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🎙️ IL CAPPIO e altri libri

🎙️ IL CAPPIO e altri libri. – Il Podcast "La poesia è un cappio attorno al cuore: stringe, soffoca, eppure ti tiene in vita.""IL CAPPIO e altri libri" è il podcast che dà voce ai versi intensi, crudi e sublimi di Marcella Boccia, poetessa borderline, il cui stile unisce la potenza evocativa di Yeats e l’intensità feroce di Sylvia Plath. Attraverso letture profonde e magnetiche, accompagnate da suoni evocativi e musiche rarefatte, "IL CAPPIO e altri libri" trascina l’ascoltatore in un viaggio tra Caserta, Lampedusa, Mantova, l'India, l'Irlanda e l’abisso dell’anima. Si parla di morte, libertà, poesia come divinità e dannazione, con la voce della stessa autrice e di interpreti che riescono a restituire tutta la forza delle sue parole.Ogni episodio è un’esperienza immersiva: versi potenti, riflessioni sulla sofferenza, sulla guerra, sulla condizione umana. Un podcast per chi cerca bellezza e verità, anche quando fanno male. 🔗 Disponibile su Spotify, Apple Pod

  1. 44

    La voce del silenzio (Marcella Boccia)

    La voce del silenzioNon c’era Dio nel campo di battaglia,solo il vento che frugava nei corpi,una preghiera strozzata nel fango,la polvere a chiudere gli occhi dei vinti.Non c’era Dio nelle mani piagatedi un uomo lebbroso che sogna la pioggia,né nel passo stremato di chibaratta la pelle per un pezzo di pane.Ho cercato il suo nome nelle crepe dei muri,sulle labbra screpolate di un bimbo,nei solchi di donne velate che taccionomentre l’oro danza nei palazzi del vuoto.Eppure, nel silenzio della terra martoriata,tra le macerie gonfie di assenza,ho sentito qualcosa più forte di Dio—il respiro stanco degli ultimi,che ancora, ostinati,chiamano la vita per nome.(dal Libro "Cercavo dio, ho trovato tormento", di Marcella Boccia)

  2. 43

    Sotto il cerone, le cicatrici (Marcella Boccia)

    Sotto il cerone, le cicatriciJone dice che inganno la morte,che col trucco dipingo un altro volto,e quando lei arriva,sospettosa, rapace,non mi riconoscee se ne va.Forse è vero.Forse è per questoche ogni sera disegno labbra nuovesu questa bocca spaccata,che spalmo polvere doratasulle occhiaie profonde come fosse comuni,che mi inciprio il dolorefinché diventa polvere di stellenel cono di luce del palcoscenico.Forse è vero.Forse la morte ha bisognodi visi nudi per reclamare i corpi,e io, giocoliera della mia stessa ombra,mi cambio pellead ogni bisbiglio del sipario,ad ogni applauso che risuonacome un requiem al contrario.Ma sotto il cerone,le cicatrici cantano il loro coro sommesso.Ogni taglio, una nota stonata.Ogni crepa, un’eco di pianto.Se un giorno la morte si accorgerà di me,se capirà che dietro il fard c’è solo carne aperta,le chiederò una cosa soltanto:non togliermi il trucco,lasciami almeno questo inganno,perché non saprei moriresenza un volto felice.(dal Libro "Benvenuti al Circo", di Marcella Boccia)

  3. 42

    Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai (Marcella Boccia)

    Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come staiUn trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai.Sorriso di gesso, occhi dipinti di vento,tra le pieghe del viso, la verità si nasconde,sospesa come un filo d’argento sotto il cielo del circo.Ogni mattina, il mio volto è un palcoscenico,un set di illusioni dove recitola parte della donna che non ha ferite.Ma le ferite sono dentro, sono il sangue che non scorre,il respiro che si fa corto, mentre il trucco copre,come un velo di polvere sulle macerie di un cuore.Il pubblico applaude, non sa, non vuole sapere,che dietro il sorriso di cartone c’è un’animache urla il suo dolore in silenzio.E nessuno ti chiederà mai come stai,perché il trucco è così perfettoche la solitudine diventa solo un dettaglio,un accessorio che non può rovinare la festa.Gli dèi antichi, vestiti di maschere,erano così, sempre pronti a offrire spettacolo,ma nessuno li vedeva mai cadere nel loro vuoto.Eppure, sotto il peso di questa finzione,il mio corpo non sa più cosa sia la luce.C’è un’ombra che cresce dentro di me,un grido che si strozza tra le labbra.Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai.Così, mentre indosso la mia maschera di gioia,io continuo a camminare,sospesa tra la finzione e la realtà,tra il pubblico che applaudee l’eco del mio cuore che non smette di piangere.La bellezza di questo circo è che nessuno vuole vederele cicatrici che porto, invisibili agli occhidi chi cerca solo il divertimento,di chi non sa che dietro ogni sorrisoci sono fiumi di solitudine,maree di parole non dette.Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà mai come stai.Perché chi è davvero pronto a sentire il pesodi un’anima che si fa polvere?Chi, davvero, sa vedere ciò che nessuno ha il coraggio di guardare?Eppure, qui, sotto questa maschera,io continuo a respirare,a cercare tra le rovine un angolo di verità,un angolo in cui posso essere solo io,senza trucco, senza risate forzate,senza il palcoscenico che mi chiede di essere altro.(dal Libro "Benvenuti al Circo", di Marcella Boccia)

  4. 41

    Lo spettacolo di un’anima divisa (Marcella Boccia)

