Gol di Mano

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Gol di Mano

Uno dei gol più famosi della storia del calcio oggi sarebbe stato annullato con il VAR, impendendogli di entrare nel mito. Ma il colpo di mano di Maradona contro l'Inghilterra nel Mondiale 1986 rappresenta il coraggio, il genio, l'istinto, la sfrontatezza, la necessità di sfidare lo status quo ed il politically correct al limite della provocazione e della legalità. Gol di Mano vuole parlare di calcio allo stesso modo. Scritto da Simone Nicoletti e realizzato con AI

  1. 70

    Monaco, 45 giorni dopo (puntata finale di stagione)

    A distanza di 45 giorni dalla finale di Champions League, l'Inter sta vivendo un momento di incertezze, dubbi, malumori, acuito dall'addio inevitabile di Inzaghi. Marotta per la prima volta sembra in difficoltà su come impostare la rinascita e sceglie di dare fiducia al gruppo storico, puntando sulla sua voglia di riscatto in una sorta di farewell season per chiudere un ciclo ricco di successi, ma anche delusioni, conquistando un altro scudetto. Ma le scorie della scorsa stagione sono fantasmi da non sottovalutare.

  2. 69

    Pio Esposito da Nazionale

    Se Pio Esposito fosse nato in Croazia, come Sucic, o in altri campionati europei dove i giovani vengono lanciati prima, sarebbe già stato convocato in Nazionale? E ci sarebbero molti dubbi sul fatto che possa giocarsi una maglia da titolare in un club come l'Inter?

  3. 68

    Perchè Bonny segna poco?

    Piero Ausilio scommette che il giovane francese del Parma possa ripercorrere le orme di Marcus Thuram e migliorare anche nelle conclusioni verso la porta. Bonny infatti è sul podio dei peggiori in serie A per quanto riguarda la performance realizzativa in relazione ai gol attesi. Ma perchè segna così poco? Analizziamone i motivi e scopriamo quali sono le doti che hanno attirato l'attenzione dell'Inter, del Napoli e di altri club europei di buon livello.

  4. 67

    L'autodistruzione di Theo Hernandez

    Dopo l'addio del suo mentore Maldini, Theo Hernandez ha autodistrutto la sua carriera con ribellioni, intemperanze in campo, disattenzioni e una totale mancanza di concentrazione. Con il culmine raggiunto con l'espulsione per doppia ammonizione contro il Feyenoord in Champions che ha interrotto le trattative per il rinnovo e allontanato l'interesse degli altri club europei. Ma cosa resterà della sua esperienza in rossonero, oltre ai gol, agli assist, ai cambiamenti nel colore dei capelli e alle foto con la bombastica compagna Zoe?

  5. 66

    Carboni alla Nico Paz

    Pensare che si possa puntare su Valentin Carboni e non su Nico Paz, se il Real dovesse cederlo, è una follia che non ha alcuna base tecnica. L'ex giocatore del Como ha disputato una intesa stagione da protagonista dimostrando il suo livello di partenza come personalità, giocate, partecipazione al gioco in serie A. L'argentino finora si è visto per 10 partite da titolare nel Monza prima della sfortunata parentesi al Marsiglia. Come Pio Esposito, che non si sa se è o sarà più forte di Piccoli del Cagliari, deve ancora mostrare se è pronto o meno per recitare da protagonista all'Inter, ossia la discriminante tra chi deve essere preso e chi no.

  6. 65

    Undici Acerbi

    Dal gol al Barcellona alle minacce al tifoso del Psg che lo sfotteva, passando per lo scudetto e la Champions perse, il litigio con Inigo Martinez e la vendetta a Spalletti rinunciando alla convocazione. Pochi come Francesco Acerbi sono passati così velocemente dall'altare alla polvere. Ode a uno dei pochi leader e uomini veri che sono rimasti all'Inter e al calcio italiano.

  7. 64

    Un anno da Leoni

    Perchè Giovanni Leoni, destinato a raccogliere lo scettro di Alessandro Bastoni come miglior difensore italiano, è il sogno di mercato di tutti i grandi club italiani, Inter in testa? Il Parma fa muro, ma anche investire oltre 25 milioni su di lui lasciandolo in prestito in Emilia potrebbe essere una ottima idea. Altrimenti tra 12 mesi le sirene della Premier League saranno impossibili da respingere...

