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Ep. 37 - Carta d'imbarco – Bruxelles - 29 settembre 2024
"Rientrato a casa dopo il viaggio nel seguito papale in Lussemburgo e in Belgio ripenso a quest'ultima giornata che è iniziata con la messa allo Stadio Re Baldovino gremito soprattuto di giovani. Mi colpisce questa presenza calorosa, chiassosa perchè qui nel cuore del Vecchio Continente si nota che l'Europa è anche il Continente Vecchio. Le città e i luoghi che abbiamo visitato seguendo il Papa sono, almeno all'apparenza, belli, eleganti, signorili ma non proprio vitali, energici.. e invece c'è forza qui, giovinezza, c'è una Chiesa viva che si raduna intorno al suo pastore, felice e festosa della sua visita". Così racconta Andrea Monda, direttore dell'Osservatore Romano e al seguito del Papa nel viaggio in Lussemburgo e Belgio. "Responsabilità è stata una parola chiave dell'ultima giornata ma anche dell'intero viaggio, dal primo incontro in Lussemburgo fino alla conferenza stampa in aereo in cui Francesco ha risposto con la franchezza di sempre alle domande dei giornalisti. In particolare il Papa - ricorda Monda - è tornato, nell'omelia e nella conferenza stampa, sul tema della responsabilità degli uomini di Chiesa per quanto riguarda la piaga degli abusi sessuali che qui in Belgio purtroppo ha lasciato molte ferite". Francesco ha raccontato il suo incontro con le vittime: "Li ho sentiti, ho sentito la loro sofferenza di abusati e lo ripeto qui: nella Chiesa c’è posto per tutti, tutti, ma tutti saremo giudicati e non c’è posto per l’abuso, n'è per la copertura dell’abuso". Nel corso dell'omelia Francesco ha quindi ricordato che il Dio dei cristiani è il Dio delle sorprese. "Gesù sempre ci sorprende – sottolinea il Papa - e ci invita ad andare oltre gli schemi, a non 'scandalizzarci' della libertà di Dio". "Andare oltre gli schemi, accogliere la misteriosa e sovrabbondante misericordia di Dio, perchè la grande sorpresa del Signore che Gesù ci presenta - afferma il direttore - è il fatto che Dio padre è misericordioso e non smette mai di perdonarci: Gesù stesso è la misericordia. Ecco perchè, ha aggiunto il Papa, i cristiani devono vivere la loro missione, quella missione che loro stessi sono, con tre atteggiamenti: umiltà, gratitudine e gioia. Sono gli stessi sentimenti, lo dico come auspicio e con speranza, mi sono portato dietro da questo breve ma intenso viaggio in Lussemburgo e in Belgio".
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Ep. 36 - Carta d'imbarco – Bruxelles - 28 settembre 2024
"La terza giornata del viaggio del Papa in Lussenburgo e Belgio anche oggi comincia, per noi del seguito, con la messa, in albergo, alle 7 del mattino. Il celebrante, il cardinale Semeraro nella sua breve omelia ha ricordato una frase pronunciata da San Paolo VI 60 anni fa, nel 1964, ad Aprilia: essere cristiani significa sapere di essere amati da Dio. Questa frase è stata un po' il La che ha accompagnato l'intera giornata, una giornata contrassegnata dai “fuori programma” del Papa, forse l'amore è il grande, unico, “fuori programma” che interrompe e così riscatta la nostra vita". E' uno dei passaggi del racconto di Andrea Monda, il direttore dell'Osservatore Romano al seguito del Papa nel suo 46.mo viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio. Il primo di questi “fuori programma” di Francesco è avvenuto nella chiesa di Saint-Gilles, lì dove ogni giorno si offre "Il caffé del mattino" ai meno abbienti, sia stranieri che belgi. "Il Pontefice - racconta Monda - ha ascoltato alcune testimonianze e poi ha parlato dell'amore, della carità che ha paragonato a un fuoco che scalda il cuore, e non c’è donna né uomo sulla terra che non abbia bisogno del suo calore. L'amore dunque e il suo fuoco, il suo calore, sono le note caratteristiche di questo sabato che ha visto anche, nel pomeriggio, finalmente splendere il sole". Nell'incontro con vescovi, clero, religiosi e operatori pastorali nella Basilica del S. Cuore di Koekelberg, il Papa ha ha voluto ricordare che "Il processo sinodale dev’essere un ritorno al Vangelo; non deve avere tra le priorità qualche riforma alla moda, ma chiedersi: come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più o si è allontanata dalla fede?". Dopo la visita, fuori programma, alla tomba dei reali ed in particolare del Re Baldovino, il Papa nel pomeriggio è poi andato all'università cattolica di Lovanio dove ha incontrato i giovani studenti, rispondendo alle parole dei giovani ha parlato di riconoscenza e ha esplicitamente ringraziato il Signore “per il cielo stellato e per la vita in questo universo!”. "Ho pensato - sottolinea Andrea Mondai - mentre il Papa diceva queste parole a Van Gogh e alla sua notte stellata e al senso di gratitudine, un'altra parola per dire riconoscenza, che forse è il sentimento proprio degli artisti che creano per rispondere e dire grazie a Qualcuno per il dono della realtà che li circonda". Ultimo “fuori programma” nel palazzetto vicino allo Stadio Re Baldovino per salutare 6000 giovani autoconvocati e pronti per la veglia e per la messa del giorno dopo. "Qui il calore è diventato incandescente, l'accoglienza entusiasmante, tra canti e cori: "I giovani fanno chiasso” ha detto loro il Papa e ha ricordato di fare memoria di Gesù e di pregare e di aiutare gli altri, svegliandoli dalla noia e della tristezza. Poi ha visto un bambino nelle braccia della mamma e ha detto: 'il più grande di tutti qua dentro è lui, questo bambino che è il più piccolo'. Glielo hanno portato e lui lo ho benedetto. E ho pensato - conclude il direttore dell'Osseravtore Romano - che la condizione di un bambino in braccio alla mamma è proprio quella del cristiano: sapere di essere amato".
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Ep. 35 - Carta d'imbarco – Bruxelles - 27 settembre 2024
Il Belgio è un "ponte indispensabile per costruire la pace e ripudiare la guerra". Si sviluppa partendo da questa frase pronunciata da Papa Francesco durante l'incontro con le autoirtà nel Castello di Laeken a Bruxelles il racconto di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, al seguito del Papa nel viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio. Durante questo evento il Pontefice, riferendosi alla piaga degli abusi sui minori, ha poi affermato che "la Chiesa deve vergognarsi e chiedere perdono e cercare di risolvere questa situazione con l’umiltà cristiana". La seconda giornata del 46.mo viaggio apostolico comprende inoltre l'incontro con i docenti universitari nella “Promotiezaal” della “Katholieke Universiteit Leuven”. Dal Pontefice è arrivato l'invito a riflettere sul ruolo degli atenei che devono creare “spazi generativi” ed evitare due rischi: la stanchezza dello spirito e il razionalismo senz'anima. Le università - ha detto Francesco - non devono "correre il rischio di diventare delle “cattedrali nel deserto”; esse sono, per loro natura, luoghi propulsori di idee e di stimoli nuovi per la vita e il pensiero dell’uomo e per le sfide della società".
