𝑷𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒆 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆

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𝑷𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒆 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆

Pratiche di condivisione del sapere è un progetto di ricerca e di sperimentazione volto alla costruzione di uno spazio di dibattito, confronto, circolazione e condivisione del sapere intellettuale ed artistico aperto a tutti.Differenti ricercatori, studiosi e artisti esporranno i loro progetti di ricerca attraverso cicli di lezioni frontali a titolo gratuito.L’obiettivo è la condivisione da parte di esperti, studiosi e artisti di determinati argomenti e/o autori attinenti alla propria “materia di studio e ricerca” o alla propria pratica artistica, all'interno di un contesto non accademico, indirizzandosi a un pubblico ampio, non specializzato, al quale non è richiesta nessuna conoscenza pregressa, se non un sano interesse per l’argomento proposto.La gamma degli argomenti offerti è ampia e diversificata: si spazia da argomenti di carattere letterario a scientifico come filosofico e artistico. Talvolta le differenti ricerche si parlano e fanno eco tra loro

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    Pagine di letteratura giapponese. Come neve in primavera. Il fiore di ciliegio dal Medioevo a oggi

    Di uomini e di fioriPagine di letteratura giapponeseChe cosa resta dell’antico Giappone nella letteratura del Novecento? E che legame può esserci tra la sensibilità di uno scrittore moderno e quella di chi, secoli fa, tracciava ideogrammi col pennello seduto su una terrazza della corte imperiale di Kyōto? Nel breve spazio di due incontri, attraverso letture, racconti, e curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste e simili domande.Come neve in primavera Il fiore di ciliegio dal Medioevo a oggiA cura di Federico Franchin Nell’immaginario collettivo, oggi come un tempo, il Giappone è indissolubilmente legato al fiore di ciliegio. Celebrati sin dall’antichità come simbolo di bellezza effimera, i delicati boccioli che si aprono per pochi giorni all’anno occupano un posto d’onore nella tradizione letteraria giapponese, che per secoli si è nutrita delle suggestioni ispirate dalla natura assai più di quella europea. In epoca medievale migliaia di poesie furono consacrate al colore e al profumo dei fiori di ciliegio, fatti oggetto di una sorta di venerazione dalla corte imperiale, e anche in epoche successive artisti, scrittori, monaci, guerrieri non riuscirono a sottrarsi al loro fascino. Nel XII secolo, l’eremita Saigyō ne rimase a tal punto stregato da meritarsi il nomignolo di “poeta dei fiori di ciliegio”; e anche nel secondo dopoguerra chi, come lo sregolato Sakaguchi Ango, predicava la morte della civiltà giapponese, non sapeva trovare miglior bersaglio alle frecce della propria satira. In quest’incontro vi invitiamo a ripercorrere alcune delle tappe più suggestive di un percorso che attraversa pagine scritte, in mille anni di storia, da cortigiani e dame di compagnia, da bonzi e ubriaconi, alla scoperta del fiore che porta impressa, nei suoi petali, la storia di una nazione.Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

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    Inoue Yasushi. I racconti di una tormentata calma

    Di uomini e di fioriPagine di letteratura giapponeseA cura di Federico FranchinChe cosa resta dell’antico Giappone nella letteratura del Novecento? E che legame può esserci tra la sensibilità di uno scrittore moderno e quella di chi, secoli fa, tracciava caratteri col pennello seduto su una terrazza della corte imperiale di Kyōto? Nel breve spazio di due incontri, attraverso letture, racconti, e curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste e simili domande.Inoue Yasushi I racconti di una tormentata calmaNel catalogo degli scrittori giapponesi più conosciuti nel nostro paese, il nome di Inoue Yasushi (1907-1991) ha occupato per anni un posto abbastanza marginale. Certi suoi racconti hanno cominciato a essere tradotti in italiano già verso la metà del secolo scorso, ma è solo in tempi piuttosto recenti che alcune tra le sue opere più significative hanno cominciato a imporsi all’attenzione di un più vasto pubblico italiano. Dalle loro pagine emerge un mondo a noi familiare, benché filtrato da una sensibilità tipicamente giapponese: un mosaico di figure presentate al lettore con infinita cura e tenerezza, in un groviglio di rapporti umani fatto in egual misura di bellezza e di desolazione. Dallo struggente affetto che pervade ogni pagina di Ricordi di mia madre – l’opera preferita del suo scrittore – alla spiazzante teatralità del Fucile da caccia, i racconti di Inoue parlano a ciascuno di noi, in modo limpido e sognante, delle complessità dell’esistenza.Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

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    𝐄𝐫𝐧𝐞𝐬𝐭 𝐇𝐞𝐦𝐢𝐧𝐠𝐰𝐚𝐲 𝑼𝒏 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒎𝒂𝒓𝒆

