PODCAST · society
ALTER Altre Lingue Tradotte e Raccontate
by Alessandro Cifariello
Mi chiamo Alessandro Cifariello e sono professore associato di lingua e letteratura russa all'Università della Tuscia. Sono appassionato di lingue e culture slave, e in questo podcast voglio condividere con voi le mie conoscenze e le mie riflessioni su questo mondo affascinante.
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Episodio 3: Cultura e potere: un binomio inscindibile?
Nel terzo episodio di ALTER, Altre lingue tradotte e raccontate, cerchiamo di capire come la cultura si intreccia con il potere, come viene usata per legittimare, contestare o sovvertire le gerarchie sociali e politiche. Con la partecipazione straordinaria del Lotman-bot. In sottofondo gli arrangiamenti dei seguenti brani: Promenade di Modest Mussorgskij, Clair de Lune da Suite Bergamasque di Claude Debussy, sempre di Debussy Pagodes tratto da Estampes, Gymnopédie no. 1 di Erik Satie (in differenti arrangiamenti). Il potere può non accontentarsi di esercitare il controllo fisico ed economico; in quel caso, cerca di legittimare il proprio dominio, di convincere le persone che il proprio potere, oltre che legittimo, è giusto, naturale, inevitabile. E la cultura è uno strumento potentissimo con cui è possibile raggiungere questo obiettivo.Attraverso la cultura, il potere costruisce la propria immagine, diffonde i propri valori, plasma le mentalitàdei cittadini. Pensiamo a monumenti, opere d'arte, cerimonie pubbliche, tutti strumenti che servono a celebrare il potere, renderlo visibile, imprimerlo nella memoria collettiva.Ma la cultura non è solo uno strumento di propaganda. Può essere anche l’antidoto alla propaganda, un'arma di contestazione, un modo per mettere in discussione il potere, denunciarne gli abusi, immaginare alternative. Pensiamo alla letteratura, al teatro, alla musica: forme di resistenza, di espressione di voci dissidenti, di creazione di spazi di libertà.La storia della Russia è una storia di lotte per il potere, scontri tra diverse visioni del mondo, tentativi di controllo e di sovversione. E la cultura russa riflette questa eterna tensione tra potere e libertà. Il potere in Russia ha sempre cercato di usare la cultura per i propri fini. Ma la cultura russa haanche saputo resistere, creare spazi di autonomia, dar voce a chi non aveva voce. Penso ad Aleksandr Puškin, checon la sua poesia ha sfidato la censura zarista. Fedor Dostoevskij, che nei suoi romanzi ha esplorato le contraddizioni della società russa. Aleksandr Solženicyn, che con il suo Arcipelago Gulag ha denunciato i crimini del regime sovietico. Figure più recenti: Jurij Ševčuk, il leader del gruppo rock DDT, che con le sue canzoni continua a criticare il potere e a difendere la libertà di espressione. Boris Akunin e Dmitrij Bykov, inseriti nella lista degli “agenti stranieri” per le loro posizioni critiche nei confronti del governo. Si pensi all’ultimo lavoro di Boris Akunin, in uscita in italiano con il titolo L’avvocato del diavolo per Mondadori, che non può essere pubblicato in Russia perché metterebbe a rischionon solo lo scrittore, ma anche la stessa casa editrice.Viktor Šklovskij scriveva che “l’arte è sempre stata indipendente dalla vita, e nel suo colore non si riflette mai il colore della bandiera che sventola sulla fortezza dellacittà". Puškin declamava versi in cui il poeta, anche se non capito dai popoli greggi, rimane un “solitario seminatore di libertà” che getta tra questi “un seme vivificatore”.Questi esempi ci mostrano, con i “semi vivificatori” della loro arte, come la cultura russa sia un campo di battaglia, un luogo in cui potere e libertà si scontrano, si influenzano, si trasformano a vicenda.Abbiamo visto come la cultura sia legata al potere, possa essere usata per legittimare, contestare o sovvertire le gerarchie sociali e politiche. Abbiamo esplorato il caso specifico della cultura russa, con la sua storia complessa e contraddittoria.Nel prossimo episodio parleremo di un tema di grande attualità: il rapporto tra cultura e informazione, con unfocus particolare sulla “guerra dei libri” che sembra accompagnare il conflitto russo-ucraino.Spero che questo podcast possa contribuire a riflettere su questi temi, stimolare il dibattito, promuovere una visione critica e consapevole della cultura.
