PODCAST · society
Approfondimenti, storie e ospiti di RB
by Radio Bullets
Interviste, approfondimenti, ospiti, lo spazio di Radio Bullets, dove si parla di news e cultura
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Tunisi: colpita una barca della Flotilla
È mezzanotte e mezza.Sulla barca Family della Global Sumud Flotilla si dorme.C'è chi è fuori sul ponte.La barca è ormeggiata nel porto di Tunisi insieme alle altre della Global Sumud Flotilla che tra qualche ora riprenderanno a muoversi per incontrare il resto delle imbarcazioni.Anche con noi che siamo ancora in Sicilia.Insieme proseguiremo verso Gaza, carichi di aiuti e speranza.Mezzanotte e mezza, dunque, quando un drone sorvola la barca che ospita Greta Thunberg e sgancia un ordigno incendiario che provoca un incendio.Per fortuna rapidamente domato dall'equipaggio.Tutti i sei passeggeri e membri dell’equipaggio sono illesi."É un doppio attacco perché l'imbarcazione si trova in acque tunisine e porta bandiera portoghese", dice a Radio Bullets Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla - Italia."Ma questo non ha conseguenze per quel che ci riguarda, la nostra intenzione é quella di partire".È il secondo attacco recente contro una flotilla, ricorda: The Conscience era stata colpita quando era vicino a Malta lo scorso maggio. https://www.radiobullets.com/rubriche/tunisi-drone-barca-flotilla/
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"Serve una nuova leadership palestinese"
"La questione palestinese fa parte delle priorità arabe. Tuttavia, l'importanza della causa palestinese nella politica araba cambia di volta in volta. A volte aumenta, a volte diminuisce".A spiegarlo a RadioBullets è Omar Shaban, fondatore e direttore del Palthink for Strategic Studies.Angela Gennaro dal Cairohttps://www.radiobullets.com/rubriche/gaza-palestina-leader-intervista-ppdcast-omar-shaban/
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Rafah, i magazzini dove sono bloccati i beni umanitari che Israele non fa entrare a Gaza
Arrivano gli aiuti, a Gaza, affamata da 80 giorni. 9, 10 camion: peccato che la popolazione sia (ancora) di 2 milioni di persone, e che davanti al valico di Rafah di camion ce ne sono a migliaia fermi in attesa, che non possono entrare per il no di Israele.Benjamin Netanyahu apre – con il parere contrario del suo governo – a questa “goccia” nel mare, e con una giustificazione che fa raggelare: “Non ci conviene la carestia” (che c’è già, a Gaza) – “per sconfiggere Hamas”.Non ci conviene affamarli, non oltre – visto che sono due mesi che sono affamati. Il presidente americano Donald Trump potrebbe avere fatto delle pressioni per dire all’alleato israeliano “dai un segnale”.Alla comunità internazionale, alla società civile, che a fatica di fronte alla carestia aveva finalmente cominciato a dire piccole parole unitarie – forse finalmente quando è troppo è troppo?E questo è il segnale.Una decina di camion, una goccia nel mare, per i bisogni umanitari di una popolazione che non trova più pane da tempo e che sta già morendo di fame e di sete. Per “meglio” portare avanti l’operazione militare, occupare Gaza e – questo il piano americano – espellere il popolo palestinese.A Rafah, a poca distanza dal confine chiuso con Gaza, la Mezzaluna Rossa egiziana conserva gli aiuti umanitari destinati alla Striscia bloccati da Israele da più di due mesi.Biscotti, farina, latte in polvere per bambini, sedie a rotelle, pneumatici, respiratori, bombole di ossigeno, medicine, frigoriferi, vaccini. Il racconto di Lofty s. Gheith, head of operations and strategic communications della Mezzaluna rossa egiziana alla delegazione italiana di società civile, parlamentari, stampa e giuriste e giuristi in missione al valico di Rafah.
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Gaza e la fine dell'impunità a Rafah
La delegazione promossa da AOI, ARCI, Assopace Palestina, parlamentari dell'intergruppo per la pace tra Palestina e Israele, eurodeputati, docenti universitari, giornalisti e giornaliste è arrivata al valico di Rafah tra Egitto e Gaza.Triestino Mariniello dell’università di Liverpool, è un esperto di diritto internazionale e come avvocato fa parte del team che segue il procedimento alla Corte penale internazionale. Abbiamo raccolto la sua voce davanti al valico di Rafah.
