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Voci dipinte

Un programma che approfondisce temi d’attualità nel mondo dell’arte, con uno sguardo trasversale e multidisciplinare che dà la parola a storici dell’arte, artisti e conservatori, scrittori e critici, per parlare di artisti, opere d’arte, musei e nuovi linguaggi artistici. Ogni settimana l’inserto dedicato a una mostra scelta dalla redazione e raccontata dai curatori. E una selezione di notizie e segnalazioni di inaugurazioni da non perdere.

  1. 100

    Una sola Basilea

    Tante Art Basel, ma una sola Basilea: la fiera d’arte più importante del mondo con il tempo è diventata un marchio globale con cinque piattaforme, ma la sua identità resta radicata nella storia della città d’arte renana. Basilea si trasforma ogni anno in un ecosistema che accoglie decine di migliaia di visitatori attirati da Unlimited – selezione di opere monumentali – e da Parcours – una minibiennale a cielo aperto nelle vie di Basilea – ma anche dal circuito di fiere satellite, meno formali e più festival, come il Basel Social Club. La chiave del successo di Art Basel si basa sull’alta qualità e la capacità di reinventarsi. Per capire come, abbiamo intervistato il direttore generale di Art Basel Vincenzo De Bellis a pochi giorni dall’apertura della fiera. Per la mostra della settimana saremo a Mendrisio insieme a Cristiana Coletti che ha visitato l’esposizione dedicata al lavoro del fotografo e artista visivo italiano Pino Musi. Un progetto concepito appositamente per gli spazi circolari del Teatro dell’architettura di Mendrisio.

  2. 99

    L’atlante delle emozioni

    Una geografia emozionale che unisce arte, architettura, cinema e design in un viaggio visivo avvincente ed erudito: l’Atlante delle emozioni di Giuliana Bruno appena ristampato per le edizioni Johan and Levi è stato e resta un testo fondamentale per i Visual Studies. La prima edizione italiana risale al 2006: da allora le prospettive inedite proposte da questa originale mappa della storia culturale delle arti visive e dello spazio ha ispirato molti ricercatori e artisti, semplici lettori e storici dell’arte. Insieme all’autrice, Giuliana Bruno, titolare della cattedra di Visual and Environmental Studies presso la Harvard University viaggeremo tra i capitoli di questo libro nato da una rampa di un edificio di LeCorbusier. 

  3. 98

    Oltre il disincanto

    “La lamentatio circa lo stato della critica d’arte, che manca, è mediocre o assente, è un sottogenere letterario in voga.” Scrive lo storico dell’arte Michele Dantini “I punti di vista sono molteplici, persino concorrenti. Sembrano tuttavia convergere in un’amnesia. (…)“ In questa puntata di Voci Dipinte interroghiamo la critica d’arte non solo come genere, ma anche come ruolo di responsabilità verso le opere e verso gli artisti. Parliamo di indagine poetica e discorsi retorici, di crisi della figura del critico d’arte ma anche di opportunità da riscoprire. Il tema è complesso e suscita spesso opinioni conflittuali, come dimostra il confronto fra i nostri due ospiti:Angela Vettese, critica e storica dell’arte italiana, fondatrice e coordinatrice del corso magistrale di Arti visive presso l’università di Venezia Iuav, autrice di libri come “Capire l’arte contemporanea” (Allemandi), “Arte contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi” (Il Mulino), “La rivolta del corpo - gli artisti che lo hanno usato, spinto al limite, liberato” (Editori Laterza)Michele Dantini, storico e critico d’arte, saggista, Professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia e alla IMT Scuola Alti Studi Lucca, autore di libri come e “Arte e sfera pubblica” (Donzelli), “Storia dell’arte e storia civile” (Il Mulino), “Le forme del divino” (Il Mulino).L’inserto della settimana ci porta al Kunsthaus di Zurigo, dove è allestita “The Histories”, la prima grande retrospettiva in area germanofona dedicata all’artista afroamericano Kerry James Marshall: un viaggio fra tele monumentali, riferimenti alla cultura pop e riflessioni su rappresentazione, potere e appartenenza. Marshall mette al centro della propria opera corpi, memorie e identità troppo a lungo esclusi dalla narrazione occidentale. Emanuela Burgazzoli ha incontrato la curatrice Cathérine Hug.

  4. 97

    Pittore nello spazio

    «Fuori dai punti di vista è la pittura che si libera di tutto, che prende il suo corpo nello spazio e ogni volta è una realtà inattesa e sorprendente. Non è mai una cosa scontata» ha detto Felice Varini ai microfoni di Rete Due. In occasione della sua prima grande mostra antologica in Svizzera, la redazione di Voci Dipinte ha deciso di dedicare al grande artista ticinese, ma parigino d’adozione, una puntata monografica.Insieme a Barbara Paltenghi Malacrida, direttrice del Museo d’arte di Mendrisio e curatrice della mostra, esploriamo l’universo artistico di Felice Varini, a partire dal dialogo che nasce fra il suo lavoro e il particolare contesto architettonico dello storico edificio.La voce stessa di Felice Varini ci accompagna, infine, in un percorso attraverso alcune delle opere da lui realizzate o reinterpretate per gli spazi del museo: “Le mie opere esistono come uno spartito musicale che può viaggiare nel tempo e nello spazio”. La mostra “Felice Varini” è aperta al Museo d’Arte di Mendrisio fino al 11 ottobre 2026.

  5. 96

    Bertille Bak

    Lo sfruttamento minorile nelle miniere di oggi, i paradossi del commercio internazionale, le implicazioni sociali ed ecologiche della globalizzazione, ma anche le gravi conseguenze sul territorio e sulla salute dei lavoratori che hanno avuto le attività di estrazione del carbone nel Nord-pas-de-Calais, uno dei più importanti bacini minerari in Europa.Bertille Bak, artista francese nata ad Arras – che ha già esposto in musei internazionali - è un’artista che si cala nella realtà, lavora a fianco delle comunità invisibili e delle persone al margine, per creare nuove strategie di resistenza poetica e “favole contemporanee”. Una metodologia originale e unica: la sua non è arte militante né arte documentaristica, ma nasce dall’incontro con l’essere umano, restando in bilico tra realismo e invenzione, quotidianità e assurdo. I suoi lavori entrano in risonanza con la casa-museo di Vincenzo Vela, dialogando con uno dei capolavori dello scultore di Ligornetto: Le vittime del lavoro, altorilievo dedicato ai lavoratori morti sul cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Con la direttrice del Museo Vela Antonia Nessi andremo alla scoperta di una mostra che mette in dialogo linguaggi contemporanei, rinnovando lo sguardo sulle collezioni del museo. Pe la mostra della settimana un’incursione nella videoarte sudcoreana grazie al reportage di Cristiana Coletti che ha visitato la mostra in corso al Masi di Lugano.

  6. 95

    Il fuoco di Van Dyck

    «Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell’opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l’aristocrazia, ma ne colse l’anima più inquieta.La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l’allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un’epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell’ombra un’esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento. Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l’evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l’Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio. Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell’arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.Al centro dell’inserto della settimana c’è un’altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l’avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.Prima emissione: 19 aprile 2026

  7. 94

    La risata che ribella

    Cosa unisce il cinema di Monicelli, le performance di Carla Lonzi e l’ironia feroce di Maurizio Cattelan? Secondo quanto propone la mostra Tragicomica in corso al MAXXI di Roma e nata dalla collaborazione tra il Maxxi stesso e il Centre d’art Contemporaine di Ginevra, sarebbe la particolare “sensibilità nazionale italiana” per il tragicomico, un filo rosso presente nella filosofia, nel cinema, nel teatro, e naturalmente anche nella storia dell’arte e più in generale nella cultura italiana.A “Voci dipinte” ne parliamo con i curatori del progetto nonché direttori artistici degli istituti museali, rispettivamente Andrea Bellini per Ginevra e Francesco Stocchi per Roma, che in un dialogo serrato e dialettico, analizzano come l’arte italiana abbia trasformato il fallimento in resistenza e la risata in atto politico. Al centro, una riflessione profonda sulla maschera: da strumento di ribellione femminista contro il patriarcato a metafora del potere contemporaneo. Una riflessione soprattutto che rompe lo stereotipo dell’italiano “scanzonato” per rivelare una mappatura alternativa, tragica e vitale, del Paese e della sua storia dell’arte.Per la mostra della settimana ci spostiamo a Zurigo dove al Landesmuseum ha da poco aperto una mostra dal titolo Noi e la guerra. Lou Lepori l’ha visitata con la direttrice del museo Denise Tonella.

