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I racconti di BluttaBlatta

Racconti di tutti i generi per prendersi "Una pausa dalla vita". Storie per non dimenticare, letture per provare un brivido lungo la schiena, favole sugli animali e la natura, racconti per ridere e sorridere e... di tutto un po'.

  1. 79

    Il bruco Paoletto

    Il nostro bruco schizzinoso si chiamava paoletto e profumava sempre di mughetto. Era il bruco più elegante di tutta la foresta e aveva sempre una sola idea in testa. Voleva trovare una compagna da amare che avesse un buon odore da annusare.

  2. 78

    I sette cugini “D’amore e d’accordo”

    C’erano una volta 7 cugini, ma non stiamo parlando dei 7 nani: i protagonisti di questa storia sono 7 gamberi! Ah cari miei… vi sento già protestare: “In Svizzera non c’è il mare! Non ci possono essere gamberi!” Ebbene: dovete ricredervi. I gamberi non vivono solo nell’acqua salata, ma anche nei fiumi e in Svizzera ce ne sono ben 7 specie. Vi ho convinti? No? Allora ne riparliamo dopo che vi avrò raccontato la storia dei 7 cugini.

  3. 77

    L’ortolano

    Questa è la storia di un ortolano e di come il mondo girò in aeroplano.Lui era stanco di vendere frutta, la sua vita gli pareva brutta. Un giorno gridò a pieni polmoni:“Basta col vender limoni, basta anche con queste cosine, non voglio più saperne di noccioline!” Decise così di prendere il volo e con un […]

  4. 76

    Una Goccia

    Il Nautilus solca le onde. La sua bianca pancia affonda nell’acqua; le potenti pale lo sospingono traverso le onde. Trasporta pochi passeggieri, altre volte sono stati di più. Mirella lo osserva dalla riva. A tratti resta nascosto dai canneti, mentre silenzioso scivola nella lieve corrente. Il lago di Lugano lo conosce a menadito, ma il varo lo ha vissuto lungo le rive locarnesi.

  5. 75

    Il cuoco buffo

    Questa è la storia di un buffo cuoco che aveva paura del fumo del fuoco! Quindi i suoi piatti erano tutti non cotti, restavano crudi perfino i risotti. Ma la specialità di cuoco Daniele, erano le corte, quelle col miele. Le faceva alte, strette, lunghe e ciccione, a volte ci aggiungeva un po' di melone.

  6. 74

    Filippo

    Il piccolo Pietro giaceva immobile sul terreno. Testa e corpicino insanguinati lasciavano temere il peggio, concedendo esigua speranza di guarigione completa. L’ambulanza, giunta in men che non si dica, era ripartita a sirene spiegate verso l’ospedale della vicina città, lasciando gli abitanti del piccolo borgo sgomenti ed angosciati. L’autore di quella brutale aggressione, colto sul fatto, stava lì incapace di fuggire.

  7. 73

    Blume e le “Pelosone”

    Grüezi! Ehm, no scusate, volevo dire: salve! Cosa ci volete fare: vivo in Ticino da tanti anni ormai, ma sono nata e cresciuta in una bella fattoria della Simmental e ogni tanto il mio dialetto bernese si fa sentire. Come sono arrivata sui monti del Malcantone? Mh, sicuri di volerlo sapere? E va bene, incominciamo dall’inizio allora.

  8. 72

    Nomen Omen

    Sottovoce era del 1918. Il prete le aveva impresso quel soprannome, insieme alla croce sulla fronte, quando non aveva emesso neppure un gridolino nel sentire l’acqua fredda del fonte battesimale sulla testolina calva. Il nome all’anagrafe? Nessuno lo ricorda più.

  9. 71

    Il grande Anselmo e il piccolo Cippi

    Ah come è rilassante il silenzio di un bel bosco notturno, vero? No, sbagliato! Se siete tra coloro che pensano che nella foresta, al buio, sia tutto calmo e senza rumore, vi sbagliate di grosso. I casi sono due: o non siete mai stati in un bosco di notte oppure avevate così paura da camminare a occhi chiusi e con le mani strette a tappare le orecchie. Non pensiate che io sia molto più coraggiosa di voi e, in effetti, stare al buio tra gli alberi fa venire anche a me un brividino lungo la spina dorsale e i peli della nuca dritti come spaghetti, ma ad Anselmo no. Sarà perché lui è un omone grande e grosso, pesa 100 kg e ha il 45 di scarpe, sarà perché è abituato, fa il guardiacaccia su e giù per tutto il Ticino, sarà perché ama la natura, ma lui nel bosco di notte ci sta benissimo.

