PODCAST · news
Newslinet Media Monitor
by Planet srl
Quindici minuti per approfondire l’evento della settimana dal mondo dei media
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IA. Agcom, Rapporto 2026: intelligenza artificiale non è più tecnologia, ma infrastruttura del potere informativo. Analisi tecnico-giuridica
Il Rapporto Agcom 2026 sull’Intelligenza Artificiale descrive l’IA come una nuova infrastruttura cognitiva destinata a trasformare mercati, informazione, diritti e democrazia.Dopo la svolta dei modelli generativi e la diffusione di ChatGPT, l’IA non è più solo uno strumento tecnologico, ma un vero agente produttivo inserito nelle filiere creative, informative e industriali.Il documento evidenzia il valore economico potenziale della Generative AI, ma anche la crescente dipendenza da dati, potenza computazionale ed energia.Particolare attenzione viene dedicata agli effetti sui media, sui motori di ricerca AI-powered e sulla sostenibilità economica dell’editoria.Centrale è il tema del diritto d’autore, del text and data mining e dell’opt-out machine-readable per la tutela dei titolari dei diritti.Agcom individua inoltre rischi legati a disinformazione, deepfake, voice cloning e manipolazione algoritmica.Il Rapporto 2026 propone nuove competenze regolatorie, strumenti di vigilanza algoritmica e forme di cooperazione istituzionale.Sullo sfondo emerge il rischio di una transizione dalla rule of law alla rule of tech, con regole incorporate direttamente nei sistemi tecnologici.L’obiettivo finale è garantire che l’innovazione resti al servizio di pluralismo, trasparenza, diritti fondamentali e interesse pubblico.
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Radio. WorldDAB Automotive 2026: superata quota 166 mln ricevitori DAB/DAB+. Vera sfida si sposta da reti a presenza dashboard auto connesse
WorldDAB Automotive 2026 ha certificato il continuo sviluppo della radio digitale terrestre, con 166,6 milioni di ricevitori DAB+ venduti nei principali 11 mercati mondiali, oltre il 10% in più rispetto al 2025.Tra i grandi Paesi europei, Francia e Italia risultano quelli con la crescita più significativa.La ricerca internazionale di Fifty5Blue, condotta su 8.000 automobilisti, conferma che la radio resta centrale nell'esperienza di guida: l'85% degli ascoltatori dichiara che ne sentirebbe fortemente la mancanza se non fosse disponibile in auto.Dal summit di Francoforte emerge però un messaggio ancora più importante: la sfida non è più tra FM, DAB+ e IP, ma riguarda la capacità della radio di mantenere visibilità e centralità nelle dashboard digitali delle automobili connesse.In un ecosistema dove radio, servizi di streaming musicali, podcast e assistenti vocali convivono nella stessa interfaccia, il tema della prominence diventa strategico: non basta più essere ricevibili, bisogna essere facilmente trovabili, selezionabili e riconoscibili.La radio ha sostanzialmente vinto la battaglia della presenza tecnologica nelle automobili; quella che si apre ora riguarda la sua capacità di restare rilevante in veicoli sempre più governati da software, algoritmi e piattaforme digitali.
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Informazione. Digital News Report 2026: fiducia nel giornalismo al 32%, social al 45%, chatbot al 6%. Non si perde pubblico, ma relazione
Il Digital News Report Italia 2026 evidenzia una profonda trasformazione del rapporto tra italiani e informazione.Se da un lato diminuiscono interesse e fiducia nelle notizie – rispettivamente al 34% e al 32% – dall’altro l’informazione continua a occupare un ruolo centrale nella vita quotidiana, con il 57% degli italiani che consulta le news più volte al giorno.La vera crisi non riguarda quindi il consumo di notizie, ma il legame tra pubblico, testate e fonti informative.Lo studio mostra inoltre come la scoperta delle notizie sia sempre più mediata da motori di ricerca, social media, aggregatori, creator e strumenti di intelligenza artificiale, mentre l’accesso diretto ai siti degli editori continua a ridursi.Parallelamente cresce la preoccupazione per la disinformazione online, aumenta il peso delle piattaforme digitali e si rafforza il ruolo di smartphone, smart TV e chatbot IA nei percorsi di accesso all’informazione.Nonostante la crescita di creator e newsfluencer, il giornalismo professionale conserva un vantaggio competitivo in termini di affidabilità, competenza e imparzialità, valori che gli utenti continuano a considerare fondamentali.Per gli editori, la sfida non è imitare i nuovi protagonisti dell’ecosistema digitale, ma rendere il proprio valore più riconoscibile, accessibile e rintracciabile in un ambiente informativo sempre più frammentato e intermediato dalle piattaforme.