  8. 63

    La Juve da Trump

    Sono convinto di non essere stato l’unico a credere che ilvideo della Juventus nello Studio Ovale dietro Donald Trump fosse stato creato dall’intelligenza artificiale. E’ stata una scena  incredibile, surreale, senza alcun senso logico,  con i giocatori e la dirigenza zitti e attoniti ad assistere al solito show presidenziale davanti ai media mentre parlava di un possibile attacco all’Iran con la facilità con cui Tudor discute delle potenzialità del suo reparto offensivo. Solo un quotidiano straniero ha ricordato cosa disse McKennie di Trump, nessuno lo ha fatto in Italia, mentre il solo Ziliani si è chiesto come mai nessun giocatore dell'Inter sventoli dopo un gol la maglia di Taremi per dimostrare il proprio sostegno in mondovisione al loro compagno.

  9. 62

    Chi mente tra Inzaghi e Marotta?

    Mentre l’Inter si preparava per esordire contro il Monterreyin un torneo con valenza tecnica nulla perché a fine stagione, dopo uno zero a cinque in finale  e lo shock del cambioallenatore, tanto che Chivu lo usa per fare esperimenti tattici, l’attenzione mediatica era rivolta alle parole dell’amministratore delegato dell’Al Hilal. Esteve Calzada ha rivelato ai microfoni del quotidianosportivo Marca che l’accordo con Inzaghi fosse definito da tempo, ma che il tecnico avesse chiesto di aspettare dopo la finale di Champions per firmare il contratto. Una ricostruzione dei fatti che è in contrasto con quanto detto siada Marotta sia da Inzaghi.Chi mente tra i due?

  10. 61

    Gasperini a Roma

    Quanto durerà Giampiero Gasperini a Roma? Nella Roma, secondo quanto ha detto il papa Ranieri durante la presentazione, almeno tre anni, dovendo nel primo preoccuparsi di conoscere bene la squadra e l'ambiente e avere pazienza per le restrizioni sul mercato. Ma la confusione societaria, l'orizzonte temporale incerto della proprietà non giocano a favore del laboratorio sportivo e fisico di Gasperini, che dovrà capire innanzitutto come relazionarsi con gli umori e le pressioni della piazza.

  11. 60

    Gattuso meglio di Mancini

    Gattuso come ct della Nazionale è una scelta disperata, frutto non di programmazione ma delle circostanze, una seconda scelta dopo il dietrofront di Ranieri. E' reduce da panchine di club di primo piano in cui ci è arrivato grazie al suo potente agente Jorge Mendes e in cui ha collezionato risultati inferiori alle attese, se non proprio fallimenti. Ma affidarsi al ritorno di Mancini , autocandidatosi al ruolo e caldeggiato dai media, sarebbe stato peggio.

  12. 59

    Allegri senza Reijnders

    Il trasferimento di Reijnders al City, uno dei pochi motivi per seguire il Milan l'anno scorso e sperare in un radioso futuro, è un brutto segnale per i tifosi rossoneri. Il bilancio non ne aveva assoluto bisogno e neppure Allegri, così come Conte al Napoli, basta per convincere un calciatore che non sia a fine carriera a restare in una big italiana. Una notizia che non può non allarmare anche i tifosi nerazzurri che, gestiti da un fondo di investimento come i cugini, in caso di risultati sportivi negativi dovranno sacrificare un loro campione sull'altare del mantra del bilancio sempre in attivo.

  13. 58

    Peggio l'Inter o l'Italia?

    “Quella brutta figura della Nazionale è stata quasi peggio della nostra in Champions” , ha sentenziato Marotta, con un tono consolatorio e autoassolutorio che è stridente rispetto al comune sentire della tifoseria nerazzurra. Ma il quesito che sta sotto ha ragion d’essere: peggio l’Inter contro il Paris Saint Germain o peggio l’Italia contro la Norvegia?

  14. 57

    Spalletti per Juventus e Inter

    Nel giorno in cui Juventus e Inter si ritrovano per preparare il Mondiale per Club, Spalletti a Reggio Emilia scenderà in campo per l'ultima volta come ct dell'Italia. Non ricordo un altro caso di un tecnico che ha comunicato il proprio esonero alla vigilia di un appuntamento ufficiale, ma Luciano si è guadagnato questa possibilità rinunciando ai soldi rimanenti del suo contratto. E' stato un fallimento nel rapporto con i giocatori, per cui si è snaturato a tal punto da non riconoscersi più, ma non nei risultati che sono all'altezza delle qualità tecniche e umane di questa generazione di calciatori italiani. Nel suo futuro, in una epoca in cui i più esperti della panchina dettano ancora legge, la Juventus, magari già dopo il Mondiale per club, e l'Inter, se Chivu non si rivelerà all'altezza e Marotta dovesse perdere la fiducia della proprietà.

