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Medici Senza Frontiere
by Medici Senza Frontiere
Siamo Medici Senza Frontiere. Indipendenti. Neutrali. Imparziali.Da 50 anni, ogni giorno, curiamo migliaia di persone in tutto il mondo colpite da conflitti, epidemie, catastrofi naturali o escluse dall’assistenza sanitaria.Qui troverete i podcast con le storie dal campo, le voci dei nostri operatori umanitari e delle persone che assistiamo.
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#39 - Darfur: la paura non lascia spazio al riparo
In questo episodio di Voci dal Campo, raccontiamo la realtà di donne e ragazze in Darfur, un luogo dove la guerra ha trasformato la violenza sessuale in una minaccia quotidiana. Le testimonianze che abbiamo raccolto parlano di aggressioni durante gli spostamenti, di ferite fisiche e psicologiche, e di un accesso alle cure reso ancora più difficile da stigma, distanza e insicurezza.Un episodio che racconta quanto sia fragile la vita e la sicurezza delle donne nei contesti di conflitto, e quanto siano indispensabili assistenza medica, supporto psicologico e spazi protetti.
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#38 - Gaza, la speranza sotto assedio
In questo episodio di Voci dal Campo, Rocío Simón Martínez, responsabile delle attività infermieristiche di Medici Senza Frontiere, racconta la sua esperienza a Gaza, dove la vita quotidiana è segnata dalla distruzione e dalla lotta per sopravvivere. Tra tende improvvisate e ospedali devastati, gli operatori di MSF curano infezioni respiratorie, ferite che non guariscono e bambini malnutriti come Mohamed, che attende ancora di essere evacuato. Ogni giorno, la mancanza di acqua pulita, di medicine e di sicurezza pesa sulla salute e sul coraggio di chi resta. Mentre il personale internazionale è stato costretto a lasciare il territorio, i colleghi palestinesi continuano a garantire cure essenziali, portando avanti la risposta umanitaria in condizioni disumane.
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#37 - Un futuro che inizia da una sola goccia d'acqua
In questo episodio di Voci dal Campo, Oussama Omrane, promotore della salute di Medici Senza Frontiere con una lunga esperienza nei progetti in molti paesi dove lavoriamo, racconta un lato inedito della campagna contro l'Epatite E ad Aweil (Auèil) che abbiamo svolto nella parte settentrionale del Sud Sudan. La polvere e il caldo soffocante nascondono una fragilità profonda nelle vite segnate da guerra e malattia, dove le squadre MSF si riuniscono ogni mattina sotto un grande albero di Adansonia (Adansonìa) per formare comunità locali. Con depuratori, pasticche per rendere l'acqua potabile e un importante lavoro di sensibilizzazione, abbiamo raggiunto oltre 6.500 famiglie in soli nove giorni. In questo modo, non abbiamo portato solo strumenti, abbiamo portato la possibilità di un futuro più sicuro. Un futuro che inizia da una sola goccia d'acqua pulita.
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#36 - A pochi passi dal fronte
In questo episodio di Voci dal Campo, ci addentriamo nella realtà drammatica della regione di Dnipro, nell'Ucraina centro-orientale, dove la guerra ha stravolto ogni aspetto della vita quotidiana.A guidarci in questo racconto è Enrico Vallaperta, responsabile delle attività mediche di Medici Senza Frontiere in Ucraina. Il suo racconto ci trasporta in ospedali senza riscaldamento, tra blackout continui e personale medico che opera in condizioni estreme, mostrandoci la realtà delle aree più remote e vulnerabili, a pochi passi dal fronte, dove la guerra non dà tregua. Ma è a pochi passi dalle esplosioni e dai bombardamenti che si rivela la straordinaria forza di una popolazione e di un sistema sanitario che, nonostante tutto, si rifiutano di arrendersi.
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#35 - Dieci anni dopo, in Siria
Teresa Graceffa, coordinatrice medica di Medici Senza Frontiere, è stata in Siria per la prima volta nel 2013, nel pieno della guerra. Dieci anni dopo è tornata ad Atimah, nel nord del Paese, in seguito al terremoto del 2023.In questa puntata di Voci dal campo, racconta cosa significa tornare nei luoghi dove ha visto la sofferenza, la paura e la speranza convivere sotto le tende degli sfollati.È la storia di un ritorno, ma anche di un legame che non si è mai spezzato — tra chi cura e chi continua a resistere.