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Gaza, anche il personale umanitario sotto attacco
Lavorava con i bambini e le bambine. Era un’operatrice umanitaria ed è morta sotto le bombe israeliane.È la storia di Nora Sultan, 40 anni, morta nelle ultime ore a Gaza insieme al marito, ai quattro figli e al suocero.Il raid è parte dell’operazione Carri di Gedeone che Israele ha lanciato in queste ore per conquistare la Striscia, causando circa 120 vittime. 19mila gli sfollati.Vittime umanitarieDal 7 ottobre 2023 412 operatori e operatrici umanitari sono morti nei raid a Gaza, come calcola il Norwegian Refugee Council.Nora non è ancora un numero di questa drammatica conta, il dato è aggiornato ad aprile.La donna faceva “un lavoro importante: portare educazione ai bambini di Gaza, anche assistendo quelli traumatizzati da 19 mesi di guerra e fame”, racconta sul pullman diretto a Rafah Valentina Venditti, responsabile Medio oriente e Nord Africa dell’Organizzazione Ciss.Nora, per molti anni, è stata una collega.Era nella sua casa quando il raid ha colpito lei e la sua famiglia. Valentina Venditti racconta il senso di questa carovana mentre il pullman che trasporta a delegazione entra ad Al Arish, decaduta località turistica a pochi chilometri dal varco di Rafah che congiunge l'Egitto con la striscia di Gaza.Una carovana di parlamentari delle opposizioni, docenti universitari, associazioni, ONG e giornalisti che attraversa il Sinai militarizzato per "entrare a Gaza per rompere questo silenzio insopportabile". La delegazione promossa da AOI, ARCI e Assopace Palestina è in viaggio verso il valico di Rafah, diretta alla Striscia di Gaza.Crisi di umanità"Le testimonianze raccolte nei giorni scorsi da rappresentanti delle organizzazioni della società civile palestinese, da giornalisti e operatori umanitari ci restituiscono un quadro della situazione ancora più drammatico di quanto le immagini e i numeri riescano a raccontare, dicono le associazioni".Gaza è un luogo in cui non si muore solo sotto le bombe, ma anche di fame, di sete, di abbandono."Il grido che ci è stato affidato è chiaro: non voltatevi dall’altra parte".Quella in corso non è più solo una crisi umanitaria. È una crisi di umanità."Le leadership europee e la comunità internazionale non possono continuare a ignorare l’evidenza. Hanno il dovere politico e morale di esigere il cessate il fuoco immediato e l’ingresso degli aiuti umanitari senza ulteriori ostacoli. Basta complicitàBloccare gli aiuti significa infliggere una crudeltà pianificata, che colpisce indiscriminatamente una popolazione civile già stremata. AOI, ARCI e Assopace Palestina continueranno a denunciare, testimoniare e mobilitarsi fino a quando non prevarrà il diritto alla vita, alla dignità, alla giustizia". Bloccare gli aiuti ma anche le persone.Il personale umanitario, target inaccettabile. Ma anche ormai osteggiato e "sotto embargo", che può entrare a Gaza e in Cisgiordania solo a determinate condizioni per Israele. Lo spiega Meri Calvelli dell’Associazione di cooperazione e solidarietà (Acs) – Italia.https://www.radiobullets.com/rubriche/gaza-anche-il-personale-umanitario-sotto-attacco/
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A Gaza "si mangia cibo per animali"
“In 34 anni ho lavorato per garantire sicurezza alimentare a Gaza, ma dopo il 7 ottobre è stato distrutto tutto: il 90% dei terreni agricoli, il 100% della pesca, dell’allevamento, delle infrastrutture. Le persone al nord mangiavano erba e cibo per animali. A Rafah le donne cercano cibo per i figli senza avere nemmeno un bagno. Questo non è un conflitto, è la distruzione deliberata di un popolo. Chiediamo all’Italia e alla comunità internazionale: fermate ogni collaborazione con Israele, fate pressione per il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani”. La testimonianza di Mohammad el Bakri, per oltre 30 anni direttore del UAWC (Union of Agricultural Work Committees), dal Cairo durante l'incontro con la missione della delegazione “Gaza oltre il confine”, promossa da AOI, ARCI e Assopace Palestina composta da 11 parlamentari italiani appartenenti all’Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, 3 eurodeputati, 13 giornaliste e giornalisti, accademici, esperte ed e sperti di diritto internazionale e cooperazione.
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Gaza, delegazione italiana torna a Rafah
A un anno dalla Carovana Solidale “Gaza oltre il confine” — la delegazione italiana più numerosa mai giunta a Rafah — le organizzazioni promotrici tornano al confine per testimoniare, ancora una volta, la drammatica situazione in cui versa la popolazione palestinese. Un’iniziativa di straordinario valore, unica nel suo genere, che riunisce quell’Italia che dice no allo sterminio del popolo palestinese. Salite sulla carovana in direzione valico di Rafah insieme a Radio Bullets e ad Angela Gennarohttps://www.radiobullets.com/rubriche/gaza-delegazione-italiana-rafah/
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Gaza, la fase finale del genocidio
"Il piano di Israele per Gaza rappresenta la fase finale del genocidio. Fermarlo è un dovere. Il momento di agire è adesso".È il titolo del messaggio di Issam Younes, Direttore del Centro per i Diritti Umani ‘Al Mezan’ di Gaza, inviato in occasione della conferenza stampa di presentazione della missione che, dal 16 al 19 maggio, vedrà una delegazione composta da rappresentanti della rete di ong Aoi, Arci, Assopace Palestina, 14 parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, 3 eurodeputati, 13 giornaliste e giornalisti, accademici ed esperte di diritto internazionale, raggiungere Rafah e entrare nella Striscia di Gaza.Un viaggio di cui vi terremo aggiornate e aggiornati anche qui su Radio Bullets.
