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Massimo Livi Bacci • Per terre e per mari
by Neodemos
“Per terre e per mari” è una serie dedicata alle migrazioni che hanno animato esospinto la diffusione dell’umanità nel pianeta, dalle aree torride a quelleartiche. Le storie che saranno narrate coprono un lungo arco di tempo che sidipana dall’antichità classica fino ai nostri giorni. Non si tratta di unasintesi storica, ma di episodi di migrazione scelti per illustrare i fattori, lecause e le motivazioni che hanno spinto flussi di persone a mutare dimora, incontesti storici, ambientali e politici diversissimi. Ricercando, pur nelladiversità, profondi paradigmi comuni, utili per meglio interpretare quanto èaccaduto, sta accadendo e potrebbe accadere nel nostro pianeta. Gli episodi, raccontati da Massimo Livi Bacci, ci condurranno dall’antichità, nel mondo greco e romano, alle migrazioniforzate dei nostri tempi, in 12 tappe. Una produzione di Neodemos.info
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L’America e l’onda di avanzamento
“L’America e l’onda di avanzamento” si intitola il XIII episodio del Podcast “Per terre e per mari”. Si tratta del processo di popolamento del continente nordamericano nell’Ottocento, un’onda lunga quasi 5mila chilometri, dalle immediatezze della costa atlantica al Pacifico. Fu una migrazione che non può definirsi «interna» poiché si svolse in territori privi di consolidate giurisdizioni, quasi «terre di nessuno», anche se non lo erano, ma gli autoctoni (o First Nations, utilizzando la denominazione canadese) furono spazzati via rapidamente. Altre vaste aree erano formalmente territori francesi o messicani, ma passarono nell’orbita degli Stati Uniti, con le armi o con i soldi. Si trattò sicuramente di una migrazione mossa da milioni di decisioni individuali, senza incentivi da parte dei governi o degli stati, senza forme di organizzazione se non quelle che i migranti liberamente si davano. Una «onda di avanzamento» che non ha paralleli nel mondo occidentale, nemmeno nelle grandi estensioni dei territori di Brasile e Argentina, dove la crescita del popolamento avvenne a macchia d’olio intorno ai grandi poli di entrata (Santos-San Paolo, Rio, Bahia, Buenos Aires).
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La grande migrazione Europa-America
Nel XIX secolo, il modello migratorio coloniale, guidato dagli interessi delle madri patrie, si dissolve, prima con l’indipendenza degli Stati Uniti, poi con quella delle ex colonie iberiche; si chiudono le guerre Napoleoniche e termina il blocco continentale che aveva ostacolato le comunicazioni transatlantiche. Nel continente europeo tramonta definitivamente l’ideologia popolazionista e mercantilista secondo la quale l’emigrazione era una perdita di ricchezza per i paesi di origine, un fenomeno da vietare o da limitare strettamente. Con l’accelerazione della crescita demografica, crescono le masse impoverite e l’emigrazione appare una via efficiente per liberarsi dei poveri che gravano sulle istituzioni di carità e sulle amministrazioni cittadine. La grande migrazione transoceanica trasferirà dall’Europa all’America decine di milioni di migranti, e al netto delle difficoltà e delle sofferenze individuali, fu un “grande gioco a somma positiva” sia per i migranti, che uscirono dalla povertà, sia per l’America, ricca di risorse e povera di braccia, sia per l’Europa che delle troppe braccia si alleggerì.
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Muoversi in libertà
“Muoversi in libertà” è il titolo dell’ l’XI episodio del podcast “Per Terre e per Mari”. Si parla delle migrazioni che avvengono per libera scelta, a seguito della valutazione dei vantaggi e dei benefici, dei costi e degli oneri di uno spostamento. Negli episodi precedenti si sono ricordate soprattutto migrazioni forzate, organizzate e pianificate, tuttavia in Europa esistettero molte forme di migrazioni libere. Nel Seicento e nel Settecento, il mondo rurale, apparentemente chiuso e ben radicato, esprimeva molte forme di mobilità, per lo più di breve periodo, con modalità ricorrenti o stagionali. C’erano migrazioni verso le grandi città, che cominciavano a crescere; verso i poli marittimi, verso distretti ricchi di attività manifatturiere, verso aree rurali, nei periodi di massima attività per i raccolti o altri lavori stagionali. Si costruirono strade e ponti, canali e porti, e i trasporti di merci e persone, per vie terrestri, fluviali e marine divennero più agevoli e frequenti.
