario di bordo #257

    A Gaza si cucina bruciando rifiuti e cartone. Il 20 luglio una squadra dell'Ufficio Onu per gli affari umanitari, l'Ocha, ha visitato due siti di sfollati a Gaza City. Ha trovato due tende danneggiate dal fuoco domestico, con dentro materassi, coperte e vestiti dei bambini bruciati. La ragione l'Ocha l'ha messa per iscritto: "Bombole di gas e fornelli da cucina non sono stati autorizzati a entrare a Gaza dall'escalation delle ostilità dell'ottobre 2023, e il gas da cucina è disponibile solo in quantità molto limitate e a prezzi altissimi". Nella seconda settimana di luglio, secondo la Camera di commercio di Gaza, il settore privato ha ritirato meno di ventiquattro camion di gas da cucina, il 2,5 per cento dei mezzi entrati nella Striscia. Negli stessi giorni le agenzie umanitarie hanno consegnato kit da cucina a circa tredicimila famiglie. Utensili senza fiamma. Il 21 luglio, a Ginevra, il portavoce dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani Thameen Al Kheetan ha registrato almeno 57 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano fra il 13 e il 20 luglio, sei minori e otto donne. Trentaquattro erano lontani dalla Linea gialla. «L'intera Striscia di Gaza è sotto occupazione israeliana», ha detto, e da quella frase discende chi decide cosa entra. Il parere della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 lo aveva già scritto: quella presenza è illegale e va fatta cessare. A Cipro, intanto, attivisti italiani e internazionali recuperano le barche della Global Sumud Flotilla lasciate alla deriva dopo l'abbordaggio. Hanno ritrovato vele tagliate a coltellate e caffè versato nei serbatoi. L'Ocha chiude la nota con una richiesta che non nomina chi dovrebbe accoglierla: "Il gas da cucina deve poter entrare regolarmente nella Striscia". Nove mesi dopo l'annuncio della tregua il fuoco, a Gaza, lo accendono gli sfollati per mangiare e l'esercito israeliano lungo la linea di demarcazione, anche contro chi non è una minaccia immediata. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  27. 974

    Occhi su Gaza, diario di bordo #256

    Un ragazzo con la maglietta "Unità israeliana" corre incontro a Gadi Eisenkot a braccia aperte, e all'ultimo l'ex capo di stato maggiore lo scansa per abbracciare il deputato arabo Mansour Abbas. Lo spot elettorale generato con l'intelligenza artificiale lo ha diffuso lunedì sera Benjamin Netanyahu. In molti hanno riconosciuto in quel ragazzo Gal Eisenkot, figlio del rivale, ucciso a Gaza nel dicembre 2023 mentre serviva da riservista in un'unità commando. Ai suoi funerali c'era anche Netanyahu. Sullo schermo la scritta chiude il ragionamento: "Eisenkot non ha un governo senza Yair Golan e i partiti arabi". Dopo le reazioni il Likud ha ritirato la figura del giovane e l'ha rimpiazzata con una donna. Netanyahu ha parlato di un "tentativo scioccante di elementi estremisti di creare false teorie del complotto". Il caduto esce dall'inquadratura, il messaggio resta. Einav Zangauker, madre di Matan tenuto ostaggio per 738 giorni, ha scritto che vedendo Eisenkot correre a braccia aperte aveva immaginato Gal andargli incontro. Quell'abbraccio, ha aggiunto, avrebbe scaldato il cuore. Il giorno dopo il presidente Isaac Herzog si è rivolto al Paese alla vigilia di Tisha b'Av: «le elezioni non sono una guerra civile». Ha chiesto ai candidati di non trasformare gli avversari in nemici e ha ammonito sulla responsabilità di ciò che si diffonde in rete. Nomi non ne ha fatti. Intanto la stessa offensiva che ha ucciso Gal Eisenkot ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, secondo il Ministero della Salute di Gaza. Per quell'offensiva la Corte penale internazionale ha emesso nel novembre 2024 un mandato d'arresto contro Netanyahu, con l'accusa di "fame come metodo di guerra" e di attacchi intenzionali contro i civili. Quei morti non hanno un volto da aggiungere o togliere da un video. Restano una cifra, mentre un caduto israeliano diventa materiale da campagna e poi, appena conviene, torna invisibile. ta. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  28. 973

    Occhi su Gaza, diario di bordo #255

    Ventitré chilometri di terrapieno tagliano oggi la Striscia di Gaza, e non li ha ordinati un tribunale. Le immagini satellitari di Planet Labs, verificate da Associated Press, mostrano l'esercito israeliano che cola nella terra un muro continuo lungo la Linea Gialla, per separare oltre il 50 per cento che controlla, ormai macerie svuotate, dal resto dell'enclave. Interpellato, l'Idf ha confermato di avere costruito la barriera. Nel solo tratto tra Rafah e Muwasi il rilevato è passato da 500 metri il primo luglio a 2,4 chilometri il 15. L'accordo in venti punti dell'ottobre 2025, avallato a novembre dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, descriveva quella linea come provvisoria, in attesa di un ritiro da fissare a una data "da determinare", e impegnava Israele a non annettere Gaza. A dicembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir l'ha chiamata «nuovo confine». Da febbraio i bulldozer la scrivono nella terra. È quello che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, definisce occupazione illegale: presenza e appropriazione che ogni giorno violano il diritto. Ciò che il terrapieno costruisce in silenzio, un corteo lo ha gridato. Il 19 luglio il movimento di coloni Nachala ha marciato verso il confine per «tornare a casa dopo 21 anni», dentro l'area che l'esercito aveva dichiarato zona militare chiusa. Il ministro dell'Economia Nir Barkat ha sfondato un posto di blocco con scarsa resistenza dei soldati; secondo gli organizzatori hanno sfilato 28 tra ministri e parlamentari. Itamar Ben Gvir ha rivendicato il controllo del 70 per cento del territorio e ha detto che Gaza appartiene a Israele. Dall'inizio della tregua il Ministero della Salute di Gaza conta 1.158 morti, la maggior parte lungo quella linea. Sulla carta la data del ritiro resta "da determinare". Sul terreno ha smesso di servire: la si legge nei ventitré chilometri di terra spostata. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  29. 972

