𝑷𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆

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𝑷𝒓𝒂𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆

Pratiche di condivisione del sapere è un progetto di ricerca e di sperimentazione volto alla costruzione di uno spazio di dibattito, confronto, circolazione e condivisione del sapere intellettuale ed artistico aperto a tutti.Differenti ricercatori, studiosi e artisti esporranno i loro progetti di ricerca attraverso cicli di lezioni frontali a titolo gratuito.L’obiettivo è la condivisione da parte di esperti, studiosi e artisti di determinati argomenti e/o autori attinenti alla propria “materia di studio e ricerca” o alla propria pratica artistica, all'interno di un contesto non accademico, indirizzandosi a un pubblico ampio, non specializzato, al quale non è richiesta nessuna conoscenza pregressa, se non un sano interesse per l’argomento proposto.La gamma degli argomenti offerti è ampia e diversificata: si spazia da argomenti di carattere letterario a scientifico come filosofico e artistico. Talvolta le differenti ricerche si parlano e fanno eco tra loro

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    Mappe altre del pensiero. María Zambrano e i "generi filosofici"

    “Cos’è filosofia?” è una domanda che ha risuonato più volte nell’arco del Novecento (Ortega y Gasset, Gilles Deleuze). L’attuale dibattito filosofico, alimentato dallo sguardo sempre più ampio di un mondo globalizzato e dalla prospettiva decoloniale, si interroga nuovamente e con maggiore forza sulla questione. Il pensiero spagnolo e ispano-americano, con la sua tipicità e ricco com’è di poeti-pensatori, si inserisce da sempre in una sorta di corrente alternativa alla filosofia più sistematica e, in tal senso, ha anticipato alcuni degli aspetti cruciali di questo dibattito offrendo risposte inedite e ancora oggi fruttuose. L’intervento mira a fornire una mappatura di questo peculiare contesto, per poi focalizzarsi su una delle sue pensatrici più “eterodosse”: María Zambrano.Ripercorrendone la filiazione intellettuale (Unamuno, Machado, Ortega), si mostrerà come il tema del rapporto tra poesia e filosofia (Poesia e filosofia, 1939), insieme alla riflessione circa quelli che Zambrano definisce veri e propri “generi filosofici” (Verso un sapere dell’anima, 1933-1945) questioni dal profondo lo statuto stesso della filosofia e la sua pratica di scrittura. Lorena Grigoletto ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in cotutela con l’Università di Siviglia. Dal 2019 è docente di Semiotica dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e dal 2022 è Direttrice di un programma di ricerca presso il Collège International de Philosophie di Parigi. Ha maturato esperienze di collaborazione e ricerca con varie università italiane e straniere. È autrice di una monografia (Lógoi. Sul sentiero “orfico-pitagorico” di María Zambrano, 2022), di svariati articoli prevalentemente nell’ambito dell’estetica spagnola e ispano-americana, e di una raccolta di fiabe (Le ciglia di Dorotea. Fiabe con e senza morale, 2024). 

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    Corpi perturbanti. L'individuo ibrido tra norma e autodeterminazione

    L’intervento presenterà parte delle ricerche esposte nella recente monografia 𝐴𝑟𝑐ℎ𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑦𝑏𝑜𝑟𝑔 (Meltemi, 2024), focalizzandosi particolarmente sulla morfologia del corpo ibrido e sui motivi che spingono a provare irrequietezza quando si vede un individuo composto da componenti biologiche e tecnologiche. A tal fine verrà approfondito il concetto di 𝑝𝑒𝑟𝑡𝑢𝑟𝑏𝑎𝑛𝑡𝑒, discutendo come questa idea sia legata alla normatività corporea, alla fotografia e alla costituzione di protesi cosmetiche ottocentesche e contemporanee. Tuttavia, volendo sfatare e trasformare tale ideale, l’intervento si concluderà mostrando alcuni progetti che mirano a osservare con uno sguardo differente e a ripensare in maniera non univoca il corpo dell’individuo ibrido. A cura di Samuele SartoriSamuele Sartori è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche, che pongono al centro il mutuo modellarsi di esseri umani e tecnologie, si contraddistinguono per un approccio interdisciplinare capace di far dialogare teoria e archeologia dei media, studi di cultura materiale, estetica contemporanea e scienze cognitive.