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#34 - L'alba di Bulape
Siamo a Bulàpe, un villaggio remoto nella Repubblica Democratica del Congo. Qui, tra strade polverose e paesaggi mozzafiato, i nostri team lottano giorno dopo giorno contro un’epidemia di Ebola. Chiara Montaldo, di cui abbiamo già ascoltato la voce in altre puntate di questo podcast, è stata la coordinatrice medica delle nostre attività nell’area colpita dall’epidemia. È appena rientrata, e ci racconta la dedizione dei medici, degli epidemiologi, degli psicologi e degli operatori della comunità, che con energia e coraggio, portano avanti le operazioni in una zona difficilissima da raggiungere. Dalle prime luci dell’alba fino al tramonto sotto il cielo stellato, seguiamo il lavoro e l’impegno che hanno permesso alla nostra squadra di contenere l’epidemia di ebola e restituire sollievo e speranza alle comunità colpite.
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#33 - Un tragico anniversario
Accadde il 3 ottobre 2015. Nel cuore della notte, un aereo militarestatunitense bombardò il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere a Kunduz, in Afghanistan. In pochi minuti, l’ospedale fu ridotto in macerie. 42 persone, tra cui 14 operatori di MSF, persero la vita. Dieci anni dopo, ricordiamo quella notte e le persone che l’hanno vissuta. Ricordiamo il dolore, ma anche ciò che è venuto dopo: la ricostruzione, la determinazione, la scelta di continuare a curare, sempre. In questo episodio ripercorriamo la storia di Kunduz, dal disastro alla rinascita, attraverso la voce di Cristina Castellano, anestesista di Medici Senza Frontiere, che in quella notte di dieci anni fa ha perso molti dei suoi colleghi.
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#32 - Torturato, perché sono io
Forme di violenza estrema, tra cui la tortura, sono un elemento strutturale e diffuso lungo la rotta migratoria mediterranea. Le persone migranti sono sottoposte a percosse, frustate, bruciature, rimozione delle unghie, folgorazioni, soffocamento – trattamenti inumani e degradanti che possono avere effetti molteplici e profondi a livello fisico, psicologico, culturale e sociale. Originario del Ciad, Abdelkadìr Hissen Abdallah, che usa lo pseudonimo di AHA da quando ha iniziato a scrivere, ci racconta cosa significa per lui “tortura”.
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#31 - Perché stringe un sasso nella mano?
Nella città di Adré, al confine tra Ciad e Sudan, migliaia di persone continuano ad arrivare ogni giorno, in fuga da una guerra che non dà tregua. Qui, Medici Senza Frontiere gestisce un presidio medico dove i bambini appena arrivati ricevono vaccinazioni urgenti, mentre i casi più gravi vengono trasferiti all’ospedale della città, dove MSF supporta il reparto di maternità e il centro nutrizionale. Ma cosa significa davveroessere un rifugiato in fuga dal Sudan? Come si riconosce chi è appena arrivato? E perché alcune donne entrano nella clinica stringendo in mano un sasso? Maurizio Debanne, Responsabile dell’Ufficio Stampa di MSF, è appena rientrato dal Ciad. E queste sono solo alcune delle domande a cui ha cercato risposta.
