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Viaggi nell'Economia
by Simone Ena
Mi chiamo Simone Ena, ho una laurea in Economia, un MBA e lavoro in una multinazionale. Questo podcast nasce dalla mia curiosità per la storia economica e i meccanismi invisibili che plasmano il mondo. Racconto l’economia in modo rigoroso ma accessibile, intrecciando dati e narrazione. Ogni episodio è un viaggio nel tempo e nello spazio: crisi finanziarie, rivoluzioni industriali, trasformazioni sociali e cambiamenti globali che hanno modellato il presente.
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103- 1981, il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro: origine del declino o svolta necessaria?
In questa puntata affrontiamo uno dei temi più discussi della storia economica italiana: il cosiddetto divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981.Per molti è stato il momento in cui sarebbero cominciati tutti i problemi del Paese: aumento dei tassi di interesse, esplosione del debito pubblico, perdita della sovranità monetaria. Ma è davvero andata così?Nel video provo a ricostruire quel passaggio storico senza slogan e senza semplificazioni. Vedremo che cosa cambiò davvero nel 1981, perché il “divorzio” non fu una rottura totale, quale ruolo ebbero l’inflazione, la svalutazione della lira e il contesto internazionale, e soprattutto perché il vero nodo italiano non fu soltanto la fine del finanziamento facile del deficit, ma l’incapacità di accompagnare quella svolta con una seria disciplina dei conti pubblici.Parleremo anche della cosiddetta tassa da inflazione, cioè di quel meccanismo con cui lo Stato poteva alleggerire il peso reale del debito scaricando però il costo su risparmiatori, lavoratori e redditi fissi.L’obiettivo della puntata è distinguere il mito politico dalla realtà storica: il divorzio fu davvero l’origine dei mali italiani, oppure fu il segnale di un cambiamento necessario ma rimasto incompleto?
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102- Enrico Cuccia e Mediobanca: come nasce il potere finanziario italiano
Nel secondo episodio entriamo nel cuore del capitalismo italiano del dopoguerra per spiegare la nascita di Mediobanca e l’inizio del metodo Cuccia. Per capire davvero il ruolo di questa istituzione, bisogna partire da un sistema economico fragile e incompleto: un mercato dei capitali debole, grandi famiglie industriali saldamente al comando, una forte presenza dello Stato e un equilibrio instabile tra finanza, industria e potere.Dalla crisi del 1929 alla legge bancaria del 1936, fino alla ricostruzione del secondo dopoguerra, l’episodio mostra perché Mediobanca non fu una banca come le altre, ma un vero centro di coordinamento del sistema economico nazionale. È qui che prende forma il metodo Cuccia: discrezione, relazioni, stabilità e controllo.Un viaggio nella storia economica italiana per capire come si costruisce il potere senza esporsi, e come una banca possa diventare il cuore invisibile di un intero sistema.
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101- Enrico Cuccia e Mediobanca: l’Italia del dopoguerra e la nascita del potere finanziario
In questo primo episodio della serie Cuccia e Mediobanca analizziamo l’Italia del dopoguerra, il contesto storico ed economico in cui nasce Mediobanca e le condizioni che renderanno centrale la figura di Enrico Cuccia. Dalla crisi della lira all’inflazione, dal Piano Marshall alla ricostruzione economica, fino al divario Nord-Sud, questa puntata racconta le fragilità dell’Italia tra il 1945 e il 1956. Per capire davvero Enrico Cuccia e il ruolo di Mediobanca nel capitalismo italiano, bisogna partire da qui: da un Paese distrutto dalla guerra, con un mercato dei capitali debole e una grande necessità di sviluppo industriale. Una puntata di storia economica italiana dedicata a finanza, ricostruzione, Guerra Fredda e nascita del potere bancario nel dopoguerra.
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100- Bilancio Stellantis 2025: promossa o rimandata?
In questo nuovo episodio analizziamo i risultati 2025 di Stellantis con un approccio chiaro e “conti alla mano”. Cosa raccontano davvero ricavi, margini e generazione di cassa? Perché la Industrial Net Financial Position resta positiva ma si assottiglia rispetto al 2024? E cosa significa l’aumento dei costi R&D a conto economico, spinto da svalutazioni e write-off di sviluppo capitalizzato? In questa puntata ricostruiamo i segnali chiave per capire strategia, rischi e scenari 2026. Ascolta fino alla fine per la sintesi conclusiva.
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99- Crack Cirio: il crollo dimenticato che ha tradito 35.000 risparmiatori
All’inizio degli anni Duemila, in Italia, il risparmio era una certezza culturale e l’obbligazione sembrava lo strumento più prudente possibile. Questo video racconta perché quella sicurezza si è rivelata un’illusione nel caso Cirio. Ripercorriamo il contesto di un Paese “innamorato” dei bond, il ruolo delle banche nel collocamento, la complessità nascosta dietro un marchio familiare e il momento in cui, nel 2002, la musica si ferma. Non è solo la storia di un’azienda che fallisce, ma di oltre 35.000 risparmiatori che scoprono di aver comprato un rischio mai raccontato come tale. Attraverso il tema delle “responsabilità diffuse”, il video mostra come comunicazione, incentivi e fiducia abbiano trasformato un prodotto percepito come sicuro in un trauma finanziario e culturale. Una lezione ancora attuale: il rischio più pericoloso è spesso quello che non vedi, perché qualcuno te lo ha venduto come invisibile.
