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Paesaggi Veneti da Scoprire

Canale dedicato ai luoghi, la storia e la cultura veneta.Siamo anche su YouTube.

  1. 27

    Villa Patella - Villadose (Rovigo)

    L' odierno centro di Villadose ha iniziato a svilupparsi nel medioevo, con il nome di “villa del duca” poi evolutosi in #Villadose. Qui, il termine “ villa” è sinonimo di villaggio e fino al XIX° sec. veniva utilizzato normalmente per indicare un centro abitato. Nel XX°sec., la parola “villa” è stata soppiantata da paese e comune. Nel 1470, il territorio di Villadose fu dato in feudo da Borso d'Este, duca del Polesine di Ferrara e di Rovigo, a Bartolomeo II° Patella. I Patella erano una famiglia nobile arricchitasi con la mercatura e la professione notarile. Per dimostrare il loro nuovo status decisero di costruire il palazzo di Villadose, lungo l'Adigetto, ramo secondario dell'Adige a quel tempo navigabile. Si presume che il progetto per la villa sia stato affidato a Giovanni Battista Aleotti. L'edificio è caratterizzato da due diversi stili. La facciata a nord, lungo l'Adigetto, presenta uno stile austero e quasi difensivo. Viceversa la facciata a mezzogiorno, rivolta sulla piazza Aldo Moro, un tempo corte privata protetta da mura, ha uno stile ferrarese e piacevolmente aperto. Si articola su tre piani: il piano terra, verso la piazza, con un ampio porticato a 5 archi sostenuti da colonne in marmo, un grande portone di accesso ad arco con contorni in pietra d'Istria, in posizione centrale tra 3 finestrelle quadre per lato pure contornate con pietra d'Istria, con inferriate. Altre due porte di servizio sono posizionate sotto il portico, una per lato, sempre con contorni in pietra d' Istria. La villa venne lasciata in eredità, dall'ultimo rappresentante della famiglia, al comune di Villadose. È diventata municipio e in uno spazio al piano terra è stato allestito un piccolo ma interessante museo archeologico dedicato ai ritrovamenti nell'area della centuriazione romana di Villadose. Poco discosto dall'edificio principale, ora al di là della strada di accesso al piazzale del municipio, con facciata rivolta verso l'Adigetto, si trova l'oratorio, un tempo racchiuso sul retro nel cortile della villa. Attualmente l'oratorio dedicato a San Bortolo, è adibito a luogo per la commemorazione dei caduti in guerra.

  2. 26

    EREMO di S. SIGISMONDO e S. VALENTINO e SANTUARIO di S. ANNA a SALCEDO (VICENZA)

    Il sito è raggiungibile in auto fino a 250 mt, dalla sommità. Dove ci si ferma con l'auto si trova un ampio parcheggio. Da qui, con un sentiero a gradoni, si raggiunge la cima del colle con i due edifici sacri e da dove si può ammirare un bel panorama sulla sottostante pianura. Davanti appare subito il Santuario di S. #Anna e sul retro, un po' nascosto, il più antico eremo di S. #Sigismondo e S. #Valentino con un campanile romanico. La chiesa di S. Sigismondo con il suo campanile romanico potrebbero essere stati eretti inizialmente dai benedettini nel XI° sec. ( Qualche studioso fa risalire la costruzione anche ad un periodo antecedente). In tempi successivi, la nobile famiglia vicentina dei Pagello potrebbe aver restaurato l'eremo rivendicandone il juspatronato. Nel XVI° sec. fu data alla chiesa l'ulteriore intitolazione a S. Valentino. Durante la guerra della Lega di Cambrai contro #Venezia, nel 1509 i popolani di Breganze si rifugiarono sul colle dell'eremo portando con loro le effigi di S. Valentino e di S. Anna. Fino alla fine del XVI° sec., il fonte battesimale della parrocchia di #Salcedo era a S. Sigismondo, dove abitava anche il rettore. Nel 1875, dopo un'epidemia di colera, si decise di costruire la contigua chiesa di S. Anna, terminata nel 1884. La nuova #chiesa presenta una pianta circolare ed è particolarmente alta al punto da nascondere, a prima vista, il più antico oratorio dedicato a S. Sigismondo. L' oratorio dei S.S. Anna e Valentino custodisce al suo interno una pregevole statua lignea policroma raffigurante S. Anna con la giovane figlia Maria, risalente a circa il 1450.Bibliografia: Claudio Bellinati - La diocesi di Padova 1972 - Padova, 1973.

