LARMANDILLO

PODCAST · sports

LARMANDILLO

Armando Ceroni si lancia nelle produzioni digitali e ripercorre le fasi salienti della propria carriera giornalistica in compagnia di Nicolò Casolini e di ospiti di spessore. Mezz’ora da passare con il sorriso e in leggerezza, rivivendo con i protagonisti le emozioni, le gioie e i dolori sportivi degli anni andati con aneddoti inediti, mai divulgati. Un’esclusiva che vi accompagnerà per otto puntate, pubblicate ogni lunedì.

  1. 0

    Mauro Lustrinelli e Gianluca Zambrotta: il Mondiale 2006 tra rimpianti e gloria

    Il fischio d’inizio di una partita ai Mondiali, l’adrenalina che scorre nelle vene, il peso di un’intera nazione sulle spalle. Cosa si prova in quei momenti? Mauro Lustrinelli, attaccante della Svizzera in quel torneo, e Gianluca Zambrotta, campione del mondo con l’Italia proprio quell’anno, ripercorrono le emozioni, le gioie e le delusioni di un’esperienza indimenticabile.Il Mondiale 2006, per Mauro Lustrinelli, rappresenta un ricordo agrodolce. La Svizzera esce da quel Mondiale senza aver subito nemmeno un gol nei tempi regolamentari, eliminata ai rigori dall’Ucraina. Un rimpianto ancora vivo per l’attaccante: “Peccato perché c’era un bel quarto di finale contro l’Italia. Avrei voluto giocarlo”. Un’eliminazione che ha lasciato l’amaro in bocca, anche per la gestione dei rigori. Lustrinelli confessa: “Col senno di poi l’avrei dovuto battere io come primo”, sottolineando quanto sia importante che il primo rigorista sia “quello più sicuro”. “Da allenatore, quando capita una situazione simile e ti accorgi che diversi nel gruppo non se la sentono, diventa dura”.Per Zambrotta, invece, il Mondiale 2006 non è stato solo una vittoria, ma la dimostrazione che “non è vero che la squadra più forte vince. È quella che dà l’anima”. C’era un Brasile che aveva davanti Adriano, Kakà, Ronaldinho, Ronaldo... di cosa stiamo parlando?” L’Italia ha dato tutto e dava l’anima”. Un “fuoco dentro” che, come sottolinea Lustrinelli, “è cresciuto” durante il torneo, soprattutto dopo la vittoria contro la Germania.

  2. -1

    Youri Djorkaeff: quando tratti male il calcio…il calcio alla fine ti tratta male

    Youri Djorkaeff, l’ex fantasista francese campione del Mondo e d’Europa con la sua Nazionale, ripercorre le tappe di una carriera straordinaria, culminata nella conquista del titolo mondiale. Un successo che, come racconta lo stesso Djorkaeff, andò ben oltre il rettangolo verde: “Abbiamo cambiato il paese”, afferma con orgoglio, sottolineando il ruolo unificante di quella vittoria per una Francia multietnica. L’intervista non è solo un tuffo nel passato, ma anche un’occasione per scoprire il lato più intimo dell’uomo Djorkaeff. Il calcio, per lui, non è mai stato un semplice lavoro, ma una passione viscerale, un divertimento costante. “Non posso immaginare che il calcio è un lavoro” confessa, rivelando un approccio quasi fanciullesco che lo ha accompagnato fino alla fine della carriera, a New York, a 38 anni.

  3. -2

    Daniele Massaro: i trionfi con il Milan e il Mondiale ‘94, tra Sacchi e la “Provvidenza”

    La sesta puntata de LARMANDILLO ci riporta nel mondo del calcio che fu, con un ospite d’eccezione: Daniele Massaro. L’ex attaccante del Milan, soprannominato “Provvidenza” per la sua capacità di risolvere le partite, si racconta ripercorrendo le tappe della sua carriera, dai primi calci al pallone fino ai trionfi internazionali, con un occhio di riguardo ai Mondiali del ‘94. Della finale contro il Brasile, Massaro ricorda l’occasione mancata: “Sono arrivato col passo lungo. Potevo ancora aspettare, fargli un pallonetto. Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi dico: ‘Sei stato un pollo’”. E a proposito del suo soprannome “Provvidenza”, Massaro svela che fu Carlo Pellegatti a coniarlo: “Ogni volta che entravo mi chiamava Beep Beep per una certa velocità che avevo, e Provvidenza perché avevo la fortuna di cambiare il risultato in partita in corso”.