    Lo spettacolo di un’anima divisaSono l’attrice e la maschera,  danzano entrambe sotto il peso del sipario,  con passi leggeri come il dolore  e occhi che hanno bevuto lacrime antiche.  In ogni gesto, in ogni sguardo,  c’è una verità nascosta,  una verità che il pubblico non può vedere,  perché il palcoscenico è sempre più grande  della scena che porto nel cuore.Lo spettacolo di un’anima divisa,  un'anima che ride quando dentro piange,  che balla quando i passi tremano  e sorride mentre il petto brucia.  Ogni parola che dico è una maschera,  un travestimento che mi avvolge,  come una toga di velluto e cenere,  mentre dentro, sotto il trucco,  le cicatrici non scompaiono mai.  Siamo tutti eroi, in fondo,  nelle tragedie che non abbiamo scelto.Mi chiamo Antigone,  ma in me scorre il sangue di Medea.  Con le mani colme di rimpianti,  come Euridice che cerca Orfeo  senza mai riuscire a tornare.  Sorrido e il mondo applaude,  ma non sa che ogni sorriso è un coltello  che mi taglia l’anima in due,  mentre il circo del destino continua a girare  e i miei fantasmi si siedono  nelle prime file.Lo spettacolo di un’anima divisa  è un gioco di ombre,  è il respiro affannoso di una tragedia  che non si vuole concludere.  Il mio corpo è una statua di gesso,  le mani strette attorno alla clessidra  che non si ferma mai.  E il pubblico che applaude,  non vede la verità che giace  nel silenzio dei miei occhi.Ma come Ulisse, io continuo a viaggiare,  sulle onde della speranza e del dolore,  cercando un ritorno che non esiste.  Nel cuore porto la solitudine di Orfeo,  la mia anima, spezzata,  ha perso la strada per tornare indietro.  Eppure, continuo a sorridere  mentre l’applauso sfuma nell’oblio,  perché lo spettacolo non finisce mai,  e io, in fondo, sono l’attrice  e anche la maschera  che indosso ogni giorno.(dal Libro "Benvenuti al circo", di Marcella Boccia)

  5. 40

    Madri che uccidono senza mani (Marcella Boccia)

    Madri che uccidono senza maniNon servono coltelli,né corde strette attorno al respiro,per uccidere chi si è generato.Basta uno sguardo che non riconosce,una carezza negata,un silenzio lungo come un inverno.Basta lasciare un figlioa germogliare nel vuoto,radici sospese nell’assenza,tra le crepe del non amore.Ci sono madri che uccidono senza mani,con parole affilate come vetri,con indifferenza che taglia più a fondodi una lama lucida sotto la pelle.Non servono urla,né stanze chiuse a chiave,basta non vedere, non sentire,non esserci mai.E i figli crescono con il cuore scheggiato,con occhi che cercano madriin ogni abbraccio che non arriva,con mani che stringono il vuotocome fosse un destino.(dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)

  6. 39

    Ho bussato alla porta dell’inferno (Marcella Boccia)

    Ho bussato alla porta dell’infernoHo bussato alla porta dell’Infernocon le nocche spezzate,con il fiato corto e le ginocchia sbucciate,eppure non mi hanno aperto.Forse mi hanno riconosciuta,figlia del fuoco e della cenere,nata con le costole incrinatedal peso di troppi inverni,cresciuta a pane raffermo e paura.Ho bussato ancora, più forte,ma il Diavolo ha riso dietro la soglia:«Tu non hai bisogno di entrare,l’Inferno lo porti già dentro.»E allora ho gridato,ho urlato i nomi dei miei fantasmi,ho gettato il cuore contro il legno bruciato,ma nessuno ha risposto.Mi sono guardata le mani,scritte di cicatrici e desideri spenti,e ho capito che non serviva entrare,che il fuoco già mi abitava,che non ero ospite, ma regina.Così me ne sono andata,con l’Inferno cucito addosso,portandolo con me come un mantello,come un segreto,come un destino.(dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)

  7. 38

    Nessuno vuole una donna come me (Marcella Boccia)

    Nessuno vuole una donna come meMi hanno desiderata in mille, uomini e donne con occhi affamati, labbra morbide e promesse sussurrate come preghiere a un dio proibito. Mi hanno cercata nei bar, nelle piazze, nei vicoli stretti, nelle stanze buie dove il respiro si mescola al peccato. Mi hanno amata, o almeno così dicevano, fino a quando hanno visto le schegge che mi brillano sotto la pelle, fino a quando hanno sentito il vento che mi abita la testa e che mi spinge sempre altrove. Mi hanno voluta docile, piegata, meno fuoco, meno spine, meno abissi negli occhi, più morbida, più facile. Ma io non sono fatta per essere addomesticata, non mi lascio stringere in catene d’oro, non lascio che mani estranee ridipingano le mie pareti di colori che non conosco. Così sono fuggita, sempre, prima che mi spezzassero, prima di dover fingere, prima di dover chiedere scusa per essere come sono. Perché nessuno vuole una donna come me, ma tutti cercano di possederla.(dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)

  8. 37

    L’ultima volta che ho detto “Ti amo” (Marcella Boccia)

    L’ultima volta che ho detto “Ti amo”L’ultima volta che ho detto “Ti amo” la mia voce era un filo di seta, un sussurro sospeso tra le tue ciglia, tra le linee della tua fronte antica che raccontano storie più grandi di me. Eri lì, con gli occhi pieni di India e tempeste, con il profumo del cardamomo sulle mani e il silenzio sacro delle tue preghiere incastrato tra le pieghe del turbante. Ti ho amato nel modo in cui il cielo si aggrappa all’orizzonte, nel modo in cui le radici abbracciano la terra senza possederla, nel modo in cui la luce si arrende al tramonto senza mai smettere di esistere. E tu mi hai guardata come se fossi eterna, come se non fossi fatta di cicatrici, come se il mio dolore non fosse una lingua sconosciuta tra di noi. L’ultima volta che ho detto “Ti amo” non ho avuto paura, perché sapevo che le mie parole si sarebbero intrecciate alle tue, che il tempo avrebbe portato via tutto, ma non questo, mai questo.(dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)

  9. 36

    Nessuno sa cosa si prova a essere me (Marcella Boccia)

    Nessuno sa cosa si prova a essere meNessuno sa cosa si prova a essere me,a portare il peso di un cuore senza pelle,di un'anima che sanguina senza ferite visibili,di pensieri che mordono le tempiecome lupi affamati nella neve.Nessuno sa cosa si prova a svegliarsicon il corpo ancora impregnato di sognitroppo vividi per essere irreali,troppo crudeli per essere dimenticati.Vorrei essere nata a Londra,al 23 di Fitzroy Road,respirare la stessa ariache ha nutrito le paroledi chi ha visto l’abisso e non ha tremato,di chi ha danzato con il fuocofino a bruciarsi le ciglia.Forse lì avrei trovato un varco nel cielo,un modo per addomesticare la mia tempesta,un angolo di luce tra le mura di mattonidove lasciare le mie ossa a riposare.Ma invece sono qui,con il mio corpo sbagliato,con la mia mente che si torce come una serpe,con il mio cuore che battesempre troppo forte o troppo piano,senza mai trovare il ritmo giustoper vivere senza dolore.E nessuno sa cosa si prova a essere me,ma io lo so,e ogni giorno mi chiedose vale la pena saperlo ancora.(dal Libro "Cicatrici & tatuaggi)