  15. 56

    Chivu è un allenatore?

    Per dimenticare il Triplete sfumato, per dimenticare la fuga di Simone Inzaghi che pochi mesi fa indicava con le tre dita gli obiettivi della sua squadra, l’Inter si affida a un uomo che il Triplete non lo ha sbandierato a parole o con i gesti, ma lo ha realizzato davvero, da calciatore.Dopo i 20 milioni chiesti provocatoriamente dal Como per liberare Fabregas, la scelta è caduta su Cristian Chivu, 14 anni a Milano, prima da giocatore vincente, elegante e intelligente, da pragmatico tecnico delle giovanili poi. Fino al Parma, salvato con realismo e concretezza, le stesse doti che Marotta gli chiede per porre le basi per un nuovo ciclo e per farsi accettare da uno spogliatoio ancora devastato dalla finale di Monaco.Ma Chivu è un allenatore? Ed è un allenatore da Inter?

  16. 55

    La fine di Inzaghi

    Simone Inzaghi in 48 ore passa dall’essere allenatore dell’Inter ad essere il tecnico dell’Al Hilal, alla vigilia del ritiro con la sua nuova squadra per preparare il Mondiale per Club, dove avrebbe dovuto andarci con i nerazzurri e dove potrebbe incontrare la stessa Inter da avversario. Un corto circuito non esattamente edificante, professionale e rispettoso del club e dei suoi tifosi, ancora scombussolati dal modo in cui si è persa la finale.In attesa del suo successore, è ora di fare un bilancio del suo quadriennio, con maggiore onestà intellettuale di quella dei giornalisti di Corriere e Gazzetta che nelle edizioni odierne lo hanno incolpato di aver destabilizzato l’ambiente,nella settimana della finale, con le sue parole di incertezza sulla permanenza e ricordato tutto i trofei che non ha vinto.

  17. 54

    Psg-Inter 5-0: la resa finale

    Per vincere una finale devi giocarla. L’Inter l’ha raggiunta meritatamente, interpretando il neonato girone unico nel migliore dei modi  fino alle due grandi imprese ammantate di aura ed epica contro Bayern Monaco e soprattutto Barcellona, ma non l’ha giocata. Non era l’Inter che abbiamo conosciuto in questi anni la squadra che è scesa in campo contro il Psg. Non era neppure una squadra. Quellache doveva essere la sublimazione di un percorso iniziato 4 anni fa, passato attraverso la precedente finale di Istanbul che era stata considerata da tutti come lo spartiacque verso una rinnovata consapevolezza dei propri mezzi, si ètrasformata in un disastro sportivo senza precedenti nel risultato finale e nel gap tattico, tecnico e di personalità esibito dalle due finaliste. Un approccio psicologico così fragile si spiega solamente con la tensione, l’ansia della responsabilità di dover conquistare quell’obiettivo senza aver più la possibilità in futuro di raggiungerlo

  18. 53

    Il futuro di Inzaghi

    Simone Inzaghi farà come Mourinho con il Real e dopo la finale di Champions League volerà davvero a Riad per firmare per l'Al Hilal? Oppure entrerà nel mirino di alcune big della Premier League? Il suo sogno è un altro: diventare per l'Inter ciò che Simeone è per l'Atletico Madrid. Indipendentemente dal fatto che a Monaco l'Inter vinca o perda la Champions. D'altronde anche il Cholo è sopravvissuto a due finali europee perse. Ma lui e Marotta dovranno trovare un nuovo percorso per restare insieme.

  19. 52

    Inter-Lazio 2-2: lo scudetto nel culo

    Ieri sera a San Siro è andato in scena l'ennesimo capitolo del libro su come si perde uno scudetto essendo la squadra nettamente più forte e senza avversari credibili. E’ stato sicuramente quello più eclatante perché siamo a 90 minuti dalla fine della stagione e per come è maturato, ma il fatto che  sia stato uno dei tanti nel cammino schizofrenico dei campioni d’Italia certifica solo lo scarso interesse dei titolari, dei leader di questo gruppo verso il campionato e le altre coppette nazionali. L'inter sacrifica lo scudetto in nome di un sogno più grande a cui fin dall'inizio hanno creduto solo i giocatori, sogno che quasi sicuramente nessuno di loro potrà più realizzare in carriera. Comportamento forse poco giustificabile o accettabile dal tifoso medio, ma comprensibile sicuramente sì.