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Episodio 2: Guerra e cultura: una battaglia senza fine?
Nel secondo episodio di ALTER, Altre lingue tradotte e raccontate, esploriamo insieme i concetti di 'guerra' e ‘cultura’, tentando di capire come sia possibile che la guerra, la violenza, arrivino a toccare la cultura, a volerla distruggere o manipolare. E lo faremo partendo proprio da quel concetto di cultura che abbiamo analizzato insieme nel primo episodio. Con la partecipazione straordinaria del Lotman-bot. In sottofondo gli arrangiamenti dei seguenti brani: Promenade di Modest Mussorgskij, Clair de Lune da Suite Bergamasque di Claude Debussy, sempre di Debussy Pagodes tratto da Estampes, Gymnopédie no. 1 di Erik Satie (in differenti arrangiamenti). Nella prima puntata, citando Lotman e Uspenskij, abbiamo detto che 'non è ammissibile l’esistenza di una lingua che non sia immersa in un contesto culturale, né di una cultura che nonabbia al proprio centro una struttura del tipo di quella di una lingua naturale', e che la cultura è memoria non ereditaria, alungo termine, della collettività.Ciò significa che la cultura è un processo dinamico, in continua evoluzione. È un insieme di testi, di simboli, di tradizioni che vengono costantemente reinterpretati, rielaborati, dimenticati e riscoperti.Cosa viene dimenticato? E cosa viene ricordato? Un testo,un’opera d'arte, non sono mai una semplice riproduzione della realtà. Sono sempre una selezione, una interpretazione, un punto di vista. E questa selezione, questa interpretazione, sono influenzate da molti fattori: la storia personale dell’autore, il contesto sociale e culturale in cui vive, le sue idee politiche e religiose.La dimenticanza può assumere diverse forme. Può essere un’esclusione deliberata di alcuni testi, di alcune figure, di alcuni eventi. Può essere una reinterpretazione forzata, volta a distorcere il significato originale di un’opera. Può essere, infine,una vera e propria distruzione fisica, come nel caso dei libri bruciati durante i regimi totalitari. La storia ci insegna che questa "ossificazione della memoria collettiva", come la chiamano Lotman e Uspenskij, è spesso legata a momenti di crisi, di conflitto, di cambiamento sociale. Pensiamo alle avanguardie del Novecento, che hanno messo in discussione l’autorità dei testi del passato. Pensiamo alle culture nazifasciste, che hanno imposto una visione della storia basata sul mito e sulla propaganda.Ma cosa sta succedendo oggi? La guerra in Ucraina, purtroppo, ci offre molti esempi di come la cultura possa diventare terreno di scontro, strumento di propaganda, obiettivo da colpire.Penso al caso di Paolo Nori, invitato a tenere lezioni su Dostoevskij all’Università Bicocca e poi "rimandato" per evitare polemiche. Penso alla casa editrice AST, in Russia, che ha cessato di pubblicare le opere di Boris Akunin e Dmitrij Bykov, rei di essere stati inseriti nella lista degli "agenti stranieri". Legge inizialmente pensata per le organizzazioni, è stata estesa alle persone, compresi artisti e intellettuali. Essere così etichettati può portare a denunce, accuse infondate e gravi problemi per chi si occupa di cultura. Un altro esempio: Jurij Ševčuk, leader del gruppo rock DDT. Ševčuk dal 2022 subisce i tentativi, pur se sempre infruttuosi, di essere inserito nell’elenco degli agenti stranieri e, dopo avermanifestato durante i suoi concerti contro l’aggressione russa dell’Ucraina, non ha potuto più esibirsi sul suolo della Federazione Russa.Penso alla città di Odessa, che ha rimosso i monumenti a Puškin, Vysockij, Gor'kij, Il'f e Petrov e, soprattutto, Isaak Babel’, autore fondamentale della letteratura russa del Novecento, profondamente legato a Odessa, la città in cuiè nato e a cui ha dedicato i suoi celebri Racconti di Odessa. "Se Atene piange, Sparta non ride", dice un vecchio proverbio. Oggi sia la Russia che l’Ucraina stanno piangendo. La guerra sta distruggendo vite umane e città, ma anche cultura, memoria, dialogo. Nel prossimo episodio esploreremo il tema del rapporto tra cultura e potere.