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Gaza, il Papa e il genocidio
Bisognerebbe “indagare” per “determinare” se "ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio”, aveva detto papa Francesco neanche troppi mesi fa. “A detta di alcuni esperti, ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio”, scrive papa Francesco nel suo libro “La speranza non delude mai. Pellegrini verso un mondo migliore”, a cura di Hernán Reyes Alcaide(Edizioni Piemme). “Bisognerebbe indagare con attenzione per determinare se s’inquadra nella definizione tecnica formulata da giuristi e organismi internazionali”. Oggi, alla vigilia dei funerali del pontefice, morto in Vaticano alle 7.35 del lunedì dell'Angelo, il giorno di Pasquetta, fioccano editoriali, commenti più o meno elevati, bilanci sul suo pontificato. Sulle sue parole per la pace e contro il riarmo. Ha fatto abbastanza? Ha detto troppo o troppo poco?L'incontro"Io e Raji Sourani avremmo dovuto incontrare papa Francesco per parlargli direttamente di ciò che sta accadendo a Gaza: delle sofferenze delle vittime e delle azioni legali in corso per chiedere giustizia", scrive Triestino Mariniello, legale delle vittime di Gaza e Ordinario di diritto penale internazionale della Liverpool John Moores University. "Alla luce dei tentativi, sempre più evidenti, di sminuire l’impegno del Papa per Gaza, riteniamo doveroso rendere pubblico questo incontro mancato, in cui avremmo affrontato senza filtri la parola "genocidio" e il ruolo cruciale della giustizia internazionale in Palestina". Mariniello, insieme a Raji Sourani, giurista, storico difensore dei diritti umani e fondatore del Palestinian Centre for Humans Rights, mercoledì 19 febbraio avrebbe dovuto incontrare papa Francesco proprio per discutere di Gaza. Nel fine settimana precedente però, il 14 febbraio, è iniziato il lungo ricovero al Gemelli. L’appuntamento è stato rinviato a data da destinarsi e non è poi mai avvenuto. Ecco di cosa Mariniello e Sourani avrebbero voluto parlare con Jorge Bergoglio.
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GAZA ORA messages from a dear friend | 16
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend | 15
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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I femminismi palestinesi
L'8 agosto 2019 Israa Ghrayeb, una ragazza palestinese di 21 anni che vive a Beit Sahour, viene brutalmente picchiata da persone della sua famiglia.Da quel momento le proteste scoppiano in tutta la Palestina storica e oltre, raggiungendo anche le donne palestinesi della diaspora.Questa protesta movimentata non solo ha segnato la rinascita di un'ondata di proteste femminili in Palestina, ma ha anche portato all'inizio di un nuovo movimento femminista e anticoloniale: Tal'at.Federica Stagni è un’assegnista di ricerca in Scienza politica e sociologia alla Scuola Normale superiore di Pisa, da anni si occupa di diversi temi legati alla questione palestinese: dalla resistenza dei movimenti rurali nei territori occupati, al femminismo fino alle pratiche di opposizione agli sfratti dei coloni.Tra dichiarazioni del movimento, post social, materiale disponibile nell'Archivio della Fondazione Basso, insieme ai dati di prima mano raccolti tramite interviste condotte durante il suo lavoro sul campo nella Palestina storica, in un articolo su Critical Sociology “Quando il femminismo ridefinisce la liberazione nazionale: come il movimento Tal’at ha portato il femminismo al centro della lotta di liberazione nazionale palestinese” cerca di rispondere ad alcune domande.In che modo questo nuovo movimento di protesta femminista differisce dai precedenti?Quali sono gli elementi di continuità con i precedenti movimenti delle donne palestinesi?In che modo questo movimento è riuscito a inquadrare un messaggio aggregante in un territorio così frammentato?Di femminismo palestinese Stagni ha parlato a lungo a Firenze al convegno dal titolo Violenza e Utopie che si è tenuto il 30 novembre e il 1 dicembre 2024 al Giardino dei Ciliegi e di cui Radio Bullets è stata media partner.Abbiamo raccolto il suo racconto.