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Da Francoforte a Bruxelles il futuro radiofonico è digitale tra broadcast e broadband. In Italia, invece, si rafforzano i vincoli analogici
La contrapposizione tra FM e IP appare sempre più anacronistica in un mercato che ha già imboccato la strada della convergenza digitale. Il calo oggettivo e fisiologico delle compravendite (e conseguentemente dei valori) delle frequenze FM dimostra (semmai fosse necessario) che gli operatori non considerano più l’analogico l’asset strategico del futuro. Semmai lo considerano importante per l’oggi, ma non indispensabile per il domani. Nell’automotive, il dibattito internazionale ruota attorno a DAB+, IP, hybrid radio, metadati e dashboard digitali, non alla difesa della modulazione di frequenza. Inoltre, ogni anno circa 1,5 milioni di auto dotate solo di FM vengono sostituite da veicoli con DAB+ e connettività IP integrati. Anche Bruxelles si occupa di prominence e visibilità della radio negli ecosistemi digitali, non di competizione tra piattaforme FM/IP. Nelle abitazioni, infine, smart speaker, smartphone, smart TV, pc, tablet e DTT hanno sostituito il tradizionale ricevitore FM. La radio contemporanea è già un ecosistema digitale multipiattaforma, nel quale il valore si sta spostando dalle frequenze ai brand, ai format e ai contenuti. Eppure, a partire da Audiradio, nell’indifferenza di Agcom, si continua a ragionare come se essere titolari di diffusori FM fosse una precondizione per essere radio a tutti gli effetti.Discutibile, anche se comprensibile per chi deve cercare di difendere rendite, orticelli e fette di una torta pubblicitaria erosa dagli OTT. Meno tollerabile da parte di chi dovrebbe tutelare gli interessi del mercato intero.
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IA. Diritto d’autore e pluralismo al cospetto dell’intelligenza artificiale: con delibera 127/26/CONS Agcom nasce Tavolo tecnico permanente
Con la delibera 127/26/CONS, Agcom ha istituito un Tavolo tecnico permanente dedicato agli effetti dell’intelligenza artificiale sull’informazione online, sul diritto d’autore e sul pluralismo informativo.L’iniziativa nasce per affrontare le criticità legate all’utilizzo dei contenuti editoriali da parte dei sistemi di IA generativa, alla trasparenza degli algoritmi e alla sostenibilità economica dell’editoria.Al centro del confronto vi saranno temi come opt-out di text and Data Mining, equa remunerazione degli editori, disinformazione e allucinazioni algoritmiche.Il Tavolo sarà aperto a piattaforme digitali, editori, associazioni di categoria, operatori del settore e portatori di interessi diffusi, con l’obiettivo di elaborare proposte operative, best practice e forme di autoregolamentazione.La delibera segna un passaggio importante nel percorso di regolazione dei rapporti tra industria dei contenuti e grandi operatori tecnologici, in un contesto in cui l’IA sta modificando profondamente la produzione, la distribuzione e la valorizzazione economica dell’informazione.
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Radio. WorldDAB Automotive 2026: a Francoforte l’industria radiofonica e quella automobilistica fanno il punto sul futuro della radio in auto
WorldDAB Automotive 2026 ha confermato che la radio resta il contenuto audio più utilizzato in automobile, nonostante la crescita di streaming, podcast e servizi on demand.La ricerca di Fifty5Blue, presentata a Francoforte su un campione di 8.000 automobilisti di sei paesi, evidenzia come gli utenti siano sempre meno interessati alla tecnologia utilizzata e sempre più focalizzati sulla facilità di accesso ai contenuti.In questo scenario assume un ruolo centrale la prominence, cioè la visibilità della radio nelle dashboard digitali delle auto connesse.Il DAB+, che in Italia conta ormai 16,8 milioni di ricevitori attivi, viene considerato parte integrante di un ecosistema distributivo ibrido insieme a FM e IP.Il vero rischio individuato dagli operatori non riguarda la competizione tra piattaforme, ma la crescente influenza delle software-defined vehicles e dei grandi operatori tecnologici sulle modalità di accesso ai contenuti.La sfida futura sarà quindi garantire che la radio continui ad essere facilmente trovabile, selezionabile e riconoscibile nei sistemi di infotainment di nuova generazione.
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Radio. Svizzera, stop & go politico su FM: da switch-off DAB/IP ad annunciato (parziale) ritorno analogico, con riattivazione poco convinta
Il caso della SSR evidenzia una gestione discontinua e fortemente condizionata dalla politica nella transizione dalla FM al digitale.Dopo lo switch-off anticipato del 2024, il Parlamento elvetico ha imposto un rinvio generale, costringendo la radio pubblica a rivedere le proprie scelte. La decisione di riattivare la FM appare però più una correzione ex post che una strategia industriale, motivata dal rischio di perdita di ascolti.Così si sa già che il ritorno non sarà capillare, ma probabilmente limitato a pochi impianti strategici, segnando un ulteriore rallentamento. Ne emerge uno scenario di stop & go, in cui la transizione digitale viene diluita nel tempo per attenuare costi e impatti politici. La convivenza tra FM, DAB+ e IP non deriva da una pianificazione, ma da aggiustamenti successivi. Il nodo resta quello tra copertura e sostenibilità economica, con una quota di pubblico ancora legata all’analogico. Il risultato è un modello meno lineare del previsto, che rischia di compromettere la credibilità del percorso di digitalizzazione.In definitiva, la questione si sposta dal piano tecnologico a quello politico-industriale.
