Il Museo parlante

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Il Museo parlante

Il percorso "Il Museo parlante" è all'interno del progetto "Memorie di Scuola e patrimonio storico educativo" realizzato a cura del MuSEP- Museo della scuola e dell'educazione popolare e del Ce.S.I.S - Centro di documentazione e ricerca sulla storia delle istituzioni scolastiche, del libro scolastico e della letteratura per l’infanzia" dell'Università degli studi del Molise, finanziato tramite decreto ministeriale del 30 marzo 2023, n. 145, recante “Riparto del fondo per il funzionamento dei piccoli musei di cui all’art. 1, comma 359, della legge 27 dicembre 2019, n. 160”. Responsabili scientifici: Rossella Andreassi, Alberto Barausse, Florindo Palladino.

  1. 9

    9 - Aula

    9 - AulaEccoci arrivati nel luogo che accoglie tutti gli oggetti conosciuti fino ad ora: l’aula scolastica. È qui che si imparava, si rideva e, a volte, si veniva anche bacchettati.Ma le aule scolastiche non sono sempre state belle come questa. Spesso, alunni e docenti dovevano adattarsi a spazi dislocati negli edifici del paese e in campagna, a volte, anche nelle stalle o nei fienili. A partire dalla legge Casati del 1859 le amministrazioni locali iniziarono a prestare maggiore attenzione ai luoghi dell’istruzione. Da allora sarebbe passato però molto tempo prima che l'aula assumesse l’aspetto che conosciamo oggi, con la cattedra da un lato e i banchi dall’altro.Ma ciò che rende un’aula scolastica veramente tale non sono gli oggetti, ma le persone che la vivono  ogni giorno perché come disse la maestra Maria Iammarrone, l’insegnamento è un mestiere che richiede amore:“bisogna farlo con tutto il cuore, è come il compito della mamma, là invece di uno ce ne sono tanti. E sono tutti uguali, […] c’è quello più svelto, quello meno svelto, quello più volenteroso, […] ecco tenere conto di questo, ma essere capaci di prepararli alla vita”.AudioZoom® a cura di eArs

  2. 8

    8 - Libro Unico di Stato

    8 - Libro Unico di StatoIo sono il libro unico di stato, sono stato ideato dal regime fascista e adottato da tutte le scuole a partire dal 1930. Guai a chi osasse fornire un libro diverso da me! Ero uno dei tanti strumenti utilizzati dal regime per diffondere i suoi ideali, proprio come i giornali, la radio e il cinema. La mia copertina aveva una grafica colorata e accattivante, simile a quella dei quaderni, ideata per attirare l’attenzione degli studenti ed educarli ai principi fondamentali del fascismo. La celebrazione del nazionalismo, il valore della guerra come strumento di espansione e la discriminazione razziale sono solo alcuni dei temi su cui si basava l’”educazione” dei giovani, sia dentro la scuola sia nelle organizzazioni giovanili, come i Balilla per i ragazzi e le Piccole Italiane per le ragazze.Lo so, adesso può suonare strano, ma alla fine ognuno è figlio del suo tempo ed io sono il prodotto del mio.AudioZoom® a cura di eArs

  3. 7

    7 - Corriere dei Piccoli

    7 - Corriere dei PiccoliI bambini mi adoravano e non vedevano l’ora di correre in edicola per acquistare una copia del Corriere dei Piccoli, o Corrierino come ogni tanto mi chiamavano.Sono stata la prima rivista settimanale di fumetti italiana, la mia prima uscita è stata memorabile: Natale 1908. Quell’anno tutte le famiglie della borghesia ne acquistarono una copia.L’idea di realizzare un settimanale dedicato ai bambini fu della giornalista Paola Lombroso, ma la  direzione fu affidata, dall’allora direttore del Corriere della Sera Luigi Albertini, a Silvio Spaventa Filippi. Al mio interno gli articoli avevano un chiaro intento pedagogico: per avvicinare i giovani alla lettura, i testi di divulgazione scientifica si alternavano a storie illustrate a colori, quelle che oggi chiamate fumetti. Tra gli autori che hanno lavorato per me vanto nomi come Bonvi, autore di Sturmtruppen, Jacovitti, quello di Cocco Bill, e Hugo Pratt, padre dell’avventuriero Corto Maltese. E proprio ai fumetti era dedicata la prima pagina di ogni mio numero: vignette colorate con versi in rima baciata, per attirare l’attenzione e rendere ogni storia incantata. AudioZoom® a cura di eArs

  4. 6

    6 - Quaderni del fascismo

    6 - Quaderni del fascismoAbbiamo le pagine tutte ordinate e una copertina per tenerle al sicuro piegate, chi siamo? I quaderni! Non solo un tempo siamo stati fedeli compagni di scuola, ma oggi siamo anche una preziosa testimonianza delle reali pratiche di insegnamento messe in atto durante il regime fascista. Al nostro interno potete trovare gli esercizi svolti dagli alunni, nel rispetto della rigida disciplina scolastica e delle direttive imposte dal Regime. Non solo le lezioni dei docenti dovevano seguire linee guida ferree, ma gli studenti erano obbligati a svolgere temi che inneggiavano al duce e alla patria.Come ha già raccontato la nostra amica e collega pagella, la dittatura fascista utilizzava la scuola come strumento per trasmettere i valori del regime e anche noi quaderni eravamo un veicolo di propaganda, destinati a plasmare le giovani coscienze e guidarle verso l’adesione all’ideologia fascista.AudioZoom® a cura di eArs

