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Quel che resta del giorno
by Linkiesta
Ogni giorno milioni di notizie attraversano i nostri occhi e scompaiono. “Quel che resta del giorno”, con Massimiliano Coccia, è la feritoia da cui guardare la politica, la stampa, i libri e i conflitti del nostro tempo. Un podcast quotidiano de Linkiesta per ascoltare storie, voci e idee che resistono al rumore dei giorni.
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Ep.154 | Rossobruni. La strana alleanza contro la democrazia liberale
Esiste davvero un filo che unisce estremismi apparentemente inconciliabili? A partire dal suo ultimo libro Rossobruni, Stefano Cappellini ricostruisce una genealogia politica e culturale che attraversa oltre un secolo di storia, dall’Affare Dreyfus fino alla guerra in Ucraina, mostrando come antioccidentalismo, complottismo e ostilità verso la democrazia liberale abbiano progressivamente costruito uno spazio comune tra mondi diversi. Una conversazione sulle radici storiche di questo fenomeno, sul ruolo della propaganda russa, sulla crisi delle categorie tradizionali di destra e sinistra e sulle fragilità delle democrazie europee nell’epoca della polarizzazione.
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Ep.153 | Marc Bloch, Macron e la memoria della Francia
Con l’ingresso simbolico di Marc Bloch nel Pantheon, Emmanuel Macron non ha soltanto reso omaggio a uno dei più grandi storici del Novecento e a un eroe della Resistenza. Ha riaffermato un’idea precisa della Francia: una Repubblica che fonda la propria identità sulla verità storica, sulla libertà e sulla responsabilità civile. In questa puntata di Quel che resta del giorno ripercorriamo la straordinaria vicenda umana e intellettuale di Marc Bloch, analizziamo il significato politico della scelta di Macron e raccontiamo perché la sua panthéonisation sia diventata il terreno di scontro con la destra francese. Una riflessione sul rapporto fra memoria e democrazia che, oggi più che mai, riguarda tutta l’Europa.
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Ep.152 | Il caldo non è un problema
Giugno assomiglia sempre più ad agosto. Dalle città soffocate dal caldo alle notti tropicali che non concedono tregua, l’Europa sta vivendo un’ondata di calore che non può più essere liquidata come un’anomalia stagionale. In questa puntata di Quel che resta del giorno, partiamo dalla cronaca di questi giorni per raccontare come il cambiamento climatico stia trasformando il continente, modificando abitudini, economie e paesaggi urbani. Perché il caldo non è più soltanto una questione meteorologica: è una delle chiavi per capire l’Europa che verrà.
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Ep.151 | Raffaele Giuliani, il rivoluzionario compatibile e sponsorizzato
Raffaele Giuliani è uno dei volti più riconoscibili dell’attivismo social italiano, capace di trasformare temi complessi in narrazioni immediate e virali. Ma cosa accade quando la militanza incontra il mercato e l’indignazione diventa un prodotto dell’economia dell’attenzione? Partendo dalla sua recente collaborazione con Lavazza, questa puntata analizza le contraddizioni dell’influencer politico contemporaneo e la trasformazione dell’impegno in brand personale. Un viaggio dentro la società degli algoritmi, dove la protesta viene assorbita dal sistema che pretende di combattere e dove la rivoluzione rischia di diventare semplicemente un format. Perché il caso Giuliani racconta molto meno un singolo uomo e molto di più il tempo in cui viviamo.
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Ep.150 | Keir Starmer lascia Downing Street. Cosa accadrà al Regno Unito?
A meno di due anni dalla vittoria che aveva riportato il Labour al governo, Keir Starmer lascia Downing Street travolto dal calo di consenso e dalle tensioni interne al partito. Si apre ora la corsa alla successione, con Andy Burnham tra i nomi più accreditati. Cosa racconta questa crisi della politica britannica? E quali conseguenze avrà sugli equilibri europei? Ne parliamo con Alessandra Libutti, vicedirettrice di inOltre, per capire cosa resta dell’esperimento Starmer e quale Regno Unito emerge da questa nuova svolta.
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Ep.149 | Una domenica italiana. Se la lite Mari-Ciabatti è più importante di quella Meloni-Trump
Mentre Donald Trump attacca nuovamente l’Italia e si consuma una crisi senza precedenti nei rapporti tra Roma e Washington, la domenica italiana viene monopolizzata dalla polemica tra Teresa Ciabatti e Michele Mari sulle parole attribuite allo scrittore nei confronti di Michela Murgia. Da questo caso prende avvio una riflessione sul declino del dibattito pubblico, sulla trasformazione della cultura in spettacolo e sul trionfo del conflitto personale sulle idee. In un Paese che legge poco, non sono i libri a conquistare le prime pagine, ma le liti tra chi li scrive.