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IA e OTT. OpenAI cresce meno del previsto, gli Ellison potrebbero essere costretti a svendere WBD e Paramount. Magari proprio a Netflix.
Larry Ellison, fondatore e patron di Oracle, è oggi esposto su due fronti enormi e interconnessi: da un lato, la società ha impegnato circa 340 miliardi di dollari per costruire data center destinati quasi esclusivamente a OpenAI, nell’ambito del progetto Stargate. Dall’altro, ha garantito personalmente 43,3 miliardi di dollari per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery tramite Paramount Skydance, cioè un’operazione da 110 miliardi con quasi 80 miliardi di debito complessivo. Su entrambi i fronti, il collaterale reale è lo stesso: le azioni Oracle, di cui Ellison possiede circa il 40% e un terzo delle quali è già impegnato come garanzia per debiti personali.Se OpenAI — unico grande cliente di Oracle per Stargate — dovesse rallentare i pagamenti o trovarsi in difficoltà finanziaria, il titolo Oracle subirebbe una correzione severa, con il rischio concreto di margin call a cascata. E i primi segnali di difficoltà sono arrivati proprio il 28 aprile 2026. Se le cose non miglioreranno, Ellison potrebbe essere costretto a proteggere Oracle, il suo vero impero tecnologico, liquidando l’incursione nel mondo dei media.
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Radio. Google introduce in Android Auto controlli dedicati: apertura o illusione di controllo per broadcaster nell’ecosistema automotive?
L’introduzione di possibili controlli radio in Android Auto riaccende il confronto tra broadcaster e piattaforme nell’ecosistema automotive, ma più che un segnale di valorizzazione del mezzo appare come un ulteriore passo verso la sua integrazione in ambienti controllati dagli OTT.Mentre gli editori restano ancorati alla difesa della diffusione via etere, gli utenti si spostano verso modelli di fruizione centrati su smartphone e streaming, e le piattaforme consolidano il controllo dell’interfaccia e dell’accesso ai contenuti.La radio non viene eliminata, ma progressivamente assimilata, con il rischio di perdere centralità e autonomia in un sistema dove la partita si gioca sulla mediazione tecnologica e sulla visibilità (prominence).Il vero nodo, quindi, non è la presenza nelle dashboard del futuro, ma le condizioni di accesso e il grado di controllo che i broadcaster riusciranno a mantenere.
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La fine dell’articolo come unità di consumo informativo: i lettori si fermano a titolo ed occhiello. E gli editori ripensano al proprio ruolo
La riduzione della lettura degli articoli non è un fenomeno episodico, ma una trasformazione strutturale del consumo informativo, in cui titolo e occhiello diventano spesso l’unico livello di fruizione.Alla base, secondo gli esperti, vi sono saturazione informativa, mediazione algoritmica e news fatigue, che favoriscono scorciatoie cognitive e una fruizione frammentata. Le conseguenze sono rilevanti: conoscenza superficiale, distorsione della realtà e crisi di fiducia nei media, alimentata anche dalla crescente pressione verso titoli performativi. In questo scenario, l’editoria è chiamata a ripensare forma, distribuzione e linguaggio degli articoli, mantenendo coerenza tra titolo e contenuto e favorendo percorsi di lettura multilivello. Tra le possibili soluzioni emerge l’integrazione di formati audio, come podcast posti in apertura, che possono facilitare l’accesso ma non sostituire l’approfondimento (pena il rischio di ulteriore semplificazione).La sfida diventa quindi coniugare sintesi e profondità, in un equilibrio che incide direttamente sulla qualità dell’informazione e, più in generale, sulla partecipazione democratica.
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I.A. Taylor Swift brevetta voce contro deepfake. Italia apripista su tutela marchi vocali. Ma quali sono azioni giudiziarie in caso di abuso?
La popstar Taylor Swift ha depositato negli USA tre distinte domande di marchio per proteggere voce, volto e identità artistica dalla clonazione da parte di sistemi di intelligenza artificiale.Una strategia che, in Italia, è stata anticipata dallo speaker, conduttore ed attore Mauro Casciari e dal lavoro della Società Italiana per la Tutela della Voce, primo presidio legale italiano per la difesa dei diritti dei professionisti della voce.
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OTT. Anche France Télévisions porta i suoi contenuti su YouTube. il Digitale Terrestre e i portali proprietari diventano obsoleti?