    Occhi su Gaza, diario di bordo #254

    A Ramallah un benzinaio rifiuta le banconote di un cliente venuto a fare il pieno: la sua banca ha smesso di accettare contante in deposito perché i caveau sono pieni. In Cisgiordania occupata, quella che la Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024 ha definito occupazione illegale, il denaro c'è e non si può spendere. Le banche palestinesi trattengono più shekel di quanti ne sappiano gestire. La Banca d'Israele fissa a 18 miliardi di shekel l'anno, 5,9 miliardi di dollari, il tetto del contante che possono restituire al sistema israeliano. Se ne accumulano circa 30, stima l'economista Moayad Afaneh, e il resto resta fermo, impossibile da convertire in moneta elettronica per pagare fornitori e bonifici. Mohammad Manasra, vicegovernatore dell'Autorità monetaria palestinese, la chiama «guerra economica». A Gaza lo stesso assedio ha prodotto l'effetto contrario, la penuria di contante, e sono due tecniche diverse per un solo esito, un'economia a cui è tolta la moneta come strumento di vita. Il meccanismo è deliberato. Dall'ottobre 2023 la Banca d'Israele non alza più la quota, come faceva prima per assorbire l'eccesso. Ad aprile 2024 il governo ha trattenuto le entrate fiscali dovute all'Autorità palestinese, che da allora paga metà degli stipendi pubblici. Da metà 2025 Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e con delega sulla Cisgiordania dentro il ministero della Difesa, esige la firma personale su quei trasferimenti. Uno studio del Fondo monetario del 2022 calcolava già un quinto di profitti bancari in meno. Oggi, dice Afaneh, molto di più. Torniamo a settembre 2025, sempre lui. Smotrich annuncia che userà «tutti gli strumenti» per impedire lo Stato palestinese, «strangolamento economico» compreso. Interpellato adesso dall'agenzia AP, il suo ufficio non risponde. Del resto la dichiarazione era già un programma, e il programma è in funzione. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  30. 971

    Occhi su Gaza, diario di bordo #252

    Sta agli atti della Corte internazionale di giustizia dal 5 aprile 2024. È la dichiarazione con cui la Colombia è intervenuta, ai sensi dell'articolo 63 dello Statuto, nella causa che il Sudafrica ha aperto contro Israele per genocidio a Gaza. Nel testo Bogotá scrive di volere "la sicurezza e, di fatto, l'esistenza stessa del popolo palestinese". Il 16 luglio l'ufficio del presidente eletto Abelardo de la Espriella ha annunciato che quel documento verrà ritirato. Lo dice così: la Colombia "riprenderà una posizione seria e responsabile sulla scena internazionale, anche all'interno del sistema delle Nazioni Unite". L'insediamento è fissato al 7 agosto. A Washington il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha già incontrato il futuro omologo Omar Bula Escobar, e il conto è presto fatto: relazioni piene, visti aboliti, ambasciata a Gerusalemme. Sarebbe la nona, dopo Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Kosovo, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Fiji e Somaliland. Gustavo Petro, che quel documento lo aveva voluto, ha scritto del successore: "Chi sostiene il genocidio ne è complice". Tre giorni prima, il 13 luglio, il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato una campagna per "disabilitare sistematicamente" la Corte penale internazionale. Prevede telefonate ai 125 Stati parte perché escano dallo Statuto di Roma, revoche di visti al personale, sanzioni a chi collabora. Corti diverse, metodo identico. Nessuno dei due atti discute una prova, una perizia, un fatto. Si lavora sull'elenco dei presenti. Giovedì Tina Marinari, di Amnesty International Italia, è stata ascoltata dal Comitato permanente sui diritti umani della Camera. Le espressioni di preoccupazione degli Stati sono ormai «un cinico alibi», ha detto, e la loro inazione rientra fra gli elementi del genocidio in corso. Restano due frasi scritte dallo stesso Stato a ventisette mesi di distanza. Nella prima c'era l'esistenza del popolo palestinese. Nella seconda c'è la parola "responsabile". #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  31. 970

    Occhi su Gaza, diario di bordo #252

    Dirigevano il traffico, pattugliavano strade e mercati. L'ufficio ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati elenca così, nel comunicato del 3 giugno 2026, le attività durante le quali i poliziotti di Gaza vengono colpiti. Da gennaio almeno dodici attacchi contro la polizia, 53 morti, di cui 35 agenti, cinque bambini e una donna. Il 31 gennaio la stazione di Ash Sheikh Radwan, undici uccisi, fra loro detenuti e gente venuta a sbrigare una pratica. Poi c'è la riga che nessuno cita. Mayy El Sheikh, portavoce dell'ufficio, l'ha detta a UN News: «Israele in quanto potenza occupante ha l'obbligo, in base al diritto internazionale, di garantire l'ordine civile e pubblico per i palestinesi che vivono sotto l'occupazione». Quella dichiarata illegale dalla Corte internazionale di giustizia nel parere del luglio 2024. L'obbligo viaggia insieme al territorio. Martedì un raid ha colpito il commissariato di Jabaliya. Una donna e sei agenti uccisi, fra loro il colonnello Mohamad Marwan Salem, capo della stazione, secondo il ministero dell'Interno di Gaza citato da Associated Press. L'esercito israeliano ha dichiarato che quattro erano miliziani di Hamas e ha omesso le prove, e pure quali attività militari si svolgessero dentro quel commissariato. Dall'inizio del "cessate il fuoco" di ottobre i morti a Gaza sono 1.123. Il totale è 73.264. Ieri notte il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato con il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Il comunicato del suo ufficio, ripreso da Adnkronos alle 8.26 di stamattina, registra "la determinazione di Israele a rimanere nelle zone di sicurezza in Siria, a Gaza e in Libano al fine di proteggere i confini di Israele e le comunità situate vicino al confine". I confini di Israele. L'ordine dentro Gaza è la parte del mandato che dai verbali non risulta. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  32. 969