  3. 25

    La Certosa di S. Gerolamo e S. Bernardo a Vigodarzere (Padova)

    I lavori per la costruzione della nuova Certosa a Vigodarzere iniziarono nel 1534, in un'ansa del fiume #Brenta, sul terreno lasciato in dono dal vescovo di #Padova Pietro Donato, nel 1445. I certosini si trasferirono nella nuova sede fin dal 1550 nonostante il complesso non fosse ancora ultimato. Il sopraintendente ai lavori della Certosa fu l'architetto Andrea Moroni, proto di S. Giustina. Alla sua morte, nel 1560 gli successe Andrea Da Valle. La struttura, tutta racchiusa entro una cinta muraria, comprendeva un grande porticato antistante la chiesa, lunga 86 piedi = c. 25 mt. e larga 36 piedi = c. 11 mt.. All'interno della chiesa si sviluppavano numerose cappelle laterali. Complessivamente c'erano 3 chiostri. Il chiostro maggiore, porticato, era circondato da 13 celle-casette dei monaci. All'interno della chiesa, dedicata a S. Gerolamo e S. Bernardo, si trovavano numerose opere d'arte di famosi pittori quali: Vivarini, Pietro Damini, Sassoferrato e Luca Ferrari da Reggio. Il numero dei monaci sacerdoti tuttavia non fu mai elevato, tra il 1605 ed il 1750 furono in media 7. Nel 1768, il Senato della Repubblica di #Venezia lamentando l'eccesso di comunità monastiche nello Stato e la decadenza della loro disciplina, dichiarava soppresse le comunità con meno di 12 soggetti. Di conseguenza, dopo la soppressione della Certosa la #Repubblica si impadronì delle proprietà e la mise all'asta, come di consueto. La Certosa con i suoi terreni fu acquistata dai marchesi Maruzzi, che in un primo momento volevano demolirla, in quanto per loro il fabbricato costituiva un onere per il suo mantenimento. Fu quindi venduta con alcuni campi (come registra l'abate Giuseppe Gennari, nelle sue cronache padovane del XVIII° sec.) al finanziere padovano Antonio De Zigno, che demolì parte della chiesa e trasformò il monastero in residenza di villeggiatura, trasportando le sepolture di famiglia in ciò che rimaneva della chiesa. Nei primi decenni del XIX° sec. Marco De Zigno e la moglie Mary, nobile irlandese, fecero piantumare il parco. Il figlio Achille De Zigno, famoso naturalista, fu insignito del titolo baronale dall'imperatore d'Austria, divenne podestà di Padova durante il dominio austriaco e dopo il 1866 sindaco di Vigodarzere. Nel XX° sec., l'ultima erede Maria De Zigno sposò il conte Passi. Durante la prima guerra mondiale la Certosa fu trasformata in caserma e durante il secondo conflitto mondiale fu utilizzata dal 1943 come scuola tedesca di spionaggio e anche come polveriera. Oggi, nell'antica abbazia, si entra per un portale laterale e si vede il chiostro piccolo con la chiesa ridotta ad oratorio che però ha conservato intatta la facciata. Esistono ancora due lati del chiostro grande con 32 arcate e tre celle-casette a due piani dei monaci. La Certosa ora risulta utilizzata come azienda agricola senza una prospettiva di valorizzazione, né da parte dei proprietari né da parte delle Istituzioni.

  4. 24

    Villa Bellettato - Fratta Polesine (Rovigo)