  8. 93

    Abitare il museo

    ®Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L’artista zurighese, una delle figure più note dell’arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell’universo domestico; per l’occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l’alter ego dell’artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d’epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l’artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla. Da una casa-museo all’altra. L’inserto della settimana è dedicato all’esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell’artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima. Prima emissione: 15 marzo 2026

  9. 92

    L’immagine in movimento

    ®«La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963.Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l’Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell’arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l’evoluzione di questo linguaggio nel tempo.Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell’Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell’arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus.Anche l’inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d’arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L’acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell’artista ticinese che vive nel Malcantone. Un’arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l’artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli.Prima emissione: 08 marzo 2026.

  10. 91

    L’urgenza del segno

    Il museo della Collection de l’Art Brut di Losanna celebra mezzo secolo di storia. Custode di quella che è a oggi la più vasta e autorevole raccolta al mondo — con un patrimonio di oltre 70.000 opere — l’istituzione svizzera rimane il punto di riferimento imprescindibile per comprendere l’arte “grezza”, pura e radicalmente estranea ai circuiti ufficiali. Nata da un impulso interiore profondo, questa forma di espressione continua a sedurre e interrogare il contemporaneo con la potenza di un gesto estetico non addomesticato.In questa puntata di “Voci dipinte”, torniamo alle radici del concetto coniato da Jean Dubuffet nel 1945. Se un tempo queste opere fiorivano nel silenzio del segreto e dell’isolamento, oggi l’Art Brut vive una stagione di straordinaria visibilità. Un’ascesa culminata simbolicamente nella Biennale di Venezia del 2013, che ha sdoganato questi linguaggi presso il grande pubblico, innescando tuttavia nuove sfide etiche e alimentando un mercato sempre più vorace.Attraverso il racconto della mostra anniversario Art Brut en Suisse, esploreremo il sottile confine che separa la creazione autentica dalla sua musealizzazione. Come può un’arte nata per non essere vista sopravvivere ai riflettori della critica e alle logiche del collezionismo? È possibile preservare quella “resistenza dell’umano” che Dubuffet cercava tra le mura delle cliniche e delle prigioni?Ne discuteremo con Sarah Lombardi, storica dell’arte e direttrice della Collection de l’Art Brut dal 2013, e Annalisa Izzo, studiosa di letteratura comparata e attenta osservatrice dei linguaggi del margine.Per la mostra della settimana vi portiamo a Milano in occasione della mostra “Meraviglie del Grand Tour” al Museo Poldi Pezzoli che per l’occasione espone Roma antica, il capolavoro del celebre vedutista del Settecento Giovanni Paolo Panini in prestito dal Metropolitan Museum di New York. Dipinto attorno al quale è costruita, come un viaggio culturale, l’intera l’esposizione.

  11. 90

    Sì, viaggiare

    Un viaggio immobile a 4’000 metri di quota, dove l’aria si fa sottile e il paesaggio si trasforma in pura metafisica. Il fotografo ticinese Gian Paolo Minelli porta il pubblico nel cuore della Cordigliera attraverso il suo ultimo progetto, “Altitudine”. Non un semplice reportage, ma una riflessione profonda sulle emergenze geologiche e climatiche del nostro tempo, realizzata lungo un itinerario di 9.000 km tra Argentina, Bolivia e Cile.Attraverso l’uso del banco ottico e una fotografia “lenta” e meditata, Minelli cattura l’essenza di territori incontaminati e selvaggi, sospesi tra l’astrazione del bianco e nero e le sfumature rosate di orizzonti lunari. Un’indagine che interroga il senso della bellezza di fronte a una natura maestosa e disarmante nella sua immensità.Dalle vette sudamericane lo sguardo si sposta poi verso Basilea, dove la Fondazione Beyeler celebra il genio di Paul Cézanne. Una monografica imperdibile che, attraverso 80 capolavori tra oli e acquerelli, decifra la tecnica rivoluzionaria del maestro di Aix-en-Provence, capace di cambiare per sempre il corso della storia dell’arte moderna.

  12. 89

    Cosa resterà?

    Cosa resterà dell’arte del nostro tempo quando i riflettori delle aste si saranno spenti? Chi detiene oggi – in un’epoca dominata da trend algoritmici e record d’asta milionari - l’autorevolezza per definire la “grandezza” artistica? E nel momento in cui in molti decretano la morte delle diverse forme di critica – letteraria, artistica, cinematografica - come esercizio autoriale e autorevole a chi spetterà il compito di aiutarci a distinguere tra prezzo e valore, tra arte e moda?“Voci dipinte” ne discute con lo storico e critico d’arte Michele Dantini autore di Le forme del divino (il Mulino, 2024) e con la giovane curatrice Athina Sanvido co-fondatrice di Refusés, piattaforma curatoriale e galleria dedicata alla promozione di artisti emergenti.Una rilettura dell’opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l’intenzione dell’ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.

  13. 88

    L’opera che non c’è

    ®Nel giugno del 1968 viene allestita al MoMA di New York la mostra “Christo wraps the museum: scale models, photomontages, and drawings for a non-event”. L’esposizione presenta un progetto complesso e mai realizzato, pensato da Christo e Jeanne-Claude per il MoMa. Il direttore William S. Rubin decide di mostrare i lavori preparatori e un ingrandimento del fotomontaggio della facciata del museo impacchettata, aprendo un dibattito sul valore storico-artistico dei progetti non realizzati. Una questione che ad oggi non è ancora esaurita e che ha ispirato gli autori de L’opera che non c’è. Arte e progetti non realizzati tra il XX e il XI secolo volume appena pubblicato da Postmedia Books e curato da Elisabetta Modena e Marco Scotti. Cosa impedisce la realizzazione di un’opera e secondo quali criteri può essere invece giudicata conclusa e significativa? Ma, soprattutto, perché ha senso parlarne? Ospiti: Elisabetta Modena, ricercatrice in Storia dell’arte contemporanea all’Università IULM di Milano, co-fondatrice di MoRE, Museo e archivio digitale dedicato a progetti di arte contemporanea non realizzati. Marco Scotti, assegnista di ricerca presso l’Università IUAV di Venezia, dove attualmente insegna Storia del design, cofondatore di MoRE. Le opere di Robert Rauschenberg sono, infine, protagoniste dell’inserto della settimana. Per festeggiare i 100 dalla nascita del grande artista americano, la Fondazione Rolla di Bruzella presenta otto opere dalla collezione che documentano lo stretto rapporto del pittore e grafico esponente della Pop-Art con la fotografia. Emanuela Burgazzoli l’ha visitata insieme a Rosella Rolla.Prima emissione: 25 gennaio 2026

  14. 87

    Metafisiche

    «La Metafisica è stata uno dei capitoli più controversi delle avanguardie europee: si è imposta come fondamento teorico e visivo di una parte decisiva dell’immaginario moderno: un linguaggio che apriva le porte al mistero, creava atmosfere oniriche, dava voce al silenzio»: così Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, città dove giungerà – con un diverso percorso espositivo - la grande mostra Metafisica- Metafisiche, ora visibile a Palazzo Reale a Milano. Un progetto espositivo che ambisce a ricostruire grazie a una ricerca sul campo la genealogia di questa stagione artistica e delle sue molteplici diramazioni. Quella “scuola metafisica” nata a Ferrara come una rivelazione nell’ospedale psichiatrico di Villa Del Seminario nel 1917 dove De Chirico si ritrova insieme con il fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis, avrà un impatto di vasta portata anche su altre regioni delle arti del XX e del XXI secolo. Dei pittori metafisici non verranno riprese soltanto le iconografie, ma anche la loro visione del mondo, che attraversa l’architettura, la fotografia, il teatro, il cinema, ma anche la moda, il design e il fumetto. Una storia eterodossa raccontata nella mostra Metafisica-Metafisiche ideata e curata da Vincenzo Trione che sarà ospite di “Voci dipinte”. Una rilettura dell’opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l’intenzione dell’ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.