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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Gaza, WeWorld: "Condizioni drammatiche"
È stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco a Gaza a partire da domenica 19 gennaio 2025."Oggi adottiamo un pacchetto di aiuti per 120 milioni di euro a Gaza per affrontare la crisi umanitaria in corso. Sappiamo che la situazione lì è catastrofica e che i palestinesi hanno urgente bisogno di cibo, forniture mediche, tende e altre protezioni", dice la portavoce della Commissione Ue Eva Hrncirova nel corso di un incontro con la stampa.Nel complesso gli aiuti umanitari dell' Ue a paesi terzi raggiungeranno quest'anno 1,9 miliardi, spiega.Questo passo, ancora molto fragile, rappresenta un momento fondamentale della guerra su Gaza che va avanti da oltre un anno, scrive oggi l'ong italiana WeWorld."Chiediamo che venga rispettato il diritto umanitario internazionale in tutte le fasi di questo accordo e che il cessate il fuoco diventi effettivamente permanente"."Per quel che riguarda la risposta umanitaria - il nostro lavoro -, ancora niente è cambiato".Per supportare le persone colpite da 15 mesi di bombardamenti, sono necessarie risorse e risposte rapide."Ad oggi, le condizioni della popolazione a Gaza rimangono drammatiche: lo sfollamento, le basse temperature, il mancato accesso a beni di primissima necessità e condizioni prolungate di sofferenza"."Rimaniamo a fianco delle persone a Gaza, continuando a fornire accesso ad acqua, cibo, kit igienici e qualche momento di svago per i bambini e le bambine, e chiediamo che venga fatto il necessario per garantire adeguati aiuti umanitari alla popolazione"."È per me impossibile tradurre in parole il dolore, la disperazione, il senso di impotenza e le paure riportate in questi ultimi 15 mesi dai nostri colleghi e colleghe di Gaza. Ci auguriamo che questo cessate il fuoco sia duraturo e che ci permetta di continuare a lavorare al miglioramento delle condizioni di vita di una popolazione alla quale in questo momento manca una casa, l’accesso alla salute, all’acqua, al cibo, all’educazione...tutto", dice Dina Taddia, CEO WeWorld.Abbiamo raggiunto a Ramallah Giovanna Fotia, rappresentante della ong per la Palestina.
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La lotta femminista è globale
L'AWID International Forum è sia un evento comunitario globale che uno spazio di radicale trasformazione personale.Il Forum riunisce movimenti femministi, per i diritti delle donne, per la giustizia di genere, LBTQI+ e affini, in tutta la diversità e umanità, per connettersi, guarire e prosperare.Il team di Semia ha partecipato al 15° Forum AWID (Association for Women’s Rights in Development) a Bangkok, un evento che ha riunito oltre 3500 attivist da tutto il mondo.Ecco il loro racconto
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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Siria, MSF: “Segni di tortura tra ex detenuti”
Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno ricevuto nell'ospedale di Idlib pazienti che erano stati detenuti e imprigionati a Damasco e in altre zone della Siria.MSF non ha accesso a Damasco, ma questi pazienti sono stati indirizzati a MSF da un'altra organizzazione.Le équipe mediche di MSF stanno fornendo le cure necessarie per aiutarli a riprendersi.“Abbiamo in cura un ex detenuta che trascorso 8 anni nella prigione di Sednaya. Oggi ha 27 anni. È entrata in prigione con suo figlio che all’epoca aveva 3 mesi, oggi ne ha 8. Il bambino non sa cosa sia un biscotto, un albero o un uccello, nemmeno un giocattolo con cui giocare. Non sa leggere né scrivere. Ha visto sua madre subire abusi fisici e sessuali. È stato davvero difficile parlare con lui”, raccontano Omar al Omar, responsabile delle attività di salute mentale di MSF a Idlib, e Bilal Mahmood Alsarakibi, responsabile medico di MSF.Ascolta le testimonianze
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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in collegamento Andrea Sparro di WeWorld
Andrea Sparro, eappresentate dell'organizzazione umanitaria WeWord in Siria ci aggiorna sulla situazione ad Aleppo e sulla situazione dei civili
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GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend | 5
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend | ep. 4
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend | ep. 3
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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GAZA ORA messages from a dear friend | ep. 2
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza.I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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Gaza, raid su ospedale. WeWorld: "Grave violazione diritto umanitario"
Almeno quattro persone sono state uccise e altre 70 sono rimaste ferite in un attacco israeliano a un campo profughi palestinese nella città di Deir al-Balah nella Striscia di Gaza.Secondo il canale televisivo Al Jazeera con sede in Qatar i jet israeliani hanno bombardato un campo di tende che ospitava la popolazione palestinese sfollata presso l'ospedale dei martiri di Al-Aqsa.La testimonianza"Questa mattina avevamo in programma di recarci all'ospedale di Al-Aqsa nel centro della striscia di Gaza per svolgere una delle nostre regolari visite di monitoraggio alle attività umanitarie", racconta Giovanna Fotia, direttrice WeWorld in Palestina.
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GAZA ORA messages from a dear friend | ep. 1
GAZA ORA messages from a dear friend, letture sceniche dei testi delle testimonianze dell’attore e produttore teatrale Hossam al-Madhoun della compagnia Theatre for Everybody a Gaza. I testi sono stati letti in occasione del Festival delle Migrazioni il 18 settembre 2024 a Torino.Costruito su resoconti diretti e testimonianze degli ultimi dieci mesi, GAZA ORA porta l'ascoltatore dentro la città assediata e lo immerge nella quotidianità di chi non ha più una vita. I messaggi, inviati tra blackout e colpi di mortaio, ci portano per mano tra gli sfollati in evacuazione forzata e le famiglie sotto l’assedio totale, narrando gli sforzi per aiutare vicini e sconosciuti, la scarsità dei rifornimenti, le code, la sofferenza di chi vive senza acqua e a contatto con la morte.Il filo rosso è la vicenda di Hossam che, separato dalla figlia che studia a Beirut, deve affrontare l’imprevedibile quotidiano insieme alla moglie e all’anziana madre, portando il pubblico in quel lembo di terra dove, ora, si consuma la distruzione d’un popolo e si decide l’equilibrio o il disordine del mondo in cui vivremo.