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#30 - È un viaggio disperato per la salvezza
Ogni anno, migliaia di migranti provenienti da diversi paesi del Sud America intraprendono un viaggio disperato e pericoloso attraverso il continente, in cerca di sicurezza, protezione e una vita migliore. Molti di loro attraversano il Messico, un paese che diventa sia un corridoio di speranza sia un luogo di sofferenza. Donne, uomini, giovani, anziani e intere famiglie fuggono da violenze, persecuzioni e povertà, affrontando rischi inimmaginabili. Noi di Medici Senza Frontiere siamo in prima linea per offrire assistenza medica e supporto psicologico a queste persone, aiutandole a superare i traumi fisici e mentali causati da esperienze spesso devastanti
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#29 - Sopravvivere alla Tortura
Disturbi del sonno, depressione, crisi di panico. Sono solo alcune delle conseguenze devastanti e permanenti che la tortura lascia sulla salute fisica e mentale.Si tratta di un crimine gravissimo, una violazione dei diritti e della dignità umana. Per questo, gli Stati –Italia compresa – hanno ratificato una Convenzione specifica per contrastarla.A Palermo, Medici Senza Frontiere gestisce un ambulatorio dedicato ai sopravvissuti alla tortura, per lo più persone rinchiuse nei centri di detenzione libici.È qui che Chiara Montaldo, referente medica di MSF, ha incontrato Ahmed per la prima volta. Un gesto istintivo, la mano poggiata sul collo, mentre parlava, per nascondere una cicatrice. Una ferita, rimarginata ma ancora ben visibile, a differenza di quelle che porta dentro, che forse non guariranno mai.
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#28 - La prossima volta che verrai a trovarmi, ti insegnerò a suonare il piano
In Ucraina tutto sembra scorrere come se non ci fosse una guerra in corso, ma questa è un'illusione che dura fino a quando le sirene non cominciano a suonare per avvertire di raid aerei in arrivo. Anche quest’anno, nel periodo natalizio, molte famiglie non hanno potuto riunirsi come succede solitamente nei momenti di festa. Quasi tutti hanno almeno un membro della famiglia che combatte e molte hanno perso qualcuno. Lo racconta Costanza Maria Costa, Responsabile delle risorse umane di MSF, che quest'anno - come tanti altri suoi colleghi - ha trascorso il Natale in Ucraina, insieme ai suoi colleghi. La cosa più difficile del suo lavoro in Ucraina è stata constatare quante persone stanno subendo le conseguenze delle esplosioni, delle mine, dei crolli dei palazzi che hanno causato sofferenze fisiche e spesso amputazioni. Queste persone devono affrontare un lungo percorso di riabilitazione che passa attraverso la fisioterapia e il supporto psicologico: all'ospedale regionale di Cherkasy MSF si occupa proprio dei pazienti come Yurii, un ex insegnante di pianoforte che ha perso la mobilità del braccio destro e tutta la sua gamba sinistra a causa di una scheggia di granata.
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#27 - "Parwana" in pashtu significa "farfalla"
Nel corso degli ultimi anni i diritti delle donne in Afghanistan sono stati progressivamente e sempre più duramente limitati: questo non significa solo che le donne non hanno più diritto, per esempio, all'istruzione ma che le limitazioni imposte hanno un impatto molto serio anche sulla loro salute, per esempio al momento del parto. Caterina, ginecologa di Medici Senza Frontiere che ha lavorato nell'ospedale di Khost, racconta della frustrazione che prova ogni giorno di fronte alle difficoltà del suo lavoro, ma anche della soddisfazione di lavorare insieme a un team competente, composto da 13 colleghe afghane.
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#26 - Perché la guerra?
In viaggio tra città e villaggi del Sudan, tra paesaggi desolati e zone verdi, tra deserto e villaggi che preceduti da checkpoint. Il tutto fa da sfondo a una Paese che da oltre un anno sta vivendo una guerra e una crisi umanitaria senza precedenti. Lo racconta Marco, operatore umanitario MSF.
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#25 - Potranno mai perdonarci?
Striscia di Gaza. Mesi di bombardamenti, attacchi indiscriminati a strutture mediche e civili, blocco dei rifornimenti, un numero impressionanti di morti tra la popolazione. Ma anche un’intera generazione di bambini, bambine, ragazzi che convive ormai con la quotidianità della guerra, della paura, della mancanza di tutto. Potranno mai perdonarci? Se lo chiede Gaia, infermiera MSF al rientro dal suo periodo di lavoro proprio a Gaza.
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#24 - Nessun reato!