  20. 51

    Finale C.Italia Milan-Bologna 0-1: lezione d'Italiano

    Il trionfo del Bologna in coppa Italia sul Milan porta la firma di Giovanni Sartori, dietro la scrivania, e di Vincenzo Italiano in panchina, che ha impartito una severa lezione a Sergio Conceicao sul piano della preparazione della finale e della sua lettura in corsa. Una lezione che pone Italiano, magari non subito ma tra dodici mesi sicuramente, come candidato credibile alla panchina di una big storica della serie A, dopo aver già sfiorato la scorsa estate il Napoli prima che si affidasse a Conte. Avere una identità tattica definita e al contempo alzare trofei, o anche andarci molto vicino come a Firenze, in contesti dove è più difficile farlo, è il biglietto da visita su cui anche Simone Inzaghi ha costruito la sua carriera.

  21. 50

    I messaggi scudetto di Inzaghi e Conte

    L’inter si ritrova a un punto del Napoli a 180 minuti dallafine del campionato quando lo scudetto non era più nei suoi pensieri realistici. Altrimenti non avrebbe schierato tutte le seconde linee nelle ultime due uscite, come infatti non fece prima e dopo il Bayern. Una scelta corretta di Inzaghi che doveva prima preservare le forze e poi farle recuperare dopo la leggendaria semifinale contro il Barcellona, ma anche di fiducia verso le seconde linee, concentrate più dei titolari e con il giusto atteggiamento tattico. Come già successo altre volte, il Napoli non ha spinto per chiudere la partita contro il Genoa, si è accontentato del vantaggio e ha abbassatoil baricentro, favorendo la circolazione di palla degli uomini di Vieira. Una scelta dettata anche dal calo fisico,  ma soprattutto da una insicurezza di fondo, una sfiducia che Conte contribuisce ad alimentare con le sue scelte.

  22. 49

    Il tifo di Bergomi

    Nel mirino della frustrazione dei tifosi italiani non nerazzurri è finito Giuseppe Bergomi, seconda voce storica di Sky insieme a Fabio Caressa, colpevole di aver usato troppa enfasi, troppo coinvolgimento emotivo nel raccontare la partita. Ilpunto è capire se la sua telecronaca sia stata faziosa, se abbia sostenuto qualcosa di palesemente falso o dubbio in favore dei nostri e contro i rivali del Barca per cui giustamente tifavano i tifosi delle altre squadre italiane. Il diritto di chi paga è che il racconto di quello che vede e per cui ha pagato sia professionale e onesto. E quello di Bergomi lo è stato. Il fatto che tifi Inter e non sia riuscito a nasconderlo è un plus nel racconto, non una colpa.

  23. 48

    Inter-Barcellona 4-3: oltre le stelle

    La rivivremo, la racconteremo, la ricorderemo a lungo,probabilmente per tutta la vita. Ci chiederemo dove eravamo, cosa facevamo, cosa abbiamo provato quando l’Inter il 6 maggio 2025 eliminò il Barcellona in una semifinale di Champions League, in una partita che entrerà nella memoria di chiunque ami il calcio nel mondo, con quel risultato, 4 a 3, che a noi italiani evoca il famoso Italia Germania dello stadio Atzeca nei Mondiali del 1970. L’Inter non si è limitata a sopravvivere al destino di unaeliminazione inevitabile dopo il 3 a 2 di Raphina, quando molti hanno lasciato lo stadio, pentendosene poi amaramente. L’Inter ha rivisto le stelle con il gol in pieno recupero ed è andata oltre con la rete ai supplementari. Oltre l’immaginabile. Oltre la speranza. Oltre il sogno.