  10. 35

    Il mio corpo è un campo di battaglia (Marcella Boccia)

    Il mio corpo è un campo di battaglia(se non muori giovane, nessuno ti prende sul serio)Hanno detto che il doloreè più puro quando è giovane,che le vene recise a vent’annibrillano di un’agonia più autentica,che la tragedia ha un sapore più dolcesulle labbra di chi non ha ancora avuto il tempodi diventare un ricordo.Ma io sono ancora qui,con il corpo sfregiato da guerre invisibili,con le costole che portano il pesodi tutte le notti in cui non sono morta,con la pelle marchiata a fuocoda nomi che nessuno pronuncia più.Ho sopportato la furia del tempo,la lama dell’abbandono,le cicatrici che nessuno vuole vedereperché non brillano abbastanza.Non ho una tomba su cui piangere,solo un corpo che porta addossoil peso delle battaglie vinte a metà.Non muoio giovane,non lascio versi incompiuti,non sarò una poesia interrottache qualcuno declamerà con le lacrime agli occhi.Io resto.Io scrivo.E questo è il mio atto di guerra.(dal Libro "Cicatrici & tatuaggi)

  11. 34

    Soffrire è un’arte, e io sono un capolavoro (Marcella Boccia)

    Soffrire è un’arte, e io sono un capolavoroSoffrire è un’arte,ci vuole grazia per non spezzarsi,disciplina per non cedere,bisogna imparare a sanguinare in silenzio,a sorridere con le labbra cucite di spine.Mi hanno detto:Resisti. Reagisci. Rialzati.Ma io danzo su un filo d’ombra,tra il vuoto e l’abisso,tra la carezza e il colpo,tra la sete di vita e il desiderio di scomparire.Se il dolore avesse un volto,avrebbe i miei occhi neri,la mia pelle incisa da memorie,le mie mani tremanti di febbre,il mio cuore trafitto e ricucitocon fili d’argento e filo spinato.Soffrire è un’arte,ci vuole talento per brillare nel buio,per trasformare le lacrime in inchiostro,per scolpire la disperazionee farne bellezza.E se il dolore è bellezza,allora io sono un capolavoro. (dal libro "Cicatrici & tatuaggi di Marcella Boccia)

  12. 33

    Notturno borderline (Marcella Boccia)

    Notturno borderline(La musica nella mia testa)C’è una sinfonia che non dorme,una melodia incisa nelle ossa,un violino impazzitoche stride sotto la pelle.La notte mi accoglie come amante crudele,mi sussurra promesse di treguama poi mi stringe forte la gola,mi trascina in valzer febbrilidi pensieri che urlano,di echi che non vogliono spegnersi.Ascolta,puoi sentirla anche tu?La mia orchestra di cuori infranti,i tamburi battenti degli attacchi di panico,il pianoforte che affondanelle note più scure della mia anima.Ogni pausa è un respiro trattenuto,ogni crescendo è un battito che si schianta.Eppure danzo,con i piedi nudi sul bordo dell’abisso,mentre la mia mente dirigequesta musica infinita,questa sinfonia che mi possiede,che non mi lascia dormire,che non mi lascia morire.(dal libro "Cicatrici & tatuaggi di Marcella Boccia)

  13. 32

    Ci siamo strappati il cuore a morsi (Marcella Boccia)

    Ci siamo strappati il cuore a morsiCi siamo amati come belve affamate,senza tregua, senza domani,un morso dopo l’altro,affondando i denti nella carne vivadi un destino già scritto nel sangue.Ti ho lasciato impronte di unghie sulla schiena,tu mi hai marchiata a fuoco sulle labbra,e nel buio delle notti urlantiabbiamo confuso il dolore col piacere,la ferita con il dono.Ogni bacio era un colpo di lama,ogni abbraccio una resa violenta,ci siamo divorati come la fame e la tempesta,come i lupi nella neveche conoscono solo la lotta o la morte.Eppure, amore mio,se anche ci siamo strappati il cuore a morsi,io lo rimonterei pezzo dopo pezzopur di tornare a sanguinare per te.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  14. 31

    Hai la bocca piena di tempeste (Marcella Boccia)

    Hai la bocca piena di tempeste (Marcella Boccia)Hai la bocca piena di tempeste,parole come vento che strappa la pelle,fulmini che incendiano i miei battiti,mare in burrasca sulle mie labbra schiuse.Mi hai detto il mio nomecome un tuono in una notte d’estate,e io l’ho ascoltato tremando,desiderando naufragare.Ogni bacio è un maremoto,ogni sospiro è un vento feroceche mi spinge oltre il limitedi ciò che posso sopportare.Non voglio porti fine,non voglio un porto sicuro.Lasciami affondare,lasciami perderetra le onde della tua voce.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  15. 30

    Ti amo come si ama il fuoco (Marcella Boccia)

    Ti amo come si ama il fuoco (Marcella Boccia)Ti amo come si ama il fuoco,con le mani troppo vicine alla fiamma,con le dita che brucianoeppure non si ritraggono.Ti amo nel modo in cui la nottetrattiene il respiroquando il primo bagliore dell’albala sfiora senza pietà.Ti amo come si ama ciò che distrugge,sapendo che sarà cenere,eppure danzando nel crepitaredi ogni scintilla.Non so amare diversamente,non so sfiorarti senza ardere,non so averti senza consumarmi.E se un giorno il vento spegnerà il rogo,se resterà solo il nero delle ossae il silenzio di ciò che è stato,ancora, tra le braci spente,riconoscerai il mio nome.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  16. 29

    Le tue mani sanno il mio inferno (Marcella Boccia)