    𝐄𝐫𝐧𝐞𝐬𝐭 𝐇𝐞𝐦𝐢𝐧𝐠𝐰𝐚𝐲𝑼𝒏 𝒄𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒎𝒂𝒓𝒆“Era un vecchio che pescava da solo su una piccola barca nella corrente del Golfo e ormai da ottantaquattro giorni non prendeva un pesce”: è questo il memorabile incipit de 𝐼𝑙 𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒, l’ultimo capolavoro di Ernest Hemingway, un libro che è un esame di coscienza di un uomo che aveva sempre cercato una vita “estrema” e che allo stesso tempo fu estremamente sensibile al tema degli sconfitti e della pietas. 𝐼𝑙 𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒, muovendosi fra tenerezza e ferocia, è segnato da una bellezza omerica che continua a interrogare i lettori sul senso della vita andando ben oltre il “mito” che Hemingway cercò di disegnare per se stesso.𝐀 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐑𝐢𝐯𝐚𝐥𝐢

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    Ezra Pound. Gli ultimi canti

    Ezra Pound (Hailey 1885, Venezia 1972) è uno degli spartiacque della letteratura del Novecento: con l'epica dei suoi Cantos ha osato una "Divina Commedia" per il nostro tempo ed è stato, inoltre, un impareggiabile e generoso "cacciatore di talenti". Fu tra i primi a riconoscere e promuovere il genio di Joyce, T.S. Eliot e Hemingway. Eppure, il suo nome divide ancora ed è circondato da fantasmi e logori cliché che impediscono di toccare il cuore profondo della sua poesia e della sua umanità. Nell’estate del 1958, dopo lunga detenzione nel manicomio di Washington, Ezra Pound rientrò in Italia stabilendosi nel castello di Brunnenburg nel Tirolo. La ritrovata libertà non spalancò però al poeta le porte della stagione felice che aveva immaginato: il “mondo di ieri" era cambiato, i migliori amici se ne erano andati e il grande progetto dei Cantos stentava a trovare la sua conclusione. Eppure, questo soggiorno italiano segnò una tappa decisiva nel lavoro di Pound: l'ultimo scorcio della sua vita lo avrebbe infatti dedicato al compimento del Paradiso, la parte finale del suo poema, frammenti così densi di verità e tenerezza da diventare il suo testamento più sincero. Ancora una volta era Dante la misura della sua ambizione. Ed è proprio in quei frangenti così dolorosi che Pound scrisse i Drafts and Fragments, alcune delle poesie più toccanti del Novecento. A cura di Alessandro RivaliAlessandro Rivali ha avuto la possibilità di lavorare per nove anni con Mary De Rachewiltz, figlia e traduttore di Ezra Pound, un'esperienza indimenticabile che lo ha portato a conoscere il cantiere più profondo del poeta e che è stata poi riversata nel libro Ho cercato di scrivere paradiso.  Alessandro Rivali è nato a Genova nel 1977. I suoi libri di poesie sono La riviera del sangue (Mimesis 2005), La caduta di Bisanzio (Jaca Book 2010) e La terra di Caino (Mondadori 2021). Ha pubblicato i libri intervista Giampiero Neri. Un maestro in ombra (Jaca Book 2010) e Ritorno ai classici. Una conversazione con Giampiero Neri (Ares 2020). Ha curato le lettere inedite di Eugenio Corti dal fronte russo (Io ritornerò, Ares 2015). Ho cercato di scrivere Paradiso (Mondadori 2018) raccoglie le conversazioni con Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra Pound. Il suo primo romanzo è Il mio nome nel vento (Mondadori 2023).

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    La poesia delle urne. Il cimitero come luogo letterario: dalla lirica del Settecento alla contemporaneità

    Da sempre i cimiteri hanno affascinato gli scrittori in quanto luoghi di raccoglimento e di meditazione sulla fugacità del tempo e della vita. L'incontro si focalizzerà sulla letteratura cimiteriale nelle sue diverse declinazioni letterarie. A partire dalla poesia di Thomas Gray nell’Inghilterra del XVIII secolo, si passerà quindi ad esplorare la ricezione e le diverse manifestazioni della letteratura cimiteriale in Italia, fra suggestioni gotiche e preromantiche e pulsioni civili, come quelle presenti nella poesia di Pindemonte e nel carme Dei sepolcri del Foscolo.  Saranno inoltre affrontati i temi del rapporto tra vivi e morti e della memoria, presenti nell'opera Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, una raccolta di epitaffi letterari in cui è la voce poetica di chi non c'è più a parlare e raccontare di sé. Se, nelle attestazioni classiche, di cui il Satyricon di Petronio ne è un esempio, il cimitero è descritto come il luogo dell’orrore o, come nell'Amleto shakespeariano, come uno spazio di meditazione sulla caducità del vivere, nel contesto romantico esso si trasforma nel luogo dell’ultimo incontro tra gli amanti, come avviene in Cime tempestose di Emily Brontë e nei racconti in nero del novellista francese Guy de Maupassant. Infine, nell’immaginario più contemporaneo e popolare, possiamo assistere a sorprendenti e inaspettate commistioni tra alto e basso, a seconda che si voglia enfatizzare il tema dell’amour fou o conferire al racconto una piega più ironica e cinica, seguendo la tecnica dell’in cauda venenum. A cura di Silvia StucchiSilvia Stucchi, latinista, lavora presso l'Università Cattolica di Milano e presso l'Università degli Studi di Milano. Si e" occupata della letteratura latina di età neroniana, di Apuleio e Plauto, e di ricezione dei classici. Collabora con le Edizioni Ares per cui e" autrice di "Come il latino ci salva la vita" e "A cena con Nerone" ed è autrice di romanzi storici per Giunti.