  24. 47

    Inter-Barcellona: il senso della stagione

    Per Garlando della Gazzetta dello Sport eliminare il Barcellona, dopo aver perso o compromesso tutti gli obiettivi in Italia, darebbe un senso alla stagione, anche senza vincere la finale. In realtà il senso fin dall'inizio era essere competitivi fino in fondo in ogni competizione ed è stato già raggiunto. Solo dieci giorni fa essere ancora vivi al ritorno era un sogno, oggi è una realtà, nonostante l'Inter resti una anomalia in un calcio europeo di alto livello che punta sui giovani, sulla qualità tecnica e sulla fisicità, anche nei ricambi in panchina. La qualificazione si giocherà sulle fasce nelle due fasi, ma con una possibile chiave di volta: Lautaro e Lewandowski, i due centravanti reduci da infortunio e capaci con una giocata in area di essere decisivi

  25. 46

    Undici contro Yamal

    Nell'immaginario collettivo la sfida tra l'Inter e il Barcellona è stata in realtà quella tra gli undici nerazzurri e Yamal. Il giovane fenomeno spagnolo è stata l'arma su cui ha puntato Flick per scardinare il blocco difensivo alzato da Inzaghi, nonostante la marcatura di Dimarco e i raddoppi di Mikitarian o Bastoni. Quei continui cambi di ritmo il 17enne li ha pagati nella ripresa quando è calato lui e il Barca, permettendo all'inter di respirare e sfiorare la vittoria. Non si può limitare o isolare, si può solo farlo stancare

  26. 45

    Inter-Roma 0-1: sconfitti e felici

    Inter Roma termina con la squadra sotto la curva Nord perraccogliere gli applausi. Una scena che ha ricordato terribilmente da vicino quella di Inter Sampdoria del 22 maggio Duemilaventidue. Allora si celebrava lavittoria dello scudetto del Milan, ora quella ineluttabile del Napoli, ma i giocatori nerazzurri in entrambe le occasioni sono stati ringraziati per l’impegno e per averci provato fino all’ultimo. Un corto circuito inspiegabile, visto che quando si getta alle ortiche un campionato sarebbe comprensibile esprimere il proprio disappunto con normalissimi fischi. Ora il Barcellona, dove ci si gioca la finale ma anche il futuro e il posto nella storia nerazzurra di Inzaghi e di questo gruppo di giocatori

  27. 44

    Inter-Milan 0-3: liberazione dalla coppa Italia

    Alla fine l'Inter ce l'ha fatta a farsi eliminare dalla coppa Italia, come chiedevano in tanti, ma lo 0 a 3 contro il Milan, imbattuto negli ultimi cinque derby, è di quelli pesanti per come è andata la partita, in cui i nerazzurri sono stati protagonisti solo fino al gol di Jovic, risorto come Cristo a Pasqua, e poi sono scomparsi dal campo.E ora cosa succede? Le due sconfitte consecutive e l'analisi delle energie psicofisiche della rosa impongono una riflessione e una scelta. Se il serbatoio può essere pieno ancora per due tre partite, bisogna puntare prioritariamente sulla Champions, nonostante l'avversario sia il Barcellona.

  28. 43

    Lo stile mourignano di Inzaghi

    Inzaghi ha fatto trapelare alla Gazzetta di non essersi sentito tutelato dalla società nella convulsa vicenda del rinvio di Inter-Roma per il funerale del Papa. Marotta lo ha convinto con buoni motivi a rinunciare alla deroga per giocare sabato. Ma questo è solo l'ultimo episodio della evoluzione della strategia di comunicazione del mister, sempre più simile a quella di Mourinho

  29. 42

    Saviano come la Pellegrini

    Ogni tanto anche una persona indubbiamente competente in un determinato contesto può pestare un merdone. E’ il caso nelle ultime settimane di Federica Pellegrini e di Roberto Saviano, diventati virali sulla rete e in breve tempo bersaglio di insulti di due diverse tifoserie: quella di Jannick Sinner e quella dell’Inter.

  30. 41

    L'Inter e Napoli nella trappola di Conte

    Conte chiagne e si fotte i napoletani, proteggendo la squadra dalle pressioni e dalle aspettative, e l'Inter, raggiunta in classifica dopo la sconfitta di Bologna in cui, per l'ennesima volta, la squadra non è riuscita a gestire un risultato per errori individuali, stanchezza ma anche lacune di una rosa costruita, a centrocampo e nei cambi in attacco, senza struttura fisica.