  4. -3

    Roberto Donadoni: le notti magiche di Italia ‘90

    La quinta puntata de LARMANDILLO ospita Roberto Donadoni, protagonista di un viaggio tra ricordi e riflessioni che parte dalle “Notti Magiche” dei Mondiali di calcio di Italia 1990: “la ascoltavamo volentieri. Era una canzone che piaceva a tutti. Credo che fosse veramente una melodia azzeccata”. L’ex del Milan racconta anche di un ruolo, quello dell’ala, che non esiste più: “sono cambiate un po’ le dinamiche del gioco”. Poi riflette con sincerità su un suo limite, quello di avere dei limiti in fase di realizzazione: “fin dall’età di otto-dieci anni, c’era un po’ una regola che mi imponevano, che era quella di non superare la metà campo o, in alternativa, di non potere fare gol. E poi questa cosa qui di non fare gol mi è rimasta un po’ addosso”.

  5. -4

    Jorge Valdano. La Mano de Dios e le maglie pirata

    La quarta puntata de LARMANDILLO dedicata ai Mondiali ci porta a Messico 1986, ovvero alla kermesse iridata che ha catapultato Diego Armando Maradona nel mito del calcio, soprattutto per i suoi due gol nel quarto di finale con l’Inghilterra. Ma Maradona non fece soltanto quei due gol, l’Argentina non fu solo Maradona e alla vigilia di quel Mondiale non aveva certo i favori del pronostico, come ha spiegato Jorge Valdano, protagonista in quell’Albiceleste con una doppietta all’esordio con la Corea del Sud e altre due reti, di cui una nella finale con la Germania.

  6. -5

    Bruno Conti: l’Italia di Enzo Bearzot e il mentore Niels Liedholm

    Bruno Conti, soprannominato Marazaico dall’unione tra Maradona e Zico per evidenziarne le doti, parla del Mondiale del 1982. Una cavalcata, quella degli Azzurri, nata tra le polemiche per le convocazioni di Enzo Bearzot. Una puntata tra ricordi e aneddoti su quella rassegna iridata e sulla sua carriera calcistica.

  7. -6

    Ruud Krol: l’Olanda del Calcio Totale tra Trionfi e Sconfitte Mondiali

    Ruud Krol, leggenda dell’Ajax e della nazionale olandese, racconta ad Armando Ceroni l’epoca del calcio totale. Dai trionfi dell’Ajax alle finali mondiali perse nel 1974 e nel 1978, passando per il rapporto con Rinus Michels e il talento unico di Johan Cruijff. La storia di una squadra che non vinse il Mondiale, ma cambiò per sempre il modo di giocare a calcio.

  8. -7

    Dino Zoff e il calcio senza compromessi

    Armando Ceroni ospita l’ex portiere e allenatore nella nuova stagione de LARMANDILLO, dedicata alla storia dei Mondiali.I Mondiali si avvicinano e Larmandillo ripercorre la storia del più grande appuntamento del calcio. Un viaggio nel tempo che parte da Dino Zoff, simbolo di un calcio fatto di rigore morale e valori sportivi, e da Mexico 70. Fu l’edizione della leggendaria semifinale tra Italia e Germania, la celebre “partita del secolo”, ricordata da Zoff come “drammatica, favolosa, triste. Poi l’esplosione di felicità”.Ma è parlando del calcio di oggi che Zoff diventa più diretto. Il bersaglio sono le simulazioni e l’idea di “furbizia” sempre più tollerata nel gioco. “Il VAR è una cosa buona. Portato all’eccesso diventa cattivo. Basta che uno si butti per terra e faccia credere di essere morto”, osserva, rimpiangendo un calcio in cui, come ricorda Ceroni, giocatori come Maradona o Zico prendevano colpi durissimi ma si rialzavano subito.Per Zoff la questione è soprattutto culturale. “La parola che odio è furbo”, afferma senza giri di parole. “Cosa significa? È stato furbo a farsi dare rigore… è stato furbo… ha rubato. Perché dobbiamo trasformare le parole per giustificarlo?” Un principio che per lui dovrebbe restare alla base dello sport: “Io devo sapere che tu sei più forte di me, non che sei più furbo perché mi rubi”.