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The Dreamers - Non chiamatelo revenge porn
La battaglia per i diritti e per difendere il bene comune è una storia umana che procede parallela all’evolversi degli eventi storici, politici e sociali del mondo in cui viviamo.Il ruolo degli attivisti e delle attiviste che si battono in prima persona per le cause in cui credono – per i diritti femminili e delle minoranze, in difesa dell’ambiente, per proteggere lo spazio civico e via dicendo – è sempre stato (e sempre sarà) fondamentale per costruire un futuro migliore soprattutto per le generazioni a venire.Questo podcast racconta in quattro episodi l’evoluzione dell’attivismo e delle sue tecniche attraverso il confronto tra chi ha provato e prova ogni giorno a cambiare il mondo.Chiamateli Sognatori e Sognatrici, eppure a volte, nonostante tutto e tutti, ci riescono per davvero.Questo podcast è finanziato dalla Missione degli Stati Uniti in Italia, a cura di The Good Lobby e Period Think Tank, con la collaborazione di Radio Bullets.Non chiamatelo revenge pornIl tema della diffusione non consensuale di contenuti intimi attraverso la rete è stato oggetto di una petizione che ha tentato dal basso di fare luce su un fenomeno molto diffuso, male interpretato e soprattutto non adeguatamente normato.Tra le più recenti nella lunga lista delle battaglie per i diritti femminili, questa campagna è un esempio di mobilitazione di successo tramite uno strumento semplice come la raccolta firme.Un successo apparente, tuttavia, che nasconde molti punti critici e rappresenta solo l’inizio di una battaglia ancora in corso. Ne parliamo con attiviste di ieri e di oggi e con chi si occupa del fenomeno a vari livelli in questa seconda puntata di The Dreamers.Con la partecipazione di:Dalia Aly - AttivistaSilvia Semenzin - AttivistaGuido Scorza - Collegio del Garante per la protezione dei dati personaliLea Melandri - Giornalista, attivista e saggistaSandro Zinani - Campaigner
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The Dreamers - The Climate Change
La battaglia per i diritti e per difendere il bene comune è una storia umana che procede parallela all’evolversi degli eventi storici, politici e sociali del mondo in cui viviamo.Il ruolo degli attivisti e delle attiviste che si battono in prima persona per le cause in cui credono - per i diritti femminili e delle minoranze, in difesa dell’ambiente, per proteggere lo spazio civico e via dicendo - è sempre stato (e sempre sarà) fondamentale per costruire un futuro migliore soprattutto per le generazioni a venire. Questo podcast racconta in quattro episodi l’evoluzione dell’attivismo e delle sue tecniche attraverso il confronto tra chi ha provato e prova ogni giorno a cambiare il mondo.Chiamateli Sognatori e Sognatrici, eppure a volte, nonostante tutto e tutti, ci riescono per davvero.Questo podcast è finanziato dalla Missione degli Stati Uniti in Italia, a cura di The Good Lobby e Period Think Tank, con la collaborazione di Radio Bullets.The climate changeQuello ambientalista, e più di recente definito “climatico” in risposta ai catastrofici mutamenti delle temperature terrestri, è storicamente una delle forme di attivismo più diffuse e partecipate della nostra società.Dalle prime campagne di Greenpeace alle più recenti azioni di disobbedienza civile ad opera di nuove organizzazioni, come Ultima Generazione, che si battono contro le cause del cambiamento climatico, sono cambiati obiettivi, strumenti e bersagli della protesta ambientalista.Nella prima puntata di questo podcast riflettiamo sull’efficacia dei metodi utilizzati, dai sit in ai blocchi del traffico passando per il danneggiamento delle opere d’arte, anche nel confronto tra i movimenti storici e quelli nati di recente.Con la partecipazione di:Ivan Novelli - Presidente Greenpeace ItaliaLaura Paracini - Attivista Ultima GenerazioneFerdinando Cotugno - GiornalistaAnna Castiglione - RicercatriceCredit musica: Winds of Change, Mystic Gate: Songs for the Hidden Peak, Siddhartha CorsusSi ringrazia Greenpeace Italia per il materiale d'archivio.Se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici
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Hindu Nationalism by ToniAnn Izzo
In this podcast, ToniAnn Izzo discusses the rise of Hindu religious nationalism and its effects on India's diverse society. We explore how this movement is creating divisions and increasing violence against minority groups. Using news sources and documentaries, we explain the political reasons behind promoting this ideology and its impact on democracy. We also reference experts who provide deeper insights into these issues. Join us as we highlight the importance of unity and protecting India's rich cultural diversity.