Era l’autunno del 2016, quando la procura di Trapani dava inizio ad una maxi-inchiesta contro le organizzazioni impegnate nel soccorso delle persone migranti nel Mar Mediterraneo, tra cui Medici Senza Frontiere. Iniziava così una triste stagione di false accuse e criminalizzazione della ONG che ha trasformato i soccorritori da “angeli” a “taxi del mare”. Il 19 Aprile 2024, il Giudice di Trapani ha chiuso definitivamente l’inchiesta: tutte le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono cadute perché infondate, dimostrando che le ONG non hanno commesso alcun reato. Tommaso Fabbri, che nel 2016 era capo missione sulla nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere, ha vissuto gli ultimi sette anni come indagato nell’inchiesta, rischiando fino a 20 anni di carcere per aver salvato delle vite in mare.
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#23 - Fiumicino, Terminal 5
Aeroporto di Fiumicino, Roma. Grazie all’apertura di un corridoio umanitario, arrivano in Italia, in sicurezza, 97 persone fatte uscire dall’inferno dei centri di detenzione libici. Tra loro anche pazienti già assistiti dai team MSF in Libia. Grazie alla collaborazione con ARCI, Medici Senza Frontiere continuerà a seguirli anche in Italia, dove sono finalmente al sicuro dopo mesi trascorsi di abusi e violenze e potranno ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno. Le emozioni che hanno riempito il Terminal 5 dell’aeroporto, raccontate da Chiara, responsabile medica di Medici Senza Frontiere in Italia. Solo una minoranza delle centinaia di migliaia di persone che hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria riescono a uscire dalla Libia. Dal 2017 l’UE e l’Italia - accecati dall’unico obiettivo di prevenire gli arrivi sulle coste europee - hanno speso milioni di euro per rifornire e addestrare la Guardia costiera libica: hanno deliberatamente scelto di facilitare il ritorno forzato delle persone in Libia, invece di salvare vite impegnandosi a garantire vie d’accesso legali e sicure e un meccanismo europeo di ricerca e soccorso in mare.
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#22 - In Yemen la fortuna è un privilegio di pochi
In Yemen, la guerra dura da un decennio. Che scia di conseguenze si è lasciata dietro per la popolazione? Quali prospettive di vita per un’intera generazione nata e cresciuta tra le bombe e i bombardamenti? Quali aiuti per chi cerca di contrastare la brutalità mettendo al mondo una nuova vita? Se lo chiede Giulia, pediatra di Medici Senza Frontiere, durante il periodo trascorso nel Paese.
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#21 - Giuseppe, chirurgo a Gaza
Per la popolazione Palestinese e quella Israeliana il 7 ottobre 2023 è un nuovo, doloroso squarcio nella storia. Le uccisioni indiscriminate, i bombardamenti, la distruzione e la devastazione che quel tragico giorno continua a causare hanno dilaniato la Striscia di Gaza e chi ci vive. Giuseppe, un chirurgo italiano, è entrato a Gaza a dicembre 2023, con la speranza di poter ricucire almeno le ferite visibili. I team di Medici Senza Frontiere continuano a chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente a Gaza. È l’unico modo per fermare l’uccisione di altre migliaia di civili e garantire il passaggio di aiuti umanitari disperatamente necessari
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#20 - Cure in Moto
Sierra Leone, Africa Occidentale. Un paese in cui si registrano altissimi livelli di mortalità materna e infantile. Dove non si riesce a curare con il grande ospedale di Medici Senza Frontiere di Kenema, si portano cure con le cliniche mobili... in sella a delle moto.
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#19 - Il Ragazzo Scomparso
In mancanza di opzioni legali e sicure per le persone che cercano di raggiungere l’Europa, il Mediterraneo è diventato uno dei più pericolosi confini marittimi del mondo. Stefan è stato a bordo della Geo Barents, la nave una di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere, come operatore, e condivide con noi questo racconto su chi fugge, chi sopravvive e chi non ce la fa. #medicisenzafrontiere #libia #soccorso
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#18 - Storie di nuovi amici
Lavorare in un progetto di Medici Senza Frontiere significa anche avere l’occasione di incontrare e conoscere le storie di molte persone e di colleghi e colleghe dello staff assunto a livello locale, nei paesi dove l’Organizzazione opera. Alexandro, operatore umanitario di MSF, ne ha incontrati tre durante i mesi di lavoro in Sud Sudan.