    Occhi su Gaza, diario di bordo #251

    «Vergogna», gli hanno gridato i deputati dell'opposizione quando è entrato in aula. Benjamin Netanyahu è uscito poco dopo e al voto non è tornato. Il 14 luglio la Knesset ha approvato per 58 voti contro 54 la legge che sospende arresti e procedimenti penali contro i renitenti alla leva ultraortodossi fino al 30 novembre. Riguarda circa 72.000 uomini finora perseguibili, secondo le cifre del procuratore generale. L'Israel Democracy Institute rileva che il termine cade nel periodo elettorale e slitta in automatico di quattro mesi. Sei, in tutto. Il giorno prima era passata 63 a 52 la Legge Fondamentale che iscrive lo studio della Torah fra i "valori fondanti" dello Stato. Nello stesso pacchetto la leva obbligatoria per tutti gli altri sale a 32 mesi. Si vota il 27 ottobre e i partiti haredi trattano. Il 13 luglio il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha scritto a Netanyahu, al ministro della Difesa Israel Katz e al capo della commissione Difesa Boaz Bismuth che il testo è "chiaramente e inequivocabilmente incoerente" con i bisogni dell'esercito. È "inconcepibile", ha aggiunto, che il sistema militare sotto il suo comando, "che chiede ai suoi un sacrificio senza precedenti", partecipi a esenzioni di massa dalla persecuzione penale. Insomma la necessità esistenziale, quella invocata per tenere aperto a Gaza ciò che la Commissione d'inchiesta dell'Onu ha qualificato nel 2025 come genocidio, si esenta a piacere quando servono voti. Intanto Benoit Vasseur, coordinatore di Medici Senza Frontiere nei Territori palestinesi, ha dichiarato il 14 luglio che dal 9 le sue squadre hanno soccorso quattro bambini colpiti da proiettili israeliani. Un quattordicenne colpito due volte vicino alla linea gialla, poi bambini di otto, nove e dieci anni. Il Ministero della Salute di Gaza conta 1.108 uccisi dall'ottobre 2025. Moshe Gafni, il deputato ultraortodosso che ha promosso la legge, l'ha definita «una bussola per i valori dello Stato». E indica esattamente dove. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  33. 968

    Occhi su Gaza, diario di bordo #250

    Nello stesso palazzo di Bruxelles, lunedì, i ministri dei Ventisette hanno annunciato quasi un miliardo per ricostruire Gaza e lo stesso giorno hanno lasciato cadere l'unica misura che avrebbe toccato Israele. Il denaro ha un nome, Team Gaza Initiative: 883,6 milioni di euro annunciati al vertice dei donatori per la Palestina, con al tavolo il premier palestinese Mohammad Mustafa e 65 delegazioni. «L'Unione europea è il partner più affidabile e credibile del popolo palestinese», ha detto l'Alta rappresentante Kaja Kallas. La misura scomparsa è il divieto di importare i prodotti delle colonie illegali, quella che per Kallas ha raccolto «il maggior sostegno». Si è arenata su una lite di etichetta: se è sanzione serve l'unanimità dei Ventisette, se è atto commerciale basta la maggioranza qualificata. Antonio Tajani ha chiuso alla seconda strada: «Credo che debba essere approvata all'unanimità visto che si tratta di una scelta politica e non commerciale». Così il veto di un solo governo basta a fermare tutto. L'Europa è il primo partner commerciale di Israele, quasi 70 miliardi di interscambio nel 2024 secondo Eurostat. È più o meno quanto l'ONU stima per ricostruire Gaza. La leva c'è. Il parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024 dice che gli Stati sono obbligati a non sostenere con il commercio l'occupazione dei territori palestinesi. Intanto la Striscia. Il cessate il fuoco vige dal 10 ottobre e i raid tornano quasi ogni giorno: il 12 luglio l'Associated Press ha contato sei morti, una bambina di nove anni tra loro. Oxfam Italia stima oltre 73.000 uccisi, più di mille dal cessate il fuoco, due milioni schiacciati sul 35% del territorio, con meno di sei litri d'acqua al giorno. Dopo il mancato accordo la portavoce di Oxfam Bushra Khalidi lo ha messo per iscritto: "Il cessate il fuoco a Gaza esiste solo di nome". L'unanimità è il nome che l'Europa dà al proprio rifiuto. Il divieto, per la Corte dell'Aia, è già un obbligo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  34. 967

    Occhi su Gaza, diario di bordo #249

    Venerdì 17 luglio la Knesset entra in pausa e il governo di Benjamin Netanyahu si trasforma in un esecutivo per gli affari correnti. Da quel giorno e fino al voto del 27 ottobre quasi ogni iniziativa politica si congela. Resta un'eccezione, scritta nelle regole: le esigenze di sicurezza. La data l'ha ufficializzata domenica la Commissione della Knesset. La consigliera giuridica Sagit Afik ha spiegato che la legislatura arriva intera alla scadenza fissata per legge, senza scioglimento anticipato. È la prima volta dal 1988 che Israele vota alla scadenza naturale, la prima dal 1973 che un governo completa l'intero mandato. La democrazia dell'occupante, in un territorio che la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegalmente occupato nel luglio 2024, funziona a orologeria. Intanto la Striscia non conosce recessi. Nello stesso fine settimana l'esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso due uomini di Hamas nel nord di Gaza. Un raid su una fonderia nel quartiere Sabra di Gaza City ha ucciso quattro persone. A ovest di Nuseirat una bambina di nove anni è morta sotto il fuoco, secondo l'agenzia palestinese Wafa. Dal cessate il fuoco dell'ottobre 2025 le autorità sanitarie di Gaza contano 1.098 morti. Oltre 73.000 dal 7 ottobre 2023. Nell'ultima settimana di lavori la coalizione corre a chiudere le sue leggi, tra cui lo scudo penale per i renitenti alla leva ultraortodossi. E poi il recesso, con poco più di cento giorni di campagna in cui, per statuto, l'occupazione resta l'unica pratica di governo autorizzata a procedere. Chiamano "affari correnti" ciò che un esecutivo può ancora fare quando tutto il resto si ferma. A Gaza l'affare corrente è uno solo, e non va mai in ferie. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  35. 966