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Irlanda, la peronospora della grande diaspora
Col decimo episodio del Podcast “Per terre e per mari” ci spostiamo nel finis terrae europeo. Lo abbiamo intitolato “Irlanda, la peronospora della diaspora”. La diaspora irlandese prese forza negli anni ’40 dell’Ottocento, conseguenza della grande carestia delle patate, alimento base della popolazione, i cui raccolti vennero distrutti dalla peronospora. John Kennedy, forse il più illustre tra i discendenti di emigrati irlandesi, nella sua storica e trionfale visita alla terra dei suoi padri, nel 1963, disse: “…Tanti paesi esportano petrolio e ferro, acciaio o oro o qualche altro prodotto, ma l’Irlanda ha avuto un solo bene da esportare, il proprio popolo…”. Una migrazione transatlantica difficile, che ha vigorosamente alimentato la crescita della società americana, al prezzo di grandi sacrifici e sofferenze.
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La Grande Caterina e i coloni tedeschi del Volga
Al centro dell’Europa, la Germania sconvolta dalla guerra dei Trent’anni fu l’epicentro di forti movimenti migratori e di un lungo processo di ripopolamento. La lunga crisi dette vigore alle teorie mercantiliste, per le quali una popolazione fiorente era condizione necessaria per la prosperità di un paese. Gli stati e i regnanti assoluti dettero avvio a politiche di colonizzazione nei territori poco popolati e specialmente in quelli di confine, per rafforzare il loro dominio. La Grande Caterina, Imperatrice di Russia, sposa dell’erede al trono a 16 anni e Imperatrice a 32, fu l’ispiratrice di una migrazione di coloni tedeschi nella regione del basso Volga dell’immenso Impero. Questa ebbe un potente effetto fondatore, una travagliata storia e un drammatico finale nella Seconda Guerra Mondiale.
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Il “Drang nach Osten”, o spinta verso est, e la germanizzazione dell’Europa
Nell’XI secolo iniziò un flusso migratorio di popoli germanici verso est, oltre i limiti dell’Impero carolingio, segnati dai fiumi Elba e Saale, in territori sparsamente popolati da popolazioni slave (i Vend). Questi flussi furono organizzati, e finanziati, da principi, signori, ordini religiosi e cavallereschi. I migranti erano contadini competenti, bene attrezzati e ben guidati, fondarono innumerevoli nuovi villaggi, e migliaia di grandi fattorie, perché la terra era abbondante. Questa “corsa verso est”, o “Drang nach Osten”, è proseguita fino al XIV secolo, quando venne interrotta dalla grande peste. Pur modesta nei numeri, ebbe un forte effetto “fondatore” e generò fiorenti comunità in regioni lontane. Hitler le chiamò “schegge di germanità”, alimentando pretestuosamente il catastrofico espansionismo nazista.
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Les filles du Roi
Nei tre secoli antecedenti la Rivoluzione industriale, l’Europa alimentò un flusso di emigrazione consistente verso l’America. Consistente, se si tiene conto che la distanza, le difficoltà della navigazione, il costo dei passaggi e dell’insediamento, non permettevano flussi di massa come quellidei secoli successivi. Tuttavia, alle soglie dell’Ottocento, le comunità di origine europea rappresentavano circa un terzo dei 30 milioni di abitanti del continente. Si trattava, in gran maggioranza, di popolazioni provenienti dalle isole britanniche, dalla Germania, dalla Spagna e dal Portogallo.Scarsa fu l’emigrazione dalla Francia, che popolò alcune isole caraibiche, ma non riuscì a consolidare il debole flusso migratorio verso il nord del continente americano. Il Settimo Episodio del Podcast “Per terre e per mari” tratta del particolarissimo tentativo del Re Luigi XIV e del suo ministro Colbert di dare impulso alla demografia del Québec, organizzando la migrazione di giovani donne in quella regione dove la sparuta popolazione francese era formata prevalentemente da -- cacciatori, mercanti e militari.Quasi un esperimento di “laboratorio”, di grande successo demografico, per l’altissima riproduttività e per il suo “effetto fondatore”: gli oltre 7 milioni di canadesi francesi di oggi, sono in gran maggioranza discendenti di poche migliaia di immigrati.
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Natura matrigna
Homo Sapiens si è adattato a vivere nei climi più vari, dalle regioni artiche a quelle equatoriali, e a difendersi dai capricci della natura. Ma a volte la natura è stata “matrigna”, per l’impatto delle variazioni climatiche, per i sussulti della crosta terrestre, o per i mutamenti nell’universo dei microbi, che hanno creato situazioni di stress e di pericolo e generato movimenti migratori, sospinti dal naturale istinto di “fuggire” situazioni di minaccia. Migrazioni forzate, mobilitate non dalle decisioni diuno stato tirannico, ma da una situazione di necessità. Migrazioni che non si sarebbero verificate senza l’accadere di un evento naturale catastrofico o pericoloso. Nel VII episodio del Podcast “Per terre e per mari” verranno narrati tre episodi che hanno generato, e aperto, nuove rotte migratoria: laGrande Siccità nel nordest del Brasile di fine Ottocento, il Dust Bowl nei Great Plains degli Stati Uniti, negli anni ’30 del secolo scorso, e il catastrofico terremoto di Haiti del 2010. Catastrofi generate dalla natura, ma aggravate dalla povertà, e dall'incapacità delle regioni colpite di apprestare le possibili difese.