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    𝐋𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐭𝐞𝐝𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨

    𝑳𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒓𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆𝑫𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒍𝒍𝒊𝒂 𝒓𝒐𝒎𝒂𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒕𝒆𝒅𝒆𝒔𝒄𝒂A partire dalla “Nave dei folli” (1494), l’opera in versi dell’alsaziano Sebastian Brandt da cui prende le mosse “La storia della follia nell’età classica” di Michel Foucault (1963), la letteratura tedesca non ha mai cessato di coltivare un rapporto privilegiato con le più diverse forme della sragione che indagheremo in alcuni suoi momenti apicali.Il successivo momento in cui la follia diventa una chiave di lettura fondamentale della crisi del soggetto nella modernità è quello fra l’inizio del XX secolo e la prima guerra mondiale. I principali scrittori delle avanguardie di primo Novecento si confronteranno con un mondo ormai in preda a un caos incontrollabile che solo l’ottusità borghese ha ancora la pretesa di ricondurre a una impossibile normalità. Saranno gli scrittori e gli artisti dell’espressionismo e del dadaismo (Georg Heym, Georg Trakl, Gottfried Benn e.a) a farsi interpreti di questa dissoluzione anche attraverso la scompaginazione radicale dei loro linguaggi. Il caso più emblematico con cui concluderemo questo itinerario è quello di Alfred Döblin, non a caso medico psichiatra e sommo narratore delle innumerevoli ‘patologie’ dell’anima.Eva Banchelli ha insegnato Letteratura tedesca nelle università di Milano e Bergamo. Si è occupata nella sua attività di studiosa e di traduttrice di autori come Hermann Hesse, Alfred Döblin, Franz Hessel, Eduard von Keyserling, Peter Weiss, Günther Grass e.a. Dal 1989 ha scrittonumerosi saggi dedicati alla letteratura tedesca dopo la riunificazione tedesca.

  7. 12

    𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐥𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐨𝐞𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐇𝐨̈𝐥𝐝𝐞𝐫𝐥𝐢𝐧 𝐚 𝐍𝐢𝐞𝐭𝐳𝐬𝐜𝐡𝐞

    𝑳𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒓𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆𝑫𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒍𝒍𝒊𝒂 𝒓𝒐𝒎𝒂𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒕𝒆𝒅𝒆𝒔𝒄𝒂A partire dalla “Nave dei folli” (1494), l’opera in versi dell’alsaziano Sebastian Brandt da cui prende le mosse “La storia della follia nell’età classica” di Michel Foucault (1963), la letteratura tedesca non ha mai cessato di coltivare un rapporto privilegiato con le più diverse forme della sragione che indagheremo in alcuni suoi momenti apicali.L’Età dei lumi e poi il classicismo porranno le basi per affrontare il disordine mentale in modo scientifico e clinico, organizzandone anche i luoghi di contenimento e di segregazione a tutela dell’ordine razionale che doveva governare la vita dell’individuo come l’organizzazione sociale. Molti scrittori della generazione romantica saranno invece attratti nell’orbita della follia, centrale nel loro universo poetico e, spesso, anche nella loro personale esperienza di vita, segnati dal disagio prodotto dai tanti meccanismi di coercizione che impedivano nel loro tempo l’armonioso dispiegarsi delle “anime belle”. Ne avvicineremo gli esempi più celebri: Friedrich Hölderlin, Heinrich von Kleist, E.T.A. Hoffmann, Georg Büchner per concludere con la testimonianza estrema di Friedrich Nietzsche.A cura di Eva BanchelliEva Banchelli ha insegnato Letteratura tedesca nelle università di Milano e Bergamo. Si è occupata nella sua attività di studiosa e di traduttrice di autori come Hermann Hesse, Alfred Döblin, Franz Hessel, Eduard von Keyserling, Peter Weiss, Günther Grass e.a. Dal 1989 ha scrittonumerosi saggi dedicati alla letteratura tedesca dopo la riunificazione tedesca.