  9. -8

    Mario Gavranovic e Antonio Manicone, ricordi rossocrociati

    “Sapevo che se fosse arrivata una palla, sarebbe stata un’occasione. Ero pronto, aspettavo solo quello”. Mario Gavranovic, ex attaccante della Nazionale svizzera, ricorda così il suo gol storico contro la Francia agli Europei 2021. Nell’ultima puntata del podcast Larmadillo, Gavranovic ripercorre i momenti salienti della sua carriera.Sul gol che ha permesso alla Svizzera di pareggiare contro la Francia, Gavranovic aggiunge: “Era tutto il torneo che ero veramente in forma”. L’attaccante svela anche il rimpianto per la Serie A sfiorata: “Più volte ho avuto offerte dall’Italia, ma ho sempre scelto un’altra strada. Quando sono andato alla Dinamo Zagabria avevo altre opzioni, ma lì potevo giocare per il campionato e la Champions League”.Accanto a lui, Antonio Manicone, ex vice allenatore della Nazionale svizzera, condivide i suoi ricordi: “Non sarei mai andato via dalla Nazionale svizzera. Vivevo bene, la qualità della vita era 9,9 periodico. È stato fantastico, come un bambino in un ambiente nuovo”.Gavranovic rivela anche dettagli sulla sua tecnica: “Nei rigori se tiri forte e preciso fai sempre gol. Io preferisco tirare alto, perché ho quella precisione che mi permette di non metterla a mezza altezza”. E sulla sua carriera in Nazionale aggiunge con orgoglio: “Ho la percentuale migliore, un gol ogni 106 minuti”.Un viaggio tra ricordi ed emozioni di due protagonisti del calcio svizzero degli ultimi anni, che regalano uno spaccato inedito dietro le quinte della Nazionale rossocrociata, con un focus particolare sulle gesta di Gavranovic, uno degli attaccanti più prolifici della storia svizzera.

  10. -9

    Vincenzo Nibali, il dietro le quinte di una carriera da campione

    In questa puntata de Larmandillo, Armando Ceroni e Nicolò Casolini si immergono nei ricordi più sorprendenti e divertenti di Vincenzo Nibali, che apre il suo baule di aneddoti con la serenità di chi, dopo una carriera monumentale nella quale è tra i pochi ad avere vinto Tour, Giro e Vuelta, sa anche prendersi in giro.

  11. -10

    Stephan Lichtsteiner, tra shock culturali e aneddoti da Nazionale

    Pochi sanno che, in gioventù, viveva in un appartamento a Höngg, nei pressi di Zurigo, insieme a Carlos Da Silva e a Mattia Croci-Torti, con cui dice di non aver trascorso troppo tempo in comune al di fuori di quelle quattro mura. Tanti, al contrario, ne conoscono e riconoscono l’incredibile carriera: Grasshopper, Lille, Lazio, Juventus, Arsenal, Augsburg e... Svizzera. Tanta Svizzera. Stiamo parlando logicamente di Stephan Lichtsteiner, oggi allenatore del Wettswil-Bonstetten in Prima Lega, ospite d’eccezione di una nuova puntata de Larmandillo.