    Occhi su Gaza, diario di bordo #248

    Diciassettemila ettari di suolo nudo dove due anni fa crescevano colture e praterie. A Gaza la terra scoperta è passata da 3.918 a 17.663 ettari, più 351%, e le superfici vegetate sono scese del 65%, da 5.941 a 2.056 ettari. Lo misura uno studio della Libera Università di Bolzano con la Bethlehem University, pubblicato sulla rivista Progress in Physical Geography e ripreso il 9 luglio dall'agenzia Gea. I ricercatori hanno letto le immagini dei satelliti europei Sentinel-2 tra il settembre 2023 e il settembre 2025. Nello stesso periodo, con clima identico, in Israele la vegetazione cala del 4,5% e il suolo esposto sale del 3,4%. Quella forbice misura l'offensiva. Il clima non c'entra. Il dato dice una cosa che i bilanci quotidiani lasciano fuori. I conteggi registrano i morti, almeno 1.084 dall'entrata in vigore della tregua il 10 ottobre 2025 secondo il ministero della Salute di Gaza, oltre 73.000 dall'ottobre 2023. Registrano meno la terra e ciò che la rende abitabile. Il suolo senza radici né acqua è la forma lenta e permanente di quello che la Corte internazionale di giustizia esamina come genocidio. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, nel settembre 2025, lo ha ricondotto a quattro dei cinque atti della Convenzione. Il piano di tregua, sulla carta, prevede che Israele non occupi né annetta Gaza. Il 9 luglio, alla Knesset, Boaz Bismuth (Likud), presidente della Commissione Esteri e Difesa, ha rivendicato che «circa il 70% di Gaza è controllato dalle Idf», e ha parlato di una zona cuscinetto permanente. Il territorio che si tiene è lo stesso che si svuota. Su una terra che ha smesso di produrre non si torna, e non si ricostruisce niente. Luigimaria Borruso, che ha firmato lo studio, lo dice nel linguaggio del metodo. «Quando non è possibile accedere a un territorio, il rischio è che anche i danni ambientali rimangano invisibili». Il suolo di Gaza, adesso, è visibile dallo spazio. È tutto il resto a restare fuori campo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  36. 965

    Occhi su Gaza, diario di bordo #247

    A Sabra, quartiere di Gaza City, Mohammed al-Wahidi aveva montato gli schermi perché le famiglie sfollate potessero vedere Egitto-Argentina. Lavorava per il Comitato egiziano di soccorso, il braccio umanitario del governo del Cairo che ha mediato la tregua e che porta cibo e riparo agli sfollati. Il 7 luglio, all'imbrunire, un'ora prima del fischio d'inizio, una bomba ha colpito l'auto su cui viaggiava e ha ucciso quattro persone: con lui l'autista Ahmed Daghmush, 33 anni, e due fratelli che giocavano lì vicino, Hamza al-Deri di 10 anni e Fari di 8. Sulla stessa strada, mezz'ora prima, un altro attacco non aveva fatto vittime. L'esercito israeliano ha fatto sapere che al-Wahidi "non era un obiettivo", che stava puntando a un miliziano di Hamas. Dalla tregua del 10 ottobre 2025 il Ministero della Salute di Gaza conta più di mille persone uccise. L'OHCHR ne ha verificate 629, di cui 269 donne e bambini, con la verifica ancora aperta. La Commissione d'inchiesta dell'ONU scrive che gli atti di genocidio a Gaza proseguono. Nello stesso elenco finiscono chi il soccorso lo organizza e chi si limita a giocare per strada. Il soccorso con una data certa, intanto, è a Bruxelles. Il 13 luglio la Commissione europea riunisce il gruppo dei donatori per la Palestina, co-presieduto da Dubravka Šuica e dal premier Mohammad Mustafa, per lanciare una "Team Gaza Initiative" che coordini i fondi di ripresa dentro un programma triennale da 1,6 miliardi agganciato alle riforme dell'Autorità palestinese. L'8 luglio la Commissione lo aveva già annunciato alla plenaria dell'Europarlamento, tra i progressi da mettere a punto. La ricostruzione ha una sala e una data. Il soccorso di Mohammed al-Wahidi ha avuto un'auto in fiamme in una strada di Sabra, un'ora prima di una partita che nessuno dei quattro ha visto. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  37. 964

    Occhi su Gaza, diario di bordo #246

    Un soldato dell'esercito israeliano accusato di aver raso al suolo interi quartieri di Gaza passa questi giorni in vacanza in Italia. Si chiama Arik Ben Asulin, 749esimo Battaglione genio da combattimento. Il 2 luglio la Hind Rajab Foundation, l'organizzazione che porta il nome della bambina palestinese di cinque anni uccisa nel gennaio 2024 con la famiglia e i due paramedici che tentavano di salvarla, ha depositato una denuncia alla Procura di Roma. L'accusa parla di "crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio", lo stesso reato che la Corte internazionale di giustizia esamina nel procedimento contro Israele. Le prove che la fondazione consegna ai magistrati le ha diffuse lui. Video di demolizioni, foto in cui maneggia i cavi delle cariche. L'atto indica l'università Al-Azhar, il quartiere di Shuja'iya, il corridoio di Netzarim, dove Ben Asulin risulta schierato almeno dal novembre 2023. La denuncia richiama la giurisdizione universale, le Convenzioni di Ginevra e lo Statuto di Roma: l'Italia, che li ha firmati, o indaga o estrada. Sullo sfondo i numeri: oltre 73 mila morti a Gaza secondo il ministero della Salute locale, più di 22 mila bambini, il 92 per cento delle abitazioni distrutte secondo l'ONU. Il 7 luglio la deputata Stefania Ascari (M5S) ha depositato un'interrogazione ai ministri della Giustizia e dell'Interno. Chiede se il governo sappia della denuncia e cosa intenda fare «nel rispetto degli obblighi internazionali e dell'autonomia della magistratura». Dal governo, intanto, nessuna parola. Del resto la stessa fondazione, con il Center for Constitutional Rights, aveva chiesto alla procuratrice generale di New York Letitia James di aprire un'indagine sul ministro Itamar Ben Gvir, per conto di dieci attivisti della Global Sumud Flotilla e di un cittadino palestinese-americano. Dopo quella lettera Ben Gvir ha annullato il viaggio a New York. Asulin, invece, le vacanze in Italia le sta ancora facendo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  38. 963