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98- Sindona, banche, estero e Vaticano: la rete che porta al crack [Ep.6]
In questo episodio entriamo nel “motore” dell’universo Sindona: la macchina del denaro costruita a Milano e proiettata all’estero… e la macchina delle prove, guidata dall’uomo incaricato di smontarla pezzo per pezzo. Partiamo dall’OPA su Bastogi (1971) e dalla guerra di pacchetti che mette a nudo un mercato piccolo, opaco, dominato da incastri e relazioni. Poi scendiamo nel cuore del sistema: banche, società “a cappello”, capitali che escono e rientrano travestiti, contabilità usata come velo. Attraversiamo la Milano delle stanze ovattate di Banca Privata Finanziaria e Banca Unione, fino alla fusione che porta alla nascita della Banca Privata Italiana. Seguiamo il ruolo di Banca d’Italia e la liquidazione del 1974, mentre prende forma la “sbornia da liquidità” e il laboratorio Moneyrex. Entrano in scena le scatole estere e la regia finanziaria di Fasco, insieme a cambi, scommesse e trappole bancarie internazionali come Westminster Bank. Il racconto passa poi dal perno oscuro svizzero, Finabank, al “trionfo” americano che anticipa il disastro con la Franklin National Bank. E infine il nodo romano e i canali di potere: Banco di Roma e l’Istituto per le Opere di Religione, sullo sfondo della Città del Vaticano, mentre sul fronte industriale-finanziario si stagliano Montedison e Mediobanca.
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97- Intermediazione finanziaria: come il risparmio diventa investimenti
Episodio 2Oggi entriamo nella funzione di intermediazione: il meccanismo che collega chi accumula risorse (famiglie, imprese in surplus) con chi ne ha bisogno per crescere (imprese, Stato, investitori). Partiamo da una scena quotidiana: risparmio da una parte, macchinari e scorte dall’altra. Senza un ponte tra questi due flussi, l’economia procede “a singhiozzo”. Spieghiamo perché l’intermediazione non è solo “banca”, ma trasformazione: raccogliere risparmi piccoli e frammentati, convertirli in finanziamenti più grandi, allineare scadenze diverse, diversificare il rischio e ridurre i costi di ricerca e controllo. Introduciamo la grammatica dei saldi finanziari (avanzi e disavanzi) e la fotografia dei saldi patrimoniali, per capire non solo quanto denaro si muove, ma in che forma (debito, capitale, breve o lungo). Chiudiamo con i due canali – diretto e indiretto – e con una mappa chiara di “chi finanzia chi”, e perché quando la struttura del debito è fragile le crisi accelerano.
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96- Come funziona davvero il sistema finanziario
Episodio 1In questo primo episodio della serie sugli investimenti entriamo nella “macchina” che fa circolare il denaro: il sistema finanziario. Spieghiamo perché è l’infrastruttura che collega chi risparmia e chi ha bisogno di fondi, e come permette all’economia di funzionare ogni giorno. Vediamo le tre funzioni chiave: moneta e pagamenti, intermediazione tra surplus e deficit, e allocazione del rischio. Poi andiamo nel dettaglio: trasferire risorse nel tempo, finanziamento diretto nei mercati e finanziamento intermediato tramite banche, assicurazioni, fondi pensione e SGR. Passiamo quindi ai contratti: debito, partecipazione e assicurazione, fino a strumenti ibridi e derivati, tra copertura e speculazione. Chiudiamo con i principali rischi (credito, mercato, liquidità, operativo, controparte) e con il ruolo di regole e vigilanza in Italia e in Europa. Alla fine avrai una mappa chiara per orientarti tra banche, mercati, prodotti, costi e scelte consapevoli quotidiane.
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95- L’OPA che spaccò Piazza Affari: Bastogi, Sindona e la guerra dei pacchetti [Ep.5]
L’8 settembre 1971 l’annuncio dell’OPA su Bastogi fa saltare il banco: voci, attese e paure si condensano in un solo gesto, mentre Piazza Affari è chiusa e il mercato resta senza bussola. Inizia così una vera “guerra dei pacchetti”, dove il prezzo conta, ma contano ancora di più il tempo, le regole che non ci sono e le manovre che passano nelle fessure del calendario. La fusione Bastogi–Italpi–Ses–Sges promette forza, ma riduce il listino e apre un problema esplosivo: l’allineamento delle quotazioni e la percezione di una Bastogi “cara”. Intanto la politica entra in scena: Scalfari interroga il Tesoro, Barca e Ferri denunciano l’anonimato del mandante e l’inerzia dei controlli. Tra arbitraggio, scoperti, doppi prezzi e caccia ai voti, l’OPA fallisce… ma la partita vera si sposta su omologazioni, tribunali e potere.
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94- La Centrale: la manovra segreta che porta all’Opa su Bastogi [Ep.4]
In questo episodio, seguiamo una manovra laterale che spiega come si arriva all’Opa su Bastogi senza attaccarla frontalmente. Il punto di partenza è La Centrale, una holding nata dall’universo elettrico e “riciclata” dopo la nazionalizzazione del 1963: l’indennizzo Enel diventa liquidità, leva, ambizione. Dentro il suo portafoglio entrano decine di partecipazioni industriali e finanziarie, fino a quote in Pirelli e perfino un legame, piccolo ma simbolico, con Bastogi.Ma il vero motore è la geometria degli incroci: Invest, Generalfin, Gim e un sistema a specchio che rende il controllo elastico e spesso opaco. Quando i dividendi scricchiolano, gli equilibri si rompono: Pirelli si sfila, cambiano i blocchi di comando, nasce un nuovo sindacato con Pesenti (Ras), Bonomi-Bolchini, Finbai e i Rothschild. Poi arriva il 1971: l’offerta Hambros, il nome di Sindona, l’ombra di Bankitalia e una partita che diventa subito guerra di potere.
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93- Michele Sindona - Finanza, politica e misteri [Ep.3]
Per capire perché Michele Sindona arrivi a puntare sull’OPA Bastogi, bisogna uscire dal bersaglio e guardare il campo di battaglia. Questo episodio entra nel punto in cui industria, finanza e politica smettono di essere mondi separati: la crisi Montedison, il gigante chimico nato dalla fusione Edison–Montecatini, e il ruolo dell’ENI nell’idea — sempre ambigua — di una “regia” della chimica nazionale. Aprile 1970: nel gruppo Pesenti esplode una frattura interna, tra Carlo Pesenti e Roberto Ardigò, sul confine sottile tra opportunità e divieti della legge bancaria. Intanto Cesare Merzagora accetta la presidenza Montedison come “servizio al Paese”, ma quella doppia poltrona (Montedison e Generali) lo rende insieme arbitro e bersaglio. Sullo sfondo emergono fondi neri, incroci azionari, sindacati di controllo leggerissimi e la mano di Cuccia. E quando i rastrellamenti su Bastogi ripartono, diventa chiaro: basta colpire l’anello giusto per spostare un intero sistema.