  10. 70

    Le chiavi della speranza

    Gli occhi leggono quello che le orecchie non sentono. La chiave di violino spicca nitida sul foglio e le note, immaginate, si posano sui fili del ricordo. Il pentagramma si riempie di segni che risuonano nella testa di Alfredo. Per anni il rispettato Direttore d’Orchestra ha tenuto concerti ovunque. Con i piedi rinchiusi nelle lucide scarpe nere saldamente appoggiate al palchetto, ha proteso la sua bacchetta verso famelici musicisti affamati di note, di suoni, di poesia. Ora, di tutto questo, non resta nulla.

  11. 69

    Il calendario

    Natale è arrivato e il calendario ripensa ai giorni passati. Ricorda bene il 2 febbraio. Camilla ha compiuto 18 anni e con questi è arrivata la prima macchina e il primo incidente. Papà arrabbiato e mamma che lo ha rabbonito: “Caro le macchine si aggiustano, l’importante è stare bene!” Il 12 aprile è morta nonna. Tristezza e amore attorno all’anziana morente.

  12. 68

    Lulú

    «Oh com’è carina!» Avevano esclamato tutti gli animaletti del giardino nel vedere, per la prima volta, la piccola coccinella. Ecco appunto: carina, tenera, graziosa, innocua, silenziosa, adorabile con quei minuscoli puntini neri e chi più ne ha più ne metta. Lulù la coccinella, nata ad inizio primavera nel giardino dei Signori Verdini, ne aveva piene le scatole!

  13. 67

    La Panchina

    Ebbene sì, sono una panchina. Oh non pensiate di aver frainteso, perché avete capito benissimo. Sono una normalissima, vecchia, scrostata panchina che ha visto tempi migliori. Mi trovo in un posto speciale però: un solitario spuntone di roccia a lato di un sentiero poco conosciuto, ma tanto più bello. Chi si accomoda sulle mie scolorite assi di legno ha davanti a sé un panorama straordinario. Una di quelle cartoline che ti riempiono occhi e cuore e smuovono qualcosa in fondo all’anima.

  14. 66

    Cucù, c’è nessuno?

    Yannick è nero, ma così nero da confondersi nella notte. Quando gioca a nascondino al buio, gli basta chiudere gli occhi e non sorridere per diventare completamente invisibile. Quando sorride, però, i suoi perfetti denti bianchi rendono il suo viso così luminoso, da trasmettere allegria a tutti coloro che lo circondano. I suoi genitori, invece, sono bianchi come il latte e hanno gli occhi azzurri come i laghetti alpini. Yannick è anche molto alto, ma così alto da riuscire, a soli 10 anni, a svitare la lampadina del lampadario della cucina ogni volta che si brucia.

  15. 65

    La pasticceria del Signor Pipifante Elestrello

    Il Signor Pipifante Elestrello era il figlio di un'elefantessa e di un pipistrello. La sua passione erano i dolci, le torte e i biscotti e aveva creato una pasticceria per animali ghiotti. La sua prima specialità era il panettone aromatizzato al profumo di salmone. Molto richiesti erano anche i pasticcini lunghi, che lui insaporiva con un ragù di funghi.

  16. 64

    Mamma per caso e per amore

    “Se io sarei” “Fossi Giosuè, fossi.” “Oh mamma, che barba, se io fossi…” Carmela scompiglia la testa del figlio con un affettuoso scappellotto. Nonostante la terza elementare, la coniugazione dei verbi resta un insondabile mistero per il suo bambino. Non che come mamma si possa lamentare per carità, ma la scuola è sempre stata motivo di contrasto con Giosuè. Lui ha le ali ai piedi ed è nato con gli scarpini da calcio e la divisa. Tanto tempo dietro ad un pallone e poco tempo sopra ai libri.

  17. 63

    Emily e Fury

    La piccola Emily, una deliziosa bimba di soli cinque anni, se ne stava a fissare la colazione che la mamma le aveva preparato. Da un anno aveva perso appetito e allegria. Mamma Lisa faceva di tutto per ridare alla figlioletta la gioia di vivere, ma purtroppo senza grandi risultati; dal giorno in cui l’incidente in macchina l’aveva costretta su una sedia a rotelle Emily non era più la stessa. «Mamma mamma, e quello che cos’è?»