    Occhi su Gaza, diario di bordo #245

    L'avvocato entrato il 2 luglio nella sezione sotterranea di Rakevet non ha riconosciuto il suo assistito. Nasser Odeh, legale di Physicians for Human Rights Israel, Hussam Abu Safiya lo aveva già incontrato altre volte. Stavolta si è trovato davanti un uomo ammanettato a mani e piedi, scortato da agenti incappucciati, con ferite fresche su testa, volto e collo, il respiro corto, incapace di reggersi seduto. «Questa è l'ultima volta che mi vedrai», gli ha detto il medico. «Mi hanno portato qui per uccidermi». Abu Safiya, 52 anni, pediatra, dirigeva il Kamal Adwan, l'ultimo grande ospedale ancora attivo nel nord di Gaza. Lo arrestarono il 27 dicembre 2024, al termine dell'assalto israeliano alla struttura. L'ultima immagine da uomo libero, il camice bianco tra le macerie davanti a un carro armato, ha fatto il giro del mondo. Da allora sono passati diciotto mesi. Nessuna accusa formale, nessun processo, la detenzione rinnovata sotto la legge sui «combattenti illegali», che consente la reclusione a tempo indeterminato. Ha perso circa 40 chili. Il 24 giugno il trasferimento a Rakevet. Il 6 luglio il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria, cinque esperti indipendenti a Ginevra, ha definito arbitraria la sua detenzione e ha avvertito che il caso può indicare una pratica diffusa o sistematica nel Paese. Israele, scrive il gruppo, non ha mai risposto alla richiesta di chiarire i fondamenti giuridici del fermo. Lo stesso giorno Amnesty International chiede il rilascio immediato e inquadra la detenzione dei sanitari come parte del genocidio in corso a Gaza. Il servizio penitenziario israeliano replica che le accuse sono "false e del tutto prive di fondamento fattuale" e che ogni detenuto è trattato secondo la legge. Secondo la legge, l'unica certezza è un corpo che il suo avvocato non riconosce più. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  39. 962

    Occhi su Gaza, diario di bordo #244

    Il 6 luglio il governo di fatto di Hamas, al potere nella Striscia dal 2007, ha annunciato lo scioglimento della sua commissione esecutiva e la consegna dell'amministrazione di Gaza al Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, l'Ncag, un organismo di tecnocrati che nessun palestinese ha votato. A dichiararlo all'Afp è Ismail al-Thawabta, capo dell'ufficio stampa del governo di Hamas. L'Ncag lo guida Ali Shaath. L'ha creato il Board of Peace, il consiglio istituito da Donald Trump quando a ottobre ha mediato il cessate il fuoco tra Hamas e Israele. L'organismo che dovrebbe amministrare la Striscia esiste da circa sei mesi. Per sei mesi è rimasto fuori, perché Israele ne ha impedito l'ingresso. Così l'amministrazione civile di un territorio la decide chi quel territorio lo tiene con le armi: le forze israeliane controllano quasi il 70% di Gaza, secondo le stime riferite da Afp e Anadolu. E continuano a colpire. Il "cessate il fuoco" dell'ottobre 2025 ha già ucciso oltre mille palestinesi, 1.031 secondo il ministero della Sanità di Gaza citato da Al Jazeera il 27 giugno. Il 6 luglio un drone israeliano ha colpito un veicolo a Khan Younis: quattro morti e sedici feriti, riferisce Al-Jazeera ripresa da Ansa e Adnkronos. Sullo stesso passaggio, un funzionario militare israeliano citato da Channel 11 parla di «spin mediatico privo di significato». Intanto Benjamin Netanyahu, a Fox News, rivendica: «Non siamo in uno stato di guerra permanente, abbiamo portato avanti quattro accordi di pace». Lo dice il capo del governo che, nel parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, presiede un'occupazione illegale. E che pone una condizione nota: nessuna ricostruzione senza il disarmo di Hamas. L'amministrazione, dice, passa di mano. Il territorio resta il suo. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  40. 961

    Occhi su Gaza, diario di bordo #243

    Un blocco di cemento giallo, piantato accanto alle tende, decide a Beit Lahia chi può restare. Nella notte fra il 23 e il 24 giugno i carri israeliani avanzano verso il bivio di Al Atatra, un quadricottero sgancia una munizione incendiaria e brucia tre tende, e quando i mezzi si ritirano sei famiglie restano sfollate: il blocco ormai segna il confine. Lo racconta l'ufficio ONU per gli affari umanitari, OCHA, nel bollettino del 26 giugno. È la stessa linea gialla nata a ottobre per fermare il fuoco, e che da allora si sposta a ovest. Il 1° luglio l'Humanitarian Country Team dei territori palestinesi occupati, i capi delle agenzie ONU e delle organizzazioni non governative, mette i numeri. Le aree ad accesso ristretto coprono ora il 65 per cento della superficie di Gaza, l'accesso via mare resta vietato, e fra il 10 ottobre e inizio aprile le Nazioni Unite hanno verificato 196 palestinesi uccisi vicino alle posizioni israeliane, fra loro 18 donne e 43 bambini. L'ufficio ONU per i diritti umani annota che lungo quella linea la forza letale è stata usata "spesso". Intanto Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, controlla il 60 per cento della Striscia e ha ordinato all'esercito di arrivare al 70. La mappa del cessate il fuoco di ottobre fissava quel controllo al 53 per cento. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir, il 7 dicembre, davanti ai soldati, l'aveva già detto senza giri: «La linea gialla è una nuova linea di confine, una linea difensiva avanzata per le comunità e una linea offensiva». Una "tregua" che si misura in metri conquistati. Del resto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 lo scrive nero su bianco: l'occupazione israeliana è illegale, nessun territorio si acquisisce con la forza. Il blocco di cemento resta dov'è. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  41. 960

    Occhi su Gaza, diario di bordo #242

    "Le quantità di cibo introdotte superano di gran lunga i bisogni nutrizionali della popolazione civile di Gaza." Lo ha scritto il 1° luglio il COGAT, l'organismo militare israeliano che amministra gli affari civili nella Striscia, secondo quanto riferisce l'Associated Press. Il giorno dopo, il 2 luglio, Gaza ha toccato il millesimo giorno dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall'inizio dell'offensiva israeliana. Save the Children conta 245.000 minori a rischio o già colpiti da malnutrizione, e cita l'UNFPA secondo cui il 96 per cento dei bambini della Striscia sente la morte come imminente. Le stesse famiglie riferiscono che patatine e cioccolato si trovano, mentre la frutta fresca e le uova restano troppo care. La carestia a Gaza City era stata dichiarata dagli esperti di sicurezza alimentare nell'agosto 2025. La stessa Striscia, lo stesso giorno, due conti opposti: il COGAT misura le razioni e le dichiara in eccesso, mentre le agenzie umanitarie contano i bambini che non mangiano. Il Ministero della Salute di Gaza porta a 73.066 i morti dal 7 ottobre 2023 e ad almeno 1.053 quelli uccisi dopo la tregua del 10 ottobre 2025, oltre 350 dei quali donne e bambini. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, a giugno, ha concluso che le forze israeliane hanno preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi, in quello che definisce genocidio. La tregua doveva portare un aumento degli aiuti. Il capo umanitario dell'Onu, Tom Fletcher, ha riferito il mese scorso che le procedure israeliane restano ingombranti, al punto che perfino le protesi vengono trattenute per un possibile uso "duale", e diciassette ospedali non funzionano. Al millesimo giorno la contabilità dell'occupante certifica che a Gaza il cibo basta e avanza. I 245.000 bambini che Save the Children conta affamati, in quel calcolo, non rientrano tra i bisogni. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  42. 959

