PODCAST · society
Parlo da solo
by Alberto bebo Guidetti
Una teoria su tutto: musica, politica, filosofia e attualità. Senza mai perdere il filo. Una volta a settimana affronterò un tema della cultura contemporanea: dalle piattaforme musicali alla comunicazione politica, dal capitale simbolico alle felpe di Salvini. Perché se tutto è content, fuori che cosa resta?
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#16 Il capitale musicale
Il Coachella 2026 è finito il 19 aprile. Biglietto base: 549 dollari. Suite vicino al palco: 70.000 per il weekend. Il caffè: 17 dollari. Non è un'anomalia. È il sistema che funziona esattamente come previsto. Spotify non è una piattaforma musicale: è una macchina di estrazione dati in cui la musica è l'esca e voi siete il prodotto. Gli artisti non sono liberi: sono CEO e dipendenti sfruttati della propria micro-impresa, con Spotify che chiede reel e dietro le quinte invece di canzoni. E il live non è meglio. Ho scritto un libro su tutto questo. E poi ho fatto un reel.
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#15 Crisi Meloni e Leonardo: quando la coperta è corta
Il 9 aprile Meloni va in Parlamento a dire che il governo non cadrà. Lo stesso giorno, il Tesoro annuncia il cambio dell'amministratore delegato di Leonardo SpA. Due notizie che sembrano separate e non lo sono. Leonardo è l'azienda bellica italiana per eccellenza, partecipata dallo stato, fornitrice di armi in mezzo mondo. Chi la guida non è mai una scelta industriale. È sempre una scelta politica. E questa volta più che mai.
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#14 La destra decide per te
Lunedì 30 marzo lo Stato italiano ha arrestato un ragazzo che voleva decidere come far morire altri e, contemporaneamente, ha presentato una legge per togliere alle persone il diritto di decidere come morire loro stessi. In mezzo, un testo di Arianna Capulli su dipendenze e vuoti che nessuno sa come riempire. Il filo che tiene insieme tutto si chiama autodeterminazione e il modo in cui continuiamo a ignorarlo dice molto su chi siamo.
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#13 Qualcosa di sinistra
Il 22 e 23 marzo 2026 quasi il 59% degli italiani è andato a votare su una riforma costituzionale della giustizia. Una roba tecnica, complicata, lontana. Eppure.In questo episodio parto dal risultato del referendum — una bocciatura netta per il governo Meloni — per ragionare su quello che il voto dice davvero: che in questo paese c'è un desiderio politico enorme e che la sinistra continua a non avere un contenitore in cui metterlo. Difendere la Costituzione è il pavimento. Non il soffitto. E vivere sul pavimento non è un programma di governo.
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#12 Cuba, Minà e noi
Il 14 marzo 2026, in una città di settantamila abitanti che si chiama Morón, nella parte centrale di Cuba, alcune decine di persone si sono radunate davanti alla sede locale del PartitoComunista. Hanno preso le sedie dall'interno. Le hanno lanciate fuori. Poi hanno dato fuoco all'edificio.Cuba sta vivendo la più forte crisi umanitaria della sua storia, i perché sono molteplici e non si trovano solamente nella stretta dell'embargo e delle nuove politiche coloniali americane, né nelle gravi mancanze di sessant'anni di regime.Gianni Minà ha dedicato metà della sua vita a raccontare Cuba per quello che è, dovremmo continuare a farne tesoro. Oggi più che mai.
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#11 Un porto sicuro
Nel 1969, Giorgio Scerbanenco pubblica "I milanesi ammazzano al sabato". Al suo interno c'è una frase sull'indifferenza come forma di rispetto. A place of safety di Kepler-452 — lo spettacolo documentario sulla Sea-Watch nel Mediterraneo centrale parla di cosa significa non restare indifferenti.Tra un autonominato mediatore culturale del mare e una giurista stanca e prosciugata di quell'inferno cerco di riguardare a quella frase di Scerbanenco come diagnosi sul mondo.Per fortuna, come suggerisce Raymond Carver, torniamo sempre alla vita.