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Ep.148 | Carlo Ginzburg, l’avvocato del diavolo del nostro tempo
Carlo Ginzburg ha passato la vita a cercare le voci che il potere aveva tentato di cancellare. Nei verbali dell’Inquisizione, nelle storie degli eretici, nei processi alle streghe e nelle parole di un mugnaio friulano del Cinquecento ha trovato non soltanto il passato, ma un metodo per comprendere il presente. In questa puntata di Quel che resta del giorno ripercorriamo la vita e l’opera di uno storico che ha insegnato a generazioni di studiosi e giornalisti che la verità si nasconde spesso nelle tracce più fragili e che il primo dovere della ricerca è dubitare delle proprie certezze. Tra memoria familiare, rigore intellettuale e responsabilità civile, il ritratto di uno degli ultimi grandi maestri europei.
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Ep.147 | Cinque colpi a Biała Podlaska. Chi era Semyon Skrepetsky, il vignettista nemico di Putin
Poche settimane fa protestava a Venezia contro la riapertura del Padiglione Russia alla Biennale. Oggi Semyon Skrepetsky, artista e dissidente russo rifugiato in Polonia, è morto ucciso a colpi di pistola vicino al confine con la Bielorussia. Chi era Robert Kuzovkov, il caricaturista che aveva trasformato la satira in un’arma politica? E cosa racconta la sua storia sull’Europa degli esuli, sulla repressione del dissenso e sulle ombre che la guerra continua a proiettare ben oltre i confini dell’Ucraina? Un viaggio nella vita di un artista che aveva scelto di sfidare il potere con i suoi disegni.In conclusione un commento di Chiara Squarcione di Europa radicale.
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Ep.146 | Il tempo nuovo degli europeisti
In un’epoca dominata dalla polarizzazione, dalle semplificazioni e dalla sfiducia nelle istituzioni, il vero atto controcorrente è difendere la democrazia liberale e il progetto europeo. A partire dall’incontro degli europeisti di ieri a Milano, questo episodio analizza il ruolo dei moderati nella storia, il rischio dei populismi e la necessità di costruire una forza politica capace di coniugare riformismo, responsabilità e visione strategica per il futuro dell’Italia e dell’Europa.
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Ep.145 | Notti magiche. I Mondiali di calcio, Gianni Infantino e la bellezza che fu
L’allargamento a 48 squadre non è soltanto una riforma sportiva, ma il simbolo di una trasformazione più profonda che investe la FIFA e il suo presidente, Gianni Infantino. In questa puntata analizziamo come la Coppa del Mondo sia diventata un dispositivo di consenso politico, espansione commerciale e influenza geopolitica, dove la crescita sembra aver soppiantato il principio della selezione. Tra interessi economici, impatto climatico, diritti umani e nuove strategie di governance, il torneo del 2026 racconta molto più del calcio: racconta il modo in cui il potere si organizza, si legittima e si vende al mondo.
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Ep.144 | Albania, il Paese delle Aquile e la rivolta dei fenicotteri
In questa puntata attraversiamo l’Adriatico per raccontare un’Albania lontana dagli stereotipi. Dalle proteste della cosiddetta “Rivoluzione dei Fenicotteri” contro il resort di lusso previsto a Zvërnec si apre una riflessione sul potere di Edi Rama, sul boom immobiliare, sui rischi di riciclaggio, sul ruolo della criminalità organizzata e sulle ambizioni europee del Paese. Un viaggio tra storia, geopolitica e società civile per capire perché ciò che accade oggi in Albania riguarda molto più da vicino anche l’Italia e l’Europa.
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Ep.143 | Il grande rischio: La crisi iraniana e la politica dell’incendio. Conversazione con Maurizio Molinari
Con Maurizio Molinari analizziamo la nuova escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, tra minacce di nuovi attacchi, diplomazia in stallo e tensioni nello Stretto di Hormuz. Uno sguardo ai riflessi sul Mediterraneo, sull’Europa e sul ruolo dell’Italia in uno scenario sempre più instabile.
