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Mare a Cavallo
Il mare a cavallo dà voce a Felicia Bartolotta,madre di Peppino Impastato, dilaniato da una bomba sulla ferrovia Trapani-Palermo il 9 maggio del 1978. Peppino è stato ucciso dalla mafia, che fin da subito cerca di depistare le indagini con l’accusa di terrorismo. Felicia non si dà pace, rifiuta la regola del silenzio che la vuole chiusa nel suo dolore e rompe con la famiglia del marito. Lo spettacolo prende avvio dai funerali di Felicia: dalla bara, mentre si svolgono le esequie, la donna guarda i compaesani e racconta nuovamente la sua vicenda, ora con passione, ora con un distacco che giunge quasi all’ironia. In scena Felicia si rivolge direttamente a noi, ma rivive anche i momenti salienti della sua storia: così lo spettatore entra in contatto con altri personaggi, che gli permettono di prendere viva coscienza di una storia di quarant’anni, ma attuale anche oggi.Vincitore del “Premio Peppino Impastato”, istituito dalle associazioni “Casa Memoria Impastato” e “Musica e Cultura”
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Lacrime di Sale
Lacrime di sale racconta l’esperienza di Pietro Bartolo, “Il medico di Lampedusa”, che per oltre 25 anni ha accolto, curato e soprattutto ascoltato migliaia di migranti arrivati sull’isola. La sua vicenda umana e professionale si intreccia con le storie di uomini, donne e bambini che hanno abbandonato le proprie case alla ricerca di un futuro e una vita migliore. È la storia di un uomo che ha fatto proprie le sofferenze degli altri, ne ha curato le ferite – quelle esteriori, per quelle interiori ci vorrà molto tempo e forse non guariranno – e ha restituito a ognuno di la dignità che gli spetta di diritto in quanto “Esseri Umani”«Se la tua voce si unisce alla mia, possiamo cambiare le cose». Questa la dedica che, tempo fa, il medico di Lampedusa Pietro Bartolo scrisse all’attrice Antonella Delli Gatti sulla prima pagina di Lacrime di sale (Mondadori), il libro in cui narrava le storie degli uomini, delle donne e dei bambini accolti e curati sulle coste della sua isola. Ora, da quell’invito a non restare indifferente è nato uno spettacolo teatrale in cui vite migranti e vicenda umana e professionale di Bartolo sono allacciate insieme, testimonianze struggenti di un modo di stare al mondo: essendone parte.
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88 Frequenze
“88 frequenze“, come il numero dei tasti del pianoforte: queste le basi del Secret Communication System, presentato nel giugno 1941 da Hedy Lamarr all’ufficio brevetti americano. La star di Hollywood, definita più volte come “la donna più bella del mondo”, stava chiedendo di brevettare un complicato sistema anti-radar.Inconcepibile, per i membri dell’Inventor’s Council, che l’attrice in topless del contestato film “Estasi” potesse essere anche un genio dell’ingegneria bellica. Nel 1933, a 19 anni, conosce il primo marito, industriale nel campo delle armi.Saranno proprio le conversazioni ascoltate in casa del “re delle munizioni” a darle le informazioni necessarie per progettare, ottenuto il divorzio ed emigrata in America, un sistema per evitare che i siluri delle forze americane fossero intercettati dai nazisti. Nel 1985, quando la tutela brevettuale cessa di avere efficacia, la nuova tecnologia inizia a diffondersi, divenendo la base della moderna tecnologia telefonica applicata alle connessioni Wi-Fi e Bluetooth. Soltanto negli anni ‘90, quando decade il segreto militare sul suo brevetto, Lamarr inizia a ricevere dei riconoscimenti per la sua straordinaria scoperta, ma ormai è tardi. Ultraottantenne e quasi cieca, non riuscirà a ritirare i premi a lei dedicati. Qual è il reale rapporto tra immagine e identità? Come si fa a rendere conto delle molteplicità nascoste dietro un nome, dietro una definizione? Come riuscire ad accettare e riconoscere, in una storia, tutte le possibili declinazioni della stessa persona?La storia di Hedy Lamarr diviene un pretesto per parlare della dicotomia tra come ci percepiamo e come siamo visti dall’esterno. L’attrice in scena, Antonella Carone, usa la videocamera di uno smartphone in presa diretta. Man mano che lo spettacolo va avanti, la corrispondenza tra la realtà dal vivo e l’immagine videoproiettata si sfalda. La manipolazione dell’immagine rispecchia l’impossibilità della rappresentazione di restituire in maniera autentica il reale.
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Dora Pais Show
Dora Pais canta per allietare gli ospiti di feste private. Il programma prevede un intervento all’inizio della serata una cena e poi la conclusione con un altro suo intervento. Un imprevisto, una sera, costringe Dora a un fuori programma: deve intrattenere gli ospiti perché il catering ha un forte ritardo. Allora comincia a raccontarsi, a portare il pubblico, con la sua verve, a sfogliare l’album dei suoi ricordi, a illustrare con ironia e un distacco, che in alcuni punti appare persino cinico, le fotografie della sua esistenza. C’è qualcosa di strano in Dora. Ha l’aspetto di un travestito ormai sfiorito più che della vecchia signora di cui racconta. È un racconto appassionante il suo, divertente, seppur tragico: piccole violenze private e omicidi, ma c’è qualcosa che non torna… e Dora lo sa. È per questo che usa tutta la sua maestria nel scegliere i gesti, nel misurare le parole della sua narrazione, sa bene che solo riuscendo a tenere sempre ben desta, fino alla fine, l’attenzione di tutti gli astanti li porterà a comprendere che quella sera Dora ha svelato tutta se stessa.
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