  8. 11

    𝐑𝐚𝐲𝐦𝐨𝐧𝐝 𝐂𝐚𝐫𝐯𝐞𝐫 𝑳’𝒊𝒏𝒕𝒂𝒈𝒍𝒊𝒂𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆

    “Mi interessa quello che la gente riesce a fare per risollevarsi quando è finita a terra”Alla sua morte Raymond Carver (1938-1988) fu definito il Čechov d’America per la sua straordinaria capacità di leggere il cuore dell’uomo con i suoi racconti essenziali e così carichi di verità. È considerato il padre della letteratura “minimalista”, anche se non amava questa etichetta e preferiva definirsi un “precisionista”. Per Carver la letteratura “può farci capire cosa ci vuole per essere davvero umani, per essere qualcosa di più grande di quello che in effetti siamo, qualcosa di meglio”. Per dare vita alle sue short stories faceva ricorso a un linguaggio chiaro e preciso, “un linguaggio usato in modo da infondere vita a dettagli che illuminino il racconto al lettore. Perché i dettagli siano concreti e carichi di significato, è essenziale che il linguaggio sia dato in maniera quanto mai accurata e precisa”. Al centro della sua narrativa spesso ritornano i conflitti di coppia: “Personalmente, ho una serie di ossessioni a cui tento di dare voce: le relazioni fra uomini e donne, il motivo per cui spesso perdiamo le cose a cui teniamo di più, il cattivo uso delle nostre risorse interiori. Mi interessa molto anche la capacità di sopravvivenza, quello che la gente riesce a fare per risollevarsi quando è finita a terra”.Se in Italia è consolidata la fama del Carver narratore, resta più in ombra la poesia, a cui peraltro teneva moltissimo e non a caso “poet” è proprio la prima parola che leggiamo sulla sua tomba. Nel suo intervento Alessandro Rivali affronterà in modo particolare questo versante dell’opera di Carver, ricordando gli snodi della sua esistenza che tanto hanno influito sulla sua scrittura.A cura di Alessandro RivaliAlessandro Rivali è nato a Genova nel 1977. I suoi libri di poesie sono La riviera del sangue (Mimesis 2005), La caduta di Bisanzio (Jaca Book 2010) e La terra di Caino (Mondadori 2021). Ha pubblicato i libri intervista Giampiero Neri. Un maestro in ombra (Jaca Book 2010) e Ritorno ai classici. Una conversazione con Giampiero Neri (Ares 2020). Ha curato le lettere inedite di Eugenio Corti dal fronte russo (Io ritornerò, Ares 2015). Ho cercato di scrivere Paradiso (Mondadori 2018) raccoglie le conversazioni con Mary de Rachewiltz, la figlia di Ezra Pound. Il suo primo romanzo è Il mio nome nel vento (Mondadori 2023).

  9. 10

    𝑵𝒊𝒌𝒐𝒍𝒂𝒋 𝑮𝒐𝒈𝒐𝒍', 𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒍𝒍𝒊𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒊𝒄𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒓𝒊𝒇𝒍𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂̀ 𝒕𝒓𝒂𝒈𝒊𝒄𝒂

    Umorista di raffinatissima e tormentata sensibilità, Nikolaj Vasilevic Gogol' riuscì a dare corpo nei suoi scritti alle intangibili inquietudini dell'anima non meno che ai mali del suo secolo: arrivismo, disparità sociale, iperlavoro, e il gelo di Pietroburgo, città fantasma e di fantasmi. Attraverso il riso e l'esagerazione comica, seppe esorcizzare molti dei demoni suoi e del suo tempo, senza però smorzarne l'amarezza e rischiararne del tutto l'oscurità.  I sosia, Dostoevskij e Gogol': due autori allo specchioCosa vuol dire "riflettere" su un testo? Nella cultura russa, lo specchio è tramite, frontiera fra mondi, sguardo su una dimensione che può rivelare il futuro; ma quando il riflesso esce dallo specchio ed entra - un sosia! - nelle nostre vite, rischia di farci perdere il senno. E se da una parte la follia può essere affrontata in chiave tragicomica e racchiusa, giorno dopo giorno, nelle pagine di un diario, dall'altra può essere riproposta in termini sempre più tragici e realistici, non più mero riflesso-imitazione, ma riflessione originale a partire dalla medesima tematica. Memorie di un pazzo, inserito nei Racconti di Pietroburgo di Gogol', e Il sosia di Dostoevskij: due storie simili, dallo svolgimento quasi parallelo, di due autori in intenso dialogo - Gogol', il maestro dalla verve umoristica, e Dostoevskij, l'imitatore e allievo che saprà coglierne le ombre.A cura di Ida Amlesù Ida Amlesù è una scrittrice, slavista, traduttrice e cantante lirica. Laureata in Filologia Slava all'Università degli studi di Milano e in Lingua Russa all'università degli studi di Pavia, ha vissuto fra Milano, Mosca e Parigi. Ha pubblicato racconti su Nuovi argomenti, Glamour, Colla, Pastrengo, e in traduzione su riviste francesi, russe e iraniane. Il suo primo romanzo, Perdutamente (nottetempo 2017) ha vinto il premio internazionale Salerno Libro d'Europa. Ha inoltre pubblicato i romanzi Cinema di Babele (fve, 2022) e Julie (Sonzogno, 2022). 

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    𝑨𝒏𝒏𝒂 𝑨𝒄𝒉𝒎𝒂𝒕𝒐𝒗𝒂. 𝑷𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒆𝒕𝒓𝒂