  15. 86

    Dentro le mura

    «La casa è il nostro angolo di mondo. È, come si dice spesso, il nostro primo universo». (Gaston Bachelard, La poetica dello spazio)Cosa dicono di noi le pareti che ci circondano? La casa non è mai stata un semplice involucro, ma un palcoscenico dell’identità umana. “Voci dipinte”, il magazine di Rete Due dedicato alle arti visive, vi invita a un viaggio inedito tra le “camere” che hanno segnato la storia dell’arte: dal silenzio sacrale delle Annunciazioni rinascimentali, dove il quotidiano incontra il divino, fino alle prospettive inquiete di Van Gogh e alle stanze cariche di attesa di Edward Hopper.Ospite la scrittrice e poetessa Maria Rosaria Valentini. Con lei esploreremo l’evoluzione dello spazio domestico come specchio della psiche, intrecciando i capolavori della pittura alla sensibilità letteraria, alla ricerca di significati e simbologie che intrecciano gli oggetti del quotidiano al senso profondo dell’abitare.La mostra della settimana ci porta a Milano dove Palazzo Citterio, nell’ambito di un grande progetto espositivo che indaga origini, sviluppi ed eredità della Metafisica, ospita l’omaggio a Giorgio Morandi dell’artista sudafricano William Kentridge.

  16. 85

    Il principio ardente della trasformazione

    «Non dimentichiamoci che l’artista gioca nelle cave della storia, là dove più geni si incontrano, comunicano, si uniscono o si escludono per formare nuove combinazioni dalle variazioni infinite». Scrive Anselm Kiefer in una delle sue lezioni al Collège de France «Non si tratta di partenogenesi ma di incontri, le cui combinazioni più contraddittorie si rivelano assai produttive».Anselm Kiefer torna oggi a interrogare la storia e la memoria riportando alla luce figure femminili dimenticate dalla narrazione ufficiale. Il 7 febbraio apre infatti a Milano, Palazzo Reale, Le Alchimiste, un ciclo di trentotto grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi segnata dalle ferite del bombardamento del 1943.Ospiti: La storica dell’arte e curatrice della mostra Gabriella Belli e la storica della scienza Natacha Fabbri.Uno sguardo esclusivo su una grande collezione sta al centro dell’inserto di questa settimana. Il Kunstmuseum di Berna presenta per la prima volta la collezione completa della Stiftung Expressionismus: 25 opere emblematiche che attraversano un secolo di ricerche pittoriche, da Gabriele Münter a Sam Francis. Aperta fino al 5 luglio 2026, la mostra ripercorre l’espressionismo tedesco e svizzero fino agli sviluppi internazionali del secondo dopoguerra. Emanuela Burgazzoli l’ha visitata insieme alla curatrice Anne-Christine Strobel.

  17. 84

    Sonno

    Quasi famoso come “L’origine del mondo” “Il sonno” di Gustave Courbet è un quadro che ha destato altrettanto scalpore e che a lungo non ha potuto essere mostrato in pubblico perché le due giovani addormentate nude apparivano come una chiara allusione a una scena di lesbismo.Ma l’arte da sempre ama raffigurare il sonno. Che ne siano preda dei, eroi, figure mitologiche, oppure anche solo animali domestici, i dormienti sono uno dei soggetti più frequenti fin dall’arte classica.Due mostre contemporaneamente – a Parigi e a Torino – propongono in queste settimane un viaggio che spazia dal ‘600 fino alla nostra contemporaneità e indaga la rappresentazione del sonno e dei misteri della notte.Per “Voci dipinte” è occasione e pretesto per riflettere con lo storico e divulgatore d’arte Stefano Zuffi su come nei secoli l’arte abbia rappresentato il sonno e l’universo ad esso correlato.La mostra della settimana è firmata da Hito Steyerl una delle artiste e saggiste contemporanee più interessanti nell’affrontare le tematiche dei media e delle immagini, che all’Osservatorio Prada di Milano presenta fino al 30 ottobre 2026 il suo ultimo progetto dal titolo “The Island”.

  18. 83

    Genucchi ritrovato

    «Mi sento come un vigore non solito, quando lavoro la pietra o quando lavoro il legno. La materia mi guida, sviluppa la fantasia.» Sono parole dello scultore Giovanni Genucchi, tratte da un’intervista realizzata nel suo atelier nel febbraio del 1969. L’opera dell’artista bleniese, uno dei maggiori scultori ticinesi del Novecento, è ora racchiusa nel catalogo ragionato delle opere, a cura della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, edito da Casagrande. Oltre 700 le opere presentate, suddivise in due grandi ambiti – sacro e profano –; una classificazione che mette in evidenza le qualità di sperimentatore di Genucchi che ha sempre privilegiato il rapporto con i materiali, in particolare con il legno e con la pietra. Formatosi nell’intaglio del legno decorativo, Genucchi ha proseguito il suo percorso artistico da autodidatta, divenendo uno scultore coerente, autentico e sincero, in equilibrio tra arcaico e moderno, tra astrazione e figurazione, in una ricerca di armonia e di semplificazione che aveva origine dallo studio approfondito della natura. Il catalogo delle opere consente ora di avere una visione nuova e più completa del percorso artistico di questo scultore, riscoprendo anche aspetti meno noti della sua produzione, grazie anche a un ricco apparato fotografico.Ne parleremo con i nostri ospiti: Michele Martinoni, presidente della Fondazione Atelier Genucchi di Castro, uno spazio dove sono conservati attrezzi, modelli e gessi dello scultore e sempre visibili al pubblico, e lo storico e critico d’arte Matteo Bianchi, già direttore del Museo Villa dei Cedri, che possiede un importante fondo delle opere di Genucchi. E un nuovo sguardo – ma in questo caso sulla storia di un paese come la Mongolia, che evoca immagini nostalgiche di natura incontaminata e steppe sterminate – intende proporre al pubblico la nuova mostra in corso al Museo Rietberg di Zurigo fino al 22 febbraio. A questa esposizione è dedicato il nostro inserto della settimana, curato da Cristiana Coletti.

  19. 82

    Il segreto è la luce

    «È in piedi davanti al cavalletto, sul colle di Obino: ventotto anni, ciuffo ribelle sulla fronte. Alza lo sguardo al paesaggio, lo avvicina alla tela, intinge il pennello nella tavolozza che tiene con la sinistra. Ha l’occhio d’aquila, non gli sfugge niente dall’alto del poggio. Si chiama Albert Müller».È l’incipit dei ragazzi di Obino, il primo dei racconti dell’ultimo libro di Alberto Nessi, dal titolo In cerca della luce, storie di artisti venuti in Ticino, edizioni Casagrande. Abbiamo incontrato il poeta e scrittore nella sua casa in Valle di Muggio per parlare della luce che inseguivano quei pittori nordici che si erano rifugiati e trasferiti a sud della Alpi nella prima metà del Novecento.Ci sono i pittori basilesi del Rot-Blau che stravolgono la dolcezza dei paesaggi del Mendrisiotto, ci sono le vite tragiche di Jean Corty e di Robert Schürch; c’è anche l’esule russa Marianne Werefkin e tanti altri. Tutti consumati da una ricerca artistica che li porta, in alcuni casi, a sacrificare la propria vita, o a vivere ai margini di una società troppo conformista. Storie di perdita, a volte illuminate dalla luce dell’amicizia, dell’amore e dell’arte.Per la mostra della settimana vi portiamo a Palazzo Reali di Lugano, che sta per riaprire dopo la chiusura per lavori di ristrutturazione: la sede del Masi nel centro di Lugano propone un percorso sull’autoritratto con opere dalla collezione. La nostra guida attraverso le sale ancora in allestimento è la curatrice, Cristina Sonderegger.

  20. 81

    “L’uomo dietro ai tagli”

    È certamente uno degli artisti più iconici del Novecento e i suoi celebri tagli sono tra le opere più riconoscibili anche dal pubblico meno avvezzo a frequentare l’arte contemporanea. A Lucio Fontana classe 1899 nato a Rosario in Argentina da famiglia italiana, è dedicato il saggio di Paolo Campiglio Lucio Fontana. La possibilità di un oltre (Johan&Levi). Un volume che ne ricostruisce per la prima volta l’intera biografia spaziando tra le due patrie di Fontana e affrontandone la produzione in modo interdisciplinare.Fontana è protagonista anche di una mostra attualmente in corso alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia e da questa esposizione che è interamente dedicata ai suoi lavori in ceramica prenderemo il via insieme alla curatrice Sharon Hecker per mettere a fuoco con l’autore della biografia Paolo Campiglio, la figura di questo artista la cui vita si interseca in modo indissolubile con l’arte.Per la mostra della settimana ci occupiamo di “Path of Totality” personale dell’artista italo-tunisina Monia Ben Hamouda in programma al Museo Casa Rusca di Locarno fino all’11 gennaio 2026.