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#10 Contro la realtà
L'altro giorno ChatGPT mi ha dato una risposta perfetta. Solo che era vera ma non era vera. E da lì è partito tutto.In questa puntata provo a capire cosa succede quando le macchine producono verità più velocemente di quanto noi riusciamo a verificarle e cosa significa per noi, che la verità pensavamo di averla quasi trovata.Con l'aiuto di un filosofo inglese di cui non parla quasi nessuno, Hilary Lawson, torno indietro a raccontare i due grandi sfratti della storia occidentale: prima Dio, poi la Realtà Oggettiva. E dove siamo rimasti dopo.Si parla di chiusure e aperture, di intelligenza artificiale come specchio scomodo, di perché l'arte è un dispositivo epistemologico (e lo so che è una frase da stronzi), di Max Richter che risuona Vivaldi finché non sai più dove sei.Nessuna soluzione. Come sempre.Solo un'idea: a volte la cosa più intelligente che puoi fare è stare nel disorientamento. E scegliere, sapendo che stai scegliendo.
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#9 Sanremo 2026 - Balotta Grignani
27 febbraio 2026, al quarto giorno di festival, mi ritrovo stremato a parlarne con l'amico Hamilton Santià: scrittore di cose di musica, esperto di comunicazione, grande pensatore del contemporaneo.Puntata speciale da 30 minuti non di più, in cui passiamo rapidamente qualche nome in gara per poi costruire un'agiografia dell'imprevisto vincitore annunciato di questa edizione: Sal Da Vinci. Il nostro dittatore del cuore.
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#8 Violenza utile
14 febbraio 2026: Quentin Deranque, 23 anni, militante nazionalista, viene pestato a morte a Lione dopo una conferenza di un'eurodeputata di sinistra. Sei mesi prima, l'influencer di estrema destra Charlie Kirk viene ucciso in un campus nello Utah da un ragazzo che non aveva mai votato e incideva "bella ciao" sulle pallottole accanto a "gay chi legge LOL".Due morti di destra. Due macchine identiche di beatificazione e strumentalizzazione istantanea. E una sinistra che ogni volta resta ferma, senza un linguaggio per parlare di violenza senza perdere terreno.In questo episodio provo a capire perché la politica ha bisogno strutturale di cinismo, perché la democrazia rappresentativa produce la violenza che dice di combattere e perché "la violenza è sbagliata" è una frase che dicono tutti e non ci crede nessuno.
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#7 Contro il lavoro
Qualche giorno fa Arianna mi dice: abbiamo usato il lavoro per curarci. Non nel senso che ci fa bene — nel senso che lo abbiamo usato come sostituto. Di un'identità, di un senso, di una risposta alla domanda "chi sei?".David Graeber la chiamava teologia del lavoro: l'idea che la sofferenza lavorativa sia redentrice, che chi non lavora non abbia valore morale. Un'idea religiosa che funziona meglio quando non sai di crederci. Intanto sui social gira il mantra "il lavoro aziendale è morto, fatti il tuo progetto personale" — che tradotto significa: lavora il doppio, solo che la seconda metà chiamala passione.In questo episodio provo a capire chi può davvero permettersi questa narrazione, perché i giovani che "non vogliono lavorare" stanno facendo una diagnosi e non una resa, e cosa rimane di noi se togliamo il lavoro. Spoiler: se la risposta è "niente", forse non è il lavoro il problema.
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#6 Misurarsi il mazzo
Settembre 1999, inizio a frequentare l'istituto tecnico. Tra banchi e laboratori scopro un mondo fatto di unità di misura, dati, metriche.In questa puntata parto da quel ricordo per raccontare come la misurabilità sia diventata molto più di uno strumento tecnico: è la religione del nostro tempo.Da Weber al PIL, dall'efficienza come unico valore alla governamentalità algoritmica, esploro come i numeri non descrivano più la realtà ma la producano.Grazie mille al dottor Corrado Schiavetto per il contributo.