  18. 62

    Nuove bianche e nere narici

    Cosa faccio per vivere? Viaggio. Non potrei immaginare la mia vita senza una partenza ed un arrivo. In questi anni ho girato l’Italia intera e a volte ne ho varcato le frontiere, sempre con un pizzico d’emozione. Non ho il permesso di andare ovunque. Come tutti i viaggiatori alcuni confini per me sono proprio invalicabili. Non è cattiva volontà, ma se uno non ha le carte in regola non c’è nulla da fare!

  19. 61

    Il colore dei ricordi

    La data è sbiadita. Si intravede solo l’anno: 1877. Il dito di Giuseppe scorre lento lungo la via ricoperta dalla bianca cenere. Sullo sfondo il rudere della grande Casa Comunale. Le facce nere di sporco e di fumo dei minatori lo fissano. Al ragazzo sembra di sentire l’odore acre dell’incendio e il crepitio delle braci. “Nonna, guarda cosa ho trovato!”

  20. 60

    Una storia di famiglia: l’amore non si cancella

    Ancora prima di sbucare dal bosco Roberta sa di trovare la griglia accesa e i Cervelas sfrigolanti. Sono le dieci del mattino, ma il profumo fa già gorgogliare lo stomaco. Il marito Luca è passato a prenderla appena finito il turno e sono partiti veloci alla volta della cascina. È da una settimana che aspetta di abbracciare Paolo, scalmanato figlio in custodia temporanea sui monti del suocero Giuseppe.

  21. 59

    Una storia di famiglia: figlio, uomo, marito

    Eccola là. Appesa nello spogliatoio, la divisa lo aspetta. Sta per iniziare il turno di notte al pronto soccorso e Luca si prepara, con gesti diventati abitudine nel corso degli anni. Ha imparato ad ascoltare il cuore con lo stetoscopio prima ancora che a camminare, osservando il padre con il lungo camice bianco. Da piccolo aveva paura, gli sembrava un fantasma, ma crescendo ne ha subito il fascino.

  22. 58

    Una storia di famiglia: lui, lei e l’altro

    “Se continuiamo così, sarò io a dover andare in analisi!” Roberta sbuffa, mentre raccoglie da terra i calzini di Luca. Ha avuto una giornata pesante. Nel suo studio di psicologia sono passati in rapida successione: una coppia in crisi nera che ha urlato per tutta l’ora e mezza del colloquio, una mamma disperata perché il figlio di anni 32 vuole andare a vivere da solo e lei teme l’abbandono, un ragazzo bullizzato, una robusta quarantenne che riversa tutta la sua tristezza nel cibo e ha fatto cigolare pericolosamente la poltroncina di vimini e, dulcis in fundo, un marito fedifrago che non si capacita di come quella cattiva di sua moglie possa negargli il perdono.

  23. 57

    Una storia di famiglia: nonno, cane e nipote

    È primavera ovunque in Ticino, ma qui, tra i narcisi selvatici che spiccano candidi nel prato, è primavera un po’ di più. Non perché l’aria di montagna sopra Claro sia migliore, ma perché questo è il posto speciale di nonno Giuseppe e quando si è nel proprio luogo del cuore tutto è più bello. “Nonno corri, vieni a vedere!” Ecco, appunto, le risate. Il piccolo Paolo ride spensierato e inconsapevole e indica al nonno un grasso lombrico che si muove pigramente nel solco fresco della vanga.

  24. 56

    Due Ruote e Quattro zampe

    Gli occhi di Maristella sono spalancati e sembrano enormi sul pallido visino. La tristezza ha lasciato il posto all’euforia e anche ad un po’ di paura. È la prima volta che va in montagna e i suoi genitori hanno voluto fare le cose in grande! Niente gite tranquille: no, no! Hanno organizzato una giornata con i fiocchi: da Lucerna sono saliti su di un bel battello bianco ed elegante. Il vento del lago accarezza i capelli biondi e lisci della bambina. Oh come si diverte Lorenzo, il suo fratello gemello, a prenderla in giro: “Hai i capelli dritti e fini come spaghettini!” e la bambina ride, perché sa che nelle sue parole non c’è malignità, anche se un po’ invidia i bei ricci scuri del ragazzo che, fiero, porta in giro una capigliatura folta tale e quale al papà.

  25. 55

    Normale

    La palla atterrò a mezzo metro dai piedi e di rimbalzo schizzò in direzione della sua testa. Per Attilio protendere le braccia ed afferrarla al volo fu un gesto istintivo e rovinoso. Quello scatto repentino lo aveva sbilanciato a tal punto che l’uomo, tutt’uno con la sua carrozzella, si era rovesciato all’indietro, finendo col cozzare violentemente contro il fondo stradale. Riaprendo gli occhi si ritrovò a fissare il manto color albicocca della pista ciclopedonale.