  21. 80

    La versione di Meret

    “Non so più se agivo bene o male. Mi sentivo perseguitata. Non ero più sicura di niente. Mettevo in discussione tutto quello che avevo fatto e che facevo. (…) E poi nell’ottobre del 1954, la crisi terminò da un minuto all’altro, senza motivi esterni. Ora so che quella crisi era necessaria, era la base della mia crescita futura”. È un passaggio tratto dall’autobiografia di Meret Oppenheim – appena pubblicata dalle edizioni Casagrande in traduzione italiana: un testo incompleto e mai pubblicato, eppure il testo autobiografico più completo redatto dall’artista nell’ultima fase della sua vita, trascorsa a seguire la propria vocazione, sfidando convenzioni sociali e radicati pregiudizi. Un racconto sintetico, controllato, quasi distaccato dei momenti salienti del suo percorso artistico e personale; dalle sessioni delle famose fotografie per Man Ray, alla separazione da Max Ernst alla genesi di opere iconiche come Colazione in pelliccia. Un racconto sorprendente che fornisce una chiave ulteriore per accedere alla sua opera multiforme e il suo pensiero. Voci dipinte a colloquio con la storica dell’arte Martina Corgnati. Per la mostra della settimana Lou Lepori ci porta alla scoperta dell’art déco, laddove tutto è cominciato, esattamente cento anni fa al Musée des arts décoratifs d Parigi.

  22. 79

    Il potere dell’Arte

    La relazione tra arte e politica ha ovviamente assunto nei secoli forme e sfumature diverse. In alcuni casi il legame è stato diretto e ha visto artisti assumere anche un ruolo politico, come per esempio con Jacques Louis David a cui il Louvre di Parigi dedica in queste settimane, in occasione del bicentenario dalla morte, una grande mostra retrospettiva. In altri momenti il potere politico ha cercato un suo stile per promuoversi richiamandosi a capitoli considerati magistrali della storia dell’arte, come è accaduto in Italia durante il ventennio fascista che scelse di ispirarsi a un’arte antica idealizzata. Linguaggi ed estetiche diverse che si accompagnano forse anche a motivazioni diverse, e di conseguenza, per usare un termine più politico che artistico, a strategie diverse adottate sia dagli artisti che da chi li sostiene. Per riflettere su questi temi Voci dipinte ha invitato lo storico dell’arte Michele Dantini autore di numerosi saggi tra i quali figura anche Arte e politica in Italia. Tra fascismo e Repubblica, Donzelli 2018.

  23. 78

    Pellizza da Volpedo: oltre il Quarto Stato

    «Voglio presentare le cose rappresentate nel loro essere più grande, più solenne, più tipico e migliore…»: così scriveva il pittore Giuseppe Pellizza a Matteo Olivero nel 1894.All’autore dell’opera capitale il Quarto Stato la Galleria d’arte moderna di Milano dedica in queste settimane una mostra con un allestimento che intende documentare la concezione artistica e l’evoluzione della tecnica pittorica di questo artista nato a Volpedo nel 1868, dal Realismo fino alla svolta divisionista e simbolista. Pellizza da Volpedo infatti non è soltanto un artista intellettuale, interessato ai problemi della società contemporanea, ma anche un grande pittore. Nei suoi dipinti non racconta soltanto i diritti dei lavoratori di quella campagna in cui ha vissuto quasi tutta la vita, ma anche la glorificazione della Natura e il racconto di temi universali raccontati attraverso l’uso sorprendente della luce.A Voci dipinte una puntata monografica in cui sono ospiti: Paola Zatti, conservatore responsabile della Galleria d’Arte Moderna di Milano, e la storica dell’arte Aurora Scotti.

  24. 77

    Archisatire

    «Il museo è una delle mostruosità più raggianti di Frank Lloyd Wright […] All’esterno sembra una palla di fango […] Questa specie di alveare non è adatto a nessun luogo di New York […] Beh, eccolo, un edificio che dovrebbe essere messo in un museo per mostrare quanto è folle il ventesimo secolo.» Così il “New York Mirror” salutava, nel 1959, l’inaugurazione del Guggenheim di New York progettato da Frank Lloyd Wright. Un commento, senza dubbio sarcastico, che illustra bene quanto la satira possa diventare uno strumento di critica, di riflessione, persino di comprensione dell’architettura, della sua storia e del suo impatto sulla società.Proprio questa chiave di lettura inedita sta al centro di ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura mostra curata da Gabriele Neri in collaborazione con la Biblioteca dell’Accademia di architettura e allestita al Teatro dell’architettura di Mendrisio dal 14 novembre 2025 al 29 marzo 2026. Cosa ci raccontano le caricature, le vignette e i filmati esposti? Quali nuovi aspetti ci aiutano a scoprire?Ospite: Gabriele Neri, Professore associato di storia dell’architettura al Politecnico di Torino e docente all’Accademia di architettura di Mendrisio. Autore di libri come Caricature architettoniche: satira e critica del progetto moderno (Quodlibet, 2015) e Alan Dunn - The Cartoonist as Architectural Critic in uscita nel 2026 (The MIT Press). L’inserto della settimana ci porta, infine, al Kunstmuseum di Basilea dove fino all’8 marzo 2026 è aperta la mostra Fantasmi: sulle tracce del soprannaturale. Emanuela Burgazzoli ne ha parlato con la curatrice Eva Reifert e la storica dell’arte inglese Susan Owen.

  25. 76

    A che serve un museo?

    ®Il solo annuncio della possibile chiusura del museo Van Gogh di Amsterdam ha provocato a fine agosto un certo subbuglio sulla stampa. Si sono susseguiti dibattiti e approfondimenti su quanto l’overtourism d’arte possa danneggiare capolavori artistici e su come tutelarli garantendo allo stesso tempo la loro accessibilità sia un’importante questione di politica culturale.Accanto alle code per farsi un selfie davanti alla Gioconda, c’è un’altra realtà che è quella fatta di musei ricchi di opere importanti ma meno note, le cui sale sono perlopiù deserte. Ma come riempirle senza cadere nella trappola di un marketing culturale in cui il numero di biglietti venduti conta più della qualità dei progetti espositivi proposti? Ne parliamo con l’art advisor Marco Riccomini e con Antonio D’Amico, direttore del museo Bagatti Valsecchi prestigiosa casa museo milanese che proprio sotto la direzione di D’Amico sta vivendo un grande rilancio e un grande successo sia commerciale che culturale.  L’inserto della settimana ci porta dentro gli spazi della Collezione Olgiati, dove è in corso la mostra “Prampolini Burri. Della Materia” (21.09.25 – 11.01.2026) , allestita da Mario Botta e curata da Gabriella Belli e Bruno Corà. Cristiana Coletti l’ha visitata insieme ai curatori.Prima emissione: 28 settembre 2025.

  26. 75

    Inventare l’immagine: Picasso e Raetz incisori

    ®In occasione della doppia esposizione dedicata alla produzione grafica di Pablo Picasso e di Markus Raetz Voci dipinte trasmette una puntata speciale in diretta dal Museo d’arte di Mendrisio. Due percorsi espositivi complementari che documentano la passione per la stampa d’arte di due artisti del Novecento molto diversi per generazione, stile e poetica, ma che si sono distinti per la loro sperimentazione calcografica e la capacità di innovare le varie tecniche incisorie.Di Picasso sono state riunite ben 150 opere che provengono dall’importante fondo donato dal collezionista svizzero Georges Bloch alla Fondazione Gottfried Keller agli inizi degli anni Settanta. Di Markus Raetz sono esposte oltre 80 incisioni – molte delle quali inedite –, che documentano un capitolo della sua produzione: l’opera incisa con la tecnica del bulino.Insieme alle co-curatrici della mostra, Barbara Paltenghi Malacrida e Francesca Bernasconi vi racconteremo le opere in mostra e le storie che racchiudono.Prima emissione: 05 ottobre 2025.