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92- Michele Sindona Finanza, politica e misteri [Ep.2]
All’inizio degli anni Settanta la Borsa italiana appare come un luogo chiuso, quasi immobile. Un mercato di dimensioni ridotte, governato da regole rigide e da equilibri informali, dove il potere non si misura in azioni scambiate ma in relazioni, patti di sindacato e controlli incrociati. Mentre in Europa e negli Stati Uniti il capitalismo finanziario evolve rapidamente, Milano resta ancorata a un modello difensivo, costruito per impedire più che per favorire il cambiamento.È in questo contesto che irrompe Michele Sindona. Nel 1971 lancia la prima Offerta Pubblica di Acquisto della storia italiana, scegliendo come bersaglio Bastogi. Un’operazione che va ben oltre la finanza: è una sfida diretta al sistema di potere che ruota attorno a Mediobanca, Montedison e alle grandi famiglie industriali del Paese.Bastogi non è una società qualunque. Nata nell’Ottocento come impresa ferroviaria, è diventata nel tempo una “cassaforte” del capitalismo italiano: ricca di liquidità dopo gli indennizzi per la nazionalizzazione dell’energia elettrica, ma priva di una vera strategia industriale. Proprio questa fragilità la rende vulnerabile.L’OPA promette apertura, trasparenza, contendibilità. Ma il sistema reagisce, si chiude, resiste. E mentre nei salotti finanziari si combatte una partita silenziosa, a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i piccoli azionisti, esclusi da decisioni che segnano il destino del mercato italiano.
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91- Michele Sindona - Finanza, politica e misteri [Ep 1]
Nel primo episodio della nuova serie su Michele Sindona partiamo dall’inizio: non dal crack, ma dalla sua architettura. In una Milano del dopoguerra che mescola ricostruzione, speculazione edilizia e nuovi equilibri, un giovane avvocato di Patti entra nei giri giusti e trasforma la competenza fiscale in una leva di potere. L’obiettivo è concreto: costruire una rete di banche e società per muovere capitali con rapidità, aggirare vincoli e preparare operazioni sempre più grandi. Seguiremo i passaggi chiave: la nascita della Fasco AG, l’ingresso nella Banca Privata Finanziaria e nella Banca Unione, i contatti con industria e finanza internazionale, l’ombra di capitali esteri e vaticani. E sullo sfondo, l’Italia di Beneduce e dell’IRI: la “fratellanza siamese” tra banche e imprese che doveva stabilizzare il sistema, ma che finirà per diventare una gabbia. Qui nasce il “sistema Sindona”.
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90- I furbetti del quartierino - L’estate delle scalate e della finanza d’assalto
Nell’Italia del 2005, un bicchiere di sciacchetrà versato a Palazzo Chigi accende una stagione di finanza d’assalto. Da quell’episodio simbolico nasce una trama unica che intreccia tre scalate solo in apparenza separate: Antonveneta, BNL e RCS–Corriere della Sera. Rientrano i capitali dello scudo fiscale: liquidità opaca, senza volto, pronta a diventare leva di controllo. Credito facile, rastrellamenti silenziosi, patti riservati, “concerti” di prestanome: la trasparenza resta scenografia. I protagonisti—Gianpiero Fiorani, Emilio Gnutti, Stefano Ricucci, Giovanni Consorte—si muovono tra salotti, Borsa e politica. L’arbitro, Bankitalia di Antonio Fazio, appare troppo vicino al gioco. Non sono solo OPA e bilanci: è la cronaca a svelare reti, linguaggi e silenzi istituzionali. Il conto arriva a risparmiatori, reputazione del mercato e fiducia nelle istituzioni. Alla fine resta una domanda: chi controlla il controllore? E quanto costa a un Paese quando la fiducia si incrina? Aumentano premio di rischio, cinismo, e si allarga il divario.
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89- Quanto investiamo nel futuro? La spesa per l’istruzione [Ep.11]
Quanto investono i Paesi nell’istruzione? In questo episodio leggiamo un grafico che misura la spesa pubblica per l’educazione in % del PIL (1990–2023): un indicatore che racconta capitale umano, crescita, disuguaglianza e mobilità sociale. Scoprirai perché non sono sempre le economie più ricche a spendere di più, e come scelte diverse producano risultati diversi: sistemi più inclusivi, oppure scuole a due velocità. Parliamo di trend globali, differenze tra Paesi e di un punto chiave: investire in educazione non è un costo, è una scommessa sul futuro produttivo e civile di una società.
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88- Spesa sanitaria: il prezzo della salute [Ep.10]
Episodio 10. La forza di un sistema sanitario non si misura solo in miliardi spesi o in nuove tecnologie, ma in qualcosa di molto più concreto: quante persone sono lì per curarci.In questo episodio seguiamo un indicatore semplice e potentissimo: il numero di medici per mille abitanti, dal 1960 a oggi. Scopriamo una Svezia che sfiora i quattro medici per mille, un’Italia che ne ha moltissimi sulla carta ma troppo pochi negli ospedali, e un’Africa che spesso non arriva a uno. Tra questi estremi scorrono storie di carenze di personale, burnout, tagli, ma anche di programmi pubblici che portano dottori nelle periferie e di una “fuga dei cervelli” che dal Sud del mondo continua a spingere verso il Nord.Un viaggio nei dati che mostra come, dietro ogni curva, ci siano scelte politiche, investimenti in capitale umano e una domanda cruciale: chi si prenderà cura di noi nei prossimi decenni.