    Le tue mani sanno il mio inferno (Marcella Boccia)Le tue mani mi conoscono,più di ogni preghiera non detta,più di ogni notte trascorsaa graffiarmi l’anima sotto la pelle.Le tue mani sanno il mio inferno,lo sfiorano come un vento caldoche brucia ma non spegne,che accende la ceneree la fa danzarenel buio delle stanze chiuse.Hai scavato nei miei fianchicome un viandante assetato,hai inciso il tuo nomesulla mia clavicola fragilementre tremavo tra le tue ditacome un’ostia spezzata,come una promessa violata.Ti ho lasciato fare,come si lascia fare al destino,senza ribellione né fuga,perché morire tra le tue maniera l’unico modo che conoscevodi restare viva.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  17. 28

    Soffoco nel tuo nome (Marcella Boccia)

    Soffoco nel tuo nome (Marcella Boccia)Soffoco nel tuo nome,nel suono lento che mi accerchiacome nebbia densa sul petto,un laccio invisibile che stringee non lascia scampo.Ti respiro nell’aria fermatra le ciglia socchiuse,nelle notti in cui il tuo silenziomi cade addossocome un temporale estivoche non porta sollievo.Ti ho pronunciato mille voltecon le labbra screpolate d’attesa,ho scritto il tuo nome sulla pelle,tracciandolo piano,affondando le unghie,per ricordare a me stessache esisto ancora,anche senza di te.Ma affondano le sillabenella gola riarsa,bruciano come febbre,e io annego,annego nel suonodella tua assenza.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  18. 27

    Sei la guerra che ho scelto (Marcella Boccia)

    Sei la guerra che ho scelto (Marcella Boccia)Sei la guerra che ho scelto,l’incendio che ho lasciato divampare,la ferita che non ho mai volutoricucire con mani tremanti.Sei il mio campo di battaglia,le trincee in cui il mio cuoresi rifugia e si perde,il tuono che squarcia la quiete.Ti ho amato come si ama la tempesta,senza paura della pioggia,senza timore dei lampiche mi bruciavano la pelle.Hai marciato nel mio pettocon gli stivali infangati di desiderio,hai piantato le tue bandieresulla terra fragile del mio respiro.Eppure, amore mio,se tornassi indietroti sceglierei ancora,ancora, e ancora,perché non esiste paceche valga il tuo sguardo,né resa che sappia di vitaquanto il tuo nome sulla mia bocca.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  19. 26

    Baciami finché non svanisco (Marcella Boccia)

    Baciami finché non svanisco (Marcella Boccia)Baciami finché non svanisco,fino a dissolvermi tra le tue mani,fino a farmi cenere sulle tue labbra,vento leggero che muore sul tuo respiro.Baciami come si baciano gli amanti perduti,con la furia di chi sa che il tempo è nemico,con la disperazione di chi sente il buiostrisciare già sotto la pelle.Stringimi come se potessi fermarmi,come se il tuo abbraccio fosse un’àncora,come se potessi salvare il mio nomedal naufragio dell’oblio.E quando il mio corpo sarà solo un ricordo,quando il mio odore svanirà dai tuoi polsi,forse il sapore dei miei baciti brucerà ancora la bocca.Forse mi cercherai nei sogni,nelle notti senza luna, nei letti stranieri,forse capirai che nessun bacioha mai saputo ucciderti così dolcemente.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  20. 25

    Stanotte ho sognato di morire tra le tue braccia (Marcella Boccia)

    Stanotte ho sognato di morire tra le tue braccia (Marcella Boccia)Stanotte ho sognato di morire tra le tue braccia,avvolta nel tepore del tuo respiro,con le dita intrecciate alle miecome radici che non vogliono cedere alla terra.Il tuo petto era un altare d’ombra,i tuoi battiti scandivano il mio nome,e la tua bocca posava su di mel’ultimo bacio, una benedizione crudele.Ho sentito il tempo svanire,sciogliersi come neve sulle labbra,mentre il tuo amore mi cullavanel confine sottile tra sogno e abisso.E mentre il mondo si spegneva intorno,mentre la mia anima si staccava leggera,i tuoi occhi mi hanno trattenuta,mi hanno implorato, mi hanno ferita.E così, amore, non ho potuto morire,ho scelto di restare, di bruciare ancora,di lasciare che il tuo amore mi uccida lentamente,ogni notte, in ogni sogno, per sempre.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  21. 24

    La tua voce è il mio veleno (Marcella Boccia)

    La tua voce è il mio veleno (Marcella Boccia)La tua voce scivola sulla mia pellecome un coltello affilato di seta,mi accarezza, mi incanta, mi uccide,è miele amaro sulle mie ferite.Ogni parola tua è un morso di luce,un’ombra che danza sul bordo del cuore,un’eco che resta anche quando taci,un veleno dolce da cui non voglio guarire.Mi hai detto amore, e il suono ha trematonelle mie ossa fragili come vetro,mi hai detto mia, e il mondo si è strettocome una corda d’oro intorno al respiro.La tua voce mi brucia, mi piega, mi spezza,è il sussurro che scava la notte più nera,è il vento che porta promesse e tempeste,è il veleno che bevo con labbra felici.E se anche un giorno dovessi sparire,se il silenzio inghiottisse il tuo nome,la tua voce resterebbe nel sangue,sussurrando piano la fine di me.(Dal libro “Poesie d’amore" di Marcella Boccia)

  22. 23

    Ti ho amato fino a sanguinare (Marcella Boccia)

    Ti ho amato fino a sanguinare (Marcella Boccia)Ti ho amato fino a spellarmi l’anima,fino a lasciarti impresso nelle venecome un veleno dolce da cui non voglio guarire,come una febbre che non smette di ardere.Ti ho amato con la furia delle ondeche si schiantano contro le scogliere d’inverno,con il pianto delle stelle morentinell’abisso nero della notte.Ti ho amato come si ama il peccato,con la bocca sporca di desiderio,con le mani tese verso il fuoco,con il cuore offerto in sacrificio.E ora vago tra le rovine di noi,tra i baci che ancora mi bruciano la pelle,tra i sussurri che si sono fatti cenere,tra le cicatrici che portano il tuo nome.Ma se tornassi, se solo tornassi,ti amerei ancora, ancora e ancora,fino a consumarmi, fino a sparire,fino a sanguinare l’ultimo respiro del cuore.(Dal libro “Poesie d’amore" di Marcella Boccia)

  23. 22

    Labbra come ferite aperte (Marcella Boccia)

