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5° Sala
AudioZoom® a cura di eArs5° SalaQui sono raccolti vari tipi di documentazione, da quella scritta agli audiovisivi. Videointerviste e cassette a nastro racchiudono preziose testimonianze sulla lavorazione e la produzione della canapa e sul tipo di vita, di rapporti sociali e di attività che facevano da sfondo ad essa. Conferenze e mostre rinnovano periodicamente la fondamentale relazione tra passato e presente, perché riteniamo che la conoscenza del materiale offerto dal Museo e l’opera di ricerca da esso prodotte possano servire da stimolo ad attività lavorative che coniughino la tradizione con le possibilità offerte dalle moderne tecnologie. Il Museo continua all’esterno con due percorsi nel territorio del Comune di Prazzo. Uno è il Sentiero della canapa e della tessitura nel vallone di San Michele cui abbiamo accennato nel precedente audio. Il secondo è il Sentiero della religiosità popolare nel vallone di Ussolo e si snoda tra cappelle e piloni votivi ornati da semplici ma espressive pitture murali. Nella frazione Maddalena, consigliamo di far visita all’edificio comprendente la vecchia segheria, accessibile nella parte al momento restaurata.Il punto espositivo "La memorio di nosti suldà", a borgata Chiotto, che fa riferimento all’epoca della prima e della seconda guerra mondiale , assieme ad altri piccoli musei sparsi sul territorio - nati per amorevole e accurata opera di privati -, dimostra quanto sia vivo nella popolazione l’interesse per la salvaguardia della memoria come occasione di arricchimento ed importante processo culturale.
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4° Sala - La canapa
AudioZoom® a cura di eArs4° Sala - La canapaDella canapa si utilizzavano tutte le parti: le foglie servivano come lettiera per mucche, pecore e capre; i semi come sementi per l’anno successivo. Con gli steli si accendeva il fuoco e la fibra esterna grezza si impiegava per ricavare corde e finimenti per animali. Sapientemente sottoposta a diversi procedimenti, la fibra stigliata si trasformava in tessuti con i quali si confezionavano lenzuola, biancheria personale e per la casa, sacchi per granaglie e perfino abiti cerimoniali per funzioni religiose. La donna aveva un ruolo fondamentale nella coltivazione e nella lavorazione della canapa, dalla semina alla filatura, alla realizzazione di raffinati capi di biancheria abbelliti da ricami e pieghettature che ne fanno dei pezzi assolutamente unici. Le diverse fasi della lavorazione sono spiegate tramite l’esposizione di attrezzi quali pettini dai denti in ferro di varie dimensioni, rocche, fusi e puntali in ottone. I pannelli arricchiscono questo racconto, sia descrivendo le tecniche vere e proprie, sia dandoci un quadro della società che ruotava intorno a queste attività. Completa il Museo, il Sentiero della canapa e della tessitura nel vallone di San Michele: il percorso ad anello, costellato da pannelli esplicativi, segna le tappe dei luoghi rappresentativi della lavorazione tra i quali il “Batou”, il battitoio con ruota interna orizzontale della località Rabiera.
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3° Sala (a destra dell’ingresso) - La cucina
AudioZoom® a cura di eArs3° Sala (a destra dell’ingresso) - La cucinaAl centro della cucina un grande tavolo, apparecchiato con alcune stoviglie, fa riferimento ad una vita molto frugale. Tutt’attorno, diversi utensili fabbricati in casa forniscono informazioni in merito al cibo, in particolare alla produzione e alla conservazione del formaggio e del burro. Un signore, inginocchiato accanto al caminetto, unico mezzo di riscaldamento dell’abitazione, accende il fuoco sotto il paiolo della polenta . Per farlo, utilizza pezzi di canapulo, ossia la parte interna legnosa del fusto della canapa che rimane dopo la stigliatura, cioè la rimozione della fibra esterna. Canovacci in canapa, tessuti finemente ricamati o pieni di rattoppi, descrivono l’arte della creatività e della conservazione. Alcuni pannelli raccontano aneddoti divertenti emersi durante le interviste alle persone “sagge” della Media e Alta Valle Maira. È grazie alla loro disponibilità ed alla ricchezza del loro patrimonio culturale se abbiamo potuto recuperare la microstoria locale. In base alle fonti orali, sull’asse centrale del fondovalle la coltivazione della canapa è stata in auge fino alla conclusione della seconda guerra mondiale, mentre nei valloni laterali fino al 1950 circa.Per quanto concerne le fonti scritte, la canapa è citata negli Statuti dell’Alta Valle Maira del 1396 e del 1441, dove si legge: “I tessitori devono confezionare una tesam riste - una tesa di tela di canapa - per 8 denari”.