    La villa si trova in via S. Liberato, lungo il canale Scortico a Fratta Polesine, a circa 500 metri dal centro del paese. Fu edificata  dall'arch. Vincenzo Bellettato originario di Fratta. Vincenzo Bellettato fu anche progettista della ricostruzione nel 1720 del Seminario vecchio di Rovigo e artefice del completamento del duomo di S. Stefano sempre a Rovigo e nel 1725 ideatore della nuova facciata della chiesa di S. Giustina, abbattuta nel primo decennio del XIX° sec. per fare la Piazza Grande della città, ora intitolata a re Vittorio Emanuele II°. La villa è considerata uno dei più significativi esempi di architettura nella regione Veneto. È inserita nel Catalogo dei Beni culturali della Regione Veneto come edificio di valore storico-architettonico. Fu costruita tra la fine del XVII° sec. e l'inizio del XVIII° e manifesta un influsso ancora barocco nella sua esecuzione. È costituita da un piano terra, ora infossato rispetto all'argine dello Scortico, da un piano nobile collegato alla strada tramite un ponticello in corrispondenza  del portale d'ingresso e da un sottotetto illuminato con finestrelle rettangolari arcuate. Originali sono le incorniciature delle finestre al piano nobile e l'evidenziazione della porta di ingresso tra due lesene che supportano la trabeazione con timpano. La villa nel catasto austriaco del 1841 risultava ancora proprietà di un pronipote dell'arch. Vincenzo: Giovanni Bellettato di Felice. Attualmente nell'immobile si configurano due proprietà: quella all'estrema ala sinistra ristrutturata e non conforme all'equilibrio della costruzione originale e quella relativa alla restante maggior parte, in vendita.

  5. 23

    L'antica chiesa di Sant'Urbano (Padova)

    La chiesa dedicata a Sant'Urbano si trova nel comune di Sant'Urbano, nella parte meridionale della provincia di Padova, verso l'Adige. Fu edificata negli ultimi anni del XV secolo, su richiesta del doge Agostino Barbarigo e del patrizio veneto Nicolò Querini, che avevano acquistato vaste estensioni di terreno incolto e paludoso da bonificare, denominato “Valle Urbana", in prossimità dell'attuale canale Gorzone. Nel 1499, la chiesa risultava già costruita assieme probabilmente anche al campanile. In epoche successive, fu completata con il coro e il presbiterio. Nel XVII secolo gli altari erano cinque. Fu restaurata nel 1882, ma dopo la Prima guerra mondiale fu ritenuta “vecchia” e insufficiente e si decise la costruzione di una nuova chiesa, iniziata nel 1928 e inaugurata nel 1940. In seguito, l'antico edificio religioso forse fu trasformato in scuola o patronato, come si può notare dall'apertura di finestre sul lato a mezzogiorno. Oggi, la struttura risulta abbandonata, come la bella canonica adiacente del XVII secolo.

  6. 22

    Le porte Sumane - Cà Bianca di Chioggia (Venezia)

    Si trovano in località Ca' Bianca nel comune di Chioggia. Fino al XIX° sec. erano nel punto più orientale del grande possedimento fondiario della Corte di Correzzola, appartenente al monastero benedettino di Santa Giustina di Padova. Erano situate dove terminavano le terre coltivate e iniziava la Laguna di Venezia e sfociavano in questa il fiume Bacchiglione ed il Gorzone. La costruzione delle “Porte” fu quindi fatta dai benedettini nel 1551 per far defluire verso la laguna le acque della canalizzazione della Corte di Correzzola. Il canale Brentone, che riceve anche le acque della Fossa Paltana le riunisce e le conduce alle Porte Sumane per poi confluire nel Bacchiglione. Nel 1579, la Serenissima Repubblica per impedire l'insabbiamento della Laguna di Venezia stabilì che tutti gli impedimenti come porte, chiuse e argini fossero abbattuti fino a 5 miglia dalla Laguna. Di conseguenza, il monastero di S. Giustina nel 1580 fu costretto ad abbattere le porte, che impedivano l'ingresso delle acque della laguna nelle terre già bonificate in sua prossimità. Questa esondazione delle acque lagunari avveniva puntualmente con la maree dell'Adriatico causate dallo scirocco invernale. Solo dopo una lunga controversia, il Collegio delle Acque della Repubblica concesse di ripristinare le porte Sumane nel 1587. Nel marzo del 1724 ed in seguito nel 1735 le Porte Sumane vennero semidistrutte dalle alluvioni e ricostruite nella configurazione attuale nel 1737, come attesta la lapide posta su di una parete dell'edificio, che in latino riassume tutte le vicende del manufatto. Dopo la ricostruzione, il monaco benedettino Fortunato Abbiati, come pubblico perito venne incaricato dal Consorzio di Bonifica  Bacchiglione-FossaPaltana di esaminare le spese sostenute per la ricostruzione delle Porte e a quantificare le quote di spesa. Nel 1737 il monastero di S. Giustina aveva anticipato tutte  le spese per rifare le porte, ma doveva partecipare solo per 3/5, il monastero agostiniano di Candiana per 1/5 e i nobili Renier e Michiel per mezzo quinto ciascuno. Dopo gli accertamenti ci fu il rimborso dovuto in base alla percentuale fondiaria detenuta dai partecipanti interessati. Ancora oggi, le  Porte Sumane si presentano con 3 luci alla base  dove c'era l'attraversamento del Brentone ora si vede solo un avvallamento ricoperto dalla vegetazione. Sul dorso delle arcate della struttura è abbastanza integra la casa del “camparo” cioè del custode dell'infrastruttura, abbandonata ormai da più di 50 anni.