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87- FIAT: dall’Italia a Stellantis – eredità di un gigante industriale [Ep.13]
Episodio 13 – Il crollo Fiat: globalizzazione, crisi e attesa di un salvatore (2000–2003).All’inizio del nuovo millennio, la Fiat affronta la peggiore crisi della sua storia. L’arrivo di Paolo Fresco, primo leader esterno alla tradizione torinese, non basta a invertire il declino: gamma debole, perdita di quote di mercato, debiti crescenti. L’alleanza con General Motors porta liquidità ma non rilancio. Dopo l’11 settembre 2001, le vendite crollano e il gruppo avvia dismissioni e tagli. Nel 2003, Fresco e Cantarella lasciano; Umberto Agnelli assume la guida in modalità emergenziale. Con banche preoccupate e governance fragile, si attende un salvatore. Un nome emerge: Sergio Marchionne. La rinascita, però, sarà tutta da scrivere.
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86- FIAT 1965–2003: lezioni di un impero industriale in crisi [Ep.12]
Episodio 12 – L’eredità Fiat: il Novecento finisce a Torino?Alla fine degli anni ’90, la Fiat è una multinazionale diversificata, ma ha perso il radicamento torinese e la centralità simbolica che l’avevano resa il motore dell’industrializzazione italiana. Tra governance opaca, strategie altalenanti e spostamento del baricentro produttivo all’estero, il gruppo affronta una crisi di identità industriale. Il legame con Stato e sindacati si è raffreddato, mentre cresce il dubbio che l’auto non sia più un settore strategico. Con Gianni Agnelli prossimo al passo indietro e senza una leadership visionaria, il Novecento industriale si chiude lasciando un’azienda ancora grande, ma sola, e un Paese senza un modello chiaro per il futuro.
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85- FIAT 1965–2003: alla vigilia della svolta Marchionne [Ep.11]
Episodio 11 – Il tramonto di un’epoca: Fiat verso il XXI secolo (1996–1999).Alla fine degli anni ’90, la Fiat vive un passaggio delicato. Dopo l’era Romiti, il gruppo affronta una crescente pressione competitiva globale e un indebolimento del “modello Torino”. La strategia delle world car porta successi all’estero, ma in patria la quota di mercato cala. La governance si irrigidisce, le alleanze restano vaghe, l’innovazione discontinua. Investimenti in impianti come Melfi e Pratola Serra non bastano a invertire la rotta. Tra successi internazionali e identità frammentata, la domanda resta aperta: chi guiderà la transizione nel nuovo secolo? Il Novecento industriale italiano si chiude in un lento crepuscolo.
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84- Corruzione: il costo invisibile del potere
Ogni tangente è una tassa occulta sulla fiducia.In questo episodio di Viaggi nell’economia – Dentro i numeri, partiamo da due grafici per raccontare il lato nascosto dello sviluppo: la corruzione quotidiana e quella politica.Vedremo in quanti Paesi del mondo, dal Congo all’India, pagare per un certificato, una visita in ospedale o un permesso è routine; e come questo mina crescita, investimenti, servizi pubblici.Poi saliremo di quota, guardando all’indice di corruzione politica: quando sono le élite a piegare le regole, lo Stato smette di proteggere i cittadini e diventa parte del problema.L’Italia, sospesa tra Nord Europa e Sud del mondo, sarà il nostro caso di studio per capire quanto contino davvero istituzioni trasparenti, burocrazia imparziale e fiducia nello Stato.Perché dietro ogni linea di questi grafici ci sono scelte politiche, opportunità perdute e, soprattutto, la qualità della nostra democrazia.Numeri alla mano, proveremo a dare un prezzo all’onestà.
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83- Piero Sraffa – L’economista dimenticato che sfidò il pensiero dominante
Cambridge, autunno 1960. In uno studio pieno di libri, Piero Sraffa rilegge le ultime pagine di un libretto destinato a cambiare l’economia: “Produzione di merci a mezzo di merci”. Da qui parte il nostro viaggio nella vita di un economista schivo e radicale, che da Torino e dai dialoghi con Gramsci approda a Cambridge, nel cuore della rivoluzione keynesiana, tra Keynes, Wittgenstein e il “Circus”.Racconteremo come Sraffa rimette al centro produzione e sovrappiù, mostrando che prezzi, salari e profitti non sono il risultato neutrale dell’incontro tra domanda e offerta, ma dell’intreccio tra tecnica, potere e rapporti sociali. Dalle critiche al marginalismo alle controverse teorie del capitale, fino alle disuguaglianze di oggi: un episodio per capire perché, dietro ogni dibattito su salari, profitti ed extraprofitti, resta aperta una domanda scomoda ma decisiva: a chi va davvero il sovrappiù che produciamo? Un invito a guardare l’economia come scienza dei rapporti sociali.
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82- Tassazione: il prezzo della civiltà – chi paga e cosa ottiene davvero
Quanto costa davvero lo Stato moderno?In questo episodio di Viaggi nell’economia – Dentro i numeri, partiamo da un grafico che mostra le entrate fiscali sul PIL dal 1980 a oggi, per capire come i diversi Paesi finanziano il proprio welfare. Dal “patto fiscale” solido dei Paesi nordici e della Francia, al paradosso italiano di tasse alte e fiducia bassa; dal modello leggero ma diseguale degli Stati Uniti, fino agli Stati rentier del Golfo, dove le imposte quasi non esistono.Ne emerge una domanda semplice e scomoda: cosa ci restituisce davvero ogni euro di tasse che paghiamo? Tra sanità, scuola, pensioni e debito pubblico, questo viaggio dentro i numeri ci aiuta a leggere il rapporto tra cittadini e Stato – e a chiederci che società vogliamo finanziare.