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#17 - Memorie di mesi trascorsi a Bangassou
Niente può preparare i sensi all’impatto contro questo vortice di colori, suoni, odori. L’aria densa e appiccicosa, il sole che scotta, la pelle bruciata, la terra rossa che entra nelle narici e fin dentro ai calzini, sotto le unghie. Gli alberi verdi fluorescenti. I riverberi argentei che disegnano ponti sull’acqua mentre una palla infuocata si tuffa nel fiume. Sono a Bangassou, in Repubblica Centrafricana.
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#16 - Un nuovo futuro
Si può costruire un nuovo futuro, anche quando sembra tutto perduto, quando le speranze sono poche o quando farsi aiutare e curare sembra difficilissimo. In Repubblica Centrafricana gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno e poter avere accesso a cure di qualità e salvavita non è scontato. Per questo Medici Senza Frontiere è lì, con i suoi medici e i suoi ospedali. Gabriella, anestesista MSF, ci racconta la storia di uno dei pazienti che ha incontrato e che ha potuto immaginare un nuovo futuro, anche grazie all’aiuto di Medici Senza Frontiere.
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#15 - Il terremoto non ha risparmiato nessuno
Il 6 febbraio 2023 un violento terremoto ha colpito il sud est della Turchia e il nord ovest della Siria. Sin dalle prime ore è stata chiara la portata del disastro: le vittime sono state decine di migliaia e chi è sopravvissuto è rimasto senza niente. Medici Senza Frontiere, già presente in Siria, è intervenuta subito nell’emergenza. Gli stessi membri dello staff hanno vissuto ore di paura e hanno perso qualcuno di caro. Come racconta Samàr, pochi giorni dopo il terremoto.
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#14 - “Ero pronto a morire in mare” - La storia di Ochek, fuggito dalle carceri libiche
La nave Geo Barents di Medici Senza Frontiere continua a effettuare soccorsi nel Mediterraneo centrale nonostante le nuove regole imposte dal governo italiano rendano sempre più difficile salvare vite in mare. Vite come quella di Ochek che, una volta soccorso, ci ha raccontato la sua storia fatta di speranze e sogni di un nuovo futuro ma anche di sofferenza e torture subite in Libia. Dal 2014, le navi di soccorso civili stanno riempiendo il vuoto nel Mediterraneo, la rotta migratoria più letale al mondo, che gli Stati europei hanno deliberatamente lasciato con l’interruzione delle proprie operazioni di ricerca e soccorso. Nonostante questo, il decreto legge italiano di gennaio 2023 riduce la possibilità di salvare vite e rende questo tratto di mare ancora più pericoloso per chi, come Ochek, rischia tutto per cercare un futuro migliore e scappare dagli orrori della Libia.
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#13 - Gli occhi dei Caraibi
C’è un’isola nel cuore dei Caraibi che sta vivendo una crisi totale: Haiti. Da fine ottobre, in un contesto di crisi politica, economica e di sicurezza senza precedenti, è scoppiata anche una grave epidemia di colera. Portare aiuto è una sfida. La capitale Port-au-Prince è oggi una città accerchiata e soffocata, con le strade principali che la collegano al resto del paese controllate da gruppi armati. Medici Senza Frontiere è una delle poche organizzazioni che, in collaborazione con le autorità sanitarie locali, sta lavorando per combattere la diffusione del colera, sintomo di una catastrofica situazione umanitaria e sanitaria. Questa è la testimonianza di Chiara Montaldo, coordinatrice medica di MSF per l’emergenza colera ad Haiti. #haiti #colera #medicisenzafrontiere
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#12 - Frammenti di vita umanitaria
Non sono in missione in questo momento. Ripartirò prossimamente. Eppure la vita con MSF non conosce vere interruzioni. Scorre dentro. Trova nuovi spazi. Si rinnova.