Il 23 aprile 2026, France Télévisions ha annunciato un partenariato strategico con YouTube che prevede la messa a disposizione sulla piattaforma di tutti i telegiornali nazionali e locali, dei magazine di attualità e dei programmi investigativi del gruppo pubblico francese.Non si tratta di un evento isolato: risale a meno di un anno fa l'accordo tra TF1 e Netflix, che portava il primo canale privato francese all'interno dell'ecosistema dello storico rivale. Ora tocca al servizio pubblico.E il segnale, questa volta, è ancora più forte: quando anche l'ente pubblico smette di credere nella propria piattaforma proprietaria e si consegna a YouTube, significa che qualcosa di strutturale è cambiato per sempre nel panorama audiovisivo.
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Informazione. Agcom, Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026: italiani si informano online, ma si fidano ancora di TV e radio
L’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni certifica il sorpasso strutturale di Internet come principale fonte informativa (55,8%), sancendo il passaggio da un sistema basato sui palinsesti a un ecosistema algoritmico e continuo.Tuttavia, emerge un paradosso sistemico: mentre i consumi si spostano verso il digitale, la fiducia resta ancorata ai media tradizionali, con TV e radio ancora percepite come più affidabili.In parallelo, si osservano la contrazione dell’offerta informativa televisiva, la marginalità crescente della radio nei consumi, il ruolo dominante degli intermediari digitali (social, motori di ricerca, intelligenza artificiale) e una crescente opacità algoritmica.Il quadro è aggravato dalla debolezza del modello economico online (solo il 6,1% paga per le news) e dalla diffusione della news fatigue, che alimenta una frattura tra cittadini informati e disinformati, con impatti diretti sulla partecipazione democratica.Ne deriva un sistema ibrido ma instabile, in cui radio e TV evolvono da media di massa a presìdi di credibilità, mentre il controllo dell’informazione si sposta verso le piattaforme.
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Diritto autore. Spotify vs Anna’s Archive: causa da 13 mila miliardi di $, che ridefinisce pirateria nell’era IA. Condanna per 322 mln, ma...
Dal più grande scraping musicale della storia - 256 milioni di righe di metadati delle tracce di Spotify, con la dichiarazione di voler pubblicare 86 milioni di file audio, pari al 37% dell'intera collezione della più famosa piattaforma di audio on demand del mondo (che però genera il 99,6% degli ascolti) - a una sentenza simbolica (il convenuto è rimasto contumace, attesa la sua identità misteriosa) con condanna per 322 milioni di dollari, il caso Anna’s Archive apre un fronte decisivo tra industria dei contenuti, piattaforme digitali e nuove economie dei dati.
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Radio Assembly EBU: IA, vettori plurimi e automotive con disintermediazione reti broadcast che preoccupa tutti. Come assenza prominence
Nel summit di Sofia (Bulgaria), teatro della 32^ edizione della Radio Assembly EBU, tenutosi il 22 e 23 aprile 2026, la radiofonia europea ha tracciato le linee guida 2026–2027, tra I.A., distribuzione multipiattaforma e giovani (intesi come abitudini di fruizione audio) al centro del confronto.Tutti sono concordi: la diffusione analogica resta rilevante, ma l’ascolto si frammenta ed accelera verso l’IP con una preoccupante tendenza dell'automotive alla disintermediazione delle reti broadcast (tema su cui questo periodico è stato apripista diversi anni fa), soprattutto da parte delle sempre più diffuse vetture cinesi, che per, favorire politiche di listino aggressive, sono sempre più spesso prive di autoradio.Da stigmatizzare l'assenza degli italiani negli interventi, mentre si è avuta la conferma (ascoltando i relatori) che - come avevamo ampiamente allertato - le misure di prominence promosse (ma non attuate) da Agcom saranno un'occasione persa, con l'esclusione dal novero dei device dei principali vettori audio: smartphone e smart speaker. Un clamoroso ed ampiamente annunciato autogol degli editori italiani.
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OTT. In un mercato video stagnante Netflix aumenta ancora i prezzi e gli abbonati ad-tier raddoppiano. Il quadro di un settore in evoluzione
Il mercato del video negli Stati Uniti ha smesso di crescere da tre anni.Nel 2025 gli americani hanno speso 144 miliardi di dollari in contenuti video – la stessa cifra del 2024 e del 2023 – con una crescita media annua dello 0,4% dal 2019.Le proiezioni per i prossimi due anni indicano un incremento inferiore all’1%.Il dato è particolarmente preoccupante per Paramount e WBD, più esposte al declino della TV Lineare e della pay tradizionale.Netflix e Disney ne risentono meno, ma devono comunque fare i conti con un consumatore che non spende di più.La vera crescita del settore avviene nel video gratuito supportato dalla pubblicità (YouTube, Instagram, TikTok, Tubi). Mentre il business del video si espande, i consumatori non sborsano un dollaro in più e la maggior parte di quei ricavi non finisce nelle casse dei grandi studi tradizionali.Netflix risponde con una strategia chiara: aumenti di prezzo continui e accelerazione sull’advertising.Il servizio è diventato 150% più caro in 13 anni, ma i clienti continuano a pagare ed il churn resta inferiore a quello dei concorrenti.
