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Il furto del Caravaggio, la pista Svizzera

Palermo, 1969. Un colpo audace e sconvolgente: la Natività di Caravaggio, un capolavoro da 20 milioni di dollari e grande quasi due e metri per tre, scompare dall’Oratorio di San Lorenzo. Il furto, orchestrato dalla mafia, apre il corposo dossier “Pratica 799”.Per anni, il destino dell’opera fu un macabro racconto di distruzione: il pentito Mannoia dichiarò che la tela era stata tagliata e bruciata perché troppo danneggiata. La verità è emersa solo di recente, portando il mistero dritto in Svizzera. Il possibile acquirente? Un misterioso mercante svizzero, molto anziano, che fu fatto arrivare apposta in Sicilia. L’uomo, esperto d’arte, pianse davanti all’opera leggermente danneggiata, ma non la rifiutò. La conclusione degli investigatori è oggi inequivocabile: “la tela c’è, la tela da qualche parte sta”. Il capolavoro si troverebbe ancora, nascosto in qualche caveau elvetico, protetto dalla storica discrezione svizzera. Chi era questo mercante? E quanto è costata la se

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    Episodio 1: la pratica 799

    Hanno rubato il Caravaggio! Palermo, ottobre 1969. Dall’Oratorio di San Lorenzo scompare la Natività, un capolavoro da quasi tre metri per due. È un fatto tremendo, uno scandalo sulle prime pagine di tutti i giornali. Il dossier ufficiale del Comando Carabinieri è subito aperto: la “Pratica 799”. Come è stato possibile asportare un quadro così grande e pesante, tagliando la tela con precisione, senza che nessuno si accorgesse di nulla? I primi indizi e le amare dichiarazioni dei testimoni dell’epoca mostrano un quadro di incuria e allarmi ignorati. Mentre i primi investigatori brancolano nel buio, una voce sibillina smentisce la leggenda più diffusa: “Non è vero. Il quadro non è andato distrutto. È stato venduto a un mercante svizzero”. Iniziamo la caccia internazionale al tesoro scomparso.

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    Episodio 2: la mafia

    Il furto della Natività non è un crimine di balordi. È un affare di Cosa Nostra, che fa del controllo del territorio il suo punto di forza. Ma il legame tra arte e crimine affonda le radici nella storia stessa del pittore: Michelangelo Merisi, un genio che ostentava la spada, si muoveva tra risse e aggressioni, e dovette fuggire da Roma dopo un omicidio. Il Caravaggio finisce come un ostaggio: il parroco Don Rocco riceve dai ladri un pezzetto di tela, un segnale brutale che esige un riscatto. Mentre si parla di ricompensa in milioni e di tentativi di ricatto, il quadro genera mille leggende: c’è chi dice sia finito ai piedi del letto di Totò Riina o che fosse destinato al Senatore Giulio Andreotti. Quale ipotesi regge? Indaghiamo sul ruolo centrale dei boss e sul valore miliardario del bottino.

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    Episodio 3: il barone

    La pista conduce prepotentemente al Nord, sulle sponde del lago di Lugano. In questo mondo di alta finanza e collezionismo ossessivo, l’attenzione si concentra sul Barone Von Thyssen, miliardario svizzero e uno dei più grandi collezionisti al mondo. L’investigatore Libero La Torre, in incognito noto come “Professor Porcella”, si reca in Ticino e rischia la vita in un’operazione che si conclude con una sventagliata di mitra. La Torre era a un passo dal recupero, ma l’operazione fu bloccata: il colonnello si rifiutò di pagare la malavita. Era il Barone il ricettatore? Sebbene il suo restauratore neghi, Siviero, l’agente segreto italiano, aveva già indagato sull’esportazione clandestina di opere d’arte da Villa Favorita. Il quadro è ancora in un caveau svizzero, come crede l’investigatore?

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    Episodio 4 : i pentiti

    Il grande inganno è svelato. Francesco Marino Mannoia, il “chimico” della Mafia, ritratta la sua testimonianza che per anni aveva dato per distrutta la Natività. La verità, emersa dalle indagini della Commissione Antimafia, è incredibile: il quadro fu venduto. Il collaboratore Gaetano Grado svela l’incontro a Cinisi tra il boss Badalamenti e un misterioso mercante svizzero. L’uomo, esperto d’arte, pianse di commozione davanti alla tela. La comprò come “invendibile”, pagando in franchi svizzeri, e suggerì di tagliarla a pezzi per rivenderla più facilmente. La speranza si riaccende: “la tela c’è, la tela da qualche parte sta”. Riusciranno gli inquirenti a rintracciare il misterioso acquirente identificato ma ormai deceduto, prima che l’opera scompaia per sempre?

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    Episodio 5: il caveau d’Europa

    Perché la Svizzera è il punto finale di quasi tutte le tracce? La Confederazione Elvetica era un nodo cruciale nel mercato illegale, con un sistema che, fino al 2005, trattava i beni culturali rubati come “una bicicletta rubata”. Il termine di prescrizione di soli cinque anni proteggeva i collezionisti in “buona fede”. Soprattutto, i Punti Franchi (i “caveau di Alì Babà”) permettevano di nascondere, scambiare e “purificare” i tesori senza controlli o dazi. L’ex commissario Ongaro conferma la discrezione quasi assoluta. Nonostante le nuove leggi, il Caravaggio, portato verosimilmente in Svizzera negli anni ‘70, potrebbe essere nascosto in qualche banca o deposito. Cosa si sta facendo concretamente per riavere il capolavoro, oggi custodito dalla discrezione elvetica e da un’indagine ad altissimo rischio di fallimento?

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