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Ep.142 | I fratelli Rosselli. La promessa incompiuta della libertà
Carlo e Nello Rosselli non furono soltanto due martiri dell’antifascismo. Furono gli interpreti di una delle idee più originali e coraggiose del Novecento europeo: la convinzione che libertà e giustizia sociale non siano valori in conflitto, ma condizioni indispensabili l’una dell’altra. A partire dal loro assassinio del 9 giugno 1937, questa puntata ripercorre la nascita del socialismo liberale, ne esplora le radici filosofiche e ne misura l’attualità nel tempo presente, interrogandosi sulla possibilità di tradurre quella visione in un progetto politico capace di coniugare riforme, democrazia, pluralismo ed europeismo. Un racconto che non si limita alla memoria, ma prova a restituire ai Rosselli il loro significato più autentico: quello di pensatori che hanno immaginato un futuro che, forse, l’Italia non ha ancora avuto il coraggio di costruire.
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Ep.141 | L’Armenia sceglie l’Europa. Il voto che sfida Mosca
Le elezioni armene del 7 giugno 2026 hanno consegnato a Nikol Pashinyan una riconferma che va oltre la politica nazionale. Nonostante la sconfitta nel Nagorno-Karabakh e le pressioni russe, gli elettori hanno scelto un percorso di avvicinamento all’Europa e di progressivo distacco da Mosca. Un voto che conferma la forza di attrazione del modello europeo nello spazio post-sovietico e mette in discussione le tradizionali sfere d’influenza nel Caucaso. Ne parliamo con Nona Mikhelidze, esperta di Caucaso, Russia e vicinato orientale dell’Unione Europea.
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Ep.140 | Repubblica, Paolo Di Paolo e la crisi delle redazioni
La polemica nata attorno al fondo anonimo pubblicato da Repubblica contro Paolo Di Paolo è molto più di una disputa tra scrittori e intellettuali. Attraverso questo episodio il podcast esplora la trasformazione dei grandi quotidiani italiani, il declino delle redazioni come luoghi di elaborazione culturale, la sostituzione delle firme con gli apparati e la crescente tendenza del giornalismo a emettere giudizi anziché produrre comprensione. Un viaggio dentro la crisi di autorevolezza della stampa e la mutazione di uno spazio pubblico sempre più dominato dalla conformità e dall’indignazione permanente.
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Ep.139 | L’invulnerabile Erri De Luca e i festival del conformismo
Erri De Luca non è degno di tenere la prolusione inaugurale del Festival Salerno Letteratura, a seguito delle polemiche suscitate da alcune sue dichiarazioni sul conflitto israelo-palestinese. Questo è quanto comunicato allo scrittore qualche ora fa. Una vicenda che apre una questione che va ben oltre il caso del momento. Che cosa sono diventati oggi i luoghi della cultura? Festival, università e istituzioni culturali sono ancora spazi di confronto tra idee diverse o stanno diventando comunità identitarie fondate sulla condivisione preventiva di ideologie e opinioni? Partendo dalla vicenda salernitana, questo episodio riflette sul rapporto tra dissenso, conformismo mascherato da pluralismo e libertà culturale nell’Europa contemporanea.
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Ep.138 | Francesco De Gregori ha ragione, purtroppo
Francesco De Gregori riapre una questione antica e attualissima: qual è il ruolo di un artista nel dibattito pubblico? Partendo dalle sue riflessioni, questo episodio ragiona sulla trasformazione della cultura contemporanea, sempre più dominata dall’urgenza di schierarsi e sempre meno dalla forza delle opere. In un’epoca in cui ricordiamo le prese di posizione più delle canzoni, dei libri o dei film, ci chiediamo cosa resterà davvero di questi anni. Le opere che hanno cambiato il nostro sguardo sul mondo o il catalogo delle appartenenze esibite sui social?
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Ep.137 | Il coraggio non abita qui. Ucraina nella Ue: il centro destra è contrario
Partendo dalla contrarietà della Lega all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, il podcast racconta la frattura che la guerra ha aperto dentro il centrodestra europeo. Dietro il dibattito sull’adesione di Kiev non c’è soltanto una questione economica o diplomatica, ma una domanda più profonda sul destino politico dell’Europa: potenza strategica o semplice mercato? Tra sovranismi, ambiguità filorusse e crisi dell’ordine liberale, la guerra in Ucraina costringe le destre europee a scegliere tra interesse nazionale immediato e costruzione di una difesa comune continentale. Sullo sfondo, il ritorno della storia in un’Europa che pensava di esserne uscita per sempre.
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Ep.136 | Viva Zapatero?