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81- Capacità istituzionale: quando lo Stato funziona (e quando fallisce)
Quanto costa davvero lo Stato moderno? E quanto conta la fiducia nelle istituzioni per la crescita di un Paese?In questo video partiamo da tre grafici potentissimi:1) il peso delle tasse sul PIL, dal modello nordico al paradosso italiano – tasse alte, servizi spesso deludenti;2) l’indice di amministrazione pubblica rigorosa e imparziale, che misura quanto uno Stato tratta davvero tutti allo stesso modo;3) la lunga parabola dei 5 secoli di imperi coloniali europei, dalla conquista dei continenti alla decolonizzazione, fino alle disuguaglianze di oggi.Numeri, curve e mappe diventano una storia unica: quella del rapporto tra cittadini e Stato, tra potere e fiducia, tra passato coloniale e presente economico.Perché dietro ogni grafico, c’è sempre una domanda: che tipo di società vogliamo costruire?
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80- Spesa pubblica: chi paga e dove vanno davvero i soldi dello Stato?
Come si è trasformato lo Stato nell’economia negli ultimi due secoli? In questa puntata seguiamo una semplice linea su un grafico – la spesa pubblica in percentuale del PIL – che in realtà racconta guerre mondiali, crisi, ricostruzioni e nascita del welfare. Partiremo dall’Ottocento dello “Stato minimo”, che spende appena il 10% del PIL, per arrivare allo Stato sociale del secondo dopoguerra, fino ai dibattiti neoliberali degli anni Ottanta e alle nuove impennate dopo il 2008 e la pandemia. Confronteremo Italia, Germania, Stati Uniti, Cina e alcuni piccoli Stati estremi, per capire perché oggi la spesa pubblica oscilla stabilmente tra il 40 e il 50% del PIL. La domanda finale è semplice e scomoda: con popolazioni che invecchiano, debiti elevati e transizioni da finanziare, come potrà lo Stato continuare a garantire welfare, crescita e coesione senza esplodere i conti pubblici? Un viaggio nei numeri per capire che Stato vogliamo davvero.
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79- Disuguaglianza economica di genere: il prezzo invisibile del lavoro femminile
C’è un indicatore che, più di molti altri, racconta con precisione a che punto siamo nel cammino verso la parità tra uomini e donne: il Gender Inequality Index. Non si limita a raccogliere dati: misura la distanza tra le promesse delle società e ciò che riescono davvero a realizzare.Dentro questo numero si intrecciano tre dimensioni fondamentali per lo sviluppo umano: la salute riproduttiva, l’accesso all’istruzione, e il potere economico e politico. Negli anni ’90, quasi tutti i Paesi presentavano forti squilibri. Oggi molte curve sono in discesa, segno di un progresso tangibile. Ma il percorso resta tutt’altro che lineare: in alcuni Stati la parità avanza, in altri arretra, e in molti è ancora ostacolata da barriere culturali e istituzionali.Osservare il mondo attraverso questo indice significa cambiare prospettiva: non solo crescita e PIL, ma anche libertà, diritti e opportunità. Perché senza uguaglianza, nessuna economia può dirsi davvero completa.
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78- Aiuti allo sviluppo: funzionano davvero? Dentro l’economia della solidarietà globale
Per oltre sessant’anni, gli aiuti internazionali hanno rappresentato una delle grandi promesse dell’economia globale: ridurre la povertà, sostenere la crescita, costruire un ponte tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Ma quanto hanno davvero mantenuto quella promessa? Dall’Official Development Assistance, gli aiuti pubblici allo sviluppo che dai tempi della Guerra Fredda hanno trasformato la politica globale, alle campagne di vaccinazione che in pochi decenni hanno salvato milioni di bambini, portando la salute anche nei luoghi più remoti del pianeta. E poi la battaglia contro l’AIDS: una curva che scende mentre un’altra sale, la dimostrazione visiva di cosa accade quando la ricerca, i governi e le istituzioni lavorano insieme. Aiuti, vaccini, terapie: tre grafici, tre rivoluzioni che hanno riscritto la storia della vita umana. Ma anche tre promemoria che il progresso non è mai garantito: richiede impegno, visione e una solidarietà che attraversi confini, crisi e generazioni.
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77- Disuguaglianza economica: il mondo diviso dalla ricchezza
C’è una curva che attraversa un secolo di storia economica e racconta la più grande frattura del nostro tempo: la disuguaglianza.Dalle fortune dei Rockefeller e degli Agnelli alle nuove dinastie di Silicon Valley, l’1% più ricco della popolazione ha visto crescere la propria quota di reddito fino a livelli che non si vedevano dagli anni Venti.Negli Stati Uniti controlla oggi oltre un quinto della ricchezza nazionale; in Europa la forbice è più stretta, ma si allarga di anno in anno.Dietro quelle linee ci sono guerre, crisi, rivoluzioni tecnologiche e scelte politiche che hanno ridisegnato la distribuzione del benessere.Un viaggio tra numeri e storia per capire come — e perché — la crescita non basta più, se non è accompagnata da equità.
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76- Crescita economica: la corsa del mondo moderno
C’è un grafico che racconta, da solo, duemila anni di storia economica.Una linea quasi piatta, immobile per secoli — e poi, all’improvviso, una salita vertiginosa.È la curva del PIL mondiale, quella che gli economisti chiamano “hockey stick”, il bastone da hockey.Il lungo manico rappresenta millenni di stagnazione, in cui il mondo restava povero; la lama inclinata racconta gli ultimi due secoli, l’epoca della rivoluzione industriale e della crescita esplosiva.In pochi decenni, l’umanità ha moltiplicato la ricchezza più di quanto avesse fatto in tutta la sua storia.Ma questa linea, così ripida e perfetta, nasconde anche le sue ombre: disuguaglianze, limiti ambientali, nuove fragilità globali.Oggi siamo nel punto più alto del bastone da hockey — e la domanda è semplice, ma decisiva: possiamo continuare a crescere così, o dobbiamo imparare a cambiare?
