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Artiste straordinarie

Sei pronto a scoprire il mondo straordinario delle artiste che hanno cambiato il corso della storia? In "Artiste straordinarie", ogni episodio ti porta in un viaggio affascinante attraverso le vite, le opere e le sfide di donne incredibili nel panorama dell’arte. Unisciti a noi e lasciati ispirare da storie di creatività, resilienza e passione. Scopri le artiste che hanno plasmato il nostro mondo e lasciati coinvolgere dalle loro straordinarie vite. 🎧✨Non perdere il prossimo episodio

  1. 10

    La Tintoretta

      Marietta Robusti, detta la Tintoretta, incarna tutte le difficoltà dell’essere una pittrice in pieno Cinquecento. Lo stesso appellativo, la Tintoretta, racchiude l’esigenza di identificarla e associarla, ed un morbido tentativo di salvare il suo nome.Marietta Robusti era la figlia di Jacopo Robusti, noto come il Tintoretto, grande esponente della scuola veneziana e ultima stella del Rinascimento italiano. Marietta era nata fuori dal matrimonio, ma non per questo meno amata degli altri figli. Da piccola era solita accompagnare il padre alla bottega, dove imparò l’arte del disegno e i segreti della pittura. La bravura crebbe al punto tale, che lo stesso Tintoretto si fece assistere in diverse occasioni. Il suo talento era evidente nella ritrattistica, tanto che fu richiesta alla corte del re Filippo II di Spagna e da Massimiliano II d’Austria. Entrambi gli inviti furono declinati, troppo legata ai suoi affetti o impedita dalla mano paterna, la stessa mano che la diede in sposa molto giovane.

  2. 9

    Virginia Vezzi, pittrice del Barocco

     Secondo una accreditata tradizione storiografica (Theuli 1644), Virginia avrebbe ricevuto i primi rudimenti della pittura dal padre, anche se sembra più probabile che un insegnamento più strutturato le fosse stato impartito da Marco Tullio Montagna (Velletri, 1594 c . - 1649), un pittore della cerchia del Cavalier d’Arpino, giunto a Roma prima del 1616 e residente nella stessa parrocchia dei da Vezzo, ovvero San Nicola in Arcione (Borsoi 2011). Il perfezionamento più importante avvenne nella bottega di Simon Vouet, come aveva notato già Cassiano dal Pozzo (Anselmi 2004). Vouet era a Roma dal 1618 circa, dove, grazie a una pensione di 400 franchi concessa da Luigi XIII (Félibien 1725), ebbe modo di studiare la rivoluzione caravaggesca e di formulare un linguaggio più eclettico definito dai nuovi stilemi barocchi e un rinforzato classicismo accademico. Il risultato fu la costituzione di una nuova koinè linguistica che caratterizzò gli anni ’20 del ‘600 e le tendenze dell’Accademia di San Luca, di cui Vouet fu Principe nel 1624. Nel 1625 Virginia è iscritta all’Accademia di San Luca, presentando come pièce d’introduction (Michel 1992) la Giuditta ora nel Musée des Beaux-Arts di Nantes.

  3. 8

    La bellezza di Pasquarosa

    Nella vita di Pasquarosa non ci sono lotte e rivoluzioni, ma un’esistenza condotta con grande libertà, che spinge  il critico d'arte Pancotto a definirla «una femminista ante-litteram». Pasquarosa nasce modella ma all'età di sedici anni, analfabeta e senza alcuna preparazione, prende in mano i pennelli e dà vita a Piccolo nudo (1913), il suo primo quadro, collocato in una bacheca a fianco del "Ritratto di Felice Carena" (1915), esposto per la prima volta.  Un percorso che la porta a diventare alternativa all'avanguardia futurista "una pittrice fauve quasi amica di Matisse e del giovane Braque". È qui che si palesa il miracolo, la sua assoluta estraneità all'arte e nello stesso tempo l'esserne parte integrante

  4. 7

    Maria Grandinetti Mancuso

    In Maria Grandinetti Mancuso l'arte non mancò di mescolarsi all'impegno sociale: convinta sostenitrice della pace universale attraverso le arti, dedicò a questo obiettivo nel 1946 la fondazione della rivista «Arte contemporanea (Arte-scienza-pace) », attiva fino al 1968. In questo contesto si avvicinò nel 1951 all'associazione inglese General Welfare con cui fondò la Lega delle Arti e delle scienze, oltre ad aderire a congressi internazionali pacifisti.