Un viaggio dentro la crisi del socialismo spagnolo attraverso due casi distinti ma politicamente collegati: l’inchiesta su Begoña Gómez, moglie di Pedro Sánchez, e il caso Plus Ultra che oggi coinvolge José Luis Rodríguez Zapatero. Tra accuse di traffico d’influenze, reti relazionali, Venezuela chavista e diplomazia parallela, il podcast racconta come il PSOE abbia trasformato negli anni la gestione del potere in un sistema fondato sulla prossimità politica e sulle relazioni di influenza. Non una storia di scandali isolati, ma il ritratto di una crisi più profonda della sinistra di governo europea.
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Ep.135 | Il sionismo di Erri De Luca e gli osceni liberticidi del Roma Pride
Ieri sul Foglio è stata tradotta un’intervista di Erri De Luca ad in giornale israeliano dove si dichiara sionista e sostiene che a Gaza non vi sia un genocidio. Le reazioni non sono tardate ad arrivare e credo che si stia già raccogliendo la legna per il prossimo rogo di uno dei più grandi intellettuali europei. Mentre tutti si dimenavano su questa intervista il Roma Pride escludeva l’associazione Keshet Italia che tiene insieme le persone LGBTQI+ ebree. Dall’oscena bellezza all’osceno liberticidio.
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Ep.134 | Trump, l’Iran e il prezzo della debolezza
Mentre Washington e Teheran trattano tra minacce, petrolio e nucleare, Robert Kagan lancia un’accusa durissima: gli Stati Uniti non stanno vincendo, stanno cercando una ritirata ordinata. Ma dietro la diplomazia delle ultime ore si muove qualcosa di più profondo: la crisi della deterrenza americana, il rischio strategico per Israele, la marginalità europea e la rimozione totale della repressione iraniana. Dalle carceri di Evin allo Stretto di Hormuz, un viaggio dentro il nuovo disordine globale, dove le autocrazie sembrano avere più pazienza delle democrazie. Una vecchia regola della storia, purtroppo: quando l’Occidente perde strategia, il mondo perde stabilità.
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Ep.133 | Bugie putiniane. Mosca accusa la Lettonia di aiutare Kyiv a colpire la Russia
Le accuse russe contro la Lettonia non sono soltanto propaganda: sono parte della guerra ibrida del Cremlino. In questo episodio analizziamo come Mosca utilizzi paura, disinformazione e minacce per trasformare i Baltici nel nuovo fronte psicologico del conflitto europeo. Dai droni alla guerra elettronica, fino alle narrative rilanciate anche in Occidente, un racconto su come il putinismo provi a spostare il confine tra aggressore e aggredito. Perché oggi la battaglia decisiva passa anche dal controllo della realtà
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Ep.132 | Atlante minimo di un mondo in fiamme. Dialogo con Maurizio Molinari
Un dialogo con Maurizio Molinari sui fatti che oggi hanno riacceso tensioni internazionali su più fronti: le aperture verso un possibile nuovo accordo tra Stati Uniti e Iran; la crisi diplomatica esplosa dopo la diffusione dei video del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir che umilia gli attivisti della flottiglia diretta a Gaza intercettata dall’esercito israeliano; e il nuovo scontro tra Washington e Cuba dopo l’incriminazione di Raúl Castro negli Stati Uniti. Un confronto sulle reazioni global e su un equilibrio internazionale sempre più instabile.
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Ep.131 | Il fronte interno, Il caos sul 5% Nato e la guerra sotterranea nella destra italiana
La mozione della maggioranza contro gli obiettivi Nato sul riarmo, poi ritirata dopo l’intervento furioso di Palazzo Chigi, rivela una frattura politica molto più profonda. Dietro il pasticcio parlamentare raccontato da Giulio Ucciero per HuffPost emerge lo scontro tra l’atlantismo pragmatico di Giorgia Meloni e l’area sovranista della destra, da Salvini a Vannacci, che continua a guardare con diffidenza al riarmo europeo e alla postura occidentale dell’Italia. Una tensione che attraversa anche parte del centrosinistra e che racconta la difficoltà italiana di fare i conti con il nuovo ordine geopolitico nato dopo la guerra in Ucraina.In chiusura, spazio alla conversazione con Roberto Castaldi, segretario del Movimento Federalista Europeo, sul quarantesimo anniversario della morte di Altiero Spinelli.