  26. 54

    Zefiro e Merope: un amore in punta d’ali

    Oggi il cielo è terso e l’aria piacevolmente tiepida mi scompiglia le punte delle ali. Ho trovato una corrente ascensionale e mi faccio trasportare pigramente senza la minima fatica. Ah, fosse sempre così facile! A volte mi tocca volare attraverso venti, tempeste e temporali, ma quando lo stomaco brontola o l’amore chiama, non posso farci niente: devo spiccare il volo indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.

  27. 53

    Oltre la tua perdita

    «Noo!» Giorgio si ritrovò a sedere sul letto. La fronte madida di sudore e l’aria che sembrava non trovare la strada verso i polmoni. Almeno fosse stato così! Morto quel maledetto giorno… Invece qualcosa o qualcuno lo aveva trattenuto su questa terra, mentre lei se n’era andata per sempre.

  28. 52

    Il presente è quello che siamo

    Un uomo entra in un caffè e quando esce non è più un uomo. Un uomo entra in un caffè e con lui entra un mitra. Due agenti escono da un caffè e con loro un terrorista.

  29. 51

    Manuel: un pesce fuor d’acqua

    In una bella domenica di sole cosa vi verrebbe in mente di fare? A me piacerebbe uscire di casa e tuffarmi nel lago oppure fare una bella passeggiata nel bosco. A Manuel, invece, del sole e dell’estate importa poco. Ha dodici anni e gli interessa solo stare chiuso in camera e giocare ai videogiochi. Si sente un pesce fuor d’acqua, goffo e cicciotto e per di più ha dei capelli rosso “pel di carota” che spiccano da un miglio di distanza. È impacciato e si vergogna dei brufoli, così preferisce nascondersi dietro ad una tastiera e ad un PC e vivere una vita virtuale dove può essere quello che desidera.

  30. 50

    Il viaggio di Azzaam

    Ed improvvisamente giunse il segnale! Il viaggio era nell'aria già da diverso tempo, più volte era parso il momento giusto e poi chissà perché, forse le condizioni erano mutate, il tutto era stato rinviato a data da definirsi. Quella però era la volta buona, nessuna possibilità di esitare o tirarsi indietro e così la partenza era stata a dir poco repentina e caotica, quasi da togliere il fiato e bruciare all'istante tutte le energie così preziose per il lungo tragitto da percorrere.

  31. 49

    Gli ingredienti per vivere

    Mi stiracchio pigramente tra le lenzuola che raccolgono inumidita di una notte di sonno agitato. I muscoli fremono nello svegliarsi e l’allungamento è accompagnato da un sonoro sbadiglio. Il mio piede termina la sua corsa contro qualcosa di caldo e peloso. Dalla morbidezza del pelo so già che si tratta di Carlo Magno, anche perché Teodolinda, la gatta sorella, è impegnata a spingere la mia mano con il suo muso schiacciato e forte. Un raggio di sole mi colpisce il viso. Dovrò decidermi, prima o poi, ad aggiustare la tapparella che permette al mattino di entrare nei sogni.

  32. 48

    Nonna Grimilde e gli ovetti di Pasqua

    L’altro giorno stavo passeggiando in città e mi sono imbattuta nella vetrina di una bellissima pasticceria. Non so voi, ma io ho un vero amore per torte e cioccolata e, mentre osservavo quei dolci meravigliosi già con l’acquolina in bocca, si è avvicinato un bambino che tirava per mano un signore con un gran paio di baffi bianchi come la neve.

  33. 47

    Profumo di cera

    Vi capita mai di veder affiorare nella vostra mente le immagini di un posto, come se si aprissero per un istante le nebbie del passato? Avete mai avuto la certezza di aver già visto quella casa, quel paese, quel pezzo di bosco pur sapendo che è la prima volta che ci mettete piede?

  34. 46

    Luca e sebastiano

    Che Sebastiano fosse un bambino lento nessuno lo poteva negare. Lui aveva il suo modo di fare, sempre tranquillo e un po’ tra le nuvole, curioso e garbato. A otto anni si ha tutta la vita davanti quindi perché correre, si domandava; e così se la prendeva sempre comoda. Spesso perciò a scuola ci arrivava in ritardo e si beccava la sgridata dalla maestra. Luca? L’esatto opposto.