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Ep. 34 - Carta d'imbarco – Lussemburgo - 26 settembre 2024
“Questo piccolo stato, il Lussemburgo, è quello che si dice un crocevia, posto nel cuore dell'Europa, insieme al Belgio, a far da cerniera, da ponte, tra i 4 punti cardinali e le tante realtà etniche, linguistiche, religiose, del Vecchio continente”. È un passaggio del racconto di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, al seguito del Papa nel viaggio apostolico in Lussemburgo e Belgio. “Arrivare dall'aeroporto al centro è un attimo, qui è tutto piccolo. Un gendarme, con efficacia tutta romanesca, - racconta Monda - mi dice: ‘beh, dopo il viaggio in Indonesia e Oceania, questo è come visitare una parrocchietta’. Dopo i lontani, i piccoli. Sono i segni distintivi dei viaggi di Francesco: prendersi cura, come ogni pastore che ha un cuore, degli ultimi, degli smarriti, di chi è lontano, anche dall'altra parte del mondo, e di chi è piccolo, spesso schiacciato dalla storia dominata dalle manie di grandezza delle nazioni più potenti. Ma nella piccolezza spesso è nascosta una saggezza, nata proprio dalla sofferenza, che può essere preziosa, feconda”. Nell’incontro con le autorità, Francesco si sofferma sulla saggezza smarrita dell’Europa perché smarrita è la memoria del passato. “C'è una sclerosi – aggiunge il direttore dell’Osservatore Romano, citando il Papa - per cui un’Europa smemorata rischia di tornare a percorrere le vie della guerra e di compiere i medesimi errori dei tempi passati, aggravati per giunta dalla maggiore potenza tecnica di cui l’essere umano ora si avvale”. “L'elogio alla capacità di questo piccolo stato di realizzare convivenze pacifiche è un messaggio a tutta l'Europa, a tutto un mondo – spiega Monda - che ha dimenticato di essere popolato da persone che sono ‘fratelli tutti’”. Abbracciando poi la comunità cattolica, il Papa parla di consolazione, servizio e gioia “danzante”, ricordando la Springprozession che si tiene a Pentecoste a Echternach dove tutti ballano. “Parlando a braccio – sottolinea il direttore - il Papa ha ricordato il re Davide che suonava e danzava davanti all'arca dell'alleanza cantando i salmi. Davide, il più grande rocker dell'antichità, secondo Bono degli U2. A Dili, a Timor Est, il Papa aveva parlato dei giovani e del ballo, dicendo che ‘la vita viene con il ballo’. Non sono così lontani l'Oceania dal piccolo crocevia del Lussemburgo”.
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Ep. 33 - Carta d'imbarco - Singapore - 12 settembre 2024
"Sono stato in 4 Paesi, anzi, in 4 pianeti differenti, in 4 universi paralleli. Ancora non è finita qui a Singapore: due appuntamenti aspettano domani il Papa prima della partenza per Roma con la visita in una casa per anziani e malati e l’incontro interreligioso con i giovani. Però, di fatto, questo è l’ultimo giorno di viaggio. E allora mentre preparo la valigia e metto in ordine le ultime cose, mi domando cosa porto a casa oltre a qualche borsa in paglia della Papua Nuova Guinea, una sciarpa colorata dell’Indonesia e alcuni pensierini per i bambini da Timor-Leste. Mi porto un cellulare che reclama pace tanto dalle immagini e dai video che ho salvato. Sì, sono proprio le immagini il mio bagaglio per Roma, salvate però nella gallery della mente e nel cuore". Racconta così Salvatore Cernuzio gli ultimi scampoli del 45.mo viaggio apostolico di Papa Francesco, "un sogno messo nel cassetto dal 2020 a causa della pandemia e ora realizzato". Nella Messa celebrata nello SportHub dello stadio nazionale di Singapore non ci sono problemi tecnici, nessun eccesso o sbavature. Francesco saluta i bambini, "elargendo caramelle e rosari, concedendosi a selfie o firmando la pergamena di benedizione a una coppia di sposi". "Una nota di colore, di colore giallo - aggiunge Salvatore Cernuzio - come le t-shirt dei 50 mila fedeli presenti con la scritta Unity and Hope, nel grigio delle lamiere di grattacieli avveniristici che come ha detto il Papa stesso, stamattina durante il sobrio incontro con le autorità, sono quasi una foresta". Poi il ricordo delle principali tappe del viaggio apostolico: Jakarta con "il suo odore dolciastro, il fumo e il fiume usato come fogna, il canto del muezzin, lo skyline e le baracche di legno coi panni appesi"; la Papua Nuova Guinea con "il rullare dei kundu, i tamburi tribali che hanno accolto Francesco ad ogni evento, le grida dei bambini" e poi l’immagine che più mi apre il cuore è il volto del Papa. "Quegli occhi luccicanti, quel sorriso stampato fisso ogni volta che è sceso dall’aereo, quell’occhio destro socchiuso per lo sforzo di salire in papamobile o la bocca semi aperta che canta il Salve Regina davanti a tutte le statue delle Madonne che hanno vegliato sulle 4 messe che ha celebrato". "A 87 anni, verso gli 88, con un Giubileo e un Sinodo alle porte, è andato a Jakarta a rilanciare la necessità del dialogo, è andato a Port Moresby e su un aereo militare a Vanimo e Baro ad abbracciare l’amico Martin e portare ai bambini una tonnellata di giochi, vestiti e medicine, è andato a Dili a prendersi fiori, lacrime, applausi di gente arrampicata pure sugli alberi per vederlo e l’abbraccio di 650 mila persone dall’alba in una spianata dall’atmosfera surreale. È andato a Singapore, tra grattacieli avveniristici e giochi di luce, la pioggia e l’umidità, a rilanciare il messaggio della dignità umana in uno dei Paesi più ricchi della Terra. Ce l’ha fatta, ne aveva bisogno. Ne sarà sicuramente orgoglioso e noi insieme a lui".
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Ep. 32 - Carta d'imbarco - Singapore - 11 settembre 2024
Dopo l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea e Timor Leste, è Singapore la quarta e ultima tappa del 45.mo Viaggio Apostolico di Papa Francesco. Si tratta di "un passo in più verso la Cina", sottolinea Salvatore Cernuzio, al seguito del Pontefice. Girando per le strade di Marina Bay viene in mente una lettura del profeta Isaia da cui si evince che la Parola di Dio scende come la pioggia. Tutte le terre sono bagnate da questa pioggia, anche quelle dove abbondano gli affari, il commercio e la ricchezza. Il Papa si reca a Singapore per dare voce a chi non ha voce, per perorare la causa dei poveri che non sono pochi in questa città-Stato, emblema di iper sviluppo ma anche di profonde disparità sociali. In tale incrocio di realtà segnate da forti squilibri è anche possibile scorgere, una accanto all'altra, profonde differenze. Diventa allora significativa, in questo senso, un'immagine colta dal nostro inviato: quella di una macchina costosa con una donna che stringe tra le mani una borsa pregiata e, a fianco, un camion con un gruppo di lavoratori stipati nel retro coperto da due tende. Anche tra questi grattacieli e vetrate ultramoderne non possono mancare la fraternità, la solidarietà, la dignità del vivere, il bisogno di stringere relazioni autentiche. È questa la pioggia di speranza che Papa Francesco proverà a far scendere, nelle prossime 48 ore, su Singapore.
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Ep. 31 - Carta d'imbarco - Dili - 10 settembre 2024
"La nona giornata di questo lungo viaggio apostolico di Francesco ha prosciugato le forze di tutti noi al seguito del Papa, anche quelle emotive. In 24 ore siamo passati dal pianto, unica reazione di fronte a delle mamme che urlavano disperate 'Papa… Papa…' con la figlia idrocefala attaccata al petto con un marsupio, a una gioia incontrollata nel vedere un intero popolo, quello di Timor Est, riunirsi massiccio nella spianata di Taci Tolu per la Messa conclusiva. Hanno gridato W il Papa, acceso le luci dei telefonini, hanno fatto volare colombe bianche e intonato Jesus Christ you are my life, l’indimenticato inno della Gmg del 2000". Con queste parole il nostro inviato Salvatore Cernuzio, al seguito del Pontefice, introduce il racconto sul 45.mo Viaggio Apostolico con le istantanee che hanno accompagnato gli eventi di martedì 10 settembre, tra cui la visita ai bambini con disabilità e la Santa Messa nella Spianata di Taci Tol. Nell'omelia il Pontefice ha lanciago un messaggio che andava oltre ogni discorso preparato e ragionato: "Non posso dimenticare questo popolo ai lati del cammino, con i bambini. Quanti bambini avete! La cosa migliore che ha il popolo è il sorriso dei suoi bambini". Nella scuola “Irmãs Alma”, struttura alla periferia di Dili gestita da alcune suore che si fanno carico ogni giorno di bambini con disabilità gravi, il Papa ha detto: "Loro insegnano a noi come dobbiamo lasciarci curare da Dio".