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Ep.130 | Caro Marco. Dieci anni senza Pannella
Dieci anni dopo la morte di Marco Pannella, questo podcast prova a ricostruire il ritratto umano e politico di una delle figure più irregolari, controverse e necessarie della storia repubblicana italiana attraverso la forma di una lunga lettera personale. Un racconto che attraversa ricordi, battaglie radicali, frammenti di Radio Radicale, campagne per i diritti civili, lotte per la giustizia e per le carceri, intrecciando memoria privata e storia pubblica. Non un santino né una commemorazione rituale, ma il tentativo di restituire la voce, il corpo, le contraddizioni e la forza di un uomo che ha trasformato la politica in una forma totale di esistenza. Dentro il podcast riaffiorano ritagli di stampa, episodi personali, intuizioni politiche e domande ancora aperte sull’Italia di oggi, un Paese che continua ad avere paura della libertà e del conflitto democratico. Perché l’assenza di Pannella non è soltanto la scomparsa di un leader politico, ma il vuoto lasciato da qualcuno che per tutta la vita ha costretto l’Italia a guardarsi allo specchio
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Ep.129 | A Modena la civiltà del coraggio
A Modena, alcuni uomini comuni hanno fermato un attentatore mentre tutti scappavano. Da quell’episodio nasce una riflessione sul coraggio come gesto morale e politico in un’epoca dominata dalla paura, dal conformismo e dall’opportunismo. Attraversando Omero, Mattarella, gli ucraini, Liliana Segre, Mario Draghi e Jannik Sinner, la puntata racconta perché il coraggio non sia eroismo spettacolare ma assunzione di responsabilità. E perché esistano ancora oggi due civiltà opposte: quella di chi si espone per difendere i più deboli e quella di chi si inginocchia davanti ai più forti o si finge morta per evitare di prendere parte. Un viaggio dentro una virtù antica che la nostra società sembra aver quasi dimenticato.
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Ep.128 | Mario Draghi è l’Europa che ci meritiamo
Ad Aquisgrana, nel giorno del Premio Carlo Magno 2026, Mario Draghi non tiene un discorso celebrativo. Tiene un discorso di guerra fredda europea. Davanti ai leader dell’Unione, l’ex presidente della BCE dice una frase che pesa come un macigno: “Per la prima volta siamo davvero soli insieme”. È la fotografia di un continente che non può più contare sugli Stati Uniti come una volta, stretto tra la pressione russa, la competizione cinese e la propria paralisi burocratica. Draghi attacca l’illusione di un’Europa costruita solo sulle regole e invoca una svolta politica, industriale e militare. Difesa comune, autonomia strategica, investimenti, energia, tecnologia: il suo è un manifesto per rifondare l’Unione prima che diventi irrilevante. In questo episodio analizziamo il discorso che più di ogni altro racconta la crisi dell’Europa contemporanea. E il tentativo di darle un futuro oltre la paura.
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Ep.127 | La Duma approva una legge sul diritto di invadere. Dialogo con Nona Mikhelidze
Insieme a Nona Mikhelidze dell’Istituto Affari Internazionali analizziamo la legge che la Duma ha approvato in prima lettura una legge che amplierebbe i poteri di Vladimir Putin, consentendogli di inviare truppe all’estero per “proteggere cittadini russi” perseguiti o arrestati da tribunali stranieri o internazionali. La norma viene interpretata da molti come un possibile pretesto giuridico per future operazioni militari fuori dai confini russi, inclusi Paesi con minoranze russofone.
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Ep.126 | Garlasco, Sempio e il populismo interiore
Audio, foto, impronte, nuove tesi, vecchie teorie, Chiara Poggi, Alberto Stasi, le macchie di sangue. Potremmo andare avanti per giorni con questa lista della spesa di questo eterno talk sul caso Garlasco, divenuto l’enorme buco della serratura della nostra nazione che guarda più al nostro populismo ormai introiettato che alla giustizia defunta da decenni. Ne parliamo oggi partendo dagli articoli di Polito, Saviano e dal parere dell’avvocato Giandomenico Caiazza.
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Ep.125 | Vladimir Yarotskij, incarcerato e morto per una vignetta
In questa puntata raccontiamo la storia di Vladimir Yarotskij, l’artista russo morto in una colonia penale dopo essere stato condannato per una vignetta satirica contro Vladimir Putin. Dalla sua vicenda emerge il funzionamento del sistema repressivo costruito dal Cremlino ampliato dopo l’invasione dell’Ucraina: leggi contro le “fake news”, criminalizzazione della satira, controllo della memoria storica, persecuzione di artisti, storici e dissidenti. Un viaggio dentro la Russia contemporanea e dentro le contraddizioni italiane che emergono mentre, nonostante la repressione, si riapre il padiglione russo alla Biennale di Venezia.