  27. 74

    Arte e desiderio di giustizia

    «In principio era la bilancia, o così almeno prende forma, nell’immaginario collettivo, l’idea della giustizia, quando è disincarnata da un evento reale. (…)» scrive Giovanna Brambilla in Dritto e rovescio – venti storie di arte e giustizia Vita e Pensiero (2025), il libro che sta al centro della puntata di Voci Dipinte. Come si è trasformata, nei secoli, l’immagine della bilancia e come è cambiato il senso della giustizia nel rapporto che con esso hanno intessuto gli artisti dall’antichità sino ai giorni nostri? Ospite: Giovanna Brambilla, storica dell’arte, esperta in educazione e mediazione del patrimonio culturale, docente del Master “Economia e Management dei Beni Culturali”, della Business School de Il Sole24Ore.L’inserto della settimana ci porta, infine, a Rancate, negli spazi della Pinacoteca Giovanni Züst dove è in corso la mostra “Accessori di classe Complementi di moda tra uso quotidiano e identità sociale 1830-1930”. Emanuela Burgazzoli ne ha parlato con la curatrice Elisabetta Chiodini.

  28. 73

    Casa Carona: la libertà di sperimentare

    «Carona non fu una scuola né un movimento, ma una costellazione di vite creative che trovarono un terreno comune nel desiderio di reinventare i modi di fare arte e abitare il mondo» scrive Tobia Bezzola nella presentazione della mostra in corso al MASI e dedicata a quella costellazione e in particolare alla figura e all’opera di David Weiss, artista zurighese tra i più significativi della sua generazione, che nel 1979 insieme a Peter Fischli fonda il celebre duo Fischli/Weiss conosciuto per i suoi lavori che indagano con ironia i limiti del quotidiano e dell’assurdo. David Weiss vive a Carona tra il 1968 e il 1978, trovandosi al centro di una vivace comunità di artisti e scrittori che in quegli anni avevano trovato un rifugio e un luogo dove poter sperimentare in libertà nuove pratiche artistiche e nuove modalità creative. Per la prima volta questa storia è stata ricostruita attraverso un attento lavoro di ricerca e documentazione.  Fra pochissimo ne parliamo con Virginia Marano, che ha co-curato l’esposizione insieme a Tobia Bezzola.Per la mostra della settimana andiamo a Basilea, dove la Fondazione Beyeler dedica la prima retrospettiva all’artista giapponese Yayoi Kusama. Un universo colorato e gioioso che ci racconta la curatrice intervistata da Lou Lepori.

  29. 72

    Nuove prospettive per l’architettura

    «L’idea di standard – l’utente bianco, maschio, abile e di classe media – è nata attraverso determinati modi di conoscere e misurare i corpi. Questa figura si è fatta strada nel design attraverso manuali e programmi di studio». (Aimi Hamraie, intervista di Chiara Alessi, Architettura e inclusività, “Il Giornale dell’Architettura”)Se per molto tempo l’architettura ha avuto come unico riferimento un “utente tipo”, un “corpo standard”, oggi sempre più designer, architetti, attivisti, chiedono di ampliare lo sguardo, di includere corpi, esperienze e sensibilità diverse, riconoscendo che ogni spazio può e deve diventare un luogo di partecipazione, non di esclusione. Proprio questo tema, così attuale e urgente, sta al centro della puntata di Voci Dipinte. Lo spunto ce lo offre il recente speciale pubblicato dal Giornale dell’Architettura “Architettura e inclusività”.Ospiti: Anna Bernardi, Docente e ricercatrice di storia e teoria dell’arte e dell’architettura (ISA) presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Sergio Bettini, Architetto e docente di Storia dell’Architettura e di Restauro presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio.L’inserto della settimana ci porta al Museo Villa dei Cedri, Bellinzona, dove è in corso la mostra “Looking for Lissitzky”. Ne parla la direttrice del museo Carole Haensler.

  30. 71

    Lo sguardo di Man Ray

    «Quanto a me, cerco di essere semplicemente il più libero possibile nel mio modo di lavorare, nella scelta del soggetto.” Scrive Man Ray nel 1948 “Nessuno mi può imporre regole o guidarmi. Mi possono criticare dopo, ma è troppo tardi, il lavoro è fatto. Ho assaporato la libertà.” Non abbiamo alcun dubbio che il grande artista americano l’abbia assaporata questa libertà. Prova ne è la sua ricerca artistica, fra pittura, fotografia e cinema. Prova ne sono le sue sperimentazioni visionarie che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura del Novecento.In occasione della grande retrospettiva “Man Ray. Forme di luce” (Palazzo Reale Milano 24.09.2025 – 11.01.2026) “Voci Dipinte” dedica una puntata a questo grande protagonista della storia dell’arte recente.Ospite della puntata: Raffaella Perna, la storica dell’arte contemporanea e autrice di un testo del catalogo “Man Ray. Forme di luce” (SilvanaEditoriale).Con un intervento di Pierre-Yves Butzbach, co-curatore della mostra insieme a Robert Rocca.L’inserto della settimana, a cura di Emanuela Burgazzoli, ci porta a Berna, al Kunstmuseum, dove è in corso la mostra “Panorama Suisse. Da Caspar Wolf a Ferdinand Hodler“. Ce ne parla la curatrice Anne-Christine Strobel.

  31. 70

    Fotografia in Ticino

    10 anni di attività per Casa Pessina a Ligornetto – uno spazio espositivo dedicato ai giovani fotografi attivi in Ticino e 35 anni di attività per la Galleria Consarc di Chiasso – fondata insieme alla moglie Daniela - nel 1990 a Chiasso, e da allora diventata un vero e proprio punto di riferimento per la promozione della fotografia d’arte sul territorio. Due ricorrenze importanti da cui Voci dipinte prende spunto per ripercorrere la storia della cultura fotografica in Ticino: quali sono state le prime istituzioni che hanno promosso la fotografia e quali sono le iniziative e gli spazi oggi dedicati alla fotografia d’autore e alla fine art? E quanto è stato importante il ruolo dei collezionisti e dei galleristi per la divulgazione di questa arte?Sono spunti che svilupperemo con i nostri ospiti: Francesca Bernasconi, collaboratrice scientifica del Museo d’arte di Mendrisio e curatrice della programmazione di Casa Pessina e Guido Giudici, titolare della Consarc/Galleria di Chiasso.Per la mostra della settimana vi portiamo al Kunstmuseum di Lucerna, dove è stata ricostruita una storica e rivoluzionaria esposizione d’arte che nel 1935 ha tentato una sintesi unitaria delle molte correnti dell’astrazione. L’abbiamo visitata insieme alla curatrice Fanni Fetzer. 

  32. 69

    Il Masi, un “giovane” tra i grandi

    «Questo Centro deve poter esprimere e presentare un insieme coerente di opere che filologicamente si devono porre come confine osmotico, come filtro estetico tra un Nord e un Sud». Così Marco Franciolli presentava il neonato museo del MASI nel settembre del 2015, inaugurato nella nuova sede del polo culturale, progettato da Ivano Gianola. Il Museo d’arte della Svizzera italiana nasceva dall’unione di due istituzioni già consolidate: il Museo Cantonale d’Arte – che aveva iniziato la sua attività nel 1987 a Palazzo Reali - e del Museo d’Arte della Città di Lugano, che era nato nel 1973 con sede a Villa Malpensata.La mostra inaugurale aveva un titolo programmatico - Orizzonte Nord–Sud - a sottolinearne l’ambizione a essere crocevia culturale e artistico tra il Ticino, la Svizzera e la Lombardia. Da allora il museo è cresciuto affermandosi come importante realtà nel panorama nazionale, consolidando le collezioni – che contano oggi 15mila opere – e ampliando e diversificando l’offerta con una calendario espositivo che conta 8-9 mostre all’anno. Quale identità si è costruito questa giovane istituzione? Quale posizione ha conquistato oggi nel panorama museale nazionale e quale impatto ha avuto sulle istituzioni culturali locali? Quali sfide lo attendono? Voci dipinte ne parla con il suo direttore, Tobia Bezzola, che dirige l’istituzione dal 2018 e che si appresta a passare il testimone nella primavera del 2026 a Letizia Ragaglia.