  5. 5

    5 - Tellurio

    5 - TellurioIn me si racchiude il mistero del cosmo, e con me si svela il meccanismo dell’universo.Il mio nome è Tellurio e sono uno strumento che, con un semplice movimento, dimostra e spiega i fenomeni astronomici legati alla Terra e alla Luna in rapporto al Sole. Come dite? Non vedete il sole? Certo, perché nel mio modello il Sole non è rappresentato da una sfera, ma da una candela che veniva posta nel foro in corrispondenza della base. La manovella che vedete serviva invece per azionare manualmente il meccanismo, dimostrando così i moti degli astri: la Terra ruota sul proprio asse, la Luna orbita intorno alla Terra e insieme ruotano intorno al Sole.Ricordo ancora gli occhi degli studenti, pieni di meraviglia! Con me spiegare fenomeni come l’alternanza del giorno e della notte, il moto di rotazione e rivoluzione, le stagioni e le fasi lunari era un gioco… da ragazzi!AudioZoom® a cura di eArs

  6. 4

    4 - Pagella fascista

    4 - Pagella fascistaSono da sempre stata la più temuta da tutti gli studenti, e quando arrivo io, cala il silenzio. Avete capito bene, sono la pagella! Forse sono stata anche il vostro incubo? Sono nata in Austria a fine Settecento e un secolo dopo sono arrivata anche in Italia. Ma è stato con il regio decreto del 20 giugno 1926, in pieno regime fascista, che sono stata adottata ufficialmente in tutte le scuole. All’epoca venivo venduta dai tabaccai ed erano le famiglie a dovermi acquistare al prezzo di 5 lire.In quegli anni noi pagelle non esprimevamo giudizi tramite votazioni, ma attraverso espressioni come lodevole, buono, sufficiente e insufficiente. Se ancora oggi nella scuola primaria si usano formule simili, posso dirvi che le discipline sono invece molto cambiate. Vi potrà sembrare strano, ma dagli anni '30, in linea con i valori del regime, era prevista una valutazione specifica per la cultura fascista e persino per l’igiene personale. D’altronde non a tutti gli scolari piace lavarsi, si sa!AudioZoom® a cura di eArs

  7. 3

    3 - Cartella

    3 - CartellaQuanti libri ho trasportato! Con la pioggia e con il sole, avanti e indietro da casa a scuola… Ma d’altronde questo è il mio lavoro: sono una cartella di cartone. Al mio interno avreste potuto trovare libri e quaderni, ma anche oggetti più curiosi come il normografo qui accanto a me: una specie di righello su cui sono ritagliate le lettere dell’alfabeto. Tracciando con un pennino il contorno delle sagome si ottengono caratteri uniformi.Dalla prima metà del Novecento, tutti gli scolari avevano una cartella come me, oppure in fibra vulcanizzata, un materiale molto più rigido e resistente. Una cartella poteva accompagnare diverse generazioni passando di mano in mano: si comprava per il figlio più grande e poi passava ai fratelli più piccoli, per questo bisognava trattarla con cura. E chi non ne aveva una? Be’, portava i libri stretti in una cinghia. Allora era così, chi non aveva si ingegnava.AudioZoom® a cura di eArs

  8. 2

    2 - Pennino e calamaio

    2 - Pennino e calamaioNoi siamo inseparabili, non c’è l’uno senza l’altro. Insieme creiamo di tutto, ma separati non siamo niente. Io sono il pennino e lui è il calamaio. Lui non parla molto, ma io parlo per due. Siamo gli antenati della moderna penna biro, che sarà anche più comoda, ma noi siamo senza dubbio più eleganti. I pennini come me sono stati brevettati e prodotti nei primi decenni dell’800 in Inghilterra, ma in Italia si diffusero a livello industriale solo un secolo dopo, negli anni 20 del Novecento.In tutto questo tempo a forza di scrivere dettati, esercizi e verifiche abbiamo imparato tanto. Ora siamo in pensione, è vero, ma ci sono stati anni in cui lavoravamo senza sosta. E quando finiva l’inchiostro, i maestri ne preparavano una miscela con polvere e acqua tiepida, poi passavano tra i banchi per riempire tutti i calamai della classe! In quei tempi abbiamo visto cose che le penne a sfera non potrebbero nemmeno immaginare.AudioZoom® a cura di eArs

  9. 1

    1 - Banco

    1 - BancoQuanti studenti ho visto passare da qui! Studiosi e indisciplinati, pacati ed irrequieti. Negli anni ho cambiato forma e dimensione per adeguarmi ai tempi che corrono, ma sono sempre rimasto al centro della scuola. Io sono un banco monoposto, con scrittoio a ribalta e sedia separata. Ma un tempo i miei antenati erano molto diversi da me: erano banchi formati da un piano inclinato e da una panca senza schienale che potevano ospitare fino a otto alunni. Spesso la struttura era fissata al pavimento, per impedire agli studenti più scalmanati di scappare, che non a caso venivano messi proprio al centro.Con il tempo però si accorsero che l’assenza di schienali era la causa di problemi alla schiena come la lordosi e la scoliosi, per questo le panche vennero abbandonate. È così che nacquero modelli più moderni: banchi più piccoli e con sedie dotate di schienale, non così tanto diversi da quelli che ancora oggi si usano nelle scuole.AudioZoom® a cura di eArs

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