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Il “caso” di RTL 102.5 e Radio Deejay oscurati su Instagram: commenti di pancia sui social di chi confonde cause ed effetti attaccando l’IP
Il blackout dei profili Instagram di due importanti radio nazionali (una già tornata online con il proprio profilo originario) ha riacceso in questi giorni un ingenuo riflesso condizionato del settore: attaccare l’IP in generale, invece di interrogarsi sulla dipendenza dalle piattaforme terze.L’inaccessibilità (per motivi ancora non chiari) dei profili Instagram di RTL 102.5 e Radio Deejay, poi rientrata almeno in un caso, ha innescato un dibattito che, come spesso accade, ha preso rapidamente una piega fuorviante.Tra ipotesi legate al copyright e letture ideologiche, emerge un equivoco ricorrente: confondere i rischi delle piattaforme social con quelli dell’IP.Una scorciatoia interpretativa che rischia di far perdere di vista il vero nodo: il controllo della distribuzione.
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Audio. L'AI slop invade i nuovi feed: i podcast generati dall'Intelligenza Artificiale sono più di quelli prodotti da podcaster umani
L’AI slop indica contenuti digitali di bassa qualità generati massivamente dall’intelligenza artificiale per ottenere click e pubblicità.Il fenomeno, già diffuso nel web, sta investendo anche il podcasting, con produzioni seriali e poco curate.Secondo Podnews, quasi metà dei nuovi show risulta potenzialmente generata da AI, segnale di crescita quantitativa ma non qualitativa.Esempi come Inception Point AI, capace di pubblicare centinaia di show al giorno, evidenziano la scalabilità industriale del fenomeno.Tuttavia, questo “rumore di fondo” non incide sul valore editoriale reale del settore.Il podcast è infatti entrato in una fase premium e multipiattaforma, presente anche su ambienti OTT come Netflix.La diffusione dell’AI dimostra che esiste un mercato solido, alimentato anche da membership e community.Il vero valore resta nel capitale relazionale: fiducia, identità e riconoscibilità non sono automatizzabili.L’eccesso di contenuti può però complicare discovery e selezione, aumentando la pressione competitiva.In definitiva, l’AI slop non segna la crisi del settore, ma la fine della sua fase ingenua e l’inizio di una selezione più matura.
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Tv. Meno pubblicità nei film che nelle serie sulle piattaforme streaming: la logica industriale dell’OTT cambia le regole dell’advertising
Un'analisi di Ampere Analysis evidenzia come le piattaforme streaming stiano adottando strategie pubblicitarie sempre più differenziate in base al tipo di contenuto, superando il modello uniforme della tv lineare.In particolare, i film presentano circa il 40% in meno di advertising rispetto alle serie, con una fruizione più continua e meno interrotta.Le serie tv, invece, grazie alla loro struttura episodica, consentono una maggiore frequenza degli spot senza compromettere l’esperienza, rendendo la pubblicità più sostenibile sul piano narrativo.Ne deriva una distinzione netta tra contenuti ad alta immersione, come i film, e contenuti più flessibili, come le serie.Il cambiamento più rilevante riguarda però il paradigma: l’advertising diventa “su misura”, modulato in funzione del formato, del comportamento dello spettatore e dell’esperienza utente.Questo approccio consente di bilanciare meglio monetizzazione e retention.Il modello evidenziato da Ampere, già applicato da alcune piattaforme come Paramount+, accentua il divario rispetto ai broadcaster tradizionali, introducendo una logica più sofisticata e adattiva.In questo scenario, la pubblicità non è più standardizzata, ma diventa una componente strategica nella ridefinizione del rapporto tra contenuto, utente e ricavi.
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Radio. Chi crede al broadcast eterno regala tempo a piattaforme OTT, che intanto si consolidano. E commette l'errore di 15 anni fa della tv
Stupisce l’approccio di una parte (anche se sempre più residuale) del settore radiofonico che continua a sottovalutare l’impatto delle piattaforme IP ed il loro peso sostanziale nella realtà audio di tutti i giorni.Il confronto tra broadcast e l’eterogeneo mondo IP, basato su quote statiche è fuorviante, poiché l’ascolto è oggi frammentato e distribuito su più dispositivi.La radio non è più legata a un mezzo, ma ad un ecosistema di fruizione ibrido.La centralità si sposta dai vettori ai device, con smartphone, smart speaker ed infotainment auto come principali punti di accesso.In ambito domestico, i ricevitori tradizionali sono sostituiti da dispositivi multifunzione, mentre in auto l’accesso è sempre più mediato da piattaforme OTT (terze).Ne deriva una nuova forma di intermediazione, dove aggregatori e sistemi operativi controllano distribuzione e visibilità.Le metriche tradizionali (l’indagine CATI di Audiradio) non bastano certamente a descrivere il fenomeno, perché conta il contesto d’uso più che la piattaforma.La radio non perde centralità, ma cambia forma e modalità di fruizione: ignorare questa evoluzione rischia di limitare la capacità di adattamento del settore.La sfida non è difendere il broadcast, ma comprendere l’ecosistema in cui opera.