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2° Sala (a sinistra) - La camera da letto
AudioZoom® a cura di eArs2° Sala (a sinistra) - La camera da lettoIn questo locale è rappresentata la camera da letto. In prevalenza si usavano letti matrimoniali e in ognuno di essi, dato l’elevato numero di figli, dormivano solitamente quattro bambini: due dalla parte della testiera, due dalla pediera. Qui, abbiamo voluto raccontare, attraverso riferimenti simbolici, le varie fasi dell’esistenza. Una culla rappresenta la nascita, che spesso avveniva nella stalla; alcuni giochi in legno, assai rari, indicano il periodo dell’infanzia . Le numerose cuffiette di varie dimensioni, testimoniano l’adolescenza ; mentre gli abiti da sposa e l’abbigliamento maschile, da lavoro o da festa, indicano la giovinezza e l’età matura. La tonalità degli abiti nuziali permette di collocarli cronologicamente nel tempo, di datarli. In passato, si usava esclusivamente il nero: a causa dell’elevato tasso di mortalità all’interno del nucleo famigliare allargato e della durata del lutto, questo vestito così pregevole doveva servire per tutte le ricorrenze della vita. Belle e brutte… compresa la propria morte! Biancheria , coperte, camicie da giorno e da notte sono esposte sul letto, negli armadi o appese al muro. Un manichino raffigura un’anziana intenta a osservare foto e lettere che arrivano da lontano. Un tavolino espone quaderni di appunti, libri, giornali e documenti che parlano di quotidianità. Diversi segni di devozione richiamano una diffusa e profonda inclinazione religiosa, espressa sul territorio da numerose chiese, cappelle e piloni disseminati qua e là, come nel caso del Sentiero della religiosità popolare nel vallone di Ussolo.
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1° sala - Ingresso
AudioZoom® a cura di eArs1° sala - IngressoSul pianerottolo prospiciente l’entrata sono rappresentate, con alcuni oggetti, le attività lavorative essenziali del territorio, quali la fienagione e l’allevamento. Le stagioni scandivano i ritmi quotidiani, che si ripetevano secondo la tradizione e le necessità. Nei paesi, nelle borgate e negli agglomerati di baite, la solidarietà e la competenza di ognuno venivano messe a disposizione di tutti; la natura era debitamente asservita per trarne sostentamento, ma sempre rispettata. Gli oggetti e gli attrezzi in legno, anche quando risultano estremamente semplici, sono belli nella forma, armoniosi ed essenziali . Unici, perché costruiti a mano fin da ragazzi, in base alle competenze ed alla creatività di ognuno. Gli indumenti e la biancheria, indispensabili ed essenziali, sono sempre cifrati e spesso impreziositi da stupendi ricami. Erano anch’essi realizzati interamente a mano: l’arte del rammendo si imparava già da bambine, per apprendere poi a fare calza ed infine a filare. In questa saletta vengono indicate alcune delle attività svolte in casa, ad esempio la lavorazione della lana, altra fibra di rilevante importanza nell’economia domestica. La lana, di origine animale, è più semplice da lavorare rispetto alla fibra vegetale della canapa, soprattutto nella fase della filatura. In un angolo, è presentato un mestiere tipicamente maschile: quello del calzolaio. Altri attrezzi, costruiti a livello familiare, venivano usati nella edificazione della casa o per coltivare l’orto.
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Buongiorno
AudioZoom® a cura di eArsBuongiornoBenvenuti e benvenute nel territorio di Prazzo, penultimo Comune dell’Alta Valle Maira, che spazia dai 990 m sul livello del mare fino ad arrivare ai 3026 del maestoso Monte Chersogno. A causa dello spopolamento, dal 1928 il Comune di Prazzo ha riunito sotto di sé i Comuni di San Michele e di Ussolo . Da allora la popolazione ha continuato a ridursi, passando dai quasi 2000 abitanti di inizio ‘900, ai circa 180 residenti attuali . Vi apprestate ad entrare nell’antico palazzo dell’ex Regia Pretura e a visitare il Museo “Fremos, travai e tero”, parole che nella lingua locale minoritaria, significano “donne, lavoro e terra ”. È un luogo dedicato, in primis, alle donne: senza il loro apporto quotidiano, laborioso e costante, la famiglia e l’economia della zona non avrebbero potuto esistere e resistere . In secondo luogo, è dedicato alla canapa, la pianta che ha svolto un ruolo fondamentale nella vita e nella gestione economica familiare dell’intera valle. Il Museo è nato grazie all’impegno di un gruppo di volontari dell’Associazione Chaliar ODV e al contributo degli abitanti del paese e dell’Alta Valle Maira, con lo scopo di salvaguardare i beni demoetnoantropologici del territorio. Per comprendere l’apporto offerto dalla popolazione, è sufficiente dire che tutto il materiale esposto è oggetto di donazione e che tutte le informazioni sono state ricavate dalle testimonianze degli abitanti over 70 della Valle - che ringraziamo di cuore per averci trasmesso la loro conoscenza, la saggezza, e valori altamente significativi.
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