  12. -11

    Massimo Busacca, dentro la mente di un grande arbitro

    L’ex arbitro internazionale Massimo Busacca si racconta ad Armando Ceroni e Nicolò Casolini, rivivendo i momenti più emozionanti e controversi della sua carriera. Dai gol più belli visti dal campo alle decisioni più difficili, Busacca ci porta dentro la mente di un arbitro d’élite, svelando il suo approccio al gioco e il rapporto con i grandi campioni. Il gol più bello che visto dal vivo? Quello di Maxi Rodriguez per l’Argentina nei Mondiali del 2006. “Qui l’adrenalina ti esce veramente fuori dalla maglietta. Avevo la pelle d’oca. Ne ho riparlato con lui e al ricordo entrambi avevamo ancora gli occhi lucidi”.

  13. -12

    Noè Ponti, una vita tra record e normalità

    Aneddoti divertenti, confessioni e riflessioni profonde di un giovane campione che ha saputo conquistare non solo medaglie, ma anche i cuori dei tifosi. Ponti svela i segreti della sua preparazione, le gioie e le difficoltà della vita da nuotatore professionista, e ci regala uno sguardo sulla persona dietro l’atleta.

  14. -13

    Angelo Renzetti, cuore da presidente

    A Lugano se si pronuncia la parola “presidente” il primo pensiero non può che andare ad Angelo Renzetti. Per 11 anni l’oggi 71enne ha guidato i bianconeri, portandoli dalla Challenge alla Super League, arrivando fino all’Europa. Con un grande rammarico: la Coppa Svizzera solo sfiorata subito dopo la promozione in A: “Quella finale è il mio più grande rimpianto. Vincere la Coppa da neopromossa, andare in Europa al primo anno con un budget da ridere… È di sicuro la mia più grande delusione”.

  15. -14

    Fabian Cancellara, la forza di rialzarsi e vincere ancora

    Quando parla “Spartacus” non servono presentazioni. Oro olimpico, vincitore di classiche leggendarie e icona del ciclismo mondiale, Fabian Cancellara si racconta senza filtri a Armando Ceroni e Nicolò Casolini. Tra risate, ricordi e momenti molto personali, ripercorre una carriera fatta di trionfi, cadute e rinascite. Dal sogno realizzato a Rio 2016 alle medaglie mancate, fino al soprannome diventato leggenda. Un viaggio nella testa e nel cuore di un campione che ha ispirato un’intera generazione di ciclisti.

  16. -15

    Lara Gut-Behrami, la donna dietro la campionessa

    Il videopodcast di Armando Ceroni e Nicolò Casolini riparte con un’ospite d’eccezione: Lara Gut-Behrami. In un dialogo intimo e senza filtri, la campionessa si racconta, regalando aneddoti inediti, emozioni e riflessioni profonde.

  17. -16

    Vietato annoiarsi! - Christian Constantin

    Gli anni lo hanno reso leggermente meno vulcanico rispetto al passato, quando nello spogliatoio irrompeva una volta sì e l’altra pure. Ma rimane Constantin, il presidente più focoso del calcio svizzero. Anche quello con un ventaglio di conoscenze più vasto. Soprattutto legato al calcio italiano. Dagli anni sessanta ad oggi. Snocciola nomi. Racconta storie, episodi e aneddoti che diventano il sugo di discussioni infinite. Ti parla di Gianni Rivera. Passa attraverso la generazione Del Piero-Gattuso e arriva a Mario Balotelli. Ti coinvolge. Ti trascina e non si nasconde quando lo stuzzichi sui momenti più deraglianti della sua carriera di presidentissimo del Sion. Padre e padrone da una vita che continua a pulsare al ritmo della sua passione pallonara.

  18. -17

    Dal Ticino alle vette più alte - Michela Figini e Mauro Pini

    Che Michela Figini fosse un fenomeno sin da ragazzina, lo sapevano tutti i suoi coetanei, Mauro Pini compreso. Che pure aveva talento, ma che al cospetto dell’inarrivabile Michi si doveva inchinare. Lui e tutti gli altri ragazzi che lungo le piste innevate di Airolo rimanevano a bocca aperta a osservare colei che sarebbe poi diventata campionessa olimpica. Le pagine da scorrere sono tante, da quelle più luminose, a quelle che ancora oggi nessuno ha mai veramente digerito. L’atleta da una parte. L’allenatore dall’altra. Accomunati dalla stessa passione che ribolle dentro e brilla sempre nei loro occhi.