  31. 40

    Lo status di Bastoni

    Neppure dopo il doppio confronto con il Bayern in cui è stato assoluto protagonista, Antonio Cassano ha cambiato il suo parere su Bastoni. E' un giocatore normalissimo, è bravo nell'impostazione ma non sa usare il fisico, è aiutato dallo schieramento a cinque e dal blocco basso di Inzaghi che gli impedisce di fare figuracce a 40 metri dalla porta dove il non saper marcare si vede di più. Per molti analisti è invece il miglior difensore italiano e un interprete di caratura mondiale. Chi ha ragione?

  32. 39

    Inter-Bayern 2-2: luce a San Siro

    In una notte sferzata da pioggia e vento, la luce abbagliante dell'Inter di uno straordinario Lautaro Martinez squarcia il Bayern e lo elimina dall'Europa. Seconda semifinale di Champions in tre anni per i nerazzurri, come Real e Psg, che ne certifica lo status di big. Seconda semifinale della massima competizione continentale, come Herrera, per Inzaghi, che ne consacra il quadriennio alla guida dell'Inter dopo aver conquistato il prestigioso scalpo dei bavaresi di un acerbo Kompany, senza Musiala e senza contromisure contro la compattezza difensiva dei padroni di casa. Il racconto della splendida notte di San Siro, nella ragionevole certezza di poter alzare ancora il livello contro il Barcellona dei suoi splendidi giovani e dell'implacabile Lewandowski

  33. 38

    Milan-Inter 1-1: Cialis Calha

    Il quarto derby della stagione è stato il meno divertente, emozionante e intenso di tutti i precedenti. Ha rispettato le attese di chi si aspettava un altro Milan rispetto al campionato, quindi equilibrato, attento e  concentrato soprattutto in difesa, e una Inter in gestione del pallone e dei ritmi della partita, ma senza spingere troppo sull'acceleratore in vista del tour de force di aprile. Ad Abraham ha risposto Calhanoglu, con un rasoterra potente e preciso da fuori, suo marchio di fabbrica. Il turco è il Ciàlis di questa Inter, quando sta bene è un fattore decisivo sia nella protezione della difesa sia in costruzione che, comein questo caso, nella finalizzazione. C’è una Inter con Ciala e una Inter senza di lui, molto più involuta, lenta, monocorde, come si è visto spesso in questa stagione. Detta i tempi e trascina,tanto da scomodare un paragone illustre: quello con Lothar Matthaeus.

  34. 37

    Il derby per la prima stella

    Quanto vale questo derby di coppa Italia? Per il Milan vale tutto, è la strada più semplice per giocare in Europa  la prossima stagione, seppur nel palcoscenico minore, non solo come fascino ma soprattutto economicamente, dell’Europa League.E per l’Inter? Per trovare le motivazioni bisogna scavare più in profondità e rispolverare quella meravigliosa, indimenticabile parola, Triplete. Può dare quella spinta ulteriore per resistere alla guerra di nervi con il Napoli in campionato e giocarsela alla pari, senza timori, con il Bayern. C’è inoltre un dato statistico ricordato nei giorni scorsi dalla Gazzetta. Il palmares racconta di nove coppe Italia vinte dai nerazzurri nella loro storia, ne mancherebbe una per la decina e potersi fregiare ,almeno virtualmente, dellastella d’argento.

  35. 36

    Giocare senza Acerbi

    Quando Luciano Spalletti, dopo l’eliminazione dalla Nations League e il conseguente approdo nel girone di qualificazione mondiale con la Norvegia di Haaland, si è sentito chiedere se fosse il caso di richiamare Acerbi in azzurro, non l’ha presabene. Ha difeso il suo gruppo e fatto un riferimento esplicito all'età del nerazzurro per giustificarne la mancata convocazione. Ma la Nazionale e in prospettiva la stessa Inter, visto che la società può decidere di terminare il suo contratto questa estate, possono permettersi di rinunciare a lui a cuor leggero? Un riconoscimento pubblico ad un difensore vecchio stampo che ad oggi non ha un erede.

  36. 35

    Vergognarsi di Giuntoli

    Per spiegare al meglio il fallimento di Cristiano Giuntolicome plenipotenziario juventino basterebbe un semplice dato statistico. Nella più che centenaria storia bianconera sono solo nove i cambi di un allenatore a stagione in corso e ben due volte sono capitati con l’ex direttore sportivo delNapoli al timone. Giuntoli e Motta sono simili: entrambipresuntuosi, arroganti, per nulla empatici, imperturbabili ad ogni critica. Per salvare il salvabile è stato chiamato Tudor, ancora più rigido e inflessibile di Motta nei principi di gioco e nel rapporto con i giocatori. Basterà a salvare la Champions e il futuro juventino di Giuntoli stesso?