    “Voce solitaria e discorde", la poetica di Anna Achmatova (1889-1966) attraversa il Novecento russo dai suoi albori fino agli anni '60. Dai primi componimenti in seno all'acmeismo a quelli, intimi e quasi segreti, degli anni dello Stalinismo, Achmatova rivendica l'importanza dell'individuale, del non-eroico, in un'epoca di eroi e di persecuzioni. Attraverso la lettura di liriche e poemi raccolte ne La corsa del tempo e in Poema senza eroe scopriremo una poesia che è ultimo rifugio nel sacrificio di sé, parola dolorosa e mezzo di sopravvivenza.   Il ciclo di lezioni avrà come oggetto alcuni dei maggiori poeti della lirica russa novecentesca.Il poeta e il fragore del secolo. Viaggio nella poesia russa del '900Dopo una breve introduzione sull'Età d'argento, epoca di rigoglio e sperimentazione poetica, che vede artisti nascere, fiorire e spegnersi nella stretta delle Purghe, affronteremo la lettura di tre delle voci più sonore del Novecento russo - Osip Mandel'štam, Anna Achmatova e Marina Cvetaeva, volti diversi di una stessa esperienza: l'urgenza poetica come urgenza di vita. Conosceremo le loro vite e i loro pensieri, seguiremo le loro scelte stilistiche e personali, leggeremo le loro parole, per ritrovare nella loro libertà di espressione - difesa anche a costo della vita - una lente nuova con cui osservare la realtà.  A cura di Ida AmlesùIda Amlesù è una scrittrice, slavista, traduttrice e cantante lirica. Laureata in Filologia Slava all'Università degli studi di Milano e in Lingua Russa all'università degli studi di Pavia, ha vissuto fra Milano, Mosca e Parigi. Ha pubblicato racconti su Nuovi argomenti, Glamour, Colla, Pastrengo, e in traduzione su riviste francesi, russe e iraniane. Il suo primo romanzo, Perdutamente (nottetempo 2017) ha vinto il premio internazionale Salerno Libro d'Europa. Ha inoltre pubblicato i romanzi Cinema di Babele (fve, 2022) e Julie (Sonzogno, 2022). 

  11. 8

    𝑶𝒔𝒊𝒑 𝑴𝒂𝒏𝒅𝒆𝒍'𝒔̌𝒕𝒂𝒎. 𝑬 𝒊𝒍 𝒓𝒖𝒎𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐

    Poeta raffinato, letterato coltissimo, saggista di singolare acutezza: nella sua breve vita, Mandel'štam riuscì a incarnare e a dare voce a mille e più volti della letterarietà. Uno spirito, il suo, in grado di "scavare nel tempo", per usare un'espressione a lui cara, rifugiandosi nello studio dei classici e nella preziosità della lingua senza smettere però di osservare e descrivere la realtà dei suoi contemporanei. Definito uno dei più grandi poeti russi del Novecento, dopo la pubblicazione, nel '33, di un epigramma fortemente satirico nei confronti di Stalin la sua posizione in Russia si fa precaria. Arrestato due volte, condannato al confino, nel 1938 viene mandato nonostante le condizioni di salute assai fragili in Siberia, dove muore pochi mesi dopo.  𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐞𝐭𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨. 𝐕𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐞𝐬𝐢𝐚 𝐫𝐮𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 '𝟗𝟎𝟎Il ciclo di lezioni avrà come oggetto alcuni dei maggiori poeti della lirica russa novecentesca.Dopo una breve introduzione sull'Età d'argento, epoca di rigoglio e sperimentazione poetica, che vede artisti nascere, fiorire e spegnersi nella stretta delle Purghe, affronteremo la lettura di tre delle voci più sonore del Novecento russo - Osip Mandel'štam, Anna Achmatova e Marina Cvetaeva, volti diversi di una stessa esperienza: l'urgenza poetica come urgenza di vita. Conosceremo le loro vite e i loro pensieri, seguiremo le loro scelte stilistiche e personali, leggeremo le loro parole, per ritrovare nella loro libertà di espressione - difesa anche a costo della vita - una lente nuova con cui osservare la realtà.  A cura di Ida Amlesù Ida Amlesù è una scrittrice, slavista, traduttrice e cantante lirica. Laureata in Filologia Slava all'Università degli studi di Milano e in Lingua Russa all'università degli studi di Pavia, ha vissuto fra Milano, Mosca e Parigi. Ha pubblicato racconti su Nuovi argomenti, Glamour, Colla, Pastrengo, e in traduzione su riviste francesi, russe e iraniane. Il suo primo romanzo, Perdutamente (nottetempo 2017) ha vinto il premio internazionale Salerno Libro d'Europa. Ha inoltre pubblicato i romanzi Cinema di Babele (fve, 2022) e Julie (Sonzogno, 2022). 

  12. 7

    𝑭𝒆̈𝒅𝒐𝒓 𝑫𝒐𝒔𝒕𝒐𝒆𝒗𝒔𝒌𝒊𝒋. 𝑹𝒊𝒇𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒆̀ 𝒄𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆 𝒐𝒎𝒃𝒓𝒆