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Dalla Libertà d'antenna (sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale) alla clonazione della voce: come è cambiato il lavoro del giornalista in 50 anni e come evolverà con l'I.A.
Dalla Libertà d'antenna (sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale) alla clonazione della voce: come è cambiato il lavoro del giornalista in 50 anni e come evolverà con l'I.A.Quando parliamo di intelligenza artificiale e di media, spesso abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a qualcosa di radicalmente nuovo, quasi alieno rispetto alle dinamiche che abbiamo conosciuto nel corso degli ultimi decenni.Eppure, se allarghiamo lo sguardo, scopriamo che la storia dei media italiani è una sequenza di rivoluzioni, ciascuna accompagnata da entusiasmi, illusioni, crisi e, infine, da nuove forme di equilibrio.Una di queste rivoluzioni ha una data precisa: 1976.Con la sentenza n. 202 del luglio 1976, la Corte Costituzionale sancì un principio destinato a cambiare per sempre il panorama informativo del nostro Paese: la libertà d’antenna in ambito locale, dichiarando incostituzionale il monopolio RAI sul piano territoriale, pur mantenendolo su scala nazionale.Fu una decisione giuridica, certo, ma soprattutto un detonatore culturale.
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19: Col PNAF ci potrebbero stare 600 emittenti in DAB. Tuttavia…, con Marco Cavestro
Continuiamo a parlare di DAB, argomento quanto mai caldo in questa fase di congiuntura tra la FM e le tecnologie digital. Lo facciamo oggi con Marco Cavestro, tra i maggiori esperti di reti radiofoniche analogiche e digitali operanti in Italia.Marco Cavestro: di analogico (nella radio) è rimasto ben poco: ormai è multi-piattaforma.Certamente la banda FM non resterà analogica a vita, anche se oggi spegnerla, come si dice in giro, non ha molto senso. Parlare di switch off crea solo equivoci.Con la fine del refarming tv si libera tutta la banda terza: otto canali televisivi che corrispondono a 32 blocchi DAB, cioè oltre 600 emittenti. Ma solo potenzialmente perché poi bisogna coordinarsi con i confinanti e che una un bacino non interferisca l’altro.Piano FM: sarà un bagno di sangue. Le frequenze assegnate all’Italia non sono nemmeno tutte quelle utilizzate dalla Rai. Il Ministero non ha mai aggiornato il piano del ‘84. Ma potrebbe farlo ora. Ci sono nazioni che continuano a inserire frequenze. La Confederazione elvetica, per esempio, ne aveva pochissime una volta. Poi man mano le ha integrate, sono nate le emittenti private ed hanno iniziato a lamentarsi delle interferenze italiane. Preesistenti da anni.Quindici anni fa c’erano le premesse per mux locali e copertura ottima ed omogenea. Invece le associazioni hanno insistito per ricalcare il modello FM. E si sono tirate la zappa sui piedi.
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17: DAB, Utente non scorre 120 stazioni: servono marketing, branding e identità, con Max Pandini
Questa settimana Media Monitor incontra Max Pandini, (Radio, Programming, audio-designer) per approfondire alcuni aspetti nodali della transizione verso il DAB.Su internet ci sono migliaia di radio, ma pochi sono emersi: ci sono 120 stazioni oggi in DAB, ma quante hanno un progetto vero, un progetto strutturato? NRJ ha oltre 170 webradio e fa milioni di ascoltatori mensili. Magari la singola radio del bouquet ha pochissimi contatti, ma la battaglia oggi si combatte anche cosi.E anche con un buon processo audio. A parità di rete e di segnale oggi ce la giochiamo sull'investimento in marketing e branding...
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16: Sviluppare il digitale senza abbandonare l'analogico, con S.Natucci (DAB Italia)
Dopo Eugenio La Teana di WorldDAB Proseguiamo le interviste ai massimi responsabili della radio digitale in italia intervistando Sergio Natucci, responsabile di DAB italia fino dai suoi esordi.
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15: Radioplayer, radio vs grandi costruttori automotive e sistemi operativi per la mobilità, con E. La Teana (RTL 102.5/WorldDAB)
Eugenio La Teana, RTL 102.5 e WorldDAB: Radioplayer essenziale per trattare da pari con i grandi costruttori del settore automotive. Gli aggregatori utilizzano senza autorizzazione i nostri contenuti per inserire le loro campagne pubblicitarie. Il tastino "radio" associato a Radioplayer garantisce l'ascolto ottimale, gestendo in modo trasparente DAB, IP e FM.Siamo alla seconda e ultima parte dell'intervista a Eugenio La Teana, head of innovation presso RTL 102.5, membro dello Steering Board di WorldDAB e Country Manager di Radioplayer. Nella prima parte avevamo affrontato la questione del DAB e dello switch off: oggi ci concentriamo su Radioplayer, il futuro della della radio in mobilità e sui sistemi operativi dedicati. L'intervista è corredata da due podcast: quello pubblicato oggi, che contiene gli argomenti trattati in questo articolo. E un'edizione speciale che verrà pubblicata durante il week end, con le risposte ad alcune delle domande pervenute in redazione dopo il primo articolo, quali la questione degli alias, dei cancelletti e dei doppioni nel DAB il possibile utilizzo digitale della banda 88-108 MHz dopo lo switch off analogico.