  35. 45

    La casa delle nonne

    La porta blu slavato sulla sinistra fa da contraltare alle sgangherate ante, di un marrone che ha visto tempi migliori, dell’uscio di destra. Guido scuote la testa. Quell'improbabile bicromia gli ricorda gli occhi di Popo, l’allegro Husky del suo burbero cognato Goffredo. Ed in effetti sembra proprio che la casa lo guardi con due occhi appena socchiusi ai lati di una bocca serrata come a voler celare, dietro al portoncino robusto e con un unico maniglione in ferro battuto, i segreti di famiglia.

  36. 44

    Il fabbro e sua figlia

    Mostri o macchinari? Cosa voglia dire essere un artigiano? Io lo so, e non per esperienza, no… non sono una paziente sarta, o un abile falegname, un creativo orafo, o un forte maniscalco, lo so di riflesso, in seconda persona se così si può dire, perché sono stata per anni la figlia di un fabbro. […]

  37. 43

    C’era una volta e c’è ancora

    C’era una volta tanto tempo fa... Ehi no: fermi! Questa è una storia che c'è adesso, quindi ricominciamo daccapo. C'è ancora oggi, e per fortuna diremmo noi, un abitante dei boschi piccolo e velocissimo. Si mimetizza tra il fogliame ed è quasi invisibile, ma se aguzzate la vista vi può capitare di vederlo saltellare e svolazzare. Non è un folletto, ma è un uccellino minuscolo. Lui non lo sa, ma è il più piccolo pennuto europeo: un bel record non vi pare?

  38. 42

    Gli stivali di Natale

    "Lo sapevo: gli stivali sono troppo grandi!» La frustrazione accentua le rughe all'attaccatura del naso di quest’uomo di 55 anni dagli occhi chiari che si stringono d’allegria. Negli ultimi mesi, però, Giuseppe ride poco. Non ha un impiego ed è in quella infausta età in cui si è vecchi per il lavoro e giovani per la pensione.

  39. 41

    Impronte nella neve, Impronte nella testa

    Cammino con passo furtivo. Osservo con occhio vigile. Là, vicino al cespuglio di agrifoglio, un solco allungato: una lepre in fuga dal rumore scricchiolante dei miei passi, impronte a loro volta. Lì, a lato del sentiero pianeggiante, i passettini ancora freschi di un cagnolino: probabilmente un barboncino con cappotto rosa e collare di paillettes. Più avanti le impronte ancora da scrivere: la neve un foglio bianco.

  40. 40

    Le statistiche del trenino: dodicesimo capitolo

    Il nipote di Lucia scorrazza su e giù sulla mulattiera sassosa. La Tedesca ha un bel daffare a tenerlo a bada. Lisetta, accanto, sorride. Il prossimo anno quel piccolo discolo scapestrato farà parte dei suoi nuovi piccoli pulcini, mentre quelli che ora la seguono esaltati, avranno ormai spiccato il volo. La riunione ha avuto luogo qualche giorno prima e ad ognuno sono stati assegnati i propri compiti. Di lavoro ce n’è per tutti, ma la voglia non manca. La Maestra sta portando all'altopiano la sua classe per l’ultima volta prima dell’arrivo della neve. I turbín sono quasi tutti completamente restaurati e oggi verranno decorati per Natale.

  41. 39

    Le statistiche del trenino: undicesimo capitolo

    “Ma perché diavolo di un diavolaccio tuo padre è così?” La Tedesca mostra preoccupanti istinti omicidi. Tipico. Il Fabbro può conficcarsi un falcetto nella mano e continuare a lavorare. Può spaccarsi un polso e guarire in una settimana. Può riempirsi gli occhi di schegge di ferro e andare avanti come se nulla fosse. “ Ma il mal di gola no! Il mal di gola è una tragedia!” La Tedesca è infervorata. Non ha tutti i torti. È pur vero che il Fabbro con il mal di gola diventa una piattola, ma Lucia ha ben altro per la testa.

  42. 38

    Le statistiche del trenino: decimo capitolo

    Nando è morto. Ottantadue anni e il cuore ha smesso di battere. Così, senza clamore. Sull'altopiano sono tutti attoniti e increduli. Di quell'incredulità che non ti permette di capire appieno la gravità della situazione. Quel limbo al quale, a posteriori, aneliamo e che giudichiamo salvifico.