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EU elections: what people think
This is a crucial moment for the European Union, and we couldn't miss the opportunity to delve into the results, implications, and future prospects with exceptional guests. A podcast by ToniAnn Izzo
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"A Rafah e in tutta Gaza è catastrofe"
Ecco la testimonianza di Flavia Pugliese, direttrice regionale di WeWorld in Medio Oriente."La situazione oggi a Gaza è catastrofica, se partiamo semplicemente dall'aggiornamento delle vittime ad oggi parliamo di circa 35 mila vittime palestinesi, è un numero che si aggira intorno a 75mila feriti. Oltre ovviamente agli effetti del conflitto che dura ormai da sette mesi, le ragioni della situazione vanno ricercate nelle restrizioni israeliane imposte sui movimenti di beni e di persone dentro e fuori da Gaza. Stiamo operando in un contesto dove le distribuzioni non avvengono in modo ordinato. Dove i camion delle organizzazioni - compresa la nostra - scaricano i pacchi e gli scatoloni contenenti gli aiuti in condizioni inaccettabili, sotto file di gente affamata che si ammassa una sopra l'altra per poter riuscire a ricevere una qualsiasi forma di aiuto".Le condizioni in cui i nostri operatori umanitari, quelli di WeWorld e di tutte le altre organizzazioni impegnate dal 7 ottobre e anche da prima della guerra nella striscia di Gaza, operano sono inaccettabili. I civili e gli operatori umanitari, compresi coloro che si trovano all'interno delle zone sicure e di evacuazione che sono chiaramente contrassegnate, vengono sistematicamente e deliberatamente presi di mira. E ricordiamo che questo costituisce una violazione del diritto internazionale".
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Gennaro Spinelli racconta la Giornata internazionale del popolo Rom
L’8 aprile è la Giornata internazionale del popolo Rom: la sua origine risale al primo congresso internazionale del popolo Rom del 1971. Ce la racconta Gennaro Spinelli, tra i più celebri violinisti rom in tutto il mondo, ambasciatore dell'International Romanì Union per l'arte e la cultura romanì nel mondo e presidente dell'Unione della Comunità Romanés in Italia (UCRI).
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Verso Rafah
Rappresentanti di Ong e associazioni, giornalisti e parlamentari sono giunti al Cairo e sono in arrivo al valico di Rafah per chiedere la tregua subito. È la Carovana per Gaza, per dire ancora una volta che un cessate il fuoco immediato nella Striscia è vitale. Su Radio Bullets la testimonianza di Walter Massa, presidente nazionale Arci.
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Ci mancano perché erano rivoluzionari
Pensieri su Henry Kissinger e Luis Sepùlveda, a cura di Giunio Santini.
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Vivere in un mondo di NO
Nei disegni di Giancarlo Caligaris i divieti del regime talebano imposti alle donne afghane. Raffaella Quadri per Radio Bullets.
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Ecuador, referendum sul petrolio, parlano gli attivisti
Don José, al secolo Xavier José Fajardo Mendoza, è il responsabile della Unión de Afectados por Texaco per la campagna per il Si al Referendum sullo sfruttamento del petrolio nel Parco Naturale dello Yasuní. La sua vita è stata interamente dedicata alla promozione della conservazione ambientale, così cruciale per un territorio come la foresta amazzonica, costantemente minacciato per le sue risorse.Che questo referendum non riguarda solo l'Ecuador ce lo racconta anche la seconda persona che incontro oggi. Maddalena Maurizi, difensora dei diritti umani e dell'ambiente, collabora nell'area giuridica dell'UDAPT in diversi progetti con le comunità locali. Maddalena, 28 anni di Jesi, vive da oltre due anni qui a Lago Agrio. Ha iniziato a collaborare con la UDAPT nel corso dell'anno di servizio civile che ha realizzato qui, ma poi la rilevanza mondiale della lotta contro gli idrocarburi, combattuta però attraverso forme locali, l'hanno convinta a restare.Un podcast di Giunio Santini
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Greenpeace Italia e ReCommon portano Eni in tribunale
Greenpeace Italia, ReCommon e 12 tra cittadine e cittadini italiani hanno avviato una causa civile contro Eni: si tratta della prima causa civile contro un'azienda privata italiana per la violazione dell'accordo di Parigi sul clima. "Portiamo il colosso italiano del gas e del petrolio in tribunale per fermare i suoi piani di distruzione del clima!", dice Greenpeace Italia. "Con ReCommon portiamo Eni, il ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti davanti al Tribunale di Roma perché vogliamo: che siano riconosciute le sue responsabilità nella crisi climatica e che Eni sia obbligata a modificare i suoi piani di investimento e decarbonizzazione per rispettare gli Accordi di Parigi". I racconti di Simona Abbate di Greenpeace Italia, Antonio Tricarico di ReCommon e di Rebecca, 21 anni, torinese.In una nota Eni “prende atto dell’iniziativa annunciata oggi da ReCommon e Greenpeace. Eni dimostrerà in Tribunale l’infondatezza dell’azione messa in campo e, per quanto necessario, la correttezza del proprio operato e della propria strategia di trasformazione e decarbonizzazione, che mette insieme e bilancia gli obiettivi imprescindibili della sostenibilità, della sicurezza energetica e della competitività del Paese. Eni si riserva a sua volta di valutare le opportune azioni legali per tutelare la propria reputazione rispetto alle ripetute azioni diffamatorie messe in campo da ReCommon, a partire dal ruolo che l’associazione ha cercato di ritagliarsi nell’ambito della vicenda giudiziaria Opl245 terminata con la totale insussistenza delle accuse e danni reputazionali alla società e alle sue persone”. A cura di Angela Gennaro