  37. 34

    Atalanta-Inter 0-2: Inzaghi logora chi non ce l'ha

    Ridurre l’analisi di Atalanta Inter all’episodio dell’espulsione di Ederson come ha fatto Gasperini è una negazione della realtà per non finire in analisi dopo otto sconfitte consecutive contro Inzaghi. Se questa doveva essere la partita in cui i bergamaschi avanzavano con forza la propria candidatura scudetto, l’appuntamento con la storia paragonabile per importanza alla finale di Europa League, beh, è stato completamente fallito.L’inter ha dominato, non solo tatticamente, innanzitutto mentalmente. E’ scesa in campo con la concentrazione, la ferocia agonistica e l’attenzione difensiva che quest’anno ha riservato alla Champions League.

  38. 33

    Mancini da Juve

    Roberto Mancini sarebbe il nome giusto per raccogliere l'eredità di Thiago Motta, la cui frattura con spogliatoio e ambiente sembra insanabile. Anche per gli interisti che avrebbero un loro tormentato ex come temibile rivale sulla panchina della squadra più odiata.

  39. 32

    Alvarez come Lautaro

    Compagni di nazionale argentina con un Mondiale e due coppe America vinte insieme ma da ieri Julian Alvarez e Lautaro Martinez hanno in comune anche altro. Un rigore sbagliato in un ottavo di finale di Champions League. Dopo due stagioni da vice Haaland, alla sua prima esperienzada titolare inamovibile in Champions, il primo ha messo a segno sette reti in dieci presenze, numeri da campione che Lautaro, a quota sei in nove,  ha nel mirino nella sua miglior annata di sempre in Champions. Avendo giocato addirittura trecento minuti in meno e partendo solo cinque volte da titolare. E’ forse sbagliata, o semplicemente superata,  la narrazione comune che lo giudicanegativamente in Europa?

  40. 31

    Battere il Bayern

    Dopo l’eliminazione contro l’Atletico di un anno fa, riccadi rimpianti, l’Inter ha la chance concreta di tornare a battere una grande squadra europea nelle sfide ad eliminazione diretta. Evento che non succede dal 2011, proprio contro il Bayern. Una chance da non mancare per la maturità raggiunta dal gruppo, a meno di dover rivedere la narrazione dell’esperienza di Simone Inzaghi e di questi giocatori in nerazzurro, almeno in Europa.

  41. 30

    Le carte scoperte di Conte e Gasperini

    Nel weekend in cui Conte e Gasperini hanno scoperto le carte e lanciato la volata scudetto, travolgendo Fiorentina e Juve, Simone Inzaghi è chiamato ad alzare il livello non solo della condizione fisica della sua squadra ma anche del proprio orgoglio, ambizione e personalità. E, come si è visto nelle rivendicazioni arbitrali a mezzo stampa e nell'episodio delle tre dita per ricordare di essere in lotta per ogni obiettivo, lo sta facendo.

  42. 29

    La splendida normalità di Ranieri

    Da quando Ranieri è tornato in panchina, la Roma viaggia al ritmo di Inter e Napoli e in Europa League ha fatto fuori il Porto e vinto l'andata contro il Bilbao. Senza essersi inventato nulla, è ripartito dagli uomini migliori e dal modulo che più si adatta alle caratteristiche della rosa, facendo risultati aderenti al valore della stessa. Una lezione per Motta, Palladino e Fabregas che mettono il proprio io, le proprie convinzioni davanti a tutto. E un plauso a Simone Inzaghi che vince e alza trofei, sapendo adattare le proprie radicate convinzioni al momento che attraversa la squadra e agli avversari che incontra

  43. 28

    Martinez o Sommer?

    Anche in Champions League Martinez ha dimostrato di non subire le pressioni che una maglia prestigiosa come quella di portiere titolare dell'Inter comporta. Con la solita padronanza dell'area di rigore e qualche incertezza con i piedi per troppa sicurezza, non ha fatto rimpiangere Sommer che però è tornato disponibile.Cosa farà Inzaghi? E Marotta si farà tentare dai segnali che provengono da Parigi di un Donnarumma sul mercato se non rinnoverà il contratto?