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Ep. 30- Carta d'imbarco - Dili - 9 settembre 2024
"C’è stato un boato quando Francesco ha raggiunto il 'Palacio' presidenziale. Gente sui tetti di queste misere case di pietra con una tendina come porta. Ragazzi arrampicati agli alberi, bambini in piedi sui tetti delle macchine. Donne coi neonati in braccio o con in mano statue di Gesù, della Madonna o addirittura un presepe. Una signora cieca era la prima della fila e brandiva alcuni rosari con un cartello in portoghese: "Santità dammi la tua benedizione". Di cartelloni ce n’era almeno uno ogni 2 metri: verticali, orizzontali, bianchi, colorati, piccoli o giganti. Il volto del Papa è ovunque a Dili, tutti con le scritte 'bem vindo', benvenuto". Così, il nostro inviato Salvatore Cernuzio, al seguito di Francesco impegnato nel suo 45mo Viaggio Apostolico, descrive l'esplosione di gioia nella capitale di Timor - Leste, questa mattina, per l'arrivo del Papa al Palazzo presidenziale. "Quante persone c’erano? - racconta ancora - ventimila diceva qualcuno. Secondo me almeno il doppio. Un prete, missionario qui da decenni, mi ha mandato un messaggio dopo aver visto le foto pubblicate sui social: 'Non puoi capire cosa significa questo per la gente, non possono crederci'. D’altronde erano quasi trent’anni che un Papa non metteva piede in questa terra di cattolicesimo fervente". "Una fede devozionale, vissuta in maniera esplicita, commossa e commovente, plateale, sentita. Un popolo che è 'categoria mistica', usando un’espressione cara a Francesco". "A Dili questo è il cristianesimo", spiega ancora il nostro inviato. "Lo stesso prete mi ha raccontato che la domenica chiudono le strade perché ci sono così tante persone che non entrano in chiesa e finiscono per seguire la celebrazione seduti dall’altra parte della strada". "Non oso immaginare cosa sarà domani la Messa del Papa nella spianata di Taci Tolu, un luogo suggestivo che contiene 700 mila posti. Non voglio azzardare, ma vedendo lo scenario di oggi, potrebbero essere tutti occupati. Un bagno di folla, una sveglia per noi cattolici di un Occidente talvolta annichilito".
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Ep. 29 - Carta d'imbarco - Port Moresby - Vanimo - 8 settembre 2024
“Non è difficile capire perché Francesco si è voluto imbarcare per un giorno su un C130 dell’Air Force australiana per arrivare al nord ovest della Papua in questa zona costiera dove più avanti c’è l’Indonesia e, poco prima, la giunga più profonda. La ragione era andare a vedere con i suoi occhi quello che combinano 4 missionari suoi conterranei in missione da decenni in queste terre, alle prese con migliaia di persone, anche quelle che risiedono nella foresta, isolati dal mondo e dal suo sviluppo”. È il racconto della tappa del Papa a Vanimo, nel secondo giorno di visita, da parte del nostro inviato Salvatore Cernuzio, qui Francesco ha incontrato prima di tutto padre Martin Prado, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato. “Nessuna enfasi, nessun abbraccio particolare ma uno sguardo: quello tra l’87 enne Pontefice argentino, pellegrino ai confini della Terra, e il prete 35 enne, anche lui argentino, due vecchi amici che si rivedono. ‘Eccoti’, poche parole, due baci sulle guance. L’espressione del Papa dice tutto. Dice cioè di esserci riuscito in questa missione, di essere arrivato alla soglia degli 88 anni a recarsi in questi luoghi sperduti per far vedere al suo amico e ai confratelli che lui c’è e li sostiene”. “In tutta Vanimo - racconta Salvatore Cernuzio - sono circa 42 mila gli abitanti, 20 mila erano dal Papa rappresentati da alcuni testimoni scelti, tra cui Maria Josepha, violinista in erba, che piangendo ha raccontato il suo riscatto attraverso la musica”. Lei gli fatto indossare un copricapo piumato, simbolo della massima autorità. “Non c’era uno spazio vuoto nei 6 km che hanno accompagnato Francesco da Vanimo a Baro, villaggio a 6 km, cuore dell’apostolato dei missionari. Il Papa è andato a visitare la Holy Trinity Humanistic school, istituto fondato dai missionari negli anni ’60 che tra elementari e medie, qui ha salutato i bambini, in particolare due non vedenti che gli hanno consegnato collane di piume e pelliccia e barche di legno. “Vorrei solo esprimere la gratitudine – sottolinea il nostro inviato - per avere l’opportunità di vedere tramite questi viaggi quanto è grande la creazione fatta da Dio nel mondo: quanta ricchezza, quanta complessità, quanta pienezza. E quanto è grande anche la Chiesa, madre dei popoli e non azienda o casa di scandali come molti vogliono dipingerla. È la Chiesa rappresentata da un missionario con la barbetta mio coetaneo che lascia la famiglia per andare a portare il Vangelo alle tribù con due monaci e un altro prete. È la Chiesa di un Papa che, nella sua geniale visione geopolitica, con evidenti problemi motori, percorre chilometri e chilometri, solo per dire: io ci sono, sto accanto a voi”.
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Ep. 28 - Carta d'imbarco - Port Moresby - 7 settembre 2024
"Quelle grida - Vi-va-Pa-Pa-Fran-cis-co… Vi-va-Pa-Pa-Fran-cis-co - le ho iniziate a sentire già metri prima di entrare nella Caritas Technical Secondary School di Port Moresby, oggi pomeriggio. Una collega, arrivata in anticipo, mi aveva avvertito che c’era molto chiasso fuori da questo istituto fondato dalle suore della Carità di Gesù: centinaia di bambini e ragazzi che aspettavano il Papa che lì andava ad incontrare i disabili, poveri, senza casa o prospettive assistiti e curati da Street Ministry e Callan Services, due realtà caritative dell’arcidiocesi papuana che forniscono, la prima, aiuto, istruzione e beni di prima necessità a tutti i minori altrimenti vagabondi per le strade; la seconda, invece servizi per bambini e adulti con disabilità. Ma appena arrivato in macchina mi è girata la testa. Più che altro perché non sapevo cosa guardare per primo...". Così, il nostro inviato Salvatore Cernuzio, al seguito di Papa Francesco impegnato nel suo 45mo viaggio apostolico, descrive uno dei momenti più intensi della seconda giornata del Pontefice a Port Moresby, Papua Nuova Guinea, la prima tappa in Oceania di questo viaggio internazionale. "Copricapi piumati, collane di perline bicolore, bastoni di legno, tamburi di pelle, gonne di paglia, bracciali con foglie di banano. Poi cori e canti in inglese e spagnolo, grida di esultanza, piedi che battono per terra, fianchi che ondeggiano, braccia che disegnano cerchi nell’aria. La Papua Nuova Guinea in tutta la sua bellezza e ricchezza di costumi, riti e tradizioni si era preparata massiccia per onorare il Papa". A colpire il nostro inviato è l'incontro tra Francesco, i bambini e le loro mamme nella scuola della capitale del Paese. "Siete speciali, gli ha detto il Papa. Speciali come lo sono solo i figli di un Dio che è morto e risorto per tutti, a cominciare dai più umili. Che lezione di Vangelo che è stata oggi. Mi hanno fatto piangere e ridere, mannaggia, quando al momento della foto di gruppo hanno sommerso il Papa con le loro piume, paglie e perline, le braccia e le gambe nude dipinte, gli si sono stretti intorno scavalcando gendarmi e monsignori". "E poi di nuovo i malati, uno in barella… quelle carezze, i cori su entrambi gli spalti, i Rosari alle loro assistenti e ai loro parenti, un flusso continuo di caramelle: ogni volta che il Papa sembrava aver finito, se ne presentavano altri dieci. I bambini, il futuro della società e della Chiesa della Papua Nuova Guinea. Una Chiesa totalmente differente da quella occidentale, forse acerba, forse troppo legata a riti ancestrali e pratiche naturali, ma sempre Chiesa". "Al clero di questa porzione di terra dell’Oceania il Papa ha dato raccomandazioni ben precise: essere una Chiesa casa accogliente, dedita ai poveri, alle periferie, scevra da superstizioni ma ricolma di compassione e tenerezza. Valgono per la Papua, valgono per Roma, valgono per tutto il mondo".