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Episodio 1: Cultura: un dialogo infinito
Nel primo episodio di ALTER, Altre lingue tradotte e raccontate, esploriamo insieme il significato di ‘cultura’, con un focus particolare sulla cultura russa e sul suo ruolo nel mondo contemporaneo. Con la partecipazione straordinaria del Lotman-bot. In sottofondo gli arrangiamenti dei seguenti brani: Promenade di Modest Mussorgskij, Clair de Lune da Suite Bergamasque di Claude Debussy, Gymnopédie no. 1 di Erik Satie. Che cos’è la cultura? Un concetto semplice o complesso? Un insieme di valori condivisi o un campo di battaglia di idee contrastanti? La cultura russa è un universo ricco e complesso, fatto di dialoghi, contrasti e continue evoluzioni. Non è un monolite, un’entità statica e uniforme. Al contrario, è uno spazio di dibattito, di lotta tra idee diverse, proprio come i romanzi di Dostoevskij, dove le voci dei personaggi si intrecciano e si confrontano.Ma cosa significa ‘cultura’? La scuola semiotica di Tartu, con Jurij Lotman e Boris Uspenskij, ha approfondito questo concetto, definendo la cultura come ‘memoria non ereditaria della collettività’. In altre parole, la cultura è ciò che viene trasmesso di generazione in generazione, non attraverso i geni, ma attraverso l’educazione, le tradizioni, i simboli.Lotman e Uspenskij ci dicono che ogni cultura genera un modello culturale suo proprio, una sorta di “impronta digitale” che la distingue dalle altre. E che la cultura non è universale, ma è una “regione ben definita”, un’area delimitata sullo sfondo della “non cultura”.Ma cos’è la “non cultura”? È tutto ciò che è naturale, spontaneo, non strutturato. Mentre la cultura, al contrario, è ciò che è fatto, costruito, artificiale. È un sistema di segni che ci permettono di dare un senso al mondo e di comunicare con gli altri.E la cultura russa? Come si colloca in questo quadro? È una cultura millenaria, con una storia ricca di eventi, figure e opere che hanno influenzato il mondo intero. Ma è anche una cultura che ha subito trasformazioni profonde nel corso dei secoli, soprattutto durante il periodo sovietico e post-sovietico.Oggi, di fronte al conflitto in Ucraina, è fondamentale capire che la cultura russa non è monolitica, non è responsabile delle azioni del governo. Anzi, al suo interno convivono voci diverse, alcune favorevoli, altre contrarie alla guerra. Non dobbiamo cadere nell’errore di identificare la cultura russa con il regime politico attuale. Ridurre la cultura russa a un’unica entità colpevole è un errore, una generalizzazione pericolosa.Come dicevano Lotman e Uspenskij, “non è ammissibile l'esistenza di una lingua che non sia immersa in un contesto culturale, né di una cultura che non abbia al proprio centro una struttura del tipo di quella di una lingua naturale”. Lingua e cultura sono strettamente legate, si influenzano a vicenda.E la cultura russa, in particolare, è profondamente orientata al passato. I testi più longevi, quelli che sono stati tramandati di generazione in generazione, sono considerati i più autorevoli, quelli che detengono il maggior valore culturale. Ma la cultura è anche un processo dinamico, in continua evoluzione, che va verso il futuro. Si arricchisce attraverso l’accumulo di nuove conoscenze, attraverso la reinterpretazione del passato, ma anche attraverso la dimenticanza di ciò che non è più rilevante.Lotman e Uspenskij individuano tre modalità attraverso cui la cultura si dà un contenuto: l’accrescimento quantitativo delle conoscenze, la suddivisione della sua struttura in nuove “caselle” e la dimenticanza di ciò che non è più rilevante.La cultura è un processo dinamico, in continua evoluzione, che ci invita a interrogarci sul nostro passato e sul nostro futuro. Ma è possibile parlare di ‘colpevolezza di una cultura’? E poi: la cultura può essere uno strumento di resistenza e di dialogo in tempi di guerra? Ci torneremo nel prossimo episodio.Grazie dell’attenzione. Ad majora.
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