    "Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol'", diceva Fedor Dostoevskij: emulo di quello che ai tempi era considerato il più grande scrittore russo, il futuro autore di Delitto e castigo comincerà la sua carriera letteraria ispirandosi, nel suo secondo romanzo, 𝘐𝘭 𝘴𝘰𝘴𝘪𝘢, proprio ai celebri racconti gogoliani Il cappotto, Il naso e Memorie di un pazzo. Le tematiche ritornano fra un autore e l’altro: il doppio come specchio infernale, l'ambizione che porta all'alienazione e alla follia, sullo sfondo di una Pietroburgo sempre impiegatizia e disumana. Ma il tono è cambiato: non più umorismo commosso, satira feroce ma catartica; in Dostoevskij anche negli equivoci che potrebbero sembrare comici si nascondono le ombre della tragedia.  I sosia, Dostoevskij e Gogol': due autori allo specchioCosa vuol dire "riflettere" su un testo? Nella cultura russa, lo specchio è tramite, frontiera fra mondi, sguardo su una dimensione che può rivelare il futuro; ma quando il riflesso esce dallo specchio ed entra - un sosia! - nelle nostre vite, rischia di farci perdere il senno. E se da una parte la follia può essere affrontata in chiave tragicomica e racchiusa, giorno dopo giorno, nelle pagine di un diario, dall'altra può essere riproposta in termini sempre più tragici e realistici, non più mero riflesso-imitazione, ma riflessione originale a partire dalla medesima tematica. Memorie di un pazzo, inserito nei Racconti di Pietroburgo di Gogol', e Il sosia di Dostoevskij: due storie simili, dallo svolgimento quasi parallelo, di due autori in intenso dialogo - Gogol', il maestro dalla verve umoristica, e Dostoevskij, l'imitatore e allievo che saprà coglierne le ombre.  A cura di Ida AmlesùIda Amlesù è una scrittrice, slavista, traduttrice e cantante lirica. Laureata in Filologia Slava all'Università degli studi di Milano e in Lingua Russa all'università degli studi di Pavia, ha vissuto fra Milano, Mosca e Parigi. Ha pubblicato racconti su Nuovi argomenti, Glamour, Colla, Pastrengo, e in traduzione su riviste francesi, russe e iraniane. Il suo primo romanzo, Perdutamente (nottetempo 2017) ha vinto il premio internazionale Salerno Libro d'Europa. Ha inoltre pubblicato i romanzi Cinema di Babele (fve, 2022) e Julie (Sonzogno, 2022). 

  13. 6

    𝑴𝒂𝒓𝒊𝒏𝒂 𝑪𝒗𝒆𝒕𝒂𝒆𝒗𝒂. 𝑼𝒏𝒂 𝒑𝒐𝒆𝒔𝒊𝒂 𝒔𝒄𝒐𝒓𝒕𝒊𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒆 𝒏𝒖𝒅𝒂

    Anima tempestosa e appassionata, Marina Cvetaeva (1892-1941) era, secondo le parole del marito, un fuoco inestinguibile che aveva bisogno costante di nuova legna per continuare ad ardere. Nella sua vita dolorosa e breve, segnata dalle ristrettezze, dall'isolamento e dai lutti, Cvetaeva riesce a mantenere viva fino all'ultimo guizzo la fiamma che le bruciava nel cuore, costruendo una poesia di slancio e di musica, a volte tragica, a volte tragicomica, coraggiosa e saggia, venata di ironia eppure piena di sentimento.Alla lettura lirica dei sui ultimi versi affiancheremo quella più intima dei taccuini così da inoltrarci nella poetica e nel pensiero di una delle più grandi scrittrici del primo '900. Il poeta e il fragore del secolo. Viaggio nella poesia russa del '900Il ciclo di lezioni avrà come oggetto alcuni dei maggiori poeti della lirica russa novecentesca.Dopo una breve introduzione sull'Età d'argento, epoca di rigoglio e sperimentazione poetica, che vede artisti nascere, fiorire e spegnersi nella stretta delle Purghe, affronteremo la lettura di tre delle voci più sonore del Novecento russo - Osip Mandel'štam, Anna Achmatova e Marina Cvetaeva, volti diversi di una stessa esperienza: l'urgenza poetica come urgenza di vita. Conosceremo le loro vite e i loro pensieri, seguiremo le loro scelte stilistiche e personali, leggeremo le loro parole, per ritrovare nella loro libertà di espressione - difesa anche a costo della vita - una lente nuova con cui osservare la realtà.  A cura di Ida AmlesùIda Amlesù è una scrittrice, slavista, traduttrice e cantante lirica. Laureata in Filologia Slava all'Università degli studi di Milano e in Lingua Russa all'università degli studi di Pavia, ha vissuto fra Milano, Mosca e Parigi. Ha pubblicato racconti su Nuovi argomenti, Glamour, Colla, Pastrengo, e in traduzione su riviste francesi, russe e iraniane. Il suo primo romanzo, Perdutamente (nottetempo 2017) ha vinto il premio internazionale Salerno Libro d'Europa. Ha inoltre pubblicato i romanzi Cinema di Babele (fve, 2022) e Julie (Sonzogno, 2022). 

  14. 5

    𝑨𝒌𝒖𝒕𝒂𝒈𝒂𝒘𝒂 𝑹𝒚𝒖̄𝒏𝒐𝒔𝒖𝒌𝒆 𝑳'𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒅𝒖𝒆 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒊

