PODCAST · music
Eurovision Files- Storie eurovisive
by Emanuele Lombardini
Può un concorso di canzoni, che è anche – soprattutto – uno spettacolo televisivo, contribuire a scrivere la storia d’Europa? L’Eurovision Song Contest lo fa ogni anno. Nato nel 1956 su ispirazione del Festival di Sanremo, il concorso ha sin dalla prima edizione raccontato l’Europa che cambia. Del resto l’idea che stava alla base della sua nascita era proprio quella di rimettere insieme attraverso la musica, l’intrattenimento e la televisione i cocci di un Continente uscito dilaniato dalla guerra. Nel corso degli anni, l’Eurovision ha raccontato l’uso strumentale della musica da parte delle dittature, la fine di queste ultime e la transizione verso la democrazia, ma anche i sommovimenti sociali e politici, fino ai tanti conflitti in giro per l’Europa. Un ruolo sociale e politico importante, certificato dal recente riconoscimento “Changemaker award” come “catalizzatore del cambiamento sociale in un mondo frammentato, unendo i paesi d’Europa e oltre, nella loro ricerca di un sogno musica
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L'Urss, la Russia e quella voglia di Eurovision. Poi è arrivata Conchita Wurst...
Ad Est della Cortina di Ferro l'Eurovision era visto come una minaccia, ma in fondo ammirato, tanto che già nel 1987 l'Urss avrebbe voluto partecipare. Nel frattempo però era nato l'Intervision, modellato come l'ESC ma per i Paesi dell'Est. Quando poi la Russia ha debuttato per davvero, ha fatto molta fatica prima di arrivare ad una vittoria: c'era già Putin. Poi sono arrivate Conchita Wurst e l'invasione dell'Ucraina ed è tornato di moda l'Intervision. Ma come arma contro il concorso.
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Never say that word: l'Eurovision e le parole vietate
Il regolamento dell'Eurovision vieta poche cose: fra queste ci sono i marchi commerciali ma anche le parole che richiamano ad un intercalare triviale. E c'è stato anche chi ha dovuto fare le corse per riscrivere parti del testo.
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Marocco, Libano e il mazzo di narcisi: Eurovision e i paesi arabi
Il difficile rapporto fra l'Eurovision e i Paesi Arabi, soprattutto per la presenza di Israele. Il Marocco debutta nel 1980, quando però gli israeliani non ci sono, ma altri Paesi come Tunisia e Libano non ci riescono. E quando nel 1978 Israele vince, la tv giordana....
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Quando l'Eurovision canta in dialetto
Napoletano, ma anche ciacavo, torlacco, viennese, udmurto, tataro e tanti altri idiomi poco conosciuti e poco parlati: l'Eurovision è la vetrina perfetta anche per il dialetto. Che non vuol dire essere poco europei bensì esserlo rivendicando però le proprie origini
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Espresso Macchiato e non solo: l'Eurovision in italiano, senza l'Italia
Non solo Italia: l'Italiano all'Eurovision è una delle lingue più amate e molti Paesi si sono cimentati con la nostra lingua, con risultati alterni. Alcune canzoni più di altre hanno lasciato il segno.
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Quegli Italiani all'Eurovision ma senza il Tricolore
Quando l'Italia non era in concorso, diversi artisti italiani hanno preso parte all'Eurovision rappresentando altri Paesi.Ma anche quando l'Italia era in gara le cose non sono andate molto diversamente. Piccolo campionario dei cantanti col Tricolore nel cuore, che però all'Eurovision hanno sventolato un'altra bandiera
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La "rivoluzione cantata" dei paesi baltici: dall'Urss alla Ue con l'Eurovision
Estonia, Lettonia e Lituania hanno conquistato l'indipendenza dall'Urss attraverso una protesta in musica, con canti proibiti dal regime eseguiti in pubblico come forma di ribellione. Ma anche dopo, per entrare nell'Unione Europea, hanno scandito il percorso con la musica. Stavolta quella dell'Eurovision.
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Sole, cuore, mare e ritornelli: l'Eurovision nella Jugoslavia di Tito (e anche dopo)
Anche la dittatura comunista di Tito vede nell'Eurovision un modo per dialogare con le democrazie. Ma lo fa in maniera diversa, aprendosi alle sonorità occidentali e sfruttando la rassegna come trampolino promozionale per il territorio. Ma è dopo la morte del dittatore che la tv slava raccoglie i migliori risultati. Troppo tardi, con la guerra già alle porte.
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No No Never: l'Eurovision e le canzoni squalificate
La squalifica di Joost Klein ad Eurovision 2024 iniziato ha rappresentato una primizia per la storia del concorso. Ma molte altre canzoni non ce l'hanno fatta a salire su quel palco perchè fermate sulla porta d'ingresso o anche poco prima
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"Only Mr.God knows": l'Eurovision e la Fede
Il regolamento dell'Eurovision vieta qualunque diretto riferimento a fedi e credenze religiose. Ma non a Dio o figure venerate in diversi credo. Le due parole più famose del Cristianesimo danno il titolo a ben 5 canzoni, delle quali due vincitrici. Ma c'è grande spazio anche per tutta l'altra spiritualità. E dire che l'Eurovision è un concorso laico...