    Labbra come ferite aperte (Marcella Boccia)Le tue labbra, amore, sono ferite aperte,rosse come il tramonto che annega nel mare,calde come il ferro fuso che marchia la pelle,pronte a bruciarmi ancora, ancora, ancora.Quando mi baci, il mondo si lacera,cade in ginocchio, geme, si svena,e il cielo si spezza in mille zaffirimentre il mio cuore si piega alla tua rovina.Mi hai detto amore, e quel suono mi ha inciso,come un coltello che affonda nel miele,come un rosario di spine sulla bocca,una preghiera che si spegne nel sangue.Sei il peccato che non voglio lavare,la febbre che mi tiene viva,l'assenza che scava cattedrali d'ombranel tempio fragile del mio petto.Baciami ancora, fammi sanguinare,voglio sentire la ferita del tuo amorescorrermi addosso come un fiume di fuoco,finché non diventerò cenere nel tuo respiro.(Dal libro “Poesie d’amore” di Marcella Boccia)

  24. 21

    L’acqua sa tutto (Marcella Boccia)

    L’acqua sa tutto (Marcella Boccia)L’acqua sa tutto, scivola nei secoli senza domande, si insinua nelle crepe della Storia, lava via il sangue e il pianto, ma ne conserva il sapore. Sa il nome di chi affonda con le mani tese al cielo e la bocca piena di sale, di chi si arrende all’abbraccio liquido come un figlio stanco, di chi scompare senza eco tra le onde chiuse nel silenzio. Sa il peso dei corpi caduti nei fiumi, nelle vasche, nelle cisterne, nelle stanze dove la morte è stata scelta come un vestito troppo stretto da portare ancora. Sa la fatica delle labbra screpolate che mormorano preghiere tra deserti senz’ombra, sa i piedi che sanguinano su strade di polvere e piombo, le gole vuote di chi muore con il miraggio di un fiume negli occhi. L’acqua sa tutto. Ma non parla. Si lascia bere, si lascia attraversare, e dentro di sé conserva ogni segreto.(Libro: “Nebbia”, di Marcella Boccia)

  25. 20

    Dimenticare come si respira (Marcella Boccia)

    Dimenticare come si respira (Marcella Boccia)Dimenticare come si respira è lasciare che l’aria diventi vetro, schegge invisibili nella gola, macerie di ossigeno che non trovano più casa nei polmoni. È l’arte segreta di chi affonda senza muovere un muscolo, di chi impara a stare immobile mentre il mondo gli scivola addosso come pioggia che non bagna più. Dimenticare come si respira è un inverno sottopelle, una lingua che non sa più il suono del proprio nome, un cuore che sbaglia i battiti e si crede pietra. Eppure, nel silenzio delle vene, una voce lontana mi chiama, un soffio testardo mi spinge, come una mareggiata nera che non ha ancora deciso se vuole uccidermi o salvarmi.Il battito irregolare del tempoIl tempo inciampa, si spezza, si ricuce male come una ferita cucita in fretta. Si piega su se stesso, un foglio di carta troppo letto, gli angoli stropicciati di un ricordo che non vuole morire. A volte corre, e io resto indietro, come un nome dimenticato sulla lingua, come un’ombra senza corpo, come una mano che si tende nel vuoto. Altre volte si blocca, e mi inchioda ai giorni lunghi, alle stanze senza porte, ai pensieri che tornano come marea nera sul cuore. Ogni secondo è un battito irregolare, un’aritmia che graffia il petto, una danza scomposta tra il vivere e il lasciarsi andare. E io conto il tempo con il respiro, aspettando che smetta di sbagliare il passo, che mi dimentichi, o che finalmente mi porti via.

  26. 19

    La nebbia sotto la pelle  (Marcella Boccia)

    La nebbia sotto la pelle  (Marcella Boccia)La nebbia non è fuori, non danza sui marciapiedi scrostati, non si insinua tra i rami spogli né affoga i lampioni nel suo abbraccio di fumo. La nebbia è sotto la pelle, impigliata nei nervi come un filo spinato, è una coltre muta tra me e il mondo, una mano trasparente che mi chiude gli occhi dall’interno. Ho cercato il sole a mani nude, mi sono incisa la pelle per vederne il chiarore filtrare dalle vene, ma solo un buio lattiginoso mi è colato tra le dita, come latte avariato. La nebbia non evapora, non si arrende all’alba, non indietreggia al vento. Si addensa dentro, si solidifica, diventa carne, e io, statua di bruma, rimango qui, senza volto, senza nome, senza tempo.(Libro: “Nebbia”, di Marcella Boccia)

  27. 18

    Il cielo ha smesso di rispondere (Marcella Boccia)

    Il cielo ha smesso di rispondere (Marcella Boccia)Il cielo ha smesso di rispondere,e le mie preghiere senza Diosi sono perse nel vuoto,fragili come il fiato d’invernosui vetri di una stanza vuota.Non c’è più eco,né segni da interpretare tra le nuvole,solo un’assenza densache mi stringe la golacome un’ombra troppo vicina.Una volta c’era il vento,portava sussurri di mondi lontani,di foglie che cadevanosenza chiedere il perché.Ora anche il vento tace.E il silenzio è un velo sottileche mi separa da ogni cosa,un sudario leggeroche scivola sulla mia pellesenza che io trovi il coraggio di strapparlo.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  28. 17

    Ho bussato alla porta dell’inferno (Marcella Boccia)

    Ho bussato alla porta dell’inferno (Marcella Boccia)Ho bussato alla porta dell’inferno,con le nocche sbucciate e il fiato corto,aspettando che qualcuno rispondesseo che almeno il vento mi dicesse di tornare.Ma il vento taceva,e le fiamme erano fredde,solo una nebbia spessa come piomboavvolgeva i miei passi incerti.Ho chiamato i dannati per nome,ma non c’era risposta,solo il battito sordo del mio cuorecontro il muro di un Dio distratto.Forse l’inferno è questo silenzio,questa lunga attesa senza voce,questa porta che non si apree non si chiude mai.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  29. 16

    La bellezza della fine (Marcella Boccia)

    La bellezza della fine (Marcella Boccia)C'è una grazia segreta nell’ultima luce,quando il giorno si sporge sull'orlo del nullae il cielo si scioglie in un pallore d’argento.C'è un'eleganza sottile nel crollo,nelle mani che lasciano andare,nel respiro che si spegnecome un’eco tra le ossa.Nessuno parla della bellezza della fine,dell'attimo esatto in cui il dolore si curvae diventa silenzio,del modo in cui il vento raccogliele ultime parole e le disperdetra i campi dell’eternità.Forse morire è solo questo:svanire con grazia,come la bruma che si dissolve all’alba,come una foglia che si staccasenza chiedere perché.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  30. 15