  7. 21

    Villa Carrari - Bovolenta (Padova)

    Villa Carrari si trova a Bovolenta, in provincia di Padova, a circa mezzo chilometro dal centro del paese, sulla strada per Pontelongo, ora denominata via Argine destro, lungo il fiume Bacchiglione, all'incrocio con via S. Francesco. E' una costruzione alta e squadrata, dotata di molte adiacenze ex annessi rustici, che potrebbe risalire osservando  la sua configurazione con il cornicione  a dentelli alla seconda metà del XVI° sec., quando forse fu edificata da un ramo della famiglia veneziana dei Foscarini, che possedevano a Bovolenta tutti i terreni a sud del Bacchiglione. Divenne proprietà di Domenico Carrari probabilmente verso la fine del XVIII° sec.. In questo periodo, Domenico Carrari fondò a Bovolenta una manifattura tessile di notevole importanza incentrata sulla produzione di stoffe di lino. I suoi prodotti  venivano esportati con successo nei vari stati italiani ed anche in Francia. Domenico Carrari fu anche promotore e socio fondatore dell'Accademia di Lettere e Scienze dei Concordi di Bovolenta, nel 1782. Andrea Gloria, nel  “ Il territorio Padovano illustrato” del 1862, riporta che nella villa pernottarono illustri personaggi come il vescovo di Padova Gregorio Barbarigo, il 6 ottobre 1683 e il 25 giugno 1695.

  8. 20

    Ricordando Giambattista Chino – incontro di commemorazione tenutosi a Bagnoli di Sopra (Padova) il 03/10/2025 – intervento di Bruno Suman

    La generosità disinteressata nell'elargire informazioni non è mai stata prerogativa degli storici locali. Al contrario, troviamo in Giambattista Chino il desiderio di condivisione delle sue scoperte unita alla sua capacità e volontà di approfondire la ricerca storica anche con l'aiuto degli altri. Il suo desiderio di conoscenza non si sofferma alla semplice scoperta documentaria ma viene anche verificato sul campo. Nei suoi interventi descrittivi, riportati nelle pubblicazioni, dimostra una notevole precisione nella descrizione artistica e nella documentazione storica.Nella illustrazione del palazzetto Widmann, nella Comunità Conselvana del febbraio 1972, rasenta la precisione di un critico d'arte e constatando il degrado in cui versava allora l'edificio fa una sconsolata considerazione finale: «Ciò che tipicamente distingue l'ambiente dell'area depressa è la sfiducia e la reciproca disistima. L'intellettuale, che vi ha residenza non è mai apprezzato senza gravi riserve. Le stesse riserve che potrebbe trovare, aggiunte a stupida ironia e compatimento, chi sollevasse la voce e invocasse aiuto per dare un nuovo volto ad un ghetto...» Da queste righe comprendiamo che fare lo storico e voler salvaguardare la memoria artistica del Conselvano  negli anni '70 del sec. scorso non deve essere stato facile. La discriminazione verso coloro che proponevano la salvaguardia storico-artistica, in molti casi, era ancora maggiore tra gli stessi amministratori comunali, che con molta superficialità, scarsa cultura e arroganza decidevano di soprassedere alla conservazione della memoria culturale in nome della moderna razionalità ed economicità. Tuttavia con coraggio e determinazione riuscì a portare avanti la sua testimonianza, negli ultimi anni della sua vita e ad ottenere dei risultati di salvaguardia  e consapevolezza per Bagnoli di Sopra, nonostante non sia vissuto a lungo per vederne la realizzazione.Questo spirito di ricerca e desiderio di conoscenza forse lo avvicinava ad un suo grande antenato Eusebio Chino, padre gesuita e missionario (1645-1711).Le sue pubblicazioni e i suoi interventi in:G.B. Chino - Carlo Goldoni e Lodovico Pastò a Bagnoli, Bagnoli di Sopra, 1979A.A.V.V. - Poesie del dottor Lodovico Pastò, Bagnoli di Sopra, 1982A.A.V.V. - Bagnoli storia e arte, Bagnoli di Sopra, 1993G.B. Chino – F. Sabbion, Il palazzetto di Antonio Widmann, Bagnoli di Sopra, 1995