    Occhi su Gaza, diario di bordo #241

    Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, dirige dentro il ministero della Difesa anche l'Amministrazione degli insediamenti. Il 29 giugno, in un video da Sderot, ha annunciato che il lavoro è pronto: tre colonie nel nord di Gaza, manca solo il via libera di Benjamin Netanyahu. Nello stesso intervento ha sostenuto che l'esercito controlla «quasi il 70 per cento» della Striscia e che «va completata la conquista» del restante 30. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, aveva dichiarato illegale l'occupazione e ordinato a Israele di fermare ogni nuovo insediamento e di evacuare i coloni. La risoluzione dell'Assemblea generale che intimava la fine entro dodici mesi è scaduta a settembre 2025. Sempre il 30 giugno, in un resort di Cipro, si apriva il vertice del Board of Peace voluto da Donald Trump, l'organismo che con Tony Blair e l'inviato Nickolay Mladenov dovrebbe amministrare Gaza al posto di Hamas. Sei mesi dopo la nascita il comitato di tecnocrati palestinesi non è ancora entrato nella Striscia. Alcuni membri, riferisce il Times of Israel, hanno storto il naso per la scelta di riunirsi in albergo mentre a Gaza si muore. Il piano che dovrebbero applicare promette per iscritto di "incoraggiare le persone a restare". Restare dove. Il ministero della Salute di Gaza conta 1.053 uccisi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco di ottobre. La linea che segna il controllo israeliano continua a spostarsi verso ovest, sopra i pozzi e le tende. Nelle stesse ore Netanyahu è stato interrogato in televisione sull'emigrazione dei due milioni di palestinesi e sul ritorno delle colonie. Non ha smentito. «Preferisco parlare meno e fare di più», ha risposto, e sugli insediamenti «a volte conviene separare» gli atti dalle parole. La distanza da misurare l'ha indicata lui. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  43. 958

    Occhi su Gaza, diario di bordo #240

    Un generale che presenta i bambini uccisi come un primato. Avi Bluth, capo del Comando Centrale dell'esercito israeliano, ha rivendicato di uccidere palestinesi in Cisgiordania «come non facevamo dal 1967», e ha contato quelle vittime come un risultato. Il 1967 è l'anno in cui Israele ha occupato la Cisgiordania. Lo stesso anno torna ora come record da superare. Lunedì 29 giugno il centro israeliano per i diritti umani B'Tselem ha pubblicato il rapporto "Infanzia senza scudo". Dal 7 ottobre 2023 al 28 giugno 2026 le forze israeliane hanno ucciso 1.086 palestinesi in Cisgiordania, 241 minori. Quasi uno su quattro era un bambino o un adolescente, il tasso più alto da quando l'occupazione è cominciata, nel 1967. Il rapporto ricostruisce uno per uno i 54 minori uccisi nel 2025. Bluth ha sostenuto che «il 96% degli uccisi era coinvolto nel terrorismo». B'Tselem ha verificato i 54 casi: due dei ragazzi avevano un'arma da fuoco. Tredici sono stati colpiti mentre lanciavano pietre, ventuno mentre restavano lontani da ogni scontro. La direttrice esecutiva Yuli Novak chiama quella cifra una menzogna, e definisce il sistema una «licenza di uccidere». In quasi un quarto dei casi i soccorsi sono stati bloccati. A metà aprile Israele tratteneva ancora i corpi di 18 dei 54 minori, e le famiglie restano senza funerale. Le uccisioni in Cisgiordania, scrive B'Tselem, non si separano dai più di 21.000 bambini uccisi a Gaza, dove la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio. Un portavoce dell'esercito israeliano ha risposto che le forze armate non prendono «di mira intenzionalmente civili non coinvolti» e che «ogni accusa viene esaminata e indagata». L'altra organizzazione israeliana Yesh Din ha contato gli atti d'accusa per l'uccisione di un palestinese in Cisgiordania dall'ottobre 2023: zero. Il primato del 1967 resta in piedi #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  44. 957

    Occhi su Gaza, diario di bordo #239

    L'ambasciata italiana a Gerusalemme telefona a Gaza e pretende che si risponda in italiano. Niente inglese. Dall'altro capo ci sono ragazzi che hanno vinto una borsa in un ateneo italiano e da mesi vivono sotto le bombe, a volte senza elettricità. Devono passare un esame di lingua al telefono. Lo ha ricostruito Domani. Sessanta studenti palestinesi restano bloccati nella Striscia per un requisito comparso senza preavviso: una certificazione di italiano. Da ottobre l'Italia aveva organizzato sette evacuazioni e portato in salvo circa 230 borsisti, e a nessuno era stato chiesto un test di lingua. Le circolari Maeci-Mur fissano il livello B2 per i corsi in italiano, però la verifica spetta agli atenei all'arrivo, e le università avevano già offerto corsi intensivi in Italia. Il decreto non è cambiato di una virgola. Dal primo giugno le partenze si sono fermate lo stesso. Interpellata, la Farnesina risponde che "non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi". Nello stesso giorno un professore scrive a uno studente rimasto a Gaza che il ministero impone di applicare "rigorosamente le nuove procedure" e che le norme sulla lingua sono diventate "notevolmente più rigide". La smentita e la prassi documentata si contraddicono. C'è un precedente che pesa. Agli studenti ucraini, profughi accolti negli stessi anni, l'italiano non venne mai preteso. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd) ha depositato un'interrogazione a Tajani per chiedere "un'eccezione esplicita al requisito linguistico per gli studenti provenienti da Gaza, analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini". Marco Grimaldi (Avs) ha portato il caso ai ministri Tajani e Bernini. Mentre la Corte internazionale di giustizia esamina l'accusa di genocidio contro Israele, a un ragazzo sotto le bombe arriva l'email di un docente italiano: il suo nome non entrerà nella prossima evacuazione. Lo decide un certificato di lingua. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  45. 956