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#5 Infinito amore
1 febbraio 1996: esce Infinite Jest di David Foster Wallace, mille pagine su dipendenza, depressione e l'impossibilità di connettersi davvero con gli altri.Trent'anni dopo, il problema che Wallace aveva diagnosticato — l'ironia come gabbia, la sincerità come rischio insostenibile — è diventato il nostro linguaggio quotidiano. Dai social alle dating app, dalla pubblicità alla controcultura, viviamo intrappolati in un loop dove tutto è performance e nessuno osa più dire "mi piaci" senza aggiungere "lol".In questo episodio provo a capire come ci siamo finiti, perché non riusciamo a uscirne e cosa resta da fare. Spoiler: non c'è soluzione. Solo pratica.
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#4 Preferirei di no
1853, Wall Street. Bartleby con il suo "preferirei di no" ci ha messo davanti alla possibilità del rifiuto assoluto. E dopo che abbiamo rifiutato, il sistema che fa? Beh, va avanti.La società della stanchezza di Han dice che il lavoro è talmente tanto pervasivo da esistere anche dove pensavamo che prima non esistesse, anche perché siamo sempre dentro una megastruttura a 6 livelli, come sostiene Bratton.Per riposarci davvero non serve una app per meditare, ma un'alternativa: che sia il Fediverso? Beh, anche.Il libro di Kenobit lo trovate qui: https://www.agenziax.it/assalto-piattaforme
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#3 Sono puro, sono vero
Novembre 2023, Roma. Intervengo ad una assemblea del PD e mi sento un imbroglione. Certo, nemmeno Sanders e Mamdani mi sembrano proprio degli angioletti, eppure hanno belle idee e funzionano?Secondo me, stiamo prendendo un abbaglio con questa faccenda dell'autenticità e della performance. Specie se facciamo politica.
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#2 Colonialismo magico
Sei gennaio 2026, tribunale di Manhattan. Un uomo in catene davanti a un giudice di novantadue anni. Dice: "Sono il presidente del Venezuela. Sono stato rapito." Trump posta il video su Truth Social con la musica. Quaranta morti a Caracas. "Operazione brillante, spettacolare."García Márquez aveva già scritto tutto: massacro di Ciénaga 1928, migliaia di morti, il giorno dopo zero vittime ufficiali. Il realismo magico non era fantasia. Era l'unico modo per raccontare l'orrore senza impazzire.Il colonialismo non se n'è mai andato. Trump dice: "Il petrolio venezuelano era rubato agli americani. Lo riprendiamo." Witkoff e Kushner non sono diplomatici, sono la Compagnia delle Indie che ha smesso di fingere. E noi? Continuiamo a pensare che la politica estera sia una questione di principi morali mentre loro mandano i cannoni.
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#1 La destra sa ballare
Estate 2018, Lignano Sabbiadoro. Scendiamo dal van con i vetri oscurati e nessuno ci caga. Poi arrivano i Kolors e la folla esplode. Albi mi guarda e dice: "Ma sei sicuro che essere famosi in un Paese con la destra al quaranta per cento sia una cosa positiva?"Da quel giorno mi perseguita un pensiero: Perché la destra produce desiderio e noi produciamo analisi? La destra sa da sempre che il corpo viene prima del cervello. E il corpo vuole ballare. Godere. Perché a sinistra abbiamo paura della gioia immediata? E soprattutto: possiamo costruire una politica che faccia venire voglia di ballare, senza vergogna e senza che sia uno schifo?Spoiler: sì, ma dobbiamo smettere di stare nell'angolo con le braccia conserte a spiegare perché gli altri ballano male.
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HOSTED BY
Alberto bebo Guidetti
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