  19. -18

    Anima libera dentro e fuori dal ghiaccio - Patrick Fischer

    Per tutti è Fischi. Anche se in carriera ha sempre ricevuto più applausi che fischi. Per la sua verve sul ghiaccio e fuori. Per quel suo modo di fare e di porgersi. È anche divertente Patrick Fischer e questa sua naturale simpatia emerge in questa nuova puntata de Larmandillo. Onestamente non avevo dubbi che il nostro incontro sarebbe scivolato via leggero tra aneddoti, storie e tutto quanto scorre nell’animo del tecnico della Nazionale svizzera che pattina sul ghiaccio rincorrendo un disco. Un calderone ribollente dove c’è dentro di tutto. Dalle sue esperienze di giocatore a quelle di allenatore. Dai momenti di euforia contagiosa per i suoi successi a quelli dove guardandosi indietro ammette gli sbagli e ricorda con il sorriso le sbandate. Gli eccessi che oggi nessuno si permette più. Era giovane Fischi. Ne ha combinate di ogni, ma quell’hockey di una trentina di anni fa non c’è più. Tutto o quasi è cambiato, ma non lo spirito vincente di colui che sogna di vincere quel Mondiale che fin qui, da allenatore, gli è scivolato via due volte. Due finali esaltanti e due sconfitte brucianti, quando il trionfo era lì a portata di bastone. 

  20. -19

    Fratelli a cinque cerchi - Elia e Filippo Colombo

    Avrebbero voluto esserci a braccetto la scorsa estate alle Olimpiadi. Elia Colombo aggrappato alla sua tavola da vela e Filippo in sella alla sua bicicletta. Ma così non era andata per scelte che ancora adesso non si capiscono da parte dei dirigenti rossocrociati. Filippo ancora non ha digerito quella assurda non convocazione, ma guarda avanti perché il calendario della Mountain Bike srotola appuntamenti di spessore a getto continuo. Diverso il discorso per chi ha fatto dell’acqua il suo elemento più naturale. Da qui a Los Angeles, prossimo appuntamento a cinque cerchi, mancano tre anni. Di cose da fare, più che di gare da conquistare, ce ne sono comunque a mandrie. Così come di storie da raccontare. Quelle di Elia e quelle di Filippo in assoluta leggerezza, fatta anche di prese in giro tra i due fratelli delle meraviglie.

  21. -20

    Carlo Ancelotti. L’uomo dei record che non ha mai smesso di essere normale

    Per tutti è Carletto, tant’è che basta pronunciarne il nomignolo e tutti pensano ad Ancelotti. L’allenatore più vincente della storia del calcio. Siamo andati a trovarlo a Madrid. Ci ha accolto con la sua proverbiale generosa umiltà. L’ho conosciuto anni fa ed è sempre lo stesso. Disponibile. Aperto. Accogliente. Il successo. La fama. La gloria, non lo hanno minimamente intaccato, sempre saldamente ancorato alla sua educazione e alle sue radici. Abbiamo chiacchierato a lungo, ricordando anche il suo passato di giocatore. Anche a causa di diversi infortuni, ha avuto una carriera meno luminosa rispetto a quella splendente di allenatore. Parlare con lui è semplicemente bello. Altrettanto ascoltarlo, ripercorrendo i momenti più intensi di una carriera ineguagliabile.

  22. -21

    Livio Bordoli e Athos Tognini. L’AC Bellinzona del 1986

    Correva l’anno 1986. Correvano i brasiliani Paolo Cesar e Mario Sergio. Correvano i tifosi del Bellinzona allo stadio in quello che fu un bagno di folla che solo a ricordarlo ti vengono i brividi. Cose mai viste e mai più viste. Un orgia di frizzi e di lazzi durata pochi mesi, ma con dentro un’energia tale che se chiudi gli occhi ti pare di essere ancora lì. E lì, con gli occhi lucidi, è come se ci fossero ancora Athos Tognini e Livio Bordoli che allora avevano una ventina di anni. Sono passati quasi quattro decenni eppure quel turbine di emozioni è ancora vivo e pulsante come quest’altra puntata de Larmandillo.