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75- Povertà: la grande fuga dalla miseria – il più grande progresso della storia
Non sempre le grandi rivoluzioni si vedono nelle piazze o nei libri di storia.A volte si nascondono in un semplice grafico, in una linea che scende lentamente, anno dopo anno.È la linea della povertà estrema: la soglia che separa la sopravvivenza dalla dignità.Vivere con meno di tre dollari al giorno — una condizione che, cinquant’anni fa, era la norma per metà del pianeta.Da allora, il mondo ha cambiato rotta: miliardi di persone hanno superato quel confine invisibile, grazie a crescita, istruzione e sviluppo.Eppure, mentre alcune curve precipitano, altre restano ostinatamente alte.L’Africa subsahariana, oggi, porta il peso più grande di questa disuguaglianza.Questa è la storia di un progresso straordinario, ma incompiuto: il cammino dell’umanità oltre la soglia della povertà, alla ricerca di un futuro condiviso.
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74- Quando il mondo ha imparato a leggere
C’è un grafico che racconta la più grande rivoluzione silenziosa della storia: l’alfabetizzazione.All’inizio dell’Ottocento solo una persona su dieci sapeva leggere e scrivere; oggi, quasi nove su dieci.In due secoli, l’umanità ha invertito il rapporto tra conoscenza e ignoranza, trasformando la scuola in un motore di crescita economica e progresso sociale.In questa puntata, intitolata Education & Knowledge, della serie "Dentro i numeri: il mondo raccontato dai dati", scopriremo come l’istruzione ha cambiato il destino dei Paesi e delle persone, aprendo la strada alla produttività moderna, alla democrazia e alla riduzione delle disuguaglianze.Un viaggio tra dati, storia e idee — dal primo libro stampato ai tablet di oggi — per capire perché imparare a leggere non è solo un gesto culturale, ma un atto economico.
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73- Evasione fiscale: perché l’Italia paga più tasse ma incassa meno
In questa puntata seguiamo il fantasma che sottrae ricchezza all’Italia: l’evasione fiscale. Ogni anno spariscono circa 83 miliardi, mentre la pressione supera il 42% del PIL: paghiamo molto, incassiamo poco. Racconteremo come funziona il tax gap, perché l’IVA è l’imposta più esposta, e cosa ha cambiato la fatturazione elettronica, che ha dimezzato il VAT gap intorno al 10-11%. Confronteremo l’Italia con l’Europa, dal modello nordico della fiducia ai ritardi culturali mediterranei; entreremo nelle mappe dell’irregolarità tra Nord e Mezzogiorno, settori e lavoro nero. Parleremo di Tax Freedom Day, cuneo fiscale, burocrazia e della sfiducia che alimenta il circolo vizioso. Infine, le vie d’uscita: semplicità, equità, trasparenza, premi alla compliance e meno tasse sul lavoro. Perché la vera riforma non è solo tecnologia, ma un nuovo patto di fiducia: pagare deve convenire e tornare a significare appartenenza, con servizi migliori, crescita più solida e vera coesione sociale.
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72- L’Italia che cresceva [Ep.2] – Dallo Stato imprenditore alla stagnazione europea
Continuiamo il nostro viaggio nell’Italia che cambia: da Tangentopoli alla stagione delle privatizzazioni. Nel 1992 Mani Pulite travolge la Prima Repubblica, la lira crolla, i tassi esplodono: lo Stato vende asset strategici. Telecom, Autostrade, banche, chimica e siderurgia cambiano padrone; arrivano debiti, rendite, oligopoli. Il credito smette di finanziare fabbriche, la finanza prende il controllo. Con l’euro perdiamo la leva del cambio, i vincoli di bilancio stringono, gli investimenti calano e la produttività ristagna. È la storia di un Paese che passa dallo Stato imprenditore allo Stato regolatore. Capiremo cause, conseguenze e lezioni per ripartire insieme, oggi.
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71- L’Italia che cresceva [Ep.1] – Dallo Stato imprenditore alla stagnazione europea
Un viaggio nella storia economica dell’Italia: dal dopoguerra al presente. Dalle macerie del 1945 alla ricostruzione, il Piano Marshall, l’IRI e l’ENI accendono i quattro motori della crescita: industria, Stato, credito, lavoro. È il miracolo economico: Autostrada del Sole, Fiat 600, distretti, piena occupazione. Poi le crepe: migrazioni di massa, autunno caldo, shock petroliferi, inflazione a doppia cifra e svalutazioni della lira. Negli anni Ottanta l’illusione di ricchezza convive con produttività ferma e debito in volo. I Novanta promettono modernità con le privatizzazioni: dallo Stato imprenditore allo Stato regolatore. Un racconto rigoroso e accessibile su come l’Italia smise di crescere.
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70- Telecom Italia – Storia di ascesa, privatizzazione e declino
Telecom Italia è la storia di un Paese: dal telefono grigio SIP alla corsa digitale. Nata dallo Stato imprenditore, trasformata in campione nazionale, viene privatizzata nel 1997 come simbolo di modernizzazione. Due anni dopo l’OPA Olivetti inaugura la stagione della leva finanziaria: debiti, fusioni, dismissioni. L’era Tronchetti Provera, Telco e gli azionisti esteri accentuano instabilità e conflitti di governance, mentre gli investimenti in rete rallentano e il ritardo infrastrutturale cresce. Tra posti di lavoro persi, ricavi in calo e strategie, il gigante diventa “conteso”. Telecom resta un asset strategico: rete e tecnici sono centrali per il futuro digitale del Paese.
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69- IRI: lo Stato imprenditore [Ep.3] – Storia economica di un colosso italiano (1933–2002)
Negli anni Settanta, l’IRI – simbolo dello Stato imprenditore – entrò in una lunga stagione di crisi. Lo shock petrolifero, la stagflazione e la globalizzazione incrinarono un modello basato su debito e occupazione garantita. Le imprese pubbliche, gravate da oneri sociali e inefficienze, divennero insostenibili. Negli anni Ottanta, Romano Prodi avviò la difficile ristrutturazione del gruppo, preludio alle grandi privatizzazioni degli anni Novanta. Nel 2002, l’IRI fu definitivamente liquidato. Questa puntata racconta la parabola finale di un gigante che, per decenni, aveva incarnato le ambizioni e le contraddizioni dell’Italia industriale.