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#11 - Sabbie mobili, i migranti del deserto - Voci dal Campo: Niger
Questo è il racconto di Yarin Trotta del Vecchio, uno dei giovani fotografi vincitori del contest "Storie di umanità, Fotografi per Medici Senza Frontiere”. Il suo premio, visitare il progetto di MSF ad Agadez, in Niger dove i nostri team forniscono assistenza ai migranti bloccati in una situazione di estrema vulnerabilità, alle porte del Sahara
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#10 - La differenza tra la vita e la morte - Voci dal Campo: Haiti
Haiti è un paese martoriato. Colpita più volte da catastrofi naturali, come il terremoto del 2010 e quello più recente del 2021, la popolazione convive oggi con le continue violenze per mano delle gang locali e con una situazione socio-economica terribile. Medici Senza Frontiere è presente nel Paese dal 1991. Qui gestisce l’ospedale traumatologico di Tabarre, la struttura dove ha lavorato come chirurgo e responsabile medico l’operatrice umanitaria Federica Iezzi.
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#9 - Il treno “gentile” che attraversa l’Ucraina - Voci dal Campo: Ucraina
È il 24 febbraio del 2022 quando scoppia la guerra alle porte dell’Europa: la Russia invade l’Ucraina con conseguenze umanitarie devastanti sulla popolazione civile. Dall’inizio dei combattimenti in tutto il paese, gli operatori di Medici Senza Frontiere hanno lavorato 24 ore su 24 per adattare l’intervento ai nuovi bisogni urgenti, inviare forniture agli ospedali e aiutare i feriti. In un contesto che cambia velocemente anche l’intervento umanitario si deve adattare e reinventare: è proprio in Ucraina che Medici Senza Frontiere trasforma per la prima volta un treno in una clinica d’urgenza. Sui binari si muovono e si incontrano vite e storie che racconta Maurizio Debanne, responsabile per la comunicazione nel paese.
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#8 - Primo soccorso psicologico - Voci dal Campo: Lampedusa
All’alba del 25 gennaio del nuovo anno, circa 280 persone sono state soccorse dalla Guardia costiera italiana mentre erano a bordo di un’imbarcazione in difficoltà diretta verso Lampedusa. Al molo Favaloro sono arrivate anche 7 salme, 7 persone morte per ipotermia. Persone che hanno attraversato il deserto, che sono state rinchiuse nei centri di detenzione in Libia e che hanno affrontato la traversata del Mediterraneo in pieno inverno sono morte di freddo alle porte dell'Europa. A Lampedusa, un team di Medici Senza Frontiere, composto da una psicologa e 3 mediatori interculturali, ha incontrato più di 80 persone sopravvissute al naufragio, molti minori non accompagnati, per svolgere un intervento di primo soccorso psicologico.
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50 - La storia di MSF / Gli anni 2010
L’ultimo decennio è stato scandito da interventi umanitari importanti e complessi, come la risposta al terribile terremoto di Haiti, quella ai conflitti scatenati dalle Primavere arabe o all’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Crisi caratterizzate da sfide logistiche che MSF affronta forte della sua macchina operativa, costruita nell’arco di decenni. La crisi migratoria in tutto il mondo e alle porte dell’Europa ci conduce fino ai giorni nostri. Il punto di arrivo di questa storia, sono le quasi 10 milioni di visite mediche, i più di 300.000 bambini fatti nascere in condizioni mediche sicure, i più di due milioni e mezzo di casi di malaria trattati…e tutto nel solo 2020. Numeri realizzati in un anno in cui il mondo ha affrontato la più grave crisi sanitaria globale della storia, che ha avuto un impatto profondo sul nostro intervento: abbiamo messo in campo, fin dai primi giorni, una risposta alla pandemia da Covid-19 in più di 70 paesi. Nel 2021, sono più di sessantamila le persone impegnate a portare soccorso medico e aiuto incondizionato nelle emergenze, continuando a fare ciò che MSF fa da 50 anni: curare ferite, del corpo e dell’anima.
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50 - La storia di MSF / Gli anni 2000
Gli anni Duemila si aprono con l’attacco alle torri gemelle, che porta a un inasprimento delle misure antiterroristiche, con un conseguente restringimento dell’accesso alle zone di conflitto da parte di molti attori umanitari. Ciò non impedisce a MSF di continuare a espandere le proprie operazioni e la propria azione di soccorso. Viene creata la Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali, attraverso la quale porteremo avanti molte battaglie per rendere l’accesso alle cure salvavita davvero universali e alla portata di tutti.