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14: Europa torni all'autonomia tecnologica e culturale, è una questione di sicurezza nazionale, con Tariq Krim (in English)
Tariq Krim: In Europa non abbiamo più leader tecnologici, perché abbiamo favorito le grandi aziende come le telco e non credevamo nelle piccole startup. Il software è cultura e in Europa questa cultura manca. Una parte sempre più grande dei nostri dati viene archiviata e gestita da società all'estero, e questo è un rischio enorme. Abbiamo bisogno di quote europee per il software, esattamente come le abbiamo in Francia per la musica. Le aziende dovrebbero smettere di preoccuparsi delle visualizzazioni e dei mi piace, abbandonare le piattaforme di terze parti e riappropriarsi del rapporto diretto con i lettori/clienti.Questa settimana ci siamo allontanati dal nostro consueto focus italiano-centrico per parlare con Tariq Krim dell'indipendenza dei dati in Europa, del perché tutte le grandi piattaforme (come YouTube, Instagram ecc.) hanno sede negli Stati Uniti, come le organizzazioni di media europee dovrebbero abbandonare le piattaforme di terze parti e riportare la relazione con i clienti nelle loro mani.
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12: Fusione Netweek / Gruppo Sciscione e prospettive emittenza locale, con Marco Sciscione e Alessio Laurenzano
In occasione del l'annunciata fusione tra le attività editoriali del gruppo Sciscione e Netweek SRL NL ha avuto l'opportunità' d'intervistare Marco Sciscione, uno dei due soci del gruppo e Alessio Laurenzano, Amministratore delegato di Netweek. Nell'intervista, disponibile nella sua interezza nella versione podcast, abbiamo cercato di capire le strategie future di un agglomerato che conta decine di brand, nonché di fare qualche ipotesi sul futuro del titolo in borsa.
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11: Oltre 10 Milioni di ricevitori DAB+ e Utilizzo FM dopo lo switch off, con E. La Teana (RTL 102.5/WorldDAB)
Tutte le piattaforme analogiche e digitali sono oggi ancora necessarie. Quasi raggiunti in Italia i 10 milioni di ricevitori DAB+. Spesso l’utenza non si accorge di ascoltare in digitale ed è un bene. Nel 2025 potrebbe avvenire il sorpasso del DAB rispetto all’FM, ma anche allora sarebbe folle abbandonare l’analogico. Dopo lo spegnimento dovremo riconvertire la banda 88-108, non abbandonandola ma pensare a un riutilizzo dell’FM per nuovi servizi digitali. L’emittenza locale non sembrava interessata a investire nel DAB, ma comunque non ha ancora perso il treno.Newslinet ha avuto modo d'intervistare Eugenio la Teana, head of innovation presso RTL 102.5, membro dello Steering Board di WorldDAB e Country Manager di Radioplayer. La conversazione è durata oltre un'ora, toccando argomenti importanti quali come riutilizzare la banda 88-108 MHz dopo lo switch off, lo stato attuale del DAB+ in Italia e nel mondo, perché Radioplayer è indispensabile per la sopravvivenza della Radio in un mondo globalizzato, la HBBTV, radio e automotive e altro ancora. Considerato il perimetro e la profondità degli argomenti toccati abbiamo deciso di pubblicare l'intervista in due podcast successivi.Questo è il primo dei due.
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10: Analisi ascolto radio online e advertising mirato tramite Statcast, con Francesco Triolo
In questa nuova puntata di Newslinet media monitor approfondiamo con Francesco Triolo di Meway le nuove funzionalità della piattaforma Statcast, discutiamo del mondo delle radio online oggi e cerchiamo di capire se davvero l'effetto pandemia ha cambiato il modo di ascoltare la radio.
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9: RaiPlay Sound e ruolo della radio nel conflitto in Ucraina, con Andrea Borgnino (RAI)
In questo nuovo Newslinet media monitor approfondiamo con Andrea Borgnino la nuova piattafoma RaiPlay Sound e alcune questioni relative al ruolo dei media nel conflitto in Ucraina. Nel secondo appuntamento, che pubblicheremo a breve, parleremo di RAI Teche e di Radio Techete'. L’intervista completa, che tocca anche argomenti non compresi in questo articolo, è disponibile in formato Podcast.Andrea BorgninoGrande appassionato di radio, ne ha fatto il suo lavoro presso RAI fin dal 1997. Inizialmente era autore del programma Golem di Radio 1, successivamente si è occupato del canale Radio Techete, ha uno spazio settimanale di nome Interferenze nel programma Radio 3 Mondo e da luglio del 2021 e' responsabile editoriale di RaiPlay Sound, la piattaforma dedicata RAI dedicata all'ascolto live, on demand e al podcast.