  33. 68

    Il marchio ART BASEL

    ART BASEL è riconosciuta come la più importante fiera di arte contemporanea al mondo; se la vocazione commerciale resta il nucleo della manifestazione che seleziona il meglio delle gallerie d’arte mondiali e attira ogni anno a Basilea un pubblico di collezionisti internazionale, la piattaforma Art Basel (che dopo Parigi, Miami, Hong Kong, si espande anche in Qatar) aspira ad affermarsi come un autentico marchio culturale. Ambizione confermata anche da alcune novità dell’edizione 2025: Première, un progetto curatoriale pensato per le gallerie medio-piccole e l’istituzione di un premio – gli Art Basel Awards – conferito agli artisti e a tutte le figure professionali loro “alleate”, come curatori e architetti. Una puntata in formato speciale diVoci dipinte in cui sentirete le interviste a Vincenzo De Bellis, direttore artistico di Art Basel, sul ruolo delle fiere, e a Giovanni Carmine, il curatore della sezione Unlimited, percorso espositivo di installazioni monumentali, l’appuntamento più atteso dal pubblico della fiera, e una presentazione di Parcours, originale allestimento di opere d’arte negli spazi pubblici della città, raccontata dalla sua curatrice, la direttrice dell’Istituto svizzero di New York Stefanie Hessler.

  34. 67

    Biennale Open Source

    Quella curata da Carlo Ratti - uno dei dieci studiosi più citati a livello internazionale nel campo della pianificazione urbana – è una Biennale d’architettura che pone certamente al suo centro l’architetto e la sua disciplina, ma a cui affianca tutta una serie di figure provenienti da altre discipline: scienziati, filosofi e artisti, cuochi e codificatori, scrittori, creature vegetali e animali ….Una selezione frutto anche di una metodologia curatoriale che è partita da un Manifesto di economia circolare e da una Open call che invitava alla partecipazione sulla base di quei principi. Il risultato è una delle selezioni più vaste mai viste in Biennale (300 contributi e più di 750 partecipanti) che ad alcuni visitatori è risultata un po’ troppo ricca, ma che rende perfettamente conto della complessità del tema affrontato: passare dalla mitigazione all’adattamento a un pianeta irreversibilmente segnato dall’Antropocene.Con l’architetto ticinese Davide Macullo, che con il padiglione Albania espone a Venezia alcuni dei suoi ultimi progetti e con l’architetta, artista sonora e ricercatrice Sofia Boarino, visitiamo virtualmente i Giardini e l’Arsenale alla scoperta dei progetti più interessanti e innovativi di questa 19. Biennale di architettura.

  35. 66

    Leggere le mostre

    “Electa” è da 80 anni una casa editrice che mira a sviluppare linee editoriali in grado di segnare il percorso della critica d’arte. Ma naturalmente in 80 anni sono cambiati i contesti culturali sociali ed editoriali e fare editoria d’arte oggi, in un mondo globale e digitale, è un’attività molto diversa. Come diverso è fare mostre e rapportarsi da istituzione culturale con il pubblico, o forse meglio con i pubblici.Un caso esemplare è quello della 24a Esposizione Internazionale di Triennale Milano, intitolata Inequalities che affronta un tema politico, sociale ed economico urgente e complesso che Triennale analizza con un approccio multi e transdisciplinare, anche attraverso la pubblicazione di un catalogo, che è quasi un diario di bordo del progetto, pubblicato da “Electa”.In questa puntata Voci dipinte visita Inequalities con Stefano Boeri, presidente di Triennale e commissario generale dell’esposizione, e discute poi di cosa significhi oggi fare editoria d’arte, dai saggi ai cataloghi con la curatrice del catalogo di Inequalities Marilia Pederbelli e con il responsabile editoriale di Electa Marco Vianello.

  36. 65

    Musei sotto attacco

    Mentre i musei sono alle prese con la revisione del loro codice etico che delinea e ribadisce alcuni principi quali l’accessibilità, la promozione dei diritti umani e della giustizia sociale e la comunicazione delle conoscenze nel rispetto delle diverse prospettive e delle diverse comunità, negli Stati Uniti la presidenza Trump si scaglia contro l’ideologia “woke” e detta nuove regole alle istituzioni culturali per porre fine alle loro politiche di diversità, equità e inclusione. Ma il caso americano non è isolato; anche in Europa i musei stanno subendo gravi ingerenze politiche e crescenti pressioni, che non si traducono soltanto in tagli ai finanziamenti. Ma quali sono le ragioni profonde di questi attacchi? E quale impatto può avere sulla credibilità dei musei che dovrebbero fornire al pubblico informazioni autentiche e basate sui fatti? Quali pratiche mettere in atto perché il museo continui a essere strumento di cambiamento sociale e presidio di democrazia? Voci dipinte ne ha parlato con due ospiti: le museologhe Simona Bodo e Anna Chiara Cìmoli.  Cristiana Coletti ci porta a visitare la mostra Hallyu al museo Rietberg, Zurigo, un’esposizione che celebra l’evoluzione della cultura pop coreana.

  37. 64

    Bellezza e stupore

    «Quando si fanno mostre per quarantatré anni si arriva ad un certo un punto. (…) Con 43 anni un uomo raggiunge l’equinozio della vita e può iniziare a costruire il proprio castello in aria, il proprio Palais idéal». Diceva Harald Szeemann in un’intervista del 2001. «Da questo momento in poi, anche se fai una mostra con artisti contemporanei, vuoi che non sia solo una collettiva ma un mondo temporaneo».Venti anni dopo la scomparsa del grande curatore svizzero esce il libro Pretenzione Intenzione, Objects of Beauty and Bewilderment from the Archive of Harald Szeemann (Edizioni Patrick Frey). Il volume verrà presentato il 19 luglio alla Fondazione Monte Verità, giorno in cui viene inaugurata l’omonima mostra dedicata a questo importante protagonista della scena artistica internazionale. Ospiti della puntata: L’artista Una Szeemann e il critico d’arte Michele Robecchi, curatori del progetto. La responsabile cultura della Fondazione Monte Verità, Nicoletta Mongini.La personale dell’artista svizzero Roman Signer al Kunsthaus di Zurigo è, invece, al centro dell’inserto di questa puntata. Ce la presenta la curatrice Mirjam Varadinis al microfono di Emanuela Burgazzoli.

  38. 63

    “Navigando tempo e spazio”

    Il confronto multiculturale è parte da sempre della vita e della poetica di Angela Lyn, pittrice, scultrice e performer anglo cinese che da quasi cinquant’anni si è trasferita in Svizzera e che da una trentina vive e lavora a Lugano. È costante, sia nei suoi dipinti che nelle sue installazioni, la preoccupazione di trovare un linguaggio comune e condiviso.  E forse è proprio questa preoccupazione ad aver caratterizzato l’arco della sua creatività che l’ha guidata a passare dai dipinti - essenziali e puri in cui accanto a temi classici dell’arte orientale, come i cedri e i fiori di ciliegio, coesistono elementi occidentali – alle installazioni e alle performance. In occasione della personale che il Kunstmuseum di Thun le dedica, Voci dipinte la ospita insieme al già direttore del MASI Marco Franciolli, in un dialogo sull’arte che spazia dall’interdisciplinarietà alla collaborazione artista-curatore.La mostra della settimana ci porta poi a Milano dove il museo Poldi Pezzoli presenta la prima grande retrospettiva ad Andrea Solario uno dei più originali interpreti del Rinascimento Lombardo nato a Carona. Ne parliamo con la curatrice della mostra Lavina Galli.

  39. 62

    Condividere l’arte

    Nel 1869, l’artista Johann Varrone regala un suo paesaggio, dal titolo Campagna romana al municipio di Bellinzona: è la prima opera d’arte donata alla città. Un dipinto che simbolicamente segna l’inizio della collezione d’arte cittadina. Oggi è una delle oltre 7mila opere appartenenti alle collezioni del Museo Villa dei Cedri, inaugurato nell’aprile del 1985. Un patrimonio culturale che è il frutto di una lunga storia di condivisione e di dialogo tra collezionismo e mecenatismo privato e istituzioni pubbliche; una storia strettamente intrecciata con quella della città di Bellinzona e del suo territorio, che a partire da fine Ottocento, grazie anche alla ferrovia, svilupperà una vivace scena culturale. Le tappe e gli aspetti meno noti di questo percorso sono ora ricostruiti in una mostra e approfonditi per la prima volta in un’importante pubblicazione curate dalla storica dell’arte Manuela Khan Rossi che insieme a Carole Haensler, direttrice di Bellinzona Musei saranno ospiti di Voci dipinte. Tra gli artisti presenti nelle collezioni bellinzonesi anche Filippo Franzoni, il pittore locarnese di respiro europeo, che in queste settimane la mostra inaugurata al Masi di Lugano mette in dialogo con una serie di dipinti di Ferdinand Hodler, rivelando sorprendenti convergenze tra i due importanti artisti e protagonisti della scena culturale nazionale in un periodo cruciale tra fine Ottocento e inizio Novecento. L’abbiamo visitata insieme alla curatrice Cristina Sonderegger.