  9. 19

    La chiesa di San Barnaba a Saguedo di Lendinara (Rovigo)

    La chiesa di San Barnaba a Saguedo di Lendinara (Rovigo)

  10. 18

    Alla scoperta di Villa Centanini a Stanghella (Padova)

    Tra le ville venete da scoprire c'è villa Centanini e il suo parco siti in Stanghella, provincia di Padova (Veneto). In essa si integrano arte e storia veneta. La villa è stata acquistata dalla famiglia CENTANINI e l'attuale edificio è il risultato della trasformazione progressiva di una più antica costruzione risalente al XVII-XVIII secolo. Questa villa in Veneto fu acquistata da Francesco Centanini, assieme a 103 campi padovani, dalla nobile famiglia Pisani. Il figlio di Francesco, Domenico Francesco Rocco Centanini, si dedicò alla bonifica delle campagne e fu sindaco del Comune di Stanghella. Il parco romantico venne creato nell'ultimo decennio del XIX secolo. Pietro Luigi Centanini, figlio di Domenico, fece costruire sul tetto della villa una torretta per le osservazioni astronomiche. Dal 1987 la villa è proprietà comunale.VAI AL VIDEO

  11. 17

    villa Papafava ad Arre (Padova) tra storia e arte

    La villa Papafava ad Arre (Padova) è stata costruita dalla nobile famiglia Papafava, ramo collaterale dei Da Carrara. La villa era il punto di riferimento di una grande tenuta per cui in prossimità della struttura troviamo 2 grandi brachesse che servivano da granai, cantine ed abitazione per una parte dei lavoranti. La villa veniva considerata dai Papafava come residenza di villeggiatura e nel 1747 fu ospite nella villa il cardinale Rezzonico vescovo di Padova, futuro papa Clemente XIII. Durante la prima guerra mondiale in prossimità del complesso Papafava fu allestito un campo di prigionia per i soldati dell'Impero Austro-Ungarico. Nel 1922 i Papafava vendettero al comune di Arre prima la villa e poi anche gli annessi rustici. Il comune utilizzò la villa come scuola elementare fino agli anni '60 del secolo scorso e, dopo un restauro, dal 1980 al 2001, divenne scuola media e biblioteca comunale. Ora è rimasta senza utilizzo in attesa di nuova valorizzazione.VAI AL VIDEO

  12. 16

    villa Selvatico-Buzzaccarini a Tribano (Padova)

    Villa Selvatico-Buzzaccarini si trova a Tribano (Padova) in via Roma. La configurazione attuale della costruzione è il risultato di vari interventi databili tra il XVI e il XVIII secolo probabilmente su una costruzione più antica. Villa Selvatico-Buzzaccarini è caratterizzata da un'inusuale lungo porticato sulla strada. Nel XIX secolo era proprietà della famiglia Selvatico-Estense, ed in seguito Buzzaccarini.

  13. 15

    Il Museo della Navigazione Fluviale di Battaglia Terme (Padova)

    Il Museo della Navigazione Fluviale si trova a Battaglia Terme. Il centro di Battaglia si è sviluppato lungo il canale scavato dal Comune di Padova tra il 1189 ed il 1201, per creare un sistema fluviale che collegasse Padova a Monselice, Este e l’area dei Colli #Euganei al mare sfruttando un preesistente percorso acqueo costituito dal Vigenzone e dal Canale di Cagnola. Il Canale di Battaglia era alimentato dalle acque del #Bacchiglione, che venivano deviate parzialmente, prima di entrare in Padova per poi riunirsi a Bovolenta con quelle del Bacchiglione passante per la città. Battaglia, in questo modo, divenne uno strategico porto fluviale abitato inizialmente da #barcaroli, cavallanti e lavoratori degli #squeri. Sui “burci” venivano caricate le “masegne” di trachite dei Colli e i prodotti agricoli per rifornire agevolmente via acqua Padova e Venezia. A testimonianza della storia, delle attività e delle persone di questo luogo, nel 1979 nacque il Museo che visitiamo oggi su iniziativa di Riccardo Cappellozza “barcaro” esperto della navigazione fluviale per raccogliere materiali, foto, documenti e testimonianze della vita e del lavoro quotidiano di un’epoca ormai tramontata.VAI AL VIDEO