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50 - La storia di MSF / Gli anni '90
Negli anni Novanta, MFS crea una struttura internazionale per coordinare una realtà che diventa sempre più grande e aumenta il proprio impegno verso le popolazioni in fuga, sfollate o rifugiate. Sono gli anni delle grandi sfide e dei dilemmi legati ai limiti dell’azione umanitaria come nel caso del genocidio in Ruanda o durante l’assedio di Srebrenica, nell’ex-Jugoslavia. Il decennio si chiude col conferimento del premio Nobel per la pace a MSF, per la sua “azione umanitaria pionieristica in diversi continenti”. “Non siamo sicuri che le parole possano salvare le vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio uccide”, dichiara l’allora presidente internazionale James Orbinski.
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50 - La storia di MSF / Gli anni '80
Negli anni Ottanta, MSF deve confrontarsi con i primi rapimenti di membri dello staff, incarcerazioni e denunce legate alla sua azione. Sono anche gli anni delle prime prese di posizione pubbliche, come quella contro l’uso di gas sarin da parte dell’esercito iracheno su un villaggio curdo. Grazie alle prove incontrovertibili raccolte sul campo, MSF inizia così a denunciare ciò che vede, pagando questi atti di denuncia anche con l’espulsione dai paesi, come accadde in Etiopia nel 1985.
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50 - La storia di MSF / Gli anni '70
Nel primo episodio le voci dei fondatori e dei primi membri di MSF ci trasportano negli anni Settanta, anni complessi durante i quali l'organizzazione inizia a muovere i primi passi, non senza fatica ma con il preciso obiettivo di affermare i propri valori di neutralità, indipendenza e imparzialità. Sono gli anni in cui, anche attraverso fratture interne, si arriva a definire quello che diventerà uno dei capisaldi di MSF: il concetto di testimonianza.
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50 - La storia di MSF (Teaser)
In occasione dei nostri cinquant'anni, abbiamo realizzato e prodotto una serie di podcast per raccontare la storia della nostra organizzazione medico-umanitaria, nata nel 1971. Una storia che è anche narrazione dei principali accadimenti degli ultimi 50 anni. Guerre, catastrofi naturali, crisi umanitarie: MSF c’è sempre stata, in prima linea, anche lì dove nessun altro è intervenuto. Nella serie si ripercorrono le principali catastrofi avvenute e il loro impatto sulle popolazioni civili; l’azione medico-umanitaria e l’evoluzione dei principi che la definiscono; la risposta di MSF e le metodologie di intervento che la caratterizzano. Il tutto, cercando di mettere i fatti in una prospettiva storica e di costume, richiamando all’ascoltatore memorie comuni, per legarle a fatti ed eventi. Un viaggio appassionante attraverso le testimonianze di chi queste crisi umanitarie le ha vissute in prima persona, decennio per decennio, sotto diverse prospettive. Cinquant’anni fa un manipolo di medici e giornalisti intraprese una nuova strada nell’umanitario fatta di rotture col passato e visione del futuro.
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#7 - Diario a bordo della Geo Barents - Voci dal Campo: Filippo dal Mediterraneo
A fine ottobre 2021, la Geo Barents, la nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere, si trova nel Mediterraneo Centrale. In pochi giorni e in condizioni meteo spesso avverse, effettua 5 salvataggi di imbarcazioni alla deriva e soccorre 367 persone. Molti sono minori non accompagnati. In quelle giornate a bordo c'è anche Filippo Taddei, fotografo e uno dei vincitori del contest "Storie di umanità. Fotografi per Medici Senza Frontiere". Il suo premio, l'imbarco sulla Geo Barents per documentare quello che succede nel Mediterraneo. In un diario di bordo ci ha raccontato le impressioni e le emozioni di questo primo importante incarico con Medici Senza Frontiere.