  40. 61

    Niele Toroni, chiamatemi pittore

    ®“Mi chiamo Niele Toroni. Sono nato il 15 marzo del 1937, a Muralto, in riva al Lago Maggiore. In Ticino, la Svizzera italiana a sud delle Alpi, che in primavera si riempie di camelie e mimose in fiore. Ci sono anche palme, banani che non riescono a far maturare le banane, limoni che a volte fanno centotrentanove limoni e finiscono sui giornali”. Anche in queste parole si coglie l’ironia che contraddistingue Niele Toroni, artista ticinese con una carriera internazionale, che viene omaggiato in queste settimane da due musei ticinesi – dove mancava da oltre trent’anni - e con una pubblicazione che include i suoi scritti e un’intervista inedita di Bruno Marcadé, storico e critico d’arte, amico di lunga data del pittore che era partito dal Ticino negli anni Sessanta per Parigi. Da allora Toroni si è affermato come uno degli esponenti delle avanguardie europee del dopoguerra. Diventato celebre per le sue “Impronte di pennello n. 50 a intervalli regolari di 30 centimetri”, un gesto artistico soltanto in apparenza ripetitivo. A Voci dipinte ospiti Mara Folini, direttrice del Museo comunale d’arte moderna di Ascona e Sébastien Peter, direttore dei Servizi culturali della città di Locarno. Bernard Marcadé ci guida attraverso la prima retrospettiva svizzera dedicata a Niele Toroni, allestita al Museo Casa Rusca di Locarno, che riunisce opere realizzate nell’arco di sessant’anni. Prima emissione 6 aprile 2025

  41. 60

    Casorati

    ® «In ogni pennellata, Casorati trasforma la banalità del quotidiano in un incantesimo» scriveva il critico Enzo Siciliano. A distanza di 35 anni una grande antologica dedicata a Felice Casorati torna a Milano, una città che ha avuto una funzione strategica per la carriera di questo pittore, tra i più grandi del Novecento italiano. Una carriera decollata alla Biennale di Venezia del 1924, a cui aveva partecipato con importanti capolavori ora in parte riuniti ed esposti nella mostra in corso a Palazzo Reale a Milano. L’esposizione, curata dai maggiori studiosi di Casorati, documenta l’attività poliedrica del pittore e riunisce un centinaio di opere, tra cui dipinti raramente esposti, disegni, sculture. Sono stati ricostruiti interi capitoli del suo percorso artistico, come le Conversazioni platoniche e il rapporto con la famiglia Gualino, importanti mecenati torinesi del pittore. Un percorso articolato e completo che libera Felice Casorati da alcuni cliché, come quello di apparire come un pittore “troppo cerebrale e freddo”. Voci dipinte ospita gli storici dell’arte Giorgina Bertolino e Fernando Mazzocca, che insieme a Francesco Poli, hanno curato l’esposizione. Per la mostra della settimana andiamo al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto, dove un progetto espositivo site specific di Ishita Chakraborty dialoga in modo inedito con l’iconico Spartaco.Prima emissione 2 marzo 2025

  42. 59

    Il potere del ferro e di chi lo lavora

    La parola moneta ci induce a pensare a qualcosa legata a un’economia di scambio, di dimensioni relativamente contenute tanto da poterla facilmente trasportare con se. Ma questa è una visione prettamente occidentale e contemporanea (anche se per la verità anche nella nostra società gli strumenti di scambi economici quotidiani per le piccole spese si stanno radicalmente trasformando). La mostra attualmente in corso al Museo delle Culture di Lugano African Design. I metalli del potere è il frutto di una ricerca su un genere di opere africane sorprendentemente moderne che hanno fatto la loro apparizione sul mercato dell’arte occidentale negli ultimi 50 anni e che nel loro viaggio hanno subito una risemantizzazione ancora in larga parte da narrare. Prova a farlo questa settimana Voci dipinte insieme alla curatrice della mostra Moira Luraschi e all’antropologo Ivan Bargna. La mostra della settimana ci conduce invece a Basilea dove il Kunstmuseum propone una retrospettiva dedicata a uno dei più grandi scultori del Novecento italiano: Medardo Rosso. Ne parliamo con la curatrice Elena Filipovich.

  43. 58

    L’arte di scrivere sull’arte

    Una storia di arte e di poesia è il titolo della mostra che propone il Museo d’arte di Mendrisio: un progetto ambizioso e originale costruito attorno a otto figure di critici d’arte letterati e poeti italiani della seconda metà del Novecento, che incarnano ognuno con il proprio stile quella particolare capacità creativa di reinventare con la parola l’immagine pittorica e plastica. Il percorso espositivo propone un dialogo serrato tra Arcangeli, Bertolucci, Biamonti, Isella, Orelli, Sereni, Tassi e Testori e i loro artisti prediletti, in un percorso che affianca le opere d’arte – da Bacon a Cucchi, da Genucchi a Fautrier, da Morlotti a Guccione, da Valenti a Burri – e le citazioni tratte dai loro scritti. Ma che cosa accomuna questi critici-scrittori e che cosa è rimasto di quella critica d’arte così lontana dallo specialismo e dalla settorialità? Ne parleremo a Voci dipinte insieme al curatore dell’esposizione Simone Soldini e allo storico e critico d’arte Claudio Spadoni. Per la mostra della settimana andremo al Kunstmuseum di Berna per la prima grande retrospettiva svizzera dedicata a Carol Rama, l’artista torinese che ha aperto la strada all’arte femminista di oggi, autrice di un corpus di opere sperimentali e radicali.

  44. 57

    Le Muse inquietanti

    “Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d’associazione finora trascurate, sull’onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero.” scrive André Breton nel suo “Manifeste du surréalisme” nel 1924. Il Surrealismo – continua Breton – “Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita.”Cento anni dopo la pubblicazione del manifesto di Breton, critici e storici dell’arte ricostruiscono ed analizzano le vicende di un movimento internazionale attraverso una serie di pubblicazioni e mostre allestite nel corso del 2024 e del 2025.Per l’occasione la nostra redazione dedica due puntate al Surrealismo. La prima, andata in onda il 16 febbraio scorso, era interamente dedicata a Max Ernst e al Surrealismo storico. In questa puntata parliamo, invece, del Surrealismo in Italia.“È esistito, o si può propriamente parlare, di un Surrealismo italiano?”Ospiti della puntata:Alice Ensabella, professoressa di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università Grenoble Alpes. Curatrice della mostra Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, Una mitologia moderna (Parma, 2019), co-curatrice della mostra Il Surrealismo e l’Italia (Fondazione Magnani Rocca, 2024).Alessandro Nigro professore di Storia dell’arte contemporanea e Storia della critica d’arte presso l’Università di Firenze (dal 2005 al 2024). Autore della monografia Ritratti e autoritratti surrealisti (Padova 2015). Autore e co-curatore della mostra e del volume “Il Surrealismo e l’Italia” (Dario Cimorelli Editore).L’inserto della settimana ci consente di approfondire ancora la nostra indagine sul Surrealismo insieme a Raphaël Bouvier, curatore della mostra “La Chiave dei Sogni” alla Fondazione Beyeler. 