    Occhi su Gaza, diario di bordo #238

    Gideon Sa'ar, ministro degli Esteri israeliano, ha annunciato giovedì che porterà domenica in consiglio dei ministri, e poi alla Knesset, una risoluzione per il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno. Riconoscerlo, ha scritto, è "un dovere morale e storico", e va condannato "ogni tentativo di negazione, minimizzazione o distorsione della verità storica". Un milione e mezzo di armeni sterminati dall'Impero ottomano fra il 1915 e il 1917. Trentadue Stati ONU lo riconoscono già, più la Santa Sede e il Parlamento europeo. Il comunicato del ministero spiega il resto. "Nonostante l'ampia e inequivocabile documentazione storica", si legge, il genocidio armeno resta "oggetto di una campagna organizzata di negazione e minimizzazione, che include la riscrittura manipolativa dei libri di storia". Israele ci arriva dopo decenni di rifiuto, e adesso per una ragione che il ministero non scrive: i rapporti con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che accusa Israele di genocidio a Gaza. Riconoscere una strage di un secolo fa è la risposta a chi ne nomina una presente. Ogni clausola di quel testo è lo strumento con cui Israele oggi è sotto accusa. L'ampia e inequivocabile documentazione: la Corte internazionale di giustizia, nel gennaio 2024, ha giudicato plausibile il rischio di genocidio a Gaza. Il dovere di nominare: la Commissione d'inchiesta indipendente dell'ONU, il 23 giugno, ha documentato l'uccisione deliberata di bambini palestinesi come prova di intento genocidario. La condanna della negazione: più di settantunomila morti, una cifra che un funzionario militare israeliano ha accettato per la prima volta a gennaio 2026. Sa'ar chiede al mondo di non minimizzare e di non distorcere. Lo chiede per i morti del 1915. Per quelli del 2026 lo stesso ministero parla di operazioni precise e di terroristi eliminati. Il testo della proposta resta agli atti della Knesset: "condannare ogni tentativo di negazione". L'ha firmato chi nega. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  46. 955

    Occhi su Gaza, diario di bordo #237

    Dentro al-Mawasi, l'area che Israele ha dichiarato "zona umanitaria", un drone ha ucciso un bambino mercoledì 24 giugno. È accaduto al campo di al-Taybeh, a ovest di Khan Yunis. Lo riferiscono il complesso medico Nasser e l'agenzia palestinese Wafa. Quello stesso giorno, alla Conferenza delle Autorità locali israeliane, Benjamin Netanyahu ha scelto un verbo: «Oggi controlliamo quasi il 70% della Striscia di Gaza e stiamo strangolando Hamas». Lo riporta Ynet. Quel 70% è la misura dell'occupazione che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del luglio 2024, ha dichiarato illegale e da far cessare. A dire chi sia strangolato per davvero è l'ONU, nelle stesse ore. Il portavoce Stéphane Dujarric porta i dati OCHA del 23 giugno: 1,7 milioni di sfollati, l'80% della popolazione, in quasi 1.600 siti di accoglienza. Seicentomila persone senza accesso sufficiente all'acqua potabile. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 1.027 persone e ferite 3.280, secondo il ministero della Salute di Gaza. Le Forze di difesa israeliane accompagnano ogni colpo con una ragione. Nella notte, fanno sapere, hanno distrutto quattro postazioni di lancio che dicono "allestite durante il cessate il fuoco", e domenica hanno ucciso nel sud un uomo che avevano fotografato il 7 ottobre. La macchina che riempie ogni morte di una giustificazione gira mentre il premier conta il suo settanta per cento. "Strangolare" resta la sua parola. Indica un obiettivo militare e descrive una condizione civile, e nei 1.600 campi senza acqua le due cose coincidono. Intanto a Fiumicino sono rientrati Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, gli attivisti del Global Sumud Land Convoy liberati dalla Libia dopo un mese e annunciati da Antonio Tajani come successo diplomatico. Scesa dall'aereo, Alberizia ha riportato lo sguardo dove serve: «Sotto gli occhi del mondo è in atto un genocidio a Gaza, non possiamo restare a guardare». #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  47. 954

    Occhi su Gaza, diario di bordo #236

    Il commissario Chris Sidoti, a Ginevra il 23 giugno, ha raccontato di un quattordicenne colpito e lasciato a terra. Per quarantacinque minuti una compagnia di soldati israeliani chiacchierava e fumava intorno a lui mentre si dissanguava. La madre, che cercava di raggiungerlo, è stata presa a fucilate. Il racconto sta nel rapporto della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, presentato lo stesso giorno dal presidente Srinivasan Muralidhar, dal titolo già una sentenza: "L'essenza dell'infanzia è stata distrutta". La Commissione scrive di aver trovato prove che le forze israeliane hanno colpito "deliberatamente" i bambini palestinesi, e che da qui si conferma la conclusione del settembre 2025: a Gaza è in corso un genocidio. I numeri: 20.179 bambini uccisi e 44.143 feriti in due anni, quasi un terzo delle vittime di Gaza. L'uccisione dei bambini, si legge, "faceva parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l'esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza". E dopo la tregua di ottobre i bambini hanno continuato a morire. Israele ha definito il rapporto "diffamatorio" e una "farsa calunniosa", accusando gli investigatori di ignorare l'uso dei bambini come scudi umani da parte di Hamas. «Anche se le bombe e i fucili tacessero», ha detto Muralidhar, «i bambini palestinesi non si riprenderebbero da un giorno all'altro». Colpire i bambini è colpire la capacità di un popolo di esistere e di scegliere il proprio futuro. Quel futuro lo rivendicava anche chi è partito via terra per Gaza. Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, con l'intera delegazione del convoglio Global Sumud fermata a Sirte il 24 maggio, sono rientrati in Italia il 24 giugno dopo un mese a Bengasi. Antonio Tajani parla di "liberazione". Il documento del ministero degli Esteri libico, visionato dal manifesto, parla di "espulsione": Haftar non ammette di averli mai trattenuti senza ragione. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  48. 953