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Ep.124 | La Biennale del Dissenso: contro l’arte al servizio dei regimi
In occasione della Giornata dell’Europa e in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, le associazioni Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression annunciano una manifestazione in corteo per le calli di Venezia il prossimo 9 maggio.L’obiettivo è dar vita ad una nuova e attualizzata “Biennale del Dissenso”: un cammino di libertà che partirà dal cuore della città per giungere fino all’ingresso dei Giardini della Biennale. La mobilitazione nasce come ferma risposta alla scelta dell’organizzazione della Biennale di consentire l’apertura del Padiglione Russia, che quest’anno ospita artisti riconducibili al sistema culturale promosso dal regime di Vladimir Putin. In collegamento Federica Valcauda di Europa Radicale ripercorre con noi il senso di questa mobilitazione e di queste giornate dove la propaganda putiniana ha invaso la Biennale di Venezia grazie al suo direttore Pierangelo Buttafuoco.
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Ep.123 | Se Lorenzo Tosa diventa il portavoce del Pd
Ieri la deputata Marianna Madia ha lasciato il Pd ed è entrata nel gruppo di Italia Viva da indipendente. Una scelta giustificata dalla volontà di costruire un polo riformista nella coalizione senza acredine contro Schlein e il Pd. Non la pensa però così Lorenzo Tosa, influencer che da tempo ormai diventa alfiere morale del bello e del giusto del Pd, con post sensazionalistici che diventano all’occorrenza una piccola fonte di gogna social per chi non la pensa come lui o come la segretaria del Pd. Un curioso caso in cui al Nazareno si tace mentre qualcuno prepara il terreno per rendere friendly deduzioni importanti.
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Ep.122 | Olivier Dupuis, l’europeista del futuro
Oggi ci lascerà Olivier Dupuis, radicale, europeista, federalista, già europarlamentare e segretario del Partito Radicale Transnazionale. Una vita intensa con molte vite dentro, un intellettuale che ha saputo coniugare azione e pensiero, vita e ideali. Difensore dei dissidenti, lui stesso obiettore di coscienza e incarcerato varie volte, amico del popolo ucraino, testimone della violenza coloniale di Putin in Cecenia e in Georgia, ha saputo unire mondi quando non esistevano. Lo ricordiamo e lo ringraziamo con le parole di Altiero Spinelli, di Adriano Sofri e le sue in chiusura di puntata.
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Ep.121 | Il contagio. Lottare contro l’odio
L’arresto di Eitan Bondí, responsabile del tentato ferimento con una pistola per softair di due militanti dell’Anpi il 25 aprile a Roma, è il finale ad una Festa della Liberazione che ha fatto emergere come odio e violenza ormai siano i veri protagonisti del dibattito pubblico. Il giovane romano, iscritto alla Comunità Ebraica, è l’ultimo esempio della radicalizzazione identitaria che ormai usa i grandi drammi del nostro tempo come palcoscenico della propria azione. Opporsi a tutto questo oggi è la vera Resistenza, opporsi all’odio sistematico è l’unico modo per salvarci e per sopravvivere. Chiudiamo la puntata proprio con le parole del Rav Jonathan Sacks.
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Ep.120 | Il complesso di superiorità della sinistra e altri fantasmi
Ieri su Repubblica Massimo Recalcati in un suo editoriale è tornato a parlare delle piazze del 25 aprile e si è soffermato sulla lezione liberale e dimenticata di Marco Pannella sul “fascismo di sinistra” e la cultura totalitaria. Un’ottima riflessione che non chiude ma, se possibile, estende un problema tra i problemi. In conclusione abbiamo intervistato il professor Stefano Ceccanti sul potere di grazia presidenziale.
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Ep.119 | Il colpo di grazia
Un fulmine, in un cielo abbastanza nuvoloso, si è abbattuto su via Arenula scagliato dal Colle più alto di Roma, il Quirinale, che ha chiesto verifiche adeguate e approfondite dopo le rivelazioni del Fatto sulle motivazioni che avrebbero portato alla grazia per Nicole Minetti. Nordio ha assicurato che in 24 ore tutto sarà chiarito e approfondito, ma se confermate le ricostruzioni del giornale diretto da Travaglio, resta una storia losca e triste che segna un colpo molto duro alla credibilità delle nostre istituzioni. In chiusura torniamo sul 25 aprile e la lezione dimenticata di Pertini e Lama raccontata da un magistrale articolo di Fabio Martini su HuffPost.