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Ep. 27 - Carta d'imbarco - Port Moresby - 6 settembre 2024
"Nulla, non si vedeva nulla per strada. La luce va e viene qui a Port Moresby, uno dei segni più evidenti di quella povertà che attanaglia questa che sarebbe una bidonville dell’Africa o di Haiti se non fosse per i pochi alberghi, grattacieli e centri commerciali del piccolo centro". Così il nostro inviato Salvatore Cernuzio racconta l'arrivo in Papua Nuova Guinea, seconda tappa del 45.mo viaggio apostolico di Papa Francesco. Un arrivo segnato da tante fiammelle che hanno accompagnato il percorso dall'aeroporto alla Nunziatura apostolica e che erano in mano a uomini, bambini di tutte le età, alle donne che cantavano al passaggio dell’auto bianca con le bandierine del Vaticano e della Papua Nuova Guinea. "Mi hanno colpito - spiega Salvatore Cernuzio - pure due striscioni: uno in inglese So far from Rome, yet close to help: così lontano da Roma, così vicino per aiutare; e un altro di benvenuto al Papa con la scritta: Cristo viene tra noi". "Uno scenario totalmente diverso rispetto all’Indonesia, pure il clima che ci ha accolto ha subito voluto attestare che, dopo 6 ore di volo e 3 in più di fuso orario da Roma, ci trovavamo in una differente porzione di mondo: un vento neanche troppo leggero che faceva volare le talari dei monsignori e le bandierine sulle vetture. Un sollievo dall’umidità al 90% di Jakarta". Un'atmosfera di generale raccoglimento che ben racconta le ferite di questa gente piagata da tanti problemi e difficili condizioni di vita. "Quasi il 40% della popolazione qui vive in povertà. Un quarto dei bambini in età scolare primaria e secondaria non frequenta la scuola, gran parte bambine. Ci si uccide in massa per regolamenti di conti tra tribù rivali e si lasciano i corpi per strada nelle zone rurali". Una terra complessa che il Papa visita trent’anni dopo il suo predecessore Giovanni Paolo II, pellegrino nel 1995.
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Ep. 26 - Carta d'imbarco - Jakarta - 5 settembre 2024
"Sembravano ordinati e sommessi gli indonesiani, con i loro sorrisi, le loro bandiere, i loro ciao e i benvenuto scanditi in inglese. Chi se l’aspettava quell’euforico lìo, il chiasso buono di cui parla spesso Francesco, dimostrato nel Gelora Bung Karno di Jakarta". Così il nostro inviato Salvatore Cernuzio racconta la Messa conclusiva della tappa in Indonesia alla quale hanno partecipato 100mila persone. Un'omelia incentrata sull'ascolto della Parola di Dio che cambia la vita e che trasforma lo sguardo nei confronti degli altri. A braccio, al termine della celebrazione, Francesco ha ringraziato soprattutto le donne e un'altra donna, sottolinea l'inviato, "vegliava su tutto il GBK stadium, Santa Perawan Maria, la Madonna patrona dell’Indonesia la cui statua troneggiava sul palco coi suoi abiti decorati e la corona in oro. Il Papa si è avvicinato a lei per il Salve Regina finale. Facendo segno al fido aiutante di camera Piergiorgio ha voluto poi avvicinarsi, mettere una mano ai piedi di Maria e restare qualche istante in silenzio". Stamani uno degli appuntamenti più attesi: la visita del Papa alla moschea Istiqlal, il più grande edificio di culto islamico del Sud est asiatico. Con il grande imam Papa Bergoglio ha visitato il tunnel dell’amicizia, un corridoio sotterraneo costruito nel 2019 e non ancora inaugurato che lo collega alla Cattedrale dell’Assunzione "un simbolo di quella fraternità che il Papa ha chiesto sia la cifra del vivere e del vivere la religione degli indonesiani". Forte l'appello a non cedere "al fascino dell'integralismo e della violenza, che tutti siano invece affascinati dal sogno di una società e di un’umanità libera, fraterna e pacifica!". A commuovere l'intervento di "una ragazza, giovanissima, non vedente che ha intonato un breve passo del Corano con una voce di una purezza indescrivibile". "Mi hanno colpito - conclude Salvatore Cernuzio - i gesti del grande imam verso il Papa: una carezza sul capo, le braccia protese per aiutarlo a sedersi sulla sedia a rotelle. E Francesco che, dopo la foto di gruppo, gli ha baciato una mano. Sono quei fotogrammi che fanno da tassello al grande mosaico di ogni viaggio. Domani se ne aggiungono altri: alle 9.45 si parte per Port Moresby, in Papua Nuova Guinea. Sei ore di volo con 3 in più di fuso orario".
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Ep. 25 - Carta d'imbarco - Jakarta - 4 settembre 2024
Sorride spesso Papa Francesco nel secondo giorno della sua permanenza a Jakarta, prima tappa del 45.mo viaggio apostolico che lo porterà anche in Papua Nuova Guinea, Timor Leste e Singapore. Come racconta il nostro inviato Salvatore Cernuzio presentando gli incontri di oggi iniziati nel palazzo presidenziale Istana Merdeka per la cerimonia di benvenuto e la visita di cortesia al presidente indonesiano Joko Widodo. Sulla stampa italiana, sottolinea, si parla di indifferenza della gente nei confronti del Papa ma "il vivere pacifico degli indonesiani si riflette anche nelle loro manifestazioni di affetto: ordine, poche gridate, saluti contenuti in sorrisi larghi". Lo si è visto anche nei bambini che in abiti tradizionali hanno accolto Francesco, all'esterno del palazzo presidenziale, il Papa viene percepito dagli indonesiani più come un leader politico che spiritual, è molto apprezzato per le sue posizioni sulla guerra in Ucraina e Medio Oriente. Nel suo discorso ha fatto riferimento a temi che ha a cuore: il contrasto al fondamentalismo, l'importanza della fraternità, dell'amicizia religiosa e sociale, la denatalità. A seguire l'incontro con i 200 gesuiti dei 320 presenti nell’arcipelago. "È l’incontro a porte chiuse divenuto tradizione di ogni viaggio, quello in cui il Papa si lascia andare a domande e risposte, a confidenze, a battute". Presso la Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione, l'abbraccio con vescovi, sacerdoti, seminaristi e catechisti, consacrati e religiosi. "Eccola quell’atmosfera da viaggio papale, quell’euforia da grande evento, quelle scene in cui non sai dove guardare per primo: se ai bambini che suonano una sorta di cetra in legno accennando ad una danza, se alla fila di piccoli in abiti tipici con le bandiere del Vaticano, se alle suore che si stringono tra loro le braccia e si organizzano per chi deve stare avanti a fotografare il Papa". È una atmosfera bella, - nota Salvatore - meno ingessata, assai serena, si sente nell’aria il profumo del pastore con le sue pecore". A fine giornata l’incontro fiume con i bambini e i giovani di Scholas Occurrentes nella vicina casa della Gioventù. Un incontro toccante e profondo capace di lasciare il segno nell'animo di ognuno di loro.
