Cronache di spogliatoio

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Cronache di spogliatoio

Calcio, cuore, passione, orgoglio, appartenenza. In un'unica parola: emozioni.

  1. 68

    Intervista Montero

    Intervista Montero

  2. 67

    L’incredibile ASCESA di Thierry Henry ||| La LEGGENDA dell’Arsenal

    "Are you watching closely?”. Stai guardando da vicino? È la tag-line, ovvero la frase che accompagna la locandina di uno dei film più sorprendenti del primo decennio del Ventunesimo Secolo: The Prestige, regia di Christopher Nolan, uscito attorno alle vacanze di Natale del 2006. Un film ambientato nella Londra vittoriana di fine Ottocento che è tutto un colpo di scena, un trucco, un numero di illusionismo. Nella stessa città, oltre un secolo dopo, detta legge un mago francese che non sfigurerebbe in quel cast, tra Hugh Jackman e Christian Bale. Se fossimo nell'Ottocento, andrebbe certamente a spasso tutto il giorno vestito di un impeccabile frac, con un cappello a cilindro adagiato con grazia sulla testa. È la velocità fatta essere umano, ma è anche eleganza, destrezza, onniscienza tecnica, senso dello spettacolo. State a vedere, e cercate di indovinare il trucco PRIMA che arrivi il replay. Da Francia-Danimarca del 31 maggio 2006.

  3. 66

    La prima DOLOROSA SCONFITTA della Juventus in FINALE di Coppa Campioni ||| Ajax-Juventus 1973

    In Europa c'è una squadra su cui grava da decenni una terribile maledizione, lanciata tanti anni fa da un suo vecchio allenatore che, per bassi motivi economici, aveva profetizzato cent'anni di solitudine: "Per un secolo non vincerete mai più un trofeo internazionale". Quella squadra – lo sapete benissimo – è il Benfica, la maledizione di Bela Guttmann, eccetera. E in effetti il Benfica ha vinto appena due finali di Coppa Campioni su sette disputate, tutte e due precedenti alla maledizione di Guttmann, per una percentuale del 28,6%. Ebbene, la Juventus ha una percentuale di finali vinte persino più bassa del Benfica: 2 su 9, 22,2%. Il rapporto complicato tra la Juventus e le finali di Champions è difficile da comprendere: supera le generazioni, parte negli anni Settanta e arriva fino ai giorni nostri, con un sottile filo conduttore che mette insieme un certo complesso di superiorità della famiglia Agnelli con la Coppa dei Campioni, risalente all'inizio degli anni Sessanta, con una successiva ossessione sempre crescente e sempre più malsana verso la Coppa delle Grandi Orecchie, una specie di inafferrabile Moby Dick che ha condotto alla rovina anche amministrazioni apparentemente oculate, come la Juventus di Andrea Agnelli. Proveremo a entrare nelle pieghe di questa storia di sconfitte tutte uguali ma tutte un po' diverse, a volte grottesche, a volte inevitabili, a volte inspiegabili, ripercorrendole tutte e sette, una alla volta, in rigoroso ordine cronologico. Cominciamo: primo episodio, Ajax-Juventus 1973.

  4. 65

    Alessandro Del Piero ||| Storia di una bandiera

    Stiamo dominando. Palo di Gilardino, traversa di Zambrotta: tutto nel giro di 90 secondi. Stiamo schiacciando i tedeschi in casa loro, a Dortmund, dove la Germania non ha mai perso nella sua storia, e Lippi decide che è il momento di osare: al minuto 104 fuori Perrotta e dentro Alex Del Piero, la quarta punta insieme a Gilardino, Totti e Iaquinta. Del Piero si sistema subito nella sua zona preferita, sull'esterno sinistro, e aspetta fiducioso che il pallone... arrivi. E siccome in mezzo al campo detta legge Andrea Pirlo, il pallone arriva. Sono le stesse zolle dello stesso prato su cui undici anni prima, il 13 settembre 1995, il 20enne Alex da San Vendemiano aveva segnato il primo gol “alla Del Piero” su suolo internazionale, in faccia al numero 3 del Borussia, uno dei più irriducibili mastini in circolazione in Europa: Jurgen Kohler, ex juventino. E il tavolo è apparecchiato per ripetere la stessa giocata, in faccia a un altro numero 3, Arne Friedrich, tra l'altro molto meno spigoloso di Kohler. Ma sono passati undici anni, Del Piero ha 31 anni, è entrato da meno di due minuti ma gli manca lo spunto, la freschezza nelle gambe, non riesce nemmeno a tirare. Troppi muscoli? Troppa polvere? Forse come sempre ha ragione Fabio Capello, che ormai ne ha fatto una riserva della Juventus, solo 17 partite da titolare nel campionato appena concluso, e poi panchine su panchine? Forse Alex Del Piero deve rassegnarsi all'autunno? Poche ore prima, nel tardo pomeriggio di quello stesso 4 luglio 2006, è andata in scena la requisitoria dell'accusa nel processo di primo grado a Calciopoli: e il procuratore federale Stefano Palazzi ha chiesto che la Juventus venga retrocessa in serie C1, con sei punti di penalizzazione. Si respira l'aria pesantissima della fine di un'era, e il dolore e la fatica di quei giorni pesano di più, se sei da anni il capitano di quella Juventus. Basta questo per giustificare quel mancato spunto? Forse no, forse stiamo facendo troppa poesia: in fondo Del Piero con la Nazionale se n'è sempre rimasto un po' in disparte, mai capitano, oscurato prima da Baggio, poi da Totti, senza più nemmeno la numero 10, e soprattutto senz'aver mai vinto niente. Però aspettiamo. Perché dovete sapere che una volta, Marcello Lippi ha detto: “Per buttare giù Del Piero, non basterebbe una mandria di tori”.