    Nebbia rossa (Marcella Boccia)

    Nebbia rossa (Marcella Boccia)Nebbia rossa striscia sui viali deserti,s'insinua tra le costole della nottecome una lama sussurrata alla carne,un presagio inciso nei muri anneriti.Sangue rappreso sulle rotaie arrugginite,memorie in frantumi nelle vetrine vuote,il vento trascina nomi senza voltoche il tempo ha scolpito su pietre gelide.Eppure, la città respira ancora,tra le sirene che ululano nel nulla,tra passi dispersi sull'asfalto bagnato,tra i riflessi di occhi che non dormono mai.Se questa è la fine, che sia rossa,che sia incendio che consuma l’assenza,che sia l’ultimo abbraccio di un mondo morenteprima di svanire nel buio senza volto.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  31. 14

    Nebbia nera (Marcella Boccia)

    Nebbia nera (Marcella Boccia)La nebbia nera soffoca i lampioni,inghiotte le strade in un buio liquido,scivola nelle vene delle città addormentatecome morfina in un corpo stanco di esistere.Qui, tra i muri scrostati della mia mente,la notte non ha finestre,solo specchi incrinatiche riflettono un volto che non riconosco.La guerra del sangue contro la carne,del respiro contro la gola serrata,è un sussurro che si annoda alla gola,un requiem suonato da un cuore sfinito.Se domani non venisse,se il tempo smettesse di gocciolare,sarei solo polvere che si mescola all'ombra,sarei il silenzio che la nebbia custodisce.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  32. 13

    Nebbia grigia (Marcella Boccia)

    Nebbia grigia (Marcella Boccia)La nebbia è grigia come la fine,striscia lungo i muri sbrecciatidelle case che non hanno più porte,dove il vento recita preghiere smarrite.C’è un inverno che non si spegne,una cenere sospesa nell’aria,e il cielo è un velo di piomboteso sulle vene della città.Passano ombre senza volto,mani che non cercano mani,bocche sigillate dal freddodi parole mai nate.Cammino in questa assenza,come un nome cancellato dall’acqua,come un respiro che si perdenell'ultimo battito della luce.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  33. 12

    Nebbia bianca (Marcella Boccia)

    Nebbia bianca (Marcella Boccia)La nebbia scende come un sudario,avvolge le ossa spoglie della terra,dove i miei passi affondano mutinel ventre di una città senza volto.Non c’è ombra, non c’è contorno,solo il bianco che divora i margini,che inghiotte il cielo e le strade,che spegne la voce dei lampioni stanchi.Qui dentro si dissolve il tempo,si frantuma la memoria in polvere lieve,e il futuro è un miraggio lontano,un eco che non trova più il suo suono.Sento il freddo strisciare nei polmoni,pallido come un pensiero d’addio,e mi chiedo se esisto davveroo se anch’io sono fatta di nebbia.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  34. 11

    Nebbia  (Marcella Boccia)

    Nebbia  (Marcella Boccia)Ho camminato dentro la nebbia,oltre il margine della vista,dove la luce si sciogliee il tempo si piega su se stesso.Qui le voci sono lontane,ombre sfilacciate tra i rami spogli,nomi che il vento ha sepoltonelle crepe dell’alba.La città si dissolve a passi lenti,un miraggio di pietra e memoria,mentre il respiro si perdenel fiato invisibile del nulla.Non so più dove finisco,se il corpo è una stanza vuotao un campo invernaledove la neve non cade mai.Forse è questo morire:non un colpo, non una fiamma,ma un lento svanire,come un volto che si scioglienel bianco immobile del mondo.(Libro: “Nebbia” di Marcella Boccia)

  35. 10

    Italia, terra di santi e carnefici (Marcella Boccia)

    Italia, terra di santi e carnefici (Marcella Boccia)Italia,sei un altare insanguinato,un rosario di ossa spezzatesgranato tra le dita dei boia.Hanno inciso la tua croce sulle spalledei poeti che non hanno taciuto,hanno bruciato le streghe nei tuoi vicolie poi le hanno fatte santequando non restava che cenere.Ti ho vista nei salotti buoni,nei brindisi alla libertàmentre fuori, sui marciapiedi,la miseria faceva il suo mestierecon mani sporche di preghiere rimaste sospese.Ti ho vista nei tribunali,dove la legge si piega come un giuncodavanti al vento delle cravatte,e nei porti, dove gli occhi dei dannatiimplorano terra e trovano ferro.Italia,terra di santi e carnefici,di Madonne in processionee donne gettate nei fossi,di statue che piangonoe corpi che scompaiono nel nulla.Hai il sapore acre delle fabbriche dismesse,dei treni che non arrivano mai,delle piazze che hanno visto il sangueimpastarsi ai sampietrinie ancora custodisconoil grido muto dei caduti.Eppure,sei anche la voce di chi non si inginocchia,sei il pugno sul tavolo del poeta,il furore inciso nella pietra,sei la bellezza che ferisce a mortema continua a cantare.Italia,seppellisci i tuoi carnefici,lascia vivere i tuoi santisenza bisogno di martirio.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  36. 9

    L’ossessione della bellezza (Marcella Boccia)

    L’ossessione della bellezza (Marcella Boccia)Mi hanno detto che la bellezzaè il respiro trattenuto davanti a un quadro,è il marmo che stilla sanguenelle pieghe della Pietà,è il tramonto sulle cupole di Romache si incendia come un'offerta muta agli dèi.Ma io l’ho vista nei corpi spezzati,nelle labbra spaccate dal gelo,nella fame che affila gli zigomie trasforma la pelle in pergamena di dolore.L’ho trovata nelle strade di Napolidove i bambini giocano con il fuocoe nelle ossa scavate delle Madonneche mendicano al semaforocon occhi senza redenzione.La bellezza è una lama,una condanna,un cappio che stringe i polsidi chi osa desiderarla troppo.La bellezza è la cravatta annodata alla goladi chi si crede padrone del mondoma cammina su un filo di rasoio,senza vedere il baratro.Eppure, la cerco ancora,come un cane randagio sotto la pioggia,nelle crepe dell’asfalto,nel pianto strozzato di una donna sul tram,nella ruggine sulle ringhiere di Milano,nelle mani che si stringonosapendo che domani potrebbe non esistere più.Perché se il mondo deve bruciare,voglio che lo faccia con grazia,come un angelo cadutoche danza nel fuocosenza rimpianti.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  37. 8