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Ep. 24 - Carta d'imbarco - Jakarta - 3 settembre 2024
"C'è il grattacielo e sotto una casupola di legno con i panni stesi sul fiume Ciliwung, dove vengono scaricati rifiuti e detriti. C’è il minareto e a pochi metri la cattedrale, il coro dei ministranti e il canto del muezzin agli altoparlanti". Si presenta così Jakarta agli occhi del nostro inviato Salvatore Cernuzio, appena giunto nella capitale indonesiana per seguire la prima tappa del 45.mo viaggio apostolico di Papa Francesco che porterà il Pontefice in quattro diversi paesi tra l'Asia e l'Oceania. "Tra le vie della città - spiega ancora Salvatore - si coglie la fusione di diverse influenze culturali, stilistiche, tecniche dei tanti passati per questa terra: invasori, colonizzatori, missionari, commercianti. Ognuno ha contribuito a costruire quell’identità indonesiana basata sulla pancasila e sui cinque principi di rispetto di lingue, culture, religioni fondanti la stessa costituzione". "Qui in Indonesia - racconta ancora - si vive di pace, si lavora sulla fratellanza, si costruiscono tunnel per collegare la moschea e la cattedrale e non per smaltire il traffico ma per dare un segno forte di collaborazione e fraternità. In questo contesto arriva il Papa col suo messaggio di pace, di unità tra le religioni in un mondo ferito, con la sua stanchezza data da 13 ore di viaggio ma con l’emozione di star facendo qualcosa di nuovo e di straordinario. Un viaggio che era un sogno pensato già nel 2020 prima che la pandemia frenasse progetti presenti e futuri. Ora lo ha recuperato e ci ha aggiunto altre 3 tappe: Papua Nuova Guinea, Timor Est, Singapore. 12 giorni, 33 mila km, il viaggio più lungo del pontificato, come ha detto lui stesso agli 80 giornalisti di tutto il mondo che lo hanno accompagnato in aereo". "Sorrideva oggi il Papa nella macchina bianca mentre attraversava i marciapiedi sovrastati da grattacieli o edifici dall’architettura giavanese e i bambini in t-shirt gridavano Selamat datang, benvenuto". Proprio i bambini, quelli orfani raccolti dalle suore domenicane per le periferie urbane o nei villaggi poveri sono stati l’unico incontro, a tu per tu, di questa prima giornata indonesiana dedicata al riposo dopo il lungo viaggio. Erano in cerchio nel salone della Nunziatura apostolica con altri 'poveri', anziani, rifugiati. È con questa gente, incarnazione della cultura dello scarto da sempre denunciata, che è iniziato il 45.mo viaggio apostolico".
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Ep. 23 - Carta d'imbarco - Marsiglia- 23 settembre 2023
La sessione conclusiva dei “Rencontres Méditerranéennes”, l’incontro con il presidente della Repubblica francese, la Santa Messa nello “Stadio Vélodrome”. Sono questi alcuni degli eventi della seconda ed ultima giornata del 44.mo viaggio apostolico di Papa Francesco a Marsiglia. Tappe ripercorse da Federico Piana che apre il proprio racconto fondendolo con con l'atmosfera della città francese. Quanta gioia, ricorda il nostro inviato quando dagli spalti del tempio del calcio marsigliese si profila "davanti agli occhi una coreografia mozzafiato: la figura gigante di un Papa sorridente che spunta alle spalle della chiesa della città". Non si può nascondere l’emozione quando nell'omelia il Papa chiede di tornare a far sussultare la nostra anima. "Chi crede, chi prega, chi accoglie il Signore - sottolinea il Pontefice - sussulta nello Spirito, sente che qualcosa si muove dentro, 'danza' di gioia". A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 22 - Carta d'imbarco - Marsiglia- 22 settembre 2023
L’arrivo in una città multiculturale come Marsiglia, lo sguardo al Mediterraneo e ai volti di tanti che lo hanno reso un cimitero, la sorpresa di un tassista musulmano che parla del Papa come di un messaggero di pace e riconciliazione. E’ la descrizione del nostro inviato in Francia, Federico Piana, che racconta l’inizio del 44.mo viaggio apostolico di Francesco giunto a Marsiglia per la terza edizione degli “Incontri del Mediterraneo”, una iniziativa promossa da vescovi, leader religiosi del Mare Nostrum, giovani e movimenti per confrontarsi sulle sfide geopolitiche, sociali e religiose del futuro. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 21 - Carta d'imbarco - Mongolia – 4 settembre 2023
Ultimo giorno di Papa Francesco in Mongolia, terra sconfinata dove sta crescendo un piccolo gregge. Salvatore Cernuzio, inviato dei media vaticani, racconta la visita alla Casa della Misericordia, riparo per poveri, senzatetto, vittime di violenza. Un luogo dove la Chiesa si occupa dell'altro, spiega il Pontefice, non per proselitismo ma perchè riconosce negli ultimi il volto di Gesù. Il bilancio del viaggio viene affidato al cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaator, che ha parlato di un vero e proprio dono riferendosi alla visita del Papa in Mongolia. Nel pomeriggio, il rientro di Francesco in Vaticano.
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Ep. 20 - Carta d'imbarco - Mongolia – 3 settembre 2023
Una giornata all'insegna di gesti inattesi e pieni di significato quella trascorsa oggi nella capitale della Mongolia, teatro del 43.mo viaggio apostolico di Papa Francesco. Il nostro inviato Salvatore Cernuzio racconta l'importanza delle parole del Pontefice sulla Cina, compiendo salti temporali che ben descrivono il desiderio di Bergoglio di guardare a quella terra a cui augura il meglio con l'invito, rivolto al termine della Messa nella Steppa Arena di Ulaanbaatar, ai cattolici cinesi ad "essere buoni cristiani e buoni cittadini". A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 19 - Carta d'imbarco - Mongolia – 2 settembre 2023
Il secondo giorno del 43.mo viaggio apostolico di Papa Francesco è segnato da una foto scattata all'esterno della cattedrale di Ulaanbatator, capitale della Mongolia. In una posa c'è tutta la piccola chiesa di questo Paese stretto tra la Cina e la Russia, esempio di nazione democratica - ha sottolineato il Pontefice - che si propone di svolgere un ruolo importante per la pace mondiale. Salvatore Cernuzio, inviato dei media vaticani, racconta gli eventi che si sono svolti in questa giornata: dall'accoglienza ufficiale all'incontro con le autorità e infine ricorda l'abbraccio del Papa ai religiosi, missionari che in questa terra portano la testimonianza del Vangelo. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 18 - Carta d'imbarco - Mongolia – 1 settembre 2023
Il racconto del viaggio apostolico di Papa Francesco in Mongolia si apre con una immagine: quella del cielo che irrompe con un azzurro tenue tra montagne e nuvole bianchissime. A cogliere questo primo scorcio del Paese asiatico, esteso cinque volte l’Italia e abitato da tre milioni e mezzo di persone, è il nostro inviato Salvatore Cernuzio che nella capitale Ulaanbaatar vede “il fascino delle cose vecchie ma ricostruite, quelle da non buttare mai via perché conservano un immenso valore”. Tra i primi incontri, quello con padre Andrés Galvis. Un missionario 42.enne, originario della Colombia, che rappresenta perfettamente la “Baby Church” della Mongolia, la Chiesa bambina con poco più di 1500 battezzati. Un'altra tappa è nella la casa delle suore di Madre Teresa. Sono in 4 e ogni giorno, nel distretto periferico di Darekh, assistono anziani malati, disabili paraplegici. Padre Ernesto Viscardi, da 19 anni in Mongolia, scherza poi sul fatto che il 2 settembre, in occasione dell’incontro con il clero nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, i cattolici della Mongolia si faranno una foto tutti insieme: “sarà la prima volta che una Chiesa entra tutta in una foto”. Nelle ultime riflessioni su questo primo giorno del nostro inviato ad Ulaanbaatar riecheggiano le parole di Papa Francesco che, nel volo di andata da Roma, ha esortato a riflettere sul silenzio. E, in particolare, sul valore che il silenzio può assumere in un Paese come la Mongolia: “Andare in Mongolia è andare presso un popolo piccolo in una terra grande”. “Credo che ci farà bene capire questo silenzio, così lungo, così grande”. “La Mongolia si capisce con i sensi". A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 17 - Carta d'imbarco - Portogallo - 6 agosto 2023