  44. 27

    Passeggiare a Rotterdam

    Il Feyenoord è la squadra più abbordabile e quella messa peggio come assenze tra i club che si sono qualificati agli ottavi di finale. Pur in un momento di forma fisica pessima, Inzaghi non ha alibi, tale è il divario di qualità tra le due squadre, e dovrà scegliere chi sta meglio, chi corre di più. Il vero banco di prova, l'esame per dimostrare di aver alzato il livello in Champions, sarà ai quarti contro Bayern Monaco o Leverkusen.

  45. 26

    Il miglior Thuram

    Scegliere di affermarsi nello stesso sport in cui Lilian Thuram è stato un grande interprete non deve essere stato facile per Marcus e Khephren, i suoi figli ora protagonisti con le maglie di Inter e Juventus in una serie A molto meno competitiva di allora, ma ottimo trampolino di lancio perraggiungere il gòtha europeo. Ma chi ci riuscirà davvero? Chi ha il talento e il tempo a disposizione per farcela?

  46. 25

    Napoli-Inter 1-1: senza un Bastoni

    La sfida tra la prima e la seconda della A, che attraversanoun momento di forma scadente, è stata brutta, tatticamente bloccata e di una mediocrità tecnica spaventosa. Il Napoli non ha avuto ragione di una Inter scarica, irriconoscibile, incapace di risalire il campo con la palla. Inzaghi è finito sotto processo per l'ennesimo cambio di Bastoni nei 15 minuti finali spesso fatali per l'Inter. Ma è è sbagliato farlo uscire oppure lo toglie per preservarlo visto che lo schiera sempre e non ha un sostituto?

  47. 24

    Lukaku contro l'Inter

    Lukaku è un uomo profondamente egoista che non si fa particolari scrupoli a mettere in atto comportamenti umanamente sgradevoli per ottenere ciò che vuole. La sua storia nerazzurra ha punti di contatto con quella di Luis Nazario da Lima detto Ronaldo. Profondamente amati, simboli della loro Inter, vincenti, prima del "tradimento" sportivo. Il Lukaku di Napoli non è quello della Lula, ma Conte ne ha ricostruito una versione dignitosa, integra, decisiva. Attorno a lui ha costruito la squadra che stasera proverà a dare la spallata scudetto ai campioni d'Italia.

  48. 23

    Il tempo di Fabregas

    In un calcio che corre veloce, sempre alla ricerca di nuovi idoli e maestri, Cesc Fabregas rappresenta il desiderio neppure tanto nascosto di molti presidenti e tifosi. L'incontro conoscitivo con i dirigenti dell'Inter, la corte delle altre big di A, il futuro in un grande club europeo. Ma a Como ha davvero dimostrato di essere già pronto per spiccare il volo?

  49. 22

    Motta e Giuntoli sono inadeguati?

    La clamorosa eliminazione dalla coppa Italia contro l'Empoli ha dato il via libera alle critiche verso Motta e Giuntoli da parte di giornalisti che fino al giorno prima gli facevano ancora pompini per il possibile rientro nella lotta scudetto. Alla luce dei risultati e dello sfogo del tecnico contro la squadra, provo a rispondere a una domanda: allenatore e direttore sportivo sono inadeguati per un club come la Juve? Oppure lo è la proprietà?

  50. 21

    Juve-Inter 1-0: Scudetto? Grazie ma no, grazie

    Ennesimo big match, ennesima occasione buttata dall'Inter per tornare in testa alla classifica. Dopo un primo tempo giocato a viso aperto ed in cui non sono state sfruttare le azioni da gol costruite da Dumfries contro Savona, i nerazzurri si sono sciolti nella ripresa contro il maggior ritmo imposto dai bianconeri. Le parole di Mikhitarian a fine partita valgono più di ogni discorso su moduli e cambi: questa Inter si crede più forte delle rivali, convinta prima o poi di segnare ed entra in campo con minore concentrazione.

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Uno dei gol più famosi della storia del calcio oggi sarebbe stato annullato con il VAR, impendendogli di entrare nel mito. Ma il colpo di mano di Maradona contro l'Inghilterra nel Mondiale 1986 rappresenta il coraggio, il genio, l'istinto, la sfrontatezza, la necessità di sfidare lo status quo ed il politically correct al limite della provocazione e della legalità. Gol di Mano vuole parlare di calcio allo stesso modo. Scritto da Simone Nicoletti e realizzato con AI

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