  45. 56

    Vita d’artista

    ®Il Gran Premio svizzero d’arte / Prix Meret Oppenheim va anche quest’anno a tre operatori culturali di spicco. Su raccomandazione della Commissione federale d’arte (cfa), l’Ufficio Federale della Cultura premia Felix Lehner, Miroslav Šik e Pamela Rosenkranz, la grande artista svizzera che ha conquistato la scena internazionale. Tutti ricordiamo la sua installazione Our Product , presentata alla 56a Biennale di Venezia, un’installazione che trasformò il padiglione svizzero in un’esperienza multisensoriale.Ma la straordinaria carriera di questa artista, originaria di Altdorf, Canton Uri, è un’eccezione nel panorama elvetico? Quanto è difficile, oggi, per le artiste svizzere riuscire a scegliere il percorso dell’arte, a crescere e sviluppare la propria ricerca? La nostra redazione prende spunto dal premio a Pamela Rosenkranz per andare a guardare da vicino il percorso e il lavoro di due artiste ticinesi: Samoa Remy e Daniela Droz.Ospiti della puntata: Samoa Remy, artista. Daniela Droz, artista, Roberto Pellegrini, membro del Comitato di Visarte Ticino.Con un intervento del Presidente della Commissione federale d’arte Raffael Dörig.Anche l’inserto della settimana ci consente di mettere a fuoco la ricerca di un’artista svizzera, Louisa Gagliardi. Il MASI Lugano presenta Many Moons, la prima grande mostra istituzionale in Svizzera a lei dedicata. Ce ne parleranno la curatrice Francesca Benini e l’artista Louisa Gagliardi.Prima emissione: 23 febbraio 2025

  46. 55

    Le (nuove) frontiere dell’arte

    ® Sempre più spesso ci capita entrando in un museo di trovarsi di fronte a proposte di esperienze immersive grazie alla realtà virtuale o a esposizioni con opere visibili soltanto se attivate grazie a un codice QR. Le tecnologie di realtà aumentata e realtà virtuale sono nate in altri ambiti e con altri scopi, ma da qualche decennio gli artisti se ne sono appropriati per creare opere che richiedono la partecipazione attiva degli spettatori-fruitori. Grazie a queste nuove tecnologie è possibile esplorare nuovi mondi, compiere viaggi nel tempo, assumere altre identità: l’intento di queste opere ubique e immateriali è esercitare un certo attivismo politico e stimolare una riflessione critica sulla società e sul ruolo dei media. Realtà virtuale e realtà aumentata stanno vivendo oggi una nuova primavera, tornando anche al centro degli studi accademici. A Voci dipinte i riproponiamo le riflessioni di due ricercatrici che da alcuni anni si occupano di questi temi: Elisabetta Modena e Sofia Pirandello. Tra le sfide più grandi che attendono l’umanità nel prossimo futuro ci sono sicuramente quelle legate all’approvvigionamento idrico e alla redistribuzione dell’acqua: Wasser è il titolo di un’originale mostra in corso al Museum für Gestaltung di Zurigo che propone un approccio multidisciplinare al tema; design, scienza, storia, arte si intrecciano in un percorso espositivo che offre anche innovative soluzioni. La scopriamo grazie al réportage di Yari Bernasconi.Prima emissione: 12 gennaio 2025

  47. 54

    Il più surrealista dei pittori

    “La chiave dei sogni. Capolavori surrealisti della Collezione Hersaint” con questo titolo apre in anteprima mondiale alla Fondazione Beyeler (16 febbraio – 4 maggio 2025) una grande mostra sul Surrealismo che riporta al centro della nostra attenzione L’angelo del focolare un’iconica ed impressionante opera di Max Ernst. Un artista che da molti è considerato il più surrealista dei pittori.Con la figura di Max Ernst comincia il nostro viaggio in due puntate attraverso l’universo surrealista. Ospite della puntata: Martina Mazzotta, Associate Fellow all’Istituto Warburg di Londra, storica dell’arte, autrice e curatrice esperta dell’opera di Max Ernst.Anche l’inserto della settimana guarda alla Fondazione Beyeler dove è in corso “Nordlichter”, una mostra collettiva ci consente di immergerci nei paesaggi delle regioni boreali. Ne parla il curatore Ulf Küster al microfono di Emanuela Burgazzoli.

  48. 53

    Dietro le quinte di un capolavoro

    La Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Lugano conserva il più famoso affresco rinascimentale della Svizzera: un’opera dalle dimensioni monumentali, che decora la parete del tramezzo che separava in origine la chiesa dei fedeli da quella dei frati. Realizzato nel 1529, l’affresco raffigura le Storie della Passione di Gesù: l’autore è il pittore lombardo Bernardino Luini, un seguace di Leonardo, molto amato dai critici dell’Ottocento e soprannominato “il Raffaello di Lombardia”.Un capolavoro che a volte dimentichiamo di avere “sotto casa”. A Voci dipinte sarà ospite la storica dell’arte Lara Calderari per raccontare la storia e i retroscena di un’opera simbolo della Lugano rinascimentale.E nel XVI secolo – con la sconfitta subita dai Confederati nella battaglia di Marignano - affondano le radici del concetto di neutralità elvetica; una mostra al Kunsthaus di Aarau – dal titolo “Modello neutralità” - ne indaga le implicazioni nel presente grazie alle opere di 14 artisti contemporanei attivi in Svizzera. Un percorso espositivo che rivela aspetti sorprendenti di una idea che non appartiene soltanto alla politica e ha molteplici implicazioni nella società odierna.

  49. 52

    Paleoestetica

    Il senso di meraviglia che ci colpisce riconoscendo su pareti rocciose delle immagini tracciate migliaia di anni fa è una delle costanti degli studi dedicati alle pitture rupestri del paleolitico. Pensare che i nostri lontanissimi antenati utilizzassero segni non molto diversi da quelli che traccerebbe oggi un bambino per rappresentare uomini o animali ha qualcosa di magico e allo stesso tempo ci dice qualcosa di molto profondo sul nostro bisogno di rappresentare i nostri pensieri. È partito da qui Michele Cometa - studioso di cultura visuale - per tracciare nel suo ultimo saggio (Paleoestetica. Alle origini della cultura visuale, Raffaello Cortina) una mappa delle capacità e delle abitudini cognitive che presiedono al nostro fare-immagine. Un saggio in cui molteplici discipline, dalle neuroscienze all’archeologia, dall’etnografia alla biologia evoluzionista dialogano tra loro per interrogarsi non tanto sui significati di segni grafici prodotti in tempi così remoti, ma piuttosto sul perché l’homo sapiens da sempre manifesta la peculiare caratteristica di trasformare sogni e pensieri in immagini e sul persistere delle medesime immagini lungo la nostra evoluzione fino alla contemporaneità.Per la mostra della settimana andiamo al Kunstmuseum di Berna; il museo dedica fino a giugno una grande retrospettiva all’artista italiana Marisa Merz, l’unica donna dell’ “arte povera”. Scomparsa nel 2019, la Merz è stata protagonista, anche in vita, di alcune celebri edizioni della Biennale di Venezia e della Documenta di Kassel.

  50. 51

    Visti di spalle

    “Verso - Geschichten von Rückseiten“ questo è il titolo di una mostra che apre il prossimo 1° febbraio al Kunstmuseum di Basilea. Un progetto che vuole rivelare al pubblico ciò che si cela sul retro delle opere d’arte. Trentasei capolavori della collezione, risalenti a epoche diverse, dal XIV al XVIII secolo, saranno esposti su speciali supporti creati appositamente per l’occasione: una sorta di cornici che ci consentiranno di vedere il lato nascosto dei dipinti e di scoprire, così, una nuova prospettiva dalla quale osservarli. In attesa di andare a Basilea, la nostra redazione non si è lasciata sfuggire l’opportunità di prendere in prestito ed ampliare il tema della mostra chiedendosi: cosa succede quando voltiamo un’opera d’arte oppure i personaggi che la abitano? Cosa ci racconta un mondo visto di spalle? Ne parliamo con la scrittrice e saggista Eleonora Marangoni, autrice del libro Viceversa pubblicato da Johan e Levi. L’inserto della settimana è dedicato alla mostra “Ernst Ludwig Kirchner e gli artisti del gruppo Rot-Blau” in corso al MASI di Lugano fino al 23.03.2025. La curatrice Cristina Sonderegger ne ha parlato al microfono di Emanuela Burgazzoli.

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Un programma che approfondisce temi d’attualità nel mondo dell’arte, con uno sguardo trasversale e multidisciplinare che dà la parola a storici dell’arte, artisti e conservatori, scrittori e critici, per parlare di artisti, opere d’arte, musei e nuovi linguaggi artistici. Ogni settimana l’inserto dedicato a una mostra scelta dalla redazione e raccontata dai curatori. E una selezione di notizie e segnalazioni di inaugurazioni da non perdere.

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