Il racconto dell'ultima giornata del viaggio in Portogallo di Papa Francesco, che è anche la chiusura della 37.ma GMG, si apre con il ritmo travolgente del prete DJ padre Peixoto che sveglia un milione e mezzo di giovani che hanno dormito nel parco Tejo in attesa della Messa finale. Il nostro inviato Alessandro Di Bussolo raccoglie i commenti di ragazzi e ragazze italiani presenti: Enrico di Alba parla "di una gioia che ripaga da tutte le fatiche", Maria da Reggio Calabria sottolinea invece l'importanza della gratitudine al termine di questa esperienza. Prima dell'Angelus poi, Papa Francesco annuncia che la GMG del 2027 sarà in Asia, in Corea del Sud e ricorda l'appuntamento con il Giubileo dei giovani a Roma nel 2025. Al microfono dei nostri inviati, l'arcivescovo di Seoul invita i giovani italiani a scoprire la cultura e la bellezza della Corea, mentre il Patriarca di Lisbona traccia un bilancio molto positivo della GMG usando le parole "gioa, convinzione e profezia". L'ultimo atto dei cinque giorni del 42.mo viaggio del Papa è l'incontro con i 25mila volontari che hanno reso possibile questo evento internazionale e che Francesco invita a essere "surfisti dell'amore" auspicando che il loro servizio sia la prima di "tante onde di bene". Sul volo di ritorno, il Papa, rispondendo alle domande dei giornalisti, spiega, tra l'altro, perché ha preferito parlare a braccio ai giovani e ricorda "che sono sempre una sorpresa" ma sono "il futuro". La vera sfida per la Chiesa è accompagnarli. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 16 - Carta d'imbarco - Portogallo - 5 agosto 2023
Parte da Fatima, il racconto della quarta giornata del viaggio di Papa Francesco in Portogallo per la 37.ma GMG. Il nostro inviato Alessandro Di Bussolo si sofferma su uno dei momenti più intensi del Rosario con i giovani ammalati presieduto dal Pontefice presso la Cappella delle Apparizioni del Santuario mariano: l'Ave Maria faticoso ma forse più potente degli altri di Maria Rosaria, disabile 43enne di Napoli che con il suo coraggio e la sua fede commuove i duecentomila pellegrini presenti, compreso il nostro inviato. "Penso - racconta - che la preghiera del Mistero della Nascita di Gesù sia dedicata proprio ai giovani malati e disabili, affinché sentano il sostegno e il conforto di tutti e non siano vittime di discriminazione". La scena poi si sposta di nuovo a Lisbona, dove centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi (saranno un milione e mezzo alla fine) sono in cammino verso il Parco Tejo, sulle rive del Tago, per la Veglia e la Messa di invio, il culmine di ogni Giornata Mondiale della Gioventù. Arriva Francesco e inizia l'incontro, fatto di musica, danza, preghiera e testimonianze. Tra queste spicca quella di Marta, dal Mozambico, che ha perso il padre ucciso dalle bande armate, ed è fuggita nella foresta col resto della famiglia. Ma non ha mai perso la fede e la speranza. Anche a lei, il Papa ricorda che la gioia del messaggio di Cristo deve essere portata agli altri, "perché la gioia è missionaria". A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 15 - Carta d'imbarco - Portogallo - 4 agosto 2023
L'anziano Pontefice "circondato sul palco da 50 ballerini, di 21 Paesi del mondo, protagonisti dello spettacolo che ha animato la Via Crucis alla Colina do Encontro di Lisbona e 800 mila giovani commossi, con tanti che fanno il segno del cuore con le mani". Si apre con questa immagine della preghiera della Via Dolorosa, recitata da Francesco al "Parque Eduardo VII" della capitale portoghese, il racconto della terza giornata del suo viaggio in Portogallo, per la 37.ma GMG. Il nostro inviato Alessandro Di Bussolo spiega che per le ragazze e i ragazzi presenti, Francesco "è un padre che consola," e che indica in Gesù il compagno “nell’oscurità che ci porta al pianto”. Consolazione di Cristo è anche la "gioia ritrovata" di chi, nel giardino Vasco de Gama, esce - dopo essersi confessato - da una delle 150 piccole strutture in legno bianche e gialle allestite per il sacramento della Riconciliazione, la mattina di venerdì 4 agosto. Yesvi, dal Guatemala, Francisco, spagnolo e il 19enne italiano Samuel, raccontano l'emozione di ricevere il perdono di Dio, nel confessionale, proprio dal Papa. Sempre in mattinata, Francesco raggiunge il quartiere periferico di Serafina, dove, nella parrocchia locale, incontra responsabili, operatori e assistiti di alcuni centri di assistenza e di carità. Qui, Francesco invita all’amore "concreto per gli altri, quello che si sporca le mani”, e chiede di riflettere se invece non siamo di quelli disgustati dalla povertà degli altri, che cercano la vita “distillata”, che non esiste nella realtà. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 14 - Carta d'imbarco - Portogallo - 3 agosto 2023
Gli incontri con i giovani universitari presso la “Universidade Católica Portuguesa”, con quelli di Scholas Occurentes e, soprattutto, la cerimonia di accoglienza nel “Parque Eduardo VII”. Sono questi gli eventi della seconda giornata del 42.mo viaggio apostolico di Papa Francesco in Portogallo, in occasione della XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù, attraverso cui si snoda la cronaca del nostro inviato Alessandro Di Bussolo. A fare da sfondo al suo racconto da Lisbona sono innanzitutto le note, risuonate nel “Parque Eduardo VII”, del musicista angolano Miguel Buila che trasmette un’energia contagiosa anche se non può alzarsi dalla sua sedia a rotelle. Il racconto prosegue con le testimonianze di un giovane francescano, fra Sebastiano Contri, e dell’ex prorettrice della Università Cattolica di Milano, Antonella Sciarrone, oggi sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. Le loro parole si intrecciano con quelle di Papa Francesco che ai giovani, durante la cerimonia di accoglienza, ha detto: “Voi non siete qui per caso. Il Signore vi ha chiamati, non solo in questi giorni, ma dall’inizio dei vostri giorni. Sì, Lui vi ha chiamati per nome”. Al termine della giornata, il Pontefice ha abbracciato 40 ragazzi turchi di diverse Chiese cristiane, testimoni del dramma del terremoto verificatosi nella notte fra il 5 e il 6 febbraio scorsi. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 13 - Carta d'imbarco - Portogallo - 2 agosto 2023