    Nato nel bel mezzo di una tormentata epoca di trasformazione, Akutagawa Ryūnosuke (1892-1927) sembrò racchiudere in un solo, esile corpo tutte le inquietudini di un secolo. Formatosi sui grandi classici della tradizione letteraria giapponese e cinese, che conosceva alla perfezione, Akutagawa spese la sua breve vita nel tentativo di conciliarne l’influenza con le nuove tendenze della letteratura del suo paese, e con le lezioni ricevute dall’Occidente. Nelle sue opere, famose per la pungente ironia quanto per la profondità dell’intuizione, lo scrittore ci offre l’immagine di un mondo incerto e contraddittorio, in cui si insinuano – nell’ultimo periodo della sua vita – le ombre della disperazione e della follia. Da uno dei suoi racconti più belli, l’enigmatico Nel bosco, il grande regista Kurosawa Akira trasse nel 1950 l’ispirazione per Rashōmon, il suo capolavoro.  Come boccioli al vento. Due scrittori giapponesi tra Medioevo e primo '900“Venti di primavera, / Soffiate lontano dai boccioli / Sui rami del ciliegio, / Così che possa avere una risposta: / Sono loro che vogliono cadere?” Così recita una poesia del letterato giapponese Fujiwara no Yoshikaze. Nei due appuntamenti di questo breve ciclo ci soffermeremo su due importanti figure della storia letteraria del Giappone, vissute a secoli di distanza l’una dall’altra. Scopriremo nelle loro opere differenze e punti di contatto, e una strana, ricorrente malinconia, che avvicina l’esperienza umana dei due scrittori a quella, effimera, dei boccioli di Yoshikaze.  A cura di Federico Franchin Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

  15. 4

    𝑺𝒆𝒊 𝑺𝒉𝒐̄𝒏𝒂𝒈𝒐𝒏. 𝑳'𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒓𝒕𝒆

    Se Sei Shōnagon non fosse esistita,” osservò anni fa uno studioso, “nessuno avrebbe potuto inventarla”. Impiegata presso il palazzo imperiale di Kyōto alla fine del X secolo, dove fece parte del corteggio dell’imperatrice Sadako, questa singolare figura di scrittrice ci ha lasciato nelle sue Note del guanciale una delle più vive descrizioni dell’ambiente di corte nel Giappone medievale. Il suo occhio attento e curioso, unito a un’estrema sensibilità e a un’arguzia a tratti impertinente, indugia con interesse sui particolari più diversi. Nei suoi scritti, accanto a struggenti storie d’amore e a inni di lode per la bellezza delle stagioni, troviamo un’abbondanza di informazioni sui più minuti dettagli della vita nella capitale, dove il buon gusto nel vestire era considerato quasi alla stregua di una religione, e dove un verso poetico mal concepito poteva distruggere un’intera carriera.  Come boccioli al vento. Due scrittori giapponesi tra Medioevo e primo '900“Venti di primavera, / Soffiate lontano dai boccioli / Sui rami del ciliegio, / Così che possa avere una risposta: / Sono loro che vogliono cadere?” Così recita una poesia del letterato giapponese Fujiwara no Yoshikaze. Nei due appuntamenti di questo breve ciclo ci soffermeremo su due importanti figure della storia letteraria del Giappone, vissute a secoli di distanza l’una dall’altra. Scopriremo nelle loro opere differenze e punti di contatto, e una strana, ricorrente malinconia, che avvicina l’esperienza umana dei due scrittori a quella, effimera, dei boccioli di Yoshikaze.  A cura di Federico FranchinFederico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

  16. 3

    𝑪𝒂𝒓𝒎𝒊𝒏𝒂 𝑩𝒖𝒓𝒂𝒏𝒂. 𝑳𝒂 𝒅𝒐𝒏𝒏𝒂, 𝒍𝒂 𝒕𝒂𝒗𝒆𝒓𝒏𝒂 𝒆 𝒊𝒍 𝒅𝒂𝒅𝒐

    In Italia, la fama dei canti medievali raggruppati sotto il nome di Carmina Burana è legata a doppio filo alla celebre versione per coro e orchestra che ne diede Carl Orff, compositore tedesco del Novecento. Tuttavia sono ancora troppo pochi gli ascoltatori che, rapiti dalla potenza dell’opera, si soffermano a considerare le parole sotto le note, benché la storia che hanno da raccontare non sia meno affascinante della loro veste musicale. Ritrovato poco più di due secoli fa tra i polverosi scaffali di un’abbazia bavarese, il manoscritto dei Carmina ha iniziato a dipingere l’affresco di un Medioevo molto diverso da quello che siamo soliti immaginare: tra le sue pagine, oltre a una serie di divertenti satire contro lo strapotere della Chiesa e del clero, scopriamo descritto in tutto il suo splendore il mondo degli antichi goliardi, fatto di notti in bianco trascorse alla taverna e di fugaci avventure erotiche, che ben poco hanno da spartire con le regole dell’amor cortese.Scritti ribelliErotismo e satira tra medioevo ed età moderna Nel corso della Storia, erotismo e satira si sono ritrovati a condividere fianco a fianco numerosi spazi tra le pagine dei libri. I due generi letterari hanno forti tratti comuni: il gusto per l’indicibile e il dissoluto, una certa diffidenza nei confronti del pensiero dominante, la preferenza per un linguaggio ardito, diretto, e spesso originale e creativo. Queste peculiari caratteristiche hanno assicurato loro un ampio successo di pubblico in ogni tempo e luogo, ma sono anche le stesse che hanno attirato sui loro ammiratori le sgradevoli attenzioni di censori e moralisti.In questa breve serie di incontri, muovendoci tra Oriente e Occidente, conosceremo autori e opere letterarie che, pur tanto diversi tra loro per lingua, sensibilità ed epoca storica, hanno fatto della provocazione il loro mestiere.A cura di Federico FranchinFederico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