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Come tagliare le cipolle senza piangere
"Otto ragazzine, minorenni. Una scolaresca in un parco giochi. Era straordinario essere lì, attraversare fiere i reparti del supermercato e arrivare in cassa. Dal carrello uscivano fuori dolci, gelati e patatine fritte. E poi il supermercato non bastava, erano loro a guidarci alla ricerca di piccole botteghe con gli ingredienti delle ricette delle loro famiglie di origine". Le racconta così, Lorenzo Leonetti, formatore e chef - se siete a Roma, fate un salto da Grandma, al Quadraro: sono le protagoniste di "Come tagliare le cipolle senza piangere. Un percorso di scoperta e valorizzazione della cucina Rom". Il volume è frutto di un lavoro collettivo dell'equipe del Centro diurno "Gli Scatenati" dell'ARPJTETTO Onlus e dello chef Leonetti. Il libro, da un lato, raccoglie le testimonianze di queste ragazze e, dall'altro, è un vero e proprio ricettario.All'interno, infatti, ci sono otto ricette di origine balcanica che, per una serie di motivi raccontati nel libro, sono state scelte dalle ragazze stesse. Ragazze che frequentavano il Centro in pena alternativa alla detenzione, italiane di fatto ma - non sempre - di diritto. Alcune di loro hanno vissuto e vivono all'interno dei campi Rom della capitale e in molti casi ai loro genitori non è stato riconosciuto lo status di apolidia o forme diverse di tutela.Il podcast è realizzato grazie alla registrazione della presentazione del libro alla libreria Tomo di San Lorenzo a Roma.A cura di Angela Gennaro
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Evangelista Evangelista, allarme dall'Amazzonia
Emanuela Evangelista - biologa italiana, presidente di Amazônia Onlus e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 2019 – comunica i risultati raggiunti con la sua rete di organizzazioni per la difesa dell’Amazzonia. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets.
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Disarmo Umanitario
“Non-Proliferazione, Controllo degli Armamenti e Disarmo Umanitario: una breve Guida Pratica ed Essenziale”, il volume è stato pubblicato dall'Osservatorio sulle vittime civili dei conflitti e presentato oggi alla sede della Stampa Estera a Roma. Il volume è la prima pubblicazione scientifica dell’Osservatorio, ma, cosa più importante, è la prima pubblicazione in lingua italiana che tratta di Disarmo Umanitario. È pensato per essere il primo di una collana di pubblicazioni che, nel corso dei prossimi anni, analizzerà in maniera breve ed esaustiva, con l’aiuto di esperti ed esperte in materia, tutte le questioni derivanti dall’approccio umanitario al Disarmo: impatto ambientale, trattati internazionali, coinvolgimento delle vittime nei processi di disarmo, controllo delle armi e molto altro. Di Angela Gennaro con l'autrice, Federica Dall'Arche, Michele Corcio, Vicepresidente del'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e coordinatore dell’Osservatorio, e l'ambasciatore Carlo Trezza, consigliere scientifico per il disarmo dello IAI, Istituto Affari Internazionali.Per sostenere il nostro giornalismo indipendente www.radiobullets.com/sostienici
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Le elezioni in Svezia: intervista ad Andrea Iossa
Corrispondenza dalla Svezia, con il ricercatore Andrea Iossa, cittadino italiano già naturalizzato svedese, sulla vittoria della destra e la grande crescita nei risultati del Partito Democratico, di estrema destra. Secondo lo studioso, lo spostamento dell'elettorato è dovuto principalmente al peggioramento delle condizioni socioeconomiche nel paese, ma anche alle risposte sempre più centriste e liberiste dei socialdemocratici. Una risposta della società civile tuttavia non si è fatta attendere e a Malmo, dove Andrea vive, sono state organizzate diverse manifestazioni già in questi giorni.Per sostenere Radio Bullets www.radiobullets.com/sostienici
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Eutanasia: il vuoto è ancora lì - Festival dei diritti umani
"Nel nostro podcast, vogliamo raccontare una breve storia, di un uomo che ha vissuto la maggior parte della sua vita immobilizzato e di cosa ha dovuto affrontare per porre fine alle sue sofferenze, usufruendo dell'eutanasia". Si chiamava Fabiano Antoniani, Dj Fabo. E con la sua morte ha cambiato la storia del nostro paese. Anche se il vuoto - quello della legge, quello delle norme - nonostante tutto è ancora lì.