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Su e giù per le Ande
Il quinto episodio di “Per terre e per mari”, racconta le vicende migratorie nell’antico Perù, cuore dell’Impero Incaico, e terra poi dolorosamente conquistata dall’Impero Spagnolo. Si trattò dimigrazioni organizzate, e in parte forzate, in un territorio difficile, abitato dalle fasce costiere fino agli altipiani andini, a 4mila metri di altezza. Con gli inca si trattò di “trapianti” di intere collettività nelleregioni via via conquistate da un Impero in via di espansione. Sotto gli spagnoli, si impose una redistribuzione della popolazione in nuovi villaggi, per assicurarne il controllo politico, religioso e fiscale. Inoltre fu organizzata una migrazione annuale – chiamata Mita – di decine di migliaia di indios, fatta da uomini con le loro famiglie al seguito, per lo sfruttamento intensivo delle miniere d’argento. Tra le quali, quella famosissima di Potosì, la maggiore produttrice di metallo prezioso, linfa vitale per l’impero spagnolo per quasi tre secoli.
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Le migrazioni forzate nel mondo contemporaneo
Espulsioni, deportazioni, migrazioni forzate dovute a conflitti, guerre, o violente decisioni politichehanno costellato la storia dell'umanità. In un episodio precedente di "per Terre e per Mari" è stata tratteggiata la triste e lunga storia della tratta degli schiavi dall'Africa all'America. Nell'episodio di oggi "Le migrazioni forzate nel mondo contemporaneo" volgeremo lo sguardo alla situazione attuale. e alle decine di milioni di profughi e rifugiati vittime degli sconvolgimenti migratori avvenuti in Europa, dalla prima Guerra Mondiale alla guerra di Ucraina che ha costretto milioni di persone a lasciare il loro paese. Ce ne parla Massimo Livi Bacci e questo è "Per terre e per mari" il nuovo podcast di neodemos
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Tre secoli di tratta degli schiavi
Nell’introduzione a questa serie di episodi, hai sostenuto che la migrazione è una prerogativa umana, iscritta nella biologia e nella socialità degli individui. Tuttavia la storia è ricca di dolorosi episodi di migrazione forzata, conseguenza della sopraffazione di popolazioni deboli, sconfitte, oppresse, discriminate o rifiutate, costrette dalla forza e dalla violenza ad abbandonare le loro dimore, espulse o trapiantate altrove. L’esempio più clamoroso, doloroso, e prolungato è quello della tratta degli schiavi dall’Africa all’America, che ha riguardato milioni di persone, tre secoli di storia, e due continenti. Di questa lunga e complessa storia puoi darci qualche essenziale elemento? Ce ne parla Massimo Livi Bacci e questo è "Per terre e per mari" il nuovo podcast di neodemos
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Le migrazioni nel mondo classico
Una frangia di grecità circondava il mediterraneo", secondo Cicerone, isolando le popolazioni barbare dell'interno dell'Africa, dell'Asia e dell'Europa. Una frangia che si era formata a partire dall'ottavo secolo prima di Cristo, attraverso l'insediamento di migranti generati dalla piccola Grecia, dalle coste dell'Asia alla penisola iberica. Questo episodio tratta delle migrazioni del mondo classico, greco e romano, delle cause che le determinarono e delle forme che assunsero. Migrazioni organizzate dalle città-stato della Grecia e, successivamente, dalla forza dell'apparato militare di Roma, con l'assegnazione di terre e la formazione di colonie di veterani dell'esercito e con la costituzione dei Limes - frontiere attrezzate e protette dalle legioni - che agirono anche come filtro catalizzatore nei rapporti con le popolazioni barbare. La decadenza di Roma nel quarto secolo determinò un aumento dell'immigrazione di barbari, per integrare la forza dell'esercito, fino all'immigrazione di un intero popolo, i Goti, sospinti dagli Unni oltre il Danubio". Ce ne parla Massimo Livi Bacci e questo è "Per terre e per mari" il nuovo podcast di neodemos
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Prepariamoci a partire "per terre e per mari"
Migrare è una preziosa prerogativa e capacità umana che ha permesso il popolamento del pianeta, dalle zone equatoriali a quelle artiche. Quando questa prerogativa viene negata, la società ne soffre. Basti pensare agli effetti della schiavitù e del servaggio, alla soppressione della libertà di muoversi imposta da regimi tirannici, di ieri e di oggi..Con le parole di un antico filosofo verranno riassunte le cause delle migrazioni, fondamentalmente le stesse da millenni. Il percorso che verrà compiuto nelle dodici puntate del podcast riguarderanno le migrazioni internazionali, o comunque quelle di lungo raggio, dalle migrazioni decise in piena libertà avendone valutato i costi e i possibili benefici, a quelle forzate per decisioni politiche o per sfuggire alla morte e alle persecuzioni. Mettiamoci, dunque, in viaggio.
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