  17. 2

    𝑪𝒐𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝑹𝒐𝒄𝒉𝒆𝒔𝒕𝒆𝒓. 𝑳𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒗𝒆𝒍𝒐𝒄𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍'𝒊𝒏𝒇𝒆𝒓𝒏𝒐

    John Wilmot, conte di Rochester, è ormai salutato dalla critica come uno dei migliori poeti del Seicento inglese. Figura di spicco del palazzo di re Carlo II, croce e delizia dei suoi cortigiani, che temevano la sua penna assai più che la sua spada, a Rochester è sempre stata riconosciuta una forza espressiva non comune, anche da parte dei suoi numerosi detrattori. A questa fama, tuttavia, si è puntualmente accompagnato un certo imbarazzo, e la vita del conte, condotta all’insegna dell’eccesso e della dissacrazione, è stata oggetto del più vivo scandalo: di lui si disse che “con un compiaciuto disprezzo per l’ordine e per la decenza, […] visse senza onore e senza utilità, scialacquando in un lampo gioventù e ricchezze in un’ossessiva ricerca del piacere”. Ogni tratto del suo carattere ha un preciso riflesso nel contenuto dei suoi versi, sempre caustici ed elegantissimi, in cui il paradosso e la critica dei costumi si sposano a volte alla più sboccata volgarità.  Scritti ribelliErotismo e satira tra medioevo ed età moderna Nel corso della Storia, erotismo e satira si sono ritrovati a condividere fianco a fianco numerosi spazi tra le pagine dei libri. I due generi letterari hanno forti tratti comuni: il gusto per l’indicibile e il dissoluto, una certa diffidenza nei confronti del pensiero dominante, la preferenza per un linguaggio ardito, diretto, e spesso originale e creativo. Queste peculiari caratteristiche hanno assicurato loro un ampio successo di pubblico in ogni tempo e luogo, ma sono anche le stesse che hanno attirato sui loro ammiratori le sgradevoli attenzioni di censori e moralisti.In questa breve serie di incontri, muovendoci tra Oriente e Occidente, conosceremo autori e opere letterarie che, pur tanto diversi tra loro per lingua, sensibilità ed epoca storica, hanno fatto della provocazione il loro mestiere.  A cura di Federico Franchin Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

  18. 1

    𝑶𝒎𝒂𝒓 𝑲𝒉𝒂𝒚𝒚𝒂𝒎. 𝑶𝒉 𝑫𝒊𝒐, 𝒔𝒂𝒓𝒂𝒊 𝒇𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒖𝒃𝒓𝒊𝒂𝒄𝒐?

    Mentre era in vita, il persiano Omar Khayyam (1048-1131) fu più famoso come astronomo e matematico che come poeta. Fu soltanto nei secoli successivi che la sua figura iniziò a suscitare l’interesse degli uomini di lettere, e a ispirare le numerose e sinistre leggende che circolano tuttora sul suo conto. Le poesie che gli sono attribuite sembrano dipingere l’immagine di un uomo fortemente scettico nei confronti della religione dei suoi padri, attirandogli da parte dei conservatori l’accusa di ateismo. Ma per noi i suoi versi rappresentano soprattutto un'importante fonte di immagini geniali e originalissime, ricche di profonde meditazioni sulla vanità del mondo, sul piacere dei sensi e sulla verità delle cose – da ricercarsi, secondo Khayyam, sul fondo di un bicchiere di vino.  Scritti ribelliErotismo e satira tra medioevo ed età moderna Nel corso della Storia, erotismo e satira si sono ritrovati a condividere fianco a fianco numerosi spazi tra le pagine dei libri. I due generi letterari hanno forti tratti comuni: il gusto per l’indicibile e il dissoluto, una certa diffidenza nei confronti del pensiero dominante, la preferenza per un linguaggio ardito, diretto, e spesso originale e creativo. Queste peculiari caratteristiche hanno assicurato loro un ampio successo di pubblico in ogni tempo e luogo, ma sono anche le stesse che hanno attirato sui loro ammiratori le sgradevoli attenzioni di censori e moralisti.In questa breve serie di incontri, muovendoci tra Oriente e Occidente, conosceremo autori e opere letterarie che, pur tanto diversi tra loro per lingua, sensibilità ed epoca storica, hanno fatto della provocazione il loro mestiere.  A cura di Federico FranchinFederico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

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Pratiche di condivisione del sapere è un progetto di ricerca e di sperimentazione volto alla costruzione di uno spazio di dibattito, confronto, circolazione e condivisione del sapere intellettuale ed artistico aperto a tutti.Differenti ricercatori, studiosi e artisti esporranno i loro progetti di ricerca attraverso cicli di lezioni frontali a titolo gratuito.L’obiettivo è la condivisione da parte di esperti, studiosi e artisti di determinati argomenti e/o autori attinenti alla propria “materia di studio e ricerca” o alla propria pratica artistica, all'interno di un contesto non accademico, indirizzandosi a un pubblico ampio, non specializzato, al quale non è richiesta nessuna conoscenza pregressa, se non un sano interesse per l’argomento proposto.La gamma degli argomenti offerti è ampia e diversificata: si spazia da argomenti di carattere letterario a scientifico come filosofico e artistico. Talvolta le differenti ricerche si parlano e fanno eco tra loro

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