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Prenditi cura di me - Festival dei diritti umani
Come stabilire un contatto con le nostre anime di cristallo? "Quante lacrime ci è costato questo podcast! Quando abbiamo cominciato a confrontarci per scegliere gli argomenti da trattare, abbiamo proposto questo: il disagio adolescenziale, il nostro disagio. Abbiamo deciso di parlare di noi, quindi, del nostro malessere, mettendo a nudo le nostre “anime di cristallo”. Lo raccontano così, i ragazzi e le ragazze della classe 4 ASS dell’IP Domenico Modugno di Conversano. "Ad essere onesti, le nostre professoresse hanno provato a darci delle alternative, a dare un taglio diverso, meno personale al podcast, ma noi siamo stati irremovibili. Avevamo bisogno di parlare di noi. Non è stato facile ma è stato importante. Ci siamo raccontati senza veli e abbiamo scoperto di avere molte più cose in comune di quante non pensassimo all’inizio del lavoro. E questo ci ha resi più forti, ora ci fa sentire meno soli".Maria Ester CalòGaia CannizzaroAnna Rita ColonnaMartina Di MaggioAlessia LamontanaraLucia Corradini ManghisiAnnachiara MassaroMarisa MavilioAntonella PalmisanoAlberto SicuroDominga SozioPodcast realizzato dagli studenti e dalle studentesse della classe 4 ASS dell’IP Domenico Modugno di Conversano, in provincia di Bari, nell’ambito del progetto PCTO A Scuola di Diritti Umani – Benessere Digitale a.s. 2021/22. A Scuola di Diritti Umani è un progetto didattico organizzato dal Festival dei Diritti Umani (festivaldirittiumani.it).
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In-differenze - Festival dei diritti umani
Cosa sono gli stereotipi di genere e quando nascono? Sarà una femmina? Tripudio di rosa e di bambole di cui prendersi cura, insieme al trucco e a tutto il necessario per imparare a essere "brave mamme, mogli e donne di casa". "Le donne sono il sesso debole". "Chi dice donna dice danno". "Le donne sono romantiche, emotive, instabili, soprattutto in quei giorni". E gli stereotipi maschili? Cameretta azzurra, aeroplani, jeans, polo e scarpe da ginnastica. Palloni da calcio, dinosauri, supereroi, soldatini, spade laser: tutta roba "tosta", per piccoli uomini "tosti". L'Unesco ha denunciato il sessismo dei libri scolastici."Abbiamo scelto di trattare il tema delle differenze di genere, perché, per quanto siano stati fatti tanti passi per annullare le distanze fra uomo e donna, ancora tanta strada c’è da fare. Poiché il nostro indirizzo di studi ci orienta anche al lavoro con i bambini, abbiamo puntato l’attenzione proprio sul loro mondo, perché è da lì che comincia la costruzione degli stereotipi di genere. Abbiamo fatto ricerche, raccolto materiali e scoperto che non è solo un problema che riguarda, ad esempio, i giocattoli ed il tempo libero, ma che coinvolge anche la scuola, con i libri di testo spesso evidentemente sessisti. Abbiamo volutamente scelto di non parlare di violenza di genere, terribile conseguenza del sessismo, e abbiamo dato al nostro racconto un taglio il più possibile ironico e leggero, conservando però tutto il peso dell’argomento trattato, argomento che ci sta particolarmente a cuore", dicono studenti e studentesse della classe 4 ASS dell’IP Domenico Modugno di Conversano che hanno realizzato questo podcast.Anita BenedettoAnna Rita ColonnaGaia CannizzaroAntonella IaffaldanoGabriel IancuAnnachiara MassaroMichela Patronelli SperaAlberto SicuroSabrina Spagnuolo
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Il ladro di libertà - Festival dei Diritti Umani
Lockdown, sirene, pandemia, angoscia, mascherine, gel, ospedali, solitudine. E la scuola, dove non si può andare. E fuori, dove non si può andare. La fila delle bare di Bergamo e papa Francesco solo in una piazza deserta. La vita in una bolla. Come eravamo prima? È andato tutto bene? E che ne è dell'adolescenza, nel frattempo? Il podcast "parla di noi adolescenti e dell’impatto che ha avuto il Covid sulle nostre vite. Il punto di partenza è stato il racconto della nostra personale esperienza. Abbiamo poi ripercorso i momenti più significativi degli ultimi due anni, dalle scene ai protagonisti. Abbiamo realizzato un questionario da sottoporre a tutti i ragazzi del triennio della nostra scuola e, con l’aiuto del professore di Matematica, ne abbiamo analizzato i risultati. Infine abbiamo chiesto un commento alla psicoterapeuta Isabella Gimmi".Podcast realizzato dagli studenti della classe 3 ASS dell’IP Domenico Modugno di Conversano, in provincia di Bari, nell’ambito del progetto PCTO A Scuola di Diritti Umani – Benessere Digitale a.s. 2021/22. A Scuola di Diritti Umani è un progetto didattico organizzato dal Festival dei Diritti Umani (festivaldirittiumani.it).Montaggio: Martina Barile e Giusy RizzoRicerche e voci narranti:Rosa AteneIrisanna CafagnaFrancesca CaputoJennifer Di CaroRossella DulcisDeborah MasottiAnna MoramarcoValentina MorganteMarisol Simone
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