  5. 64

    “NON vedrete più UNA COSA simile” ||| Il DRAMMATICO FINALE di Man City-QPR 3-2

    “Dramatic”. In inglese questa parola non ha solamente il significato letterale che ha in italiano: e cioè drammatico, angosciante, straziante, strappalacrime. Può voler dire anche “spettacolare”, avvincente, sorprendente, pieno di colpi di scena. Qualcosa di “dramatic” può anche avere un lieto fine. “Dramatic” vuol dire soprattutto una storia scritta bene, con una sceneggiatura favolosa, di quelle che sorpassano a destra i migliori copioni di Hollywood. Bene, le cose che successero a Manchester il 13 maggio 2012 furono subito riconosciute da tutto il mondo come “the most dramatic end of any Premier League season”. Il finale più drammatico / Manchester City – QPR Ultima giornata di Premier League, bagarre totale sia per il primo posto che per il terzultimo. In testa alla classifica, a 86 punti, Manchester City e Manchester United. Il City ha una migliore differenza reti: gli basterà vincere per diventare campione d'Inghilterra, per la prima volta dopo 44 anni. Forse una volata così serrata non c'era mai stata, nella storia della Premier League. I Citizen sono quelli che Alex Ferguson con una certa spocchia ha chiamato nel 2009 “the noisy neighbours”, “i vicini rumorosi”. La conoscete la storia? Nell'estate 2009 Carlitos Tevez era passato dal Manchester United al Manchester City, uno dei primi grandi colpi della nuova proprietà che fa capo al principe di Abu Dhabi Mansour Bin Zayed. Manchester è un po' come Torino, dove la Juventus è certamente la squadra più blasonata, ma i tifosi granata rivendicano la superiorità in materia di tifo. E a quel punto David Pullan, il capo del marketing del City, era riuscito a convincere i nuovi dirigenti a mettere un po' di pepe nella sonnacchiosa rivalità cittadina, a senso unico da oltre trent'anni. Così, insistendo a lungo, aveva ottenuto l'autorizzazione per confezionare un poster con i colori del City, la foto di Tevez esultante e una scritta inequivocabile: “Welcome to Manchester”. E la frase stizzita di Ferguson dimostrò che Pullan aveva fatto centro. Beh, il calcio fa giri molto strani, se è vero che nel 2012 a gennaio Tevez è stato a un passo dal lasciare il City per trasferirsi al Milan: l'operazione era già conclusa, grazie al trasferimento di Pato al Paris Saint Germain che avrebbe lasciato spazio a Tevez, ma poi il brasiliano si era messo di traverso – e soprattutto la sua fidanzata Barbara Berlusconi, che aveva convinto suo padre a trattenere il Papero, per il dispiacere di Adriano Galliani che aveva visto andare in fumo la sua operazione-capolavoro. Così il 13 maggio 2012, dopo essere stato fuori rosa fino a primavera, Tevez parte titolare accanto all'altro argentino, Sergio Agüero, chiamato El Kun fin da bambino per la somiglianza con un cartone animato giapponese, “Kum Kum il cavernicolo”. È arrivato nell'estate 2011 dall'Atletico Madrid e gli inglesi ci hanno messo qualche mese per imparare la corretta pronuncia del cognome: non “a-ghe-ro” ma “a-gue-ro”, come indicano quei due puntini sulla U. Non è soltanto un segno fonetico tedesco: i puntini sulla U esistono anche in spagnolo, si chiamano “dieresis” e compaiono anche su alcuni nomi comuni, per esempio “pingüino”. “Dramatic” è anche la corsa per non retrocedere, ridotta ormai a due squadre: il Bolton e il Queen's Park Rangers.

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