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68- IRI: lo Stato imprenditore [Ep.2] – Storia economica di un colosso italiano (1933–2002)
L’Italia del 1945 è un Paese ferito ma non vinto. Macerie nelle città, fabbriche interrotte, ferrovie spezzate; la lira vacilla, i prezzi corrono, la fame morde. In questo scenario nasce la seconda vita dell’IRI: da residuo del dirigismo a perno della ricostruzione. Con il nuovo statuto repubblicano, l’ente diventa regista industriale: coordina investimenti, ricuce infrastrutture, alimenta acciaio, energia, telecomunicazioni. Il Piano Marshall fornisce risorse e tecnologia; Finmeccanica e Finelettrica ampliano il perimetro. Tra Nord e Sud si sperimenta una modernizzazione guidata dallo Stato, fra ambizioni, vincoli sociali e prime contraddizioni. È l’alba del miracolo economico italiano che cambierà il Paese.
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67- IRI: lo Stato imprenditore [Ep.1] – Storia economica di un colosso italiano (1933–2002)
All’inizio degli anni Trenta l’Italia è un Paese fragile: segnata dalla Grande Guerra, travolta dalla crisi del 1929, schiacciata da un sistema bancario in collasso e da un’industria ancora debole. È in questo contesto che nasce l’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale: inizialmente un ente provvisorio, pensato come pronto soccorso per salvare banche e imprese. In pochi anni, però, diventa il cuore dello Stato imprenditore, una holding pubblica capace di gestire settori strategici come siderurgia, telecomunicazioni e cantieristica. Questa puntata racconta l’ascesa dell’IRI, dall’emergenza della crisi del ’29 all’autarchia fascista e alla guerra.
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66- Standa: la casa degli italiani – Ascesa e caduta di un gigante della distribuzione
Dalla Milano del 1931 all’Italia della globalizzazione, la storia di Standa è un viaggio dentro l’evoluzione dei consumi e della società italiana. Nata come “Standard”, divenne un simbolo del Novecento, accompagnando generazioni di famiglie tra vetrine, carrelli e spot televisivi. Dall’era Montedison ai fasti degli anni Ottanta con Berlusconi, fino al declino negli anni Duemila, Standa racconta come è cambiato il modo di comprare, vivere e sognare. Un marchio che fu molto più di un negozio: fu la casa degli italiani.
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65- Lancia – Storia di ascesa e declino di un mito italiano
Fondata da Vincenzo Lancia nel 1906, la Lancia non è stata solo un marchio automobilistico, ma un mito capace di unire eleganza, innovazione e prestigio. Dalla rivoluzionaria Lambda all’Aurelia con il primo motore V6, fino alle vittorie nei rally con la Fulvia, il marchio ha segnato la storia dell’auto e dell’Italia stessa. Ma dietro i successi si celavano fragilità strutturali, una gestione familiare complessa e l’incapacità di competere su larga scala. In questo episodio di Viaggi nell’economia raccontiamo l’ascesa e il declino di un’icona, specchio delle luci e delle ombre del capitalismo italiano.
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64- Il banchiere di Dio – Roberto Calvi e il crollo del Banco Ambrosiano
Il 18 giugno 1982, sotto il Blackfriars Bridge di Londra, viene trovato il corpo di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano. Non è un suicidio qualsiasi, ma il simbolo del crollo di un sistema che intrecciava Vaticano, massoneria, politica e criminalità organizzata. In questo episodio di Viaggi nell’economia ricostruiamo la storia del “banchiere di Dio”: dalle origini cattoliche dell’Ambrosiano al crack miliardario, fino al mistero irrisolto della sua morte. Un racconto narrativo e rigoroso che mostra come la finanza opaca può destabilizzare interi Paesi.
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63- Autobianchi – il sogno italiano tra innovazioni e illusioni
La storia di Autobianchi è un capitolo unico dell’industria automobilistica italiana. Nata come laboratorio di sperimentazione tecnologica, portò sul mercato modelli iconici come la Bianchina, la Primula e la A112, che seppero unire stile, compattezza e soluzioni innovative. Ma dietro il fascino e l’inventiva si nascondeva anche la fragilità di un marchio spesso stritolato dalle logiche industriali e dalle scelte strategiche di Fiat. Questa puntata racconta sogni e successi, ma anche le illusioni e i limiti che segnarono il destino di Autobianchi, simbolo di un’Italia creativa, ambiziosa e allo stesso tempo vulnerabile.
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62- Ansaldo – fabbriche, navi e potere. Storia di un impero industriale italiano
L’Ansaldo non è stata solo un’impresa: è stata un simbolo dell’Italia industriale. Nata a Genova nel 1853, nel cuore di una città di commerci e cantieri, ha accompagnato per oltre 170 anni la trasformazione del Paese. Dalle prime locomotive del Regno di Sardegna alle corazzate per la marina, dagli impianti siderurgici alle turbine, fino ai reattori nucleari e alle centrali elettriche, Ansaldo ha rappresentato la capacità – e i limiti – del capitalismo italiano. Sempre intrecciata con lo Stato, la sua crescita è stata alimentata da commesse pubbliche, guerre e strategie di potenza nazionale. Nei decenni del dopoguerra ha contribuito al miracolo economico, diversificandosi in trasporti, energia e difesa. Oggi, con Ansaldo Energia, è al centro della sfida globale della transizione energetica. Raccontare Ansaldo significa leggere la storia d’Italia: ambizioni, crisi, rinascite. Un viaggio che intreccia industria, politica e potere.
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61- Parmalat – Storia del crack del secolo [Ep.10]
Episodio 10.Il crack Parmalat del 2003 non è stato solo la più grande frode finanziaria europea: è stato un trauma che ha cambiato il capitalismo italiano. Con miliardi di euro bruciati, risparmiatori traditi, banche complici e autorità lente, la vicenda ha messo in luce i limiti della corporate governance e della tutela dei piccoli investitori. In questo episodio finale ripercorriamo le conseguenze economiche, le riforme nate dopo lo scandalo, il confronto con Enron e Lehman, la resilienza del marchio e le lezioni per il futuro. Parmalat non è più un’azienda indipendente, ma il suo crack resta una memoria viva.