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    𝐙𝐡𝐮𝐚𝐧𝐠𝐳𝐢 𝑳𝒂 𝒗𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒅𝒊𝒔𝒔𝒂𝒄𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

    Sul finire del IV secolo avanti Cristo, il re del paese di Chu affida a due dei suoi più capaci emissari un delicatissimo compito: inoltrarsi nel fitto di un bosco per convincere un’eccentrica figura d’eremita, il Maestro Zhuang, a rinunciare alla propria solitudine in cambio di un posto da ministro presso la corte. Tale era la fama di cui godeva presso i suoi contemporanei uno dei filosofi cinesi più controversi di sempre. Guardato con perplessità – se non con aperto disprezzo – dai letterati confuciani, che mal sopportavano i suoi discorsi sconclusionati e la sua travolgente foga polemica, il Maestro Zhuang seppe col tempo conquistarsi un posto d’onore nella storia del pensiero cinese. Ancora oggi il libro che porta il suo nome, un classico del taoismo, è ammirato e studiato in tutto il mondo: la grazia delle metafore, la dissacrante ironia, la raffinatezza della prosa, tutto contribuisce a fare di questo misterioso volume uno dei capolavori della letteratura filosofica d’ogni tempo e paese.𝑰 𝒗𝒂𝒈𝒂𝒃𝒐𝒏𝒅𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒂𝒐𝑫𝒖𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝒍’𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐, 𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐A partire dal VII secolo avanti Cristo, un lungo periodo di disordine regala alla Cina i suoi primi filosofi: uomini d’ingegno e di scienza, che percorrono instancabilmente le strade di un territorio vastissimo e spezzettato per cercare di riportare un po’ d’ordine in un mondo al collasso. Alcuni di loro, come Confucio, sono uomini politici, che individuano nella coltivazione delle virtù tradizionali la via più sicura per uscire dalla crisi; altri, come i cosiddetti daoisti, reagiscono in modo più radicale, predicando un ritorno alla natura e deridendo gli sforzi della ragione umana. Il ricordo di questi personaggi, nell’Occidente moderno, è spesso ormai sbiadito, o pesantemente distorto; ma ciascuno di loro, nella sua diversità, ha dato un contributo fondamentale alla storia del pensiero – un contributo che oggi, in un nuovo periodo di crisi non meno profonda, può dimostrarsi in più di un’occasione sorprendentemente attuale.Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

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    𝐂𝐨𝐧𝐟𝐮𝐜𝐢𝐨 𝑳’𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒖𝒎𝒂𝒏𝒊

    Al momento della sua morte, avvenuta intorno al 479 a.C., ben poco lasciava presagire che il vecchio e stanco Maestro Kong – meglio conosciuto in Occidente come Confucio – sarebbe un giorno diventato il simbolo stesso della cultura cinese nel mondo. Le sue idee sull’etica e sull’arte di governo, poco ascoltate quand’era in vita, dovettero aspettare ancora qualche secolo per farsi strada nella mente dell’aristocrazia cinese, e da lì passare a costituire l’ossatura stessa dell’impero fino alla sua dissoluzione, agli inizi del secolo scorso. Queste idee, oggi, ci sono note grazie a un testo straordinario: la raccolta dei detti di Confucio, messa insieme dai suoi devoti seguaci. In una lunga serie di aforismi, aneddoti, e riflessioni, essa ci permette di ascoltare a distanza di millenni la viva voce del Maestro, e di conoscere le sue opinioni – spesso rivoluzionarie, per l’epoca – sugli aspetti centrali dell’esperienza umana: l’educazione, la vita comunitaria, l’espressione delle emozioni, e tanto altro ancora.A cura di Federico Franchin 𝑰 𝒗𝒂𝒈𝒂𝒃𝒐𝒏𝒅𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑫𝒂𝒐𝑫𝒖𝒆 𝒇𝒊𝒍𝒐𝒔𝒐𝒇𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒔𝒊 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂, 𝒍’𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐, 𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐A partire dal VII secolo avanti Cristo, un lungo periodo di disordine regala alla Cina i suoi primi filosofi: uomini d’ingegno e di scienza, che percorrono instancabilmente le strade di un territorio vastissimo e spezzettato per cercare di riportare un po’ d’ordine in un mondo al collasso. Alcuni di loro, come Confucio, sono uomini politici, che individuano nella coltivazione delle virtù tradizionali la via più sicura per uscire dalla crisi; altri, come i cosiddetti daoisti, reagiscono in modo più radicale, predicando un ritorno alla natura e deridendo gli sforzi della ragione umana. Il ricordo di questi personaggi, nell’Occidente moderno, è spesso ormai sbiadito, o pesantemente distorto; ma ciascuno di loro, nella sua diversità, ha dato un contributo fondamentale alla storia del pensiero – un contributo che oggi, in un nuovo periodo di crisi non meno profonda, può dimostrarsi in più di un’occasione sorprendentemente attuale.Federico Franchin è conferenziere e articolista. Dopo una breve carriera universitaria nell’ambito della musicologia ha iniziato ad appassionarsi alla filosofia e alla letteratura cinese e giapponese, di cui frequenta da anni, in traduzione, le opere principali. Collabora regolarmente con le riviste La tigre di carta e Storie sepolte, oltre che con l’Associazione Sinergie Culturali di San Donato Milanese.