  23. -22

    Inti Pestoni e Mattia Bottani. Amicizia, talento e qualche sogno

    Loro sono convinti che la classe 1991 sia quella permeata di maggior talento. Sarà, di sicuro gli è che Mattia Bottani e Inti Pestoni sono i due terribili, orami ex ragazzini, che più fanno sognare i tifosi del Lugano che tira calci ad un pallone e quelli dell’ Ambrì Piotta che ricorre dischi sul ghiaccio. Nati per fare quello che fanno da una quindicina di anni a questa parte. Nati per fare meraviglie ,senza però mai veramente salire ad altezze siderali. Quelli dove stanno le leggende mondiali del mondo dello sport. E allora tra ricordi e prese per i fondelli reciproche, eccoli mettersi a nudo davanti alle provocazioni strategicamente orientate di Armando Ceroni, al secolo Larmandillo e Nicolò Casolini, al secolo non si sa.

  24. -23

    Fabio Capello - Storie inedite di Milan, Real e grandi campioni

    Don Fabio lo è diventato in Spagna quando sedeva sulla panchina del Real Madrid. Ma prima di essere diventato uno dei Mister più vincenti e popolari della storia del calcio, Capello è stato un centrocampista di qualità e quantità. Aveva tutto e quel tutto lo ha sempre chiesto anche ai suoi giocatori. Ne ha raccontate a mandrie per la gioia di chi lo ha incontrato, la premiata ditta Ceroni-Casolini, ma soprattutto di chi se lo ritroverà davanti nella prima puntata primaverile de Larmandillo.

  25. -24

    Mattia Baldi e Sandro Bertaggia

    5 aprile 1999. Lunedì di Pasquetta. Giorno in cui tutto il Ticino si ritrova avvolto in atmosfere hockeistiche, che vanno oltre e sfociano in altro. Cosa? Lo scopriremo con due protagonisti di quella storica finale tra Ambrì-Piotta e Lugano. Per la serie “cose mai viste”. Nemmeno mai sentite, perché quello che uscirà dalla bocca di Mattia Baldi e Sandro Bertaggia vi lascerà a bocca aperta. Tradotto. Divertimento assicurato.

  26. -25

    Valon Behrami - Seconda parte

    Ritorna Valon Behrami, come nelle migliori serie cinematografiche. Consumati i fattacci di Istanbul, agli albori della carriera di Valon in Nazionale, questa volta ripercorriamo, da quel 2005 al 2018, il suo cammino a tinte rossocrociate. Tra gioie e dolori. Anche quelle delle sue ginocchia che spesso hanno fatto crack, senza però mai spezzare la sua voglia di andare oltre. Se devo pensare a un giocatore simbolo del calcio svizzero dell’ultimo decennio, è a lui che penso. Uomo spogliatoio. Uomo vero. Uomo capace di tirare le fila di un gruppo spesso in ebollizione. Valon in campo era una furia. Nello spogliatoio un riequilibratore instancabile. Ci sarà anche da divertirsi, con quello squinternato di Nicolò Casolini con il quale, almeno questa volta, condivido in toto il giudizio su Valon Behrami 2 l’indispensabile.

  27. -26

    Antonio Ferretti

    Siamo a sei, intese come le puntate de LARMANDILLO. Molti di più i Tour de France commentati in compagnia di Antonio Ferretti. Ne abbiamo passate, vissute, respirate di ogni. Avremmo potuto parlarne per giorni, in un frullatore di ricordi che non ne voleva sapere di arrestarsi. Abbiamo condensato il meglio di quello che è mulinato nelle nostre pieghe del cervello, in una mezzora abbondante fatta di episodi che hanno lasciato a bocca aperta anche Nicolò Casolini. Noi a chiacchierare come i due vecchietti del Muppet show. Lui a godersela, come credo voi che ci ascolterete, dall’inizio alla fine.