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60- Banche e potere in Italia: due secoli di storia
Dalle banche miste alle grandi fusioni: storia del sistema bancario italiano.Dalla crisi della Banca Romana all’IRI, dalla legge bancaria del 1936 al miracolo economico, fino alle privatizzazioni degli anni ’90 e alle grandi fusioni che hanno dato vita a Intesa Sanpaolo e Unicredit: la storia del sistema bancario italiano è un viaggio tra stabilità e crisi, pubblico e privato, locale e globale. In questo episodio di Viaggi nell’economia raccontiamo come le banche abbiano accompagnato l’Italia tra cadute e rinascite, fino alle sfide di oggi: digitalizzazione, concorrenza fintech e transizione verde.
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59- Parmalat – Storia del crack del secolo [Ep.9]
Episodio 9.Nel 2012 Parmalat, ormai controllata da Lactalis, entra in una nuova fase di tensione: non più la sopravvivenza aziendale, ma la correttezza del prezzo delle acquisizioni intra-gruppo. Il fondo Amber Capital accusa Lactalis di aver imposto valutazioni gonfiate a danno degli azionisti di minoranza, evocando il rischio di “tunneling”. Consob e advisor come Mediobanca certificano la regolarità formale, ma il dubbio sull’indipendenza resta. Il caso approda al Tribunale di Parma, che conferma la legalità dell’operazione, senza però dissipare le critiche. È il simbolo dei limiti della corporate governance italiana: procedure rispettate, sostanza contestata.
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58- Alfa Romeo – storia di un marchio leggendario [Ep.3]
Episodio 3.Dagli anni Settanta inizia la lunga discesa dell’Alfa Romeo: la crisi energetica, i conflitti sociali e le rigidità dell’impresa pubblica mettono in difficoltà un marchio simbolo dell’Italia industriale. L’avventura dell’Alfasud, tra innovazione e difetti di qualità, riflette le contraddizioni del Paese. Negli anni Ottanta, tra debiti e concorrenza tedesca, arriva la cessione alla Fiat, che porta successi come la 156 ma anche compromessi tecnici. Con Marchionne nascono piani di rilancio globali, senza però sfondare. Oggi, sotto Stellantis, l’Alfa affronta la sfida dell’elettrificazione e del mercato premium, cercando di conciliare tradizione e futuro. Il mito, però, resiste.
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57- Parmalat – Storia del crack del secolo [Ep.8]
Episodio 8.Nel 2012 Parmalat, ormai controllata da Lactalis, affronta il primo vero banco di prova della nuova era: l’acquisizione delle controllate del gruppo francese in Brasile e Messico. Un’operazione da oltre un miliardo di euro, presentata come strategica per rafforzare la presenza in America Latina, ma che solleva interrogativi cruciali. È una classica operazione con parti correlate, dove il rischio di conflitto d’interessi è evidente: chi garantisce che il prezzo sia equo? Le contestazioni di Amber Capital, il ruolo di Mediobanca e l’intervento della Consob trasformano il caso in un simbolo delle fragilità della corporate governance italiana.
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56- Parmalat – Storia del crack del secolo [Ep.7]
Episodio 7.Nel 2011, Parmalat, rinata dopo il crack sotto la guida di Enrico Bondi, diventa il bersaglio di una scalata ostile: Lactalis, colosso francese del lattiero-caseario, lancia un’OPA e conquista oltre l’83% del capitale. È il passaggio decisivo che trasforma un campione nazionale in filiale di un gruppo multinazionale a controllo familiare. L’operazione riflette la logica del consolidamento globale, ma in Italia scatena polemiche e timori: perdita di sovranità economica, rischio occupazionale, simbolo identitario svenduto. Un caso emblematico di globalizzazione, dove il mercato prevale sulla politica industriale.
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55- Alfa Romeo – storia di un marchio leggendario [Ep.2]
Episodio 2.In questo episodio raccontiamo la rinascita dell’Alfa Romeo, simbolo di un’Italia che rialza la testa e corre verso il boom economico. Dal Portello ad Arese, dall’arrivo di Giuseppe Luraghi alla nascita della Giulietta e della Giulia, l’Alfa diventa fabbrica di sogni e laboratorio del miracolo italiano. Tra catene di montaggio moderne, sfide con Fiat, Lancia e BMW, e il mito del “Duetto”, il Biscione incarna lo spirito di un Paese che cresce, consuma e si riconosce nel design, nella tecnica e nella passione.
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54- Privatizzazioni all’italiana: luci e ombre
Le privatizzazioni italiane rappresentano uno dei passaggi più controversi della nostra storia economica recente. Dalla notte del decreto Amato del 1992, che trasformò i grandi enti pubblici in società per azioni, il rapporto tra Stato e mercato cambiò radicalmente. In questo episodio di Viaggi nell’economia esploriamo le radici teoriche, le esperienze internazionali e le grandi operazioni italiane: da Telecom a ENI, da ENEL alle banche. Un percorso tra luci e ombre: riduzione del debito, sviluppo della Borsa, ma anche monopoli privati, precarietà e perdita di controllo pubblico. Una storia che ancora oggi ci interroga.
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ABOUT THIS SHOW
Mi chiamo Simone Ena, ho una laurea in Economia, un MBA e lavoro in una multinazionale. Questo podcast nasce dalla mia curiosità per la storia economica e i meccanismi invisibili che plasmano il mondo. Racconto l’economia in modo rigoroso ma accessibile, intrecciando dati e narrazione. Ogni episodio è un viaggio nel tempo e nello spazio: crisi finanziarie, rivoluzioni industriali, trasformazioni sociali e cambiamenti globali che hanno modellato il presente.
HOSTED BY
Simone Ena
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