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8: Podcaster, una vera professione. Monetizzazione per creator indipendenti, con Luca Viscardi
Approfondiamo con Luca Viscardi, ex conduttore a RTL 102.5 e direttore a Play Radio e Radio NumberOne la storia del suo “Mister Gadget“. Iniziato come hobby, dapprima sotto forma di blog e successivamente di canale YouTube, il progetto ha recentemente preso forma di Startup (Next Digital Publishing). Sotto questo ombrello sono stati aperti nuovi podcast e sono aumentati i collaboratori. Quali sono le piattaforme piu' performanti e quali le opportunita' di monetizzazione?
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6: Perché ha chiuso RMC Sport; nuove radio vs grandi gruppi e futuro dei podcast, con Lapo De Carlo
Sesto appuntamento con gli approfondimenti Newslinet Media Monitor. Oggi intervistiamo Lapo de Carlo, giornalista e conduttore presso numerose emittenti radiotelevisive e host della rubrica quotidiana “E’ la stampa bellezza!” su Giornale Radio.Lapo De Carlo: RMC Sport Network è andata un po’ come a Play Radio. Capitali e una buona distribuzione analogica non bastano, occorre tempo perché un nuovo progetto radiofonico si affermi.Quando proposi all’Inter l’idea di Radio Inter mi risposero che costava come Ronaldo.A Milano non puoi fare una radio locale, i grandi ti mangiano subito.Podcast? Ne abbiamo fatti oltre 700, il club stesso ce ne ha commissionati. Ma la frammentazione delle piattaforme li rende poco vendibili.Spotify vs Radio: provinciale e tragicomico, coi ricchi che si comportano da poveri.
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5: Playlist blindate e storia RDS, con Awana Gana
Quinto appuntamento con i podcast di approfondimento Newslinet Media Monitor. Oggi intervistiamo Antonio C., candidato conduttore radiofonico che, pur non essendo nella fascia di età raccomandata per i radiofonici odierni (45-65 anni) pare avere idee precise e perfino importanti conoscenze personali.Antonio C.Per motivi oscuri il nostro ospite non ha voluto rivelare il suo cognome, ma ha accettato di utilizzare uno pseudonimo esotico che verrà rivelato verso meta' del podcast. Di lui possiamo dire che ha una voce profonda, afferma di essere anche musicista e di conoscere personalmente l'editore di RDS, Edoardo Montefusco.
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4: Radio private ieri e oggi,con Enzo Mauri
Nel quarto appuntamento con i podcast di Newslinet Media Monitor prendiamo spunto dalle interviste effettuate da Enzo Mauri durante la stesura del libro Voci alla Radio per discutere di radio "libere" ieri e oggi.
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3: BBC, Social Media e la guerra in Ucraina, con Hannah Gelbart
L’imponente organizzazione di news gathering messa in campo dalla BBC in Ucraina – al 10 marzo quattro giornalisti nella capitale, uno a Poltava e due a Lviv – è integrata e supportata da giornalisti in differenti team dedicati alla selezione, verifica e fact-checking di quanto emerge dai social media, in particolare dei contenuti video condivisi da comuni cittadini. Un lavoro che ha componenti tecnologiche e organizzative molto interessanti e che abbiamo avuto occasione di approfondire in un’intervista esclusiva con Hannah Gelbart. Senior Journalist presso BBC News, nonostante la giovane età, Hannah ha già collezionato numerosi premi nel suo lavoro incentrato su come la disinformazione (torneremo su questo termine nell’ambito dell’articolo) può influenzare la vita delle persone. Oltre a operare come reporter, Hannah filma, produce ed edita contenuti video per i tanti canali social, web TV e radio dell’emittente inglese. Ufficialmente parla inglese, spagnolo e portoghese ma – come abbiamo scoperto all’inizio dell’intervista – è quasi fluent anche in italiano. Hanna è presente su twitter all’handle @hannah_gelbart.
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2: I giovani e la radio con Enrico Galletti
Per anni in Italia si è dibattuto sullo scarso rinnovamento generazionale nell’ambito delle radio private, ormai praticamente tutte emittenti storiche in mano a conduttori avanti con gli anni. Questo invecchiamento è andato di pari passo al progressivo allontanamento dei giovani dal mezzo radiofonico stesso.
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1: Spotify e la libertà di espressione con Laura Badiini
Continuano incessanti le novità nel mondo dell'audio on demand. Nel solo ultimo trimestre del 2021 otto dei dieci principali podcast statunitensi sono entrati a far parte - acquistati, presi in licenza od ospitati in modo esclusivo - da piattaforme proprietarie.In questo episodio del podcast Newslinet media monitor ne discutiamo con Laura Badiini, Podcast Producer e attenta osservatrice del panorama dei media internazionali.
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Quindici minuti per approfondire l’evento della settimana dal mondo dei media
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