  14. 14

    Storia di Battaglia Terme: una piccola introduzione

    Il Museo della Navigazione Fluviale si trova a Battaglia Terme. Il centro di Battaglia si è sviluppato lungo il canale scavato dal Comune di Padova tra il 1189 ed il 1201, per creare un sistema fluviale che collegasse Padova a Monselice, Este e l’area dei Colli #Euganei al mare sfruttando un preesistente percorso acqueo costituito dal Vigenzone e dal Canale di Cagnola. Il Canale di Battaglia era alimentato dalle acque del #Bacchiglione, che venivano deviate parzialmente, prima di entrare in Padova per poi riunirsi a Bovolenta con quelle del Bacchiglione passante per la città. Battaglia, in questo modo, divenne uno strategico porto fluviale abitato inizialmente da #barcaroli, cavallanti e lavoratori degli #squeri. Sui “burci” venivano caricate le “masegne” di trachite dei Colli e i prodotti agricoli per rifornire agevolmente via acqua Padova e Venezia. A testimonianza della storia, delle attività e delle persone di questo luogo, nel 1979 nacque il Museo che visitiamo oggi su iniziativa di Riccardo Cappellozza “barcaro” esperto della navigazione fluviale per raccogliere materiali, foto, documenti e testimonianze della vita e del lavoro quotidiano di un’epoca ormai tramontata.VAI AL VIDEO

  15. 13

    Riscoprire oggi un tipico edificio dell'architettura veneta: barchessa PISANI a Stanghella (Padova)

    Peculiare esempio tra le barchesse venete da riscoprire, barchessa Pisani, si trova nel comune di Stanghella in provincia di Padova (Veneto). La corte è costituita da una barchessa e dall'ex mulino Trevisan risalente alla fine del XIX secolo. Sul fronte strada c'è un #oratorio eretto nel 1669 e dedicato a Sant'Antonio di Padova. Il centro rurale venne fatto costruire dalla nobile famiglia veneziana dei Pisani che in loco avevano vastissimi possedimenti.Vai al VIDEO

  16. 12

    Oratorio della Beata Vergine Addolorata in Anguillara Veneta (Padova)

    L’oratorio della Beata Vergine Addolorata in Anguillara Veneta (Padova) sorge all’ingresso del paese. Già nel XVI secolo è testimoniata la presenza di un capitello costruito dopo l’apparizione della Madonna aduna donna della famiglia Morello. Nel 1734 viene ricordata l’esistenza di un sacello dedicato alla Beata Vergine Addolorata, trasformato in oratorio nel 1792 per opera di Antonio Trevisan. Nel 1855 ci fu un’epidemia di colera e la comunità di Anguillara Veneta fece voto alla Madonna per liberarsene. Ottenuta la grazia, ottemperarono al voto ampliando l’oratorio. Questo si presenta in forma circolare con due piccole torri campanarie. Il progetto fu di Filippo Fabris, su disegno del triestino Federico Tietz. L’interno è semplice per focalizzare l’attenzione sulla statua della Madonna col Cristo Morto in grembo, opera di maestro salisburghese, databile tra il 1420 e il 1425. Realizzata in Gusstein.Vai al VIDEO

  17. 11

    Villa Labia e il suo parco romantico - Fratta Polesine - Rovigo

    La villa Labia a Fratta Polesine (Rovigo) è stata costruita nel XVIII secolo al posto di un preesistente edificio. Appartenne alla famiglia Labia fino al 1942, anno in cui fu ceduta al comune di Fratta Polesine. Nel 1945 subì le conseguenze di un bombardamento e negli anni successivi venne ricostruita mantenendo la configurazione precedente. E' rimasto integro invece l'annesso settecentesco oratorio di San Liberato. Attualmente il comune di Fratta Polesine l'ha adibita a scuola media. Il parco fu costruito dalla famiglia Labia alla fine del XIX secolo forse su progetto dell'architetto Osvaldo Paoletti, allievo dello Jappelli. E' caratterizzato da piante d'alto fusto ormai centenarie e da un laghetto alimentato dallo Stratico ed è aperto al pubblico.Vai al VIDEO completo