La prima giornata del 42.mo Viaggio Apostolico di Papa Francesco, che torna in Portogallo sei anni dopo la visita a Fatima, è quella dell'atterraggio a Lisbona, dell'accoglienza ufficiale, dell'incontro con il presidente Marcelo Rebelo de Sousa, e del primo discorso alle autorità e alla società civile nel Centro culturale di Belém. Un'occasione per Francesco per ribadire, dalla città più occidentale d'Europa, il suo sogno per un vecchio continente che si riscopra giovane, per spegnere i focolai di guerra - come quella in Ucraina - e riaccendere la speranza. Ma il racconto del nostro inviato Alessandro Di Bussolo, si apre significativamente con una nota drammatica che dà però il senso della 37.ma Giornata Mondiale della Gioventù, il motivo di questo viaggio internazionale del Pontefice. Una collega di Radio Cope, durante il volo da Roma, ha consegnato a Francesco la lettera di un giovane religioso spagnolo, frà Pablo, morto per una sarcoma lo scorso 15 luglio, quando era appena entrato nell'ordine carmelitano. Pablo non è riuscito a realizzare il sogno di essere a Lisbona per la GMG, ma lascia nelle mani del Papa una straordinaria testimonianza di fede. “So per esperienza che nessuno può spegnere il fuoco interiore che può avere un giovane innamorato di Gesù. Prego il Signore che questo fuoco dell’amore di Dio arda a Lisbona, e come vorrei che i giovani conoscessero Gesù, il mio Amato! Mi ha dato tanto, mi ha consolato tanto, mi ha reso così felice!". Il nostro inviato segue e intervista poi, per le strade della capitale portoghese, le migliaia di giovani, provenienti da tutto il mondo, che vanno alle catechesi nelle parrocchie cittadine, cercando di capire quanto conta Dio nella vita delle giovani generazioni. La cronaca del primo giorno di Francesco a Lisbona si chiude con le parole pronunciate dal Papa nella bellissima chiesa del Monastero dos Jerònimos di Belém, dove celebra i Vespri con i vescovi del Portogallo e una rappresentanza del clero locale: "La Chiesa non sia una dogana, per selezionare chi entra e chi no. Tutti, ciascuno con la sua vita sulle spalle, coi suoi peccati, così com’è, davanti a Dio, così com’è davanti alla vita… Tutti, tutti". Tornato in Nunziatura, il Pontefice incontra, per più di un’ora, in un clima di intenso ascolto, un gruppo di 13 persone, vittime di abuso da parte di membri del clero, accompagnate da alcuni rappresentanti delle istituzioni della Chiesa portoghese incaricate della tutela dei minori. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 12 - Carta d'imbarco – Ungheria – 30 aprile 2023
L'abbraccio di cinquantamila fedeli alla Messa nella Piazza Kossuth Lajos a Budapest e poi l'incontro con il mondo universitario e della cultura, all’Università cattolica “Péter Pázmány”. Nel terzo episodio del suo diario di viaggio In Ungheria, per seguire il 41mo viaggio apostolico di Papa Francesco, il nostro inviato Andrea De Angelis ripercorre i due momenti della giornata conclusiva. L'invito del Papa alla Chiesa locale - e a chi ha responsabilità politiche e sociali - a tenere le "porte aperte" per essere inclusivi gli uni verso gli altri e il suo appello al Regina Caeli a a dare ai giovani un futuro di "culle e non di tombe". Poi, il monito al mondo universitario e della cultura - sulla scorta delle parole dell’oracolo di Delfi: “Conosci te stesso” - a "saper riconoscere i propri limiti e, di conseguenza, arginare la propria presunzione di autosufficienza". Infine, le parole del cardinale Péter Erdő, arcivescovo metropolita di Esztergom-Budapest e primate d'Ungheria, che traccia un bilancio del viaggio del Pontefice e ribadisce: "Gli ungheresi hanno gridato 'Papa Francesco, ti vogliamo bene', abbiamo sentito che lui rappresenta Cristo tra di noi". A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 11 - Carta d'imbarco – Ungheria – 29 aprile 2023
Secondo giorno del Papa a Budapest, tanti gli appuntamenti in programma che Francesco vive con partecipazione e attenzione. Lo racconta anche il nostro inviato Andrea De Angelis, che sta seguendo dall’Ungheria il 41.mo viaggio apostolico. Poche le parole che il Papa spontaneamente rivolge ai bambini disabili e ipovedenti dell'istituto Beato László Batthyány-Strattmann ma cariche di gratitudine per i canti offerti; forte l’invito a seguire il cammino evangelico di san Francesco. Da qui alla chiesa di santa Elisabetta d’Ungheria per l’abbraccio con i poveri e i rifugiati, storie difficili come quelle di Zsuzsanna e József. Storie, anche grazie alla fede, di resilienza e rinascita. La giornata per il Papa si chiude al Papp László Budapest Sportarena, una prova generale della Gmg di Lisbona. Undicimila giovani ascoltano Francesco che li esorta ad abbassarsi verso gli altri, a puntare in alto ma sempre in dialogo con Dio. “Non abbiate paura – dice – di andare controcorrente, di trovare un tempo di silenzio ogni giorno per fermarvi e pregare”. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 10 - Carta d'imbarco – Ungheria – 28 aprile 2023
"Essere nel cuore dell'Europa significa anche ascoltare il ritmo dei cuori di chi ti circonda". Parte da questa riflessione il racconto del nostro inviato Andrea De Angelis, a Budapest, Ungheria, per seguire il 41mo Viaggio Apostolico di Francesco. Si parte dalle emozioni dei bambini che hanno salutato l'arrivo del Papa all'aeroporto della capitale ungherese offrendogli il pane, tradizionale simbolo di accoglienza. Poi, i cuori increduli e pieni di trepidazione dei giovani disabili e ipovedenti dell'istituto Beato László Batthyány-Strattmann che hanno preparato uno spettacolo musicale per ricevere Francesco, un ospite che mai si sarebbero immaginati di accogliere. E poi il cuore dei rifugiati, provenienti da Ucraina, Pakistan e altri Paesi che - dopo aver lasciato tutto ed essere fuggiti dalle loro case - ricevono la visita del Successore di Pietro nella Chiesa di S. Elisabetta di Budapest, nella terra che li ha accolti e soccorsi. Incontri che creano legami, ponti. Come quelli citati da Francesco nel suo primo discorso in Ungheria, rivolto alle autorità politiche, in cui - facendo riferimento alla guerra che infuria nella confinante Ucraina - ha rivolto una domanda all'Europa: "Dove sono gli sforzi creativi di pace?". A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 9 - Carta d'imbarco – Sud Sudan – 04 febbraio 2023
Tra le ferite e le ricchezze del giovane Paese africano, Francesco trascorre la seconda giornata in Sud Sudan raccontata dalla nostra inviata Francesca Sabatinelli. Tra gli appuntamenti spiccano gli incontri con una Chiesa chiamata ad intercedere per il popolo, “ad alzare la voce – dice il Pontefice - contro l’ingiustizia e la prevaricazione, che schiacciano la gente e si servono della violenza per gestire gli affari all’ombra dei conflitti”. Un invito a non essere neutrali dinanzi al dolore. Un dolore ascoltato e accarezzato nell’incontro con gli sfollati a Giuba, nella Freedom Hall, da dove Francesco lancia un appello al mondo, con il cuore in mano, perché non si lasci solo questo Paese e si raccolga il desiderio di Johnson di avere più scuole e più campi di calcio per coltivare i sogni e prendersi il domani. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 8 - Carta d'imbarco – Sud Sudan – 03 febbraio 2023
L’arrivo all'aeroporto internazionale di Giuba e l’incontro con le autorità. È tra questi passi, i primi di un Pontefice in Sud Sudan, che si snoda il racconto della nostra inviata Francesca Sabatinelli nel giovane Paese africano. Un reportage in cui risuonano, tra canti e voci, le parole pronunciate da Papa Francesco nel giardino del Palazzo presidenziale: “È l’ora di dire basta, senza se e senza ma”. “Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze e accuse reciproche su chi le commette, basta lasciare il popolo assetato di pace. Basta distruzione, è l’ora della costruzione! Si getti alle spalle il tempo della guerra e sorga un tempo di pace!”. Parole che si riflettono anche nei volti pronti a vivere un altro atteso incontro: quello di Francesco con gli sfollati interni nella “Freedom Hall” a Giuba. Sguardi, quelli di quanti sono stati costretti a lasciare le loro case, che ci testimoniano come la guerra sia il tempo dell’orrore. Un tempo in cui persone, fratelli e sorelle, vengono uccise con un colpo alla nuca o dilaniati con un machete. Un tempo in cui, in Sud Sudan, i bambini vengono sepolti dai genitori con un lungo filo d’erba legato al polso. Un modo per sentirli tra le braccia semplicemente toccando quel filo. Ma la guerra è anche un tempo in cui, nonostante tutto, irrompe la speranza, l’insopprimibile luce del futuro. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 7 - Carta d'imbarco – Rd Congo – 02 febbraio 2023