    Un requiem per il mondo (Marcella Boccia)

    Un requiem per il mondo (Marcella Boccia)Suonate le campane,ma non per i santi.Per i corpi riversi nei vicoli,per gli occhi svuotati nei campi di battaglia,per il pane spezzato dalle madriche masticano il silenzio della fame.Cantate il requiem,ma non per i morti.Per i vivi che trascinano giorni come catene,per le mani sporche di fabbrica e fango,per i cuori inchiodati a una scrivaniache battono lenti, senza speranza.Sciogliete gli inni nazionali,lasciateli colare nelle fogne,insieme al sangue rappresodi chi ha creduto alle promesse,di chi ha marciato per una patriache non ha mai avuto il suo nome sulle labbra.Bruciate le bandiere,tutte le bandiere,fate cenere dei confinitracciati con il ferro e il piombo,con le ossa dei vinti,con le urla degli esiliatiche sognano una casasenza sbarre, senza dogane.E quando tutto sarà cenere,quando i troni saranno polveree i profeti muti,quando non resterà nullase non la nuda terrache rifiuta i nostri passi,allora, solo allora,potremo forse seppellircisenza vergogna,senza memoria,senza un dioche ci assolvadalla nostra colpa.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  38. 7

    Senza dio, senza terra (Marcella Boccia)

    Senza dio, senza terra (Marcella Boccia)Sono nata su una croce d’ulivo,tra l’incenso e il pianto,battezzata in un nomeche non ho mai scelto,in una lingua che non perdonae in una terra che non consola.Mi hanno detto che l’erba del campocresce per volontà divina,che la pioggia è una benedizionee il grano la carne di un dio crocifisso.Ma io ho visto le ossa nei campi,i corpi riversi nei mari,i fiori piegati sotto il passodi chi non tornerà più.Ho camminato tra le cattedralie non ho trovato redenzione.Solo pietra, solo freddo,solo mani giunte a chiedere salvezzaa un cielo di piomboche non ha mai risposto a nessuno.Mi hanno detto che la patria è un grembo,che la bandiera è un sudarioin cui avvolgersi strettiper non sentire il gelo del nulla.Ma io non ho una patria,non ho una terra,non ho un dio che mi chiami figlia.Sono il vento che erode le scogliere,sono l’urlo nella gola del mare,sono la carne che bruciasenza promessa di resurrezione.E se un giorno cadrò,non sarà per inginocchiarmi.Sarà per affondare i denti nella polveree sputare via ogni preghierache mi hanno messo in bocca.Senza dio.Senza terra.Senza catene.Solo il mio nome inciso nel fuoco.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  39. 6

    La cravatta degli uomini liberi (Marcella Boccia)

    La cravatta degli uomini liberi (Marcella Boccia)Li vedi ogni mattina,scesi dai treni come soldati senz’armi,negli occhi il riflesso smortodi schermi luminosi,nelle mani una tazza di caffèche non scalda niente.Hanno il nodo stretto alla gola,perfetto, simmetrico,un’illusione di controllomentre il respiro si fa corto,mentre il cuore martellail tempo della resa.Camminano tra i palazzi di vetro,le scarpe lucide come specchiche non riflettono nulla.Dicono “sto bene”con la voce piattadi chi ha dimenticato cosa significhistare bene davvero.La cravatta degli uomini liberili strangola piano,senza far rumore,senza lasciare segni.È un cappio educato,accettato,indossato con orgogliocome un blasone di morte lenta.E così marciano,ogni santo giorno,verso uffici che sono templi del nulla,verso case che sono gabbie dorate,verso letti dove l’amoreè un’abitudine senza più calore.Ma guai a parlare di libertàa chi si è venduto la pelleper uno stipendio a fine mese.Guai a dire che il ventonon ha mai portato cravatte,che i poeti muoiono giovaniperché nessuna corda li tiene fermi,che i folli ridonoperché sono gli unicia non aver bisogno di un cappioper sentirsi vivi.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  40. 5

    Santuario delle ombre (Marcella Boccia)

    Santuario delle ombre (Marcella Boccia)C’è un luogo in Italiache non troverai sulle mappe,una chiesa senza croci,un altare senza fede,dove i santi hanno il volto scarnificatodei poeti morti troppo presto,dove le preghieresuonano come voci spezzatenelle stanze d’ospedale.È il santuario delle ombre,dove il cielo si piega sulla terracome un padre stanco,dove le ciminiere di Tarantobenedicono con fumi nerii polmoni dei bambini,dove i campi di pomodori in Pugliabevono il sudore dei dannatiche non avranno mai un nome.Qui il peccato è nascere fragili,sentire troppo, vedere oltre.Qui la redenzione è un cappioche stringe piano, come una carezza,mentre le madri mettono fiorisulle tombe dei figli ancora vivi.A Genova il mare non riflette più i volti,a Palermo le statue guardano altrove,a Milano le vetrine brillanoper occhi che non possono permettersi niente.E Roma, con le sue rovine,è solo il cadavere di un imperoche nessuno ha sepolto.Nel santuario delle ombrele campane non suonano più.Qui pregano i dannati,i poeti, gli artisti,chi si porta la morte dentrocome un organo in più.E quando la notte soffia via l’ultima luce,restiamo in ginocchio davanti all’altare del nulla,aspettando che Dio si ricordidi averci dimenticati.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  41. 4

    L’arte di morire bene (Marcella Boccia)