  5. 6

    Lavinia Fontana

    Lavinia Fontana, la "Pontificia Pittrice" che precorse i tempi. Insieme a Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi viene considerata una delle grandi pittrici italiane dimenticate la cui fama sta finalmente tornando alla ribalta.Lavinia Fontana (1552-1614) è universalmente considerata nella storia dell’arte occidentale la prima donna ad essere artista professionista. Sebbene altre prima di lei fossero note pittrici nell’ambito di un convento o di una corte, Lavinia Fontana gestì una propria fiorente bottega nella natia Bologna e poi a Roma.

  6. 5

    Annella De Rosa. la pittrice nascosta del Seicento

     Vi racconto di Annella de Rosa, pittrice del seicento, coeva di Artemisia Gentileschi, sconosciuta ai più, ma ricordata come Annella di Massimo in una targa stradale al Vomero a Napoli e riportata in auge negli anni Cinquanta del Novecento da storici dell’arte come Ferdinando Bologna, Raffaello Causa e Ulisse Prota Giurleo.All’anagrafe Diana De Rosa, fu chiamata sin da piccola Annella, per poi divenire, quando entrò nella bottega del maestro napoletano Massimo Stanzione, Annella di Massimo. Nata a Napoli nel 1602 dal pittore Tommaso e da Caterina de Mauro, sorella del pittore Pacecco che fu il suo primo maestro, Annella apprende i colori e l’arte sin da bambina distinguendosi per il suo talento. Nel 1610 la madre rimane vedova e si risposa, nel 1612, con un altro pittore, Filippo Vitale, dal quale ha altre lezioni di pittura.. Anche le sue sorelle Lucrezia e Maria Grazia sono molto belle, tanto che le tre fanciulle sono soprannominate le “tre Grazie napoletane”. Appellata da tutti come “Annella di Massimo”, cioè Annella allieva di Massimo, diventa la discepola preferita, tanto che questi permette alla ragazza, copiando i bozzetti, di dare i primi colpi di pennello a quelle tele che poi lo Stanzione completa e firma. Quando fu il tempo di maritarsi, sposò il pittore Agostino Beltrano, un allievo di Massimo Stanzione. Non fu un matrimonio d’amore certamente, ma fu l’occasione sicura di una collaborazione artistica tra i coniugi. Ben più dotata di talento di Agostino, Annella contribuisce notevolmente all’affermazione del marito.Ed è stata la sua morte romanzata da Bernardo De Dominici, più che le sue opere, di cui pochissime a firma certa, che ha tramandato il nome di Annella fino ai giorni nostri. Bernardo De Domicini ,nelle sue vite de pittori, scultori ed architetti napoletani, racconta che Annella era una donna molto bella e talentuosa, per questo oggetto di invidia da parte della sua fantesca. Annella lavorava nella bottega del maestro Stanzione aiutandolo attivamente nelle sue opere, ma spesso veniva usata da lui come modella data la sua grande bellezza. Il De Dominici racconta che, un giorno, il Maestro Stanzione,che aveva ormai cinquantasette anni, si recò nello studio di Annella, che di anni ne aveva appena ventinove ed era sempre più bella e attraente. Il marito Agostino era assente e lei era occupata a dipingere su tela la raffigurazione della Sacra Famiglia. Stanzione fissò la tela e ne rimase così estasiato e sbalordito di tanta bellezza e perfezione che afferrò Annella e la strinse fra le sue braccia, come un padre affettuoso orgoglioso di sua figlia. Purtroppo quest’abbraccio non sfuggì agli occhi della serva che cercò il marito di lei denunciando Annella come adultera. Il Beltrano pazzo di gelosia cercò la moglie e trovatala, non ascoltò le sue spiegazioni ma la uccise trafiggendole con la spada il cuore. Solo un servo riuscì a dare una spiegazione ad Agostino, spiegandogli che tra l’allieva e il maestro non c’era stato nessun rapporto amoroso. Così Agostino Beltrano si accorse dell’errore commesso, si pentì amaramente del suo gesto, e fu costretto all’esilio da Napoli per diversi anni, fin quando, perdonato dalla famiglia di Annella non potè rientrare in città .La realtà storica è un’altra. Il certificato di morte del 7 dicembre 1643 attesta che la pittrice morì di malattia dopo una vita di successi professionali che le permise di lasciare insieme al marito una discreta somma di denaro ai loro figli.Nonostante le diverse ricerche effettuate non si trovano facilmente tracce dei dipinti della De Rosa. Questo, in parte, perché spesso l’artista dipingeva prima nella bottega dello Stanzione e poi del marito che come era uso dell’epoca finivano e firmavano i suoi lavori.Due sono le opere che le si attribuiscono con più certezza, due tele di grandi dimensioni commissionate ad Annella grazie l’intercessione del maestro Stanzione per la Chiesa della Pietà dei Turchini: la nascita e la morte della Vergine. De Dominici racconta che queste sue opere furono talmente apprezzate, per la delicatezza del colorito e per la maestria del disegno, che i molti ordini ecclesiastici presenti in città richiesero una sua tela presso le loro chiese. Il suo successo artistico fu motivo di somma soddisfazione per il maestro, ma fu anche causa della nascita di invidie e maldicenze in chi era abituato a vedere le donne esclusivamente nel ruolo di spose e madri, distanti dai clamori che potevano suscitare col loro ingegnoIl De Dominicis ci parla di altre due opere a firma dell’artista ad oggi scomparse: un San Giovanni Battista da giovane nel deserto, in origine appeso nella sagrestia di Santa Maria degli Angeli di Pizzofalcone, ed una Madonna del latte nell’attuale chiesa di Santa Maria dei Lombardi. Tracce di suoi dipinti si hanno anche in alcuni antichi inventari come quello di Giuseppe Carafa dei Duchi Maddaloni del 1648 ed in quello del Principe Capece Zurlo del 1715