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Ep.118 | 25 aprile: cronaca di un disastro annunciato
Quello che è sì svolto sabato è stato il peggior 25 aprile di cui abbiamo memoria. Piazze in mano agli estremisti pro-Hamas, pro-ayatollah e pro-Putin, interi spezzoni isolati ed aggrediti. Una politica che ha perso la funzione di controllo e deroga tutto agli umori della piazza, alla creazione di un clima infame utile solo a fini elettorali. Come possiamo salvare la Festa della Liberazione da chi vuole farla diventare la Festa dell’oppressore? Proviamo a capirlo insieme oggi.
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Ep.117 | ll 25 aprile non è un opinione
Il 25 aprile non è mai stato una memoria condivisa. È, da sempre, una linea di confine: tra chi riconosce nell’antifascismo il fondamento della Repubblica e chi prova a ridurlo a una narrazione tra le altre.Le recenti dichiarazioni di Roberto Vannacci - che rifiuta di celebrare la Liberazione e ne ridimensiona il ruolo - non aprono una frattura nuova, ma si inseriscono in una tradizione consolidata di contestazione e riscrittura.Questo episodio tiene insieme questi due piani: da un lato il tentativo di svuotare il significato della Liberazione, dall’altro la sua persistente capacità di produrre mobilitazione e senso. Perché il 25 aprile non unisce. Definisce. E continua, ancora oggi, a dire da che parte stare.
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Ep.116 | Biagio de Giovanni e la lotta contro il populismo
È morto ieri a 94 anni anni Biagio De Giovanni, filosofo e politico che ha attraversato il secolo senza mai smettere di interrogare il potere Un intellettuale riformista, europeo, convinto che la democrazia liberale non fosse un dato ma una conquista fragile. Dai suoi studi su Hegel e Marx alla riflessione sulla crisi dell’Europa, ha difeso il primato delle istituzioni contro ogni scorciatoia ideologica . Ha combattuto il populismo quando non era ancora di moda chiamarlo così e ha criticato il giustizialismo come degenerazione moralistica della politica. Una voce scomoda, lucida, che ricordava alla sinistra che senza cultura liberale resta solo propaganda. Ne parliamo oggi leggendo i suoi articoli e un ricordo di Umberto Ranieri.
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Ep.115 | Solovyev minaccia Giorgia Meloni e apre la campagna elettorale di Putin in Italia
Le minacce del propagandista russo Vladimir Solov’ëv contro Giorgia Meloni segnano un’escalation della guerra ibrida tra Mosca e l’Italia.Non sono uscite isolate, ma parte di una strategia comunicativa coordinata per colpire leadership europee.Analizziamo in questa puntata come il conduttore sia strumento politico del Cremlino e il significato strategico delle sue invettive.In chiusura ci occupiamo delle dichiarazioni del capo del Mossad Barnea su quanto avvenuto sul Lago Maggiore 2023 dove persero la vita due agenti dei servizi italiani, un agente del Mossad e una donna russa, moglie dello skipper. Non fu una tempesta ma un attentato degli iraniani.
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Ep.114 | Servizi infedeli. Indagato Del Deo, ex numero 2 del Dis
Con Maria Antonietta Calabró di HuffPost ricostruiamo la clamorosa inchiesta sulla Squadra Fiore. L'indagine della Procura di Roma sul gruppo clandestino ha permesso di acquisire "elementi su presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l'intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni telefoniche". All'ex dirigente dei Servizi contestato peculato per 5 milioni di euro. “I neri” così erano chiamati erano di casa anche in Vaticano e sembrano aver fatto molto rumore tra le Mura Leonine.
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Ep.113 | Conte, il gas russo e la divisa che disturba
Giuseppe Conte, in un’intervista al Corriere della Sera, apre a una tregua con la Russia per tornare ad acquistare gas da Vladimir Putin, immaginando su questa linea il futuro campo progressista. Nessuno si scandalizza. Intanto, da Barcellona, i socialisti europei si rilanciano: Pedro Sánchez guarda alla Cina sui diritti umani, mentre Luiz Inácio Lula da Silva mantiene rapporti con Mosca. Fa invece rumore la foto di Roberta Metsola con il figlio in divisa in Finlandia. In questo mondo al contrario, disturbano più le uniformi che le autocrazie.
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Ep.112 | Ma è davvero finito il tempo della destra?
Ieri Elly Schlein ha dichiarato che “è finito il tempo della destra” vista la sconfitta di Orban in Ungheria e la vittoria del “No” al referendum. Ma bastano davvero la vittoria di un popolare conservatore e il voto di massa e polarizzato contro il governo per chiudere la porta al sovranismo? Ad occhio sembrerebbe di no, ne parliamo oggi raccontandovi di Silvia Salis e Giuseppe Conte.