    L’arte di morire bene (Marcella Boccia)Mi hanno insegnato l’arte di sopravvivere,di ingoiare le spine senza sanguinare,di camminare sui chiodi senza inciampare.Mi hanno detto che il dolore si domacome un cavallo selvaggio,che basta stringere i dentie aspettare che passi.Ma io ho imparato l’arte di morire bene,con la grazia delle foglie d’autunnoche non urlano quando cadono,con la dignità di una statua etruscache sorride ancora dopo millenni sottoterra.Ho imparato dai vecchi di Napoliche parlano con i mortie li salutano ogni mattina,ho imparato dai poeti impiccatiche la parola finepuò essere scritta con una corda.Ho imparato che il cappioè una promessa mantenuta,che c’è più libertà in un nodo scorsoioche in mille giorni a marcire in questa gabbiache chiamano vita.Non c’è bisogno di drammi,di lettere lasciate sul tavolo,di candele accese nel buio.Si muore bene come si vive male:in silenzio,senza disturbare nessuno.E quando verranno a cercarmi,troveranno solo una stanza vuota,una finestra aperta,una città che continua a respirarecome se nulla fosse mai accaduto.Perché l’arte di morire beneè saper svanire senza fare rumore,lasciare il mondosenza chiedergli più nulla.E se esiste un Dio lassù,che mi guardi negli occhie impari da mecome si fa.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  42. 3

    Il poeta è un dio minore (Marcella Boccia)

    Il poeta è un dio minore (Marcella Boccia)Il poeta è un dio minore,uno scarto di creazione,un angelo con le ali tarateche Dio ha scacciato senza far rumore.Lo trovi nei vicoli di Napolia masticare bestemmietra i panni stesi e il fumo densodei sogni bruciati.Lo trovi sui binari di Bologna,gli occhi fissi sui treni che partono,senza mai salire,perché ogni destinazione è una condanna.Lo trovi nei bar di Torino,a scrivere versi sulle tovaglie di cartamentre gli operai della Fiatalzano bicchieri di vino amaroper mandare giù il turno di notte.Il poeta è un dio minoreperché vede tutto e non salva nessuno.Nemmeno se stesso.Ha le mani sporche di parole,ma le parole non bastanoa ricucire le ferite della terra,a raddrizzare la schiena piegatadi chi porta il peso della Storia.Il poeta è un dio minore,senza tempio né fedeli,senza miracoli da vendere ai disperati.Scrive per allentare il cappio,ma ogni verso lo stringe più forte.Scrive perché la morte abbia un nome,una forma, un volto,e non sia solo un’ombrache aspetta sull’uscio.E quando la notte si chiude come un sipario,quando il mondo si addormenta senza sogni,il poeta resta sveglio,inchiodato alla sua croce di carta,con il cuore che batte troppo forte,con il cuore che batte troppo poco.Perché il poeta è un dio minore,e non ha mai chiesto di essere dio.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  43. 2

    Eutanasia dell’anima (Marcella Boccia)

    Eutanasia dell’anima (Marcella Boccia)Hanno staccato la spina al cielo,le stelle si sono spente come lampadine rotte,e io sono rimasta qui,seduta sul ciglio della notte,con la bocca piena di silenzio.Ho visto il sole sgozzarsi sui tetti di Milano,la sua luce colare nelle stradecome sangue da una giugulare aperta.E nessuno si è fermato a guardare.L’Italia è una madre che allatta veleno,che canta ninne nanne ai bambini sepoltisotto il fango di Giampilieri,tra le macerie dell’Aquila,sotto i ponti crollati di Genova.Ho chiesto a Dio il permesso di morire,mi ha risposto il ventoche soffia tra i portici di Bolognae sa di vino andato a male.Il poeta è un condannato a morte,senza sbarre, senza processo.Scrive per allentare il cappio,ma ogni parola stringe più forte.E allora datemi una dolce eutanasia,non del corpo—quello lo porta via il tempo—ma dell’anima che si contorce e sbava,che batte i pugni contro il pettocome un uccello impazzito in una gabbia senza uscita.Datemi la pace che si concede ai cavalli rotti,alle querce sradicate dal vento,ai cani randagi che nessuno vuole amare.Che sia veloce come un colpo alla nuca,o lenta come la ruggine sulle statuenei cimiteri di Firenze.Perché io non voglio più esistere a metà,non voglio essere un relittotrascinato a riva dal tempo.Voglio spegnermi intera,come un lampo nel buio,come un dio stancoche si concede il lussodi non essere più nulla.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

  44. 1

    Il cappio (Marcella Boccia)

    Il cappioMi stringe la gola la cravatta del cielo,un nodo scorsoio fatto di vene,rosso come i tramonti sui tetti di Roma,nero come l’inchiostro nei pozzi di Dio.L’Italia è una madre che culla i suoi morti,li canta nel vento sulle mura di Napoli,li lascia marcire nei letti d’ospedale,li vende a basso costo alle guerre sbagliate.Ho visto uomini credersi liberimentre si stringevano al collo i giorni,mentre contavano il prezzo del pane,mentre baciavano i figli con labbra disfatte.Il poeta è un dio minore,un profeta senza altari né croci,una Sibilla che scrive col sanguee ride mentre il mondo si impicca.Il cappio è un cerchio perfetto,come l’eternità,come la menzogna,come il destino.E quando l’aria si farà strettacome un vicolo di Palermo,come una bara lasciata socchiusa,quando la mia lingua cercherà paroleche nessun uomo vuole ascoltare,forse allora capiròse sono mai stata vivao solo un'eco spezzatanel buio di un universo sordo.(Libro: “Il cappio” di Marcella Boccia)

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🎙️ IL CAPPIO e altri libri. – Il Podcast "La poesia è un cappio attorno al cuore: stringe, soffoca, eppure ti tiene in vita.""IL CAPPIO e altri libri" è il podcast che dà voce ai versi intensi, crudi e sublimi di Marcella Boccia, poetessa borderline, il cui stile unisce la potenza evocativa di Yeats e l’intensità feroce di Sylvia Plath. Attraverso letture profonde e magnetiche, accompagnate da suoni evocativi e musiche rarefatte, "IL CAPPIO e altri libri" trascina l’ascoltatore in un viaggio tra Caserta, Lampedusa, Mantova, l'India, l'Irlanda e l’abisso dell’anima. Si parla di morte, libertà, poesia come divinità e dannazione, con la voce della stessa autrice e di interpreti che riescono a restituire tutta la forza delle sue parole.Ogni episodio è un’esperienza immersiva: versi potenti, riflessioni sulla sofferenza, sulla guerra, sulla condizione umana. Un podcast per chi cerca bellezza e verità, anche quando fanno male. 🔗 Disponibile su Spotify, Apple Pod

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