La terza giornata del 40.mo viaggio apostolico di Papa Francesco si è aperta con l’incontro con i giovani e con i catechisti, presso lo “Stadio dei Martiri”, preceduto dal canto di accoglienza composto appositamente dai giovani della Repubblica Democratica del Congo. Salvatore Cernuzio, inviato nella capitale Kinshasa, ripercorre questa giornata, scandita da momenti di entusiasmo e in particolare dalle parole del Pontefice contro la corruzione: “Essere cristiani è testimoniare Cristo. Ora, il primo modo per farlo è vivere rettamente, come Lui vuole. Ciò significa - ha detto il Papa - non lasciarsi imbrigliare nei lacci della corruzione. Il cristiano non può che essere onesto, altrimenti tradisce la sua identità”. Parole che si accompagnano alle testimonianze straordinarie di tanti giovani, come quella di Floribert Bwana Chui, che hanno scelto la strada dell’onestà. Floribert era un ragazzo, della comunità di Sant’Egidio, ucciso quindici anni fa a Goma per aver bloccato il passaggio di una partita di riso avariato che avrebbe danneggiato la salute della gente. “Poteva lasciare andare, non lo avrebbero scoperto e ci avrebbe pure guadagnato. Ma, in quanto cristiano - ha ricordato Francesco - pregò, pensò agli altri e scelse di essere onesto, dicendo no alla sporcizia della corruzione. Questo è mantenere le mani pulite”. Una pagina che brilla per riaccendere la speranza nel futuro di un Paese come la Repubblica Democratica del Congo, di un Continente come l’Africa. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 6 - Carta d'imbarco - Rd Congo - 01 febbraio 2023
La gioia e il dolore s’intrecciano nel racconto del secondo giorno del 40.mo viaggio apostolico di Papa Francesco, iniziato martedì 31 gennaio nella Repubblica Democratica del Congo. Salvatore Cernuzio, inviato nella capitale Kinshasa, riferisce dell’entusiasmo, espresso da più di un milione di partecipanti, attraverso canti e balli tradizionali, nella Messa presieduta dal Papa nell’aeroporto di N’dolo. E poi della commozione dinanzi alla brutalità animalesca, riportata nell’incontro con Francesco in Nunziatura, dalle testimonianze delle vittime dell’Est del Paese, zona devastata ad opera di diversi gruppi armati. “La felicità di un popolo senza mezzi, ma dalla naturale predisposizione alla generosità e all’accoglienza; l’orrore perpetrato nella parte orientale per conflitti fratricidi, odio tra etnie, massacri, interessi nazionali e internazionali”. Alla gratitudine espressa al Papa per la sua vicinanza a un Paese afflitto da sfruttamento e violenza, si accosta l’impegno al perdono reciproco e a rifuggire ogni percorso di guerra, per dare un futuro di pace e gioia alla Repubblica Democratica del Congo. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 5 - Carta d'imbarco - Rd Congo - 31 gennaio 2023
La partenza dall’aeroporto internazionale di Roma, l’arrivo nella Repubblica Democratica del Congo, la cerimonia di benvenuto e l’incontro con le autorità nel giardino del "Palais de la Nation". Sono gli appuntamenti principali di Francesco nella giornata del 31 gennaio, la prima del suo 40.mo viaggio apostolico. Salvatore Cernuzio, inviato a Kinshasa, la racconta dalla sua prospettiva. L’Africa, ha detto il Papa, è come un diamante: “Coraggio, fratello e sorella congolese! Rialzati, riprendi tra le mani, come un diamante purissimo, quello che sei, la tua dignità, la tua vocazione a custodire nell’armonia e nella pace la casa che abiti”. Uomini e donne che meritano di essere ascoltati, rispettati nella loro dignità: “Giù le mani dalla Repubblica Democratica del Congo, giù le mani dall’Africa! Basta soffocare l’Africa”. Questo Continente, ha affermato il Papa nella prima giornata del suo 40.mo viaggio apostolico, “non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare”. A cura di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco
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Ep. 4 - Carta d’imbarco – Bahrein – 06 novembre 2022
Si chiude con l’omaggio alla Vergine, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, il 39.mo viaggio apostolico di Papa Francesco in Bahrein. Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero della Comunicazione, racconta l’ultimo giorno nel Paese del Golfo, dove il Pontefice ha incontrato i vescovi, i sacerdoti, i seminaristi e gli operatori pastorali nella chiesa del Sacro Cuore a Manama. Poi a bordo del volo di ritorno, Francesco ha risposto, “senza rete e con spontaneità” sottolinea Tornielli, a 7 domande dei giornalisti presenti, invitandoli ad essere pacifisti. Ha guardato poi agli scenari che più preoccupano come l’Ucraina, lo Yemen e la Siria, poi ha ricordato l’amicizia con il Grande Imam di Al-Azhar e la firma congiunta del Documento sulla Fratellanza Umana che, aggiunge Tornielli, “sta dando frutti anche dentro al mondo islamico”. A cura di Benedetta Capelli e Fabio Colagrande
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Ep. 3 - Carta d'imbarco - Bahrein - 05 novembre 2022
La penultima giornata del viaggio apostolico di Papa Francesco in Bahrein, il 39.mo dall’inizio del suo Pontificato, si è aperta con la Santa Messa celebrata nel Bahrain National Stadium ad Awali, davanti a 30mila persone giunte anche dal Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero del Comunicazione, al seguito del Papa in questo viaggio, racconta di “un piccolo grande miracolo”: la prima Messa di un Papa in questo Paese arabo, celebrata qui, dove nel ’38 c’erano solo 150 cattolici battezzati. “La debolezza del piccolo gregge di immigrati cristiani incontra la debole forza di un Papa sulla sedia a rotelle che parla di pace e dialogo anche ai musulmani”. Poi, nella Scuola del Sacro Cuore, l’incontro con i giovani studenti di varie religioni che il Papa sprona a seminare fraternità, “come fa lui in queste terre a maggioranza islamica - commenta Tornielli - dove si presenta come pellegrino inerme”. A cura di Benedetta Capelli e Fabio Colagrande
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Ep. 2 - Carta d’imbarco – Bahrein – 04 novembre 2022
Seconda giornata del 39.mo viaggio apostolico di Papa Francesco in Bahrein. Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione al seguito del Papa, racconta i principali avvenimenti mettendo in luce l’importanza, già sottolineata dal Pontefice, dell’appello all’unità del mondo musulmano lanciato dal grande imam di Al-Azhar, Muḥammad Ahmad al-Tayyib, nel corso del Forum sul Dialogo di Awali che si è svolto in mattinata. A segnare la giornata di Francesco anche l’incontro con i membri del “Muslim Council of Elders” nella moschea del Sakhir Royal Palace e la preghiera per la pace nella Cattedrale di Nostra Signora d’Arabia. “La bellezza di essere i piccoli del Padre – afferma Andrea Tornielli – mi sembra l’antidoto contro ogni sogno di potenza e di potere”. Piccola numericamente è la comunità di cristiani del Bahrein che il Papa è venuto a confortare. A cura di Benedetta Capelli e Fabio Colagrande
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Ep. 1 - Carta d'imbarco - Bahrein - 03 novembre 2022
La partenza da Roma Fiumicino, il saluto del Papa ai giornalisti, l'arrivo in Bahrein e l'incontro con le autorità. Sono gli appuntamenti principali di Francesco nella giornata del 3 novembre, la prima del suo 39.mo viaggio apostolico. Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero della comunicazione, la racconta dalla sua prospettiva sottolineando come i temi cari del magistero del Pontefice riemergano forti già nel suo primo discorso, tra questi la condanna della guerra in Ucraina e la corsa agli armamenti che è ripresa proprio con lo scoppio del conflitto. Uno scenario drammatico che va cambiato e per questo Francesco esorta con forza ad invertire la rotta. A cura di Benedetta Capelli e Fabio Colagrande
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