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    𝐍𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐮𝐭𝐨𝐩𝐢𝐚 𝑼𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒍𝒆 𝒎𝒆𝒕𝒂𝒎𝒐𝒓𝒇𝒐𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐𝒓𝒂

    Nel pensiero contemporaneo l’utopia, concepita nella sua forma più classica di viaggio letterario verso un’isola o un nuovo mondo, è pressoché scomparsa. Si stanno però sempre più diffondendo anche in traduzione italiana riflessioni e percorsi che si interrogano sui nuovi impulsi utopici che è possibile rintracciare nella contemporaneità. Questo viaggio prenderà il via dal testo utopico per eccellenza, “Utopia” di Tommaso Moro (Timeo, 2023), per poi interrogarsi su alcune evoluzioni contemporanee femministe, queer ed eco critiche del genere attraverso le riflessioni di Ursula K. Le Guin in “I sogni si spiegano da soli” (SUR, 2022), di José Esteban Muñoz in “Cruising Utopia” (NERO, 2022) e di Elvia Wilk in “Narrazioni dell’Estinzione” (add editore, 2023). Queste verranno poi ulteriormente integrate con le pratiche sviluppate da autrici come Saidiya Hartman (Tamu, 2021; minimum fax 2024) e Alexis Pauline Gumbs (Timeo, 2023) dal punto di vista delle prospettive decoloniali sul pensiero speculativo e sulle nuove pratiche utopiche. L’itinerario su questi nuovi modi di guardare agli spunti dell’utopia nella contemporaneità farà da specchio anche al percorso editoriale che sta dando spazio a questi attraverso la traduzione, pubblicazione e riedizione di tali contributi da parte di diverse case editrici indipendenti italiane.A cura di Arianna PreiteArianna Preite è dottoranda in letterature anglofone, si occupa di utopia e di prospettive femministe, queer e decoloniali all’interno della narrativa speculativa contemporanea. 

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Pratiche di condivisione del sapere è un progetto di ricerca e di sperimentazione volto alla costruzione di uno spazio di dibattito, confronto, circolazione e condivisione del sapere intellettuale ed artistico aperto a tutti.Differenti ricercatori, studiosi e artisti esporranno i loro progetti di ricerca attraverso cicli di lezioni frontali a titolo gratuito.L’obiettivo è la condivisione da parte di esperti, studiosi e artisti di determinati argomenti e/o autori attinenti alla propria “materia di studio e ricerca” o alla propria pratica artistica, all'interno di un contesto non accademico, indirizzandosi a un pubblico ampio, non specializzato, al quale non è richiesta nessuna conoscenza pregressa, se non un sano interesse per l’argomento proposto.La gamma degli argomenti offerti è ampia e diversificata: si spazia da argomenti di carattere letterario a scientifico come filosofico e artistico. Talvolta le differenti ricerche si parlano e fanno eco tra loro

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