    Occhi su Gaza, diario di bordo #235

    [ATTENZIONE: i dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda ‘Dina’ Alberizia ieri son tornati a casa, dopo avere prodotto il video. Non potevamo sperare in un errore più bello] Le Forze di difesa israeliane lo scrivono in una nota, con la calma dell'adempimento amministrativo: nel fine settimana hanno ucciso Ahmad Zaza e Hussein Safadi, due uomini di Hamas, vicino alla "Linea Gialla", perché avevano "violato l'accordo di cessate il fuoco". Il verbo è quello, violare. Lo usa chi spara per nominare chi viene colpito. Lunedì 22 giugno un civile palestinese è morto al complesso medico Nasser per le ferite di un bombardamento su al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis. Il 23 giugno il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha denunciato nuovi raid aerei e tiri d'artiglieria israeliani nelle aree residenziali, in tutti i governatorati, «in particolare a ovest della cosiddetta Linea gialla», e ha aggiunto che «tra le persone uccise ci sono anche civili». Le fonti mediche palestinesi citate da Wafa portano il bilancio dall'ottobre 2023 a 73.035 morti e 173.368 feriti. La tregua mediata da Washington vale dal 10 ottobre 2025. Israele ha dichiarato zona di fuoco libero tutto ciò che sta oltre la Linea Gialla, e i civili muoiono proprio a ovest di quella linea, sul lato che l'accordo assegna ai palestinesi. Nikolay Mladenov, direttore generale del Board of Peace incaricato di far rispettare quella tregua, ha detto a maggio che i raid «costituiscono violazioni del cessate il fuoco» e che «i civili continuano a essere uccisi». La stessa parola, dunque. Le Idf la rivolgono ai morti che producono, l'uomo della tregua a chi quei morti li fa. Intanto a Bengasi, il 24 giugno cade un mese esatto dalla detenzione dei dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy, tra cui gli italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, fermati il 24 maggio mentre tentavano di portare aiuti via terra. Alcuni sono in sciopero della fame. A Napoli, alle 18, un presidio davanti alla prefettura ne chiede la liberazione. Chi viola un cessate il fuoco firmato a ottobre lo stabilisce chi ha le armi, e lo stabilisce a posteriori, sul corpo già contato. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  49. 952

    Occhi su Gaza, diario di bordo #234

    Il rapporto, sostiene Benjamin Netanyahu, è basso. Domenica 21 giugno, al summit della Jewish News Syndicate a Gerusalemme, il primo ministro israeliano difende il bilancio di Gaza con un conto: in ogni conflitto urbano si contano sette o otto vittime civili per ogni combattente, «a Gaza il rapporto tra terroristi e civili è basso, nonostante le menzogne». La frase si chiude in pretesa di lode: «Dovremmo essere elogiati, non attaccati». Il giorno prima, sabato 20, un drone israeliano colpisce una casa nel campo profughi di Bureij. Muore Ahmed Washah, venticinque anni, cameraman di Al Jazeera Mubasher, con altre due persone. L'esercito lo dichiara «cecchino di Hamas», senza esibire prove. È il dodicesimo giornalista dell'emittente ucciso dall'ottobre 2023. Suo fratello Mohammed, anche lui di Al Jazeera, era stato colpito l'8 aprile, con la stessa etichetta. Il Comitato per la protezione dei giornalisti documenta da mesi la prassi: accusare di terrorismo i reporter uccisi, dopo, e senza riscontri. Un rapporto basso si fabbrica così. Il morto si sposta da una colonna all'altra con un comunicato. La cifra si decide a Gerusalemme, prima del terreno. L'Ufficio dell'Alto commissario ONU per i diritti umani, nel novembre 2024, aveva verificato che quasi il 70 per cento delle vittime di Gaza erano donne e bambini, e parlava di «violazione sistematica» dei principi di distinzione e proporzionalità. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre l'esercito ha ucciso almeno 1.012 palestinesi. I suoi caduti, nello stesso periodo, sono cinque. Intanto a Bengasi Domenico Centrone e Leonarda Alberizia restano detenuti dal 24 maggio, senza un'accusa formale, con le indagini libiche prorogate di altri trenta giorni. Antonio Tajani assicura di lavorare «affinché possano essere rilasciati e magari espulsi». Washah, in aprile, aveva chiesto una cosa sola: che si smettesse di colpire i giornalisti. Il suo ultimo rapporto non arriverà. Resta quello di Gerusalemme, basso. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

  50. 951

    Occhi su Gaza, diario di bordo #233

    Duemilaseicentosessantotto bambini palestinesi uccisi a Gaza dalle forze israeliane nel 2025, altri 4.588 ancora in fase di accertamento. Sono cifre che le Nazioni Unite dichiarano verificate. Il rapporto annuale dell'Onu sui bambini e i conflitti armati, firmato dal segretario generale António Guterres e diffuso questa settimana, conta 38.558 violazioni gravi nel mondo su 24.174 minori: il totale più alto da quando il monitoraggio esiste, dal 1996. Per la prima volta in trent'anni a guidare l'elenco dei responsabili sono le forze di uno Stato e non i gruppi armati. In testa c'è l'esercito israeliano con le sue forze di sicurezza, 12.445 violazioni, davanti a Congo, Myanmar e Somalia. L'ambasciatore israeliano all'Onu Danny Danon ha risposto il 18 giugno definendo il documento «uno dei più grandi fallimenti morali nella storia delle Nazioni Unite» e accusando Guterres di confondere «uno Stato democratico che lotta per la sopravvivenza» con le organizzazioni terroristiche. Settimane prima lo stesso Guterres aveva inserito Israele in un'altra lista, quella sulla violenza sessuale nei conflitti, e il governo aveva minacciato di rompere ogni rapporto con lui. Il rapporto attribuisce ai coloni 326 violazioni gravi e avverte che nel 2026 potrebbero entrare anch'essi nell'elenco. Il 19 giugno il Consiglio europeo ha condannato "la continua e crescente violenza dei coloni contro i civili palestinesi" e chiesto misure contro i ministri estremisti. Per ora restano parole senza decisioni vincolanti. A Bengasi, dal 24 maggio, restano detenuti Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due italiani del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla: il procuratore libico ha prolungato le indagini di altri trenta giorni, senza fissare un'udienza. L'elenco delle Nazioni Unite esiste dal 1996. Per la prima volta il primo nome è quello di un esercito di Stato. #LaSveglia per La NotiziaDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support.

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