  7. 4

    Maria Palliggiano, l'inquieta Anima di Napoli

     Maria Palliggiano fu una giovane e inquieta pittrice napoletana che visse l’arte e la pittura pienamente coinvolta nell’amore e nella ricerca, che considerò l’essenza stessa dell’arte. Una donna tormentata e infelice che finì la sua vita suicidandosi dopo aver cercato di viverla assecondando le sue passioni e le sue aspirazioni imbrigliandole nel conformismo borghese della società degli anni 60, dopo aver amato con fragilità disarmante. La donna con il vestito rosso ritratta da Emilio Notte; il manichino che rotola giù dallo scalone dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, come annuncio di un gesto estremo che dona la pace ad un animo inquieto, sopraffatto dalla fatica di vivere..Queste due immagini mi balzano alla mente pensando a Maria Palliggiano, allieva dell’Accademia di Napoli, diventata poi artista d’avanguardia ma messa sempre ai margini, suo malgrado, da quello che fu il fermento pittorico della Napoli degli anni 60, con Mario Persico, Luigi Castellano, Lucio del Pezzo, Bruno di Bello, Sergio Fergola  e il Gruppo 58.

  8. 3

    Leonor Fini

     Artista multidisciplinare, eclettica, estremamente libera: Leonor Fini ha reinventato i codici della femminilità (e dell'arte), rimanendo sempre indipendente. L'Italia le stava stretta, Parigi era la città che la capiva e che intuiva il suo genio, forse ancora oggi poco riconosciuto. Vuoi conoscere la sua storia?

  9. 2

    Regina Cassolo Bracchi

     Regina Cassolo Bracchi è stata la prima scultrice dell'avanguardia storica italiana. Fu futurista negli anni della formazione e astrattista radicale nella piena maturità. È stata la prima donna del Novecento italiano a utilizzare materiali sperimentali, come latta, alluminio, filo di ferro, stagno, carta vetrata.«Scelgo temi di tale semplicità, costruzioni talmente elementari che potrebbero essere riprodotte da chiunque in base ad una mia esatta descrizione».queste le parole di Regina. Se vuoi saperne di più ascoltami!

  10. 1

    Camille Claudel, Musa perduta

    Camille Claudel, la Musa PerdutaIn questa puntata, vi raccontiamo la vita di Camille Claudel, un'artista portentosa e donna appassionata, nata l'8 dicembre 1864. Con Auguste Rodin visse un amore che fu vento, vampa e veleno, e lo amò fino alla follia. Fino alla follia.

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