  43. 37

    Le statistiche del trenino: nono capitolo

    Lucia e la Tedesca, che ora ha una cicatrice in più e una cistifellea in meno, stanno raccogliendo i tardivi frutti dell’ordinato orto. Dalla scura e profumata terra sono nate delle cipolle grosse come zucche. Sono delle signore bulbose che mostrano orgogliose un ventre tondo come la luna. Accanto alle cipolle avevano piantato anche gli agli. Bulbosi anche loro, ma cresciuti striminziti e piccoli tanto da far pietà. Ma è possibile che tutto il ricco nutrimento sia stato assorbito dalle une e non dagli altri? Anche tra gli ortaggi ci possono essere lotte furibonde per accaparrarsi l’azoto più succulento o il fosforo più saporito? Evidentemente sì, pensa Lucia.

  44. 36

    Le statistiche del trenino: ottavo capitolo

    Agosto è un bel mese. Poca gente in giro, meno macchine per le strade, più posti sul trenino, meno mail e telefonate. Peccato per la Grande Capa. Lei in vacanza non va quasi mai. Se c’è da rompere le scatole è attiva 24 ore su 24. Se c’è da dare risposte utili è irreperibile. Probabilmente è una prerogativa delle Grandi Cape. ...

  45. 35

    Le statistiche del trenino: settimo capitolo

    Le piacciono le parole. Il potere evocativo di accozzaglie apparentemente casuali di lettere. Le descrizioni che fanno vivere attraverso la lettura. Le assonanze buffe e le frasi arzigogolate, ma intriganti. Lucia nel tempo ha raccolto un discreto campionario di felici espressioni vocali. Partiamo da “schifidi afidi” e “blutte blatte” che...

  46. 34

    Le statistiche del trenino: sesto capitolo

    La coppia di possibili innamorati è passata dal disinteresse totale ad un lancio di occhiate nascoste. O meglio: il possibile lui della coppia è passato a questo stadio. La lei è ancora inconsapevole e beatamente distratta. Sul foglio da disegno di lui iniziano ad apparire dei ritratti. Un po’ idealizzati, ma abbastanza realistici. Questa mattina sono solo 85 i viaggiatori in carrozza. Le persone non pervenute si staranno già godendo le ferie, meritate o meno, lontano da stress, si spera, e da impegni quotidiani.

  47. 33

    Le statistiche del trenino: quinto capitolo

    Amare. Chissà poi perché oggi è in fissa con questo concetto. Lucia guarda i suoi uomini. Da una settimana hanno iniziato i lavori. Avrebbero voluto cominciare disboscando la sterpaglia, ma l’onnipresente e malvoluto Pio ha con giusta malignità dissertato per mezz'ora: “Non potete. Il taglio bosco può venir fatto solamente in periodo di quiescenza. Ora le piante sono in piena fioritura!”

  48. 32

    Le statistiche del trenino: quarto capitolo

    “Ne sei sicura?” Fabio guarda Lucia. È strano Fabio. Vorrebbe una Lucia solo per sé, ma quando ce l’ha a portata di mano non sa cosa dirle. È contento di questa nuova idea, gli piace il progetto e Prizziello gli sta pure simpatico, ma Lucia è distante. Vorrebbe una persona più umanamente controllabile e coccolabile? Forse. Forse, però, ne risulterebbe annoiato. In un crescendo di stimoli e confronti sono cresciuti e ora non si stupiscono più.

  49. 31

    Le statistiche del trenino: terzo capitolo

    Lucia si stiracchia sotto il piumone. D’inverno le piace scomparire in quel bozzolo caldo. Sbircia fuori dalla finestra. Un occhio aperto e l’altro ancora chiuso, ancora forzatamente e caparbiamente ancorato al mondo dei sogni. Sarebbe bello dormire con metà cervello per volta come i delfini. Un modo per essere sempre vigili e nel contempo fuggire dalla realtà.

  50. 30

    Le statistiche del trenino: secondo capitolo

    Sabato inizia male. Lucia non vorrebbe alzarsi dal letto e il non aver chiuso occhio per tutta la notte non aiuta. È insicura ora. L’idea del cane non le pare più così allettante. La possibilità di cambiare una routine fiacca, ma rassicurante e sempre uguale, la spaventa. Probabilmente le fa paura anche l’idea di impegnarsi in qualcosa. No, Lucia non è pigra. Per Lucia non è la fatica il problema, ma il mettersi in gioco. Per Lucia è tutto troppo ormai. Troppo rumoroso, troppo difficile, troppo scontato, troppo inutile.

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