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Ep.111 | Quali sono i veri motivi della rottura da Donald Trump e Giorgia Meloni? Dialogo con Maurizio Molinari
Nella puntata di oggi analizziamo lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni, fino a ieri alleati naturali. Il leader americano attacca la premier italiana per il mancato sostegno alle operazioni USA in Medio Oriente, segnando una rottura politica inattesa. Con Maurizio Molinari cerchiamo di capire se si tratta di un incidente o dell’inizio di una ridefinizione più profonda dei rapporti tra Italia, Stati Uniti ed Europa.
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Ep.110 | Nessuno mette Papa Leone in un angolo
La puntata di oggi ricostruisce lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV come sintomo di una frattura più profonda tra potere politico e autorità morale.Le accuse rivolte al pontefice non sono un incidente retorico, ma l’espressione di una strategia che pretende di subordinare il discorso religioso alla logica della forza.La condanna della guerra da parte del Papa diventa così intollerabile perché sottrae la legittimazione simbolica all’azione militare.Trump reagisce politicizzando la fede, trasformandola in un dispositivo identitario e in uno strumento di mobilitazione. E la politica italiana come reagisce?
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Ep.109 | Orbán Out. L’Ungheria torna in Europa
Viktor Orbán è stato sconfitto da Peter Magyar in modo eclatante. Il partito di opposizione Tisza prende la maggioranza assoluta in Parlamento e potrà cambiare la costituzione, riportandola al 2011, prima delle modifiche di Orbán a libertà di stampa, diritti civili, welfare, fisco e molto altro. È un grande giorno per l’Europa e per l’Ucraina: perde il migliore amico di Putin e Trump. Anche Giorgia Meloni dovrà riflettere bene sulle prossime mosse.
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Ep.108 | Meloni contro tutti
Ieri alla Camera dei Deputati, Giorgia Meloni ha affrontato in un anticipo di campagna elettorale tutte le opposizioni e ha lanciato un messaggio chiaro anche alla sua maggioranza. Ma è possibile che nel mezzo di una crisi internazionale di vasta portata dobbiamo vedere le istituzioni trasformate nella prosecuzione di un talk show? Con una riflessione di Giovanni Orsina oggi su "La Stampa" cerchiamo di comprendere come la stagione del populismo possa chiudersi aprendo una nuova stagione con un liberalismo nuovo.
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Ep.107 | Rapsodia ungherese. Orbán, Vance e Putin sfidano l’Europa
Domenica si vota in Ungheria e Viktor Orbán rischia davvero di vedere interrotto il suo dominio che dura da 16 anni. A sfidarlo Peter Magyar, leader del Partito del Rispetto e della Libertà (TISZA). Sì è scomodato anche JD Vance che in questi giorni sta dando una mano al miglior amico del Cremlino e della Casa Bianca. L’esito di queste elezioni cambierà davvero il futuro europeo e potrebbe generare una nuova primavera democratica ad Est oppure potrebbe portare ad un’involuzione ulteriore della vicenda democratica ungherese.
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Ep.106 | La bolletta di Donald Trump
Le minacce di Donald Trump nei confronti dell’Iran sono ormai all’ordine del giorno, ma la crisi energetica mondiale, l’aumento del prezzo del greggio e tutto quello che queste settimane di guerra hanno generato nelle finanze mondiali non sono più sostenibili per le cancellerie mondiali. Trump deve uscire da un conflitto in cui non sarebbe mai dovuto entrare e non sa come fare. Mentre le monarchie del golfo sono alla finestra, l’Europa ha paura di un crollo dei consumi e degli investimenti.
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Ep.105 | Se torna il Dio delle guerre
Marco Mondini, ospite di questa nostra puntata, ha scritto un editoriale importante su La Repubblica in cui sottolinea come la dimensione mistica e religiosa da Putin a Trump sia tornata a bussare forte alle porte del mondo occidentale e interroga su come arginare l’idea di una guerra permanente per rimanere al comando di società lacerate e senza identità. E come reagirà l’Europa a questo nuovo radicalismo religioso di una parte consistente di Occidente ?
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Ogni giorno milioni di notizie attraversano i nostri occhi e scompaiono. “Quel che resta del giorno”, con Massimiliano Coccia, è la feritoia da cui guardare la politica, la stampa, i libri e i conflitti del nostro tempo. Un podcast quotidiano de Linkiesta per ascoltare storie, voci e idee che resistono al rumore dei giorni.
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