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#6 - Il mio anno in Afghanistan - Voci dal Campo: Gianna da Lashkar Gah
In Afghanistan, a Lashkar Gah, Medici Senza Frontiere supporta il Boost Hospital, una delle più grandi strutture sanitarie pubbliche della zona, che, con un totale di 300 posti letto disponibili e uno staff di circa 1000 persone, garantisce cure alla popolazione. L’ospedale si trovava proprio sulla linea del fronte durante i combattimenti e l’avanzata talebana che da maggio ad agosto 2021 hanno scosso il paese e l’opinione pubblica. Gianna, che a Lashkar Gah ha lavorato un anno come Direttore Infermieristico, ha vissuto lì quei giorni concitati.
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#5 - Samson, un gigante buono - Voci dal Campo: Davide dal Sud Sudan
"Samson ha iniziato a raccontarmi della sua vita, di quello che faceva e di quello che era diventato prima della guerra civile. Mi ha raccontato di tutto quello che aveva perso e di come le cose si fossero complicate giorno dopo giorno. L’ho ascoltato e piano piano la sua rabbia sembrava svanire" In Sud Sudan, anni di guerra civile hanno obbligato migliaia di persone a fuggire dalle proprie case. Esposti a violenze estreme e paura costante, uomini, donne e bambini spesso vivono senza avere accesso a servizi di base, a cibo, acqua o cure mediche. Questo è il racconto di Davide, psicologo di Medici Senza Frontiere, dal campo di Malakal, dove si svolge la nostra storia.
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#4 - La Libia non è un paese sicuro - Voci dal Campo: Bianca dalla Libia
“Molte delle persone con cui ho parlato nei centri di detenzione in Libia hanno perso ogni speranza. Si sentono intrappolati in una spirale di sofferenza senza soluzioni” La Libia è un paese instabile dove migliaia di migranti e rifugiati vivono intrappolati senza tutela o assistenza. Bianca, esperta affari umanitari di Medici Senza Frontiere, nei mesi in cui ha lavorato in Libia si è ritrovata a riflettere ripetutamente sulle stesse domande. Cosa ci manca per capire davvero cosa sta succedendo in Libia? Perché quelle sofferenze ci sembrano così lontane e sconosciute da farci credere che non siano una nostra preoccupazione? Il suo racconto.
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#3 - Cosa vuol dire essere umani - Voci dal Campo: Marco dalla Siria
“Ferite: questo è il ricordo di quel giorno. Ferite quasi ovunque mi voltassi. In ogni famiglia almeno una persona, spesso bambini, con una ferita di guerra – un arto fratturato, un’escoriazione, una fasciatura" Dopo 10 anni di guerra, in Siria circa 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Questo è il racconto di Marco, capo progetto di Medici Senza Frontiere, dal campo sfollati di Al-Hol, nel nord-est della Siria, che ospita una popolazione composta per i due terzi da bambini.
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#2 - La forza di France - Voci dal Campo: storia di una paziente dalla Repubblica Centrafricana
"Stavo parlando a mia figlia quando un proiettile mi ha colpita… Mi sono chiesta se sarei sopravvissuta. Mi hanno portata in moto all’ospedale…lì ho ripreso conoscenza" La situazione umanitaria e di sicurezza nella Repubblica Centrafricana è andata rapidamente deteriorandosi a causa delle violenze seguite alle ultime elezioni. France è stata colpita mentre si trovava sul terrazzo di casa sua, nella capitale Bangui, ed è stata portata subito nell'ospedale SICA di Medici Senza Frontiere, dove ha ricevuto tutte le cure necessarie. Dopo una lunga degenza, France è tornata a casa e ci racconta la sua storia.
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#1 - Ladies on the road - Voci dal Campo: Giulia dallo Yemen
"Sembra un paesaggio surreale: questa strada yemenita è seria e silenziosa, non sorride per rispetto delle migliaia di vite che ha visto finire sulla sua schiena stanca. Testimone di migliaia di storie, invecchiata e ingiallita a causa di tutto il sangue che ha assorbito" Dopo sei anni di guerra, il sistema sanitario dello Yemen è al collasso. Questo è il racconto di Giulia, ostetrica di Medici Senza Frontiere, da Mocha, nel sud del Paese, dove l’ospedale di MSF è la sola speranza per migliaia di persone, comprese le donne incinte.
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