  18. 10

    La torre di Enego è l'ultima testimonianza dell'antico castello del XIV secolo

    La torre di Enego è l'ultima testimonianza dell'antico castello del XIV secolo. Si erge nel centro del paese ed è divenuta un'attrazione turistica dalla cui sommità si gode di un bel panorama sulla Valsugana. Il castello, costruito dagli Scaligeri di Verona forse su una struttura difensiva precedente, possedeva 4 torri ma già nel XVII secolo ne venivano testimoniate 2 e agli inizi del XX secolo era rimasta solo la torre che noi vediamo. Al suo interno ci sono alcune testimonianze del passato bellico di Enego.Vai al VIDEO

  19. 9

    Biografie di Veneti illustri: papa Giovanni Paolo I, beato

    Per il podcast "Biografie di Veneti illustri" in questo episodio presentiamo la figura del beato papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani.Bibliografia:Giovanni Vian in Enciclopedia Treccani - Dizionario biografico degli italiani - vol .56 (2001).Marco Roncalli - Giovanni Paolo I - Ed, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2012.Vai al video

  20. 8

    Dolomiti patrimonio UNESCO - Colle Santa Lucia - Belluno

    Tra le Dolomiti, patrimonio UNESCO, e nella parte settentrionale della provincia di Belluno - a pochi km da Cortina d'Ampezzo e dal Passo Giau - troviamo questo grazioso antico borgo di montagna ora tranquillo soggiorno turistico.Vai al VIDEO completo

  21. 7

    Biografie di Veneti illustri: Giuseppe Valentinelli, letterato e bibliotecario

    Giuseppe Valentinelli nacque a Ferrara nel 1805 e divenne sacerdote nel 1829. Sin da giovane si interessò alla poesia e letteratura latina con traduzioni e componimenti. Nel 1834 si laureò in #filosofia . Nel 1835 si laureò in teologia. Rapidamente si diffuse la sua fama di giovane studioso e, sempre nel 1835, fu nominato socio dell'Accademia dei Lincei in #Campidoglio a Roma. Nel 1838 ebbe l'incarico di bibliotecario del Seminario di Padova e nel 1846 alla Marciana di Venezia. Fu autore di numerose pubblicazioni a carattere bibliografico e si dedicò anche alla descrizione dei reperti archeologici. Morì nel 1874 nella sua casa di Villa Estense.Vai al VIDEO

  22. 6

    Biografie di Veneti illustri: Pietro Paolo Martinati, paleoetnologo e naturalista (1812-1878)

    Nel primo episodio della serie "Biografie di Veneti illustri" andiamo a conoscere Pietro Paolo Martinati.Paleoetnologo e naturalista (1812-1878) naque a Pontecasale di Candiana, in provincia di Padova. Si laureò in Legge nel 1836 e in seguito divenne notaio. Contemporanemente alla professione, continuò a coltivare gli studi naturalistici del padre Domenico Martinati. Si dedicò pure a studi di archeologia e di storia.

  23. 5

    Cos'è la Scodosia

    Scodosia deriva da Sculdascia, antica amministrazione territoriale di origine longobarda con a capo uno sculdascio di nomina regia. Il primo personaggio documentato con dominio sulla Scodosia è Almerico II, morte nel 954. La Scodosia era il territorio degli arimanni, cioè degli "uomini liberi".

  24. 4

    Musica, arte e cultura a Venezia negli ultimo decenni del XVIII secolo

    Il terzo episodio del podcast, continuando la lettura de la Description historique de l'Italie, tratta della musica, l'arte e la cultura a Venezia e tra gli artisti più famosi del XVIII secolo cita Rosalba #Carriera per la quale si aggiunge una breve biografia.Vai al canale YT

  25. 3

    Descrizione della Repubblica di Venezia in una guida francese del 1776

    In questo episodio scopriamo come Venezia veniva vista da una viaggatrice francese della secodna metà del '700.Vai al video

  26. 2

    Gli ultimi decenni della Repubblica di Venezia

    In questo episodio del podcast, come nei successivi, scoprirete avvenimenti, fatti e personaggi degli ultimi decenni della Serenissima.vai al VIDEO

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