  28. -27

    Edo Carrasco

    Il Lugano che batte l’Inter. Possibile? Normalmente solo nel mondo dei sogni, ma non quella volta quando il sogno si trasformò in realtà. Era il settembre del 1995. Trentaduesimi di finale dell’allora Coppa UEFA che i nerazzurri in quegli anni ‘90 vinsero tre volte tre. Mentre due gol due, uno all’andata a Cornaredo, l’altro a San Siro, li firmò Edo Carrasco. L’eroe di quella doppia sfida dai sapori forti.Incontrarlo per riannodare il filo della memoria, tra aneddoti e curiosità finora mai raccontate, è parsa perciò la scelta più naturale. Nel quinto episodio de LARMANDILLO ci si avvolgerà in quelle atmosfere inebrianti. Anche, suo malgrado, per Nicolò Casolini, da sempre interista nel cuore, ma travolto pure lui dal fascino di quel momento storico, indimenticabile.

  29. -28

    Valon Behrami - Prima parte

    È il 2005, mese di novembre, giorni di spareggio per staccare gli ultimi biglietti che portano ai mondiali dell’anno successivo. In cartellone c’è Turchia-Svizzera. Si gioca a Istanbul in un clima da guerriglia annunciato. Certo, perché già alla vigilia, si respirava aria grama. Quella che sarebbe poi sfociata nel tumulto. Uno degli episodi più cupi e drammatici della storia del calcio, affiorato in un contesto per certi versi surreale. Da una parte la gioia rossocrociata per la conquista del Mondiale. Dall’altra la paura, ma anche lo sbigottimento per quello che poteva essere evitato e che nello stesso tempo è rimasto impunito. Ripercorreremo quelle ore, che mai potranno essere dimenticate, con Valon Behrami che c’era in quel tunnel maledetto, assieme a chi vi scrive. Tra calci, pugni e botte da orbi. Noi lì, il giovane Nicolò Casolini allora a casa spoltronato davanti alla TV. Questa volta con noi, trasportato dalla sua curiosità. 

  30. -29

    Luca Gianinazzi, Mattia Croci-Torti e Luca Cereda

    Non si erano mai visti tutti e tre insieme: il Giana, il Cere e il Crus. Tre allenatori ticinesi, come mai nella storia, sulle panchine delle tre squadre di maggior spessore del nostro Cantone. Uno sballo d’incanto, di quelli che ti smuovono le trippe e che ti riempiono di orgoglio. Indipendentemente dalla fede.Ci siamo ritrovati come quattro amici al bar. Il mondo non lo abbiamo cambiato, ma abbiamo comunque cercato di sviscerarlo attraverso tematiche diverse rispetto ai canoni classici. Attualità, schemi e dinamiche tecnico tattiche quasi zero. Tanti altri invece gli argomenti affrontati. Tra scaramanzia, puzza e gestione dello spogliatoio e tutto quanto ruota attorno alla figura del mister, come lo si definisce nel mondo del calcio, o del coach, come dicono quelli dell’hockey. Tanto è la stessa cosa. Sei sempre da solo a prendere le decisioni e a inghiottire le critiche negative quando le cose non vanno bene.

  31. -30

    Mauro Gianetti

    L’inizio è uno spasso che tocca aspetti di naturale fisiologia. Il resto sono le emozioni, i ricordi, le goliarderie mai espresse pubblicamente che trasudano, oggi come allora, da quelle giornate indimenticabili legate ai Mondiali di ciclismo di Lugano del 1996.

  32. -31

    Kubilay Türkyilmaz

    Ripercorrere i momenti più importanti della carriera di Kubi, è uno spasso, tra aneddoti, curiosità e considerazioni inedite. Fin qui dette al bar o a tavola davanti ad un buon bicchiere di vino. Qui in tutta libertà comprese le motivazioni, inedite, che lo avevano portato ad essere escluso dai Mondiali del 1994.Io naturalmente ci metto del mio, così come quello sciagurato di Nicoló Casolini. Ma in primo piano ci sono comunque loro, le storie che racconteremo con il sorriso a ruota libera.

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