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L'Eurovision canta "La La La": Franco, Serrat, Massiel e la sfida della propaganda
Nel 1968 la Spagna vince il primo dei suoi due Eurovision, in pieno franchismo. Trionfa Massiel, ma l'uomo destinato ad andare su quel palco era Joan Manuel Serrat: dietro il suo "gran rifiuto" c'è il suo aperto schieramento contro il regime, che passa anche per l'utilizzo della lingua catalana.
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Mettete dei garofani nei vostri fucili: il Portogallo e la rivoluzione al ritmo di Eurovision
Negli anni 70 molti Paesi occidentali sono alle prese con dittature di vario colore politico. Uno di questi è il Portogallo dove è al potere Antonio De Oliveira Salazar con il suo Estado Novo, dittatura monopartitica di ispirazione fascista. La musica sarà al centro della propaganda, perchè è attraverso di essa, tramite radio e tv da lui fondate, che Salazar veicolerà i messaggi del regime. Ma chi di musica ferisce, di musica perisce: sarà una canzone, per giunta una canzone dell'Eurovision, a far cadere la dittatura e riportare la democrazia in Portogallo.
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Perchè Sanremo è Sanremo (e non l'Eurovision): l'Italocentrismo musicale del Bel Paese
Per molto tempo l'Italia e la Rai hanno percepito l'Eurovision come un fastidio, un ostacolo ad un'espansione di Sanremo che non c'è mai stata. Ma anche oggi che i pregiudizi sono stati superati e l'Italia ha imparato ad amare la rassegna, c'è ancora qualcuno che la descrive come negli anni 90- Nonostante tutto
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Amsterdam, Parigi, Verona e...due piccoli italiani: l'Eurovision e i territori d'Europa
In un concorso fortemente legato all’Europa, dove il sentimento europeo si mescola a quello nazionale, capita spesso che regioni, nazioni o città vengano citate all’interno delle canzoni, quando addirittura non ne siano le protagoniste. Piccolo giro d'Europa nei territori - e nelle popolazioni - cantate all'Eurovision
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Riverdance, ovvero: come l'interval act di un Eurovision ha fatto crescere l'Irlanda
Nel 1994 a Dublino, va in scena Riverdance, numero di intervallo dell'Eurovision. La standing ovation si trasforma nel più incredibile successo discografico della storia del concorso e successivamente in un tour mondiale che servirà da promozione turistica e culturale per l'intera Irlanda.
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Armeni vs Azeri, il conflitto va in onda sul palco dell'Eurovision
Il contenzioso per il controllo del Nagorno Karabakh fra Armenia e Azerbaigian ha portato sul palco screzi, contrasti e sgarbi, fino a sfiorare più volte l'incindente diplomatico e non risparmiando nemmeno i bambini
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"La mia madrepatria": Grecia, Turchia e la guerra fredda per Cipro all'Eurovision
Negli anni 70 la Grecia è alle prese con la decadente dittatura dei Colonelli: a farla cadere sarà l'invasione turca dell'isola di Cipro. Da allora fra i due Paesi è in atto un contenzioso per il controllo della stessa che si acuisce quando la parte Nord, sotto controllo turco, si proclama indipendente.L'Eurovision canterà dell'invasione turca di Cipro e racconterà negli anni dei forti contrasti fra i due Paesi. Fino alla vittoria di Sertab Erener nel 2003, favorita dai voti greci. Ma anche dopo, le cose non andranno affatto meglio.
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La sfida dell'Eurovision: unire il Continente con la musica
In un'Europa che fa ancora il conto delle macerie della seconda guerra mondiale, la neonata Unione Europea di Radiodiffusione- European Broadcasting Union sceglie uno spettacolo di intrattenimento per provare a costruire un'identità comune: nasce così l'Eurovision Song Contest, su ispirazione del Festival di Sanremo. Con la prima edizione dell’Eurovision inizierà il racconto della storia del Continente.
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Può un concorso di canzoni, che è anche – soprattutto – uno spettacolo televisivo, contribuire a scrivere la storia d’Europa? L’Eurovision Song Contest lo fa ogni anno. Nato nel 1956 su ispirazione del Festival di Sanremo, il concorso ha sin dalla prima edizione raccontato l’Europa che cambia. Del resto l’idea che stava alla base della sua nascita era proprio quella di rimettere insieme attraverso la musica, l’intrattenimento e la televisione i cocci di un Continente uscito dilaniato dalla guerra. Nel corso degli anni, l’Eurovision ha raccontato l’uso strumentale della musica da parte delle dittature, la fine di queste ultime e la transizione verso la democrazia, ma anche i sommovimenti sociali e politici, fino ai tanti conflitti in giro per l’Europa. Un ruolo sociale e politico importante, certificato dal recente riconoscimento “Changemaker award” come “catalizzatore del cambiamento sociale in un mondo frammentato, unendo i paesi d’Europa e oltre, nella loro ricerca di un sogno musica
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